Come leggere il vostro itinerario

Questo documento è la guida del vostro viaggio in Giappone: tenetelo sul telefono e consultatelo mentre siete in giro. Non è un foglio di lavoro da seguire a bacchetta, ma un compagno di viaggio pensato per farvi vivere ogni giornata con il giusto ritmo. Prima di iniziare a leggere Tokyo, vi chiedo un minuto per queste poche note: vi serviranno a capire come ho costruito ogni giornata.

Come è strutturata la giornata

Ogni giornata è divisa in zone: mattina, pomeriggio, sera. Ogni zona è un piccolo territorio che vi consiglio di vivere insieme, a piedi, al vostro ritmo. Per ogni zona trovate un tempo indicativo di permanenza (tipo "3-4 ore"): è il tempo che di solito serve per viverla bene, muovendovi con calma fra le tappe principali, fermandovi per una pausa, mangiando qualcosa, lasciandovi sorprendere dai dettagli che non si possono programmare.

All'interno di ogni zona trovate le ancore principali: i luoghi che vale davvero la pena non perdere, con foto, orari di apertura e una breve descrizione. Sono disposti nell'ordine in cui conviene viverli, dalla mattina alla sera. Seguite quell'ordine e vi muoverete in modo naturale dentro la zona, senza fare avanti e indietro inutili.

Il ritmo del viaggio

Ho costruito le giornate per essere abbastanza dense da farvi vedere molto, senza però trasformarle in una corsa. Fine ottobre e inizio novembre sono fra i periodi più belli per visitare il Giappone: clima mite e asciutto, poca pioggia, e l'autunno che comincia a tingere ginkgo e aceri. Nel mezzo delle giornate, a voi la scelta: se siete stanchi, rallentate. Il ritmo è il vostro, non il mio.

Niente orari precisi sulle singole attività

Non troverete scritto "alle 10:00 al santuario, alle 11:30 al ristorante". È una scelta precisa, non una dimenticanza. Mettere orari minuto-per-minuto trasformerebbe il viaggio in un timbrare il cartellino. Le zone scelte sono territori da esplorare, non tappe da spuntare. Se una tappa vi cattura più del previsto, fermatevi; se vi basta meno, proseguite. Le ore indicate per zona tengono già conto di tutto questo, camminate e soste incluse.

Sotto ogni attività trovate comunque l'orario di apertura e chiusura del luogo: un riferimento pratico per quando siete in giro, così sapete sempre fino a che ora potete entrare.

Stesso discorso per i pranzi e le cene: ogni zona ha due opzioni di ristorante nelle vicinanze, senza orario fisso. Andate quando vi viene fame, mangiate con calma e poi riprendete il giro da dove avete lasciato.

Gli unici orari da rispettare sono questi

Le prenotazioni da fare (come il Tokyo Skytree o il Capyneko Cafe) le trovate sempre evidenziate in un box sotto l'attività con scritto "Da ricordare" in arancione, così non vi sfuggono.

Tre cose pratiche da sapere

🗺️ Sugli spostamenti in Giappone

Per muovervi all'interno delle città giapponesi (Tokyo, Kanazawa, Kyoto e Osaka) il consiglio è affidarvi a Google Maps: è aggiornato in tempo reale, vi dice quale treno o metro prendere dalla vostra posizione, arriva persino a indicarvi binario e carrozza. Le indicazioni nell'itinerario (tipo "circa 15 min in metro") sono pensate come riferimento per capire l'ordine di grandezza del tragitto, non come istruzioni rigide: Google vi darà sempre il percorso più veloce del momento. Per i trasferimenti fra città (Shinkansen, transfer dall'aeroporto) trovate tutto nel documento trasporti finale, con orari precisi e link di prenotazione.

🍜 Sui pranzi e il cibo lungo la strada

Dentro ogni zona trovate due opzioni di ristorante che ho selezionato: andateci quando vi viene fame, non c'è orario fisso. E se lungo la strada trovate un locale che vi attira (una bancarella di yakitori, un piccolo ramen-ya con il cuoco al bancone, una pasticceria da cui esce un profumo di wagashi), cogliete l'attimo. In Giappone si mangia bene quasi ovunque, e le scoperte casuali sono parte del viaggio.

🍁 Sul meteo di fine ottobre / inizio novembre

A Tokyo il clima è mite e asciutto: massime intorno ai 16-19°C, minime sui 10-12°C, poca pioggia. È la stagione del kōyō, il foliage autunnale, che proprio in queste settimane comincia a colorare i parchi. Portate una giacca leggera per la sera. A Kanazawa, sul Mar del Giappone, fa più fresco e umido (10-15°C, qualche pioggia possibile): tenete a portata un ombrello pieghevole (si trovano nei konbini a ¥600-800 (circa €3-4,5)) e una felpa o maglione in più.

💴 Sui prezzi e i pagamenti

In Giappone si paga ancora molto spesso in contanti, anche se carte e pagamenti via smartphone sono ormai diffusi: tenete sempre un po' di yen con voi. Per farvi un'idea dei prezzi che trovate qui sotto, 1 euro vale circa 185 yen: quindi ¥1.000 sono all'incirca €5, ¥3.000 circa €16, ¥10.000 circa €54. Accanto a ogni cifra in yen trovate comunque l'equivalente indicativo in euro tra parentesi.

In sintesi

Tenete questo documento sul telefono e consultatelo mentre siete in giro. È il vostro compagno di viaggio, non un foglio di lavoro da seguire a bacchetta. Buon viaggio 🌸


📍 Mappa con tutti i punti del viaggio

Tokyo skyline

Tokyo

Tokyo non è una città, è un arcipelago di quartieri con identità nette. Akihabara pulsa di anime, manga ed elettronica; Asakusa custodisce il Sensoji del 628 d.C. e la pagoda a cinque piani sotto lo sguardo dello Skytree; Harajuku e Shibuya sono il cuore della moda giovanile e dell'incrocio più famoso del mondo; Shinjuku la sera si accende di insegne al neon. Un fatto dice tutto: a Kanda Myojin, santuario shintoista del 730 d.C., oggi si benedicono anche i computer.

Fine ottobre è uno dei momenti migliori per scoprirla: clima mite e asciutto, l'autunno che comincia a colorare i parchi, treni puntuali al minuto e konbini aperti 24 ore. Tre giornate per cominciare a leggerla, prima di salire sullo Shinkansen verso la città dell'oro, Kanazawa.

Giorno 1 · giovedì 29 ottobre · Arrivo + Akihabara

Narita · Akihabara · Kanda Myojin. Atterrate all'ora di pranzo, lasciate i bagagli in hotel e vi ritrovate subito nel quartiere più elettrizzante di Tokyo: elettronica, anime e manga fino a sera, cena fra le ramen-ya e le food court, chiusura al santuario che benedice i computer.
Arrivo

Ricordatevi di compilare il Visit Japan Web prima di sbarcare (il link e la procedura sono nel documento trasporti finale): velocizza il passaggio all'immigrazione. Un caffè, dell'acqua e qualche onigiri al konbini in stazione vi tengono in piedi fino a sera, complice il fuso.

12:50

Atterraggio a Tokyo Narita. Fra sbarco, immigrazione e ritiro bagagli calcolate un'oretta abbondante.

Trasferimento in treno dall'aeroporto al vostro hotel di Akihabara, circa 1 ora e 10 minuti. Orari precisi, modalità di acquisto e cambi li trovate nel documento trasporti.

Arrivo all'Hotel Resol Stay Akihabara, nel cuore del quartiere. Se la stanza non è ancora pronta potete lasciare i bagagli alla reception: un attimo per rinfrescarvi e si esce, perché qui avete tutto a portata di mano.

Pomeriggio e sera · Akihabara

Il vostro hotel è proprio nel cuore di Akihabara: qui giocate in casa. Akihabara, "Akiba" per i locali, è la capitale mondiale della cultura otaku (anime, manga, videogiochi) e dell'elettronica. Per il pomeriggio e la sera prendetevela con calma fra Chuo-dori e i palazzi principali, con pause frequenti dentro ai negozi (sono attrazioni a sé). Cena qui dentro, da Sushiro o nella food court di Yodobashi Akiba all'8° piano.

Akihabara Electric Town con insegne luminose

Una manciata di isolati attorno alla stazione di Akihabara, ricoperti dal pavimento al cielo da insegne pubblicitarie di anime, manga, videogiochi, idol band, con grandi magazzini di nove piani specializzati in elettronica, videogame center sopra ogni angolo, ragazzini in cosplay, ragazze vestite da cameriere che distribuiscono volantini delle maid café. Il quartiere più strano del mondo: settant'anni fa qui si vendevano valvole termoioniche al mercato nero, oggi è la capitale globale dell'otaku culture.

Lungo Chuo-dori, la via principale, si trovano i grandi magazzini iconici: Yodobashi Camera Akiba (elettronica, 9 piani), BIC Camera, Don Quijote, e poi le mecche otaku come Mandarake Complex (anime e manga di seconda mano, 8 piani), Animate (catena di anime/manga), Super Potato (videogiochi retro), gli arcade game center di GiGO, Taito Station, Hey. La domenica pomeriggio Chuo-dori viene chiusa al traffico e diventa una zona pedonale per migliaia di visitatori.

Approfondisci

Il nome Akihabara nasce da un incendio. Nel 1869, un anno dopo la Restaurazione Meiji, un grande rogo distrusse la zona, all'epoca abitata da samurai di basso rango. Il governo Meiji decise di evitare in futuro che gli incendi raggiungessero il palazzo imperiale: rase al suolo 30.000 m² e li lasciò sgombri come fascia tagliafuoco. Nel 1870, su quel terreno, costruì un piccolo santuario shintoista dedicato ad Akiba, una divinità tradizionalmente invocata contro gli incendi. Il popolo iniziò a chiamare la zona Akiha-ga-hara, "campo del [dio] Akiha", abbreviato col tempo in Akihabara.

La trasformazione in quartiere dell'elettronica è figlia del 1945. Tokyo era distrutta dalle bombe, e attorno alla stazione di Akihabara si formò un grande mercato nero. Nelle vicinanze c'era la Tokyo Denki University (l'Università Elettrotecnica di Tokyo), uno dei pochi atenei tecnici del paese. I suoi studenti, per arrotondare, cominciarono ad assemblare radio fatte in casa con valvole termoioniche di recupero (molte provenienti da equipaggiamento militare americano abbandonato), e a venderle nei vicoli sotto la sopraelevata. La radio era allora un bene fondamentale, costoso, e le radio assemblate degli studenti costavano la metà. Funzionò: nel 1949, quando il governo americano ordinò la chiusura dei mercati neri, le autorità giapponesi non smantellarono i venditori di Akihabara ma li ricollocarono in baracche regolari sotto i binari della linea Yamanote. Nasce il Radio Center e poi il Radio Kaikan, la prima generazione di "Akihabara Electric Town".

Negli anni '50, '60 e '70, ad Akihabara si comprava l'elettrodomestico: TV, frigoriferi, stereo. Negli anni '80 arrivano i primi paso-kon (personal computer), e la clientela cambia: dai padri di famiglia agli appassionati di tecnologia. Negli anni '90 la trasformazione finale: anime, manga, videogiochi, idol music, cosplay. Akihabara non è più "Electric Town" ma "Otaku Town". Il termine otaku, fino agli anni '80 dispregiativo (significava "fanatico, recluso"), viene rivendicato come identità culturale. Oggi Akihabara è meta di pellegrinaggio mondiale per chi ama anime e manga: oltre 50 milioni di visitatori l'anno.

Negozi tipicamente 10:00 - 22:00 · Ingresso libero
Akihabara Radio Kaikan

Un edificio di 10 piani, davanti all'uscita Electric Town della stazione di Akihabara, riempito di negozi specializzati di action figure, modellini, cards Pokémon, gunpla (modellini di Gundam), giochi di carte collezionabili, fumetti rari, idol merchandise. Non è il più grande, non è il più vario, ma è il più storico di Akihabara: aprì nel 1962 come uno dei primi grattacieli di vendita all'ingrosso di apparecchiature radio del paese, e da allora ha sempre seguito le mode tecnologiche giapponesi: prima radio, poi elettronica di consumo, poi computer, poi anime e otaku culture.

Oggi è organizzato come una "vertical mall" specializzata: ogni piano è dedicato a un tipo di prodotto, ogni negozio occupa pochi metri quadri ma offre un'iperspecializzazione massima. Esempio: c'è un negozio che vende solo Gundam, uno solo per i modellini di treni Shinkansen, uno solo per le cards di Yu-Gi-Oh!, uno solo per le statuette di anime per adulti.

Approfondisci

Il Radio Kaikan fu inaugurato nell'agosto 1962 dalla Akihabara Radio Center Cooperative. Era pensato come il primo grande edificio multipiano di Akihabara: prima di allora, i negozi del quartiere erano tutti baracche basse sotto la sopraelevata. Il Radio Kaikan diede al quartiere una nuova dimensione verticale e divenne un punto di riferimento. Negli anni '70 vendeva soprattutto componenti per radio amatori (transistor, oscilloscopi, schemi); negli '80 si specializzò in computer (era qui che si trovavano i primi PC NEC PC-98, l'icona dell'informatica giapponese pre-Windows); negli anni '90 cambiò di nuovo, in linea con la trasformazione del quartiere in capitale otaku.

L'edificio originale del 1962 fu demolito nel 2011 per ragioni di sicurezza antisismica: dopo il Grande Terremoto del Tohoku del marzo 2011, molti edifici di Tokyo costruiti negli anni '60 furono valutati come a rischio. Il Radio Kaikan fu ricostruito nello stesso luogo e riaperto nel luglio 2014 in una versione moderna ma fedele alla funzione originaria. Per i collezionisti è il primo posto da visitare ad Akihabara: ha la maggiore concentrazione di negozi specializzati per metro quadro del Giappone.

Negozi tipicamente 10:00 - 20:00 · Ingresso libero
Trader, negozio second-hand di Akihabara

Una catena di negozi di seconda mano specializzata in videogiochi, console retro, manga, action figure, dvd, blu-ray, soundtrack su CD. La filiale principale di Akihabara è uno dei posti più affidabili in tutta Tokyo per cercare videogiochi giapponesi vintage: Famicom, Super Famicom, PlayStation 1, GameCube, Saturn, Dreamcast, Game Boy. Tutto verificato dallo staff, classificato per condizione, esposto in scaffali ordinati per ordine alfabetico.

I prezzi sono mediamente più bassi di Mandarake e di Akihabara Radio Kaikan, in parte perché Trader vende anche software in copia singola usata (cose meno collezionabili, vendute più velocemente). È il negozio dei cacciatori di occasioni più che dei collezionisti puri. La filiale di Akihabara è di tre piani: piano terra videogiochi, primo piano dvd e music, secondo piano action figure.

Approfondisci

Trader è una catena meno conosciuta in Occidente di Mandarake o Bookoff, ma molto rispettata fra i giapponesi. Fondata negli anni '90 in Giappone come piccola attività familiare, si è poi espansa fino a diventare una delle tre principali catene di second-hand di prodotti pop culturali del paese. La differenza rispetto alle altre catene: Trader si concentra principalmente sui videogiochi e in misura minore su anime/manga (al contrario di Mandarake, che è più specializzato in carta stampata).

Per chi cerca vecchi giochi giapponesi che non sono mai usciti in Europa o America (e sono moltissimi: gli RPG dei NES degli anni '80, i giochi PS1 degli anni '90 mai localizzati, le esclusive Saturn e Dreamcast giapponesi), Trader è considerato uno dei posti più seri: la merce è autentica, le condizioni sono dichiarate fedelmente, lo staff conosce i prodotti.

11:00 - 20:00 · Ingresso libero
Cena · ad Akihabara

Cenare in Akihabara è facile: ramen-ya storiche, food court, ristoranti tematici. Due opzioni iconiche.

Opzioni cena · ad Akihabara
Sushiro
11:00 - 23:00

Sushiro è la più grande catena di kaiten-zushi (sushi a nastro) del Giappone: piatti che girano sul tappeto e ognuno prende quello che vuole, oppure si ordina via tablet al tavolo e arriva su corsie veloci. Sushi di qualità onesta a ¥120-300 (circa €0,5-1,5) a piatto, menu con foto, tantissime varietà incluso sashimi e dessert. Yodobashi Akiba 8° piano ha una food court con una decina di ristoranti diversi (ramen, soba, eel, curry, hamburger giapponese, sushi a nastro): pratica perché ognuno sceglie il proprio gusto e ci si siede insieme. Bolla ¥1.200-2.000 (circa €6-11) a testa.

Sera · Kanda Myojin

A circa 10 minuti a piedi dal cuore di Akihabara, una chiusura "spirituale" della giornata: il santuario guardiano del quartiere. Il cortile è sempre aperto e di sera, illuminato e silenzioso, è un bel modo per chiudere il primo giorno.

Dal cuore di Akihabara a Kanda Myojin, circa 10 min a piedi.

Kanda Myojin Shrine, ingresso principale vermiglio

Un santuario shintoista fondato nel 730 d.C.: 1.300 anni di storia, uno dei più antichi della città. Ma la cosa più sorprendente del Kanda Myojin non è la sua età. È il fatto che, qui, dentro un santuario antichissimo a poche centinaia di metri da Akihabara, si vendono amuleti per proteggere i computer dai virus informatici. Non per modo di dire: gli omamori della Kanda Myojin hanno la forma di un microchip stampato, costano ¥1.000 (circa €5) e si attaccano al laptop o allo smartphone.

Il santuario è uno dei più importanti di Tokyo. Tre divinità: Daikokuten, dio della prosperità e dei buoni raccolti, Ebisu, dio del commercio e dei pescatori (entrambi appartenenti ai Sette Dèi della Fortuna), e Taira no Masakado, un samurai ribelle del X secolo divinizzato dopo la morte. È protettore di 108 quartieri di Tokyo (Akihabara, Kanda, Marunouchi, Nihombashi, Tsukiji compresi) e ospita ogni due anni il Kanda Matsuri, considerato uno dei tre più grandi festival del Giappone.

Approfondisci

La storia del Kanda Myojin è una storia di sopravvivenza. Fondato nel 730 d.C. nel villaggio di pescatori di Shibasaki (oggi quartiere di Otemachi, nel cuore di Tokyo), fu spostato due volte per ordine dei Tokugawa: nel 1603, all'inizio del periodo Edo, per fare spazio all'espansione del castello dello shogun, e poi nel 1616 nella sua collocazione attuale, su una piccola collina a nord-est del castello. Quella collocazione non era casuale: nord-est è la "porta dei demoni" della geomanzia cinese, la direzione da cui arrivavano gli spiriti maligni, e il santuario doveva fare da scudo magico per proteggere il governo militare.

Tokugawa Ieyasu in persona pregò qui prima della Battaglia di Sekigahara del 1600, lo scontro che gli diede il controllo del Giappone e diede inizio allo shogunato Tokugawa. Vinse, e da allora il Kanda Myojin divenne uno dei tredici santuari ufficiali della famiglia shogunale. Il Kanda Matsuri, che si tiene il sabato e la domenica più vicini al 15 maggio negli anni dispari, nasce proprio per celebrare quella vittoria: 200 mikoshi (santuari portatili) attraversano la città in processione fino a Sekigahara, e la festa dura tre giorni.

Il santuario fu raso al suolo dal Grande Terremoto del Kanto del 1923, che causò 105.000 morti a Tokyo. Quando lo ricostruirono nel 1934, presero una decisione anticonvenzionale: invece di rifarlo in legno come tradizione vuole, lo costruirono in cemento armato rivestito esternamente di legno laccato vermiglio. Sembrava un sacrilegio: ma quella decisione lo salvò. Quando i bombardieri americani incenerirono Tokyo nel marzo 1945, il Kanda Myojin fu uno dei pochissimi edifici antichi di Tokyo a sopravvivere intatto. Tutti gli altri templi tradizionali in legno bruciarono.

Quanto agli amuleti per i computer: la cosa nasce negli anni 2000 in modo quasi spontaneo. Il quartiere di Akihabara, a 500 metri di distanza, è il cuore mondiale dell'elettronica e della cultura otaku. I commessi e gli sviluppatori dei negozi e delle aziende IT della zona iniziarono a passare al Kanda Myojin per chiedere benedizioni sui propri prodotti, sulla sicurezza delle reti, sui propri laptop. Il santuario, invece di rifiutare, accettò e organizzò un servizio dedicato. Oggi puoi davvero portare il tuo laptop e farlo benedire da un sacerdote shintoista in una cerimonia formale: un servizio chiamato jōhō anzen kigan ("preghiera per la sicurezza informatica"), il primo del genere al mondo.

Cortile sempre accessibile · Ufficio amuleti 09:00 - 18:00 · Gratis

Rientro in hotel a pochi minuti a piedi. Domani giornata ad Asakusa e salita allo Skytree sulla Tokyo illuminata 🌸

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Giorno 2 · venerdì 30 ottobre · Asakusa e Skytree

Asakusa · Sumida Park · Skytree · Solamachi. Mattina al tempio più antico di Tokyo e alla terrazza di Kengo Kuma, pranzo nei vicoli storici, passeggiata lungo il fiume sotto lo sguardo dello Skytree, salita al tramonto, chiusura fra gli oltre 300 negozi di Solamachi.
Colazione

Colazione alla caffetteria o al konbini che vi ho segnato in mappa vicino all'hotel. In Giappone i konbini (7-Eleven, Family Mart, Lawson) servono colazioni sorprendenti: onigiri freschi, tamago sando (tramezzini all'uovo, quasi iconici), kara-age caldo, caffè buono a ¥100-200 (circa €0,5-1). È la prassi dei giapponesi e funziona benissimo per ripartire dopo il jet lag.

Mattina · Asakusa

Da Akihabara ad Asakusa sono circa 10 min in metro. Calcolate 2-3 ore nella zona tra Sensoji, Nakamise-dori e il panorama dall'alto dell'Asakusa Information Center. Ritmo tranquillo, si cammina dentro un quartiere che è rimasto la Tokyo popolare di cento anni fa.

Dall'hotel ad Asakusa, circa 10 min in metro.

Tempio Senso-ji con la pagoda a cinque piani

Il tempio buddhista più antico di Tokyo, fondato nel 628 quando due pescatori del villaggio di Asakusa ripescarono nel fiume Sumida una piccola statua dorata di Kannon, la dea della misericordia. La gettarono di nuovo in acqua, e la statua tornò nelle reti. Provarono ancora, tornò ancora. Allora la portarono al capo del villaggio: da quella casa di pescatori del 7° secolo nacque, nei secoli, il complesso religioso più visitato del Giappone, oggi con 30 milioni di pellegrini l'anno.

Il percorso è sempre lo stesso da quattordici secoli. Si entra dal Kaminarimon, la "Porta del Tuono", riconoscibile dalla grande lanterna rossa di carta e bambù che pesa 700 kg ed è alta 4 metri, fra le statue dei due guardiani Raijin (tuono) e Fūjin (vento). Si imbocca Nakamise-dori: 250 metri di strada commerciale, una delle più antiche del Giappone, con file di banchetti che vendono ningyo-yaki (dolcetti caldi a forma di pagoda), senbei (cracker di riso tostati al momento), ventagli, kimono. Si arriva al Hozomon, la seconda porta, e a sinistra svetta la pagoda a cinque piani. Davanti, il Hondo (sala principale) dove brucia incenso davanti all'altare di Kannon.

La statua originale ripescata nel 628 non è mai stata mostrata in 1.400 anni: è considerata troppo sacra per gli occhi umani. Una copia, intagliata dal monaco Ennin nel 9° secolo, viene esposta al pubblico una volta l'anno, il 13 dicembre.

Approfondisci

La data della fondazione, secondo la tradizione, è il 18 marzo 628 d.C. I due fratelli pescatori si chiamavano Hinokuma Hamanari e Hinokuma Takenari; il capo del villaggio che riconobbe la statua come sacra era Haji no Nakatomo. Trasformò la propria casa in tempio. Il primo edificio formale di culto fu costruito nel 645 d.C. ed è da allora che la statua originale viene custodita come hibutsu, "buddha nascosto": mai mostrata, neppure agli stessi monaci.

Il Kaminarimon che si vede oggi non è quello originale. La porta fu costruita per la prima volta intorno al 942 d.C. e poi distrutta da incendi più volte nel corso della storia. Bruciò definitivamente nel 1865 e per quasi un secolo non fu ricostruita. La struttura attuale è del 1960: fu rifatta grazie alla donazione di Konosuke Matsushita, il fondatore di Panasonic, che si era ammalato gravemente e in pellegrinaggio aveva pregato Kannon per la guarigione.

Nel 1590, Tokugawa Ieyasu, fondatore dello shogunato che governò il Giappone per oltre 250 anni, designò il Senso-ji come tempio tutelare del clan Tokugawa. Per tutto il periodo Edo (1603-1868) il tempio fu il centro spirituale e culturale della capitale, e Asakusa fiorì attorno a esso come quartiere del divertimento popolare: teatri kabuki, sale da tè, mercati, geisha. Era il cuore della vita pubblica della città più popolosa del mondo del tempo.

Poi venne la notte fra il 9 e il 10 marzo 1945. In un raid passato alla storia come Operation Meetinghouse, circa 300 bombardieri B-29 americani sganciarono oltre 1.600 tonnellate di bombe incendiarie al napalm sul centro di Tokyo. Asakusa, fatta di legno e carta come tutto il quartiere, fu uno dei primi a bruciare. Più di 100.000 persone morirono in una sola notte. Il bombardamento aereo più letale della storia umana. Il Senso-ji bruciò interamente, insieme alla pagoda e al Hondo. La statua originale, secondo la tradizione, fu salvata perché custodita altrove.

Il tempio attuale fu ricostruito nel 1958, identico nello stile ma in cemento armato, finanziato da donazioni provenienti da tutto il Giappone come simbolo di rinascita nazionale. Nel 2010 il tetto del Hondo è stato ricoperto con tegole in titanio: leggere, antisismiche, indistruttibili. Un guscio del 21° secolo per uno dei luoghi più antichi della città.

Cortile e Nakamise sempre accessibili · Sala principale 06:00 - 17:00 · Gratis
Asakusa Culture Tourist Information Center di Kengo Kuma

Otto piccole case di legno con il tetto spiovente, impilate una sull'altra a formare una torre. Sembra un disegno fatto a mano, e in un certo senso lo è: l'edificio è di Kengo Kuma, l'architetto giapponese più importante della sua generazione (l'autore del nuovo Stadio Nazionale delle Olimpiadi di Tokyo 2020). Aperto nel 2012, sorge esattamente di fronte al Kaminarimon, su un fazzoletto di terra di soli 326 m².

Dentro c'è un ufficio turistico con mappe e personale multilingua, ma il vero motivo per entrare è la terrazza panoramica all'ottavo piano, gratuita, con la migliore vista esistente sul Senso-ji dall'alto: si vedono il Kaminarimon, Nakamise-dori che taglia il quartiere, la pagoda a cinque piani e, in lontananza, il Tokyo Skytree e il fiume Sumida. Nelle giornate limpide si arriva fino al Monte Fuji.

È uno dei punti panoramici più sottovalutati di Tokyo: gratis, senza fila, con un caffè al piano. Vince il Good Design Award nel 2012 e il modello dell'edificio entra nella collezione permanente del MoMA di New York.

Approfondisci

Il concept di Kuma nasce da un'idea precisa di Asakusa. Prima della modernizzazione, Tokyo si chiamava Edo, e nel 1700 era già la città più popolosa del mondo: oltre un milione di abitanti, in gran parte ammassati in case popolari chiamate nagaya, "case lunghe", schiere di abitazioni a un piano in legno e carta, divise in piccole unità per ospitare famiglie operaie. Asakusa era cuore di questa Tokyo popolare. I nagaya erano, secondo Kuma, "il vero motore della cultura di Edo": le persone che ci vivevano hanno costruito il teatro kabuki, la pittura ukiyo-e, la cucina di strada, il rakugo, il sumo. Tutto quello che oggi chiamiamo "cultura giapponese tradizionale".

Per il centro turistico, Kuma ha preso l'idea della nagaya e l'ha impilata in verticale: ogni piano è una "casa" con il proprio tetto inclinato e una propria altezza diversa dalle altre. Le inclinazioni dei tetti, viste dall'esterno, creano un movimento asimmetrico che fa sembrare la torre disegnata in fretta, quasi cadente. È voluto: serve a "ridurre l'impatto verticale" del nuovo edificio rispetto al tempio storico che ha di fronte.

Il materiale è cedro giapponese (sugi), lavorato dopo un trattamento speciale per essere ignifugo: Tokyo ha bruciato troppe volte nella sua storia per permettersi un edificio di legno non protetto. Le finestre sono a doppio vetro a bassa emissività; i vuoti triangolari fra un tetto e quello sopra ospitano gli impianti tecnici, normalmente nascosti nei controsoffitti. Kuma ha detto in un'intervista: "Siamo troppo abituati all'idea che i pavimenti debbano essere piatti. Spero di avere ispirato a ripensare il rapporto fra edifici e piani".

Il sesto piano, sfruttando l'inclinazione del tetto, ha le sedute a gradini ed è usato come sala teatro/conferenze. Il settimo è uno spazio espositivo con la storia di Asakusa. L'ottavo è la terrazza panoramica con il caffè. Sotto, sulle prime due piante, l'ingresso a doppia altezza con scale interne lascia percepire la pendenza dei tetti dall'interno.

Edificio 09:00 - 20:00 · Terrazza panoramica gratuita all'8° piano
Pranzo · Asakusa

Restate in Asakusa per pranzo: a pochi minuti dal tempio trovate due locali storici con cucina tipica giapponese, entrambi con prezzi onesti. Dopo pranzo, due dolcetti da prendere come merenda da passeggio.

Opzioni pranzo · ad Asakusa
Sometaro Okonomiyaki
12:00 - 22:30 · solo contanti
Owariya Honten
11:30 - 20:30
Consiglio pratico

1Sometaro è una casa di legno del 1937, nascosta in una stradina laterale a dieci minuti dal Sensoji. Ci si tolgono le scarpe, ci si siede sul tatami davanti a una teppan (piastra calda) incassata nel tavolo e si cucina da soli il proprio okonomiyaki (la "frittatona" giapponese con cavolo, uova, maiale, calamari, a scelta) e il monjayaki (la variante di Tokyo, più liquida). La specialità della casa è l'Osomeyaki, l'okonomiyaki con sopra yakisoba. Menu in inglese, staff paziente che spiega come si cuoce, prezzo ¥1.000-1.500 (circa €5-8) a testa anche con un piatto e una birra (a pranzo quasi sempre si entra subito).

2Owariya Honten è invece una soba-ya storica di Tawaramachi, oltre 150 anni di attività: soba fatti a mano, brodo al bonito con un tocco di yuzu, tempura di gambero enorme che esce dal piatto. Set tempura-soba ¥1.500-2.000 (circa €8-11), rotazione rapida.

Dolcetti da provare · ad Asakusa
Kagetsudo Melon Pan
09:00 - fino a esaurimento
Daifuku Ginkado Asakusa
09:30 - 18:00 circa
Consiglio praticodue pause dolci da fare come intervallo fra il tempio e il pomeriggio, senza sedersi per forza.

1Asakusa Kagetsudo è la panetteria del jumbo melon pan più famoso di Tokyo: una palla di pane dolce, grande come un pompelmo, con una crosta sottile di pasta biscotto che si rompe sotto i denti e un interno morbido e caldo appena sfornato. Sfornano tremila melon pan al giorno e di solito finiscono entro sera. Costa ¥300 (circa €1,5) ciascuno, si compra e si mangia camminando. Se volete osare, la versione con gelato al matcha dentro (¥700 (circa €4)) è il signature: gelato freddo dentro il pane caldo.

2Daifuku Ginkado Asakusa è il punto di riferimento per il daifuku, il mochi ripieno più classico del Giappone: una pallina di pasta di riso glutinoso (mochi) morbida e leggermente elastica, ripiena di qualcosa di dolce. Dritto sulla Nakamise-dori prima del tempio, Ginkado ha sia la versione classica con anko (pasta di fagioli rossi azuki) sia le versioni moderne diventate virali: daifuku alla fragola bianca, al matcha, con crema custard e al cioccolato. Piccoli, ¥350-500 (circa €2-2,5) l'uno, si prendono e si mangiano camminando verso il tempio.

Pomeriggio · Sumida Park

Da Asakusa attraversate il fiume Sumida verso lo Skytree: la passeggiata è parte dell'esperienza. Il Sumida Park corre per un chilometro su entrambe le sponde, collegato da ponti storici, e a fine ottobre gli alberi del parco cominciano a tingersi dei colori dell'autunno. Calcolate un'ora-un'ora e mezza camminando con calma verso lo Skytree.

Sumida Park lungo il fiume

Seicento ciliegi piantati in fila sull'argine del fiume Sumida, un chilometro di tunnel rosa in fioritura. Sopra le chiome, dall'altra sponda, svetta la Tokyo Skytree: è una delle inquadrature più fotografate del Giappone. I primi ciliegi furono piantati qui nel Settecento dall'ottavo shogun Tokugawa Yoshimune, perché anche la gente comune di Edo, non solo gli aristocratici, potesse radunarsi in primavera a fare hanami: la contemplazione della fioritura, fino ad allora rituale di corte.

Fuori dalla stagione dei sakura il parco resta una passeggiata di mezz'ora: panchine sull'acqua, battelli che risalgono il Sumida verso la baia di Tokyo (Sumida River Cruise), vista sull'Asahi Beer Hall con la sua strana "fiamma d'oro" disegnata da Philippe Starck. Ma il parco dà il meglio di sé due volte l'anno: a fine marzo per i fiori, e l'ultimo sabato di luglio, quando si svolge il Sumidagawa Hanabi Taikai, una delle feste pirotecniche più antiche del mondo, ininterrotta dal 1733.

Approfondisci

L'ottavo shogun Tokugawa Yoshimune (regnante 1716-1745) è ricordato come uno dei più importanti riformatori della storia giapponese. In un periodo di grave crisi finanziaria del governo militare, varò le Riforme Kyōhō: tagli alla spesa di palazzo, nuove tasse fondiarie, una maggiore tolleranza nei confronti degli studi occidentali (fino ad allora vietati), e un'apertura inaspettata alla voce del popolo. Davanti al castello di Edo fece installare nel 1721 una cassetta delle petizioni chiamata meyasubako, chiusa con un lucchetto a cui solo lo shogun aveva la chiave, in cui qualunque cittadino poteva infilare un foglio con una protesta o un suggerimento. Furono quei fogli a portare alla creazione del primo ospedale pubblico di Edo. La piantumazione dei ciliegi del Sumida fa parte della stessa visione di apertura: portare la cultura aristocratica nelle strade della gente comune. Da quella decisione, Asakusa con i suoi ciliegi diventò il cuore della Tokyo dei mercanti e degli artigiani.

Il Sumidagawa Hanabi Taikai è invece nato da una tragedia. La carestia di Kyōhō del 1732 fu causata dalle locuste che divorarono i raccolti delle regioni occidentali del Giappone, e fu seguita da una grande epidemia che si estese fino a Edo. Si stima morirono complessivamente diverse decine di migliaia di persone in tutto il paese. L'anno successivo, nel 1733, lo stesso shogun Yoshimune ordinò una grande cerimonia funebre sulle rive del Sumida per onorare le vittime. I fuochi d'artificio non avevano funzione di intrattenimento: secondo la tradizione shintoista servivano a guidare le anime dei morti verso l'aldilà e a scacciare gli spiriti maligni che avevano portato la pestilenza. La cerimonia divenne un evento annuale, ininterrotto in 290 anni salvo durante le guerre. Oggi richiama oltre 900.000 spettatori in una sola serata, e si lanciano circa 20.000 razzi.

Sempre aperto · Gratis
Sera · Tokyo Skytree

Alle 18:00 entrata prenotata al Tokyo Skytree. A fine ottobre a quest'ora Tokyo è già calata nella sera: dalla cima si apre un oceano di luci che si estende fino all'orizzonte. Prendetevi il tempo per il panorama notturno dal Tembo Deck a 350 metri, poi salite al Tembo Galleria a 450 per la vista da vertigine. Calcolate 1-1,5 ore complessive sulla torre.

18:00
Tokyo Skytree

634 metri. Non un numero a caso: in giapponese si legge Mu-Sa-Shi, l'antico nome della provincia in cui sorge Tokyo. È la torre autoportante più alta del mondo (Guinness, 17 novembre 2011) e la terza struttura più alta sulla Terra dopo il Burj Khalifa di Dubai e il Merdeka 118 di Kuala Lumpur.

Ospita due osservatori: il Tembo Deck a 350 metri, su tre livelli con vetrate panoramiche e un pavimento di vetro che dà le vertigini, e il Tembo Galleria a 450 metri, un tubo di vetro a spirale che sale fino al punto più alto, 451,2 metri. Gli ascensori percorrono i primi 350 metri in 50 secondi a 600 m/min, fra i più veloci al mondo.

Aperta il 22 maggio 2012 dopo 3 anni e 8 mesi di costruzione, da subito divenne il simbolo della nuova Tokyo: nelle prime due settimane salirono in cima oltre 1,6 milioni di persone. Di notte si illumina alternando tre temi (Iki azzurro chic, Miyabi viola elegante, Nobori arancione vivace), visibili da tutta la città.

Approfondisci

Il progetto della Skytree nasce per un problema tecnico: i nuovi grattacieli costruiti a Tokyo dopo il 2000 avevano cominciato a schermare il segnale televisivo della vecchia Tokyo Tower, alta "solo" 333 metri. Serviva una nuova antenna molto più alta. Il progetto, firmato dall'architetto Tadao Ando con lo scultore Kiichi Sumikawa e gli ingegneri di Nikken Sekkei, fu commissionato da NHK e altre cinque emittenti. L'altezza inizialmente prevista era di 610 metri, ma fu poi alzata a 634 per il gioco di parole con Musashi e per puntare al record mondiale di torre autoportante.

Il vero capolavoro è ingegneristico. Tokyo è uno dei luoghi più sismici al mondo, e la Skytree doveva resistere a terremoti molto forti. Gli ingegneri hanno guardato a un sistema antico: la shimbashira, il pilastro centrale delle pagode buddhiste a cinque piani. Da oltre mille anni, in Giappone, queste pagode di legno hanno resistito a tutti i terremoti senza crollare, perché il loro pilastro centrale dondola controfase rispetto alla struttura esterna, riducendo le oscillazioni. Nikken Sekkei ha replicato il principio in scala monumentale: una colonna di cemento armato lunga centinaia di metri, separata strutturalmente dal traliccio esterno, che agisce da contrappeso. I calcoli mostrano una riduzione del 40% delle vibrazioni durante un sisma.

La prova arrivò prima ancora che la torre fosse finita. L'11 marzo 2011, alle 14:46, un terremoto di magnitudo 9,1 colpì la costa nord-orientale del Giappone (il Great East Japan Earthquake e lo tsunami che ne seguì): 18.000 morti, il disastro nucleare di Fukushima. La Skytree era a 511 metri di altezza, ancora in costruzione. Subì un'ispezione completa nei giorni successivi: nessun danno strutturale. Una settimana dopo, il 18 marzo 2011 alle 13:34, raggiungeva il suo apice di 634 metri. Era la dimostrazione definitiva che il progetto funzionava.

Anche il colore della torre racconta qualcosa. Si chiama ufficialmente "Skytree White", ma è una versione di un colore tradizionale giapponese: aijiro (藍白), un bianco tendente all'azzurro polvere usato fin dall'antichità nei kimono e nei tessuti. La Skytree è alta tecnologia che parla la lingua delle pagode.

10:00 - 22:00 (ultimo ingresso 21:00) · Tembo Deck ¥2.100-2.700 (circa €11-15), combinato Deck + Galleria ¥3.100-3.400 (circa €17-18)
Da ricordare ✏️

Per l'ingresso alle 18:00 del 30 ottobre dovete prenotare online dal sito ufficiale: global-official-ticket.tokyo-skytree.jp. Segnatevi in calendario mercoledì 1 ottobre: prenotate il biglietto per il 30 ottobre con buon anticipo. Prendete il biglietto combinato Tembo Deck + Tembo Galleria, con data e ora fissa (sul sito la voce "Date and Time Specified"), fascia 18:00: costa un po' più del biglietto on-the-day ma vi garantisce l'ingresso all'ora giusta per vedere il tramonto senza fare file.

Cena · Tokyo Solamachi

All'uscita dello Skytree vi ritrovate dentro al Tokyo Solamachi: oltre 300 negozi e ristoranti su dieci piani, costruiti ai piedi della torre. Per la cena vi indico due opzioni nella zona ristoranti principale ai piani 6-7.

Tokyo Solamachi alla base dello Skytree

Un centro commerciale a sette piani, costruito alla base del Tokyo Skytree e inaugurato lo stesso giorno della torre: il 22 maggio 2012. 312 negozi, ristoranti, un acquario (Sumida Aquarium), un planetario, un museo della carta postale antica giapponese. Il nome Solamachi significa "città del cielo": il messaggio è chiaro, è il villaggio sotto la torre, costruito apposta perché i sette milioni di visitatori annui dello Skytree abbiano dove fermarsi prima e dopo la salita.

Il sesto piano è dedicato ai souvenir: oltre 60 negozi specializzati di oggetti tradizionali giapponesi (ceramiche, washi, lacche, kimono, dolci) selezionati come "regalo che racconta il Giappone". Il quinto piano ospita una zona ristoranti con vetrate dirette sulla Skytree dal basso, una delle migliori inquadrature ravvicinate possibili sulla torre.

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Solamachi è un esempio di un'idea molto giapponese: la convergenza di shopping e attrazione turistica in un unico spazio progettato come un'esperienza completa. Lo stesso modello è stato applicato decenni prima alle stazioni dei treni di Tokyo (si entra in stazione e si trova un centro commerciale) e poi ai grandi grattacieli a uso misto della città contemporanea, dove acquisti, intrattenimento e turismo coesistono nello stesso edificio.

Una particolarità: il Sumida Aquarium all'interno di Solamachi (5° e 6° piano) è uno dei pochi acquari al mondo che usa acqua marina artificiale, prodotta sul posto miscelando sali a acqua potabile. Tokyo è una metropoli interna, lontana dal mare aperto, e per riempire le grandi vasche con acqua salata pulita servirebbero camion ogni giorno. Hanno preferito sintetizzarla. Dentro l'acquario si trova anche la più grande colonia di pinguini di Magellano in cattività in Giappone, oltre 50 esemplari.

Negozi 10:00 - 21:00 · Ristoranti 11:00 - 23:00 · Ingresso libero
Opzioni cena · 6° e 7° piano Solamachi Dining
Soratoraya Ramen
11:00 - 23:00
Mitchan Okonomiyaki
11:00 - 23:00
Consiglio pratico

1Soratoraya è una ramen-ya del 6° piano specializzata in chuka soba (ramen cinese-stile Tokyo, brodo limpido a base di salsa di soia, noodles sottili, chashu di maiale, menma e uova marinate) e gyoza fatti in casa. Bolla ¥1.200-1.500 (circa €6-8), rotazione rapida.

2Mitchan Sohonten è invece una okonomiyaki-ya storica di Hiroshima (fondata nel 1950). La specialità è l'okonomiyaki stile Hiroshima, completamente diverso da quello di Osaka e di Asakusa: si stratifica dal basso verso l'alto (crêpe sottile, poi cavolo, poi maiale, poi noodles yakisoba, poi uovo) e lo cuoce il cuoco alla teppan davanti a voi. Set con birra o analcolico ¥1.500-2.000 (circa €8-11).

Dopo cena, rientro in hotel. Dallo Skytree alla zona di Akihabara sono circa 25 minuti in metro con un cambio.

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Giorno 3 · sabato 31 ottobre · Meiji, Harajuku, Shibuya e Shinjuku

Meiji Jingu · Takeshita-dori · Capyneko Cafe · Shibuya Crossing · Godzilla Head · Omoide Yokocho. Bosco urbano dell'imperatore Meiji al mattino, follia kawaii e moda teen di Harajuku con una coccola ai capibara nel pomeriggio, l'incrocio più famoso del mondo, la testa gigante di Godzilla che esce dal grattacielo di Kabukicho e i vicoli di yakitori del dopoguerra a cena.
Colazione

Colazione alla caffetteria o al konbini in mappa vicino all'hotel. Si parte in mattinata: Meiji Jingu di mattina è più fresco e silenzioso.

Mattina · Meiji Jingu

Dall'hotel al Meiji Jingu circa 30-35 minuti fra metro e cambi. Calcolate 1,5-2 ore nel complesso: la passeggiata d'ingresso nel bosco vale da sola mezz'ora.

Dall'hotel al Meiji Jingu, circa 30-35 min fra treno e metro.

Santuario Meiji Jingu

Una foresta di 100.000 alberi piantata nel cuore di Tokyo nel 1920, donati uno per uno da ogni regione del Giappone. Settanta ettari di bosco a venti minuti da Shibuya, dedicati all'imperatore Meiji, l'uomo che traghettò il paese dall'epoca dei samurai al Novecento moderno.

Si entra dal grande torii in legno alto dodici metri e si cammina su un viale ampio di ghiaia, in silenzio. Lungo il percorso, una parete di botti di sake donate da ogni distilleria del paese; di fronte, una fila di botti di vino di Borgogna, omaggio dei viticoltori francesi all'imperatore che aprì il Giappone all'Occidente. Si arriva al temizuya per la purificazione delle mani, alle ema dei desideri, al cortile principale dove si suona la campana e si fa il proprio voto.

La passeggiata di accesso, mezz'ora di bosco vero, è già il motivo per cui si viene qui.

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Quando Meiji nacque, nel 1852, il Giappone era un mondo a sé. Da oltre 220 anni il paese era chiuso al mondo per legge: dal 1633 in poi nessun giapponese poteva uscire e nessuno straniero poteva entrare, pena la morte. Le uniche eccezioni erano un piccolo gruppo di mercanti olandesi e cinesi, confinati su un'isola artificiale a Nagasaki. Il paese era retto dallo shogunato Tokugawa, una dittatura militare ereditaria che dal 1603 governava al posto dell'imperatore (relegato a Kyoto come figura puramente simbolica), in una società rigidamente feudale di samurai, contadini, artigiani e mercanti.

Tutto cambiò nel 1853, quando le "navi nere" della flotta americana del Commodoro Matthew Perry comparvero nella baia di Edo (l'attuale Tokyo) e forzarono il Giappone all'apertura. La crisi politica che seguì sgretolò lo shogunato in quindici anni. Il 3 gennaio 1868, un colpo di stato di giovani samurai riformisti restituì il potere al giovanissimo imperatore Meiji (aveva quindici anni) e si chiuse l'epoca degli shogun. È la Restaurazione Meiji: lo spartiacque fra il Giappone tradizionale e il Giappone moderno.

Quello che successe dopo è uno dei processi di trasformazione più rapidi nella storia. In meno di una generazione, il governo Meiji abolì il sistema feudale, abolì la classe samurai (i samurai persero stipendio e diritto di portare la spada nel 1876, dopo otto secoli di dominio sulla società giapponese), introdusse la scuola pubblica obbligatoria, l'esercito di leva universale, una costituzione scritta (1889), un sistema bancario, ferrovie, telegrafi, fabbriche. Il Giappone passò dai sandali di paglia ai treni a vapore in pochi decenni.

Il punto di non ritorno arrivò nel 1905. Il Giappone vinse la guerra contro l'Impero Russo, una potenza europea: era la prima volta in epoca moderna che una nazione asiatica sconfiggeva una potenza occidentale in guerra aperta. Il mondo capì che il piano di Meiji aveva funzionato.

Quando l'imperatore morì nel 1912, milioni di giapponesi vollero un monumento all'altezza dell'uomo che li aveva traghettati nel mondo moderno. Il progetto del santuario fu colossale: 120.000 alberi di 365 specie diverse furono donati da ogni regione del paese e piantati da circa 110.000 volontari. Il botanico Honda Seiroku, considerato il padre dei parchi giapponesi, progettò la foresta perché si autoproducesse nel giro di un secolo, senza più bisogno di intervento umano. Oggi, a più di cento anni dalla piantumazione, la foresta è esattamente quello: un ecosistema che si rigenera da solo, con quasi 3.000 specie viventi catalogate al suo interno.

Il santuario originale fu distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nell'aprile del 1945 e ricostruito nel 1958 grazie a una raccolta fondi pubblica che coinvolse milioni di giapponesi. La struttura attuale è in cipresso giapponese (hinoki) proveniente dalla foresta di Kiso, una delle qualità di legno più pregiate del Giappone, tradizionalmente riservata ai santuari shintoisti più importanti.

Le botti di vino di Borgogna lungo il viale d'accesso sono un omaggio alla curiosità di Meiji per l'Occidente: fu il primo imperatore ad adottare abiti europei e a tagliare il chonmage, il caratteristico nodo di capelli che da secoli era il marchio dei samurai. Sul lato opposto, le oltre 200 botti di sake sono offerte annuali dei principali produttori giapponesi: ogni botte porta il nome della distilleria.

Nei primi tre giorni dell'anno, oltre 3 milioni di persone vengono qui per il primo voto dell'anno (hatsumode): è il santuario più visitato del Giappone in quel periodo.

Apertura ad alba e chiusura al tramonto (orari stagionali) · Ingresso libero
Pranzo + Pomeriggio · Harajuku

Appena fuori dall'uscita del Meiji ci si infila direttamente nel cuore della Harajuku teen: i due mondi sono separati solo dalla stazione. Pranzo a base di street food e crepes lungo Takeshita-dori, qualche giro nei negozi di moda kawaii, poi alle 15:00 la coccola ai capibara del Capyneko Cafe.

Dal Meiji Jingu a Takeshita-dori, circa 5 min a piedi.

Takeshita Street, Harajuku

Quattrocento metri di pedonale stretto, una scarpata in discesa che parte dall'uscita Takeshita della stazione di Harajuku e finisce nel quartiere di Omotesando. La via in cui è nata la moda di strada giapponese: ragazze in lolita Victoriane, ragazzi punk con creste blu, decora kei coperti di accessori plasticosi, gothic, visual kei. Un'esplosione kawaii senza permesso, che dagli anni '80 in poi è diventata un punto di riferimento mondiale per la cultura giovanile.

Sui due lati: boutique indipendenti, negozi di seconda mano, marchi internazionali, accessoristi di nicchia, parlour Purikura (cabine fotografiche dove ti truccano digitalmente), pop-up store di anime e Sanrio. E le crepe. Le crepe di Harajuku, vendute in cono con panna, frutta, gelato, persino fette intere di cheesecake, sono nate proprio qui nel 1976 con il negozio Marion Crepes, e da allora sono il dolce di strada simbolo di questa via.

Approfondisci

Harajuku, fino agli anni '60, era una zona residenziale tranquilla. La svolta arriva dopo le Olimpiadi di Tokyo del 1964: il vicino Yoyogi Park diventa il punto di ritrovo dei takenoko-zoku ("la tribù dei germogli di bambù"), gruppi di adolescenti che la domenica si vestivano con tute pastello e ballavano in cerchio sulle musiche occidentali. Era il primo segnale di una cultura giovanile autonoma, distinta dal mondo degli adulti, in un paese che fino ad allora aveva molto poca tolleranza per l'eccentricità.

Negli anni '80 i takenoko-zoku evolvono: nascono i primi negozi indipendenti su Takeshita-dori, e arrivano nuove tribù. La lolita (ispirata alla moda Vittoriana e Rococò, gonne a balze, calzini al ginocchio, parasole), la decora kei (sovrapposizione massiccia di accessori colorati, peluche cuciti ai vestiti, capelli arcobaleno), il visual kei (estetica drag-rock dei gruppi musicali giapponesi), la gyaru (pelle abbronzata e capelli decolorati). Negli anni '90 esce FRUiTS, una rivista fotografica che documenta la moda di Takeshita-dori scattando foto agli adolescenti che vi passeggiavano: diventa fenomeno globale, e Harajuku è il primo quartiere giapponese a influenzare la moda occidentale invece del contrario. Lady Gaga, Gwen Stefani, Nicki Minaj costruiranno parte della loro estetica su quei ragazzini di Takeshita.

Una nota: la stazione di Harajuku, davanti all'imbocco di Takeshita, era fino al 2020 la stazione ferroviaria più antica di Tokyo: un piccolo edificio di legno del 1924, sopravvissuto a terremoto e bombardamenti. Fu demolita per ragioni di sicurezza antincendio (la struttura in legno non rispettava più le normative) e sostituita da un edificio cubico moderno. Una piccola parte della vecchia struttura è stata conservata come monumento accanto alla nuova stazione.

Strada sempre accessibile · Negozi 10:00 - 20:00
15:00
Capyneko Cafe capibara e gatti

Uno dei pochi café in Giappone dove si sta nello stesso spazio con i capibara — il roditore più grande del mondo — e una piccola colonia di gatti. Si trova al secondo piano di un edificio su Takeshita-dori, nel cuore di Harajuku. L'esperienza dura 50 minuti: ci si siede sul pavimento della sala comune, si accarezzano e si fotografano gli animali, e si possono offrire loro degli snack. I capibara, abituati al contatto, hanno un'indole calmissima e si lasciano avvicinare senza problemi.

Si entra a sessioni con orario fisso e i posti sono pochi, quindi per quella delle 15:00 conviene prenotare in anticipo (qui sotto trovate come). All'ingresso servono i calzini (se non li avete, si comprano sul posto per ¥250 (circa €1,5)) e niente profumi forti, che danno fastidio agli animali. Una parte del ricavato del locale è destinata ad associazioni per la protezione dei gatti.

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Il capibara è il più grande roditore vivente: da adulto può superare i 50 kg. È originario del Sud America, dove vive in branchi lungo fiumi e zone paludose; è semi-acquatico e passa molte ore in acqua. La sua fama di animale placido e socievole — al punto da convivere tranquillamente con uccelli e altri animali che gli si appoggiano addosso — lo ha reso una piccola star di internet.

In Giappone il capibara è amatissimo. La passione nacque nel 1982, quando lo zoo Izu Shaboten, nella prefettura di Shizuoka, notò che d'inverno i suoi capibara si rannicchiavano nelle pozze d'acqua calda: da allora molti zoo giapponesi offrono ai capibara dei veri bagni termali (onsen) nella stagione fredda, una scena diventata virale e ormai simbolo del kawaii stagionale.

I café con animali sono un fenomeno tipicamente giapponese: nati con i gatti nei primi anni Duemila, si sono moltiplicati nelle grandi città — dove tenere animali in casa è spesso difficile per spazio e regolamenti — fino a includere gufi, ricci, lontre e, appunto, capibara. I locali più seri, come questo, lavorano con tempi di visita limitati e regole precise per non stressare gli animali.

Aperto 10:00 - 20:00 · Esperienza di 50 minuti su prenotazione · circa ¥3.850 (circa €21) a persona (snack per gli animali ¥550 (circa €3))
Da ricordare ✏️

Il Capyneko Cafe è solo su prenotazione. Segnatevi mercoledì 1 ottobre per prenotare la fascia delle 15:00 del 31 ottobre dal sito ufficiale: booking.ebica.jp.

Pomeriggio · Shibuya

Da Harajuku a Shibuya pochi minuti di treno. Lo Scramble Crossing si gusta in due tempi: prima dall'alto, dalla Sky Lobby gratuita dell'Hikarie all'11° piano, poi attraversandolo a piedi insieme alla folla.

Da Harajuku a Shibuya, circa 5 min in treno.

Shibuya Hikarie

Un grattacielo di 34 piani e 183 metri di altezza, inaugurato nell'aprile 2012 come centro commerciale, teatro, centro espositivo e sede di uffici. La cosa che lo rende interessante per chi visita Shibuya è una sola: l'11° piano "Sky Lobby", una galleria gratuita con grandi vetrate panoramiche da cui si vede dall'alto, in linea quasi perfetta, il cuore di Shibuya con il movimento delle sue strade pedonali e la folla che pulsa sotto.

Sotto la Sky Lobby, otto piani di centro commerciale curato (moda giapponese contemporanea, design, gastronomia di qualità ai piani 6 e 7) e un teatro da 2.000 posti dedicato a opera e musical. È uno degli edifici simbolo della Tokyo "rinnovata" del XXI secolo, l'inizio della grande trasformazione urbanistica di Shibuya.

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L'apertura di Hikarie nell'aprile 2012 segnò un punto di svolta per Shibuya. Per decenni, dagli anni '70 in poi, il quartiere era stato il cuore della cultura giovanile giapponese, ma anche un posto disordinato di edifici tirati su negli anni '60-'70: marciapiedi stretti, cavi elettrici aerei, costruzioni invecchiate. Quando il colosso ferroviario Tokyu Corporation demolì il vecchio Tokyu Bunka Kaikan (un complesso di teatri e cinema del 1956) per costruire al suo posto Hikarie, fu un dichiarato atto di rinascita: il primo grattacielo "moderno" del nuovo Shibuya, e l'innesco di un grande programma di riqualificazione urbana che continua tuttora.

Il nome Hikarie viene dal verbo giapponese hikaru, "splendere". La facciata è rivestita di pannelli di vetro con tagli irregolari che riflettono e diffondono la luce in modo cangiante a seconda dell'ora del giorno. L'8° piano ospita il d47 Museum, una galleria gratuita che presenta a rotazione l'artigianato e i prodotti regionali delle 47 prefetture del Giappone.

Sky Lobby (11° piano) 10:00 - 23:00 · Ingresso libero
Shibuya Crossing

L'incrocio pedonale più famoso del mondo: fino a 3.000 persone attraversano contemporaneamente da cinque direzioni a ogni cambio di semaforo. Le insegne luminose, i grandi schermi sui palazzi, il rumore della folla che si dissolve a comando: è la Tokyo che si vede nei film, da Lost in Translation a Fast & Furious: Tokyo Drift.

Lo si vive attraversandolo a piedi insieme agli altri, lasciandosi andare al ritmo: ogni due minuti circa il semaforo cambia, le luci pulsano sulle insegne, il flusso umano si scompone e si ricompone nell'incrocio. Bastano un paio di passaggi nei due sensi per coglierne l'energia. Da fermi, sui bordi, ci si rende conto del meccanismo collettivo che funziona da sé, in silenzio, senza che nessuno si scontri.

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Lo "scramble crossing" non è un'invenzione giapponese. Il sistema fu sperimentato per la prima volta negli Stati Uniti, a Kansas City e Vancouver alla fine degli anni '40, e portato all'attenzione del mondo nei primi anni '60 dal famoso ingegnere del traffico di New York Henry Barnes (da cui il soprannome popolare "Barnes Dance", coniato da un giornalista che scrisse "Barnes ha reso le persone così felici che ballano per strada"). In gran parte delle città americane il sistema però fallì: gli automobilisti odiavano i tempi d'attesa più lunghi, le congestioni aumentavano, e nei decenni successivi venne progressivamente abbandonato. A New York oggi è rimasto un solo "Barnes Dance" attivo in tutta la città.

A Shibuya il sistema fu introdotto nel 1973 per gestire il flusso pedonale crescente davanti alla stazione, e ha trovato il contesto culturale perfetto: una società dove il flusso pedonale è coreografato dall'educazione collettiva, dove migliaia di persone possono attraversare contemporaneamente in tutte le direzioni senza scontrarsi quasi mai. Tutti i semafori per le auto diventano rossi insieme; i pedoni hanno via libera in ogni direzione, comprese le diagonali. Il ciclo dura circa due minuti.

I numeri sono impressionanti: nei momenti di punta (sera del weekend), fino a 3.000 persone attraversano in un singolo ciclo di verde. In una giornata media si stimano oltre 250.000 attraversamenti, che diventano oltre 500.000 nei weekend più affollati. Nonostante questi volumi, le collisioni sono rarissime: il flusso pedonale giapponese segue un'etichetta non scritta che funziona da sé.

Le insegne luminose più famose appartengono a due edifici che fanno da quinte naturali all'incrocio: il Q-Front con il grande schermo curvo, e lo Shibuya 109, la torre cilindrica simbolo della moda femminile giapponese. La pubblicità su questi schermi è fra le più costose del Giappone: alcuni spot di pochi secondi possono costare diverse decine di milioni di yen.

Il Crossing è diventato un simbolo internazionale di Tokyo: nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Rio 2016, il sindaco di Tokyo Yuriko Koike apparve in una sequenza che si chiudeva proprio sull'incrocio, per promuovere i Giochi di Tokyo 2020. Nei film e nelle serie è apparso in centinaia di produzioni: Lost in Translation (2003), The Fast and the Furious: Tokyo Drift (2006), Resident Evil: Afterlife (2010), e innumerevoli anime e drama giapponesi.

Negli anni il Crossing è anche stato teatro di celebrazioni di massa spontanee, soprattutto dopo le vittorie della nazionale di calcio durante i Mondiali. Per gestire questi assembramenti, dal 2019 il governo cittadino dispone di "DJ-poliziotti" con megafoni che, con tono allegro e cortese, gestiscono il flusso umano: una soluzione tipicamente giapponese a un problema di ordine pubblico.

Aperto 24h · Gratis
Sera · Shinjuku Kabukicho

Da Shibuya a Shinjuku circa 15 minuti in treno. La sera in due tempi: prima la testa di Godzilla che esce dall'ottavo piano del grattacielo di Kabukicho, poi i vicoli di yakitori del dopoguerra di Omoide Yokocho dove cenate.

Da Shibuya a Shinjuku, circa 15 min in treno.

Godzilla Head sul Hotel Gracery Shinjuku

Una testa di Godzilla a grandezza naturale, alta 12 metri, che sporge sopra l'ottavo piano dell'Hotel Gracery Shinjuku, in piazza Kabukicho. Sembra che il mostro abbia divorato l'edificio fino al collo. Negli orari 12:00, 15:00, 18:00, 20:00 di ogni giorno, la testa ruggisce, sbuffa fumo dalle narici e gli occhi si illuminano di rosso: 30 secondi di spettacolo gratis dal marciapiede sottostante.

L'installazione fu inaugurata nell'aprile 2015 dalla Toho Company (la casa di produzione dei film di Godzilla, che possiede l'edificio) come tributo al sessantesimo anniversario del primo film del 1954. È diventata in pochi anni uno dei punti più fotografati di Shinjuku, e il Hotel Gracery offre una "Godzilla Room" dove gli ospiti possono dormire con la testa del mostro che spunta dalla finestra.

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Godzilla (in giapponese Gojira, contrazione di gorilla e kujira, "balena") nasce nel 1954 in un film di Ishirō Honda prodotto dalla Toho. Non era un semplice film di mostri: era un'allegoria diretta della tragedia atomica. Il Giappone era ancora sotto shock dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki del 1945, e a marzo 1954 una nuova tragedia colpì il paese: il peschereccio giapponese Daigo Fukuryū Maru fu accidentalmente esposto al fallout di un test nucleare americano nell'atollo di Bikini, e diversi pescatori morirono di sindrome da radiazione. L'opinione pubblica giapponese ne fu sconvolta. Il film di Godzilla, uscito sei mesi dopo, raccontava di un dinosauro mutato dai test nucleari che emergeva dal mare per distruggere Tokyo: un'allegoria evidente della paura collettiva.

Il film fu un successo enorme e diede origine a una saga che oggi conta oltre 40 film, l'ultimo dei quali, Godzilla Minus One (2023), ha vinto l'Oscar per i migliori effetti speciali nel 2024 (il primo Oscar per un film giapponese di Godzilla). Negli anni Godzilla ha distrutto Tokyo decine di volte, e l'edificio che più spesso ha demolito nei film classici è la Tokyo Tower (anche perché Shinjuku non era ancora stata costruita). La testa che spunta dall'Hotel Gracery di Shinjuku è in qualche modo una rivincita: questa volta è Shinjuku, non la Tokyo Tower, a essere "preda" del mostro.

Visibile dal marciapiede 24h e gratis · Spettacolo di luci e suoni alle 12:00, 15:00, 18:00, 20:00
Omoide Yokocho, vicolo di yakitori a Shinjuku

Due vicoli stretti e incrociati, fitti come canyon, accanto al lato ovest della stazione di Shinjuku. Una sessantina di micro-locali di yakitori e ramen, in cui gli avventori siedono su sgabelli di plastica davanti al banco mentre il cuoco gira gli spiedini sulla brace, il fumo invade tutto, le insegne di carta dipinte a mano illuminano i muri scrostati. Si chiama Omoide Yokocho, "il vicolo dei ricordi", ed è il pezzo di Tokyo del dopoguerra meglio conservato del centro città.

Il soprannome popolare è meno romantico: Shonben Yokocho, "il vicolo della pisciata". Negli anni '50, quando i locali non avevano ancora bagni propri, gli avventori andavano a fare i propri bisogni sui binari adiacenti.

Approfondisci

Omoide Yokocho nasce nel 1946, l'anno dopo la guerra. Shinjuku, che era stata ai margini di Tokyo durante il periodo Edo, era diventata una stazione di passaggio centrale, e nelle baracche attorno alla stazione si formò spontaneamente un grande mercato nero che vendeva di tutto: cibo, alcool, sigarette americane, beni di prima necessità a prezzi di favore. Pian piano alcuni di questi banchi si specializzarono in yakitori, gli spiedini di pollo grigliato, perché era un cibo economico, veloce, e si poteva preparare con frattaglie e parti meno nobili che le grandi cucine scartavano. Negli anni '50 il mercato fu legalizzato, e Omoide Yokocho prese forma definitiva: due vicoli ortogonali fra il marciapiede della stazione e una strada secondaria, con i micro-locali addossati uno all'altro.

Negli anni '90 il quartiere fu vicino alla demolizione: i terreni di Shinjuku raggiunsero prezzi astronomici durante la bolla economica, e i developer volevano sostituire i vicoli con grattacieli. Nel 1999 un grande incendio distrusse circa metà dei locali, alimentando il sospetto di sgombero forzato (mai chiarito). I gestori dei locali, però, ricostruirono insieme, mantenendo le stesse misure dei vicoli e l'aspetto originale. Da allora il quartiere è formalmente protetto come patrimonio culturale di Shinjuku.

Funziona come Golden Gai (anche quello sopravvivenza del dopoguerra): pochi posti per locale, atmosfera intima, molti gestori sono famiglie da generazioni. La differenza è che Omoide Yokocho è specializzato nel cibo (yakitori, motsu-nikomi, ramen), mentre Golden Gai è specializzato nel bere. Si vede prevalentemente di sera, dalle 17 in poi.

Vicoli sempre accessibili · Locali tipicamente 17:00 - 24:00 · Cena ¥1.500-3.000 (circa €8-16) a persona

Dopo cena, rientro in hotel. Da Shinjuku alla zona di Akihabara sono circa 25-30 minuti fra metro e cambio. Domani si lascia Tokyo: Shinkansen verso Kanazawa 🌸

Kanazawa

Kanazawa

Kanazawa significa letteralmente "palude dell'oro": il nome nasce da una leggenda secondo cui il contadino Imohori Togoro trovò pagliuzze d'oro lavando le patate in un ruscello a monte della città. La città è da quattro secoli il centro giapponese della produzione di foglia d'oro: ancora oggi qui si batte il 99% di tutto il kinpaku del paese. Fu la capitale del dominio di Kaga, governato dal clan Maeda, il secondo più ricco del Giappone feudale dopo i Tokugawa stessi.

Risparmiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, Kanazawa ha ancora i quartieri interi com'erano nel Settecento: il distretto delle geisha di Higashi Chaya, quello dei samurai di Nagamachi, il Kenroku-en che è considerato uno dei tre giardini più belli del Giappone. È una città di 460.000 abitanti a dimensione umana, a due passi dal Mar del Giappone, da percorrere a piedi.

Giorno 4 · domenica 1 novembre · Tokyo → Kanazawa

Shinkansen Hokuriku · Castello · Yasue Gold Leaf Museum · Higashi Chaya. Treno veloce attraverso le Alpi giapponesi, primo impatto con la città samurai dei Maeda, il museo della foglia d'oro a due passi dall'antico quartiere delle geisha.
Mattina · Trasferimento

Mattinata dedicata allo spostamento verso la nuova città. Lo Shinkansen Hokuriku è uno dei più panoramici del Giappone: attraversa le Alpi giapponesi, la neve (perenne su alcune cime), e arriva sul Mar del Giappone.

Colazione ultima a Tokyo al konbini o alla caffetteria vicino all'hotel. Check-out dall'Hotel Resol Stay Akihabara, bagagli pronti, si parte.

🚅 Per prendere lo Shinkansen delle 08:41

Dall'hotel alla stazione di Tokyo siete a pochi minuti di treno, ma la stazione è enorme: dovrete trovare l'area Shinkansen, il vostro binario e la carrozza. Con i bagagli e la ressa del weekend conviene avere margine. Una tradizione piacevole del viaggio in Shinkansen è l'ekiben, il bento di stazione, che trovate in decine di varianti nei chioschi e che potete mangiare seduti in carrozza durante il viaggio, guardando le montagne passare dal finestrino. Il documento trasporti contiene orario preciso, binario e link di prenotazione dei posti.

08:41

Partenza in Shinkansen Hokuriku Kagayaki dalla stazione di Tokyo, direzione Kanazawa. Circa 2 ore e 30 minuti di viaggio.

~11:15

Arrivo a Kanazawa Station. La stazione stessa è una piccola meraviglia: sotto il grande Tsuzumi-mon, una porta monumentale in legno alta 13 metri ispirata ai tamburi tradizionali del teatro Noh, diventata un simbolo della città. Prima di uscire, dateci un'occhiata: di giorno è impressionante, di sera è illuminata.

Dall'arrivo al vostro hotel a Kanazawa, pochi minuti a piedi o in bus.

Arrivo all'hotel a Kanazawa. Il check-in è di solito dalle 15:00, ma alla reception potete lasciare i bagagli in deposito. Un bagno, una ricaricata d'acqua, e si riparte per pranzo.

Pranzo · vicino alla stazione

Kanazawa è famosa per il pesce del Mar del Giappone e per due specialità di cucina veloce nate qui: il curry Kanazawa-style (scuro, denso, servito su piatto di metallo con cavolo e posata forchetta-cucchiaio) e i ramen dell'Hokuriku. Due opzioni subito dentro o accanto alla stazione per un primo contatto con la cucina locale senza perdere tempo.

Opzioni pranzo · dentro Kanazawa Station
Maimon Sushi
11:00 - 22:00
Go Go Curry
10:55 - 21:55
Consiglio pratico

1Maimon Sushi è la sushiya di riferimento dentro la stazione di Kanazawa, piccola ed elegante, dove gli ingredienti arrivano ogni mattina dal mercato cittadino. Il sushi è stagionale: a inizio novembre trovate l'amaebi (gamberetto dolce cristallino, specialità assoluta dell'Hokuriku), nodoguro (pesce locale molto ricercato) e il granchio delle nevi, la cui stagione nel Mar del Giappone sta per aprire (nei primi giorni di novembre). Set di 7 pezzi attorno ai ¥2.000-2.800 (circa €11-15), con miso, sottaceti e tè verde. In fascia centrale può esserci una fila di 10-15 minuti.

2Go Go Curry è la catena di curry nata proprio a Kanazawa nel 2003 e diventata un'istituzione cittadina: il Kanazawa-style curry ha una salsa densa e scurissima (quasi cioccolato), un retrogusto dolce-piccante, si serve su un piatto di metallo con sopra riso bianco, cavolo julienne e una cotoletta di maiale panata, e si mangia con una posata metà forchetta e metà cucchiaio. Prezzo ¥800-1.200 (circa €4,5-6), servizio rapidissimo.

Pomeriggio · Castello e Higashi Chaya

Dalla stazione al Castello di Kanazawa sono circa 25 minuti a piedi o 10 minuti in bus. Castello, museo della foglia d'oro e antico quartiere delle geisha: un pomeriggio pieno ma a misura di camminata, tutto nel centro storico.

Castello di Kanazawa

Residenza del potente clan Maeda durante il periodo Edo. Vasto parco con mura bianche e tetti in piombo restaurati, torrette ricostruite fedelmente su documenti originali. Si attraversa il ponte Ishikawa-mon, uno dei due portali principali del castello, con tetto in piombo (scelta molto insolita nel Giappone dell'epoca: fatto pensando che in caso d'assedio si potesse fondere il piombo per farne pallottole).

Si visita il parco gratuitamente, gli interni del padiglione centrale sono a pagamento. Calcolate un'ora-un'ora e mezza se vi limitate al parco, di più se entrate anche negli interni ricostruiti (interessanti per vedere le tecniche di carpenteria samurai senza chiodi).

07:00 - 18:00 · Parco gratis, interni 320 yen (circa €1,5)
Yasue Gold Leaf Museum

Museo dedicato interamente alla foglia d'oro, fondato nel 1974 dal maestro artigiano Yasue Takaaki, uno dei più grandi battitori d'oro del Novecento giapponese, che donò la sua collezione privata alla città di Kanazawa nel 1985. Il museo fu spostato nell'attuale sede nel 2010, in una zona che è da oltre due secoli il cuore della produzione di foglia d'oro della città.

All'interno trovate oltre 300 opere in foglia d'oro: paraventi antichi del periodo Edo, lacche maki-e con decorazioni in polvere d'oro, ceramiche Kutani dipinte in oro, tessuti, vestiti da teatro Noh. La sezione più interessante è quella sulla produzione: video e strumenti originali dimostrano come una barra d'oro venga prima battuta a spessore di 1/20 mm, poi ridotta a 1/10.000 di mm (un micron), usando una carta artigianale chiamata uchigami. È una tecnica chiamata entsuke, sviluppata a Kanazawa quattro secoli fa e tuttora praticata da solo una decina di artigiani in tutto il Giappone. La foglia d'oro di Kanazawa è stata usata per restaurare il Kinkaku-ji (il Padiglione d'Oro di Kyoto).

Piccolo ma denso, si visita in 45 minuti-un'ora.

Approfondisci

Il museo fu fondato nel 1974 come istituzione privata dal maestro artigiano Yasue Takaaki (1898-1997), che vi espose la propria collezione personale. Nel 1985 Yasue donò il museo e la collezione alla città di Kanazawa. Nel 2010 la sede fu trasferita nell'attuale edificio a pochi passi da Higashi Chaya, dove ospita oltre 300 opere.

Kanazawa produce oggi il 99% di tutta la foglia d'oro giapponese (kinpaku), tradizione che risale a oltre 400 anni fa, quando il clan Maeda incoraggiò l'artigianato d'oro per il Castello di Kanazawa. La tecnica dell'entsuke prevede di battere una lega d'oro per ridurla a spessori di 1/10.000 di millimetro, separando ogni foglia con una carta artigianale chiamata uchigami, fatta a mano e tramandata come segreto di famiglia.

09:30 - 17:00 · 310 yen (circa €1,5) · chiuso martedì
Higashi Chaya

L'antico quartiere delle case da tè (chaya) di Kanazawa, risalente all'inizio dell'Ottocento, a due passi dal Yasue Gold Leaf Museum. Strade acciottolate e facciate in legno scuro con le caratteristiche grate di legno sottile alle finestre, dietro le quali un tempo le geisha intrattenevano i clienti.

Oggi alcune case da tè sono ancora attive (la Kaikaro, ad esempio, ha una scalinata interamente in lacca rossa ed è ancora un vero chaya), altre sono state trasformate in negozi di foglia d'oro (si può anche provare il kinpaku soft-cream, un gelato alla vaniglia con sopra una foglia d'oro intera, commestibile), botteghe di artigianato e piccole caffetterie. Atmosfera raccolta, soprattutto al tramonto. Calcolate un'ora.

Approfondisci

Il quartiere fu costruito nel 1820 come luogo di intrattenimento per mercanti e nobili. Le case a due piani erano un'eccezione: a Kanazawa gli edifici a due piani non erano normalmente consentiti, ma le chaya avevano un permesso speciale. Al piano superiore le geisha suonavano lo shamisen (strumento a tre corde), danzavano e intrattenevano gli ospiti.

Due case da tè sono ancora visitabili: la Shima (museo, dove si vedono gli strumenti e le stanze originali) e la Kaikaro (ancora attiva, con una scalinata interamente in lacca rossa). Tradizionalmente, per entrare in una chaya attiva serviva la presentazione di un cliente abituale.

Quartiere sempre aperto · Case museo 09:00 - 18:00 · 500 yen (circa €2,5) ciascuna
Sera · Cena

Dopo il pomeriggio a Higashi Chaya, rientrate verso l'hotel e il centro. Due opzioni casuali e rapide per una prima sera a Kanazawa senza impegno.

Opzioni cena · zona centro/stazione
Marugame Udon
10:30 - 22:00
Higashiyama Choukichi
11:00 - 23:00
Consiglio pratico

1Marugame è una catena giapponese di udon freschi fatti al momento: entrate, prendete un vassoio, scegliete la ciotola di udon (semplice in brodo, col curry, con gambero tempura), aggiungete se volete un tempura dalla vetrina, pagate alla cassa e vi sedete. Rotazione velocissima, ¥500-1.000 (circa €2,5-5) a testa, onesto e buono.

2Higashiyama Choukichi è un piccolo izakaya nel quartiere di Higashi Chaya: atmosfera in legno scuro, tatami, la cucina di Kanazawa servita con un tocco raffinato. Menu di piccoli piatti da condividere: sashimi del Mar del Giappone di stagione (in autunno amaebi e nodoguro), tempura leggera, jibu-ni (stufato tradizionale di Kanazawa con anatra e verdure), verdure kaga locali. Bolla ¥3.000-4.500 (circa €16-24) a testa con un paio di birre o sake locale. Può esserci un'attesa di 20 minuti; se volete essere sicuri, chiedete all'hotel di telefonare la mattina.

Dopo cena, ritorno in hotel e check-in completo. A domani per la seconda giornata a Kanazawa 🌸

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Giorno 5 · lunedì 2 novembre · Kanazawa

Kenroku-en · Mercato Omicho · Nagamachi · Residenza Nomura-ke. Uno dei tre giardini più belli del Giappone, il mercato del pesce che i kanazawasi chiamano "la nostra cucina", il quartiere samurai rimasto com'era nel Settecento.
Colazione

Colazione al konbini vicino all'hotel o alla caffetteria che vi ho segnato in mappa. Si parte presto: il Kenroku-en apre alle 07:00 e nelle prime ore ha pochissimi visitatori, con la luce del mattino che fa brillare gli stagni. È il modo migliore per viverlo.

Mattina · Kenroku-en

Circa 2 ore nel giardino Kenroku-en, con calma. È uno dei tre giardini più celebri del Giappone: fate il percorso completo fermandovi nelle case da tè lungo il cammino.

Dall'hotel al Kenroku-en, circa 15 min in bus oppure 25 min a piedi.

Giardino Kenroku-en

Uno dei tre giardini più celebri del Giappone (insieme al Korakuen di Okayama e al Kairakuen di Mito). Si estende su 11,4 ettari ed è stato sviluppato dalla famiglia Maeda nel corso di più generazioni a partire dal Seicento. Il nome Kenroku-en significa "giardino delle sei qualità": ampiezza, tranquillità, artificio, antichità, abbondanza d'acqua e panorama. Secondo la teoria classica cinese dei giardini, un giardino perfetto deve possedere sei attributi, normalmente in contrasto fra loro: il Kenroku-en li ha tutti e sei.

Stagni, ponti, lanterne in pietra, case da tè, alberi centenari e corsi d'acqua si alternano in un percorso che cambia completamente aspetto a ogni stagione. A inizio novembre il giardino comincia a vestirsi dei colori dell'autunno: aceri e momiji che virano al rosso e all'oro, una delle stagioni più suggestive per visitarlo. La lanterna Kotoji-toro a due gambe sul lago Kasumigaike è uno dei simboli di Kanazawa.

Calcolate un'ora e mezza-due di passeggiata, facendo fermate nelle case da tè lungo il percorso.

Approfondisci

Il nome Kenroku-en significa "giardino delle sei qualità" e si riferisce a una teoria cinese del paesaggio secondo cui un giardino perfetto deve possedere sei attributi: ampiezza e raccoglimento, artificio e antichità, abbondanza d'acqua e panorama. Normalmente un giardino può averne solo alcuni: il Kenroku-en li ha tutti e sei.

Fu sviluppato a partire dal Seicento come giardino esterno del Castello di Kanazawa dalla famiglia Maeda, che governava il dominio di Kaga, il secondo più ricco del Giappone feudale. Lo stagno centrale (Kasumigaike) rappresenta il mare, e l'isola al suo centro (Horai) un'isola sacra abitata da un eremita immortale. Il giardino fu aperto al pubblico nel 1874.

07:00 - 18:00 · 320 yen (circa €1,5)
Mattina · Cerimonia del tè

Prima di lasciare il Kenroku-en, una sosta di circa un'ora dentro al giardino stesso: una cerimonia del tè guidata, in piccolo gruppo, nella casa da tè storica di Kenrokutei.

Restando dentro al Kenroku-en, pochi minuti a piedi fino a Kenrokutei, vicino alla fontana del giardino.

10:00
Cerimonia del tè a Kenrokutei

Dentro al Kenroku-en, nella casa da tè di Kenrokutei, un'ora di cerimonia del tè in piccolo gruppo (massimo 8 persone). Il nome ricorda il legame con i signori Maeda, che coltivavano attivamente la cultura del tè nel loro dominio.

Una guida in inglese introduce la storia e la filosofia della cerimonia — il concetto di ichi-go ichi-e, "un incontro, un'unica occasione" — poi un maestro di tè prepara il matcha secondo il rito classico, spiegando ogni gesto. Si assaggiano dei wagashi, i dolcetti tradizionali di una pasticceria del posto, e infine si prova a preparare il proprio tè con l'aiuto del maestro. È concesso fare fotografie.

Il ritrovo è davanti alla fontana del Kenroku-en, con qualche minuto di anticipo. Il biglietto d'ingresso al giardino (320 yen) non è incluso ed è da pagare a parte: lo avete già acquistato entrando stamattina.

Approfondisci

La sala da tè del Kenrokutei nacque proprio per rispondere alla richiesta di poter vivere una cerimonia del tè dentro al Kenroku-en: comprende alcune stanze in stile tradizionale, con tatami, acquai e un piccolo palco usato sia per le cerimonie sia per esposizioni. Kanazawa, capitale del dominio di Kaga sotto i Maeda, è da secoli uno dei centri della cultura del tè in Giappone: il clan coltivava attivamente le arti — tè, ceramica, lacca, foglia d'oro — come segno di raffinatezza politica oltre che estetica.

Circa 1 ora, su prenotazione · gruppo max 8 persone · ingresso al Kenroku-en (320 yen) escluso
Da ricordare ✏️

La cerimonia del tè va prenotata online in anticipo: segnatevi in calendario a inizio ottobre di prenotare per le 10:00 del 2 novembre su getyourguide.com.

Pranzo · Mercato Omicho

Dal Kenroku-en al mercato Omicho sono circa 15 minuti a piedi. È il mercato del pesce più famoso di Kanazawa, attivo da oltre 300 anni, ed è il posto in città per un pranzo al bancone direttamente fra i banchi dei pescatori. Calcolate un'ora-un'ora e mezza fra visita e pranzo.

Mercato Omicho

Il mercato principale di Kanazawa, attivo dal 1721 (oltre 300 anni) e conosciuto come "la cucina dei cittadini di Kanazawa" (Kanazawa no daidokoro). Circa 170 bancarelle sotto un grande tetto coperto, con pesce fresco dal Mar del Giappone, frutti di mare, frutta, verdura, sottaceti locali e piccoli ristoranti dove pranzare al bancone.

È il posto migliore della città per assaggiare il kaisen-don (ciotola di riso con pesce crudo fresco tagliato al momento): uni, amaebi, ikura, nodoguro, tonno e, il granchio delle nevi, la cui stagione apre proprio nei primi giorni di novembre. Girate fra i banchi, scegliete un ristorantino dentro al mercato stesso, sedetevi al bancone.

Il mercato è aperto e animato: la maggior parte dei banchi e dei ristorantini al bancone funzionano regolarmente, e fino al primo pomeriggio c'è sempre movimento. Nessun problema per il pranzo.

Approfondisci

Il mercato Omicho esiste dal 1721, quando fu fondato come mercato del pesce della città di Kanazawa. Il Mar del Giappone, che bagna la costa a pochi chilometri, fornisce pesce e crostacei di qualità eccezionale: granchio delle nevi da inizio novembre all'inverno, gamberi dolci (amaebi), ricci di mare, anguilla. I banchi sono gestiti in molti casi dalle stesse famiglie da generazioni.

09:00 - 17:00 circa (varia per bancarella)
Pomeriggio · Nagamachi + Nomura-ke

Da Omicho al quartiere Nagamachi sono circa 10 minuti a piedi. Nagamachi è l'antico quartiere dei samurai di Kanazawa, rimasto quasi intatto dal Settecento. Calcolate 2-3 ore: una passeggiata lenta fra i vicoli e la visita della residenza Nomura-ke, una delle case samurai più preziose dell'intero Giappone.

Nagamachi Samurai District

Il quartiere dei samurai di Kanazawa, ai piedi del castello. Qui vivevano gli hatamoto, gli ufficiali di medio-alto rango al servizio diretto del clan Maeda. Mentre nella maggior parte del Giappone i quartieri samurai sono andati distrutti nelle guerre del periodo Meiji o nei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, a Kanazawa Nagamachi è rimasto quasi intatto dal Settecento.

Si cammina lungo vicoli stretti con i caratteristici muri di terra cruda coperti nella parte alta da tegole di protezione contro la pioggia (e in inverno, quando scende molta neve, avvolti in stuoie di paglia per proteggerli dal gelo: uno spettacolo chiamato komo-kake). Al centro del quartiere scorre il canale Onosho, costruito nel Seicento dai samurai per irrigare i giardini e portare l'acqua della casa, ancora attivo. Le residenze sono quasi tutte private e abitate, ma alcune hanno aperto al pubblico come museo. Si cammina con la sensazione di stare dentro una cartolina del periodo Edo.

Il modo migliore di visitare Nagamachi è senza una mappa: perdetevi nei vicoli, fermatevi a guardare i canali, entrate in qualche piccolo atelier d'artigianato (ce ne sono diversi che producono lacche, ceramiche Kutani o seta Kaga-yuzen).

Approfondisci

Nagamachi era il quartiere riservato agli hatamoto, la classe media-alta dei samurai al servizio diretto del clan Maeda. A differenza dei quartieri samurai di altre città giapponesi (spesso andati distrutti nelle guerre Boshin del 1868-69, nei grandi incendi del periodo Meiji o nei bombardamenti del 1945), Kanazawa fu risparmiata da tutti e tre: la città non aveva obiettivi militari rilevanti durante la Seconda Guerra Mondiale e non fu bombardata. Per questo Nagamachi è uno dei pochissimi quartieri samurai rimasti autenticamente intatti nel Giappone contemporaneo.

I caratteristici muri di terra cruda (dozo-bei) che costeggiano i vicoli sono fatti in strati di argilla pressata, riso e paglia, impermeabilizzati nella parte alta da piccole tegole. In inverno, quando Kanazawa riceve oltre tre metri di neve, i muri vengono avvolti in stuoie di paglia per proteggerli dal gelo. Lo spettacolo di questi muri "vestiti" si chiama komo-kake. Il canale Onosho che scorre fra i vicoli fu scavato nel Seicento dai samurai per irrigare i giardini delle proprie residenze e portare acqua potabile: è ancora funzionante dopo 400 anni.

Quartiere sempre aperto · Gratis (le residenze-museo hanno ingresso a parte)
Residenza Nomura-ke

Residenza della famiglia Nomura, che per generazioni ricoprì ruoli di comando sotto il clan Maeda. Interni con soffitto a cassettoni interamente in cipresso giapponese e dipinti su porte scorrevoli realizzati dal pittore ufficiale del clan.

Il giardino, piccolo ma curatissimo, ha un mirto cerifero giapponese di 400 anni, un ruscello, lanterne in pietra e un ponte in granito. È stato classificato fra i tre migliori giardini del Giappone dal Journal of Japanese Gardening, in una classifica che ogni anno valuta tutti i giardini privati storici del paese. Calcolate 40 minuti, di più se vi fermate per il matcha nella sala da tè al piano superiore (300 yen (circa €1,5)).

Approfondisci

La famiglia Nomura serviva il clan Maeda, signori del dominio di Kaga, il secondo più ricco del Giappone feudale. Il capofamiglia forniva scorta a cavallo al signore feudale, un ruolo considerato di alto rango nella gerarchia samurai.

L'interno della residenza è in stile shoin-zukuri, la tipica architettura delle dimore samurai: stanze con tatami, porte scorrevoli dipinte (fusuma) e nicchie decorative (tokonoma). I dipinti sulle porte furono realizzati dal pittore ufficiale del clan Maeda. Al piano superiore, la sala da tè offre una vista dall'alto sul giardino.

08:30 - 17:30 · 550 yen (circa €3)
Sera · Cena

Rientro verso l'hotel dopo il pomeriggio a Nagamachi. Due opzioni casuali, di fronte a una zona della città che si svuota lentamente la sera (Kanazawa è una città di 460.000 abitanti, non ha la vita notturna di Tokyo).

Opzioni cena · zona centro/stazione
Hachiban Ramen
11:00 - 22:00
Ippudo Ramen
11:00 - 22:30
Consiglio pratico

1Hachiban Ramen è una catena di ramen nata proprio in Ishikawa (regione di Kanazawa) negli anni Sessanta e rimasta molto locale: la specialità è il yasai ramen, un ramen a base di brodo di soia con sopra una montagna di verdure saltate in wok (germogli, carote, cavolo, mais), stile casual ma buono, menù illustrato. Bolla ¥750-1.100 (circa €4-6).

2Ippudo è una delle catene di tonkotsu ramen più celebri del Giappone: brodo di ossa di maiale cotto per 18 ore, cremoso e profondo, con chashu di maiale marinato, uovo marinato, cipollotto verde e aglio nero (opzionale). Il signature è lo Shiromaru Motoaji (tonkotsu classico), il più richiesto lo Akamaru Shinaji (con olio aromatico speziato). Bolla ¥1.100-1.500 (circa €6-8). Entrambe veloci, rotazione velocissima, qualità onesta.

Dopo cena, rientro in hotel. Domani si lascia Kanazawa e si scende verso Kyoto 🌸

Kyoto

Kyoto

Se Tokyo è il Giappone che corre, Kyoto è il Giappone che sussurra. Per oltre mille anni, dal 794 al 1868, è stata la capitale imperiale: qui si è scritta buona parte dell'identità culturale del paese, dal tè alla cerimonia, dai giardini zen al kabuki, dalla seta ai templi che ancora oggi punteggiano le colline. Risparmiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ha conservato interi quartieri come erano secoli fa: vicoli di legno scuro, canali, case da tè con le lanterne accese al crepuscolo.

È una città da vivere piano, a piedi o in bicicletta, lasciandosi sorprendere da un mercato secolare dietro l'angolo o da una salita acciottolata che sembra ferma nell'Ottocento. Qui passerete alcuni dei giorni più densi del viaggio: fra mercati, quartieri storici, sake e la vita lungo il fiume Kamogawa che taglia la città da nord a sud.

Giorno 6 · martedì 3 novembre · Kanazawa → Kyoto e Arashiyama

Trasferimento · Arashiyama · Tenryu-ji, Foresta di bambù e Kimono Forest · Cena zona Stazione di Kyoto. Mattinata di viaggio da Kanazawa a Kyoto, poi pranzo e pomeriggio ad Arashiyama fra il giardino di Tenryu-ji, il sentiero di bambù e il Kimono Forest alla stazione di Randen, prima di rientrare verso la Stazione di Kyoto per cena.
Mattina · Trasferimento a Kyoto

Si lascia Kanazawa per Kyoto: Shinkansen fino a Tsuruga, poi cambio su un treno locale/limited express fino a Kyoto, e infine la metropolitana fino a Gojō, a due passi dall'hotel. In tutto circa 2 ore e 20 minuti di viaggio.

Colazione al konbini o alla caffetteria vicino all'hotel a Kanazawa. Check-out con calma, bagagli pronti: oggi si cambia città.

Da ricordare ✏️

Orari precisi di Shinkansen e treno per Tsuruga e Kyoto, binari e cambi li trovate tutti nel documento trasporti. Non dovete fare niente ora: lì avrete tutti i link e le indicazioni per muovervi in autonomia.

Arrivo all'Henn na Hotel Premier Kyoto Gojo Karasuma, vicino alla stazione della metro Gojō. Il check-in è di solito dalle 15:00, ma alla reception potete lasciare i bagagli in deposito.

Pranzo · Arashiyama

Arashiyama è piena di indirizzi per il pranzo, concentrati fra il ponte Togetsukyo e l'ingresso della foresta di bambù. Due opzioni comode prima di iniziare il giro dei templi.

Opzioni pranzo · zona Arashiyama
Arashiyama Udon Ozuru
11:00 - 20:00
Yoshimura Arashiyama
10:30 - 17:00
Consiglio pratico

1Arashiyama Udon Ozuru è un piccolo udon-ya con grandi lanterne di carta a 300 metri a nord del ponte Togetsukyo: udon fatto in casa al mattino con brodo di sgombro, aringa e bonito, e ingredienti kyotoiti come yuba e fu (glutine di grano). Il menù Yuba Tama Udon con tofu, riso e sottaceti costa circa ¥1.690 (circa €9). Si entra senza prenotare, con ricambio veloce (5-10 minuti di attesa anche all'ora di punta).

2Yoshimura è una soba-ya con vista diretta sul fiume Katsura e il ponte Togetsukyo, sopra la sala principale: soba fatta a mano, servita fredda con salsa di immersione o calda in brodo, con tempura di verdure e gamberi. Bolla ¥1.200-1.900 (circa €6,5-10), ricambio rapido, si può fare una fila breve nei weekend.

Pomeriggio · Tenryu-ji, Foresta di bambù e Kimono Forest

Tenryu-ji e la foresta di bambù sono attaccati, pochi passi l'uno dall'altra: calcolate un'ora-un'ora e mezza per il tempio e mezz'ora per il sentiero di bambù, con calma. A pochi minuti a piedi, alla stazione di Randen Arashiyama, un'ultima tappa veloce e gratuita: il Kimono Forest.

Tenryu-ji, giardino Sogenchi con stagno e montagne di Arashiyama sullo sfondo

Un tempio costruito per placare un fantasma: lo shogun Ashikaga Takauji lo fondò nel 1339 in memoria dell'imperatore Go-Daigo, l'amico tradito e morto in esilio. Il nome, "Tempio del Drago Celeste", viene da un sogno: un drago d'oro che si alzava dal fiume.

Il cuore è il Sogenchi, il giardino disegnato dal monaco Muso Soseki nel XIV secolo: uno stagno, rocce disposte secondo principi taoisti, e le montagne di Arashiyama "prese in prestito" come fondale con la tecnica shakkei. Nei giorni senza vento si specchiano nell'acqua come in un dipinto.

Sul soffitto del Hatto, il "Drago di Nuvola" del 1997 vi segue con lo sguardo ovunque siate nella sala.

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Takauji e l'imperatore Go-Daigo erano stati alleati nella restaurazione del 1333. Poi Go-Daigo volle una dittatura imperiale che escludeva i samurai, e Takauji lo sconfisse, lo esiliò fra le montagne di Yoshino e gli sostituì un imperatore-fantoccio. Quando Go-Daigo morì nel 1339, sconfitto e amareggiato, lo shogun ne fu turbato: nel Giappone medievale si temeva il tatari, la vendetta degli spiriti morti ingiustamente. Il tempio fu il suo modo di placare il fantasma.

Anche il nome nacque per disinnescare una guerra: i monaci-guerrieri del Monte Hiei, fedeli a Go-Daigo, si opposero al nome previsto. Allora il fratello dello shogun sognò un drago d'oro che si alzava dal fiume Oi, e il sogno diede il nome: Tenryu-ji, Tempio del Drago Celeste.

I soldi per costruirlo arrivarono dal mare: nel 1342 due navi mercantili, le "navi del Tenryu-ji", salparono per la Cina cariche di spade e ventagli, e tornarono con seta, monete di rame e ceramiche. I profitti finanziarono l'intera costruzione, consacrata nel 1345: una delle prime imprese commerciali internazionali del Giappone medievale.

Il tempio bruciò otto volte, e gli edifici attuali sono in gran parte di fine Ottocento. Ma il giardino di Muso Soseki è arrivato intatto attraverso sette secoli: fu il primo sito del Giappone designato "Sito Storico Speciale e Luogo di Bellezza Scenica". Quello che vedete specchiarsi nello stagno è, davvero, il Trecento.

08:30 - 17:00 (ultimo ingresso 16:50) · Giardino ¥500, + edifici interni ¥300 in più, Drago di Nuvola (Hatto) ¥500 a parte (solo fine settimana e festivi)
Foresta di bambù di Arashiyama, sentiero fra steli alti

Un sentiero di 400 metri fra steli di bambù moso alti fino a 25 metri, con il sole che taglia la foresta in fasci verdi: probabilmente la passeggiata più fotografata del Giappone. Ma chiudete gli occhi: il vento fra gli steli produce un fruscio profondo, simile a un'onda lontana, riconosciuto nel 1996 fra i "100 paesaggi sonori del Giappone" da preservare.

Il sentiero è pubblico, gratuito, sempre aperto. E la foresta è viva: i bambù vengono raccolti regolarmente per ceste, mestoli e frustini da tè.

Lungo il percorso, il piccolo santuario Nonomiya Jinja, citato nel Genji Monogatari, il primo romanzo della storia mondiale.

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Il gigante di Arashiyama è un immigrato: il bambù moso non è originario del Giappone, fu importato dalla Cina nel 1736. Ed è una delle piante più veloci del mondo: i germogli crescono fino a un metro al giorno e toccano i 25 metri in poche settimane. Fiorisce una sola volta nella vita, ogni 60-130 anni, poi muore: di solito tutti gli individui geneticamente connessi insieme.

Le radici formano una rete sotterranea fittissima. Una credenza antichissima diceva che durante un terremoto bisognava correre in un boschetto di bambù: gli studi sismologici moderni le hanno dato ragione, il suolo sotto i bambù maturi è davvero più stabile. Una delle più antiche conoscenze antisismiche del paese, registrata già in testi del periodo Heian.

Il Nonomiya Jinja lungo il sentiero custodisce una storia struggente: dal periodo Heian fino al 1336, le principesse imperiali nominate saio passavano qui un anno intero di isolamento e purificazione prima di partire per il grande santuario di Ise. Niente uomini, niente musica, niente colori. Fra il 668 e il 1336 furono oltre sessanta. Nel Genji Monogatari il principe Genji saluta qui, per sempre, la donna che amava.

E il sentiero che percorrete era un tracciato di servizio per il taglio stagionale del bambù: la foresta è in gran parte proprietà privata di templi e famiglie, che la raccolgono ancora per l'artigianato di Kyoto. Non state camminando in un parco naturale: state camminando in un campo coltivato alto venticinque metri.

Sentiero pubblico, sempre accessibile · Gratis

Dalla foresta di bambù alla stazione di Randen Arashiyama, pochi minuti a piedi.

Kimono Forest, colonne luminose avvolte in tessuto di kimono alla stazione di Randen Arashiyama

Circa 600 colonne di plexiglass alte due metri, ognuna avvolta in un tessuto di kimono originale di Kyoto e illuminata dall'interno: un'installazione del designer Yasumichi Morita del 2013, allestita lungo le pensiline della stazione di Randen Arashiyama, giusto di fronte alla foresta di bambù.

Si attraversa a piedi in dieci minuti: ogni colonna ha un pattern diverso, dalle geometrie astratte ai motivi floreali della tradizione kyotoita. Dentro la stazione anche un piccolo stagno con un drago d'oro inciso e un foot-bath gratuito per riposare i piedi dopo una giornata di cammino.

È la sosta perfetta di fine giornata ad Arashiyama, soprattutto al crepuscolo, quando le colonne si accendono una a una.

Stazione e installazione sempre accessibili · Gratis · Più bella dopo il tramonto

Da Arashiyama verso la zona della Stazione di Kyoto, circa 20-25 minuti in treno (JR Sagano/San-in Line, diretto).

Sera · Cena zona Stazione di Kyoto

Tornate verso il centro e l'hotel passando dalla Stazione di Kyoto: un edificio-monumento in vetro e acciaio con al suo interno decine di ristoranti, comodo per una cena veloce prima di rientrare. Due opzioni facili, entrambe dentro o a ridosso della stazione.

Opzioni cena · Stazione di Kyoto
Kyoto Ramen Koji
11:00 - 22:00
Consiglio pratico

1Kyoto Ramen Koji è un intero corridoio al decimo piano della stazione con otto ramen-ya storici da tutto il Giappone, ognuno con la propria ricetta regionale (tonkotsu di Kyushu, shoyu di Tokyo, miso di Hokkaido): si sceglie leggendo i menù esposti fuori da ogni locale, si ordina spesso al distributore automatico. Bolla ¥800-1.300 (circa €4,5-7), ricambio rapido nonostante la fila che si forma nelle ore di punta.

2Musashi Sushi è un kaiten-zushi (sushi a nastro) proprio di fronte alla stazione, comodo e informale: piattini colorati che girano sul nastro, si prendono quelli che interessano e si paga a fine pasto in base al numero di piatti impilati. Ottimo per una cena veloce senza tante scelte da fare dopo una giornata lunga. Bolla ¥1.500-2.500 (circa €8-13,5).

Dopo cena, rientro in hotel a pochi minuti dalla stazione. Domani si continua a esplorare Kyoto 🌸

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Giorno 7 · mercoledì 4 novembre · Kinkakuji, Nishiki e Higashiyama

Kinkakuji · Ryoanji · Nishiki Market · Sannenzaka e Ninenzaka · Matsui Sake Brewery · Pontochō · Fiume Kamogawa. La collina d'oro a nord-ovest e il giardino zen più famoso del mondo al mattino, poi il centro di Kyoto: pranzo nel mercato "cucina della città", una salita d'altri tempi verso Higashiyama, un brindisi in una sakagura del Settecento e la sera fra le lanterne di Pontochō e l'argine del Kamogawa.
Colazione

Colazione con calma in zona hotel, al konbini o alla caffetteria vicino al Henn na Hotel. Due zone diverse di Kyoto, quella di Kinkakuji a nord-ovest e il centro storico verso Nishiki e Higashiyama, collegate da un trasferimento a metà giornata.

Mattina · Kinkakuji

Zona isolata a nord-ovest della città, raggiungibile in autobus dal centro. Calcolate un'ora-un'ora e mezza per Kinkakuji e un salto veloce a Ryoanji, poco distante.

Dall'hotel a Kinkakuji, circa 30-40 minuti in autobus.

Kinkakuji, Padiglione d'Oro che si specchia sul lago Kyoko-chi

Un padiglione di tre piani che galleggia sul proprio riflesso: i due piani superiori sono ricoperti di foglia d'oro, e il lago Kyoko-chi, lo "Stagno-specchio", lo raddoppia.

Lo shogun Ashikaga Yoshimitsu lo costruì nel 1397 come villa per il suo ritiro, e ogni piano parla una lingua diversa: palazzo imperiale al primo, residenza samurai al secondo, tempio Zen cinese al terzo. In cima, una fenice di bronzo pronta a spiccare il volo.

Non si entra: il giardino è disegnato per farvelo scoprire dal sentiero attorno al lago, un'angolazione dopo l'altra, ognuna pianificata sei secoli fa. Patrimonio UNESCO dal 1994.

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I tre piani non sono un capriccio: sono un autoritratto. Yoshimitsu fu cortigiano fra gli aristocratici, guerriero come shogun e monaco zen alla fine della vita. Il padiglione impila i suoi tre poteri uno sull'altro, con l'oro che sale verso l'alto, verso lo spirito.

E c'è un dettaglio che pochi notano: nell'originale solo il terzo piano era dorato. Lo shogun voleva dorare anche il secondo, ma morì prima di riuscirci.

Per cinque secoli e mezzo il padiglione sopravvisse a guerre, terremoti e incendi. Poi, il 2 luglio 1950, un monaco novizio di 22 anni gli diede fuoco: balbettava, si sentiva inadeguato, e definiva quella bellezza "insopportabile". Voleva distruggere ciò che era perfetto per liberarsi della propria bruttezza. Yukio Mishima ne trasse Il Padiglione d'Oro, uno dei romanzi giapponesi più celebri del Novecento.

La ricostruzione del 1955 è fedele all'originale, con due eccezioni che sembrano un risarcimento: la doratura fu estesa anche al secondo piano, completando il sogno interrotto dello shogun, e la foglia d'oro fu rifatta cinque volte più spessa. In un paese che ha fatto dell'impermanenza una filosofia, il Padiglione d'Oro è la risposta contraria: certe bellezze non si lasciano andare, si ricostruiscono più splendenti di prima.

09:00 - 17:00 (ultimo ingresso ~16:30) · Adulti ¥500, elementari e medie ¥300

Da Kinkakuji a Ryoanji, circa 15-20 minuti in autobus.

Ryoan-ji giardino zen Kyoto

Quindici pietre disposte su un letto di ghiaia bianca rastrellata in un rettangolo di 248 metri quadrati. Da qualunque punto della veranda si guardi, se ne vedono solo quattordici. Una pietra è sempre nascosta dietro un'altra. È il giardino zen più famoso del mondo, e probabilmente il più rigoroso esercizio di estetica buddhista mai realizzato.

Si visita sedendosi sulla veranda di legno della Hojo (residenza dell'abate, ricostruita nel 1499), in silenzio, lasciando che lo sguardo scorra sulle pietre raggruppate in cinque gruppi (5-2-3-2-3). Il muro di argilla bollita in olio che chiude il giardino su tre lati ha sviluppato col tempo macchie irregolari, espressione del concetto estetico wabi-sabi: la bellezza dell'imperfezione e del passare del tempo. La ghiaia viene rastrellata ogni mattina dai monaci.

Il complesso include anche il grande stagno Kyoyochi, costruito già nel XII secolo, che si attraversa lungo il sentiero d'ingresso: ninfee, aironi, isolette, alberi di ciliegio. Vicino al giardino di rocce c'è anche il celebre tsukubai, la vasca di pietra circolare con un'apertura quadrata al centro, attorno a cui sono incisi quattro caratteri che, letti combinandoli con il quadrato, recitano "ware tada taru wo shiru" ("io conosco solo la sufficienza", o "ho già tutto quello che mi serve"). UNESCO dal 1994.

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Il sito appartenne alla famiglia Fujiwara nel periodo Heian, poi nel 1450 fu acquisito dal signore della guerra Hosokawa Katsumoto (1430-1473), vice-shogun degli Ashikaga, che lo trasformò in tempio Zen della scuola Rinzai. Pochi anni dopo, ironia della storia, il tempio fu raso al suolo durante la Guerra Onin (1467-1477): una guerra civile che Hosokawa stesso aveva contribuito a scatenare, e che distrusse mezza Kyoto. Suo figlio Hosokawa Masamoto lo ricostruì nel 1488, e la Hojo attuale fu completata nel 1499.

L'identità del creatore del giardino di rocce è ignota, ed è uno dei misteri più discussi della storia dell'arte giapponese. Le ipotesi storiche sono tre: il monaco-pittore Sōami (1455-1525), Hosokawa Katsumoto stesso, o due giardinieri professionisti di nome Kotaro e Hikojiro (incisi sul retro di una delle pietre): erano kawaramono, "uomini delle rive del fiume", la classe sociale più bassa del Giappone medievale, considerati impuri perché lavoravano con cadaveri e pelli. Se l'attribuzione è corretta, è uno dei rari casi documentati di un'opera d'arte giapponese di livello mondiale firmata da membri di una casta paria.

Il giardino acquistò fama internazionale nel 1975, quando la regina Elisabetta II lo visitò durante il suo viaggio ufficiale in Giappone e ne lodò pubblicamente la bellezza in un'intervista alla BBC. Negli anni successivi divenne soggetto di articoli accademici, libri di filosofia, opere musicali (il compositore americano John Cage ne fece il fulcro di varie composizioni). Studi geometrici hanno dimostrato che la disposizione delle pietre rispetta principi della sezione aurea e crea linee di prospettiva nascoste che convergono in punti precisi: una struttura matematicamente sofisticata, sotto un'apparenza di disordine naturale. Il messaggio buddhista è netto: ciò che sembra casuale è meticolosamente costruito, e la verità completa (la quindicesima pietra) si raggiunge solo quando si abbandona il punto di vista personale.

08:00 - 17:00 · 600 yen ingresso

Da Ryoanji verso il centro e Nishiki Market, circa 30-40 minuti fra autobus e metro.

Pranzo · Nishiki Market

È il mercato coperto che i kyotoiti chiamano "la cucina di Kyoto": il posto giusto per un pranzo vagabondo, assaggiando piccole cose banco per banco.

Nishiki Market, galleria coperta con bancarelle di alimentari

Una galleria di 390 metri larga appena quattro, oltre 100 botteghe, e più di 400 anni di attività: i kyotoiti la chiamano "la cucina di Kyoto". Sottaceti colorati, pesce grigliato al momento, yuba, dolci di soia, tè di Uji.

Si gira assaggiando piccole cose: uno spiedino qui, una fetta di tamagoyaki là. Ma attenzione: a Kyoto è poco educato mangiare camminando, ci si ferma accanto al banco dove si è comprato. Un pranzo perfetto per oggi: componetelo assaggio dopo assaggio invece di sedervi in un unico posto.

Fra i banchi, la coltelleria Aritsugu, che dal 1560 è passata dalle spade imperiali ai coltelli da cucina, e il minuscolo santuario Nishiki Tenmangu, nascosto fra le vetrine all'estremità est.

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Il segreto del Nishiki scorre sotto i piedi: una falda, la Nishiki no mizu, che resta a 15-18 gradi tutto l'anno. Già nell'VIII secolo, prima che Kyoto fosse capitale, i pescivendoli scavavano pozzi sotto i banchi e li usavano come frigoriferi naturali. Quando l'imperatore Kammu fondò Heian-kyo nel 794, il mercato divenne fornitore del Palazzo Imperiale.

Lo shogunato lo riconobbe ufficialmente nel 1615. I toponimi sulle insegne, tutti con la parola uoya ("venditore di pesce"), testimoniano mille anni di tradizione ittica.

Il banco più famoso è Aritsugu, fondato nel 1560 da uno spadaio della corte imperiale. Quando il decreto haitōrei del 1876 vietò ai samurai di portare spade, la famiglia rischiò la rovina: si salvò convertendo la forgiatura delle lame in coltelli da cucina, ancora oggi stratificati come i katana e richiesti dai migliori cuochi del mondo.

In fondo alla galleria, schiacciato fra una pasticceria e un negozio di sushi, c'è il santuario di Sugawara no Michizane, erudito esiliato ingiustamente e diventato, dopo la morte, kami degli studi: gli studenti vengono qui a comprare amuleti prima degli esami. Si vede solo se si guarda con attenzione: come quasi tutto, al Nishiki.

Galleria sempre percorribile · botteghe in genere 10:00 - 17:00 (alcune 09:00 - 18:00) · ingresso libero, si paga solo ciò che si assaggia
Pomeriggio · Sannenzaka e Ninenzaka

Da Nishiki Market a Higashiyama sono circa 20-25 minuti fra metro/bus e camminata. Una salita acciottolata fra case di legno, botteghe e sale da tè, ferma all'Ottocento.

Via Sannenzaka, salita acciottolata fra case di legno tradizionali

Una salita acciottolata sul fianco di Higashiyama, fra machiya di legno a due piani, sale da tè, pasticcerie di wagashi, botteghe di ceramica kiyomizu-yaki e di kimono. Con la parallela Ninenzaka è Distretto di Conservazione delle Strutture Tradizionali: niente cavi aerei, niente insegne moderne, perfino i distributori di bibite sono mascherati in legno.

Si percorre piano, magari fermandosi per un matcha con warabi-mochi in una sala da tè.

Tre dettagli da cercare: i fiori di carta alle entrate, talismani della zona; i cartelli in ferro battuto delle case antiche; i tetti di tegole grigie, tutti alla stessa altezza per un patto edilizio vecchio di secoli.

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La leggenda è minacciosa: chi cade su Sannenzaka morirà entro tre anni, chi cade su Ninenzaka entro due. Nata nel periodo Edo, probabilmente come monito ai pellegrini su una salita scivolosa, ha però il suo rimedio: comprare una zucca-talismano hyotan nelle botteghe ai piedi della via. Esistono ancora, e vendono zucche essiccate scolpite e dipinte.

Le vie sono fra le più antiche di Kyoto: Ninenzaka fu lastricata nell'807, Sannenzaka nell'808, come sentieri di pellegrinaggio verso il tempio sulla collina. E sotto i lastricati dorme una storia oscura: la zona, anticamente chiamata Toribeno, era uno dei tre grandi luoghi di sepoltura della città, dove venivano abbandonati i morti che le famiglie non potevano cremare. Per alcuni storici, la leggenda della morte in tre anni è l'eco popolare di quel passato funerario.

Negli anni Settanta il piano regolatore voleva abbattere le machiya per fare condomini. La cittadinanza si oppose per anni, finché nel 1976 arrivò la tutela: la prima di Kyoto, modello per tutte le altre. Negli anni Ottanta della bolla immobiliare gli speculatori offrirono cifre miliardarie. Quasi nessuno cedette: le famiglie, qui da quattro o cinque generazioni, considerarono le offerte un insulto.

Ultima curiosità: nel 2017 una grande catena di caffetterie ha aperto qui dentro una machiya autentica del periodo Taisho, senza la sua consueta insegna verde. È l'unico suo locale al mondo dove si beve il caffè sui tatami, e dove il marchio si riduce a un piccolo segno discreto: anche le multinazionali, su questa salita, devono abbassare la voce.

Via pedonale sempre percorribile · botteghe in genere 10:00 - 18:00 (orari variabili) · gratis
Tardo pomeriggio · Matsui Sake Brewery

Da Higashiyama alla sede della cantina, vicino al Kamogawa a est del Kyoto Gosho, sono circa 20-25 minuti fra bus/metro e camminata. Una visita guidata di un'ora circa, con degustazione finale, prima di scendere verso Pontochō per cena.

16:30
Matsui Sake Brewery

Una sakagura fondata nel 1726, guidata ancora oggi dalla stessa famiglia, alla quindicesima generazione. Si trova a est del Kyoto Gosho, appena oltre il fiume Kamogawa, dentro un edificio dall'aspetto moderno che sorprende: al pian terreno nasconde un pozzo tradizionale, una palla di cedro (sugidama) e travi di legno spesse, gli elementi classici di ogni sakagura giapponese.

La visita guidata (disponibile in inglese) porta dentro la produzione vera e propria: si vede il processo di fermentazione del riso e si chiude con una degustazione al banco delle etichette della casa, fra cui il junmai di punta Kamikura e un nama genshu appena spillato. Dura circa un'ora-un'ora e un quarto.

Prima della visita, in genere vi chiederanno di evitare cibi fermentati nelle ore precedenti, profumi o creme forti, e di vestire comodi (l'area produzione è tenuta fra i 10 e i 20 gradi).

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Fondata nel 1726 nella provincia di Tajima (l'odierna Hyōgo), la famiglia Matsui portò l'attività a Kyoto entro la fine del periodo Edo; l'attuale sakagura sulle rive del Kamogawa risale alla fine dell'era Taishō. Dopo una lunga interruzione della produzione a partire dagli anni Settanta, la fabbrica è stata rilanciata nel 2009 ed è oggi guidata dalla quindicesima generazione della famiglia. È oggi una delle fornitrici ufficiali di sake per alcuni fra i templi e santuari più importanti della città, incluso il santuario Shimogamo. La sede attuale, ricavata al piano terra di un edificio dall'aspetto moderno, è stata pensata apposta come "un nuovo tipo di sakagura": diversa dalle tradizionali cantine in legno, ma fedele nella sostanza, con pozzo, sugidama e travi a vista.

Il marchio storico della casa è Kamikura, un junmai-shu pulito e verticale, affiancato da etichette più giocose come il Fuji Chitose Shiboritate Nama Genshu (sake grezzo appena pressato, non pastorizzato) e il Fuji Chitose Junmai Nigorizake (sake torbido, dolce e vellutato). La cantina propone assaggi generosi guidati dallo staff, spesso con l'attuale titolare stesso a raccontare la storia di famiglia.

Visite su prenotazione, in genere 10:00 - 18:00 (chiuso domenica, festivi e 1-5 gennaio) · circa ¥3.600 a persona (comprende credito degustazione e guida in inglese)
Da ricordare ✏️

La visita alla Matsui Sake Brewery è già prenotata per le 16:30 del 4 novembre.

Sera · Cena a Pontochō

Dalla cantina a Pontochō sono circa 15-20 minuti fra metro e camminata. Pontochō è il vicolo di pietra più fotografato di Kyoto, parallelo al Kamogawa: lanterne di carta accese al crepuscolo, case di legno scuro, ristoranti di ogni livello incastrati uno sull'altro. È la cornice perfetta per la cena di stasera.

Pontochō, vicolo lastricato con lanterne di carta

Un vicolo di pietra largo due metri e lungo cinquecento, parallelo al Kamogawa: case di legno scuro, grate kōshi alle finestre e, sopra ogni porta, una lanterna di carta con lo chidori, il piccolo uccello di fiume emblema del quartiere.

È una delle cinque hanamachi di Kyoto, i quartieri delle geisha, e il vicolo più fotografato della città. Dentro, ristoranti di ogni livello: dalle ochaya esclusive, accessibili solo su presentazione, ai kaiseki, fino agli izakaya informali dove si cena stasera.

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Il nome viene quasi certamente dal portoghese: la parola "ponte", arrivata con i missionari gesuiti del Cinquecento, si fuse con il giapponese chō, "via". È uno dei pochissimi toponimi giapponesi di origine europea, coevo di tenpura, nato dai giorni di digiuno cattolico in cui si mangiava pesce fritto.

Qui, a inizio Seicento, nacque il kabuki. Izumo no Okuni, ex sacerdotessa shintoista, ballava sulle rive del Kamogawa vestita da uomo: uno scandalo che attirò folle enormi e fece scuola in tutto il paese. Nel 1629 il governo vietò alle donne di esibirsi, e da quell'editto nasce il kabuki tutto al maschile.

Il vicolo stesso è terra strappata al fiume: un banco di sabbia bonificato nel 1670, diventato quartiere di locande e case da tè, poi hanamachi ufficiale nel 1712. Al teatro Pontocho Kaburenjo va in scena dal 1872 il Kamogawa Odori, lo spettacolo annuale delle geiko: fra gli ospiti d'onore passarono Charlie Chaplin e Jean Cocteau, che scrisse di avervi visto "il movimento puro".

Vicolo sempre percorribile, lanterne accese al crepuscolo · ristoranti in genere 17:00 - 23:00
Opzioni cena · Pontochō
Yasube, okonomiyaki a Pontochō
16:30 - 23:30 (sab, dom e festivi dalle 15:00) · chiuso martedì · solo contanti
Yamatomi, cucina kyotoita a Pontochō
12:00 - 14:00 / 16:00 - 23:30
Consiglio pratico

1Yasube è il posto giusto per un okonomiyaki, la "frittata salata" giapponese a base di pasta di farina, cavolo e ingredienti a scelta (carne, gamberi, formaggio, verdure). Il tavolo ha la sua piastra calda teppan incassata: l'okonomiyaki viene cucinato lì davanti agli ospiti e resta caldo durante tutto il pasto. Atmosfera informale, prezzi onesti (okonomiyaki da ¥630 (circa €3,5), birra da ¥550 (circa €3)), si paga solo in contanti.

2Yamatomi è una storica cucina kyotoita nel cuore di Pontochō: oltre 100 piatti diversi a ¥500 (circa €2,5) l'uno, si compone il pasto come si vuole (yuba, tofu morbido, namafu, oden, sashimi, verdure di stagione, spiedini fritti). È la formula "tante cose piccole" tipica della cucina di Kyoto, perfetta da condividere. Atmosfera di vecchia osteria, si entra senza prenotare.

Sera · Passeggiata sul Kamogawa

A due passi da Pontochō, appena attraversato il vicolo verso il fiume. Una passeggiata breve e senza impegno per chiudere la giornata, prima di rientrare in hotel.

Da Pontochō al Kamogawa, un minuto a piedi: basta attraversare il vicolo verso il fiume.

Fiume Kamogawa, argini erbosi nel cuore di Kyoto

Guardate le coppie sedute lungo l'argine, dopo cena: sono tutte alla stessa distanza l'una dall'altra, senza che nessuno l'abbia deciso. Il fenomeno ha perfino un nome, "kamogawa equidistance", ed è uno dei piccoli spettacoli gratuiti di Kyoto.

Il Kamogawa attraversa la città da nord a sud ed è il suo salotto pubblico: rive larghe e basse, fra prato e ciottoli. Di sera, con le luci di Pontochō alle spalle e l'acqua che scorre piano, è una delle passeggiate più rilassanti per chiudere una giornata piena.

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Questo fiume è un drago. Quando l'imperatore Kammu fondò Heian-kyo nel 794, scelse il sito secondo la geomanzia cinese: la città doveva essere protetta dai quattro guardiani celesti, e il Kamogawa era il drago azzurro a est, accanto alla tartaruga nera della montagna a nord e alla tigre bianca della strada a ovest.

Per secoli fu il termometro della città: bagni di purificazione degli aristocratici Heian, duelli di samurai, e nel periodo Edo le esecuzioni capitali. L'imperatore Shirakawa ammise che tre cose non poteva controllare: "i monaci-guerrieri del monte Hiei, il lancio dei dadi e le acque del fiume Kamo". Poco lontano dalle sponde, il 10 dicembre 1867, il samurai pro-imperialista Sakamoto Ryoma fu assassinato in una locanda: un mese dopo, la Restaurazione Meiji avviava il Giappone moderno che aveva sognato.

Argini sempre accessibili · gratis

Dopo la passeggiata, rientro in hotel a piedi o con un breve tratto di metro fino a Gojō. A domani per la seconda giornata a Kyoto 🌸

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Giorno 8 · giovedì 5 novembre · Nara e Fushimi Inari

Parco di Nara · Todaiji · Kasuga Taisha · Fushimi Inari. Gita di giornata all'antichissima prima capitale del Giappone: i cervi sacri in libertà, il Grande Buddha di bronzo dentro il più grande edificio di legno del mondo, il viale delle tremila lanterne. Rientro nel tardo pomeriggio verso Kyoto per salire fra i diecimila torii rossi di Fushimi Inari.
Mattina · Trasferimento a Nara

Colazione veloce al konbini o alla caffetteria vicino all'hotel, poi si parte presto per Nara, una gita di giornata da Kyoto. Tutte le attrazioni principali (parco, Todaiji, Kasuga Taisha) sono concentrate nello stesso grande parco e si percorrono comodamente a piedi.

🚆 Sulla gita a Nara

Da Kyoto a Nara il treno impiega circa 45 minuti. Nel tardo pomeriggio, sulla via del rientro verso Kyoto, ci si ferma a Fushimi Inari (che è proprio sulla linea fra le due città). Orari, biglietti e indicazioni pratiche per questi spostamenti li trovate nel documento trasporti finale.

Da Kyoto a Nara, circa 45 min in treno.

Mattina · Parco di Nara e i cervi
Parco di Nara, cervi in libertà

Mille trecento cervi sika in libertà in un parco di circa 660 ettari, considerati messaggeri sacri degli dei dalla tradizione shintoista locale e tutelati come Monumento Naturale Nazionale dal 1957. Camminano fra i visitatori, attraversano i sentieri, si avvicinano a chi tiene in mano un biscotto. È normale incontrarne uno seduto sul marciapiede o appoggiato a un albero.

Lungo i sentieri ci sono bancarelle di shika senbei, biscotti per cervi (200 yen al pacchetto): chi ne tiene uno in mano viene seguito, e in molti casi i cervi vi faranno l'inchino. È una piccola coreografia che hanno imparato da soli, nel tempo. Tenete il pacchetto al riparo da tasche e zaini, sennò i cervi cercano di prenderlo da soli: sono curiosi e a volte mordono lievemente per attirare l'attenzione (innocuo, ma sorprendente).

Approfondisci

Per oltre mille e cento anni, uccidere un cervo a Nara era reato punibile con la pena di morte. La protezione nasce da una leggenda dell'VIII secolo: quando la nuova capitale fu fondata nel 710, il clan Fujiwara invitò il dio guerriero Takemikazuchi a trasferirsi a Nara, e secondo la tradizione il dio arrivò cavalcando un cervo bianco. Da quel giorno tutti i cervi della valle furono considerati discendenti di quel cervo divino.

Quando lo shogunato cadde e la legge di tutela fu abolita, la popolazione crollò: alla fine della Seconda Guerra Mondiale ne erano rimasti 79. Nel 1957 i cervi furono dichiarati Monumento Naturale Nazionale, ed è grazie a questa protezione che oggi sono di nuovo circa 1.300.

Sempre aperto · Gratis · Senbei per cervi 200 yen · Tenete chiusi mappe e bustine di carta: i cervi le mangiano
Todaiji, il Daibutsuden

Il più grande edificio di legno del mondo, costruito per ospitare una delle più grandi statue di Buddha in bronzo del mondo. E quello che si vede oggi è solo due terzi della costruzione originale del 752: l'edificio di un tempo era ancora più grande, fiancheggiato da due pagode alte circa 100 metri.

Si entra dal portale Nandaimon, sotto due statue lignee dei Nio, i guardiani del Buddha: alti 8,4 metri, scolpiti nel 1203 dai maestri Unkei e Kaikei con la loro bottega in soli 69 giorni, fra i capolavori massimi della scultura giapponese. La grande sala principale, il Daibutsuden, custodisce il Daibutsu: una statua di bronzo del Buddha Vairocana seduto sul fiore di loto, alta 15 metri e pesante 500 tonnellate. Solo la mano aperta è alta quanto una persona.

Al fondo della sala, una colonna ha un buco delle stesse dimensioni della narice del Buddha: si dice che chi riesce a passarci attraverso otterrà l'illuminazione nella prossima vita. Funziona soprattutto per bambini e ragazzi minuti, ma anche adulti agili ce la fanno: un piccolo gioco divertente da provare.

Approfondisci

Tra il 735 e il 737 una epidemia di vaiolo uccise oltre un terzo della popolazione del Giappone. L'imperatore Shomu, credendo che la pestilenza fosse conseguenza del suo comportamento, nel 743 emanò l'editto di costruzione del Grande Buddha per proteggere il paese. Mobilitò l'intera popolazione: secondo i registri del tempio, 2,6 milioni di persone (quasi metà del paese) contribuirono con denaro, tempo o materiali, e la fusione esaurì tutto il rame disponibile sul territorio.

Il Buddha che si vede oggi è solo in parte l'originale: è bruciato due volte nelle guerre civili (1180 e 1567) ed è stato ricostruito ogni volta. Le gambe e la base di loto sono originali dell'VIII secolo, il busto è del XVI secolo, la testa è del XVII. Osservando da vicino, il colore del bronzo varia. Patrimonio UNESCO dal 1998.

Daibutsuden 07:30 - 17:30 (apr-ott) · 800 yen · Portale Nandaimon e viale d'ingresso sempre accessibili e gratis
Pranzo · fra Naramachi e il Todaiji

Due opzioni casual, una nel quartiere antico di Naramachi e una proprio dentro il complesso del Todaiji, per non perdere tempo e restare nella zona.

Opzioni pranzo · Naramachi e Todaiji
Hiraso Naramachi
11:30 - 20:00 · chiuso lunedì
Todaiji Emado Chaya
11:00 - 15:00
Consiglio pratico

1Hiraso Naramachi è il posto migliore in città per il kakinoha-zushi, la specialità di Nara: pesce (sgombro, salmone o trota) conservato dentro foglie di cachi che danno aroma e mantengono la freschezza, una tecnica antica di conservazione tipica delle prefetture interne lontane dal mare. Menù con tre tipi di pesce + sottaceti + chagayu (porridge di tè verde) + dolce, ¥1.500-2.000 (circa €9-12). Anche da asporto in una bella scatoletta di legno, utile per un picnic al parco fra i cervi.

2Todaiji Emado Chaya è dentro il complesso del Todaiji, in stile chaya tradizionale con vista verso il Nigatsudo: menù casual con oyakodon, soba fredda con tempura, udon e dolci tradizionali. Prezzi onesti per la zona, ¥1.000-1.500 (circa €6-9), atmosfera serena. Walk-in.

Pomeriggio · Kasuga Taisha

Dal Todaiji al Kasuga Taisha si cammina dentro lo stesso parco, circa 15-20 minuti fra gli alberi e i cervi.

Kasuga Taisha, viale di lanterne in pietra

Tremila lanterne. Duemila in pietra ricoperte di muschio lungo il viale d'accesso, mille in bronzo dorato sotto i colonnati del santuario. Vengono accese tutte insieme solo due volte all'anno. Il santuario shintoista più importante di Nara, fondato nel 768 dal clan Fujiwara, Patrimonio UNESCO dal 1998.

La via d'accesso è uno dei viali più suggestivi del Giappone: una strada acciottolata di circa un chilometro fiancheggiata dalle lanterne in pietra, immersa in un bosco di cedri secolari, con i cervi che vagano fra le statue. All'arrivo, le pareti vermiglie del santuario contrastano con il verde profondo della foresta. Entrare al recinto interno (500 yen) permette di vedere da vicino le mille lanterne in bronzo, donate da nobili, samurai e mercanti dal Medioevo in poi.

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Kasuga Taisha ha inventato una tradizione che oggi è ovunque in Giappone: la fila di lanterne in pietra lungo il viale di accesso ai santuari. La pratica nacque qui nel periodo Kamakura, quando i fedeli iniziarono a donare lanterne per illuminare il cammino degli dei. Ancora oggi, oltre il 70% di tutte le lanterne in pietra più antiche sopravvissute in Giappone si trova qui.

Il santuario pratica ancora il rito dello Shikinen Zotai: ogni 20 anni, da oltre 1.200 anni, viene smantellato e ricostruito identico sopra le stesse fondamenta. Dietro al santuario si estende inoltre una foresta vergine che dall'841 d.C., per ordine imperiale, è vietata alla caccia e al taglio del legname: per oltre 1.180 anni nessuno ha potuto toccare gli alberi.

06:30 - 17:30 (mar-ott) · Recinto esterno gratis, recinto interno 500 yen
Tardo pomeriggio · Fushimi Inari

Verso le 16:30 ci si rimette in viaggio dalla zona di Nara verso Fushimi Inari, sulla via del rientro a Kyoto. Arrivare nel tardo pomeriggio è una scelta precisa: la luce calda sui torii è bellissima, la folla del giorno si dirada, e il santuario rimane aperto e illuminato anche di notte, quindi non c'è fretta.

Da Nara a Fushimi Inari, circa 35-45 min in treno (sulla via del rientro a Kyoto).

16:30
Fushimi Inari Taisha, tunnel di torii rossi

Il santuario shintoista più visitato del Giappone, dedicato a Inari, divinità del riso, dell'agricoltura, della prosperità e degli affari. Fondato nel 711, prima ancora che Kyoto diventasse capitale, è la sede principale di una rete di oltre 30.000 santuari Inari sparsi per tutto il Giappone. La sua immagine più riconoscibile sono i circa 10.000 torii rossi vermiglio che formano tunnel lungo il sentiero che sale sulla montagna sacra Inariyama (233 metri).

Ogni torii è stato donato da una persona o un'azienda in segno di gratitudine per un voto esaudito: sul retro di ognuno si trovano nome del donatore e data inscritti in nero. I prezzi vanno da circa 400.000 yen per i più piccoli a oltre 1 milione per i grandi. I primi due tunnel più fotografati formano il Senbon Torii, i "mille torii", all'inizio del sentiero principale.

Lungo il percorso si incontrano decine di statue di volpi (kitsune), i messaggeri di Inari, alcune con una chiave dorata in bocca, altre con un fascio di spighe. Per il giro breve si arriva al Yotsutsuji, l'incrocio panoramico a metà montagna (45-60 min andata e ritorno) che regala già una bella vista sulla città. Il giro completo fino in cima richiede 2-2,5 ore.

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Inari è una delle divinità più complesse dello shintoismo: androgina, protegge il riso, il sake, i fabbri, gli attori e gli affari. Nel periodo Edo divenne la divinità preferita dei mercanti; oggi è la patrona delle multinazionali. Toyota, Panasonic, Mitsubishi hanno tutti torii inscritti con il loro nome qui, donati come ringraziamento per la prosperità. Il colore vermiglio viene da un pigmento di cinabro mescolato a olio di tung, e nel pensiero shintoista il rosso scaccia gli spiriti maligni.

Si dice che Inari preferisca offerte di aburaage (tofu fritto, il "cibo preferito delle volpi"): per questo i ristoranti vicini al santuario servono kitsune udon ("udon della volpe", con tofu fritto sopra) e inari-zushi (sushi avvolto nel tofu fritto, considerato un piatto fortunato per gli affari). Fushimi Inari è anche la location della celebre scena di Memoirs of a Geisha (2005), in cui la giovane Chiyo corre attraverso il tunnel dei torii.

Santuario sempre aperto, anche di notte · Gratis · Giro breve fino a Yotsutsuji ~45-60 min A/R, giro completo ~2-2,5 ore
Sera · Cena vicino al santuario Fushimi Inari

Lungo la via d'accesso al santuario ci sono i locali tipici che servono le specialità legate a Inari: kitsune udon e inari-zushi. Tenete presente che molti chiudono presto, intorno al tramonto: se scendete tardi, l'alternativa è cenare rientrando verso la Stazione di Kyoto (a pochi minuti di treno), dove avete tutta la scelta di sempre.

Opzioni cena · vicino al santuario Fushimi Inari
Unatoto Udon Kiraku Fushimi Inari
11:00 - 21:00 circa
Gyukatsu Fushimi Inari
11:00 - 22:00
Consiglio pratico

1Unatoto & Udon Kiraku è un'insegna doppia a pochi passi dal santuario, specializzata da un lato nell'unagi (anguilla glassata su riso, l'una-don classico), dall'altro negli udon dal brodo chiaro tipico del Kansai. Ottimo rapporto qualità-prezzo per provare l'unagi senza spendere cifre da ristoranti specializzati: una ciotola sotto i 1.500-1.800 yen (circa €9-11). Atmosfera casual, walk-in.

2Gyukatsu Kyoto Katsugyu è invece la filiale Fushimi della catena specializzata in gyukatsu: cotoletta di manzo impanata leggermente, scottata fuori e ancora rosa dentro, da finire di cuocere a tavola sulla piastra di pietra calda. Set con riso, miso e contorno intorno ai 1.500-2.000 yen (circa €9-12). Anche qui walk-in, atmosfera in stile kappo moderno.

Rientro in hotel a Kyoto. Domani si continua a esplorare la città 🌸

Osaka

Osaka

Se Kyoto è il Giappone che sussurra, Osaka è il Giappone che ride forte e vi tira per la manica verso il prossimo banchetto. È la città del cibo di strada e delle insegne sopra le righe, del dialetto sboccato e delle battute facili: i suoi abitanti hanno fama di essere i più caldi e diretti del paese, gente che attacca discorso con uno sconosciuto e finisce per offrirgli da bere.

Per secoli è stata la cucina e il mercato del Giappone, il porto dove arrivava il riso di tutto il paese e dove i mercanti contavano i soldi mentre i samurai contavano gli onori. Da quella vocazione popolare viene tutto il resto: il culto del mangiar bene spendendo poco, il kuidaore ("mangiare fino a rovinarsi"), i vicoli di lanterne e i canali al neon. Sopra ai banchetti veglia ancora un castello d'oro.

Ultima tappa del viaggio, nel modo più allegro possibile: gallerie coperte, un mercato che i locali chiamano "la cucina della città", un quartiere giovane pieno di murales, e la sera che esplode di neon lungo il canale di Dōtonbori.

Giorno 9 · venerdì 6 novembre · Da Kyoto a Osaka e il cuore di Minami

Trasferimento · Shinsaibashi-suji · Mercato Kuromon · Amerikamura · Dōtonbori · Katana · Tempio Hōzenji. La mattina si lascia Kyoto per Osaka, poi pomeriggio e sera nel cuore di Minami fra gallerie coperte, street food e neon, con la cena wagyū di chiusura nel vicolo di pietra di Hōzenji.
Mattina · Da Kyoto a Osaka

Trasferimento fra i più semplici del viaggio: in circa un'ora siete a Osaka. L'idea è arrivare in mattinata, lasciare i bagagli in hotel e ripartire leggeri per Minami, la zona dove passerete praticamente tutto il resto del soggiorno.

Colazione con calma in hotel a Kyoto. Check-out dall'Henn na Hotel Premier Kyoto Gojo Karasuma, bagagli pronti.

Dall'hotel si prende la metro fino alla Stazione di Kyoto, poi il treno fino alla Stazione di Osaka, e da lì la metropolitana diretta a Yotsubashi: in tutto circa un'ora di viaggio, e siete a pochi passi dal Via Inn Prime Shinsaibashi-Yotsubashi. Tutti gli orari e i cambi precisi sono nel documento trasporti.

🧳 Bagagli in hotel

Arrivate probabilmente prima dell'orario di check-in: lasciate i bagagli alla reception dell'hotel e ripartite leggeri. La zona di Minami (Shinsaibashi, Yotsubashi, Dōtonbori) si gira tutta a piedi, e l'hotel è proprio a Yotsubashi, nel cuore della zona.

Mattina · Shinsaibashi-suji

Si comincia dalla galleria commerciale più famosa della città, a pochi minuti a piedi dall'hotel: una passeggiata coperta e climatizzata che porta dritta verso Dōtonbori, perfetta per scaldare i motori senza prendere sole.

Shinsaibashi-suji, la galleria commerciale coperta di Osaka

La galleria commerciale coperta più famosa di Osaka: quasi 600 metri di arcade pedonale al riparo dal sole e dalla pioggia, dritta nel cuore di Minami. Da un capo all'altro è un fiume continuo di gente (decine di migliaia di persone al giorno, il doppio nei weekend) fra negozi di moda, drugstore, cosmetici, boutique e marchi internazionali.

È anche la spina dorsale della zona: si imbocca all'estremità nord dal grande magazzino Daimaru e, camminando verso sud, si sbuca dritti sul ponte Ebisubashi e sui neon di Dōtonbori. In mezzo, una passeggiata al riparo dal sole (e dalla pioggia) che è già un pezzo di Osaka.

Dietro le insegne luminose c'è una storia lunga: qui si fa shopping da circa quattro secoli, fin dall'epoca Edo, e fra i marchi globali sopravvivono ancora vecchie botteghe di kimono e di tè.

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L'ancora storica dell'arcade è il grande magazzino Daimaru Shinsaibashi, all'estremità nord. La casa madre Daimaru nasce come bottega di stoffe a Kyoto nel 1717, e il negozio di Osaka aprì su questa via nel 1726. L'edificio principale, in stile Art Déco, è opera dell'architetto americano William Merrell Vories (anni Trenta), restaurato e in parte ricostruito nel 2019: vale la pena alzare lo sguardo sulle decorazioni della facciata e degli interni.

Arcade coperta sempre percorribile · negozi tipicamente ~11:00 - 20:00/21:00 · accesso diretto dalla stazione di Shinsaibashi (metro Midōsuji)
Pranzo · Mercato Kuromon

Da Shinsaibashi al Kuromon sono pochi minuti a piedi verso est. Il mercato è il pranzo: si gira fra i banchi e si mangia in piedi, assaggio dopo assaggio. Arrivando verso mezzogiorno e mezza si evita la coda.

Da Shinsaibashi al mercato Kuromon, circa 10 min a piedi (zona Nipponbashi).

Il mercato coperto Kuromon con le bancarelle di pesce e cibo di strada

Una galleria coperta lunga quasi 600 metri, fila ininterrotta di banchi: capesante grigliate al momento, fette di tonno grasso, spiedini di wagyū, ricci di mare, fragole, granchi vivi. A Osaka lo chiamano "la cucina della città", e non è un modo di dire: per generazioni i cuochi dei ristoranti sono venuti qui a fare la spesa all'alba.

Oggi è anche il posto giusto per il viaggiatore goloso: molti banchi cucinano e servono sul momento, e si mangia camminando, assaggio dopo assaggio. È il kuidaore in versione mercato, dove ogni bancarella è una piccola tentazione e si finisce per provare cose che non si saprebbero nemmeno ordinare al ristorante. Una regola di rispetto: non si butta a terra niente, la spazzatura si riporta al banco dove si è comprato.

Il nome, "porta nera", viene dal grande cancello scuro di un tempio che sorgeva qui due secoli fa: il tempio è sparito, il nome è rimasto.

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Le origini del Kuromon risalgono al tardo periodo Edo, quando un mercato del pesce informale cominciò a formarsi attorno a un tempio chiamato Enmyoji, che aveva una grande porta nera (kuro-mon) all'ingresso. Il tempio bruciò agli inizi del Novecento, ma il soprannome "Kuromon Ichiba" era ormai entrato nell'uso e rimase: oggi è uno dei pochi nomi commerciali di Osaka che fanno riferimento a un edificio scomparso da oltre un secolo.

Una bancarella iconica da cercare è quella del fugu, il pesce palla: è una specialità mortale se preparata male (contiene una neurotossina potentissima), e in Giappone solo i cuochi con licenza speciale possono servirlo. Osaka è la sua capitale, consuma da sola gran parte del fugu di tutto il paese, e qui lo si trova come sashimi tagliato così sottile da vedersi attraverso il piatto, in tempura o in zuppa.

Gran parte dei banchi ~09:00 - 18:00 (molti chiudono prima la sera) · ingresso gratis, si paga solo quel che si mangia
Consiglio pratico

1il Kuromon è il pranzo: conviene fare prima un giro completo del mercato senza comprare niente, vedere cosa c'è, e poi tornare alla bancarella che vi ha colpito. Quasi tutti i banchi hanno sgabelli alti per mangiare in piedi accanto al bancone. Calcolate intorno ai ¥2.000 (circa €11) a testa per provare tre o quattro cose diverse.

Pomeriggio · Amerikamura e Dōtonbori

Si torna verso ovest per Amerikamura, il quartiere giovane di Osaka, e poi si scende su Dōtonbori, che di pomeriggio si scopre con calma e di sera esplode di luci. Tutto in pochi minuti a piedi l'uno dall'altro.

Dal Kuromon all'American Village, circa 10-15 min a piedi.

Le strade colorate e i murales di Amerikamura

Un dedalo di stradine a due passi dalle vetrine eleganti di Shinsaibashi, dove di colpo cambia tutto: murales, negozi di vintage, vinili usati, abiti hip-hop, ragazzi seduti per terra a Triangle Park con una crêpe in mano. È la capitale della cultura giovane del Giappone occidentale, e nei fine settimana ci si riversano centinaia di migliaia di ventenni.

Tutto nacque negli anni Settanta dall'onda del surf e della West Coast americana: qualche negozietto cominciò a importare jeans, dischi e magliette usate dalla California. Per i giovani di Osaka quegli oggetti erano molto più che vestiti, erano il profumo di un altro modo di vivere, libero e sfacciato. Da lì il soprannome, "il villaggio americano".

A vegliare su tutto, da un palazzo, una piccola Statua della Libertà: il simbolo perfetto di un quartiere che ha sempre fatto della libertà la sua bandiera.

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Prima del 1969 l'attuale Amerikamura era una zona spenta della città, fatta di magazzini e parcheggi. La trasformazione cominciò con un caffè di nome LOOP, aperto nel 1969 da un gruppo di giovani creativi davanti al Triangle Park: divenne il ritrovo della scena artistica indipendente, e attorno cominciarono ad aprire negozi di dischi rock americani, abiti usati comprati sulla costa ovest degli Stati Uniti, jeans, tavole da surf.

Il nome "Amerika-mura" si diffuse nei primi anni Settanta, e nel 1983 il pittore Seitaro Kuroda dipinse il celebre murale "Peace on Earth" su una facciata del Triangle Park, una grande colomba dai colori tribali ispirata alla controcultura americana: è rimasto lì da oltre quarant'anni ed è il simbolo del quartiere. Oggi molto dell'autenticità degli anni '70 si è persa, ma per vedere dal vivo la cultura giovanile giapponese di oggi resta il posto giusto.

Quartiere sempre accessibile · negozi tipicamente ~11:00 - 20:00 · ingresso gratuito
Il canale di Dōtonbori illuminato dalle insegne al neon

C'è un momento, la prima sera, in cui ci si ferma sul ponte e si capisce Osaka di colpo: il canale stretto, mille insegne al neon che tremano sull'acqua nera, la folla che ride, l'odore di fritto, e sopra tutto un omino che corre con le braccia al cielo, il Glico Running Man. Non è un'attrazione da spuntare: è il cuore della città che batte sotto i piedi.

Dōtonbori è la patria del kuidaore, l'arte di rovinarsi mangiando: takoyaki (le polpettine di polpo) servite bollenti, okonomiyaki sulla piastra, granchi giganti meccanici che muovono le chele sopra le porte. Qui non si mangia seduti e composti, si mangia camminando, in piedi, ridendo, passando da un banchetto all'altro.

Quell'omino corre nello stesso identico punto dal 1935: ha cambiato sei volte la pelle, mai la posa, mai il sorriso. È la promessa che questa città fa a chi arriva, di sera, per la prima volta.

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Il canale fu scavato all'inizio del Seicento da un imprenditore di nome Doton, che ci rimise la vita nell'assedio di Osaka prima di vederlo finito: gli abitanti gli intitolarono l'opera, "il canale di Doton". Lungo le sue rive fiorirono i teatri kabuki e bunraku, e con i teatri le bancarelle di cibo per il pubblico: la vocazione gastronomica della zona nasce lì.

Il Glico Running Man arrivò nel 1935, insegna della Ezaki Glico, marca di caramelle: il messaggio era che un solo dolcetto dava l'energia per correre 300 metri, da qui il corridore che taglia il traguardo. È rimasto inchiodato allo stesso angolo per quasi un secolo, mentre tutte le insegne vicine cambiavano: la versione attuale, la sesta, è del 2014 ed è la prima a LED. Accanto, il granchio gigante del Kani Doraku e gli altri cartelloni fuori scala sono diventati attrazioni a sé.

Zona sempre accessibile, dà il meglio dopo il tramonto · gratis (il cibo di strada a parte)
Sera · Cena wagyū e Tempio Hōzenji

La cena di stasera è quella speciale: manzo wagyū e Kobe beef da grigliare al tavolo, in zona Shinsaibashi. Va prenotata in anticipo. Dopo cena, una breve passeggiata fino al piccolo tempio coperto di muschio nel vicolo di Hōzenji, a due passi da Dōtonbori.

Da ricordare ✏️

La cena da Kobe Beef Wagyu Katana va prenotata: segnatevi di prenotare a inizio ottobre per le 20:00 del 6 novembre su questo link. Senza prenotazione rischiate di non entrare.

Da Dōtonbori al ristorante, pochi minuti a piedi verso Shinsaibashi.

20:00
Cena speciale · Shinsaibashi
Wagyū e Kobe beef alla griglia
prenotazione obbligatoria · 20:00
Consiglio pratico

1ristorante specializzato in manzo wagyū e Kobe beef da grigliare al tavolo, in zona Shinsaibashi. Si grigliano da soli fettine marmorizzate che si sciolgono in bocca, con tagli pregiati: è la cena di chiusura della tappa di Osaka, prenotata in anticipo, arrivate rilassati e godetevi il pasto. Dopo, vale la pena fare due passi fino al vicolo di pietra di Hōzenji, una delle immagini più suggestive di Osaka.

Dal ristorante al Tempio Hōzenji, circa 5 min a piedi verso Dōtonbori.

La statua coperta di muschio del Tempio Hōzenji

Una statua di pietra completamente verde: un manto di muschio così denso da nascondere del tutto i lineamenti. È il Mizukake Fudō, e i fedeli che lo pregano gli versano addosso un mestolo d'acqua a ogni preghiera. Il muschio cresce così, generazione dopo generazione, da quasi cento anni: la statua nuda sotto è del XVII secolo, ma il muschio è la sua vera pelle.

Hōzenji è un piccolo tempio buddhista nascosto in un vicolo di Dōtonbori, fondato nel 1637. Si arriva da una stradina cieca lastricata che si apre fra due ristoranti, ed è subito un'altra città: silenzio, lampade di pietra, il rumore dell'acqua versata sulla statua, l'odore del legno bagnato.

Il rituale è semplice e ancora vivo: si prende un mestolo di legno, si attinge dal bacino e si versa l'acqua sulla statua formulando il proprio desiderio. Cuochi dei ristoranti vicini e gente del quartiere passano qui ogni giorno. Accanto si apre lo Hōzenji Yokochō, il vicolo dove avete appena cenato: uno dei luoghi più intimi e atmosferici di Osaka.

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Il tempio fu fondato nel 1637 e diede il nome alla zona, "Sennichimae" ("davanti ai Mille Giorni"), perché il fondatore vi praticò un memoriale buddhista di mille giorni di preghiere consecutive. La statua rappresenta il Fudō Myōō, il "Re della Conoscenza Immobile", divinità guardiana che con la spada distrugge l'ignoranza: un volto in origine terrificante, oggi del tutto invisibile sotto il muschio.

La tradizione di versare l'acqua nasce negli anni Venti del Novecento: una donna del quartiere, pregando per la guarigione di un parente, bagnò spontaneamente la statua, e il familiare guarì. Altri seguirono il suo esempio, e decennio dopo decennio la statua, sempre bagnata, si coprì di muschio. Quando i bombardamenti del 1945 rasero al suolo gran parte del tempio, la statua sopravvisse intatta: da allora è una delle "power spot" più amate di Osaka, cara soprattutto ai mercanti che pregano per gli affari.

Sempre aperto · ingresso gratuito

Dopo il tempio, rientro in hotel a Yotsubashi. A domani per la seconda giornata a Osaka 🌸

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Giorno 10 · sabato 7 novembre · Castello, Harukas e Shinsekai

Castello di Osaka · Abeno Harukas e parco di Tennōji · Den Den Town · Shinsekai. Mattina al castello d'oro di Hideyoshi, pomeriggio fra la vista gratuita di Abeno Harukas e il verde del parco di Tennōji, poi il regno otaku di Den Den Town, sera nella Osaka retrò e kitsch di Shinsekai a cena di kushikatsu.
Mattina · Castello di Osaka

Si parte dal simbolo della città. Andarci di mattina significa evitare la coda all'ascensore della torre. Il parco intorno, enorme, merita una passeggiata lungo i fossati anche solo dall'esterno.

Dall'hotel al Castello di Osaka, circa 20-25 min in metro. La stazione più comoda è Osakajōkōen, poi ~10 min a piedi nel parco.

Il Castello di Osaka con la torre bianca e gli ornamenti dorati

Bianco e verde con gli ornamenti in oro, su cinque piani in cima a un terrapieno di pietre enormi: prima ancora di essere un monumento, questo castello è il sogno di un uomo. Lo volle nel 1583 Toyotomi Hideyoshi, un ragazzo nato contadino che a forza di intelligenza e ambizione arrivò a comandare tutto il Giappone. La foglia d'oro sulle pareti non era vanità: era il modo di dire al mondo da dove era partito e dove era arrivato.

Intorno alla torre si apre un parco grande quanto un quartiere, con il doppio fossato e mura di pietre ciclopiche, dove la gente di Osaka viene a correre, fare picnic, guardare i ciliegi e i susini in fiore. Non è un museo da attraversare in fretta: è il salotto della città, vissuto ogni giorno. E dall'ultimo piano della torre lo sguardo abbraccia tutta Osaka, fino alle montagne.

Il segreto che commuove arriva alla fine: la torre che vedete non è quella di Hideyoshi né dei suoi nemici, è una ricostruzione del 1931, pagata dai cittadini con una colletta pubblica. Osaka ha voluto ridarsi il proprio simbolo con le proprie mani.

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Il castello di Hideyoshi durò pochissimo. Dopo la sua morte (1598) la famiglia Toyotomi vi resistette fino all'assedio di Osaka del 1614-1615, quando Tokugawa Ieyasu, il nuovo padrone del Giappone, la rase al suolo per cancellare i rivali. I Tokugawa lo ricostruirono dal 1620, più alto di prima, ma anche quella torre ebbe vita breve: un fulmine la incendiò nel 1665.

Per oltre due secoli la collina del castello restò senza torre. Quella attuale è del 1931: la città raccolse i fondi con una sottoscrizione pubblica e la ricostruì in cemento armato, copiando la sagoma dai vecchi paraventi dipinti dell'epoca Toyotomi. Resistette persino ai bombardamenti del 1945, che invece distrussero gli edifici militari intorno.

Per questo il castello che si visita è un ibrido che racconta tutta la storia di Osaka in un colpo solo: le mura e i fossati sono originali del Seicento Tokugawa (alcune pietre del basamento pesano oltre cento tonnellate, trascinate fin lì via mare), mentre la torre è una ricostruzione del Novecento che fa da museo, ascensore compreso. I piani intermedi raccontano la vita di Hideyoshi e l'assedio.

Parco e mura sempre accessibili e gratuiti
Consiglio pratico

1Non vale la pena entrare nel museo all'interno del castello: l'interno è una ricostruzione moderna in cemento e l'allestimento non giustifica il biglietto. Vi basta vedere il castello da fuori, facendo il giro delle mura e dei fossati e godendovi la vista della torre dall'esterno.

Pranzo · zona del Castello

Pranzo comodo appena fuori dal parco, prima di spostarsi verso Tennōji per il pomeriggio ad Abeno Harukas.

Opzioni pranzo · zona del Castello
Okonomiyaki e teppanyaki da Chibo
Jo-Terrace · okonomiyaki/teppanyaki · dalle 11:00
Tonkatsu, cotoletta di maiale
Jo-Terrace · tonkatsu · 11:00 - 20:00
Consiglio pratico

1Entrambi stanno dentro Jo-Terrace Osaka, la fila di terrazze all'aperto con caffè e ristoranti sul lato nord-est del parco, accanto alla stazione di Osakajōkōen: comodissimo appena finita la visita e si entra senza prenotare. Chibo è okonomiyaki e teppanyaki, la cucina più osakita che c'è.

2katsuma è la cotoletta di maiale panata (tonkatsu). Se uno è pieno, lì accanto avete comunque una ventina di altri locali fra cui scegliere. Conti sui ¥1.000-2.500 (circa €5,5-13,5) a testa.

Pomeriggio · Abeno Harukas e parco di Tennōji

Dal castello ci si sposta a Tennōji, dall'altra parte della città: il grattacielo più alto di Osaka con una vista gratuita, e un parco verde dove riprendere fiato prima della sera a Shinsekai, a due passi da qui.

Da Jo-Terrace/Castello ad Abeno Harukas (stazione di Tennōji), circa 20-25 min fra JR loop line e metro.

Vista su Osaka dal giardino gratuito del 16° piano di Abeno Harukas

Il grattacielo più alto di Osaka, 300 metri esatti, sopra la stazione di Tennōji: per anni è stato l'edificio più alto di tutto il Giappone, superato solo nel 2023 da una torre di Tokyo. Non serve salire in cima e pagare un biglietto per godersi la vista: al 16° piano c'è un giardino pensile a cielo aperto, gratuito, con panchine e vetrate, aperto a tutti.

Da lì lo sguardo corre su Osaka, sul monte Ikoma e sulla stazione di Tennōji proprio sotto i piedi: una terrazza urbana perfetta per una pausa nel pomeriggio, senza spendere nulla. Chi vuole salire ancora più in alto, fino ai 300 metri dell'osservatorio "Harukas 300" (piani 58-60), può farlo a pagamento, circa ¥2.000, con vista che nelle giornate limpide arriva fino a Kobe.

Proprio accanto al grattacielo si apre il parco di Tennōji, verde e ombreggiato: una passeggiata comoda per sgranchirsi le gambe prima di dirigersi verso Shinsekai per cena.

Approfondisci

Il progetto porta la firma dell'architetto americano César Pelli (lo stesso delle Petronas Towers di Kuala Lumpur), completato nel marzo 2014 per volere della compagnia ferroviaria Kintetsu, proprietaria della stazione sottostante. Il nome "Harukas" viene da un antico verbo giapponese che significa "rasserenare, schiarire": un augurio, per un edificio pensato apposta per regalare una vista aperta sulla città.

Giardino gratuito 16° piano: ~09:00-22:00, ingresso libero · Harukas 300 (opzionale, piani 58-60): 09:00-22:00, ¥2.000
Pomeriggio · Den Den Town

Da Tennōji, pochi minuti per entrare nel regno otaku di Osaka: l'equivalente locale di Akihabara, più raccolto e meno turistico.

Da Abeno Harukas a Den Den Town (Nipponbashi), circa 10-15 min fra metro e camminata.

Den Den Town, il quartiere elettronico e otaku di Osaka

Il quartiere di Nipponbashi è l'Akihabara di Osaka: oltre 150 negozi stipati in circa un chilometro di strada, tutti dedicati a elettronica, anime, manga e videogiochi. Il nome "Den Den" viene da denki ("elettricità"), perché il quartiere nacque nel dopoguerra come fila di negozi di componenti radio e materiale elettrico.

Dagli anni Novanta, quando le grandi catene di elettronica hanno spostato il grosso del business fuori Osaka, i negozi si sono reinventati verso anime, manga, action figure, Gunpla e giochi da collezione: qui trovate catene come Mandarake e Tora no Ana, oltre a un intero negozio di due piani dedicato solo ai Gundam.

Il quartiere è più piccolo e meno affollato di Akihabara, ma altrettanto denso: perfetto per un'ora o due di caccia al souvenir fra figure, dischi usati, retrogame e le immancabili maid cafè.

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Nei primi decenni del Novecento Nipponbashi era la via dei negozi di libri usati e abbigliamento; solo dopo la Seconda Guerra Mondiale i negozi di elettronica presero il sopravvento, richiamando appassionati di radio e componentistica: da qui il soprannome "Den Den Town" (denki-denki, "elettrico-elettrico").

La svolta verso anime e manga arriva negli anni '90, quando i grandi retailer come Bic Camera aprirono megastore fuori dal quartiere, spingendo i piccoli negozi locali a specializzarsi in un mercato più di nicchia: quello dell'otaku, del collezionismo e della cultura pop giapponese, che oggi è l'anima del quartiere.

Quartiere sempre accessibile · negozi generalmente ~10:00 - 20:00 (variano da insegna a insegna)
Sera · Shinsekai

A pochi minuti da Den Den Town si entra a Shinsekai, la Osaka retrò e sopra le righe: insegne anni '60, tigri dorate, la torre Tsutenkaku e l'odore di fritto del kushikatsu. È qui che si cena.

Da Den Den Town a Shinsekai, circa 10-15 min a piedi.

Shinsekai con la torre Tsutenkaku

Letteralmente "Mondo Nuovo". Quando aprì nel 1912 era il quartiere più moderno del Giappone, ispirato a Coney Island di New York e ai boulevard di Parigi: una torre, una funivia, un parco divertimenti, luce elettrica dappertutto. Più di un secolo dopo, Shinsekai è esattamente l'opposto: un quartiere retrò, decadente, gloriosamente kitsch, con insegne anni '60 mai aggiornate, tigri dorate sui muri e la statua del Billiken che sorride da ogni angolo.

Al centro svetta la Tsutenkaku (la "Torre che raggiunge il cielo"), alta 103 metri, ricostruita nel 1956: in cima un osservatorio popolare con la statua di Billiken, il "dio della felicità", di cui si dice che strofinando le piante dei piedi si avveri un desiderio.

Tutto il quartiere si gira a piedi, gratis: un mosaico di insegne, lanterne, statue di pesce palla giganti e botteghe di kushikatsu a buon prezzo. È la "Osaka kote-kote", quella caotica, energica e sopra le righe, concentrata in pochi isolati.

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Shinsekai aprì il 4 luglio 1912 come quartiere modello dell'epoca Meiji: la parte nord ispirata a Parigi, con boulevard radiali che convergevano sulla torre; la parte sud ispirata a Coney Island, con il Luna Park, giostre, terme e una funivia che saliva in cima alla torre. Per qualche anno fu davvero il quartiere più moderno e cosmopolita del paese.

Poi il lungo declino: il Luna Park chiuse nel 1923, la prima Tsutenkaku fu smantellata nel 1943 per recuperare il ferro durante la guerra, e nel dopoguerra Shinsekai divenne un quartiere povero, con una reputazione losca. La seconda Tsutenkaku, quella di oggi, fu ricostruita nel 1956 con una raccolta di fondi cittadini, e divenne il simbolo della rinascita del quartiere.

La specialità di Shinsekai è il kushikatsu, inventato proprio qui alla fine degli anni Venti come cibo economico e sostanzioso per i lavoratori. Da qui nasce anche la regola sacra del "no double-dipping": la salsa è in comune, quindi lo spiedino si intinge una volta sola. Per il bis si usa il cavolo crudo che ogni banco offre gratis.

Quartiere sempre accessibile · ingresso gratuito (negozi e Tsutenkaku con orari e biglietti propri)
Cena · Shinsekai (kushikatsu)

La cena è scritta nelle insegne del quartiere: spiedini impanati e fritti, da mangiare al bancone, spendendo poco.

Opzioni cena · Shinsekai
Kushikatsu, spiedini impanati e fritti
~11:00 - 22:30
Sushi kaiten su nastro trasportatore
sushi kaiten · ~11:00 - 23:00
Consiglio pratico

1Kushikatsu Daruma è l'insegna storica del kushikatsu, gli spiedini impanati e fritti nati proprio qui (aperta nel 1929, si vanta di aver inventato il piatto): una sola regola, la salsa è in comune e lo spiedino si intinge una volta sola (per il bis, il cavolo crudo gratis).

2In alternativa, Kura Sushi è il sushi su nastro trasportatore (kaiten-zushi), divertente, economico e più leggero. Si entra senza prenotazione in entrambi; e se da Daruma c'è fila, in zona di banchi ce ne sono a decine.

Dopo cena, rientro in hotel: bagagli pronti, perché domani si parte presto verso l'aeroporto e verso casa 🌸

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Giorno 11 · domenica 8 novembre · Da Osaka a Tokyo Narita

Shin-Osaka · Shinkansen · Tokyo · Narita Express. Ultimo giorno di viaggio: si parte presto, si attraversa il Giappone da un capo all'altro in treno, e si arriva a Narita con tutto il tempo per il volo di rientro.
Mattina · Verso l'aeroporto di Narita

Oggi è tutto un trasferimento: dalla porta dell'hotel all'aeroporto di Narita si contano circa 5 ore, fra i due cambi e l'attesa delle coincidenze. Per questo si lascia l'hotel entro le 08:00 al massimo. Gli orari precisi di ogni tratta e i biglietti sono nel documento trasporti.

~08:00

Check-out e bagagli in mano, si lascia l'hotel. In metro, linea Midōsuji, da Shinsaibashi a Shin-Osaka: circa 15 minuti. Attenzione al nome della stazione: serve Shin-Osaka, da non confondere con la stazione di Osaka (Umeda): è un errore facile da fare, ma solo Shin-Osaka ha i binari dello Shinkansen.

Da Shin-Osaka, Shinkansen fino a Tokyo: circa 2 ore e mezza di viaggio, attraverso tutto il Giappone centrale.

Arrivati a Tokyo, cambio sul Narita Express (N'EX), diretto fino a Narita Airport: circa 1 ora.

🚄 Sul cambio a Tokyo

A Tokyo Station i binari del treno per Narita sono sotterranei e lontani da quelli dello Shinkansen: con i bagagli è una camminata lunga. Mettete in conto una ventina di minuti buoni per il cambio, così lo fate con calma e senza affanno.

~13:00

Arrivo a Narita, circa 4 ore prima del volo: il tempo giusto per fare check-in con tutta calma, senza corse.

16:55

Volo di rientro da Tokyo Narita, previsto alle 16:55. Un ultimo respiro giapponese prima del gate.

🌸 Fine del viaggio

Qui finisce l'itinerario, dal primo konbini di Tokyo all'ultimo treno verso Narita. Gli orari precisi di tutti i trasferimenti interurbani (treni, shinkansen, aeroporto) vi arrivano nel documento trasporti finale. Grazie di avermi affidato questo viaggio 🌸 Buon volo e buon ritorno.