Come leggere il vostro itinerario

Ciao a tutti🌸 Grazie per aver scelto di affidarvi a me per costruire questo vostro viaggio insieme. Ho letto con attenzione le vostre risposte al GiappoTest prima di mettermi al lavoro su questo documento. Sapere che siete un gruppo maturo che viaggia insieme per la prima volta in Giappone, che cercate templi e santuari, giardini iconici, panorami memorabili, e che desiderate vedere il Monte Fuji, mi ha permesso di costruire un itinerario cucito su di voi.

Prima di iniziare a leggere Tokyo, vi chiedo un minuto per queste poche note: vi serviranno a vivere al meglio il viaggio e a capire come ho costruito ogni giornata.

Come è strutturata la giornata

Ogni giornata è divisa in zone: mattina, pomeriggio, sera. Ogni zona è un piccolo territorio che vi consiglio di vivere insieme, a piedi, al vostro ritmo. Per ogni zona trovate un tempo indicativo di permanenza (tipo "3-4 ore"): è il tempo che di solito serve per viverla bene, muovendovi con calma fra le tappe principali, fermandovi per una pausa, mangiando qualcosa, lasciandovi sorprendere dai dettagli che non si possono programmare.

All'interno di ogni zona trovate le ancore principali: i luoghi che secondo me vale davvero la pena non perdere, con foto, orari di apertura e una breve descrizione. Le ho disposte nell'ordine in cui conviene viverle, dalla prima all'ultima. Seguite quell'ordine e vi muoverete in modo naturale dentro la zona, senza fare avanti e indietro inutili.

Il ritmo che ho pensato per voi

Siete un gruppo di nove persone numeroso, quindi ho costruito le giornate con un ritmo rilassato: due zone al massimo per giornata, con una mattina e un pomeriggio-sera distinti e tempo per le pause. Inizio settembre a Tokyo è ancora caldo e umido (28-32°C, possibilità di temporali brevi): la città è attrezzata, aria condizionata ovunque, minimarket (konbini) aperti 24 ore e gallerie dei mercati coperte. Nel mezzo delle giornate, a voi la scelta: se il caldo pesa, potete rallentare. Se siete vicini all'hotel, potete anche rientrare un'ora in camera. Il ritmo è il vostro.

Niente orari precisi sulle singole attività

Non troverete scritto "alle 10:00 al Santuario, alle 11:30 al ristorante". È una scelta precisa, non una dimenticanza. Mettere orari minuto-per-minuto trasformerebbe il viaggio in un timbrare il cartellino, e non è quello che voglio per voi. Le zone che ho scelto sono territori da esplorare, non tappe da spuntare. Se una tappa vi cattura più del previsto, fermatevi; se vi basta meno, proseguite. Le ore che vi ho indicato per zona tengono conto di tutto questo, camminate e soste incluse.

Sotto ogni attività trovate comunque l'orario di apertura e chiusura del luogo: è un riferimento pratico per quando siete in giro, così sapete sempre fino a che ora potete entrare.

Stesso discorso vale per i pranzi e le cene: ogni zona ha due ristoranti che vi consiglio nelle vicinanze, senza orario fisso. Andate quando vi viene fame, mangiate con calma e poi riprendete il giro da dove avete lasciato.

Gli unici orari da rispettare sono questi

Le prenotazioni da fare, come lo Skytree al tramonto, le trovate sempre evidenziate in un box sotto ogni attività con scritto "Da ricordare" in arancione, così non vi sfuggono.

Tre cose pratiche da sapere

🗺️ Sugli spostamenti in Giappone

Per muovervi all'interno delle città giapponesi (Tokyo, poi Kyoto più avanti) il mio consiglio è affidarvi a Google Maps: è aggiornato in tempo reale, vi dice quale treno o metro prendere dalla vostra posizione, arriva persino a indicarvi binario e carrozza. Le indicazioni pratiche che trovate nell'itinerario (tipo "circa 15 min in metro") sono pensate come riferimento per capire l'ordine di grandezza del tragitto, non come istruzioni rigide: Google vi darà sempre il percorso più veloce del momento. Per i trasferimenti interurbani (Shinkansen, treni, eccetera) trovate tutto nel documento trasporti finale, che vi consegnerò una volta concluso l'itinerario, con orari precisi e link di prenotazione.

🍜 Sui pranzi e il cibo lungo la strada

Dentro ogni zona trovate due opzioni di ristorante che vi ho selezionato: andateci quando vi viene fame, non c'è orario fisso. E se lungo la strada trovate un locale che vi attira (una bancarella di yakitori, un piccolo ramen-ya con il cuoco al bancone, una pasticceria da cui esce un profumo di wagashi), cogliete l'attimo. In Giappone si mangia bene quasi ovunque, e le scoperte casuali sono parte del viaggio.

👥 Un appunto sul gruppo di nove

Essere in nove è bello ma richiede un minimo di attenzione nei ristoranti: i locali giapponesi hanno 8-14 posti totali o a tavoli individuali, e nove persone sono troppe per entrare tutte insieme. Nelle scelte ho preferito food court, grandi izakaya e formati flessibili dove in nove si entra bene (Tokyo Solamachi, Kabukicho Tower, Ameyoko). Quando suggerisco un locale specifico (tipo un ramen-ya storico), può essere necessario al momento dividersi in due gruppetti in due locali vicini.

I nomi che trovate nelle schede sono indirizzi solidi e collaudati, ma con un gruppo così la cosa più importante è un'altra: l'elasticità. Prendetela come una libertà, non come un vincolo. Se un locale è pieno, ha coda o non vi prende tutti, non è un problema da risolvere ma semplicemente l'occasione per un piano altrettanto bello: un salto al konbini per un pranzo o una cena al sacco (gli onigiri, i sando e i bento giapponesi sono ottimi davvero), oppure fermarsi nel primo posto invitante che incrociate lungo il cammino. Con nove persone adattarsi fa parte del gioco, e quasi sempre le soluzioni improvvisate diventano i ricordi più belli del viaggio. Le mie indicazioni sono una traccia su cui appoggiarvi, non una tabella da rispettare alla lettera.

💧 Sul meteo di inizio settembre

Inizio settembre a Tokyo è ancora caldo estivo (28-32°C). Tenete con voi un ombrello pieghevole (si trovano nei konbini a 600-800 yen), una bottiglia d'acqua (100-150 yen nei distributori automatici ovunque) e un fazzoletto di cotone utile per asciugarsi (in giapponese tenugui, i giapponesi lo usano sempre). Ad Hakone, in montagna, il clima è più fresco e la sera può scendere anche sotto i 20°C: una felpa leggera può servire.

In sintesi

Tenete questo documento sul telefono e consultatelo mentre siete in giro. È il vostro compagno di viaggio, non un foglio di lavoro da seguire a bacchetta. Buon viaggio 🌸


📍 Mappa con tutti i punti del viaggio

Tokyo skyline

Tokyo

Tokyo non è una città, è un arcipelago di quartieri con identità nette. Asakusa custodisce il Sensoji del 628 d.C. e la pagoda a cinque piani sotto lo sguardo dello Skytree; il parco di Ueno intreccia templi dorati dei Tokugawa, un lago di loti e mercati di strada del dopoguerra; dietro il caos della Shibuya Crossing comincia il silenzio delle viuzze di Yanaka, 70 templi buddhisti scampati ai bombardamenti e un'aria da Tokyo di settant'anni fa.

Giorno 1 · lunedì 7 settembre · Arrivo + Senso-ji + Skytree

Narita · Asakusa · Senso-ji · Tokyo Skytree · Solamachi. Atterrate a metà pomeriggio, l'hotel è a due passi dal tempio più antico di Tokyo: una prima sera morbida fra i vicoli di Asakusa, salita in cima allo Skytree al calare del sole, cena nel grande complesso ai suoi piedi.
Arrivo

Atterrate a Narita alle 14:00: dopo sbarco, immigrazione e ritiro bagagli calcolate un'ora-un'ora e mezza, poi trasferimento in treno fino ad Asakusa. Ricordatevi di compilare il Visit Japan Web prima dell'atterraggio (il link e la procedura li trovate nel documento trasporti finale): velocizza il passaggio all'immigrazione, che in alta stagione può avere code. La giornata di arrivo è volutamente leggera: hotel, Senso-ji a due passi, Skytree al tramonto, cena comoda al Solamachi ai piedi della torre, rientro a dormire.

14:00

Atterraggio a Tokyo Narita. Fra sbarco, immigrazione e ritiro bagagli calcolate un'ora abbondante, con i bagagli meglio avere margine.

Trasferimento in treno da Narita fino all'hotel ad Asakusa, circa un'ora e un quarto. Orari precisi, modalità di acquisto dei biglietti e cambi li trovate nel documento trasporti.

Arrivo al Hotel Keihan Asakusa. Il check-in è dalle 15:00, per quell'ora ci siete. Alla reception lasciate i bagagli e ritirate le camere: l'hotel è letteralmente a cinque minuti a piedi dal Sensoji, quindi potete già uscire per la prima passeggiata senza dovervi spostare in metro. Un bagno, una bottiglia d'acqua, e si parte.

Pomeriggio · Senso-ji e Nakamise

Dall'hotel al Kaminarimon sono 5-8 minuti a piedi. Calcolate 1,5-2 ore con calma nel complesso del Senso-ji e lungo la Nakamise-dori. Arrivate lì intorno alle 16:00-16:30: la sala principale chiude alle 17:00 ma il grande cortile, la pagoda e la via Nakamise restano aperti fino a sera, e il tempio illuminato al calare del sole è uno dei colpi d'occhio più belli di Tokyo.

Dall'hotel al Kaminarimon, circa 8 min a piedi.

Senso-ji

Il tempio più antico di Tokyo, fondato nel 628 d.C., dedicato alla dea buddhista Kannon. Si entra attraversando il Kaminarimon (la "Porta del Tuono") con la sua enorme lanterna rossa di tre metri e mezzo, si percorre la via Nakamise-dori fra negozi di dolci tradizionali, ventagli, omamori, poi si passa sotto il secondo portale Hozomon fino al cortile principale con la pagoda a cinque piani e la sala centrale.

La Nakamise-dori è una delle strade commerciali più antiche del Giappone, attiva da oltre 300 anni: alcuni negozi sono gestiti dalle stesse famiglie dal periodo Edo. I dolci tipici che si vendono qui (come i ningyo-yaki, piccoli pancakes ripieni di anko, o i kibi-dango) sono ricette in alcuni casi di 200+ anni di tradizione.

Nel cortile principale c'è il grande braciere d'incenso: la tradizione dice di passarsene il fumo sulle parti del corpo che vorreste guarire. Cinque minuti al mini-santuario shintoista Asakusa Jinja proprio dietro al tempio principale valgono la pena: è uno dei pochi edifici sopravvissuti ai bombardamenti del 1945. Al calare del sole il tempio e la pagoda si accendono di luci calde: se arrivate verso le 18:00-18:30, cogliete questo momento.

Approfondisci

La leggenda narra che nel 628 d.C. due pescatori fratelli, Hinokuma Hamanari e Hinokuma Takenari, trovarono nelle acque del fiume Sumida una piccola statua d'oro della dea Kannon. Il capo del loro villaggio capì che si trattava di un oggetto sacro e trasformò la propria casa in un piccolo tempio: è il nucleo originario del Senso-ji. Questo rende il tempio antecedente di oltre 900 anni alla fondazione stessa di Tokyo.

Il tempio fu ampliato nei secoli successivi sotto il patronato degli shogun Tokugawa, che nel Seicento trasformarono Asakusa in uno dei principali centri religiosi e di intrattenimento di Edo (l'antico nome di Tokyo). Il complesso attuale fu completamente distrutto dai bombardamenti americani del marzo 1945 e ricostruito fedelmente dopo la guerra con il supporto di una grande raccolta fondi popolare. Il grande albero di ginkgo accanto alla sala principale è sopravvissuto ai bombardamenti: è il testimone vivo di tutta la storia del luogo.

Cortile aperto 24h · Sala principale 6:00 - 17:00 · Gratis · Nakamise shops 10:00 - 19:00
Dolcetti da provare · sulla Nakamise
Kagetsudo Melon Pan
09:00 - fino a esaurimento
Daifuku Ginkado Asakusa
09:30 - 18:00 circa
Consiglio praticodue pause dolci tipiche della zona del Sensoji. Alla prima sera di arrivo sono probabilmente già esaurite o in chiusura (Kagetsudo vende finché non finisce, Ginkado chiude intorno alle 18:00): segnatevele soprattutto per una delle due mattine successive, quando passerete di nuovo da qui per prendere la metro.

1Asakusa Kagetsudo è la panetteria del jumbo melon pan più famoso di Tokyo: una palla di pane dolce, grande come un pompelmo, con una crosta sottile di pasta biscotto che si rompe sotto i denti e un interno morbido e caldo appena sfornato. Sfornano tremila melon pan al giorno e di solito finiscono entro sera. Costa ¥300 ciascuno, si compra e si mangia camminando. Se volete osare, la versione con gelato al matcha dentro (¥700) è il signature: gelato freddo dentro il pane caldo, contrasto perfetto.

2Daifuku Ginkado Asakusa è il punto di riferimento per il daifuku, il mochi ripieno più classico del Giappone: una pallina di pasta di riso glutinoso (mochi) morbida e leggermente elastica, ripiena di qualcosa di dolce. Dritto sulla Nakamise-dori prima del tempio, Ginkado ha sia la versione classica con anko (pasta di fagioli rossi azuki) sia le versioni moderne diventate virali: daifuku alla fragola bianca (un'intera fragola dentro, mochi bianco candido), al matcha, con crema custard e al cioccolato. Piccoli, ¥350-500 l'uno.

Sera · Tokyo Skytree

Alle 19:00 entrata prenotata al Tokyo Skytree. Dall'hotel alla torre sono circa 15 minuti a piedi attraversando il fiume Sumida, oppure 5 minuti in metro: la passeggiata lungo il fiume al tramonto vale la pena se non siete troppo stanchi dal volo. Un'ora sulla torre è sufficiente: gli osservatori non sono enormi, il vero valore è la vista e qualche foto.

Dal Senso-ji allo Skytree, circa 15 min a piedi o 5 min in metro.

19:00
Tokyo Skytree

Alta 634 metri, è oggi la torre radio-televisiva più alta del mondo e la terza struttura più alta del pianeta. Inaugurata nel 2012 dopo quattro anni di lavori, ha sostituito la vecchia Tokyo Tower come emittente principale dei canali TV della capitale. Il numero 634 non è casuale: in giapponese si può leggere "Musashi", che era il nome dell'antica regione in cui Tokyo sorge.

Ci sono due ponti di osservazione. Il Tembo Deck a 350 metri è quello su cui arrivate per primo: tre livelli (340m-345m-350m) con vetrate altissime (oltre 5 metri) a 360°, una zona con pavimento di vetro dove si vede letteralmente sotto di voi la città, un caffè e alcune aree dove ci si può fermare a contemplare il panorama. Da qui, nelle giornate terse, si vede il Monte Fuji a ovest.

Salendo con un secondo ascensore si arriva al Tembo Galleria, un corridoio di vetro a spirale che sale dai 445 ai 450 metri: è il "skywalk più alto del mondo". La differenza di vista rispetto al Tembo Deck è modesta, ma il percorso (rampa in salita dentro un tubo di vetro sulla città) è un'esperienza a sé.

Alle 19:00 di inizio settembre il sole è appena calato: salite con la città che si illumina progressivamente davanti agli occhi, uno dei momenti più scenografici dalla cima della torre. Al rientro, l'uscita vi porta direttamente al Tokyo Solamachi (il grande complesso commerciale ai piedi dello Skytree), dove cenate.

Approfondisci

Lo Skytree fu inaugurato nel maggio 2012, dopo 3 anni e 8 mesi di costruzione, per sostituire la vecchia Tokyo Tower come trasmettitore dei segnali digitali terrestri della televisione giapponese: i grattacieli di Shinjuku e Roppongi costruiti dopo il 2000 avevano finito per schermare il segnale della Tokyo Tower, alta "solo" 333 metri.

La scelta del numero 634 metri non è casuale: in giapponese si legge Mu-Sa-Shi, che è il nome dell'antica regione in cui sorgeva Edo (oggi Tokyo) durante il periodo feudale. La torre è progettata per resistere a terremoti di magnitudo 9 grazie a un pilastro centrale in cemento armato che oscilla in controfase rispetto alla struttura esterna in acciaio: la stessa tecnica usata nelle pagode giapponesi tradizionali a cinque piani, che hanno un palo centrale (shinbashira) staccato dalla struttura circostante e che fa da contrappeso.

10:00 - 22:00 (ultimo ingresso 21:00) · Tembo Deck ¥2.100-3.100, combinato Deck+Galleria ¥3.100-4.200 (varia per fascia oraria)
Da ricordare ✏️

Per l'ingresso alle 19:00 del 7 settembre devi prenotare online dal sito ufficiale: global-official-ticket.tokyo-skytree.jp. Segnati in calendario sabato 8 agosto 2026: quel giorno apre la vendita dei biglietti per il 7 settembre (esattamente 30 giorni prima, è la regola del sistema). Prendi il biglietto combinato Tembo Deck + Tembo Galleria per nove persone, "Date and Time Specified" fascia 19:00: costa un po' di più del biglietto on-the-day ma garantisce l'ingresso all'ora giusta e senza file.

Cena · Tokyo Solamachi

All'uscita dello Skytree vi ritrovate dentro al Tokyo Solamachi: oltre 300 negozi e ristoranti su dieci piani, costruiti ai piedi della torre. È un formato ideale, zone ristoranti ampie, menu variegati, tavoli grandi disponibili.

Tokyo Solamachi

Complesso commerciale di oltre 300 negozi distribuiti su dieci piani + due livelli panoramici a 150 metri con ristoranti-vista sullo Skytree. Al piano terra la Solamachi Shopping Street, 120 metri coperti con negozi di dolci, accessori, artigianato. Ai piani 2-5 fashion, souvenir, giocattoli, personaggi e gadget. Al 7° piano anche l'acquario Sumida e il planetarium Konica Minolta, se un giorno ve ne avanza voglia. Ai piani 6-7 la zona ristoranti "Solamachi Dining", un mix di cucina giapponese regionale perfetto per gruppi.

Per voi stasera è per cenare in tranquillità dopo il volo, e se vi avanza energia per fare un giro nella Shopping Street al piano terra: le insegne delle bottegucce sono fatte in Edo kiriko (vetro inciso tradizionale), soffitti a capanna, l'atmosfera è di una vecchia strada commerciale di Edo in versione moderna, molto bella soprattutto di sera.

Negozi 10:00 - 21:00 · Ristoranti 11:00 - 23:00 · Ingresso gratuito
Opzioni cena · 6° e 7° piano Solamachi Dining
Soratoraya Ramen
11:00 - 23:00
Mitchan Okonomiyaki
11:00 - 23:00
Consiglio pratico

1Soratoraya è una ramen-ya del 6° piano specializzata in chuka soba (ramen cinese-stile Tokyo, brodo limpido a base di salsa di soia, noodles sottili, chashu di maiale, menma e uova marinate) e gyoza fatti in casa. Semplice, confortevole, ottimo come primo ramen in Giappone per la prima sera. Bolla ¥1.200-1.500, walk-in.

2Mitchan Sohonten è invece una okonomiyaki-ya storica di Hiroshima (fondata nel 1950), che prepara l'okonomiyaki stile Hiroshima direttamente alla teppan davanti a voi: crêpe sottile, cavolo, maiale, noodles yakisoba, uovo, tutto stratificato. Tavoli grandi e ambiente familiare. Set con birra o analcolico ¥1.500-2.000.

Dopo cena, rientro in hotel. Dallo Skytree all'Asakusa sono 10 minuti di metro oppure 20 a piedi lungo il fiume Sumida illuminato. La prima notte a Tokyo vi meritate di crollare presto. A domani 🌸

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Giorno 2 · martedì 8 settembre · Ueno e Yanaka

Parco di Ueno · Ameyoko · Yanaka. Primo parco pubblico del Giappone, santuario dorato dei Tokugawa, lago dei loti, pranzo nel mercato di strada storico del dopoguerra, pomeriggio nella Tokyo sopravvissuta ai bombardamenti: 70 templi, vicoli, gatti randagi e botteghe di settant'anni fa.
Colazione

Colazione alla caffetteria o al konbini che vi ho segnato in mappa vicino all'hotel. In Giappone i konbini (7-Eleven, Family Mart, Lawson) servono colazioni sorprendenti: onigiri freschi ai quattro salmoni, tamago sando (tramezzini all'uovo, quasi iconici), kara-age caldo, caffè buono a ¥100-200. È la prassi dei giapponesi ed è la soluzione più rapida: ognuno prende quello che gli va e si mangia tranquilli sotto a casa.

Mattina · Parco di Ueno

Da Asakusa al Parco di Ueno sono pochi minuti in metro. Calcolate 2-3 ore nel parco per vedere con calma il santuario Toshogu dei Tokugawa, il tempio di Benten sull'isola in mezzo al lago dei loti, e una passeggiata fra gli alberi. È anche la giornata giusta per conoscere uno dei simboli di Tokyo: Ueno Park è stato nel 1873 il primo parco pubblico del Giappone.

Dall'hotel al Parco di Ueno, circa 10 min in metro.

Parco di Ueno

Il più vasto parco pubblico del centro di Tokyo: 53 ettari con oltre 8.000 alberi, un lago dove in estate fioriscono i loti, un bosco di ciliegi che conta più di 1.000 alberi, e una concentrazione unica di musei e templi. Nel 1873, quando il governo Meiji decise di aprire al pubblico quest'area che era appartenuta al grande tempio Kan'ei-ji dei Tokugawa, fu il primo parco pubblico del Giappone.

Per voi la mattinata è dedicata al cuore storico del parco: il tempio di Bentendo sull'isola del lago Shinobazu e il santuario dorato Toshogu. Entrando dall'uscita della stazione di Ueno, prendetevi dieci minuti per il viale principale e la grande statua di Saigo Takamori, il "ultimo samurai" della storia giapponese. A inizio settembre i loti del lago Shinobazu sono nella loro piena fioritura tarda: un'immensa distesa di foglie verdi e fiori bianchi e rosa, uno degli spettacoli più iconici di Tokyo in estate.

Ingresso libero al parco, quindi entrate e uscite quando volete.

Approfondisci

Il Parco di Ueno fu istituito nel 1873, a soli cinque anni dalla Restaurazione Meiji che aprì il Giappone al mondo. Fu il primo parco pubblico della storia giapponese, creato seguendo il modello dei grandi parchi urbani occidentali (in particolare Hyde Park a Londra e Central Park a New York). L'imperatore Meiji lo donò formalmente alla città di Tokyo nel 1924 in occasione del matrimonio del futuro Hirohito.

Il terreno aveva un passato turbolento: fino al 1868 era il complesso del tempio Kan'ei-ji, eretto nel 1625 come tempio tutelare del clan Tokugawa sul modello dell'Enryaku-ji di Kyoto. Durante la Battaglia di Ueno del 4 luglio 1868, le forze fedeli allo shogun si asserragliarono qui nell'ultima resistenza contro l'esercito imperiale: la maggior parte del complesso fu distrutta dai cannoni. Oggi restano solo alcuni edifici scampati, fra cui il Toshogu.

Parco sempre aperto · Gratis
Shinobazu Bentendo

Piccolo tempio a pianta ottagonale, tetto verde e colonne rosso vermiglio, costruito su un'isola artificiale al centro del lago Shinobazu. Si raggiunge a piedi attraversando un ponte, camminando letteralmente fra i loti.

Il tempio è dedicato a Benzaiten, una delle sette divinità della fortuna nella tradizione giapponese (l'unica femminile): la statua al suo interno la raffigura con otto braccia, che stringono armi e tesori. Benzaiten è la protettrice della musica, della saggezza, dell'acqua e di tutto ciò che scorre, incluso il denaro: per questo i commercianti di Tokyo vengono ancora qui a pregare per gli affari.

Calcolate 20-30 minuti, tempo di camminare sul ponte, entrare nel tempio, fare un giro attorno al piccolo cortile. L'aria sopra il lago è più fresca delle strade intorno: una piccola oasi in giornata calda.

Approfondisci

Il laghetto Shinobazu e il suo tempio furono progettati nel Seicento dal monaco Tenkai, consigliere dei primi shogun Tokugawa e architetto del sistema di templi che doveva proteggere spiritualmente la nuova capitale Edo. Tenkai modellò l'intera zona di Ueno sul lago Biwa di Kyoto: il Shinobazu è il "Biwa di Edo" in miniatura, e l'isoletta artificiale al centro con il tempio è a sua volta modellata sull'isola Chikubushima del lago Biwa, sede storica del culto di Benzaiten.

All'interno del tempio è custodita una statua di Benzaiten a otto braccia, rara iconografia della dea (le sue rappresentazioni più comuni la mostrano a due braccia con il liuto biwa). Le otto braccia la mostrano come protettrice guerriera. L'edificio attuale fu ricostruito nel 1958: l'originale andò distrutto nei bombardamenti del marzo 1945.

Tempio 09:00 - 17:00 · Gratis
Santuario Toshogu di Ueno

Fondato nel 1627 e ricostruito nel 1651 dal terzo shogun Tokugawa Iemitsu in memoria del nonno Tokugawa Ieyasu, il fondatore della dinastia che unificò il Giappone dopo un secolo di guerre civili. Si entra attraversando un lungo viale fiancheggiato da oltre cinquanta lanterne in pietra e rame, offerte dai signori feudali di tutto il Giappone quando il santuario fu ricostruito: un omaggio fisico al potere dei Tokugawa.

La facciata è interamente ricoperta di lamine di foglia d'oro applicate a mano, con intagli in legno che raffigurano peonie, falchi, fenici e due draghi (uno ascendente, uno discendente) sulle colonne del portale Karamon, opera attribuita allo scultore Hidari Jingoro, lo stesso a cui si attribuisce il "gatto addormentato" di Nikko. Il vero miracolo è che questo edificio è sopravvissuto a tutto: la Battaglia di Ueno del 1868, il Grande terremoto del Kanto del 1923, i bombardamenti americani del 1945. Si dice che durante i bombardamenti una bomba incendiaria cadde fra il muro del santuario e la sala principale senza esplodere.

Si accede gratuitamente all'esterno (viale, lanterne, facciata); con 500 yen si entra nel recinto interno per vedere da vicino le decorazioni in foglia d'oro. Calcolate 30-40 minuti.

Approfondisci

Il Toshogu di Ueno fu costruito nel 1627, cinque anni dopo la morte di Tokugawa Ieyasu, fondatore dello shogunato che governò il Giappone per oltre 250 anni. Fu fatto erigere dal signore feudale Todo Takatora insieme al monaco Tenkai come luogo dove pregare per il riposo dello spirito deificato del primo shogun. Il nome "Toshogu" significa "santuario della divinità luminosa dell'est", titolo postumo conferito a Ieyasu.

La facciata è ricoperta da lamine di foglia d'oro applicate a mano sui pannelli in legno intarsiato. I rilievi scolpiti (draghi, fenici, animali e piante, oltre 200 specie in totale) sono attribuiti a Hidari Jingoro, lo scultore leggendario del periodo Edo a cui è attribuito anche il "gatto addormentato" di Nikko. L'edificio è uno dei pochi santuari originali sopravvissuti in piedi nella Tokyo di oggi: è sopravvissuto alla Battaglia di Ueno del 1868, al Grande Terremoto del Kanto del 1923 e ai bombardamenti americani del 1945. Letteralmente, stiamo guardando il Giappone che era prima dell'epoca moderna.

09:00 - 17:00 (ott-feb fino 16:30) · Recinto esterno gratis, interno 500 yen
Pranzo · Ameyoko

Dal Parco di Ueno ad Ameyoko sono 5 minuti a piedi. Ameyoko è un mercato di strada storico: un pezzo degli anni '50 sopravvissuto intatto, circa 400 bancarelle e piccoli locali dove pranzate con calma. Ognuno prende quello che vuole dai banchi, si mangia in piedi o in sgabelli, senza attese.

Ameyoko Market

Il mercato di strada più famoso di Tokyo, lungo 500 metri sotto i binari della linea Yamanote. Il nome significa "vicolo dei dolci all'americana" e deriva dal dopoguerra, quando qui si rivendevano prodotti del mercato nero americano. Oggi è una delle ultime zone di Tokyo dove si contratta il prezzo: pesce fresco, frutta a cassette, spezie, borse, scarpe, sneaker, cibo di strada. L'atmosfera è quella del dopoguerra, chiassosa, colorata, assolutamente tipica del "shitamachi" (la "città bassa", la Tokyo popolare).

Per voi è la zona del pranzo: qua sotto vi indico due piccoli ristoranti seduti, giusti per fermarsi fuori dal caos dei banchi, ma il bello di Ameyoko è proprio mangiare di strada. Spiedini di yakitori, fette di melone, takoyaki (polpettine di polpo), uni freschissimo su bastoncino, gyoza grigliati al momento, fette di frutta tropicale. Budget ¥1.500-2.500 a testa per un pranzo abbondante assaggiando varie cose.

Banchi aperti 10:00 - 19:00 circa
Opzioni seduti · ad Ameyoko
Tonkatsu Yamabe
11:30 - 15:00 / 17:00 - 22:00 · chiuso dom sera
Chin Chin Ken
11:00 - 22:00 circa
Consiglio pratico

1Tonkatsu Yamabe è una piccola tonkatsu-ya storica appena fuori dai binari di Ameyoko: cotoletta di maiale impanata e fritta davanti agli occhi, il set pork loin (cotoletta + riso + cavolo crudo julienne + miso + sottaceti) costa sotto gli ¥1.000 anche nella versione abbondante. Locale piccolo, atmosfera familiare.

2Chin Chin Ken è un cinese-giapponese iconico di Ameyoko, sotto i binari: tavolini all'aperto, sempre pieno di salaryman. La specialità è il chahan (riso saltato) e i gyoza fatti in casa, con rumore di treni sopra la testa.

Pomeriggio · Yanaka

Da Ueno a Yanaka sono 15 minuti di metro. Yanaka è la Tokyo del Novecento, una delle zone della città sopravvissute intatte ai bombardamenti del 1945: vicoli, botteghe di artigianato, più di 70 templi buddhisti, e gatti ovunque. Calcolate 3-4 ore fra il cimitero, la via Yanaka Ginza, i templi, una sosta per un caffè. È una zona perfetta per camminare con calma a ritmo lento: strade piatte, poche salite, tutto a misura d'uomo.

Da Ueno a Yanaka, circa 15 min in metro.

Yanaka Ginza

Una delle zone più belle e autentiche di Tokyo: il quartiere di Yanaka, insieme ai confinanti Nezu e Sendagi, forma quello che i giapponesi chiamano Yanesen, una delle pochissime aree di Tokyo rimaste pressoché intatte dopo il grande terremoto del 1923 e i bombardamenti del 1945. Camminate in un pezzo di Giappone che altrove è sparito.

Il cuore del quartiere è la Yanaka Ginza, una stradina commerciale di 175 metri (shotengai) con circa 70 piccoli negozi a conduzione familiare: panettieri, macellai, pescivendoli, ceramisti, bottegucce di dolci tradizionali. Molte di queste attività sono passate di generazione in generazione. Si entra dalla famosa scalinata Yuyake Dandan ("le scale del tramonto"), una piccola discesa da cui al calare del sole si vede il quartiere rosa: un posto che i fotografi di Tokyo conoscono bene.

Il quartiere è famoso anche come "Città dei Gatti": i templi buddhisti del quartiere tenevano gatti per proteggere i sutra dai topi, e nei secoli i gatti sono diventati parte dell'identità del luogo. Oggi è pieno di statuette, insegne, vetrine e bottegucce a tema gatti, oltre a qualche gatto vero che dorme sulle soglie.

Attorno alla Yanaka Ginza, in un raggio di 500-800 metri, trovate: il vasto Cimitero di Yanaka (7.000 tombe, uno dei più importanti di Tokyo, con viali alberati e l'atmosfera raccolta tipica dei cimiteri giapponesi), decine di piccoli templi buddhisti (potete entrare in quelli che vi attirano, tutti gratuiti), il tempio Kyoo-ji con i fori di proiettile nel portale dalla guerra Boshin del 1868, e le caratteristiche caffetterie d'epoca in case di legno (come la celebre Kayaba Coffee, in un edificio del 1938).

Il miglior modo di visitare Yanaka è senza una mappa precisa: perdetevi nei vicoli, fermatevi per un caffè o un dolcetto al momento (croccanti croquettes, senbei fresche, wagashi di stagione), entrate nei templi che vi chiamano, osservate le case di legno del primo Novecento con i giardinetti davanti. È la "Tokyo dei romanzieri", amata da Natsume Soseki e da tanti scrittori giapponesi.

Approfondisci

Yanaka deve la sua sopravvivenza a due fortune storiche. Primo: il terreno su cui sorge (una bassa collina al nord di Ueno) fu scelto nel Seicento dallo shogunato Tokugawa come zona dove rilocare in massa i templi buddhisti che allora si trovavano nel centro di Edo (oggi Tokyo). Si trattava di una misura preventiva contro gli incendi: templi in legno densamente addossati erano un pericolo per il centro urbano. Così nel corso del XVII secolo oltre 70 templi furono ricollocati qui, creando un quartiere "monastico" che ancora oggi ha la più alta densità di templi di Tokyo.

Secondo: durante i bombardamenti americani del 9-10 marzo 1945, che distrussero il 40% di Tokyo in una singola notte causando oltre 100.000 morti, Yanaka fu risparmiata quasi per intero. La zona non aveva industrie né caserme, e la densità di legno antico dei templi paradossalmente servì da protezione: i comandi militari non la ritennero un obiettivo strategico. Al contrario, dopo la guerra molti bombardati di altre parti di Tokyo si trasferirono qui e costruirono case basse di legno che in parte si vedono ancora.

La "Yanaka Ginza" nacque come shotengai del dopoguerra negli anni '40-'50 per servire questa popolazione allargata. È uno degli ultimi shotengai di Tokyo rimasti veramente di quartiere, cioè dove i clienti principali sono ancora i residenti locali e non i turisti. Per questo Yanaka, pur molto visitata, non ha perso la sua anima di paese dentro la grande città.

Un aneddoto sui gatti: negli anni '80 un'associazione locale lanciò la campagna "Yanaka no neko" (i gatti di Yanaka) per salvare i gatti randagi della zona, sterilizzandoli e monitorandoli invece di spostarli. Il progetto ispirò analoghe iniziative in tutto il Giappone e rese Yanaka il simbolo di un rapporto rispettoso con gli animali di quartiere.

Quartiere sempre aperto · Gratis · Shop di Yanaka Ginza 10:00-18:00 circa (alcuni chiusi il lunedì o martedì)
Sera · Cena di rientro

Dopo Yanaka, il modo più naturale è rientrare verso Asakusa e cenare nei dintorni dell'hotel. Due opzioni, entrambe con formati grandi e tavoli ampi.

Opzioni cena · zona Asakusa (vicino all'hotel)
Monjayaki alla piastra
11:30 - 22:30
Owariya Honten
11:30 - 20:30
Consiglio pratico

1Monjayaki Kaminari è un locale nell'animato Asakusa Yokocho, a pochi minuti dal Sensoji, con atmosfera retro e sale su tatami. Qui si assaggia il monjayaki, la vera specialità di Tokyo: un cugino più liquido dell'okonomiyaki, un impasto quasi da colare che si versa sulla teppan (piastra calda) del tavolo e si cuoce da soli, mescolandolo con la spatolina di metallo (hera) fino a farlo rapprendere come formaggio fuso, per poi mangiarlo un boccone alla volta direttamente dalla piastra. Il locale è specializzato in monjayaki di mare in stile Edo, con cracker di riso sbriciolati che aggiungono croccantezza. Bolla indicativa ¥2.000-3.000 a testa. Esperienza conviviale e un po' pasticciona, molto amata dai giapponesi di ogni età.

2Owariya Honten è una soba-ya storica di Tawaramachi, oltre 150 anni di attività: soba fatti a mano, brodo al bonito con un tocco di yuzu, tempura di gambero enorme. Set tempura-soba ¥1.500-2.000. Locale spazioso con tavoli da 4-6 posti, più facile per il gruppo, rotazione rapida.

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Giorno 3 · mercoledì 9 settembre · Meiji, Shibuya e Shinjuku

Meiji Jingu · Shibuya Crossing · Osservatorio Palazzo del Governo · Omoide Yokocho · Kabukicho Tower. Bosco urbano all'imperatore Meiji, incrocio più famoso del mondo dall'alto, panorama gratuito dal 45° piano con il light show sul grattacielo, vicoli di yakitori del dopoguerra, cena alla grande food hall di Kabukicho Tower.
Colazione

Colazione alla caffetteria o al konbini in mappa vicino all'hotel. Si parte in mattinata: Meiji Jingu di mattina è più fresco e silenzioso.

Mattina · Meiji Jingu

Dall'hotel al Meiji Jingu circa 30-35 minuti fra metro e cambi. Calcolate 1,5-2 ore nel complesso: la passeggiata d'ingresso nel bosco vale da sola mezz'ora. Entrate dall'ingresso nord (lato Sangubashi), non da Harajuku: è più tranquillo e immerso nella foresta.

Dall'hotel al Meiji Jingu, circa 30-35 min fra treno e metro.

Santuario Meiji Jingu

Santuario shintoista dedicato all'imperatore Meiji e all'imperatrice Shoken, costruito nel 1920 e circondato da una foresta di oltre 100.000 alberi di 365 specie donati da ogni regione del Giappone, oggi un bosco di 70 ettari nel cuore di Tokyo.

Si entra dal grande torii in legno (alto dodici metri, uno dei più grandi del Giappone) e si cammina su un viale di ghiaia, in silenzio. Lungo il percorso incontrerete una parete di botti di sake votive e, di fronte, botti di vino di Borgogna: un omaggio alla curiosità dell'imperatore Meiji per la cultura europea.

Il complesso comprende la fontana per la purificazione, le ema (le tavolette dei desideri che potete acquistare e lasciare come voto), il cortile principale. Di fronte al tempio principale, i Meoto Gusu: due grandi alberi di canfora abbracciati, simbolo di armonia di coppia. Per un gruppo maturo che cammina con calma, due ore abbondanti sono il ritmo giusto: bosco, santuario, eventuali matrimoni tradizionali (spesso ce ne sono al mattino).

Approfondisci

L'imperatore Meiji (1852-1912) è la figura che ha trasformato il Giappone da stato feudale a potenza moderna. Quando la nazione volle onorarlo dopo la sua morte, scelse di costruire un santuario shintoista in un campo spoglio nel cuore di Tokyo. Il progetto fu colossale: 120.000 alberi di 365 specie diverse furono donati da ogni regione del Giappone e piantati da circa 110.000 volontari. Il botanico Honda Seiroku, considerato il padre dei parchi giapponesi, progettò la foresta perché diventasse autosufficiente nel giro di un secolo, senza bisogno di manutenzione umana. Oggi, a più di cento anni dalla piantumazione, la foresta è esattamente quello: un ecosistema che si rigenera da solo.

Il santuario originale fu distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e ricostruito nel 1958 grazie a una raccolta fondi pubblica. Il complesso è diventato il santuario shintoista più visitato del Giappone: a Capodanno (Hatsumode), nei primi tre giorni dell'anno, attira oltre 3 milioni di fedeli.

Le botti di vino di Borgogna che vedrete lungo il viale sono un omaggio alla curiosità dell'imperatore per la cultura europea: Meiji fu il primo imperatore ad adottare abiti occidentali e ad aprire il Giappone al mondo esterno dopo oltre due secoli di isolamento.

Aperto dall'alba al tramonto (set ~05:10 - 18:00) · Ingresso gratuito
Pranzo + Pomeriggio · Shibuya

Dal Meiji a Shibuya pochi minuti di treno. Pranzo in zona Shibuya, poi l'incrocio più famoso del mondo visto prima dall'alto e poi attraversato a piedi. Dopo l'incrocio, pomeriggio libero per lo shopping o una pausa in caffetteria prima di spostarvi a Shinjuku.

Dal Meiji a Shibuya, circa 5 min in treno.

Opzioni pranzo · zona Shibuya
Uobei Sushi
11:00 - 24:00
Gonpachi
11:30 - 03:30
Consiglio pratico

1Uobei Shibuya è un sushi a nastro moderno con tablet al tavolo per ordinare e i piatti che arrivano su "shinkansen sushi-ferroviari" a tre corsie veloci (letteralmente): scenografico, economico, veloce, sushi di qualità onesta (¥150-300 a piatto). I box sono da 2-4 persone e si prenotano singolarmente via tablet.

2Gonpachi Shibuya è il branch Shibuya dell'izakaya che a Nishi-Azabu ha ispirato la scena "House of Blue Leaves" in Kill Bill Vol. 1 di Tarantino. Qui a Shibuya ritrovate la stessa impronta stilistica (legno, lanterne rotonde, ballatoio al secondo piano) con menu izakaya completo: yakitori, sashimi, soba, tempura. Tavoli grandi, ideali per il gruppo. Bolla ¥2.500-3.500 a testa.

Shibuya Crossing dall'alto

L'incrocio più famoso del mondo, con fino a 3.000 persone che lo attraversano in contemporanea a ogni cambio di semaforo. Per gustarlo bene, prima salite all'Hikarie: un grattacielo-centro commerciale di 34 piani collegato direttamente alla stazione di Shibuya. All'undicesimo piano, accanto all'ingresso del teatro Tokyu Theatre Orb, c'è la Sky Lobby: una balconata chiusa da vetrate dal pavimento al soffitto, accessibile gratuitamente a chiunque.

Da qui si vede in verticale lo Scramble Crossing: i pedoni che si incontrano e si sciolgono in un pattern geometrico ogni due minuti. Si vede anche il Shibuya 109, il grande magazzino simbolo della moda teenager, e lo skyline circostante. È gratuito, senza prenotazione, mai affollato. Un modo decisamente migliore di "fare" Shibuya rispetto alla fila al ben più caro Shibuya Sky.

Dopo la foto dall'alto, scendete e attraversate l'incrocio a piedi: è un gran divertimento. La statua di Hachiko, il cane Akita più famoso del Giappone, è a pochi metri all'uscita omonima della stazione, dieci minuti di sosta foto e poi via.

Approfondisci

Hachiko nacque nel 1923 a Odate. Il suo padrone, il professor Hidesaburo Ueno dell'Università di Tokyo, lo portava ogni mattina alla stazione di Shibuya. Ogni sera il cane lo aspettava al ritorno. Nel maggio 1925 Ueno morì improvvisamente all'università. Hachiko continuò ad andare alla stazione ogni sera per quasi dieci anni, fino alla propria morte l'8 marzo 1935.

La prima statua fu inaugurata nell'aprile 1934, con Hachiko stesso presente alla cerimonia. Fu fusa per uso bellico durante la Seconda Guerra Mondiale. Quella attuale è del 1948, realizzata dal figlio dello scultore originale.

Sky Lobby Hikarie 7:00 - 24:00 · Gratis · Scramble Crossing e statua di Hachiko sempre accessibili
Sera · Shinjuku

Da Shibuya a Shinjuku circa 15 minuti in treno. La sera di Shinjuku la costruisco in tre tempi: panorama gratuito dal 45° piano del Palazzo del Governo con il gigantesco light show sulla facciata del grattacielo, poi Omoide Yokocho, i vicoli di yakitori del dopoguerra, infine cena alla Kabukicho Tower, il nuovo complesso di entertainment aperto nel 2023 con la food hall per gruppi al secondo piano.

Da Shibuya a Shinjuku, circa 15 min in treno.

Osservatorio Palazzo del Governo Tokyo

Il Tokyo Metropolitan Government Building (o "Tocho") è il palazzo del governo della città: 243 metri, due torri gemelle, progettato da Kenzo Tange e inaugurato nel 1991. Al 45° piano ci sono due osservatori, Sud e Nord, entrambi gratuiti e aperti al pubblico: vetrate a 360° a 202 metri d'altezza, nelle giornate terse si vede il Monte Fuji, il Tokyo Skytree, la Tokyo Tower, il Meiji Jingu, il Tokyo Dome. Essendo al confine fra il centro direzionale e i grattacieli di Nishi-Shinjuku, il panorama cambia completamente dalle due torri: salite prima in una, poi all'altra (entrambe hanno ascensori diretti).

Ma la vera sorpresa la fate scendendo. Sulla facciata orientale del Palazzo del Governo, ogni sera, va in scena TOKYO Night & Light: il più grande projection mapping permanente al mondo, certificato dal Guinness World Records. Un'immensa tela luminosa di 14.000 metri quadrati (127 metri d'altezza per 110 di larghezza, dai 4° ai 32° piano) su cui vengono proiettati video artistici realizzati da autori giapponesi e internazionali: animazioni ispirate a Tokyo, produzioni dedicate a Godzilla, Pac-Man, Pokemon, e altri personaggi iconici della cultura pop giapponese.

A settembre gli show partono ogni 30 minuti alle 18:30, 19:00, 19:30, 20:00, 20:30, 21:00, 21:30, e durano circa 15 minuti l'uno. Posizionatevi nella piazza davanti al palazzo (Citizens' Plaza): c'è spazio per centinaia di persone e lo spettacolo è gratuito e senza prenotazione. Prima salite all'osservatorio (dura 30-40 minuti), poi scendete, trovate un buon punto in piazza, aspettate l'inizio di uno show (max 15 minuti di attesa), godetevelo.

Approfondisci

Il Palazzo del Governo Metropolitano di Tokyo (Tokyo Tocho) fu progettato da Kenzo Tange (1913-2005), il più influente architetto giapponese del Novecento, e completato nel 1991. Tange aveva vinto il concorso pubblico battendo dieci studi internazionali. L'edificio è composto da due torri gemelle di 48 piani unite da una base comune: una forma ispirata alle cattedrali gotiche europee ma reinterpretata in chiave contemporanea giapponese (le scansioni verticali richiamano i kigumi, i giunti delle strutture in legno dei templi).

L'osservatorio del 45° piano fu aperto al pubblico gratuitamente fin dall'inizio: una scelta politica precisa dell'allora governatore di Tokyo Shunichi Suzuki, per rendere accessibile a tutti il panorama della capitale. Alcuni osservatori di grattacieli privati di Tokyo costano 2.000-3.500 yen: il Tocho è gratis da 35 anni, e resta uno dei più belli.

TOKYO Night & Light è stato lanciato il 25 febbraio 2024 dal governatore Yuriko Koike come parte della strategia "Future Tokyo" per il turismo notturno. Il costo iniziale è stato di circa 700 milioni di yen (circa 4,3 milioni di euro), con le proiezioni alimentate in buona parte da energia elettrica verde. Nel settembre 2024 il Guinness World Records lo ha certificato come il più grande display di projection mapping permanente al mondo su edificio. Nei primi mesi ha attirato oltre 330.000 spettatori.

Osservatorio Sud 09:30 - 22:00 (ultimo ingresso 21:30) · Osservatorio Nord 09:30 - 17:30 · Gratuito · Proiezioni gratuite dalla piazza, sett. 18:30-21:30 ogni 30 min
Omoide Yokocho Shinjuku

Il "Vicolo dei Ricordi", uno dei luoghi più fotografati di Tokyo, a due passi dall'uscita ovest della stazione di Shinjuku. Un intrico di vicoli strettissimi pieni di piccoli yakitori-ya con le lanterne rosse accese, il fumo delle grigliate al carbone, sgabelli di legno dove siedono al massimo 6-7 clienti per locale.

Nato nel dopoguerra come mercato nero, come Ameyoko, è rimasto quasi intatto per settant'anni: passarci è come tornare nella Tokyo anni Cinquanta. Per voi non è per cenarci (il gruppo è troppo grande per i banchi da 6 posti, e la cena è riservata alla Kabukicho Tower): è per camminarci con calma, assorbire l'atmosfera, fotografare le lanterne rosse e il fumo delle grigliate. Bastano 20-30 minuti di passeggiata.

Locali tipicamente 17:00 - 24:00 (molti fino a mattina) · Camminare fra i vicoli è gratis
Cena · Kabukicho Tower

Da Omoide Yokocho alla Kabukicho Tower pochi minuti a piedi attraversando la stazione di Shinjuku. La Kabukicho Tower è il nuovo grattacielo-entertainment aperto nel 2023, 48 piani sopra terra, con al secondo piano una food hall a tema festival: dieci ristoranti diversi, ognuno dedicato a una regione del Giappone, un unico ambiente dove ci si siede tutti insieme.

Da Omoide Yokocho alla Kabukicho Tower, circa 8 min a piedi.

Tokyu Kabukicho Tower

Aperta il 14 aprile 2023, è un grattacielo di 225 metri e 48 piani interamente dedicato all'entertainment: dalla base verso l'alto ospita live hall ai piani sotterranei (Zepp Shinjuku con 1.500 posti, night club Zero Tokyo), food hall e sale giochi ai primi cinque piani, due teatri ai piani 6-8 (Theater Milano-Za), un cinema premium ai piani 9-10 (109 Cinemas Premium Shinjuku), e due hotel di lusso dai piani 18 al 47 (HOTEL GROOVE SHINJUKU e BELLUSTAR TOKYO). È uno dei complessi più fotografati di Shinjuku grazie alla sua silhouette a fontana, ispirata alle gocce d'acqua e ai tradizionali sudare giapponesi.

Per voi la destinazione è il 2° piano: la Shinjuku Kabuki Hall ~ Kabuki Yokocho. Una food hall di mille metri quadrati a tema "festival giapponese" (matsuri), con dieci ristoranti diversi disposti attorno a una grande sala comune, ognuno dedicato a una regione del Giappone: Hokkaido, Tohoku, Kanto, Chubu, Kinki, Chushikoku, Kyushu-Okinawa, più uno specializzato in cucina cinese di Yokohama e uno coreano. C'è anche una Kabuki Cafe per un caffè di chiusura.

Come funziona: vi sedete tutti insieme a un tavolo (ce ne sono di grandi, 10-12 posti), poi ognuno va al bancone della regione che gli interessa, ordina quello che vuole, paga direttamente lì (ticket system: si paga al momento dell'ordine), torna al tavolo. Potete assaggiare piatti di zone diverse del Giappone in un solo pasto. Una volta a sera c'è anche una breve performance dal vivo tradizionale (taiko o danza), parte dell'atmosfera festival del luogo.

Budget per cena ¥2.000-3.500 a testa a seconda di quanto volete provare. Ogni bancone ha il menu in inglese e foto dei piatti. L'atmosfera è chiassosa e festosa, perfetta per godersi una sera di Tokyo senza lo stress di prenotazioni.

Approfondisci

La Kabukicho Tower sorge sul terreno del vecchio Shinjuku Koma Theater, storico teatro di kabuki e varietà aperto nel 1956 e demolito nel 2008. L'area di Kabukicho, nel dopoguerra, era famosa come il più grande quartiere dei divertimenti notturni dell'Asia orientale: cinema, teatri, cabaret, pachinko, host club. Con il declino del Koma Theater e la crisi dei teatri tradizionali, la municipalità ha spinto per un nuovo complesso che "riqualificasse Kabukicho senza tradirne l'anima". La torre, progettata dallo studio Yuko Nagayama e inaugurata il 14 aprile 2023, è il risultato.

La facciata, caratterizzata da lame verticali in pietra e vetro che ricordano gocce d'acqua, cita i tradizionali sudare giapponesi (tende di bambù) e allude allo sviluppo storico di Kabukicho, un tempo una zona di stagni e canali. Le torri luminose esterne sono le più alte di Shinjuku dopo il Tokyo Metropolitan Government Building stesso.

Edificio aperto 24h · Kabuki Hall (food hall 2° piano) 11:00 - 05:00 · Walk-in, niente prenotazione

Dopo cena, rientro in hotel. Da Kabukicho Tower all'Asakusa sono circa 30 minuti fra metro e cambio. Domani preparate con calma la valigia prima di andare a dormire: si va a Hakone 🌸

Hakone

Hakone

Hakone non è una città, è una valle vulcanica fra le montagne a circa 80 chilometri a sud-ovest di Tokyo, dentro il Parco Nazionale Fuji-Hakone-Izu. Un cratere formato da un'eruzione di tremila anni fa ha lasciato un paesaggio unico in Giappone: il lago Ashi nato dalle acque del vulcano, le sorgenti termali (onsen) che bollono ovunque fra le rocce, la valle solforosa di Owakudani dove le fumarole ancora fumano, e nelle giornate limpide il Monte Fuji che si riflette sul lago come in una stampa di Hokusai.

Durante il periodo Edo Hakone era una delle tappe più importanti della Tokaido, la grande strada che collegava Edo (Tokyo) a Kyoto: qui si trovava il posto di blocco dove i samurai controllavano chiunque entrasse o uscisse dalla capitale dello shogun. Oggi è una delle destinazioni onsen più amate del Giappone, a due ore scarse da Tokyo. Due notti per staccare dalla metropoli e respirare la montagna, prima di ripartire verso ovest.

Giorno 4 · giovedì 10 settembre · Tokyo → Hakone

Trasferimento in mattinata verso le montagne di Hakone, arrivo alla villa di Gora, pomeriggio in funivia sopra la valle vulcanica di Owakudani con le fumarole e le famose uova nere. Cena casual in paese.
Mattina · Check-out e trasferimento

Colazione ultima a Tokyo al konbini o alla caffetteria vicino all'hotel. Check-out dal Keihan Asakusa, bagagli pronti, si parte verso Hakone. Calcolate circa 2-3 ore fra treni e cambi per arrivare a Gora.

🚆 Sul trasferimento Tokyo → Hakone

Dal Keihan Asakusa a Gora il percorso prevede un paio di cambi, fra metro, treni e la piccola ferrovia a cremagliera che sale dentro Hakone. Orari precisi, biglietti, prenotazione dei posti e indicazioni sui cambi li trovate tutti nel documento trasporti finale. L'idea è di partire dall'hotel intorno alle 09:00-09:30 per arrivare a Gora verso mezzogiorno, lasciare i bagagli alla villa, e avere tutto il pomeriggio libero per Owakudani.

Da Tokyo a Gora, circa 2-3 ore fra treni e cambi.

Arrivo a Gora, piccolo paese di montagna ai 550 metri di quota. L'aria è più fresca della pianura, già con il profumo dei cedri e dei boschi intorno. Dalla stazione di Gora alla villa privata di Gora sono pochi minuti a piedi.

Sistemate i bagagli, un bagno, un respiro. Il pomeriggio è per Owakudani.

Pranzo

Pranzo veloce e panoramico in cima a Owakudani, alla stazione della funivia.

Pranzo
Consiglio pratico

Owakudani Station Restaurant è il ristorante alla stazione terminale della funivia in cima alla valle vulcanica: vetrate panoramiche sulle fumarole e, nelle giornate limpide, sul Monte Fuji. Menu semplice di curry, ramen, soba, set pranzo attorno a ¥1.500-2.000. Niente di gourmet, ma la vista è il piatto forte: pranzare a 1.000 metri sopra la valle solforosa non è cosa di ogni giorno. Apertura seguendo gli orari della funivia.

Pomeriggio · Owakudani

Da Gora a Owakudani ci si sale in due mezzi combinati: prima una breve funicolare che porta in quota, poi la vera funivia sospesa sopra la valle vulcanica, circa 30 minuti complessivi con il cambio. Calcolate 2-3 ore per salire, passeggiare a Owakudani, assaggiare le famose uova nere e tornare giù. Il tratto finale della funivia passa sopra le fumarole: una delle viste più incredibili del Giappone.

Da Gora a Owakudani, circa 30 min fra funicolare e funivia.

Owakudani, valle vulcanica di Hakone

"La grande valle bollente": è il cratere formatosi circa 3.000 anni fa dall'ultima grande eruzione del Monte Hakone. Un paesaggio lunare di fumarole bianche di zolfo, rocce gialle, sorgenti bollenti a 80°C e un odore intenso di uova marce (è il vapore dello zolfo, non preoccupatevi: è innocuo per visite brevi).

La funivia (Hakone Ropeway) è uno degli esperienza: cabine sospese sopra la valle, vi trovate letteralmente a volare sulle fumarole con il vapore che sale, e nelle giornate limpide il Monte Fuji compare all'orizzonte in verticale, innevato anche in estate sulla cima. È uno dei punti migliori di tutto il Giappone per vedere il Fuji con un primo piano di paesaggio vulcanico.

Una volta arrivati alla stazione di Owakudani, c'è una piccola area pedonale con belvedere, negozi, un paio di ristoranti e la famosa bottega che cuoce le kuro-tamago (uova nere): uova normali bollite nelle sorgenti sulfuree a 80°C per 60 minuti, che diventano completamente nere per la reazione chimica fra il ferro del guscio e lo zolfo dell'acqua. La leggenda locale dice che ogni uovo nero aggiunge sette anni di vita: si comprano in confezioni da cinque (¥600-700) e si mangiano lì, ancora calde, sbucciate.

Calcolate 45 minuti - un'ora per la passeggiata e gli assaggi, poi la ridiscesa con lo stesso percorso a ritroso. Dalla discesa, Gora è una decina di minuti di funicolare.

Approfondisci

La valle di Owakudani fu chiamata originariamente Jigokudani ("la valle dell'inferno") per via dei fumi sulfurei e del paesaggio desolato: un nome comune in Giappone per le aree vulcaniche attive. Fu ribattezzata Owakudani ("grande valle bollente") nel 1876 in occasione di una visita dell'imperatore Meiji, che scese dal Tokaido per vedere il luogo: si ritenne che il vecchio nome fosse poco adatto a un luogo visitato da Sua Maestà.

Le uova nere (kuro-tamago) nacquero come cibo degli operai che lavoravano nella valle all'inizio del Novecento: scoprirono che immergendo le uova nelle sorgenti sulfuree calde a 80°C per 60 minuti, il guscio si anneriva a causa della reazione fra il solfuro di idrogeno dell'acqua e il ferro contenuto nel guscio stesso (si forma solfuro di ferro, nero). Le uova sono poi cotte al vapore per altri 15 minuti a 100°C: il bianco e il tuorlo restano normali, è solo il guscio a cambiare colore. Il sapore è quello di un uovo sodo classico, con un retrogusto leggermente minerale.

La funivia sospesa (Hakone Ropeway), lunga circa 4 chilometri, fu inaugurata nel 1960: è una delle più lunghe del Giappone e trasporta ogni anno oltre 2 milioni di passeggeri. In alcuni momenti, quando l'attività vulcanica aumenta e i gas solforati superano le soglie di sicurezza, il tratto della funivia sopra la valle viene chiuso e sostituito da bus sostitutivi: è una misura di prudenza molto rara ma possibile.

Funivia 09:00 - 16:45 (feb-nov) · Uova nere in vendita 09:00 - 16:00 · Ropeway andata e ritorno Gora-Owakudani circa ¥2.500
Sera · Cena a Gora

Rientro dalla funivia verso la fine del pomeriggio. Cena casual in paese, senza impegno: la cena kaiseki vera (quella con le portate piccole rituali) ve la farò provare a Kyoto.

Opzioni cena · a Gora
Tamura Ginkatsu-tei
11:00 - 15:00 / 17:30 - 20:00
Yamaji
18:00 - 21:00
Consiglio pratico per la cena

1Tamura Ginkatsu-tei è un ristorante storico di Hakone specializzato in tofu-katsu: una cotoletta fatta non con maiale ma con un blocco spesso di tofu del posto, passato nel panko e fritto, servito con dashi caldo sopra. Gusto delicato, molto "di montagna", e piatti di contorno con verdure locali. Bolla ¥1.500-2.200. Locale tradizionale con tatami e tavolo occidentale.

2Yamaji è una semplice trattoria di paese, uno shokudō, proprio davanti al Parco di Gora, pochi minuti a piedi salendo dalla zona della stazione. Cucina casalinga giapponese, schietta e onesta: il piatto della casa è l'oyakodon, la ciotola di riso con pollo e uovo morbido legati in un brodo di dashi saporito, preparata con pollo Awao-dori e l'acqua di Hakone. Accanto, il katsudon con cotoletta di maiale Hakone-sanroku e la soba di grano saraceno di Hokkaido, anche nella versione con tororo (purea di igname). I piatti stanno intorno ai ¥1.350, quindi una cena resta tranquillamente sotto i ¥2.000 a testa. Sala ampia e ordinata, atmosfera familiare e rilassata.

In alternativa potete prendere la cena dal minimarket e cenare in villa la sera: i ristoranti chiudono presto.

Dopo cena, rientro in villa. Prima notte di montagna, con le cicale e i grilli: dopo tre giorni di metropoli, il silenzio di Gora è una specie di regalo.

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Giorno 5 · venerdì 11 settembre · Hakone

Gora Park · Doryoson · Santuario di Hakone. Il primo giardino formale francese del Giappone al mattino, pranzo in paese, pomeriggio fra il tempio zen di Doryo e il santuario millenario con il torii rosso che sta nell'acqua del lago Ashi.
Colazione

Colazione al konbini o alla caffetteria che vi ho segnato in mappa vicino alla villa. Gora non ha grandi bar-pasticceria in stile italiano: il konbini (c'è un Lawson vicino alla stazione) resta la soluzione più pratica con onigiri, tamago-sando e caffè.

Mattina · Hakone Gora Park

Dalla villa all'ingresso del parco sono pochi minuti a piedi. Calcolate 1,5-2 ore per girare il parco con calma, visitare le due serre tropicali e fermarvi per un matcha nella casa da tè.

Dalla villa a Hakone Gora Park, circa 5-10 min a piedi.

Hakone Gora Park

Inaugurato nel 1914, il Hakone Gora Park è il primo giardino pubblico di stile francese del Giappone: un giardino formale con fontana centrale, aiuole simmetriche e siepi geometriche, costruito su un pendio di montagna con un dislivello di 40 metri fra l'ingresso e il punto più alto. La particolarità è questa contaminazione fra rigore geometrico francese e paesaggio giapponese: camminando si alternano vista sulle montagne di Hakone e vialetti alla Versailles.

Il parco si estende su circa 26.500 metri quadrati con 1.000 rose di 140 varietà (fioritura principale maggio-giugno e ottobre, ma a settembre ne trovate ancora in fiore), due serre tropicali (una di piante, una di erbe), una piccola casa da tè tradizionale dove si può gustare matcha con wagashi (¥700-900), e la "Crafthouse" dove si possono provare brevi laboratori di vetro soffiato, ceramica e dry flower.

Il percorso suggerito è iniziare dall'ingresso principale in basso (dove c'è la fontana centrale), salire attraverso i vialetti simmetrici, visitare le serre a metà percorso, arrivare all'ingresso ovest in cima e poi ridiscendere con calma. Per gruppo di 9, è bene sapere che il parco è su dislivello: comodo ma non faticoso.

Approfondisci

Il Hakone Gora Park fu progettato nel 1914 dall'architetto paesaggista Shichigoro Isshiki, uno dei primi professionisti giapponesi a studiare l'architettura del paesaggio occidentale. L'apertura del parco coincise con l'arrivo della funicolare Hakone Tozan (anch'essa del 1919 nella sua forma moderna), che trasformò Gora da piccolo villaggio di montagna in una delle principali resort estive dell'alta borghesia giapponese, dove i ricchi di Tokyo costruirono le proprie ville estive per sfuggire al caldo della pianura.

Il disegno in stile francese fu una scelta culturalmente significativa: era il periodo Taisho (1912-1926), un'epoca di intensa apertura al mondo e di fascinazione per l'Europa. Il Giappone aveva già i suoi giardini tradizionali perfetti, ma voleva dimostrare la capacità di possedere anche il lessico del giardino europeo. Gora Park fu il manifesto di quella volontà: la fontana centrale è esattamente al centro dell'asse, le aiuole sono disposte geometricamente, le siepi sono potate alla francese. Allo stesso tempo, il fatto che tutto sorgesse sul fianco di una montagna lo rendeva un ibrido unico al mondo. Le due serre tropicali furono aggiunte più tardi (anni '50-'60) per permettere la visita del parco anche in inverno, quando Gora è coperta di neve.

09:00 - 17:00 (ultimo ingresso 16:30) · ¥550 · Gratis con Hakone Freepass
Pranzo · Gora

Rientro in paese per pranzo prima di ripartire verso le zone basse di Hakone per il pomeriggio. Oggi Gyoza Center è aperto: è l'occasione buona per provarli.

Opzioni pranzo
Gyoza Center
11:30 - 19:30
Consiglio pratico

1Marmie Kitchen è un piccolo bistrot di Gora con cucina casalinga: pasta fresca, zuppe, piatti caldi del giorno, dolci fatti in casa. Atmosfera informale, ottima pausa dopo la visita al parco. Set pranzo attorno a ¥1.500-2.000.

2Gyoza Center è un'istituzione di Hakone, famosa per i suoi gyoza fatti in casa in otto varietà diverse (carne classica, verdure, aglio, piccanti, al formaggio). Set gyoza + riso + zuppa ¥1.200-1.800. Locale piccolo ma con turnover veloce, walk-in.

Pomeriggio · Doryoson + Santuario di Hakone

Il pomeriggio combina due luoghi sacri molto diversi: il piccolo tempio zen di Doryo nella zona delle fumarole, e poi la traversata in battello sul lago Ashi fino al grande santuario millenario di Hakone col famoso torii rosso nell'acqua. Sono due zone distinte di Hakone, con circa un'ora di spostamento complessivo fra l'una e l'altra: calcolate un pomeriggio denso ma gestibile.

Da Gora al Doryoson Hakone Branch, circa 15-25 min in bus o auto.

Doryoson Hakone Branch Temple

Il Doryoson Hakone Branch è il braccio di Hakone del grande tempio Daiyuzan Saijoji, uno dei centri più importanti della scuola Soto Zen del Giappone, fondato nel 1394 a Minami-Ashigara (a una ventina di chilometri da qui) dal monaco Ryoan Emyo. Il tempio prende il nome da Doryo, il monaco discepolo che secondo la tradizione avrebbe aiutato il maestro a completare la costruzione dell'enorme complesso in un solo anno, grazie a poteri soprannaturali: un personaggio venerato ancora oggi come tengu protettivo, divinità della montagna.

La branca di Hakone è molto più piccola del tempio madre, ma è un luogo raccolto dove fermarsi in silenzio: un piccolo edificio principale circondato da cedri giganti, statue di tengu (riconoscibili per il naso lungo o per il becco di corvo), qualche lanterna in pietra muschiata. L'atmosfera è completamente diversa dai grandi templi turistici: qui il tempo rallenta. Calcolate 20-30 minuti.

Non confondete il luogo con un "tempio spettacolare": il suo valore è proprio nel raccoglimento e nella connessione con una tradizione zen di oltre 600 anni che ancora vive nelle pratiche quotidiane dei monaci.

Approfondisci

Il Daiyuzan Saijoji, il tempio madre di questa branca, fu fondato nel 1394, in pieno periodo Muromachi, dal monaco Ryoan Emyo come uno dei principali centri di formazione della scuola Soto Zen in Giappone (la scuola zen portata dalla Cina nel XIII secolo da Dogen Zenji). Oggi oltre 4.000 templi in Giappone sono affiliati al Daiyuzan, uno dei più grandi network del buddhismo zen nazionale.

La leggenda più celebre del tempio è quella di Doryo, il discepolo che dà il nome al culto: secondo la tradizione Doryo era un monaco dotato di poteri soprannaturali che aiutò Ryoan a costruire il complesso di 30 sale in un solo anno. Quando il maestro morì, Doryo giurò di proteggere il tempio per sempre: si trasformò in tengu (divinità della montagna dal naso lungo o dal becco di corvo) e volò verso le montagne circostanti. Da allora il culto di Doryo come protettore è diffuso in tutti i templi Soto Zen del Kanto, incluso questo di Hakone.

Un'altra leggenda racconta che un'aquila rubò la kesa (la stola sacra) del maestro Ryoan e la depositò sul monte in segno della sacralità del luogo: è il motivo per cui molti templi Soto Zen hanno l'aquila come elemento iconografico e perché Doryo è spesso rappresentato in volo.

Aperto tipicamente 09:00 - 16:00 · Ingresso libero (offerte a discrezione)

Dal Doryoson alla stazione di Tōgendai, circa 15-25 min in bus o auto. Da Tōgendai si prende il battello sul lago Ashi fino a Motohakone, circa 30 min: il santuario è a pochi passi dall'imbarco.

⛵ Sul battello del lago Ashi

Le imbarcazioni della Hakone Sightseeing Cruise attraversano il lago Ashi lungo la riva est. Il lago si è formato dallo sbarramento di una colata lavica ed è profondo fino a 43 metri. Durante la traversata si ha la vista migliore sul torii rosso del Santuario di Hakone che emerge dall'acqua, e nelle giornate limpide il Monte Fuji fa da sfondo. Il battello porta dalla stazione di Tōgendai fino a Motohakone, a pochi passi dal santuario. Biglietti acquistabili al pontile di Tōgendai.

Santuario di Hakone e torii Heiwa no Torii sul lago Ashi

Uno dei santuari più antichi del Kanto, fondato nel 757 d.C. (periodo Nara), quindi oltre 1.260 anni di storia. Originariamente si trovava più in alto sul monte Komagatake; nel 1667, durante il periodo Edo, fu riposizionato sulle rive del lago Ashi, dove si trova oggi, come parte del grande progetto di valorizzazione spirituale della zona voluto dallo shogun Tokugawa.

Il percorso d'ingresso è una delle passeggiate più belle del Giappone: si sale una lunga scalinata in pietra fra cedri giganti millenari, passando sotto tre portali torii rossi scaglionati. All'arrivo il cortile è raccolto, con la sala principale in legno verniciato di rosso vermiglio e nero, e un piccolo giardino laterale.

Il vero simbolo del santuario è però un altro, ed è quello che la maggior parte delle persone vuole vedere: il Heiwa no Torii ("torii della pace"), un grande portale rosso che sorge direttamente nelle acque del lago Ashi, con il Monte Fuji che si riflette sullo sfondo nelle giornate limpide. Si raggiunge scendendo una piccola stradina dal cortile del santuario, circa 5 minuti a piedi. Attenzione: è uno dei photo-spot più fotografati del Giappone, normalmente con coda per la foto davanti al torii. Se ci andate in tarda pomeriggio, la coda è tipicamente più gestibile rispetto al picco delle 12-15.

Il santuario è dedicato alle tre divinità Hakone-Okami, protettrici dei viaggiatori sulla Tokaido (quando la strada era il più pericoloso passo di montagna del Giappone) e patroni di matchmaking, fortuna e protezione. Per questo è un meta popolarissima per giovani coppie. Calcolate un'ora e mezza complessiva fra la salita al santuario, la discesa al torii e il giro attorno al lago.

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Il santuario di Hakone fu fondato nel 757 d.C., durante il periodo Nara, dal monaco buddhista Mangan Shonin come luogo di venerazione degli spiriti della montagna. Per quasi mille anni fu un luogo sacro molto frequentato dai viaggiatori della Tokaido, la grande strada che collegava Edo (Tokyo) a Kyoto: il passaggio di Hakone era il più temuto dell'intera via (1.000 metri di quota, nebbia, briganti, orsi) e chi lo affrontava si fermava a pregare qui prima e dopo per ringraziare di averlo superato in salute.

Una delle figure storiche più legate al santuario è Minamoto no Yoritomo, il primo shogun del Giappone (fondatore dello shogunato di Kamakura nel 1192). Dopo aver perso la Battaglia di Ishibashiyama del 1180, Yoritomo si rifugiò proprio nelle foreste intorno al santuario di Hakone, nascondendosi per giorni da forze molto più grandi della sua. Sopravvissuto, tornò al potere, vinse la guerra e rifondò il potere centrale giapponese: attribuì il proprio successo alla protezione delle divinità di Hakone, e questo portò il santuario a diventare una delle più importanti sedi religiose sotto il nascente shogunato.

Il celebre Heiwa no Torii (il torii nell'acqua) è invece moderno: fu costruito nel 1952 per commemorare il Trattato di San Francisco che, l'anno precedente, aveva restituito al Giappone la piena sovranità dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il nome Heiwa ("pace") ricorda proprio quel passaggio storico. È diventato nei decenni uno dei simboli visivi più iconici del Giappone.

Cortile sempre aperto · Edifici principali 08:00 - 17:00 · Gratis
Sera · Cena

Rientro a Gora dopo il santuario (circa un'ora di bus o auto), cena tranquilla in paese. Ultima sera a Hakone prima della prossima tappa del viaggio.

Opzioni cena
Yamaji
18:00 - 21:00
Tamura Ginkatsu-tei
17:30 - 20:00
Consiglio pratico per la cena

Le opzioni sono le stesse della sera precedente: scegliete quella che non avete ancora provato.

1Yamaji, la trattoria di paese davanti al Parco di Gora, per una cena casalinga e leggera a base di oyakodon, katsudon e soba.

2Tamura Ginkatsu-tei per il tofu-katsu, la specialità di Hakone: la cotoletta di tofu fritta e servita con dashi caldo.

In alternativa potete prendere la cena dal minimarket e cenare in villa: i ristoranti chiudono presto.

Dopo cena, rientro in villa per l'ultima notte a Hakone. Domani si riparte: destinazione Kyoto.

Kyoto

Kyoto

Kyoto è stata la capitale del Giappone per oltre mille anni, dal 794 al 1868. In quel millennio si sono formati qui la lingua, l'arte, la cucina, l'etichetta e l'estetica che ancora oggi il mondo riconosce come "giapponesi". È la città dei templi buddhisti contati a migliaia e dei santuari sparsi a ogni angolo, dei giardini di muschio e di pietra, delle case di legno con le grate sottili alle finestre, dei vicoli dove al tramonto può ancora capitare di incrociare una geisha che va al lavoro.

Dopo l'energia elettrica di Tokyo, Kyoto chiede un altro passo: più lento, più attento. Le giornate qui si misurano in templi e in strade da percorrere a piedi, in pause di tè verde e in scorci che cambiano dietro ogni angolo. Tre notti per entrare nel cuore antico del Giappone, prima della breve parentesi a Nara.

Giorno 6 · sabato 12 settembre · Hakone → Kyoto

Trasferimento in treno verso Kyoto in mattinata, arrivo intorno a mezzogiorno. Pranzo fra le bancarelle del mercato Nishiki, pomeriggio nelle vie storiche di Higashiyama fino al tempio sospeso di Kiyomizu-dera, cena nei vicoli di Pontocho e passeggiata serale sul fiume Kamo.
Mattina · Da Hakone a Kyoto

Colazione al konbini o alla caffetteria vicino alla villa, poi check-out e partenza. Calcolate la mattinata per il trasferimento: si arriva a Kyoto intorno a mezzogiorno, a pochi passi dall'hotel.

🚆 Sul trasferimento Hakone → Kyoto

Da Gora si scende prima a Odawara, ai piedi delle montagne di Hakone, e da lì si prende il treno veloce per Kyoto. La partenza è in tarda mattinata e l'arrivo è previsto intorno a mezzogiorno. Orari precisi, cambi, prenotazione dei posti e indicazioni pratiche sono raccolti tutti nel documento trasporti finale. L'idea è lasciare la villa con calma dopo colazione e viaggiare nelle ore centrali, così da avere tutto il pomeriggio libero a Kyoto.

Da Gora a Kyoto, in mattinata, fra trasferimento a valle e treno veloce.

Arrivo a Kyoto. La stazione è un enorme edificio di vetro e acciaio, sorprendentemente moderno per una città così antica: è la porta da cui si entra nel Giappone storico. L'hotel Miyako City Kintetsu Kyoto Station è a pochi passi dalla stazione: lasciate i bagagli alla reception e si esce subito, senza spostamenti, per la prima passeggiata in città.

Pranzo · Mercato Nishiki

Il pranzo del primo giorno a Kyoto si fa dove i kyotoiti fanno la spesa da quattrocento anni: il mercato Nishiki. Non un ristorante ma una galleria di banchi, dove si compone il pasto assaggiando una cosa qui e una là.

Dalla zona dell'hotel al mercato Nishiki, circa 10-15 min in metro.

Nishiki Market, galleria coperta con bancarelle di alimentari

Una galleria coperta lunga circa 390 metri e larga appena 4, con oltre 130 botteghe di alimentari, banconi di cibo di strada e piccoli ristoranti, attiva da oltre 400 anni: i kyotoiti la chiamano "la cucina di Kyoto" (Kyoto no daidokoro). Si entra da Teramachi (lato est) o Takakura (lato ovest) e ci si lascia portare dalla folla, fra vetrine di sottaceti colorati, pesci appena pescati grigliati al momento, dolci di soia, gnocchetti di riso, yuba (la pellicola sottile del latte di soia), tè verde di Uji.

Si gira fra le bancarelle assaggiando piccole cose: uno spiedino qui, una ciotola lì, una fetta di tamagoyaki (la frittata dolce arrotolata) più avanti. Conviene prendere poco e tanti tipi diversi, e mangiare seduti dentro la bancarella scelta o ai pochi sgabelli ai banconi. Importante: a Kyoto è scortese mangiare camminando, soprattutto al Nishiki dove il passaggio è stretto. Fermatevi accanto al banco dove avete acquistato.

Fra i banchi storici a non perdere: la coltelleria Aritsugu, attiva dal 1560 (originariamente forgiavano spade per la corte imperiale, oggi i loro coltelli sono fra i più richiesti del Giappone), e il santuario Nishiki Tenmangu all'estremità est, piccolissimo e nascosto fra le vetrine.

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La storia del Nishiki Market è la storia stessa di Kyoto. Già nell'VIII secolo, prima ancora che la città diventasse capitale, in questa zona si vendeva pesce. Il motivo era pratico: sotto la strada scorre una falda d'acqua chiamata Nishiki no mizu ("acqua di Nishiki") che si mantiene a temperatura costante di 15-18 gradi tutto l'anno, anche d'estate. I pescivendoli scavavano pozzi privati sotto i loro banchi e li usavano come frigoriferi naturali. Quando l'imperatore Kammu spostò la capitale qui nel 794 fondando Heian-kyo, il mercato divenne il fornitore ufficiale del Palazzo Imperiale, distante meno di un chilometro a nord.

Lo shogunato Tokugawa lo riconobbe ufficialmente nel 1615 come mercato del pesce concessionato della città. Nel periodo Edo (1603-1868) Nishiki era il fulcro della vita gastronomica di Kyoto: i grandi cuochi delle case nobili e dei templi venivano qui ogni mattina, e i prezzi erano dettati dalla qualità. Una storia documentata: nel 1856 lo shogun Tokugawa Iesada in visita a Kyoto chiese specificamente di mangiare un pesce comprato al Nishiki "perché solo lì la freschezza è all'altezza della corte".

I tre toponimi che ancora oggi si leggono sulle insegne lungo la via, Higashiuoya-cho, Nakauoya-cho, Nishiuoya-cho (rispettivamente "quartiere dei pescivendoli est, centro, ovest"), tutti contengono la parola uoya ("venditore di pesce") e sono la testimonianza scritta di mille anni di tradizione ittica. Persino oggi che la maggior parte dei banchi vende dolci o ricordi turistici, le mappe ufficiali della città di Kyoto continuano a usare quei nomi millenari.

Il banco più famoso è Aritsugu, la coltelleria fondata nel 1560 da Fujiwara Aritsugu, all'epoca uno dei spadai ufficiali della corte imperiale. Le sue spade equipaggiarono i samurai di alto rango per oltre due secoli. Quando lo shogunato Meiji nel 1876 emise l'haitōrei, il decreto che vietò ai samurai di portare spade in pubblico, la famiglia Aritsugu rischiò la rovina come centinaia di spadai in tutto il Giappone. La salvezza arrivò da una scelta tecnica geniale: convertirono la stessa metallurgia delle spade nella produzione di coltelli da cucina. Oggi i coltelli Aritsugu, forgiati a strati di acciaio differenti come i katana, sono usati dai migliori chef del mondo. La famiglia è alla diciottesima generazione: il maestro attuale ha imparato dal padre, che aveva imparato dal nonno, e così via fino al fondatore quattrocentosessantacinque anni fa.

L'arrivo dei frigoriferi domestici negli anni Sessanta e l'apertura di supermercati a Kyoto portarono una crisi profonda al Nishiki: in vent'anni quasi metà dei banchi chiusero. Negli anni Novanta il consorzio dei commercianti reagì investendo nel turismo, restaurando le insegne tradizionali e adattando l'offerta. Funzionò: oggi il Nishiki riceve oltre cinque milioni di visitatori all'anno, anche se alcuni banchi tradizionali lamentano la "disneyficazione" del mercato.

Una curiosità: ogni 25 ottobre il mercato celebra il Nishiki Tenmangu Festival, dedicato al santuario nascosto in fondo alla galleria. Il santuario è dedicato a Sugawara no Michizane (845-903), un erudito di corte ingiustamente esiliato per intrighi politici e morto in povertà a Kyushu. Dopo la sua morte una serie di disastri colpì Kyoto, interpretati come la sua vendetta dall'aldilà: per placarlo, gli furono dedicati santuari. È diventato il kami della letteratura e degli studi: gli studenti delle superiori vengono qui prima degli esami a comprare amuleti. Il piccolo santuario di legno scuro, schiacciato fra una pasticceria e un negozio di sushi, si vede solo se si guarda con attenzione. Ed è in piedi ininterrottamente dal 1003.

09:00 - 18:00 · Gratis · Ogni banco ha i suoi orari: la maggior parte apre fra le 09:00 e le 10:00 e chiude fra le 17:00 e le 18:00. Diverse bancarelle sono chiuse il mercoledì o la domenica (variabile per banco). Nessuna fotografia ravvicinata ai banchi senza chiedere il permesso.
Pomeriggio · Higashiyama

Il pomeriggio è dedicato a Higashiyama, il quartiere storico sulle colline orientali: si sale a piedi lungo le vie acciottolate fino al tempio sospeso di Kiyomizu-dera. È la Kyoto delle cartoline, da percorrere lentamente.

Dal mercato Nishiki a Higashiyama, circa 15-20 min in bus.

Via Sannenzaka, salita acciottolata fra case di legno tradizionali

Una delle strade più belle di Kyoto: una salita acciottolata sul fianco della collina di Higashiyama, fra case in legno tradizionali (machiya) di due piani con le grate sottili davanti alle finestre, sale da tè, pasticcerie di wagashi (i dolci tradizionali), botteghe di ceramiche di kiyomizu-yaki (la ceramica locale), negozietti di kimono e ventagli. Insieme alla parallela Ninenzaka, è classificata come Distretto di Conservazione delle Strutture Tradizionali: nessun cavo elettrico aereo, nessuna insegna moderna, persino le macchinette delle bibite sono camuffate in legno.

Si percorre lentamente, fermandosi nelle botteghe e magari per un matcha con warabi-mochi in una sala da tè. Tre dettagli che non si vedono altrove: i fiori di carta appesi in alcune entrate (sono talismani tradizionali della zona), i cartelli in ferro battuto con i nomi delle case più antiche, i tetti curvi di tegole grigie tutti alla stessa altezza per un patto edilizio antico di secoli.

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Sannenzaka e Ninenzaka sono fra le strade più antiche di Kyoto. Ninenzaka fu lastricata nell'807, Sannenzaka l'anno dopo, nell'808: erano i sentieri di pellegrinaggio verso il vicino tempio sulla collina, fondato pochi anni prima. Sull'origine dei nomi convivono diverse tradizioni: la più semplice li fa derivare dagli anni in cui furono costruite (terzo anno dell'era Daido, secondo anno della stessa era). Una seconda teoria li lega ai rituali di pellegrinaggio per le donne incinte che salivano queste vie pregando per parto sicuro: in giapponese antico san-nen poteva significare "parto sereno". Una terza, più poetica, attribuisce i nomi a Nene, moglie di Toyotomi Hideyoshi: dopo la morte del marito, Nene si ritirò nella zona e saliva regolarmente queste vie per pregare; una di esse sarebbe stata chiamata Nene-zaka ("la salita di Nene") e da lì sarebbe derivato per assonanza il "Ninenzaka" attuale.

La leggenda più popolare però è oscura: si dice che chi cade su Sannenzaka morirà entro tre anni, chi cade su Ninenzaka entro due. La superstizione risale al periodo Edo e nasce probabilmente come monito per i pellegrini ad andare cauti su una salita ripida e scivolosa quando piove. Ma il rimedio esiste: per scongiurare la maledizione, si comprava (e si compra ancora) una zucca-talismano hyotan in una delle botteghe ai piedi della via. Quelle botteghe specializzate in hyotan esistono ancora oggi, e vendono zucche essiccate scolpite e dipinte: era una tradizione legata anche al fatto che Toyotomi Hideyoshi aveva la zucca come stemma personale, vista come simbolo di buona fortuna nel periodo Momoyama.

Sotto i lastricati delle vie c'è una storia ancora più antica: questa zona, chiamata anticamente Toribeno, era uno dei tre principali luoghi di sepoltura di Kyoto. Dal periodo Heian fino al Medioevo, i corpi dei morti che le famiglie non potevano cremare venivano portati qui e abbandonati ai piedi della collina di Higashiyama: rimangono nei toponimi locali tracce di questo passato. Alcuni storici sostengono che la leggenda della "morte in tre anni" sia il riflesso popolare di questa antica funzione funeraria, sopravvissuta come superstizione molto dopo che la zona era diventata residenziale.

Nel 1917 il famoso pittore-poeta Yumeji Takehisa (1884-1934), considerato il padre dell'illustrazione giapponese moderna in stile Taisho roman, si trasferì qui con la sua amante e visse a Ninenzaka per due anni. Il piccolo monumento di pietra accanto a uno dei lampioni ricorda la sua presenza: le case di legno scuro, le donne con il kimono e le acconciature elaborate del primo Novecento, che lui dipinse e che oggi sono diventate icona del periodo Taisho, sono le stesse che si vedono camminando qui.

Negli anni Settanta, durante la prima fase di industrializzazione di Kyoto, le vie erano minacciate dalla demolizione: il piano regolatore prevedeva di abbattere le machiya per costruire condomini. La cittadinanza si oppose con un movimento popolare durato anni, finché nel 1976 la giunta cittadina dichiarò Sannenzaka e Ninenzaka "Distretto di Conservazione delle Strutture Tradizionali", vietando nuove costruzioni e imponendo restauri solo in stile Edo. Fu la prima area di Kyoto a ricevere quella tutela, e fu il modello per tutte le altre. Negli anni Ottanta, durante la bolla immobiliare giapponese, gli speculatori tornarono all'attacco con offerte miliardarie ai proprietari delle case più centrali. Quasi nessuno cedette: le famiglie, alcune residenti qui da quattro o cinque generazioni, considerarono le offerte un insulto.

Una curiosità contemporanea: Starbucks ha aperto qui nel 2017 un caffè dentro una machiya autentica del periodo Taisho (1912-1926), vietando per regolamento di esporre la sirena verde all'esterno. È l'unico Starbucks al mondo dove si beve il caffè seduti su tatami in una sala da tè, e dove il logo non si vede dall'esterno.

Aperto 24h · Gratis · Via pedonale sempre percorribile. Le botteghe sono in genere aperte fra le 10:00 e le 18:00 con orari variabili.

Dalle vie storiche al Kiyomizu-dera, pochi minuti a piedi in salita.

Kiyomizu-dera, sala principale con la veranda di legno sospesa sul vuoto

Una veranda di legno sospesa nel vuoto sul fianco della collina Otowa, sostenuta da pilastri di zelkova (keyaki) di oltre 400 anni di età, alcuni alti fino a 13 metri, montati a incastro senza un solo chiodo. Il pavimento del palco è composto da oltre 400 tavole di cipresso giapponese (hinoki), levigate dai secoli di passi.

È il palco panoramico del Kiyomizu-dera, uno dei templi più amati del Giappone, fondato nel 778 dal monaco Enchin nel punto in cui sgorga la cascata sacra da cui prende il nome (Kiyomizu = "acqua pura"). La sala principale (hondo) attuale è la ricostruzione del 1633 ordinata dallo shogun Tokugawa Iemitsu.

Dentro al complesso si visitano l'Otowa-no-taki, la cascata sacra divisa in tre rivoli (si raccoglie l'acqua con un mestolo a manico lungo: ciascun rivolo concede un dono diverso, salute, longevità e successo negli studi, ma berne da tutti e tre è considerato avido), il Jishu Jinja dietro la sala principale (santuario dell'amore con due "pietre dell'amore" a 18 metri di distanza: chi le percorre a occhi chiusi senza sbagliare troverà il vero amore), e la pagoda Koyasu che si vede in lontananza fra gli alberi, dedicata ai parti facili.

Dal palco si gode una delle viste panoramiche più famose della città: il legno antico in primo piano, i tetti di Kyoto in basso, le colline boscose all'orizzonte. È il luogo iconico di Kyoto: c'è folla quasi sempre, ma il complesso è abbastanza grande da assorbirla.

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Il tempio fu fondato in obbedienza a un sogno. Nel 778, il monaco Enchin, allora trentenne, ebbe una visione: una voce divina gli ordinava di risalire il fiume Yodo fino alla "fonte d'oro". Camminando per giorni nelle colline a est di Nara, arrivò ai piedi del Monte Otowa, dove trovò una cascata di acqua cristallina e un eremita di nome Gyoei Koji, che secondo le leggende viveva lì da duecento anni venerando una statua di Kannon (la dea della misericordia). Gyoei affidò la statua a Enchin e scomparve nel bosco, lasciandogli un pezzo di legno sacro. Enchin scolpì da quel legno una Kannon a undici facce e mille braccia, e la enshrinò in una capanna: il primo nucleo del tempio. La statua originale è ancora oggi nel sanctum del tempio, ma è esposta al pubblico solo ogni 33 anni: l'ultima volta nel 2000, la prossima sarà nel 2033.

Pochi anni dopo arrivò il personaggio che avrebbe trasformato la capanna in un grande tempio. Sakanoue no Tamuramaro (758-811), uno dei generali più famosi della storia giapponese (il primo ad avere il titolo di seii tai shogun, "grande generale che sottomette i barbari"), salì sulle colline di Higashiyama per cacciare cervi: voleva il sangue dell'animale per curare la moglie malata. Uccise un cervo e poi, scendendo, incontrò Enchin. Il monaco lo rimproverò aspramente per aver tolto la vita a un essere senziente. Tamuramaro, sopraffatto dal pentimento, donò al tempio la propria residenza imperiale e ordinò la costruzione della prima sala (hondo). Da generale-cacciatore divenne il primo grande patrono di Kiyomizu-dera.

Esiste in giapponese l'espressione "buttarsi dalla veranda di Kiyomizu" (Kiyomizu no butai kara tobioriru) per dire "prendere una decisione coraggiosa", l'equivalente del nostro "fare il salto". Non è una metafora: nel periodo Edo si credeva che chi sopravvivesse al salto di 13 metri dalla veranda vedesse esaudito il proprio desiderio. Gli archivi del tempio scoperti nel 1990 documentano 234 salti fra il 1694 e il 1864: una donna saltò perfino due volte. Il tasso di sopravvivenza fu dell'85,4%, grazie alla vegetazione fittissima sotto la veranda che attutiva la caduta. I motivi dei saltatori erano vari: chi voleva guarire la madre malata, chi voleva una promozione, c'è anche un caso documentato di un uomo che desiderava soltanto "più tempo libero dal lavoro". La pratica fu vietata dal governo Meiji nel 1872 e oggi la veranda è chiusa da una balaustra.

La cascata sacra di Otowa ai piedi della veranda è il cuore mistico del tempio: l'acqua, considerata "oro liquido" e "acqua di lunga vita", è divisa in tre rivoli paralleli. I pellegrini si avvicinano con un mestolo dal manico lungo (oggi sterilizzato a raggi UV fra un visitatore e l'altro) e bevono da uno solo dei rivoli, perché ognuno concede un dono diverso: longevità, successo accademico, fortuna in amore. C'è un punto importante: bere da tutti e tre è considerato AVIDO e annulla qualsiasi benedizione. È la lezione zen incorporata nel rituale: chi vuole tutto non ottiene niente.

Dietro la sala principale c'è il Jishu Jinja, un piccolo santuario shintoista dedicato a Okuninushi no Mikoto, divinità dell'amore e dei matrimoni felici, soprannominato "il Cupido di Kyoto". Davanti al santuario ci sono due pietre piantate nel terreno a diciotto metri di distanza: si chiamano koi-ishi, "pietre dell'amore". La tradizione dice che chi riesce a percorrere la distanza fra le due pietre a occhi chiusi senza sbagliare troverà presto il vero amore. Variante: chi ce la fa con l'aiuto di un'altra persona che lo guida con la voce, troverà sì l'amore, ma con la mediazione di un terzo. È normale vedere studentesse di sedici anni concentratissime fare il percorso, gli amici a bordocampo che le incoraggiano. Funziona? Le statistiche non sono disponibili, ma il santuario riferisce oltre 200 matrimoni l'anno di coppie che si dichiarano grate.

Pochi turisti conoscono il Tainai Meguri ("attraversare il grembo"), nascosto nella sala Zuigu-do all'ingresso del complesso. Per 100 yen si scendono dei gradini in un tunnel completamente buio sotto la sala principale, immersione totale: niente luce, solo il muro a sinistra dove un cordone di grosse perle di legno guida la mano. Si cammina nel buio per qualche minuto fino ad arrivare a una pietra rotonda illuminata da un fascio di luce dall'alto, illuminata in sanscrito con il sigillo della bodhisattva. La si tocca esprimendo un desiderio. Poi si torna su, di nuovo nella luce. La metafora è esplicita: si entra nel grembo della divinità, si rinasce. È una delle esperienze più potenti del tempio, e quasi nessuno la conosce.

Per finire, una curiosità linguistica: ogni dicembre il tempio sceglie un kanji dell'anno (kotoshi no kanji), un singolo carattere che riassume l'anno trascorso, scelto attraverso un sondaggio nazionale. Il 12 dicembre il sommo sacerdote lo dipinge con un pennello gigante (lungo come un braccio umano) su un foglio di carta di un metro per due, sulla veranda principale, davanti alle telecamere. Il kanji del 2011 fu kizuna ("legami"), dopo lo tsunami; quello del 2020 fu mitsu ("denso, vicino"), per l'anno della pandemia. Una piccola tradizione moderna, iniziata nel 1995 dopo il terremoto di Kobe, che è entrata nel calendario nazionale.

06:00 - 18:00 · 500 yen · In luglio e agosto chiusura prolungata fino alle 18:30. Apertura serale straordinaria con illuminazione speciale durante primavera (fioritura ciliegi, fine marzo) e autunno (foliage di aceri, metà novembre).
Cena · Pontocho

La cena è nei vicoli di Pontocho, lo stretto budello di locali e lanterne che corre lungo il fiume Kamo: una delle zone più suggestive di Kyoto al calare della sera.

Da Higashiyama a Pontocho, circa 15 min in bus o taxi.

Opzioni cena
Yasube
16:00 - 21:00 · chiuso martedì · solo contanti
Yamatomi
17:00 - 22:00 · chiuso mercoledì
Consiglio pratico

1Yasube è il posto giusto per un okonomiyaki, la "frittata salata" giapponese a base di pasta di farina, cavolo e ingredienti a scelta (carne, gamberi, formaggio, verdure). Il tavolo ha la sua piastra teppan calda incassata: l'okonomiyaki viene cucinato lì davanti agli avventori e resta caldo durante tutto il pasto. Atmosfera casual, prezzi onesti (okonomiyaki da ¥630, birra da ¥550), pagamento solo in contanti.

2Yamatomi è una storica cucina kyotoita aperta da oltre 50 anni nel cuore di Pontocho: oltre 100 piatti diversi a ¥500 ognuno, si compone il pasto come si vuole (yuba, tofu morbido, namafu, oden, sashimi, verdure di stagione, kushiage). È la formula "tante cose piccole" tipica della cucina di Kyoto, perfetta da condividere. Atmosfera tradizionale di vecchia osteria, walk-in.

Dopo cena · Fiume Kamo

Pontocho si affaccia direttamente sul fiume Kamo: dopo cena vale una passeggiata lenta lungo l'argine, il ritrovo serale della città.

Fiume Kamogawa, argini erbosi nel cuore di Kyoto

Il fiume che attraversa Kyoto da nord a sud, e il punto di ritrovo della città. Le sue rive larghe e basse, fra prato e ciottoli, sono uno dei pochi spazi pubblici aperti del centro: vi si siedono famiglie, studenti, coppie, lavoratori in pausa pranzo. Una curiosità che noterete: le coppie si dispongono a distanze regolari lungo l'argine, equidistanti l'una dall'altra. È una consuetudine di Kyoto soprannominata "kamogawa equidistance": tutti si rispettano lo spazio reciproco senza una regola scritta, una piccola lezione di urbanistica giapponese.

D'estate (da maggio a settembre) i ristoranti del lato ovest del fiume montano le tradizionali terrazze su palafitte che si protendono sull'acqua, chiamate kawadoko (o yuka): si cena affacciati sul Kamo con il fresco della corrente, una tradizione di oltre 400 anni. Lungo le rive si attraversa il fiume non solo sui ponti, ma anche su una serie di cubi di pietra a forma di tartaruga e uccello (kameishi e chidoriishi) appena affioranti dall'acqua: piccolo gioco di equilibrio molto fotografato, soprattutto nel tratto di Sanjo.

Approfondisci

La fondazione di Kyoto sull'argine del Kamogawa fu una scelta cosmologica precisa. Nel 794 l'imperatore Kammu abbandonò la precedente capitale Nara, considerata "spiritualmente esaurita" per le troppe lotte di potere fra fazioni buddhiste, e cercò un sito che rispettasse i quattro principi della cosmologia cinese del feng shui. La città ideale doveva essere protetta dai "quattro guardiani celesti": una tartaruga nera (montagna a nord, qui il monte Funaoka), un drago azzurro (fiume a est, il Kamo), una tigre bianca (grande strada a ovest, l'attuale Nishioji) e una fenice rossa (specchio d'acqua a sud, lo stagno di Ogura). Heian-kyo, "capitale della pace e della tranquillità", era il nome ufficiale, e fu progettata su un reticolo geometrico ispirato a Chang'an, allora capitale dell'Impero Tang cinese. Il Kamogawa non era un fiume qualsiasi: era il drago a guardia della città, e attraversarlo aveva valore rituale.

Per oltre dodici secoli il fiume è stato il termometro emotivo della città. Nel periodo Heian (794-1185) era luogo di purificazione rituale: gli aristocratici scendevano nelle sue acque per liberarsi delle impurità prima delle cerimonie. Nel periodo Kamakura divenne scena di duelli di samurai: il piano alluvionale era abbastanza ampio da ospitare gli scontri senza danni alle case. Nel periodo Edo (1603-1868) le rive furono usate per le esecuzioni capitali pubbliche: le teste dei condannati venivano esposte su pali sull'argine come monito. La via di Sanjo, oggi piena di caffetterie alla moda, era nel Seicento il principale luogo di esposizione.

Le piene del Kamogawa, prima dell'arginatura del Novecento, erano leggendarie. C'è una frase celebre attribuita all'imperatore in pensione Shirakawa (1053-1129) che recita: "Tre cose nel mondo non posso controllare: i monaci-guerrieri del monte Hiei, i giocatori di backgammon e le acque del fiume Kamo". Lo Shirakawa era considerato il sovrano più potente del Giappone Heian, ma nemmeno lui poteva fermare le esondazioni del fiume, che ogni due o tre anni distruggevano case e ponti del centro. La frase entrò nel proverbio popolare. Oggi il fiume è arginato in cemento ma le rive sono mantenute basse e accessibili, una delle migliori urbanistiche d'acqua delle città moderne.

Le terrazze su palafitte (kawadoko o yuka) che si vedono in estate sul lato ovest sono una tradizione documentata dal 1670: i ristoranti dell'allora nuovo quartiere di Pontocho ottennero il permesso dallo shogunato di costruire piattaforme sopraelevate sul fiume durante i mesi caldi. Il sistema era ed è ingegnoso: le kawadoko sono completamente smontabili, sono fatte di legno di cedro e cipresso senza un solo chiodo, vengono assemblate il primo maggio e smontate il 30 settembre, ogni anno. Sono vietate dopo le piogge intense: se il fiume sale, vanno smontate in fretta, anche di notte. Cenare su una kawadoko in una sera di luglio, con il fresco che sale dall'acqua mentre la temperatura ambiente in città supera i 35 gradi, è una delle esperienze gastronomiche-paesaggistiche più peculiari del mondo.

Il fenomeno dei "cubi di pietra a forma di tartaruga e uccello" (kameishi e chidoriishi) è un piccolo capolavoro di urbanistica anti-romantica: nel 1980 il comune di Kyoto installò questi blocchi di pietra a intervalli regolari come "ponte alternativo" per fare attraversare il fiume. La forma di tartaruga e uccello è un omaggio agli antichi chidori che davano il nome al ponte di Sanjo nei racconti del periodo Heian.

Una stranezza sociologica osservata e fotografata: le coppie sedute lungo l'argine mantengono spontaneamente distanze regolari, equidistanti, senza nessuno che lo dica. È un fenomeno chiamato "kamogawa equidistance" che è stato studiato anche da urbanisti e antropologi. Si pensa derivi dal valore giapponese del ma (lo spazio fra le persone, considerato sacro): nessuno vuole essere troppo vicino a una coppia che condivide un momento intimo, e tutti si autoregolano. Risultato: file di coppie distanti dieci metri l'una dall'altra, lungo chilometri di argine, in pieno sole estivo, senza nessuna segnaletica.

Il 10 dicembre 1867, in una locanda chiamata Omiya a 200 metri dalle sponde del Kamogawa, due samurai pro-imperialisti, Sakamoto Ryoma e Nakaoka Shintaro, vennero assassinati da agenti dello shogunato. Sakamoto era stato l'architetto della grande alleanza fra i clan di Satsuma e Choshu che stava per rovesciare i Tokugawa. Aveva 31 anni, era nato il 15 novembre 1835, e fu ucciso esattamente nel giorno del suo compleanno (calendario lunare). Un mese dopo la sua morte, la Restaurazione Meiji realizzò la modernizzazione del Giappone che lui aveva sognato. Il monumento dell'omicidio è una semplice colonna di pietra fra Kawaramachi e Pontocho, davanti a un convenience store moderno: una delle ironie del Kyoto contemporaneo.

Aperto 24h · Gratis · Argini sempre accessibili. Le terrazze sul fiume kawadoko dei ristoranti sono operative da maggio a settembre.
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Giorno 7 · domenica 13 settembre · Kyoto

Kinkakuji, il Padiglione d'Oro, al mattino. Poi trasferimento ad Arashiyama: pranzo nel quartiere, il tempio zen di Tenryu-ji con il suo giardino storico e la celebre foresta di bambù. Cena in zona stazione.
Colazione

Colazione al konbini o in una caffetteria vicino all'hotel (la colazione non è inclusa), con calma. Si parte verso le 8.

Mattina · Kinkakuji

Si comincia dal nord della città con il Kinkakuji, il Padiglione d'Oro: l'immagine più famosa di Kyoto, un padiglione interamente ricoperto di foglia d'oro che si specchia in uno stagno.

Dalla zona dell'hotel al Kinkakuji, circa 35-45 min in bus.

Kinkakuji, Padiglione d'Oro che si specchia sul lago Kyoko-chi

Il Padiglione d'Oro, ufficialmente Rokuon-ji ("Tempio del giardino dei cervi"), è una delle immagini più riconoscibili del Giappone: un padiglione di tre piani interamente ricoperto di foglia d'oro ai due piani superiori, che si specchia su un grande lago artificiale chiamato Kyoko-chi ("Stagno-specchio"). Costruito nel 1397 come villa-ritiro dello shogun Ashikaga Yoshimitsu, divenne tempio Zen della scuola Rinzai dopo la sua morte nel 1408.

Ciascuno dei tre piani è in uno stile architettonico diverso: il primo nello stile shinden-zukuri dei palazzi imperiali del periodo Heian, il secondo in buke-zukuri delle residenze samurai del periodo Kamakura, il terzo in stile karayo dei templi Zen cinesi. Sulla cima, una fenice di bronzo sembra pronta a spiccare il volo: simbolo di rinascita, è anche un omaggio alla potenza dello shogun. Il complesso non è visitabile all'interno, si gode dall'esterno seguendo il sentiero del giardino che gira attorno al lago, attraversa una piccola sala da tè (Sekkatei) e termina a un piccolo padiglione di Fudo Myoo.

L'edificio attuale è una ricostruzione del 1955: nel 1950 un giovane monaco-novizio di nome Hayashi Yoken, mentalmente disturbato e ossessionato dalla bellezza del padiglione, vi diede fuoco. Lo scrittore Yukio Mishima ne trasse uno dei suoi romanzi più celebri, Il Padiglione d'Oro (1956), che esplora la psicologia dell'incendiario. Nel 1987 la foglia d'oro è stata totalmente rinnovata e ispessita per resistere alle stagioni di Kyoto. Patrimonio UNESCO dal 1994.

Approfondisci

Per capire il Padiglione d'Oro bisogna capire Ashikaga Yoshimitsu (1358-1408). Terzo shogun della dinastia Ashikaga, salì al potere a undici anni e divenne uno dei personaggi più potenti della storia giapponese. Nel 1392 mise fine alla "Guerra delle due corti" (Nanboku-cho), un conflitto dinastico durato 56 anni in cui il Giappone aveva avuto contemporaneamente due imperatori rivali; nel 1394 si "ritirò" formalmente dal titolo di shogun a 36 anni, ma in realtà continuò a governare in modo informale fino alla morte. Adottò abiti e protocolli della corte imperiale cinese dei Ming, riprese i rapporti commerciali con la Cina (interrotti da due secoli) e si fece chiamare dall'imperatore Ming "Re del Giappone", cosa per cui i tradizionalisti lo accusarono di alto tradimento perché in Giappone esisteva già un imperatore. Yoshimitsu fu anche il protettore di Zeami (1363-1443), l'attore-drammaturgo che codificò il teatro Noh: lo conobbe quando Zeami era bambino e lo introdusse a corte, sostenendolo per tutta la vita. Senza Yoshimitsu il Noh come lo conosciamo non esisterebbe.

Il padiglione fu costruito nel 1397 come centro della sua villa di ritiro Kitayama-dono, un enorme complesso di tredici edifici sul fianco delle colline a nord-ovest. Fu il cuore della cultura Kitayama, una stagione di fioritura artistica ispirata alla Cina dei Ming: pittura a inchiostro, cerimonia del tè proto-formale, teatro Noh, cucina kaiseki, giardini Zen. I tre stili architettonici sovrapposti del padiglione raccontano un programma simbolico esplicito: il primo piano è in stile palazzo imperiale Heian (il potere aristocratico antico), il secondo in stile residenza samurai Kamakura (il potere militare), il terzo in stile sala Zen cinese (il potere spirituale). Yoshimitsu in vita fu tutte e tre le cose: cortigiano alla corte imperiale, guerriero come shogun, monaco (prese i voti zen poco prima di morire). Il padiglione è il suo autoritratto in tre piani.

Una curiosità: nel padiglione originale solo il terzo piano era ricoperto di foglia d'oro. Yoshimitsu aveva pianificato di dorare anche il secondo, ma morì prima che il progetto fosse completato. La ricostruzione del 1955 applicò la doratura anche al secondo piano, "completando" la volontà originale dello shogun. Il primo piano è rimasto in legno naturale per scelta estetica: il contrasto rende l'oro ancora più impressionante. La foglia d'oro attuale, sostituita nel 1987, è cinque volte più spessa di quella applicata da Yoshimitsu: ogni lamella è di 0,1 micrometri, e ne sono state applicate oltre 200.000 su una superficie totale di 1.300 metri quadri. Il costo del solo oro fu di 740 milioni di yen di allora.

Il padiglione era il solo edificio originale del complesso di Kitayama-dono sopravvissuto a sei secoli di guerre, terremoti e incendi, fino al 2 luglio 1950. Quel giorno un giovane monaco-novizio di 22 anni, Hayashi Yoken, vi appiccò fuoco e tentò di suicidarsi sulla collina retrostante con un coltello e dei sonniferi. Sopravvisse: fu trovato dai pompieri ferito ma vivo. Il suo movente, raccolto nei diari, era misto: balbettava da bambino e si sentiva inadeguato, era ossessionato dalla bellezza del padiglione che considerava "insopportabile", e voleva "distruggere ciò che era assolutamente bello per liberarsi della propria bruttezza". Il processo a Kyoto fu uno degli eventi mediatici dell'anno.

Quello che rese la storia ancora più tragica fu cosa accadde alla madre. Quando la polizia la convocò per l'interrogatorio, sopraffatta dalla vergogna familiare in un Giappone postbellico ancora rigidamente confuciano, la madre di Hayashi Yoken si suicidò gettandosi da un treno della linea San'in mentre tornava verso casa. Il monaco fu condannato a sette anni di prigione: si pentì amaramente, e morì di tubercolosi nel 1956, pochi mesi dopo essere stato rilasciato. Aveva 28 anni.

Lo scrittore Yukio Mishima (1925-1970) studiò gli atti del processo, intervistò testimoni e visitò il padiglione ricostruito per scrivere Kinkaku-ji (1956), uno dei capolavori della letteratura giapponese del Novecento. Il romanzo entra nella mente di un giovane balbuziente ossessionato dall'idea che la perfezione estetica sia un'oppressione esistenziale. Mishima trasformò Hayashi in un personaggio filosofico, e il padiglione in un simbolo della tirannia del bello. Esattamente quattordici anni dopo aver finito il libro, il 25 novembre 1970, Mishima stesso si suicidò ritualmente con il seppuku nel quartier generale delle Forze di Autodifesa di Tokyo, dopo aver tentato di guidare un colpo di stato monarchico. Aveva 45 anni. Le linee fra letteratura e biografia si erano dissolte.

L'edificio attuale è la ricostruzione esatta del 1955, fatta sulla base di disegni e fotografie del padiglione originale. È Patrimonio UNESCO dal 1994 nei "Monumenti Storici dell'Antica Kyoto". Riceve oggi oltre 4 milioni di visitatori l'anno: il giardino è disegnato in modo che dal sentiero principale il padiglione si possa fotografare da molte angolazioni diverse, ognuna pianificata da Yoshimitsu sei secoli fa.

09:00 - 17:00 · 500 yen · Aperto tutti i giorni 09:00 - 17:00, ultimo ingresso 16:30 circa. Il complesso è interamente all'aperto: il Padiglione si gode solo dall'esterno seguendo il sentiero del giardino, non è visitabile internamente.
Pranzo · Arashiyama

Da Kinkakuji ci si sposta verso ovest, ad Arashiyama, il quartiere ai piedi delle montagne dove si pranza prima della visita.

Dal Kinkakuji ad Arashiyama, circa 30-40 min in bus o treno.

Opzioni pranzo
Arashiyama Yoshimura
11:00 - 16:00 (sab-dom fino 17:00)
Arashiyama Udon Ozuru
11:00 - 20:00
Consiglio pratico

1Arashiyama Yoshimura è il ristorante di soba più famoso della zona, ai piedi del ponte Togetsukyo, in una vecchia residenza dell'epoca Meiji con grandi finestre sul fiume Katsura. La soba è fatta a mano ogni mattina con grano grossolanamente macinato a pietra. Il piatto della casa è il Tenzaru Zen (soba fredda + tempura mista + riso aromatico al sesamo + sottaceti) intorno a ¥1.800-2.380. Walk-in, ma in alta stagione e a pranzo può fare un po' di fila.

2Arashiyama Udon Ozuru è un piccolo udon-ya con grandi lanterne di carta a 300 metri a nord del ponte Togetsukyo: udon fatto in casa al mattino con brodo di sgombro, aringa e bonito, ingredienti kyotoiti come yuba e fu (glutine di grano). Il menù Yuba Tama Udon con tofu, riso e sottaceti costa circa ¥1.690. Walk-in, turnover veloce (5-10 minuti di attesa anche all'ora di punta).

Pomeriggio · Arashiyama

Il pomeriggio è tutto ad Arashiyama: il tempio zen di Tenryu-ji con il suo giardino di sette secoli, e subito dietro la foresta di bambù, uno dei luoghi più fotografati del Giappone. I due si raggiungono a piedi, sono uno accanto all'altro.

Tenryu-ji, giardino Sogenchi con stagno e montagne di Arashiyama sullo sfondo

Tempio Zen della scuola Rinzai, il principale del quartiere di Arashiyama, fondato nel 1339 dallo shogun Ashikaga Takauji in memoria dell'imperatore Go-Daigo. Lo classifica per primo fra i "Cinque Monti" di Kyoto (i cinque grandi templi Zen della città), una posizione che mantiene ancora oggi. Il nome "Tempio del Drago Celeste" deriva da un sogno fatto dal fratello dello shogun, in cui un drago d'oro si alzava verso il cielo dal fiume Hozu, qui sotto: l'omen fu interpretato come segno divino e il tempio fu costruito esattamente in quel punto.

Il cuore del complesso è il Sogenchi, il giardino di passeggiata progettato dal monaco-paesaggista Muso Soseki nel XIV secolo: il primo giardino in Giappone a ottenere la classificazione governativa di "Sito Storico Speciale e Luogo di Bellezza Scenica". Al centro c'è uno stagno (Sogen-chi, "fonte zen") attorno al quale gira il sentiero, con rocce disposte secondo precisi principi taoisti, una piccola cascata di pietra e lo sfondo delle montagne di Arashiyama "prese in prestito" (la tecnica si chiama shakkei, "scenario preso in prestito": il giardino non finisce alla recinzione, prosegue visivamente nelle montagne dietro, integrandole nel disegno). Nei giorni senza vento, le montagne si specchiano sullo stagno come in un dipinto.

Da non perdere, sul soffitto del Hatto (sala delle conferenze), il grande "Drago di Nuvola", dipinto nel 1997 dal pittore nihonga Kayama Matazo per le celebrazioni del 650° anniversario del tempio: il drago segue chi cammina con lo sguardo da qualunque punto della sala (è dipinto in proiezione "a otto direzioni").

Approfondisci

La storia di fondazione del Tenryu-ji è uno dei capitoli più drammatici del Trecento giapponese, ed è la storia di un tradimento e di un fantasma. Lo shogun Ashikaga Takauji (1305-1358) e l'imperatore Go-Daigo (1288-1339) erano stati amici e alleati nella restaurazione Kemmu del 1333, che aveva rovesciato lo shogunato Kamakura e restituito teoricamente il potere alla casa imperiale. Ma Go-Daigo voleva instaurare una dittatura imperiale assoluta sul modello cinese ed escludere i samurai dal potere; Takauji, come capo dei samurai, si ribellò, lo sconfisse in battaglia a Minatogawa nel 1336, lo costrinse all'esilio nelle montagne di Yoshino, e gli sostituì un imperatore-fantoccio. Si aprì un secolo di "due corti rivali" (Nord e Sud) che divise il Giappone fino al 1392.

Quando Go-Daigo morì in esilio nel 1339, sconfitto e amareggiato, Takauji ne fu profondamente turbato. Non era solo senso di colpa: nel Giappone medievale si credeva fortemente al tatari, la "vendetta soprannaturale" degli spiriti dei morti uccisi ingiustamente, capace di portare disgrazie sui colpevoli e sui loro discendenti. Il caso più famoso era stato quello di Sugawara no Michizane (845-903), un cortigiano esiliato la cui vendetta postuma era stata accusata di una serie di disastri a Kyoto. Takauji decise di costruire un grande tempio in memoria di Go-Daigo per placarne lo spirito, evitando il tatari e salvando politicamente la propria immagine. Sceglie come abate il maestro Zen Muso Soseki (1275-1351), una delle figure intellettuali più rispettate del tempo, che era stato maestro spirituale sia di Takauji che di Go-Daigo.

Il nome originale doveva essere Ryakuō Shisei Zenji, dal nome dell'era imperiale Ryakuō (1338-1342) della Corte del Nord. Ma i potentissimi monaci-guerrieri del Monte Hiei, leali alla Corte del Sud (cioè a Go-Daigo), si opposero pubblicamente al nome considerandolo una provocazione politica. Per evitare guerra civile, Takauji incaricò il fratello minore Ashikaga Tadayoshi di trovare un nome alternativo. Tadayoshi ebbe allora un sogno: vide un drago d'oro che si alzava in volo dal fiume Oi (l'attuale Hozugawa), proprio nel punto in cui sarebbe sorto il tempio. Al mattino raccontò il sogno al fratello, che lo interpretò come un segno divino. Il tempio fu rinominato Tenryu-ji, "Tempio del Drago Celeste".

I fondi per costruirlo furono raccolti in modo originale e storicamente importantissimo. Lo shogunato non aveva soldi sufficienti, e Muso Soseki propose un'idea audace: organizzare spedizioni commerciali in Cina. Nel 1342 due grandi navi mercantili (le cosiddette "navi del Tenryu-ji", Tenryuji-bune) salparono verso la Cina della dinastia mongola Yuan: portarono spade, sciabole giapponesi (già ricercatissime in Cina per la loro qualità), ventagli, pergamene di pittura, e tornarono cariche di seta, monete di rame, libri buddhisti, ceramiche. I profitti furono enormi e finanziarono interamente la costruzione del tempio, che fu consacrato nel 1345. Le navi del Tenryu-ji sono fra le prime imprese commerciali internazionali documentate del Giappone medievale: il modello fu copiato per i due secoli successivi, dando inizio a un'epoca di scambi serrati con la Cina che importò molti elementi della cultura Ming in Giappone.

Tenryu-ji fu classificato primo fra i "Cinque Monti di Kyoto" (Kyoto Gozan), il sistema gerarchico dei templi Zen più importanti, e mantiene questa posizione ancora oggi. Al massimo splendore (XV secolo) il complesso si estendeva su 9,5 milioni di metri quadri (dieci volte la superficie attuale) con 150 sub-templi: era praticamente una città monastica.

Nel corso dei secoli il tempio è bruciato otto volte: nel 1358, 1367, 1373, 1380 (questi quattro durante le guerre fra Corte del Nord e Sud), 1447, 1468 (durante la Guerra Onin che distrusse mezza Kyoto), 1815 (incendio accidentale), e 1864 (durante l'incidente del Kinmon, le ultime guerre della fine dello shogunato). Ogni volta i monaci ricostruirono. Gli edifici attuali risalgono in larga parte al periodo Meiji (fine Ottocento), ma il giardino Sogenchi disegnato da Muso Soseki nel XIV secolo è arrivato fino a noi nella sua forma originale: è uno dei pochissimi giardini giapponesi a poter vantare questa continuità di sette secoli, e fu il primo sito in Giappone ad essere designato dal governo imperiale come "Sito Storico Speciale e Luogo di Bellezza Scenica" (Tokubetsu Meisho).

Sul soffitto della Hatto (sala delle conferenze, dove si tengono le cerimonie principali) c'è uno dei capolavori dell'arte religiosa giapponese contemporanea: il "Drago di Nuvola" (Unryu-zu), dipinto nel 1997 dal pittore nihonga Kayama Matazo (1927-2004) per le celebrazioni del 650° anniversario della morte di Muso Soseki. Il soffitto misura 10,6 metri per 12,6 metri (159 tavole di cedro giapponese), e il drago è dipinto dentro un cerchio di 9 metri di diametro. La particolarità tecnica si chiama happo-nirami ("sguardo a otto direzioni"): grazie a un trucco prospettico medievale cinese, gli occhi del drago seguono lo spettatore da qualunque angolo della sala. Si entra, ci si gira, e il drago è sempre lì che ti fissa. È un'esperienza che lascia disorientati. La Hatto è aperta al pubblico solo nei weekend e nelle aperture speciali stagionali.

08:30 - 17:00 · 500 yen · Biglietto del solo giardino 500 yen; per visitare anche gli edifici interni (Hatto con il Drago di Nuvola, Kuri) + 300 yen. Il Drago di Nuvola è visibile solo nei weekend, festivi e periodi di esposizione speciale.

Dal Tenryu-ji alla foresta di bambù, pochi minuti a piedi: il bosco comincia appena oltre il cancello nord del tempio.

Foresta di bambù di Arashiyama, sentiero fra steli alti

Un sentiero di circa 400 metri fra steli di bambù moso (la specie gigante asiatica) alti fino a 25 metri, con il sole filtrato che taglia la foresta in fasci verdi: probabilmente la passeggiata più fotografata del Giappone. Il movimento del vento fra gli steli produce un suono particolare, un fruscio profondo e legnoso simile a un'onda lontana, riconosciuto ufficialmente nel 1996 dal Ministero dell'Ambiente giapponese fra i "100 paesaggi sonori del Giappone" da preservare (su 738 candidature da tutto il paese, ne furono scelti solo 100).

Il sentiero è pubblico, gratuito, sempre aperto. La foresta è viva: i bambù vengono curati e raccolti regolarmente, perché in Giappone il bambù è materiale tradizionale per ceste, mestoli, frustini per la cerimonia del tè, sostegni per piante. Lungo il percorso si passa di fronte a un piccolo santuario shintoista, Nonomiya Jinja, citato nel Genji Monogatari di Murasaki Shikibu (inizio XI secolo, considerato il primo romanzo della storia mondiale): qui le principesse della corte imperiale si purificavano per un anno prima di essere mandate al grande santuario di Ise.

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Il bambù moso (Phyllostachys edulis), la specie gigante che domina ad Arashiyama, non è autoctono giapponese. Fu importato dalla Cina nel 1736 dal clan Satsuma a Kagoshima (Kyushu meridionale), e si è poi naturalizzato in tutto il sud-ovest dell'arcipelago. È una delle piante a crescita più rapida al mondo: in primavera i nuovi germogli (takenoko, "bambino del bambù") possono crescere fino a un metro al giorno e raggiungono la loro altezza massima di 20-25 metri in solo otto settimane. Una volta cresciuti, gli steli non aumentano più di dimensione: cambia solo la struttura interna, che si lignifica gradualmente. La pianta vive da 80 a 100 anni, fiorisce una sola volta nella vita (un evento rarissimo che capita ogni 60-130 anni e di solito coinvolge tutti gli individui geneticamente connessi simultaneamente), produce semi e poi muore.

Il bambù occupa nella cultura giapponese un posto sacro. È uno dei shochikubai, "i tre amici dell'inverno" (pino, bambù, susino), simboli confuciani della perseveranza: il pino non perde le foglie, il susino fiorisce nel gelo, il bambù si piega sotto la neve ma non si spezza. È ammirato dai monaci Zen come emblema della flessibilità saggia. Si trova nei dipinti, nei kimono, nelle decorazioni di Capodanno (kadomatsu), nei ventagli, nei flauti (shakuhachi), nelle frustine per la cerimonia del tè (chasen), nei mestoli per i pozzi sacri.

Le radici del bambù formano una rete sotterranea fittissima, intrecciata in profondità: una credenza popolare giapponese antichissima diceva che durante un terremoto bisognava correre in un boschetto di bambù, perché la rete delle radici stabilizzava il terreno e impediva i crolli. La conoscenza non era solo folklore: studi sismologici moderni hanno confermato che il suolo sotto i boschetti di bambù maturo è effettivamente più stabile del suolo aperto, perché le radici creano una griglia continua. È probabilmente una delle più antiche conoscenze antisismiche tramandate del paese, registrata in testi del periodo Heian.

Lungo il sentiero si passa di fronte al Nonomiya Jinja, un piccolo santuario shintoista che è uno dei luoghi più antichi e venerabili del Giappone. È nominato esplicitamente nel Genji Monogatari di Murasaki Shikibu (inizio dell'XI secolo, intorno al 1008), considerato il primo romanzo della storia mondiale. Nel romanzo, il principe Genji visita Lady Rokujo, sua amante, mentre lei si purifica al Nonomiya prima di seguire la figlia (una principessa imperiale) al santuario di Ise. La scena è una delle più malinconiche di tutta la letteratura giapponese: il principe e la donna che amava si separano sotto gli alberi, sapendo che non si rivedranno mai più.

La funzione storica del Nonomiya è infatti questa: dal periodo Heian fino al 1336, una giovane principessa imperiale era nominata saio, "principessa-sacerdotessa", e mandata al santuario di Ise (a 250 km di distanza) come rappresentante dell'imperatore presso la dea sole Amaterasu. Prima del viaggio, la principessa doveva passare un anno intero in isolamento al Nonomiya, a Kyoto, in un rigoroso processo di purificazione: niente uomini, niente musica, niente colori brillanti, solo riti, digiuni, abluzioni. Fra il 668 e il 1336, oltre sessanta principesse passarono qui un anno della loro giovinezza prima di partire per Ise. Il sistema fu abolito durante le guerre del XIV secolo. Nel boschetto di bambù si pensa che le principesse passeggiassero durante l'anno di reclusione: il sentiero che si percorre oggi è probabilmente lo stesso.

La foresta è entrata nell'immaginario internazionale grazie al film Memoirs of a Geisha di Rob Marshall (2005, basato sul romanzo di Arthur Golden): nella scena celeberrima, l'ormai matura Sayuri (Zhang Ziyi) attraversa la foresta in macchina con il Chairman (Ken Watanabe), con la luce del sole che filtra fra i bambù in lunghi fasci. La scena è considerata uno dei più bei momenti di cinematografia degli anni Duemila e fece esplodere la popolarità di Arashiyama nel turismo internazionale: nel decennio successivo i visitatori si triplicarono.

Il sentiero che si percorre oggi era originariamente un tracciato di servizio usato dai contadini e dai monaci del Tenryu-ji per il taglio stagionale del bambù: la foresta era ed è in larga parte proprietà privata dei templi e di famiglie locali. La designazione governativa di area protetta arrivò solo nel 1967, e il sentiero fu aperto ufficialmente al pubblico solo dopo. Ogni proprietario provvede alla manutenzione della sua porzione: i bambù vengono ancora oggi raccolti regolarmente per le manifatture artigianali kyotoita di mestoli, ceste, ventagli, e per i sostegni dei pini bonsai dei templi. Quando si cammina nel bosco, si è in una foresta lavorata, non un parco naturale.

Aperto 24h · Gratis · Sentiero pubblico sempre accessibile. Fra le mete più affollate di Kyoto durante il giorno: gli steli di bambù sono illuminati ufficialmente nei periodi di apertura serale del vicino quartiere, in dicembre (Hanatouro).
Cena · Zona stazione di Kyoto

Rientro verso la stazione di Kyoto, dove cenate: la zona ha decine di locali su più piani, formati comodi e veloci dopo una giornata in piedi.

Da Arashiyama alla zona della stazione di Kyoto, circa 20-30 min in treno.

Opzioni cena
Kyoto Ramen Koji
11:00 - 22:00
Katsukura (Kyoto Porta)
11:00 - 22:00
Consiglio pratico

1Kyoto Ramen Koji è un "vicolo del ramen" al 10° piano della stazione di Kyoto: 8 ristoranti di ramen affiancati che rappresentano 8 regioni diverse del Giappone (Sapporo al nord, Hakata al sud, Kitakata, e altri). Si sceglie quello che si preferisce dalla vetrina con i piatti di plastica, si ordina al distributore automatico (menù in inglese) e si mangia al bancone. Bolla ¥1.000-1.500, walk-in con rotazione molto veloce.

2Katsukura è nel centro commerciale Porta al piano sotterraneo della stazione di Kyoto: catena kyotoita specializzata in tonkatsu, la cotoletta di maiale panata in stile giapponese. Menù con cotoletta + riso + cavolo + miso + sottaceti intorno ai ¥1.500-2.000. Il rituale tipico è il piccolo mortaio di sesamo da macinare al tavolo prima di versarci sopra la salsa. Walk-in.

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Giorno 8 · lunedì 14 settembre · Kyoto

Al mattino i diecimila torii vermigli di Fushimi Inari. Nel pomeriggio vestizione in kimono e il grande tempio di Higashi Honganji. La sera, cena kaiseki e il santuario Yasaka illuminato dalle lanterne.
Colazione

Colazione al konbini o in una caffetteria vicino all'hotel (la colazione non è inclusa). Si parte verso le 8.

Mattina · Fushimi Inari

La mattina è per Fushimi Inari, il santuario dei mille torii vermigli che salgono lungo la montagna: conviene arrivarci presto, prima del grande afflusso.

Dalla zona dell'hotel a Fushimi Inari, circa 10-15 min in treno.

Fushimi Inari Taisha, tunnel di torii rossi vermiglio

Il santuario shintoista più visitato del Giappone, dedicato a Inari, divinità del riso, dell'agricoltura, della prosperità e degli affari. Fondato nel 711 dalla famiglia Hata (un clan di immigrati continentali), prima ancora che Kyoto diventasse capitale, è la sede principale di una rete di oltre 30.000 santuari Inari sparsi per tutto il Giappone. La sua immagine più riconoscibile sono i circa 10.000 torii rossi vermiglio che formano tunnel lungo il sentiero che sale sulla montagna sacra Inariyama (233 metri).

L'ingresso principale al complesso passa sotto il Romon, la grande porta rossa a due piani donata da Toyotomi Hideyoshi nel 1589, secondo la tradizione come ringraziamento dopo che la madre era guarita da una malattia. Oltre la porta, il santuario principale (honden); poi inizia la salita coperta dai torii. I primi due tunnel più fotografati sono il Senbon Torii (i "mille torii", anche se in realtà sono molti di meno) all'inizio del sentiero principale.

Ogni torii è stato donato da una persona o un'azienda in segno di gratitudine per un voto esaudito o in richiesta di prosperità: sul retro di ognuno si trovano nome del donatore e data inscritti in nero. I prezzi vanno da circa 400.000 yen per i torii più piccoli a oltre 1 milione di yen per i grandi. La verniciatura, in pigmento di cinabro misto a olio di tung, va rinnovata circa ogni cinque anni: capita di trovare cartelli "wet paint" durante la salita.

Lungo il sentiero si incontrano decine di statue di volpi (kitsune) in pietra o in ceramica bianca, alcune con una chiave dorata in bocca, altre con un fascio di spighe, altre con una pergamena: sono i messaggeri di Inari secondo la tradizione shintoista. Si dice che la dea preferisca offerte di aburaage (tofu fritto): per questo motivo i ristoranti vicini al santuario servono kitsune udon ("udon della volpe", con tofu fritto) e inari-zushi (sushi avvolto nel tofu fritto).

Per il giro completo dalla base alla cima e ritorno calcolate 2-3 ore in salita continua. Il giro breve arriva al Yotsutsuji, l'incrocio panoramico a metà montagna (30-45 min andata e ritorno), e regala già una bella vista sulla città.

Approfondisci

Le origini di Fushimi Inari precedono Kyoto stessa. Secondo il Yamashiro no Kuni Fudoki, una cronaca dell'VIII secolo, nel 711 (oltre 80 anni prima che Kyoto diventasse capitale), un nobile della famiglia Hata, di nome Hata no Irogu, fece una scommessa con i suoi servitori durante una battuta di tiro con l'arco: usò un mochi (tortino di riso) come bersaglio. Quando scoccò la freccia, accadde un prodigio: il mochi si trasformò in un cigno bianco e volò via, atterrando sulla cima della montagna Inari, dove iniziò a fare crescere riso miracolosamente. Hata no Irogu, riconoscendo il segno divino, costruì sul punto il primo santuario. La famiglia Hata, di origine continentale (probabilmente coreana o cinese), era arrivata in Giappone nel V secolo portando con sé tecniche di sericoltura e di irrigazione del riso: il loro mecenatismo religioso plasmò la zona di Fushimi e spiega perché Inari, divinità del riso, fu venerata proprio qui.

Inari è una delle divinità più complesse dello shintoismo. Androgina, può manifestarsi come un vecchio con la barba che porta riso, come una giovane donna che cavalca una volpe, come una sacerdotessa, come un dio bambino. Protegge il riso, il sake, i fabbri, gli attori, i tessitori e gli affari. Nel periodo Heian era venerata principalmente da contadini e fabbri (per il legame fra riso e fertilità della terra, e fra fuoco delle fucine e fertilità del fuoco); nel periodo Edo divenne la divinità preferita dei mercanti; oggi è la patrona delle multinazionali. Toyota, Panasonic, Mitsui, Mitsubishi, Sumitomo hanno tutti torii inscritti con il loro nome a Fushimi Inari, donati come ringraziamento per la prosperità.

Il Romon, la grande porta rossa a due piani all'ingresso del complesso, fu donato da Toyotomi Hideyoshi nel 1589, all'apice del suo potere. Secondo la tradizione, fu un voto: la madre di Hideyoshi era gravemente malata, e Hideyoshi promise alla dea Inari un grande torii se l'avesse guarita. Lei guarì, e Hideyoshi commissionò una porta degna di un sovrano. Il Romon è oggi Bene Culturale Importante e una delle più antiche porte shintoiste sopravvissute del periodo Momoyama.

Le volpi (kitsune) sono i messaggeri spirituali di Inari, non sue incarnazioni: distinzione importante nella tradizione. Si dice che siano invisibili agli umani comuni, ma visibili a chi ha "occhi puri". Sono divise in due categorie: byakko (volpi bianche, spiriti benevolenti che servono Inari) e nogitsune (volpi selvatiche, ingannatrici, che possono possedere gli umani secondo la tradizione popolare). Le statue al santuario sono tutte byakko: alcune tengono in bocca una chiave dorata (la chiave del granaio del riso, simbolo di prosperità), altre un fascio di spighe (il riso stesso), altre una pergamena (saggezza), altre una palla di gioiello (tama, l'anima della divinità). Le coppie di volpi all'ingresso del santuario hanno una con la bocca aperta (a) e una con la bocca chiusa (un), che insieme formano il suono aum: l'inizio e la fine di tutte le cose.

Si dice che Inari preferisca offerte di aburaage (tofu fritto, il "cibo preferito delle volpi" secondo il folklore): per questo motivo i ristoranti attorno al santuario servono kitsune udon ("udon della volpe", con tofu fritto adagiato sopra) e inari-zushi (sushi avvolto nel tofu fritto: la palla di riso pressata dentro un sacchetto dorato, considerato un piatto fortunato per gli affari). Le statue delle volpi vengono spesso vestite con bavaglini rossi (yodare-kake) dalle famiglie che chiedono protezione per i loro figli: dopo molti decenni alcune statue sono completamente avvolte in strati di tessuto rosso decolorato.

L'usanza di donare un torii nasce nel periodo Edo (1603-1868): i mercanti, arricchitisi grazie alla benedizione di Inari, iniziarono a offrire torii in legno verniciato di rosso vermiglio come ringraziamento. La tradizione si gonfiò esponenzialmente dopo il boom economico giapponese degli anni Sessanta, quando le aziende iniziarono a donare in massa. Oggi i torii sono circa 10.000, con un costo che va da 400.000 yen per i piccoli (alti circa 5 metri) a oltre 1 milione per i grandi. Il colore vermiglio viene da un pigmento di cinabro (solfuro di mercurio) mescolato a olio di tung: si dice che protegga il legno dagli insetti e dall'umidità (è effettivamente velenoso per i tarli), ed è lo stesso pigmento usato per i santuari shintoisti più antichi. Nel pensiero shintoista il rosso scaccia gli spiriti maligni: per questo motivo lo si trova non solo nei torii ma anche nei ponti dei templi, nei pilastri delle sale principali, e nei tratti di chiusura degli amuleti.

La verniciatura va rinnovata circa ogni cinque anni: capita spesso di trovare cartelli "wet paint" durante la salita, e operai con la maschera che applicano il pigmento con pennelli larghi. Il santuario impiega permanentemente una squadra di artigiani che si occupa solo della verniciatura: lavorano con sequenze stagionali precise, perché il cinabro si applica solo in certi periodi dell'anno (primavera e autunno, mai in estate per via del caldo).

Fushimi Inari è entrato nell'immaginario internazionale grazie al film Memoirs of a Geisha (2005): nella scena celebre, la giovane Chiyo, dopo aver incontrato per la prima volta il Chairman che le ha regalato un dolce e un fazzoletto con dentro delle monete, corre felice attraverso il tunnel dei torii, salendo verso il santuario per ringraziare la dea. La scena, accompagnata dalla colonna sonora di John Williams, è uno dei momenti più memorabili del cinema americano sui giapponesi degli anni Duemila. Dopo l'uscita del film il numero di visitatori internazionali raddoppiò.

Una stagione speciale: nei primi tre giorni dell'anno, durante l'hatsumode (la "prima visita" tradizionale al santuario), oltre 2,5 milioni di persone salgono a Fushimi Inari per il primo voto dell'anno. È il terzo santuario più visitato del Giappone per hatsumode, dopo Meiji a Tokyo e Naritasan a Chiba: una folla che si stratifica sui sentieri illuminati dai lampioni di carta accesi tutta la notte.

Aperto 24h · Gratis · Santuario sempre aperto, anche di notte. Il sentiero principale è illuminato fino alla notte fonda con lampade tradizionali. Giro breve fino a Yotsutsuji: 45-60 min andata e ritorno. Giro completo fino in cima: 2-2,5 ore.
Pranzo

Rientro verso la zona della stazione per il pranzo, prima del pomeriggio in kimono.

Da Fushimi Inari alla zona della stazione di Kyoto, circa 10-15 min in treno.

Opzioni pranzo
Hashitate
11:00 - 22:00
Consiglio pratico

1Hashitate è il volto informale di Wakuden, uno dei ryotei storici di Kyoto, l'alta cucina kyotese. Si trova dentro la stazione di Kyoto, al terzo piano del JR Kyoto Isetan, a due passi dai tornelli. Qui la cucina raffinata di Wakuden si traduce in formato semplice e veloce: ciotole di riso (donburi) e piatti di noodles con ingredienti di stagione e il dashi delicato che è la firma della casa. Il piatto simbolo è l'Hashitate Set, una ciotola con orata al miso di sesamo da gustare anche in stile chazuke, versando sopra il brodo caldo, con zuppa di miso, sottaceti e un dolcetto di loto. Sapori veri di Kyoto, leggeri e curati, a prezzo onesto: i set stanno intorno ai ¥1.700-2.500. Negli orari di punta può esserci un po' di coda, ma il servizio è rapido.

2UNO RAMEN è una ramen-ya nata a Gion e arrivata da poco nel Kyoto Ramen Koji, la galleria di ramen al decimo piano della stazione. La sua particolarità: ramen 100% vegetale e senza glutine. Il brodo è una crema di latte di soia con verdure e funghi, gli noodles sono di farina di riso e kombu; in carta diversi ramen e tantanmen, gyoza senza glutine, riso e dolci. È una scelta utile se nel gruppo c'è chi è vegetariano o intollerante, e una versione insolita e leggera del ramen. Una nota onesta: è un locale piuttosto caro per essere ramen, una ciotola può arrivare sui ¥2.300-3.000, sopra la media degli altri banchi del Ramen Koji.

Pomeriggio · Kimono e Higashi Honganji

Il pomeriggio comincia con la vestizione in kimono da Vasara, a pochi passi dalla stazione, e prosegue con il vicino Higashi Honganji, uno dei più grandi templi di legno della città.

Vasara Kimono, noleggio kimono e yukata

Una delle più grandi catene di noleggio kimono del Giappone, con sedi nelle principali città turistiche. La filiale di Kyoto è la Kyoto Ekimae, a circa tre minuti a piedi dalla stazione centrale (si attraversa l'incrocio davanti alla Kyoto Tower, edificio "Suishin", 6° piano): una posizione pensata per vestirsi appena arrivati e cominciare subito a girare la città in abito tradizionale. A disposizione centinaia di kimono e yukata per donne, uomini e bambini, dal pacchetto base con fantasie semplici alle linee retro, agli yukata di marca, fino ai pacchetti coordinati per coppie.

Il pacchetto base è un set completo: kimono o yukata, obi (la fascia in vita), sottoveste, borsetta coordinata, tabi (i calzini tradizionali), sandali zori, forcina per i capelli, più vestizione assistita da una professionista e una semplice acconciatura gratuita. Non serve portare nulla da casa. La vestizione richiede circa 20 minuti a persona (l'obi va annodato da mano esperta): il costume si tiene tutto il giorno e si restituisce alla stessa sede entro le 17:30.

D'estate la scelta naturale è lo yukata, la versione in cotone leggero, fresca e ariosa, perfetta per le giornate calde, le passeggiate serali e i festival. Camminare per Kyoto in kimono cambia la giornata: i passi si fanno più lenti, e i quartieri di Higashiyama, Gion e Arashiyama diventano lo scenario naturale di foto memorabili.

Approfondisci

Il noleggio del kimono per turismo è un fenomeno recente, esploso a Kyoto dagli anni Duemila. Per secoli il kimono è stato l'abito quotidiano dei giapponesi, ma nel Novecento l'abbigliamento occidentale lo ha sostituito nella vita di ogni giorno: oggi i giapponesi lo indossano quasi solo in occasioni cerimoniali. Le catene di noleggio hanno fatto il percorso inverso, rendendolo un'esperienza accessibile per qualche ora a chiunque. Kyoto, con i suoi quartieri di legno intatti, ne è diventata la capitale: in primavera e autunno le vie di Higashiyama si riempiono di persone in kimono.

C'è una regola che non va mai sbagliata, identica per kimono e yukata: il lembo sinistro va sempre sopra il destro. La sovrapposizione inversa è riservata esclusivamente alla vestizione dei defunti. Le professioniste la controllano sempre, ma è un dettaglio a cui i giapponesi sono molto sensibili. Lo yukata, fra l'altro, nacque come veste da bagno: il nome deriva da yukatabira, l'abito leggero indossato nei bagni di vapore del periodo Heian, e solo nei secoli è diventato l'abito informale dell'estate.

L'obi, la fascia annodata in vita, è la parte tecnicamente più complessa: per un kimono femminile può superare i quattro metri di lunghezza e prevede nodi decorativi diversi a seconda dell'occasione e dell'età di chi lo indossa. Annodarlo bene richiede anni di pratica: è il motivo preciso per cui il kimono non si indossa da soli e la vestizione assistita è parte integrante del servizio.

09:00 - 18:00 · da ~3.000 yen · Costume da restituire alla stessa sede entro le 17:30.
Da ricordare ✏️ · Prenotazione kimono

Vasara Kimono va prenotato online in anticipo sul sito ufficiale: en.vasara-h.co.jp/reserve. Scegliete lo slot delle 13:00 o 14:00; vi consiglio di prenotare verso metà agosto per la data del 14 settembre.

Da Vasara a Higashi Honganji, pochi minuti a piedi.

Higashi Honganji, sala principale Goei-do

Una corda gigante fatta di capelli umani, lunga 69 metri, spessa 30 centimetri, pesante 375 chili: è esposta in una vetrina lungo il corridoio che collega le due grandi sale del tempio. Fu intrecciata con canapa e capelli donati da migliaia di donne credenti di tutto il Giappone durante la ricostruzione del 1895: le corde di canapa normali si spezzavano sotto il peso delle travi giganti, e fu chiesto alle fedeli di donare i propri capelli. La risposta arrivò da tutta la nazione. Furono prodotte 53 corde di questo tipo: la più grande misurava 110 metri di lunghezza, 40 centimetri di diametro e quasi una tonnellata di peso. Una storia che da sola merita la visita.

Higashi Honganji è il più grande complesso templare in legno di Kyoto, fondato nel 1602. Il Goei-do (Sala del Fondatore), la sala principale, è alto 38 metri, lungo 76 e largo 58: ospita 927 stuoie tatami e si dice possa accogliere oltre 3.000 fedeli in preghiera contemporaneamente. È dedicato a Shinran (1173-1263), il monaco fondatore della scuola Jodo Shinshu, una delle correnti più popolari del buddhismo giapponese, basata sulla semplice ripetizione del mantra namu amida butsu ("Lode al Buddha Amida"). Accanto si trova l'Amida-do, la sala dedicata al Buddha Amida.

Ingresso libero, scarpe da togliere all'ingresso delle sale (tatami).

Approfondisci

La storia inizia con Shinran Shonin (1173-1263), monaco rivoluzionario che predicò una versione radicalmente egualitaria del buddhismo: la salvezza è offerta a tutti, peccatori e santi, ricchi e poveri, uomini e donne, semplicemente recitando il nembutsu (la formula "Namu Amida Butsu", "Mi affido al Buddha Amida"). Niente meriti accumulati, niente disciplina ascetica, niente celibato: lo stesso Shinran si sposò ed ebbe figli, scandalizzando il clero buddhista del suo tempo. La scuola che fondò, Jodo Shinshu (la "Vera Scuola della Terra Pura"), divenne nei secoli la confessione buddhista più seguita del Giappone, e lo è ancora oggi.

Nel periodo Sengoku (1467-1568), gli adepti della Jodo Shinshu si trasformarono in una vera e propria potenza politica e militare. I cosiddetti ikko-ikki ("rivolte di mente unita") erano confederazioni armate di contadini, artigiani e mercanti devoti, motivati da fede assoluta nella salvezza dopo la morte: andavano in battaglia gridando "Namu Amida Butsu" e consideravano la morte una porta verso il Paradiso. Per i samurai professionisti, abituati a calcoli prudenti, era l'incubo perfetto. Nel 1488 gli ikko-ikki presero il controllo dell'intera provincia di Kaga (l'attuale Ishikawa) e la governarono per quasi un secolo come una repubblica religiosa autonoma, l'unica esperienza simile nella storia giapponese pre-moderna.

Tokugawa Ieyasu, da giovane signore feudale di Mikawa, subì una rivolta ikko-ikki nel 1563 che quasi gli costò il dominio: alcuni dei suoi vassalli più fedeli si erano convertiti e rifiutarono di combattere contro il proprio "tempio madre". Non lo dimenticò mai. Quando Oda Nobunaga decise di annientare la setta, ci impiegò dieci anni di guerra (1570-1580), l'assedio più lungo della storia giapponese, contro il tempio-fortezza di Ishiyama Honganji a Osaka. Il quartier generale dei Jodo Shinshu cadde solo per fame.

Nel 1602 Tokugawa Ieyasu, ormai shogun e padrone del Giappone, applicò la sua mossa magistrale. Il vecchio leader della setta, Kennyo, prima di morire aveva nominato il terzo figlio, Junnyo, come successore, ignorando il primogenito Kyonyo che aveva osato resistere a Nobunaga oltre l'ordine paterno. Ieyasu prese Kyonyo in disparte, gli regalò un terreno a est del Honganji originale e disse: "Costruisci qui il TUO Honganji". Risultato: la più grande scuola buddhista del Giappone si scisse in due fazioni rivali a duecentocinquanta metri di distanza l'una dall'altra. Una manovra ricordata dagli storici come uno dei più astuti divide et impera della storia giapponese: due Honganji divisi non potevano più costituire una minaccia.

Il tempio bruciò quattro volte nel periodo Edo: nel Grande Incendio Tenmei del 1788 (che distrusse l'80% di Kyoto), per un incidente nel 1823, di nuovo nel 1858, e infine durante il Kinmon Incident del 1864, una rivolta di samurai imperialisti contro lo shogunato che ridusse in cenere mezzo centro storico di Kyoto. Ogni volta i fedeli ricostruirono. La ricostruzione finale fu il cantiere più ambizioso: dal 1879 al 1895, sedici anni di lavoro per fare del Goei-do uno degli edifici di legno più grandi del mondo. Le travi del tetto erano lunghe oltre venti metri e pesavano tonnellate. Nessuna corda di canapa esistente poteva sopportarle.

La risposta arrivò dalle donne. In tutto il Giappone, da Hokkaido a Kyushu, donne fedeli del Higashi Honganji si tagliarono i capelli e li spedirono al tempio in pacchi. Le suore intrecciarono questi capelli con canapa per produrre corde di forza incredibile: in totale ne furono fatte 53. La più grande misurava 110 metri di lunghezza, 40 cm di diametro e quasi una tonnellata di peso. La corda esposta nella vetrina del corridoio è una delle più piccole: 69 metri, 30 cm di diametro, 375 chili. Esaminandola da vicino si distinguono ancora ciocche individuali: capelli neri di donne giapponesi della seconda metà dell'Ottocento.

Stagionali · Gratis · Orari stagionali: 05:50 - 17:30 da marzo a ottobre, 06:20 - 16:30 da novembre a febbraio. Scarpe da togliere all'ingresso delle sale (tatami).
Cena · Hanasaki (kaiseki)

La cena del 14 settembre è una cena kaiseki, il pasto tradizionale giapponese a più portate, prenotata da Hanasaki per le 19:30.

Gion Kyo-ryori Hanasaki, piatto della cena kaiseki

La cena di stasera è una kaiseki, il pasto tradizionale giapponese a più portate: la forma più alta e raffinata della cucina del paese, nata secoli fa dai pasti leggeri serviti durante la cerimonia del tè e diventata col tempo l'alta gastronomia di Kyoto. Non un piatto unico ma una sequenza di piccole portate che si susseguono con un ritmo preciso, ciascuna pensata per gli ingredienti e i colori della stagione. A settembre vuol dire i primi sapori dell'autunno: il menù della kaiseki cambia ogni mese, e nessuna cena è uguale a un'altra.

Cena 17:30 - 22:00 (ultimo ordine 20:00) · Menù kaiseki serale, consigliato quello da ¥12.000 · Solo su prenotazione · A pochi minuti a piedi dal Santuario Yasaka
Da ricordare ✏️ · Prenotazione cena kaiseki

La cena da Hanasaki è alle 19:30 del 14 settembre e va prenotata in anticipo. Segnati in calendario giovedì 30 luglio 2026: la prenotazione si effettua dal sito tabelog.com. Posizione del locale: qui sulla mappa.

Dopo cena · Santuario Yasaka

Dopo cena, una sosta al Santuario Yasaka, il santuario di Gion: il recinto è aperto anche di sera e le sue centinaia di lanterne vengono accese al calare del buio.

Santuario Yasaka, la porta-torre vermiglia a due piani all'estremità di via Shijō

Un portale vermiglio a due piani chiude l'estremità orientale di Shijō, la grande via dello shopping di Kyoto: è la Nishi-rōmon, la porta-torre ovest, uno dei punti di riferimento più riconoscibili della città. Oltre la porta si apre il recinto del Santuario Yasaka, il santuario più importante del quartiere di Gion, con oltre milletrecento anni di storia alle spalle.

Al centro del recinto sta la sala principale (honden), un grande edificio vermiglio dal tetto in corteccia di cipresso che raccoglie sotto un'unica copertura il santuario interno e la sala delle offerte, una soluzione architettonica chiamata Gion-zukuri, dichiarata Tesoro Nazionale nel 2020. Davanti alla sala si alza un palco per le danze (maidono) circondato da centinaia di lanterne: ognuna porta dipinto il nome di un ristorante o di un'attività di Gion che l'ha donata, e ogni sera vengono accese tutte insieme. Tra i numerosi santuari minori del recinto, l'Utsukushi-gozen-sha è dedicato alla bellezza, e da sempre attira geiko, parrucchieri ed estetiste che vi vengono a pregare.

Il dio venerato qui, Susanoo, è invocato da secoli come protettore contro le epidemie e la sfortuna, e il santuario è il capostipite di circa tremila santuari «Yasaka» e «Gion» sparsi per il Giappone. Il recinto resta aperto giorno e notte ed è gratuito: ci si entra e ci si esce liberamente, di passaggio o per una sosta. Per i kyotoesi non è «il santuario Yasaka»: è semplicemente «Gion-san», e il quartiere più famoso della città porta il suo nome.

Approfondisci

Nell'869 un'epidemia attraversò la capitale e fece numerosi morti. La si attribuì all'ira di spiriti vendicativi, e per placarli si tenne un rito di purificazione, il goryō-e: nel giardino imperiale di Shinsen-en furono erette 66 lance rituali, una per ciascuna delle province in cui era allora diviso il Giappone, e i palanchini sacri (mikoshi) del santuario furono portati in processione per le strade. Il rito si ripeteva a ogni nuova ondata di contagio, finché nel 970 si decise di tenerlo ogni anno. È nato così il Gion Matsuri, il festival di luglio del Santuario Yasaka: uno dei più antichi e grandi festival urbani del mondo, celebrato quasi senza interruzioni da oltre millecentocinquant'anni. Si fermò durante la guerra Ōnin, durante la Seconda guerra mondiale e, ultima, amara coincidenza, nel 2020, quando la sfilata dei carri fu annullata per la pandemia. Il festival nato per scacciare un contagio, fermato da un contagio. Le processioni sono tornate nel 2023.

La sala principale che si vede oggi fu ricostruita nel 1654, e nel 2020 è stata dichiarata Tesoro Nazionale. La sua particolarità è il Gion-zukuri, uno stile che non esiste altrove: un solo tetto, ampio e curvo, copre insieme la sala interna e la sala delle offerte, che di norma sono due edifici distinti. Fino al 1868 il santuario non si chiamava Yasaka ma Gion-sha: fu il decreto Meiji di separazione tra shintoismo e buddhismo a imporgli il nome attuale. Il quartiere, però, ha tenuto il nome vecchio, ed è il motivo per cui ancora oggi il festival si chiama Gion Matsuri e non Yasaka Matsuri.

In origine, al posto di Susanoo, qui era venerato Gozu Tennō, una divinità legata alla difesa dalle malattie: fu quella vocazione, tenere lontano il contagio, a dare al santuario il suo ruolo, lo stesso con cui era nato. Secondo la tradizione, inoltre, sotto la sala principale si apre una caverna abitata da un drago azzurro, guardiano che custodisce l'energia della terra: una leggenda che lega il santuario al punto preciso su cui sorge, considerato da sempre un nodo di forze propizie.

Aperto 24h · Gratis · Recinto sempre aperto e gratuito; l'ufficio degli amuleti e dei timbri goshuin segue l'orario 09:00 - 17:00 circa.
Nara

Nara

Prima di Kyoto, la capitale del Giappone era Nara. Per pochi decenni del secolo VIII, fra il 710 e il 794, fu qui che l'imperatore ebbe la sua corte: ed è in quegli anni che il buddhismo mise radici profonde nel paese, lasciando templi enormi che ancora oggi battono record di grandezza.

Oggi Nara è una città tranquilla e verde, piccola abbastanza da girarsi in una giornata. La sua immagine più celebre sono i cervi: oltre mille, liberi nel grande parco, considerati per tradizione messaggeri sacri e abituati da secoli a convivere con le persone. Una gita di un giorno fra prati, templi millenari e animali che vi verranno incontro.

Giorno 9 · martedì 15 settembre · Nara

Gita in giornata a Nara: il grande parco dei cervi, il Todaiji con il suo Buddha gigante di bronzo, il santuario Kasuga Taisha e le sue migliaia di lanterne. Rientro a Kyoto per cena.
Mattina · Da Kyoto a Nara

Colazione al konbini o in caffetteria vicino all'hotel verso le 8, poi partenza per Nara: è una gita in giornata, si lasciano i bagagli in hotel a Kyoto e si parte leggeri.

Da Kyoto a Nara, circa 45 min di treno.

Mattina · Parco di Nara

Si comincia dal Parco di Nara, il grande spazio verde dove vivono liberi oltre mille cervi: è il cuore della città e il punto da cui si raggiungono a piedi tutti i monumenti.

Parco di Nara, cervi sika in libertà fra i sentieri

Mille trecento cervi sika in libertà in un parco di circa 660 ettari, considerati messaggeri sacri degli dei dalla tradizione shintoista locale e tutelati come Monumento Naturale Nazionale dal 1957. Camminano fra i visitatori, attraversano i sentieri, si avvicinano a chi tiene in mano un biscotto. È normale incontrarne uno seduto sul marciapiede o appoggiato a un albero.

Lungo i sentieri ci sono bancarelle di shika senbei, biscotti per cervi a base di crusca di riso e farina (200 yen per un pacchetto da 10): chi ne tiene uno in mano viene seguito, e in molti casi i cervi vi faranno l'inchino. È una piccola coreografia che hanno imparato da soli, nel tempo: chi distribuisce più senbei è chi viene salutato con una flessione della testa. Tenete il pacchetto al riparo da tasche e zaini, sennò i cervi cercano di prenderlo da soli: sono curiosi e a volte mordono lievemente per attirare l'attenzione (innocuo, ma sorprendente).

Il cuore del parco è uno dei pochi posti al mondo dove la fauna selvatica vive a contatto totale con la città, senza recinzioni e senza rituali turistici costruiti: i cervi semplicemente sono lì, da sempre.

Approfondisci

Per oltre mille e cento anni, uccidere un cervo a Nara era reato punibile con la pena di morte. La protezione nasce da una leggenda dell'VIII secolo: quando la nuova capitale Heijo-kyo (l'antica Nara) fu fondata nel 710, il potente clan Fujiwara volle stabilire il santuario tutelare della città, e invitò il dio guerriero Takemikazuchi a trasferirsi a Nara da un santuario lontano. Secondo la tradizione, il dio arrivò volando sopra il monte Mikasa cavalcando un cervo bianco. Da quel giorno tutti i cervi che vivevano in quella valle furono considerati discendenti di quel cervo divino, e la caccia fu severamente vietata, con pene durissime. La proibizione resse fino al periodo Meiji (1868).

Quando lo shogunato cadde e la legge di tutela fu abolita, la popolazione dei cervi crollò vicino all'estinzione. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, ne erano rimasti 79. La causa fu la fame: le carestie e l'instabilità del dopoguerra spinsero molti a infrangere la tradizione. Nel 1957 i cervi furono dichiarati Monumento Naturale Nazionale, ed è grazie a questa protezione che oggi la popolazione è risalita a circa 1.300 capi, gestita dalla Nara Deer Welfare Association.

Una tradizione attiva dal 1672: ogni inizio ottobre, durante una cerimonia chiamata shika no tsunokiri, sacerdoti shintoisti tagliano cerimonialmente le corna ai cervi maschi adulti, per evitare che si feriscano fra loro durante la stagione degli amori. È un evento pubblico che si tiene da oltre tre secoli e mezzo nello stesso luogo, con lo stesso protocollo.

Aperto 24h · Gratis · Il parco è sempre aperto e gratuito. Senbei per cervi: 200 yen al pacchetto, in vendita ovunque. Tenere chiusi mappe, depliant turistici e bustine di carta: i cervi le mangiano se le vedono.
Pranzo · Nara

Pausa pranzo a Nara, fra il parco e i templi: due indirizzi tranquilli per assaggiare anche qualche specialità locale.

Opzioni pranzo
Hiraso Naramachi
11:30 - 20:00 · chiuso lunedì
Todaiji Emado Chaya
11:00 - 15:00
Consiglio pratico

1Hiraso Naramachi è il posto migliore in città per provare il kakinoha-zushi, la specialità di Nara: pesce (sgombro, salmone o trota) conservato dentro foglie di cachi che danno aroma e mantengono freschezza, una tecnica antica di conservazione tipica delle prefetture interne lontane dal mare. Menù con 3 tipi di pesce + sottaceti + chagayu (porridge di tè verde) + dolce intorno ai ¥1.500-2.000. Atmosfera tranquilla, walk-in, anche da asporto in una bella scatoletta di legno (utile per un picnic al parco).

2Todaiji Emado Chaya è dentro il complesso del Todaiji, in stile chaya tradizionale con vista verso il Nigatsudo (Patrimonio UNESCO). Menù casual con oyakodon, soba fredda con tempura, udon, dolci tradizionali (mochi grigliato, gelato matcha). Prezzi onesti per essere in una zona turistica, ¥1.000-1.500 a testa, atmosfera serena. Walk-in.

Pomeriggio · Todaiji e Kasuga Taisha

Il pomeriggio è per i due grandi monumenti di Nara: il Todaiji, che custodisce un Buddha di bronzo colossale, e il Kasuga Taisha, il santuario delle migliaia di lanterne, raggiungibile lungo un viale di cedri secolari.

Todaiji, il Daibutsuden visto dal viale principale

Il più grande edificio di legno del mondo, costruito per ospitare una delle più grandi statue di Buddha in bronzo del mondo. E quello che si vede oggi è solo due terzi della costruzione originale del 752: l'edificio di un tempo era ancora più grande, fiancheggiato da due pagode alte circa 100 metri, record dell'epoca, secondi soltanto alle piramidi d'Egitto.

Si entra dal portale Nandaimon, sotto due statue lignee dei Nio, i guardiani del Buddha: alti 8,4 metri, scolpiti nel 1203 dai maestri Unkei e Kaikei con la loro bottega in 69 giorni. Sono fra i capolavori massimi della scultura giapponese e Tesoro Nazionale. Il Nio con la bocca aperta si chiama Agyo (rappresenta il primo suono che la bocca umana può produrre, "ah"), quello con la bocca chiusa Ungyo ("un", l'ultimo suono): insieme, dall'inizio alla fine.

La grande sala principale, il Daibutsuden, misura 57 metri di larghezza, 50 di profondità, 49 di altezza. La struttura attuale risale al 1709, ricostruita dopo che gli incendi delle guerre civili avevano distrutto due volte l'edificio. All'interno, il Daibutsu: una statua di bronzo del Buddha Vairocana (l'illuminatore cosmico) seduto sul fior di loto, alta 15 metri, pesante 500 tonnellate. Solo la mano aperta è alta quanto una persona. Al fondo della sala, una colonna ha un buco delle stesse dimensioni della narice del Buddha: si dice che chi riesce a passarci attraverso otterrà l'illuminazione nella prossima vita. Funziona soprattutto per bambini, ma anche adulti agili ce la fanno.

Approfondisci

Tra il 735 e il 737, una epidemia di vaiolo uccise oltre un terzo della popolazione del Giappone. Quattro fratelli del clan Fujiwara (i quattro figli del fondatore Fuhito, che reggevano il governo del paese) morirono nel giro di pochi mesi. Secondo la cronaca Shoku Nihongi dell'VIII secolo, l'imperatore Shomu credeva che la pestilenza fosse conseguenza del suo comportamento personale. Per espiare e proteggere il paese da future calamità, nel 743 emanò l'editto di costruzione del Grande Buddha.

Mobilitò l'intera popolazione. Secondo i registri del tempio, 2,6 milioni di persone contribuirono con denaro, tempo o materiali: su una popolazione totale stimata in 5-6 milioni, praticamente metà del paese. Il monaco itinerante Gyoki, considerato un'autorità popolare, viaggiò di villaggio in villaggio raccogliendo le donazioni. La fusione richiese otto stampi sovrapposti e tre anni di lavoro: in quel periodo il Giappone esaurì tutto il rame disponibile sul territorio.

La cerimonia di "apertura degli occhi" del Buddha avvenne nel 752, alla presenza di 10.000 persone: l'imperatore Shomu (ormai ritirato), l'imperatrice regnante Koken, monaci da tutto il Giappone, ambasciatori di Cina, Corea, India e Persia. Per officiare il rito fu chiamato Bodhisena, un monaco indiano arrivato in Giappone nel 736 apposta per quella cerimonia. Bodhisena dipinse i due occhi della statua con un pennello legato a un cordone di seta lungo decine di metri: l'altro capo del cordone era tenuto in mano dall'imperatore stesso e dai dignitari presenti, in modo che tutti partecipassero spiritualmente al gesto. Fu il più grande evento internazionale dell'Asia Orientale dell'epoca.

Il Buddha che si vede oggi è solo in parte l'originale: è bruciato due volte nelle guerre civili (1180 durante la guerra Genpei contro il clan Taira, 1567 nel periodo Sengoku) ed è stato ricostruito ogni volta. Le gambe e la base di loto sono originali dell'VIII secolo; il busto è del XVI secolo; la testa è del XVII. Osservando da vicino, il colore del bronzo varia: la testa è più scura, la base più antica ha una patina diversa. Patrimonio UNESCO dal 1998.

Stagionali · 800 yen · Orari del Daibutsuden stagionali: 07:30 - 17:30 da aprile a ottobre, 08:00 - 17:00 da novembre a marzo. Il portale Nandaimon e il viale d'ingresso sono sempre accessibili e gratuiti. Biglietto del Daibutsuden 800 yen.

Dal Todaiji al Kasuga Taisha, circa 15-20 min a piedi lungo il viale delle lanterne.

Kasuga Taisha, viale di lanterne in pietra muschiate

Tremila lanterne. Duemila in pietra ricoperte di muschio lungo il viale d'accesso, mille in bronzo dorato sotto i colonnati del santuario. Vengono accese tutte insieme solo due volte all'anno: durante il Setsubun Mantoro (3 febbraio) e il Chugen Mantoro (14-15 agosto).

Il santuario shintoista più importante di Nara, fondato nel 768 dal clan Fujiwara, dedicato fra gli altri alla divinità Takemikazuchi (lo stesso dio che, secondo la leggenda, arrivò a Nara cavalcando un cervo bianco). Patrimonio UNESCO dal 1998. La via d'accesso (sando) è uno dei viali più suggestivi del Giappone: una strada acciottolata di circa un chilometro fiancheggiata dalle lanterne in pietra, immersa in un bosco di cedri secolari. I cervi vagano fra le statue.

All'arrivo al santuario principale, le pareti vermiglie contrastano con il verde profondo della foresta. Sotto il colonnato del recinto interno sono appese le mille lanterne in bronzo, donate da nobili, samurai e mercanti dal Medioevo in poi. Entrare al recinto interno (tokubetsu sanpai, "visita speciale") costa 500 yen e permette di vederle da vicino.

Il santuario è uno dei pochi a praticare ancora il rito dello Shikinen Zotai: ogni 20 anni, da oltre 1.200 anni, viene smantellato e ricostruito identico sopra le stesse fondamenta. L'ultima ricostruzione è stata la 60ª, nel 2016; la prossima sarà nel 2036.

Approfondisci

Kasuga Taisha è il santuario tutelare del clan Fujiwara, la famiglia politica più potente del Giappone fra il VII e il XII secolo: imparentati con la famiglia imperiale per matrimoni ripetuti, di fatto governarono il paese come reggenti per oltre 400 anni. Le quattro divinità del santuario furono trasferite qui dai santuari ancestrali del clan: Takemikazuchi (dio del tuono e della guerra) da nord-est, Futsunushi (dio della spada) da est, e la coppia divina Amenokoyane e Himegami (gli antenati mitici della famiglia Fujiwara) da ovest.

Kasuga Taisha ha inventato una tradizione che oggi è ovunque in Giappone: la fila di lanterne in pietra lungo il viale di accesso ai santuari. La pratica nacque qui nel periodo Kamakura (XII-XIV sec.), quando i fedeli iniziarono a donare lanterne per illuminare il cammino degli dei. Solo a partire dal periodo Edo (1603-1868) gli altri santuari del Giappone seguirono l'esempio. Ancora oggi, oltre il 70% di tutte le lanterne in pietra anteriori al periodo Muromachi (1338-1568) sopravvissute in Giappone si trova qui, al Kasuga.

Ogni lanterna è stata donata da una famiglia o da una persona, con il nome inciso nella pietra. Per molte famiglie giapponesi è ancora oggi una tradizione visitare la lanterna del proprio antenato durante le festività: qualcuno torna a pulire il muschio, qualcuno semplicemente si ferma a leggere il nome.

Dietro al santuario si estende il Kasugayama Primeval Forest, una foresta vergine di circa 250 ettari che dall'841 d.C., per ordine imperiale, è vietata alla caccia e al taglio del legname: per oltre 1.180 anni nessuno ha potuto toccare gli alberi. Il risultato è un ecosistema autenticamente intatto nel cuore di una regione fortemente antropizzata, oggi anch'esso Patrimonio UNESCO.

Stagionali · Gratis / 500 yen · Orari stagionali: 06:30 - 17:30 da marzo a ottobre, 07:00 - 17:00 da novembre a febbraio. Recinto esterno gratuito; recinto interno (tokubetsu sanpai) 500 yen. Festival delle lanterne accese: Setsubun Mantoro 3 febbraio, Chugen Mantoro 14-15 agosto.
Sera · Rientro a Kyoto e cena

In serata si rientra a Kyoto, dove si cena in zona stazione: ultima cena di questa parte del viaggio.

Da Nara a Kyoto, circa 45 min di treno.

Opzioni cena
Kanazawa Maimon Sushi
11:00 - 22:00
Suika KYK
11:00 - 22:00
Consiglio pratico

1Kanazawa Maimon Sushi è un kaiten-zushi (sushi sul nastro trasportatore) della catena di Kanazawa specializzata in pesce del Mar del Giappone, dentro il centro commerciale Porta al piano sotterraneo della stazione di Kyoto. Piatti da ¥150, qualità superiore alla media dei kaiten, conto sui ¥1.500-2.000 a testa. Tablet al tavolo per ordinare. Walk-in con rotazione veloce.

2Suika KYK è la filiale alla stazione di Kyoto della catena KYK, specialisti di tonkatsu dal 1965: la cotoletta di maiale impanata e fritta, classico confortante della cucina giapponese. Si trova nella galleria Miyakomichi, sul lato Kintetsu della stazione, quindi praticamente sotto l'hotel. La specialità è il maiale nero kurobuta, servito in set con riso, cavolo a julienne, zuppa di miso e piattini; riso, cavolo e miso si possono ripetere a volontà. C'è un bancone ampio e di solito si entra con poca attesa anche quando i locali vicini sono pieni. Set intorno ai ¥1.800-2.300.

Dopo cena, rientro in hotel 🌸

Hiroshima e Miyajima

Hiroshima e Miyajima

Alle 8:15 del 6 agosto 1945, a Hiroshima, il tempo si è fermato; e da allora la città è diventata un grande atto di memoria rivolto al mondo. Eppure questo angolo di Giappone ha due volti, e il suo fascino sta proprio nell'averli vicini: il raccoglimento e la meraviglia, la storia degli uomini e la bellezza della natura.

Da una parte Hiroshima, con il suo Parco della Pace che racconta con sobrietà la ferita e la rinascita di una città ricostruita dal nulla. Dall'altra, poco più in là sull'acqua, Miyajima, l'isola sacra: il grande torii vermiglio che con l'alta marea sembra galleggiare, i cervi liberi, il monte Misen, l'aria che sa di momiji-manju. Due facce di una stessa moneta, quella commossa e quella stupita, che restano addosso a lungo.

Giorno 10 · mercoledì 16 settembre · Hiroshima e Miyajima

Gita lunga in giornata: Shinkansen al mattino fino a Hiroshima, il Parco della Pace, l'okonomiyaki a strati, poi traghetto per l'isola sacra di Miyajima col grande torii sull'acqua. In serata Shinkansen fino a Osaka, dove dormirete.
🧳 Sui bagagli di oggi

Oggi vi spostate da Kyoto a Osaka passando l'intera giornata fra Hiroshima e Miyajima: non portatevi dietro le valigie. Avete due strade comode: spedire i bagagli direttamente da Kyoto a Osaka (il servizio di corriere giapponese, takkyubin, li consegna in hotel di solito il giorno dopo), oppure lasciarli nei coin locker della stazione di Hiroshima e riprenderli prima dello Shinkansen della sera. Per la procedura di spedizione trovate tutto nel documento trasporti finale.

Mattina · Da Kyoto a Hiroshima

Colazione presto nella caffetteria segnata sulla mappa, poi in stazione: lo Shinkansen vi porta a Hiroshima in poco più di un'ora e mezza. Mattinata di viaggio, ma con tutto il resto della giornata davanti.

Da ricordare ✏️

Lo Shinkansen delle 08:03 da Kyoto a Hiroshima (arrivo previsto 09:40) è un treno a orario: meglio essere in stazione con un po' di margine. Orari precisi, biglietti e prenotazione dei posti sono nel documento trasporti finale.

~08:03

Partenza dello Shinkansen dalla stazione di Kyoto verso Hiroshima. Circa un'ora e quaranta di viaggio verso ovest.

~09:40

Arrivo a Hiroshima. Dalla stazione il Parco della Pace si raggiunge comodamente con il tram (Hiroden), fermata Genbaku Dome-mae.

Mattina · Parco della Pace

Il cuore di Hiroshima, e il motivo per cui si viene fin qui. Calcolate un'ora e mezza-due per viverlo con calma, lasciando che i monumenti si colleghino l'uno all'altro lungo l'asse pensato dall'architetto Tange.

Il Cenotafio del Parco del Memoriale della Pace, con l'arco di pietra che inquadra la fiamma e la Cupola sullo sfondo

C'è un arco di pietra semplice, al centro del parco, e basta mettersi davanti per capire come è pensato tutto il resto. Quell'arco inquadra, in fila, la fiamma sempre accesa e, in fondo oltre il fiume, la Cupola della Bomba Atomica. Non è una coincidenza: è l'asse su cui è costruito l'intero Parco della Pace, una linea che tiene insieme il ricordo e la promessa.

Sotto l'arco, il Cenotafio custodisce i registri con i nomi di tutte le vittime, quelle del 6 agosto 1945 e quelle morte dopo per le conseguenze. L'iscrizione, voltata al futuro, dice in sostanza: "riposate in pace, l'errore non sarà ripetuto". Poco più in là arde la fiamma, accesa nel 1964: si spegnerà solo quando sarà scomparsa dalla Terra l'ultima arma nucleare.

E poi c'è la Cupola, sullo sfondo. Era un palazzo come tanti, e la bomba esplose quasi esattamente sopra di esso: tutto intorno fu raso al suolo, ma il suo scheletro restò in piedi. È stato lasciato identico a quel mattino, e oggi è Patrimonio dell'Umanità. Non si visita da dentro: si guarda, e basta.

Approfondisci

Dove oggi c'è il parco sorgeva Nakajima, un quartiere fitto e popoloso, il cuore commerciale della città. Si trovava a pochi passi dal punto in cui la bomba esplose in aria, e fu cancellato in un istante. Negli anni Cinquanta si decise di non ricostruirvi case, ma di farne un grande spazio dedicato alla pace: il progetto è dell'architetto Kenzo Tange, che vinse il concorso nel 1949 e disegnò il parco come un asse rettilineo fra il museo, il Cenotafio e la Cupola.

La Cupola della Bomba Atomica era il Palazzo della Promozione Industriale della Prefettura, costruito nel 1915 su disegno dell'architetto ceco Jan Letzel. L'ordigno detonò a circa 600 metri d'altezza, quasi sopra l'edificio: proprio perché l'onda d'urto arrivò quasi verticale, i muri perimetrali e la struttura della cupola resistettero, mentre quasi tutto il resto crollò. Per anni i cittadini discussero se demolirla, perché riapriva una ferita, o conservarla. Vinse la memoria: dal 1996 è iscritta nella lista UNESCO come monito contro le armi nucleari.

Il parco raccoglie molti altri memoriali: tra questi il Monumento alla pace dei bambini, ispirato a una bambina morta di leucemia che piegò centinaia di gru di carta sperando di guarire, oggi sommerso da migliaia di gru colorate portate da scolaresche di tutto il mondo. Il modo migliore di visitarlo è a piedi e senza fretta.

Sempre accessibile · Gratis · Parco e monumenti sempre accessibili; la Cupola della Bomba Atomica si osserva solo dall'esterno. Di sera è illuminata e molto suggestiva. (Il Museo della Pace, accanto, è una visita intensa di un'ora e mezza, ingresso ¥200, se avete tempo.)
Pranzo · Hiroshima

A Hiroshima il pranzo è uno solo: l'okonomiyaki in versione locale, quello "a strati" con i noodles. Due indirizzi a due passi dal parco.

Opzioni pranzo
Okonomimura
11:00 - 21:00 (molti banchi con pausa pomeridiana)
Nagataya
11:00 - 20:00 · chiuso martedì · solo contanti
Consiglio pratico

1Okonomimura ("il villaggio dell'okonomiyaki") è un edificio che raccoglie una ventina di piccoli banchi su tre piani, erede delle bancarelle che si radunarono qui nella ricostruzione del dopoguerra. Ci si siede al bancone attorno alla piastra (teppan) e il cuoco prepara davanti agli occhi l'okonomiyaki in stile Hiroshima: a strati e non mescolato come a Osaka, con una crepe sottile, una montagna di cavolo, pancetta, noodles (soba o udon) e l'uovo, il tutto schiacciato e girato sulla piastra. Conto sui ¥900-2.000 a banco. Per un gruppo di nove conviene dividersi su due-tre banchi vicini.

2Nagataya è un okonomiyaki molto noto a due passi dal Parco della Pace (fermata Genbaku Dome-mae): stesso stile a strati, con le ostriche di Hiroshima saltate al burro fra le specialità, ¥1.000-2.000, solo contanti, chiuso il martedì (oggi è mercoledì, quindi aperto). Spesso un po' di fila, che però scorre. Un dettaglio che vale la pena sapere: i noodles e la pancetta non sono un extra goloso, sono l'eredità di un piatto nato nel dopoguerra per sfamare con poco una città distrutta. Mangiarlo qui è anche un piccolo gesto di memoria.

Pomeriggio · Miyajima

Dal centro di Hiroshima si raggiunge il molo di Miyajimaguchi (tram o treno), e da lì un traghetto di una decina di minuti porta sull'isola sacra. Il pomeriggio è per il grande torii sull'acqua, il santuario e l'atmosfera dell'isola: calcolate qualche ora, senza fretta.

Da Hiroshima a Miyajimaguchi in tram o treno, poi traghetto di circa 10 minuti fino al molo di Miyajima. Dal molo, santuario a 10-12 min a piedi.

La via dello shopping di Miyajima, con le bancarelle di street food e i cervi che girano liberi

Fra il molo e il santuario si infila l'Omotesando, la via animata dello shopping e dello street food. È qui che l'isola sacra si fa golosa: l'odore dei momiji-manju appena sfornati, i dolcetti a forma di foglia d'acero che sono il souvenir di Miyajima, e le ostriche grigliate servite bollenti sul guscio, vanto del mare locale.

Tra un banco e l'altro spuntano i cervi, liberi e per nulla timidi: meglio non lasciare cibo a portata. In fondo alla via si trova anche un'enorme paletta di riso in legno, la più grande del mondo, omaggio a un altro prodotto tipico dell'isola.

Approfondisci

Il dolce simbolo dell'isola è nato proprio qui. Il momiji-manju lo inventò nel 1906 il pasticcere Takatsu Tsunesuke su richiesta della locanda Iwaso, ai piedi della valle degli aceri di Momijidani: serviva un dolce da tè a forma di foglia d'acero da offrire agli ospiti illustri. Da allora la ricetta non ha mai smesso di moltiplicarsi, e oggi lo si trova alla pasta di fagioli rossi, alla crema, al cioccolato e perfino fritto (age-momiji).

Anche l'enorme paletta in fondo alla via ha la sua leggenda. La lavorazione dei cucchiai da riso (shamoji) nacque a Miyajima alla fine del Settecento, quando un monaco di nome Seishin sognò la dea Benzaiten con il suo liuto e ne ricavò la forma di una paletta, da vendere come souvenir portafortuna. Quella gigante, lunga 7,7 metri e pesante 2,5 tonnellate, fu scolpita negli anni Ottanta ed è esposta qui dal 1996, a ricordo dell'ingresso di Miyajima fra i Patrimoni dell'Umanità.

Sempre accessibile · Gratis · Via sempre percorribile fra il molo e il santuario; i negozi in genere di giorno, molti chiudono nel pomeriggio. Street food a parte (momiji-manju, ostriche grigliate). Si attraversa comunque per andare al santuario.
Il santuario di Itsukushima e il grande torii vermiglio sull'acqua con l'alta marea

È l'immagine che tutti hanno in mente del Giappone sull'acqua: un grande torii vermiglio piantato in mare, che con l'alta marea sembra galleggiare staccato dalla riva. Dietro, su una distesa di palafitte, si allunga il santuario: corridoi rossi sospesi sull'acqua, un palco per le danze sacre, tutto pensato per riflettersi nella laguna.

Il motivo di tanta scenografia è semplice e bellissimo: l'isola intera era considerata sacra, troppo per costruirvi sopra un tempio. Così, mille anni fa, lo si costruì sul mare, in modo che i pellegrini vi arrivassero in barca passando sotto il torii, senza mai posare il piede sulla terra consacrata.

Il santuario cambia faccia due volte al giorno con le maree: con l'acqua alta galleggia, con l'acqua bassa si cammina sul fondale fino ai piedi del torii. Vale la pena sapere in anticipo l'orario delle maree, perché sono due esperienze diverse e tutte e due bellissime.

Approfondisci

L'isola si chiama propriamente Itsukushima, ma tutti la conoscono come Miyajima, "isola del santuario". Era sacra fin da tempi antichissimi: per non turbarne la purezza, per secoli sull'isola non si poteva nascere né morire, e ancora oggi non vi sono cimiteri. Il santuario nella forma attuale lo volle nel XII secolo Taira no Kiyomori, il potente capo del clan Taira, che ne fece il tempio protettore della sua famiglia. Dal 1996 è Patrimonio dell'Umanità UNESCO.

Il grande torii è alto circa sedici metri e non è infisso nel fondale: sta in piedi per il proprio peso, decine di tonnellate, con i pilastri principali ricavati da grandi canfore. Quello attuale è l'ottavo della serie e risale al 1875: gli altri sono stati distrutti nei secoli da tifoni e salsedine. Fra il 2019 e il 2022 è stato sottoposto a un lungo restauro, durante il quale è rimasto coperto da impalcature: oggi i lavori sono conclusi e il torii è di nuovo visibile in pieno.

Costruire su palafitte in mare ha un prezzo: il complesso è esposto a tifoni e mareggiate e nei secoli è stato più volte danneggiato e ricostruito fedele a sé stesso. Proprio per questo l'intero impianto è studiato per "respirare" con l'acqua, con tavolati che lasciano sfogare la pressione delle onde sotto il pavimento.

Stagionali · 300 yen · Apertura 6:30; chiusura stagionale (mar-14 ott 18:00, gen/feb e 15 ott-nov 17:30, dic 17:00). Adulti 300 yen, combinato col Tesoro 500 yen. L'effetto "galleggiante" dipende dalla marea: controllare la tabella delle maree del giorno.
L'interno in legno del padiglione Senjokaku, la grande sala dei mille tatami

Si sale una collinetta accanto al santuario, ci si toglie le scarpe, e ci si ritrova in una grande sala di legno aperta su ogni lato, senza pareti, attraversata dalla brezza del mare. La chiamano Senjokaku, il "padiglione dei mille tatami", perché tanto è grande: un pavimento sterminato di assi lucide, colonne massicce, e il silenzio.

La fece costruire nel 1587 Toyotomi Hideyoshi, l'uomo che aveva unificato il Giappone, perché vi si recitassero sutra per i soldati caduti. Hideyoshi però morì prima che fosse finita, e così è rimasta: senza soffitto completo, senza la facciata, un capolavoro lasciato a metà che proprio per questo ha un fascino sospeso, fuori dal tempo.

Accanto svetta una pagoda a cinque piani vermiglia, ancora più antica dell'edificio. Dal pavimento rialzato del padiglione lo sguardo corre sui tetti del santuario e arriva fino alla baia e al grande torii: è uno dei punti più riposanti dell'isola, e quasi sempre tranquillo.

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Senjokaku nacque come sala buddhista per la lettura dei sutra. Con la separazione forzata fra buddhismo e shintoismo voluta dal governo Meiji, nel XIX secolo l'edificio fu convertito in santuario shintoista e dedicato proprio al suo committente, Hideyoshi: ufficialmente si chiama infatti Hokoku Shrine (Toyokuni), il "santuario di Toyokuni", nome divinizzato di Hideyoshi.

L'incompiutezza si legge a occhio nudo: mancano la facciata d'ingresso e parte del soffitto, e le travi restano a vista. Alle pareti sono appesi grandi quadri votivi lasciati nei secoli dai fedeli. La pagoda a cinque piani accanto risale al 1407, ed è quindi quasi due secoli più vecchia del padiglione: alta circa ventisette metri, fonde elementi architettonici giapponesi e cinesi.

Essendo aperto e in posizione rialzata, il padiglione è anche uno dei pochi punti dell'isola dove ci si può sedere all'ombra con un po' di pace, lontano dalla folla del molo e della via dello shopping.

8:30 - 16:00 · 100 yen · Padiglione aperto circa 8:30-16:00 tutti i giorni; si entra scalzi (scarpe in mano). Adulti 100 yen, bambini 6-15 50 yen. La pagoda a cinque piani accanto si ammira dall'esterno.
Sera · Da Hiroshima a Osaka

In serata si torna al molo, traghetto e treno fino alla stazione di Hiroshima (dove riprendete i bagagli, se li avete lasciati in locker), e Shinkansen fino a Osaka. Cena leggera in zona hotel una volta arrivati.

Da ricordare ✏️

Lo Shinkansen delle 19:06 da Hiroshima a Shin-Osaka è un treno a orario: tenete il margine per il traghetto e il treno di rientro da Miyajima. Orari, biglietti e prenotazioni nel documento trasporti finale.

~19:06

Partenza dello Shinkansen da Hiroshima verso Shin-Osaka. Circa un'ora e mezza di viaggio.

~21:00

Arrivo a Shin-Osaka, poi metropolitana in direzione hotel. Arrivo previsto verso le 21:00 al Premier Hotel -CABIN PRESIDENT- Osaka, in zona Umeda. Check-in e un respiro: domani Osaka tutta per voi.

Opzioni cena · zona hotel
Tsurumaru Udon
udon economico · aperto 24 ore su 24
Unajiro
11:00 - 14:00 / 17:00 - 21:00 · chiuso lunedì
Consiglio pratico

1Tsurumaru Udon è la scelta semplice e veloce dopo una giornata lunga: udon economici (sotto i ¥1.000), brodo caldo, niente attese. Si trova poco a est della stazione di Umeda (zona Minamimorimachi) ed è aperto 24 ore su 24, quindi nessun problema di orario, nemmeno a cena tardi.

2Unajiro è l'opposto: uno specialista dell'anguilla (unagi) alla griglia, l'unadon, di fascia più alta (~¥3.000 a pranzo, ~¥5.000-6.000 a cena), chiuso il lunedì (oggi mercoledì, quindi aperto). Due registri molto diversi: scegliete in base alla fame e alla voglia. Nota per il gruppo di nove: un udon-ya prende il gruppo più facilmente di un piccolo specialista di unagi, dove conviene chiamare prima o dividersi.

Dopo cena, rientro in hotel 🌸

Osaka

Osaka

Se Kyoto è il Giappone che sussurra e Tokyo quello che corre, Osaka è il Giappone che ride forte e ti tira per la manica verso il prossimo banchetto. È la città del cibo di strada e delle insegne sopra le righe, del dialetto sboccato e delle battute facili: i suoi abitanti hanno fama di essere i più caldi e diretti del paese, gente che attacca discorso con uno sconosciuto e finisce per offrirgli da bere.

Per secoli è stata la cucina e il mercato del Giappone, il porto dove arrivava il riso di tutto il paese. Da quella vocazione popolare viene tutto il resto: il culto del mangiar bene spendendo poco, il kuidaore ("mangiare fino a rovinarsi"), i vicoli di lanterne e i canali al neon. Sopra ai banchetti veglia ancora un castello d'oro: anche qui antico e moderno si danno la mano, ma con un sorriso in più.

Giorno 11 · giovedì 17 settembre · Osaka

Giornata piena nella città del buon mangiare: il castello d'oro, il mercato Kuromon, i vicoli al neon di Dotonbori e il tempietto nascosto di Hozenji. Cena di wagyu a Umeda e, dopo, la città dall'alto del giardino galleggiante.
Mattina · Castello di Osaka

Colazione vicino all'hotel verso le 8, poi si parte dal simbolo della città: il castello d'oro e il grande parco intorno. Meglio la mattina, quando il parco è più fresco e tranquillo.

Dall'hotel al Castello di Osaka, circa 20-25 min in metro fino a Tanimachi 4-chome o Osakajokoen, poi una passeggiata lungo i fossati.

Castello di Osaka con la torre bianca e gli ornamenti dorati

Bianco e verde con gli ornamenti in oro, su cinque piani in cima a un terrapieno di pietre enormi: prima ancora di essere un monumento, questo castello è il sogno di un uomo. Lo volle nel 1583 Toyotomi Hideyoshi, un ragazzo nato contadino che a forza di intelligenza e ambizione arrivò a comandare tutto il Giappone. La foglia d'oro sulle pareti non era vanità: era il modo di dire al mondo da dove era partito e dove era arrivato.

Intorno alla torre si apre un parco grande quanto un quartiere, con il doppio fossato e mura di pietre ciclopiche, dove la gente di Osaka viene a correre, fare picnic, guardare i ciliegi e i susini in fiore. Non è un museo da attraversare in fretta: è il salotto della città. E dall'ultimo piano della torre lo sguardo abbraccia tutta Osaka, fino alle montagne.

Il segreto che commuove arriva alla fine: la torre che vedete non è quella di Hideyoshi né dei suoi nemici, è una ricostruzione del 1931, pagata dai cittadini con una colletta pubblica. Osaka ha voluto ridarsi il proprio simbolo con le proprie mani.

Approfondisci

Il castello di Hideyoshi durò pochissimo. Dopo la sua morte (1598) la famiglia Toyotomi vi resistette fino all'assedio di Osaka del 1614-1615, quando Tokugawa Ieyasu, il nuovo padrone del Giappone, la rase al suolo per cancellare i rivali. I Tokugawa lo ricostruirono dal 1620, più alto di prima, ma anche quella torre ebbe vita breve: un fulmine la incendiò nel 1665.

Per oltre due secoli la collina restò senza torre. Quella attuale è del 1931: la città raccolse i fondi con una sottoscrizione pubblica e la ricostruì in cemento armato, copiando la sagoma dai vecchi paraventi dipinti dell'epoca Toyotomi. Resistette persino ai bombardamenti del 1945, che invece distrussero gli edifici militari intorno.

Per questo il castello che si visita è un ibrido che racconta tutta la storia di Osaka in un colpo solo: le mura e i fossati sono originali del Seicento Tokugawa (alcune pietre del basamento pesano oltre cento tonnellate), mentre la torre è una ricostruzione del Novecento che fa da museo, ascensore compreso. I piani intermedi ospitano un museo sulla vita di Hideyoshi e sull'assedio.

Parco e mura sempre accessibili e gratuiti
Consiglio praticoNon vale la pena entrare nel museo all'interno del castello: l'interno è una ricostruzione moderna in cemento e l'allestimento non giustifica il biglietto. Vi basta godervi il parco e vedere il castello da fuori, facendo il giro delle mura e dei fossati e ammirando la torre dall'esterno.
Pranzo · Mercato Kuromon

Il pranzo di oggi si fa camminando, fra i banchi del Kuromon, "la cucina di Osaka": si assaggia un po' qua e un po' là, capesante grigliate, spiedini di wagyu, frutta, ricci di mare. Il kuidaore in versione mercato.

Dal castello al Mercato Kuromon, circa 15 min in metro fino a Nipponbashi (uscita 10), poi 1-2 min a piedi.

Il mercato coperto Kuromon con le bancarelle di pesce e frutta

Una galleria coperta lunga quasi 600 metri, fila ininterrotta di banchi: capesante grigliate al momento, fette di tonno grasso, spiedini di wagyu, ricci di mare, fragole, granchi vivi. A Osaka lo chiamano "la cucina della città", e non è un modo di dire: per generazioni i cuochi dei ristoranti sono venuti qui a fare la spesa all'alba.

Oggi è anche il posto giusto per il viaggiatore goloso: molti banchi cucinano e servono sul momento, e si mangia camminando, assaggio dopo assaggio. È il kuidaore in versione mercato, dove ogni bancarella è una piccola tentazione.

Il nome, "porta nera", viene dal grande cancello scuro di un tempio che sorgeva qui due secoli fa: il tempio è sparito, il nome è rimasto.

9:00 - 18:00 · Gratis · Gran parte dei banchi 9:00-18:00 (molti chiudono prima la sera); meglio la mattina e il primo pomeriggio, quando è tutto fresco. Ingresso gratis, si paga ciò che si assaggia (da pochi yen a porzione).
Pomeriggio · Dotonbori e Hozenji

A pochi passi dal mercato comincia la Osaka delle cartoline: il canale di Dotonbori con le insegne al neon e, nascosto a un isolato, il vicolo silenzioso e il tempietto coperto di muschio di Hozenji. Due facce della stessa città, una accanto all'altra.

Il canale di Dotonbori illuminato dalle insegne al neon

C'è un momento, ci si ferma sul ponte e si capisce Osaka di colpo: il canale stretto, mille insegne al neon che tremano sull'acqua nera, la folla che ride, l'odore di fritto, e sopra tutto un omino che corre con le braccia al cielo, il Glico Running Man. Non è un'attrazione da spuntare: è il cuore della città che batte sotto i piedi.

Dotonbori è la patria del kuidaore, l'arte di rovinarsi mangiando: takoyaki (le polpettine di polpo) servite bollenti, okonomiyaki sulla piastra, granchi giganti meccanici che muovono le chele sopra le porte. Qui non si mangia seduti e composti, si mangia camminando, in piedi, ridendo, passando da un banchetto all'altro.

Quell'omino corre nello stesso identico punto dal 1935: ha cambiato sei volte la pelle, mai la posa, mai il sorriso. È la promessa che questa città fa a chi arriva, di sera, per la prima volta. Di giorno Dotonbori è già viva, ma è dopo il tramonto che dà il meglio: se potete, fateci un salto anche stasera dopo cena.

Approfondisci

Il canale fu scavato all'inizio del Seicento da un imprenditore di nome Doton, che ci rimise la vita nell'assedio di Osaka prima di vederlo finito: gli abitanti gli intitolarono l'opera, "il canale di Doton". Lungo le sue rive fiorirono i teatri kabuki e bunraku, e con i teatri le bancarelle di cibo per il pubblico: la vocazione gastronomica della zona nasce lì.

Il Glico Running Man arrivò nel 1935, insegna della Ezaki Glico: il messaggio era che un solo dolcetto dava l'energia per correre 300 metri, da qui il corridore che taglia il traguardo. È rimasto inchiodato allo stesso angolo per quasi un secolo, mentre tutte le insegne vicine cambiavano: la versione attuale, la sesta, è del 2014 ed è la prima a LED, con sfondi che cambiano con le stagioni.

Dotonbori ha anche un lato folkloristico: la tradizione (poco raccomandabile) dei tuffi nel canale per festeggiare le vittorie della squadra di baseball degli Hanshin Tigers, e le insegne tridimensionali fuori scala, dal granchio gigante del Kani Doraku al polpo del Takoyaki, diventate attrazioni a sé. Di sera, una crociera in barca lungo il canale fa vedere tutte le luci dal basso.

Sempre accessibile · Gratis · Zona sempre accessibile, i locali aperti fino a tarda notte; il neon dà il meglio dopo il tramonto. Passeggiata gratis, cibo di strada a parte.
La statua del Mizukake Fudo ricoperta di muschio nel vicolo Hozenji Yokocho

A un isolato dal frastuono di Dotonbori si apre Hozenji Yokocho, uno stretto vicolo lastricato di pietra, illuminato da lanterne: il tempo qui sembra fermo a due secoli fa. In fondo c'è un piccolo tempio con una statua che colpisce subito, perché è completamente ricoperta di muschio verde.

È il Mizukake Fudo, una statua di Fudo Myoo (un guardiano del buddhismo) a cui, da generazioni, i fedeli gettano addosso l'acqua pregando per buona sorte: un mestolo dopo l'altro, anno dopo anno, l'acqua ha fatto crescere il muschio fino a vestire la pietra. Si versa anche solo per gesto, in silenzio, ed è uno degli angoli più sentiti e fotografati della città.

Cinque minuti che restano impressi: il contrasto fra il neon a pochi passi e questo vicolo di lanterne è tutta Osaka in una scena.

Approfondisci

Il tempio fu fondato nel 1637, quando l'area di Namba era già un fiorente quartiere di teatri (kabuki, marionette bunraku). Nei bombardamenti del 1945 l'intero quartiere bruciò e del tempio andarono distrutti sala principale e archivi: si salvarono solo la statua del Fudo Myoo e il pozzo davanti ad essa.

La tradizione di versare l'acqua si fa risalire al dopoguerra: si racconta di una donna che, pregando con intensità, versò l'acqua dell'offertorio sui piedi della statua e vide esaudito il desiderio. La pratica si diffuse, fino a ricoprire la pietra di muschio. Il vicolo Hozenji Yokocho, una stretta via di un'ottantina di metri, è oggi pieno di piccoli ristoranti e izakaya, ed è considerato l'angolo più nostalgico della vecchia Osaka.

Sempre accessibile · Gratis · Tempietto e vicolo sempre accessibili e gratuiti; l'atmosfera è più bella la sera, con le lanterne accese.
Sera · Cena wagyu a Umeda

La sera si rientra verso Umeda, vicino all'hotel, per la cena importante: il wagyu alla griglia (yakiniku), uno dei piatti-simbolo del Giappone. Due indirizzi, entrambi comodi per salire poi all'Umeda Sky Building.

Opzioni cena · wagyu, zona Umeda
Yakiniku Kiyomizu Hall
17:00 - 24:00 (ultimo ordine 23:30)
Yakiniku Hakuundai
11:00 - 23:00 · Grand Front Osaka
Consiglio pratico

1Yakiniku Kiyomizu Hall è proprio di fronte all'Umeda Sky Building: yakiniku di wagyu nero giapponese, con la "Kiyomizu Steak" tagliata al momento da un controfiletto intero. Solo la sera, fascia alta (~¥6.000-8.000 a testa): la cena-occasione, e poi due passi e siete alla torre.

2Yakiniku Hakuundai è al 7° piano del Grand Front Osaka, a un minuto dalla stazione di Umeda: wagyu alla griglia (anche manzo di Kobe) con qualche tocco coreano, corsi a partire da circa ¥3.700, e aperto con orario più ampio (11:00-23:00). Per un gruppo di nove conviene prenotare in entrambi i casi: lo yakiniku ha tavoli con griglia incassata, e nove posti insieme vanno chiesti in anticipo.

Sera · Umeda Sky Building dopo cena

Chiusura in bellezza: dopo cena si sale al giardino galleggiante dell'Umeda Sky Building, l'osservatorio sospeso fra due grattacieli, per vedere Osaka accendersi tutta intorno.

Da ricordare ✏️

Il biglietto dell'Umeda Sky Building potete prenotarlo la mattina stessa sul sito ufficiale di vendita: qui su Klook. Il voucher si converte in biglietto alla biglietteria del 39° piano. Adulti ¥2.000.

Umeda Sky Building e l'osservatorio del giardino galleggiante

Due torri gemelle alte 173 metri, unite in cima da un anello sospeso nel vuoto: è il Kuchu Teien, il "giardino galleggiante", uno degli osservatori più spettacolari del Giappone. L'ultima parte della salita si fa su scale mobili sospese in vetro che attraversano il vuoto fra i due edifici, con la città già lontana sotto i piedi.

In cima, una galleria panoramica e soprattutto un tetto open-air a 360 gradi: si cammina all'aperto con tutta Osaka distesa fino al mare e alle montagne, le luci che si accendono a perdita d'occhio. Di sera è il posto migliore della città per il panorama.

Approfondisci

L'edificio fu completato nel 1993 su progetto dell'architetto Hiroshi Hara, lo stesso che pochi anni dopo avrebbe firmato la grande stazione di Kyoto. La parte più audace fu proprio l'anello sommitale che unisce le due torri: la sezione "ponte" con l'osservatorio fu assemblata a terra e poi sollevata in cima con martinetti idraulici, un'impresa tecnica per l'epoca.

Il risultato è una sagoma a "U rovesciata" con un grande vuoto centrale, diventata uno dei simboli dello skyline di Umeda. Nel 2008 il quotidiano britannico The Times lo inserì fra i venti edifici più belli del mondo.

9:30 - 22:30 · 2.000 yen · Osservatorio Kuchu Teien 9:30-22:30 (ultimo ingresso 22:00), aperto tutti i giorni. Adulti ¥2.000, bambini ¥500. Biglietto anche online (Klook).

Dopo il panorama, rientro in hotel: siete a due passi 🌸

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Giorno 12 · venerdì 18 settembre · Ritorno a Tokyo

Shinkansen al mattino verso Tokyo, bagagli vicino a Daimon, pranzo al mercato di Tsukiji, i giardini del Palazzo Imperiale e lo shopping di Ginza. Cena in zona hotel.
Mattina · Da Osaka a Tokyo

Colazione vicino all'hotel, poi in stazione: lo Shinkansen riporta a Tokyo in poco meno di tre ore. Si arriva a metà mattina, giusto in tempo per posare i bagagli e cominciare l'ultima giornata piena.

Da ricordare ✏️

Lo Shinkansen delle 08:39 da Shin-Osaka a Shinagawa è un treno a orario: meglio essere in stazione con margine. Orari precisi, biglietti e prenotazione dei posti sono nel documento trasporti finale.

~08:39

Partenza dello Shinkansen da Shin-Osaka verso Shinagawa (Tokyo). Circa due ore e mezza di viaggio.

~11:30

Arrivo a Tokyo e trasferimento all'Hotel Sotetsu Fresa Inn Daimon, in zona Daimon/Hamamatsucho. Si lasciano i bagagli (il check-in vero è nel pomeriggio) e si esce subito per il pranzo.

Pranzo · Tsukiji

Il pranzo è al mercato esterno di Tsukiji: pesce freschissimo, ciotole di tonno, sushi al banco. È uno dei posti migliori di Tokyo per mangiare pesce, a pochi minuti dall'hotel.

Da Daimon a Tsukiji, circa 10 min fra metro e cammino (fermata Tsukiji, linea Hibiya, o Tsukijishijo, linea Oedo).

Tsukiji Outer Market, banchi di pesce

Un dedalo di vicoli su quattro isolati, oltre 400 banchi: pesce, coltelli, tè verde, alghe nori, sashimi da asporto. È quel che resta del leggendario mercato di Tsukiji dopo il trasloco dell'ingrosso, con la famosa asta del tonno, a Toyosu nel 2018. Ed è la parte più viva: l'Outer Market, dove venditori e ristoranti lavorano come prima.

È uno dei posti migliori al mondo per mangiare pesce crudo: i banchi servono sushi, donburi di tonno, ricci di mare, gyoza di gamberi.

Si mangia in piedi e si prosegue, davanti a maestri che tagliano il pesce così da una vita.

Approfondisci

Il mercato del pesce di Tokyo stava a Nihonbashi, fin dal periodo Edo. Fu il Grande Terremoto del Kanto del 1° settembre 1923, con i suoi 105.000 morti, a cancellarlo. Per ricostruirlo serviva un'area enorme, vicina al mare e ai treni: si scelse Tsukiji, che significa "isola colmata", terra strappata al mare secoli prima. Il nuovo mercato all'ingrosso aprì nel 1935.

In pochi decenni divenne il più grande mercato del pesce del mondo: oltre 480 specie vendute ogni giorno, 700.000 tonnellate l'anno di cui 2.500 al giorno solo di pesce, 60.000 lavoratori. E l'asta del tonno dell'alba, l'evento per cui i turisti puntavano la sveglia alle 4:30.

Ma la struttura era ormai logora e sovraffollata. Dopo anni di controversie politiche, comprese le accuse di contaminazione del terreno di destinazione che bloccarono a lungo il progetto, l'11 ottobre 2018 l'ingrosso traslocò a Toyosu: un palazzo nuovo di nove piani, refrigerazione moderna, e l'asta del tonno visibile solo da una galleria a vetri.

L'Outer Market, però, non si è mosso. I negozi al dettaglio e i ristoranti familiari che per generazioni avevano sfamato i lavoratori del mercato sono rimasti qui, riadattandosi a un pubblico nuovo. Il mercato se n'è andato: l'anima è rimasta sui banchi che avete davanti.

Mattina - primo pomeriggio · Gratis · Bancarelle e ristoranti soprattutto al mattino, molti chiudono verso le 14 (parecchi chiusi la domenica). Ingresso gratis, si paga ciò che si mangia. Oggi (venerdì) è in piena attività.
Opzioni pranzo · Tsukiji
Tsukiji Kanno
dal mattino al primo pomeriggio
Consiglio pratico

1Sushizanmai Tsukiji Honten è la sede madre del "Re del Tonno", aperta 24 ore su 24: sushi di altissimo livello a prezzi onesti (¥3.000-5.000 a testa), nigiri al banco e set di tonno nei tre tagli (akami, chutoro, otoro). Senza prenotazione, possibili code nelle ore di punta.

2Tsukiji Kanno è un grossista di tonno che serve al banco quello che vende: kaisendon e magurodon, ciotole di riso coperte di sashimi freschissimo a prezzo di mercato (¥1.500-3.000), su sgabelli, in mezzo all'andirivieni. Da fare quando il mercato è ancora vivo. Nota per il gruppo di nove: Tsukiji è strettissimo, conviene dividersi su più banchi e mangiare in piedi.

Pomeriggio · Shiba Park, Zojo-ji e Ginza

Pomeriggio a due passi dall'hotel: il tempio Zojo-ji nel parco di Shiba, con la Tokyo Tower che svetta sullo sfondo, poi le vie eleganti di Ginza per lo shopping. Una zona ordinata e signorile, l'opposto del neon di Osaka.

Da Tsukiji a Shiba/Daimon, circa 10-15 min fra metro e cammino (fermata Onarimon o Shibakoen, linea Mita). Il tempio è proprio accanto al vostro hotel.

Tempio Zojo-ji con la Tokyo Tower sullo sfondo

Per due secoli e mezzo questo fu il tempio di famiglia degli shogun Tokugawa: sei dei 15 sovrani militari del Giappone sono sepolti qui. Fondato nel 1393, è il tempio più importante della scuola buddhista Jōdo nel Giappone orientale.

L'inquadratura celebre è il tetto curvo del Daiden sotto la sagoma rosso-bianca della Tokyo Tower: un cliché, ma dal vivo funziona sempre. Il Sangedatsumon, la porta del 1622, è il più antico edificio in legno di Tokyo.

Nel parco, le file di piccoli Jizō di pietra con i cappellini rossi: ognuno è dedicato a un bambino mai nato, e i genitori vi lasciano giocattoli e vestitini. Il parco di Shiba intorno è uno dei più antichi del Giappone, e si trova a pochi passi dal vostro hotel.

Approfondisci

La svolta dello Zojo-ji arriva nel 1598, quando Tokugawa Ieyasu, signore della guerra in ascesa e futuro padrone del Giappone, lo sceglie come tempio di famiglia. Anche per ragioni magiche: il tempio sta nella direzione ki-mon, la "porta dei demoni" rispetto al castello di Edo, e doveva fare da scudo contro gli spiriti maligni che secondo la tradizione arrivavano da nord-est.

Sotto i Tokugawa il complesso raggiunse dimensioni colossali: 48 sotto-templi, fino a 3.000 monaci, 83 ettari di terreno, oggi ridotti a una frazione. Nei mausolei riposano sei shogun: tra loro Hidetada, il secondo, e Iemochi, marito della principessa imperiale Kazu-no-Miya. Ieyasu, il fondatore, riposa invece a Nikkō.

I mausolei originali, fra le più grandi opere architettoniche del periodo Edo, coperti di lacche e foglia d'oro, furono cancellati dai bombardamenti del 1945: le tombe attuali, ricostruite nel dopoguerra, sono molto più sobrie. Sopravvisse a tutto solo la porta Sangedatsumon del 1622, i "tre cancelli della liberazione" buddhista: dal desiderio, dall'effetto karmico, dall'illusione.

Un dettaglio per chi la attraversa: la calligrafia del nome, sopra la porta, è di mano dello stesso Tokugawa Ieyasu. State passando sotto la firma dell'uomo che unificò il Giappone.

Sempre accessibile · Gratis · Recinto e porta Sangedatsumon sempre accessibili; sala principale 06:00-17:00. Recinto gratuito (tesoro e mausoleo a pagamento). Aperto tutti i giorni, anche il venerdì.
Ginza di sera, con le insegne e i palazzi illuminati

Il quartiere dello shopping elegante di Tokyo: viali ampi, grandi magazzini storici, vetrine dei marchi del lusso e dei flagship più grandi del mondo. È la Tokyo signorile e ordinata, da passeggiare con calma alzando ogni tanto lo sguardo, perché qui anche l'architettura fa spettacolo, dall'orologio del Wako all'incrocio di Ginza 4-chome in giù.

Per il vostro gruppo è la zona giusta per lo shopping: ci sono il grande Uniqlo (uno dei più grandi al mondo, dodici piani), la storica cartoleria Itoya (dal 1904, riconoscibile dalla grande graffetta rossa, un paradiso per chi ama carta, penne e oggetti da scrivania) e il flagship mondiale di Muji (dieci piani, con dentro perfino un hotel). Tre indirizzi diversissimi, uno per ogni gusto.

Approfondisci

Il nome "Ginza" viene dalla zecca dell'argento ("gin za") che lo shogunato vi installò nel periodo Edo. Dopo un grande incendio del 1872 il quartiere fu ricostruito in mattoni in stile occidentale, soprannominato "Bricktown": fu una delle prime vetrine della modernizzazione del Giappone, con i lampioni a gas e i marciapiedi all'europea.

L'orologio simbolo è quello del Wako Building (oggi Seiko House) all'incrocio di Ginza 4-chome, completato nel 1932, che batte i rintocchi di Westminster. Un dettaglio utile per il fine settimana: nei pomeriggi di sabato e domenica la via principale, la Chuo-dori, viene chiusa al traffico e diventa isola pedonale (il "paradiso dei pedoni"). Oggi è venerdì, quindi la strada è aperta al traffico normale, ma i marciapiedi restano comodissimi.

Negozi ~11:00 - 20:00 · Gratis · Quartiere sempre percorribile; i negozi in genere 11:00-20:00/21:00. La Chuo-dori diventa isola pedonale nei pomeriggi di sabato e domenica (oggi è venerdì).
Sera · Cena in zona Daimon

Per l'ultima cena vera del viaggio si rientra verso l'hotel, a Daimon: due izakaya schiette e allegre, comode per un gruppo numeroso, dove brindare alla fine del viaggio.

Opzioni cena · zona Daimon
Torikizoku yakitori
17:00 - 04:00 (domenica 12:00 - 23:00)
Yakiton Chikuzenya
16:00 - 23:00
Consiglio pratico

1Torikizoku è una catena izakaya di yakitori a prezzo unico: ogni piatto (spiedini, contorni, riso, bevande) allo stesso prezzo, ¥390 a piatto, tasse incluse. Si ordina da un tablet multilingue, l'ambiente è vivace e i tavoli ampi: una delle poche formule che prende bene un gruppo di nove. Perfetta per una cena economica e allegra.

2Yakiton Chikuzenya è un'izakaya di yakiton (spiedini di maiale alla griglia) a un minuto dalla stazione di Daimon, economica e schietta, con corsi e nomihodai (bevande illimitate). Cena indicativa ¥2.000-3.000 a testa. Per entrambi, con nove persone conviene presentarsi presto o prenotare un tavolo.

Dopo cena, rientro in hotel: ultima notte in Giappone 🌸

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Giorno 13 · sabato 19 settembre · Partenza

Ultima mattina con calma, poi monorotaia da Hamamatsucho fino all'aeroporto di Haneda per il volo di rientro.
Mattina · Verso l'aeroporto

Mattinata tranquilla: colazione vicino all'hotel, ultimi acquisti o due passi, e poi verso l'aeroporto con calma. Da Daimon a Hamamatsucho sono pochi minuti a piedi, e la monorotaia porta a Haneda diretta in circa mezz'ora.

Da ricordare ✏️

Il volo da Tokyo Haneda è alle 14:00. Per stare comodi con check-in e controlli, prendete la Monorotaia delle 10:00 circa da Hamamatsucho Station: porta diretti all'aeroporto in circa mezz'ora, e arrivate con ampio anticipo. Procedura, biglietti e terminal di partenza sono nel documento trasporti finale.

~10:00

Partenza della Tokyo Monorail da Hamamatsucho (a pochi minuti a piedi dall'hotel) verso l'aeroporto di Haneda: circa 30 minuti, diretta. Una volta in aeroporto, check-in, deposito bagagli e controlli.

14:00

Volo da Tokyo Haneda. Si torna a casa con il Giappone negli occhi: da Tokyo alle montagne, da Kyoto a Hiroshima, da Miyajima a Osaka.

🌸 Arrivederci

E qui il viaggio si chiude. Avete attraversato il Giappone delle metropoli e quello dei templi, la memoria di Hiroshima e la meraviglia di Miyajima, l'allegria di Osaka e l'eleganza di Tokyo. Grazie di avermi lasciato costruire questo viaggio insieme a voi: spero vi resti addosso a lungo. Buon ritorno, e alla prossima avventura 🌸