Ciao 🌸 Grazie per aver scelto di affidarvi a me per costruire questo viaggio di nozze. Ho letto con attenzione le vostre risposte al GiappoTest prima di mettermi al lavoro su questo documento. Sapere che cercate templi e giardini iconici, spot panoramici per foto memorabili, qualche incursione nel mondo anime/manga e un'esperienza che alterni il Giappone più tradizionale a quello più pop, mi ha permesso di costruire un itinerario cucito su di voi.
Prima di iniziare a leggere Tokyo, vi chiedo un minuto per queste poche note: vi serviranno a vivere al meglio il viaggio e a capire come ho costruito ogni giornata.
Ogni giornata è divisa in zone: mattina, pomeriggio, sera. Ogni zona è un piccolo territorio che vi consiglio di vivere insieme, a piedi, al vostro ritmo. Per ogni zona trovate un tempo indicativo di permanenza (tipo "3-4 ore"): è il tempo che di solito serve per viverla bene, muovendovi con calma fra le tappe principali, fermandovi per una pausa, mangiando qualcosa, lasciandovi sorprendere dai dettagli che non si possono programmare.
All'interno di ogni zona trovate le ancore principali: i luoghi che secondo me vale davvero la pena non perdere, con foto, orari di apertura e una breve descrizione. Le ho disposte nell'ordine in cui conviene viverle, dalla prima alla sera. Seguite quell'ordine e vi muoverete in modo naturale dentro la zona, senza fare avanti e indietro inutili.
Mi avete scritto che volete "visitare il più possibile godendosi al meglio l'esperienza". Ho costruito le giornate con questo spirito: abbastanza dense da farvi vedere molto, senza però trasformarle in una corsa. A fine giugno Tokyo è calda e umida (25-30°C, stagione delle piogge in coda) ma la città è attrezzata: aria condizionata ovunque, gallerie coperte, konbini aperti 24 ore dove entrare a rinfrescarsi. Nel mezzo delle giornate, a voi la scelta: se il caldo pesa, potete rallentare. Il ritmo è il vostro, non mio.
Non troverete scritto "alle 10:00 al Santuario, alle 11:30 al ristorante". È una scelta precisa, non una dimenticanza. Mettere orari minuto-per-minuto trasformerebbe il viaggio in un timbrare il cartellino, e non è quello che voglio per voi. Le zone che ho scelto sono territori da esplorare, non tappe da spuntare. Se una tappa vi cattura più del previsto, fermatevi; se vi basta meno, proseguite. Le ore che vi ho indicato per zona tengono conto di tutto questo, camminate e soste incluse.
Sotto ogni attività trovate comunque l'orario di apertura e chiusura del luogo: è un riferimento pratico per quando siete in giro, così sapete sempre fino a che ora potete entrare.
Stesso discorso vale per i pranzi e le cene: ogni zona ha due ristoranti che vi consiglio nelle vicinanze, senza orario fisso. Andate quando vi viene fame, mangiate con calma e poi riprendete il giro da dove avete lasciato.
Le prenotazioni da fare come il Tokyo Skytree al tramonto le trovate sempre evidenziate in un box sotto ogni attività con scritto "Da ricordare" in arancione, così non vi sfuggono.
Per muovervi all'interno delle città giapponesi (Tokyo, Kanazawa, più avanti Kyoto e Osaka) il mio consiglio è affidarvi a Google Maps: è aggiornato in tempo reale, vi dice quale treno o metro prendere dalla vostra posizione, arriva persino a indicarvi binario e carrozza. Le indicazioni pratiche che trovate nell'itinerario (tipo "circa 15 min in metro") sono pensate come riferimento per capire l'ordine di grandezza del tragitto, non come istruzioni rigide: Google vi darà sempre il percorso più veloce del momento. Per i trasferimenti interurbani (Shinkansen, day-trip) trovate tutto nel documento trasporti finale, che vi consegnerò una volta concluso l'itinerario, con orari precisi e link di prenotazione.
Dentro ogni zona trovate due opzioni di ristorante che vi ho selezionato: andateci quando vi viene fame, non c'è orario fisso. E se lungo la strada trovate un locale che vi attira (una bancarella di yakitori, un piccolo ramen-ya con il cuoco al bancone, una pasticceria da cui esce un profumo di wagashi), cogliete l'attimo. In Giappone si mangia bene quasi ovunque, e le scoperte casuali sono parte del viaggio.
Fine giugno a Tokyo c'è umidità e piogge brevi, quindi tenete con voi un ombrello pieghevole (si trovano nei konbini a 600-800 yen se vi capita), una bottiglia d'acqua (100-150 yen nei distributori automatici ovunque) e un fazzoletto di cotone per asciugarvi (in giapponese tenugui, i giapponesi lo usano sempre). A Kanazawa, sul Mar del Giappone, il clima è più fresco. Buona notizia: le ortensie (ajisai) fioriscono proprio in questo periodo e i parchi si riempiono di blu e viola.
Tenete questo documento sul telefono e consultatelo mentre siete in giro. È il vostro compagno di viaggio, non un foglio di lavoro da seguire a bacchetta. Buon viaggio 🌸
📍 Mappa con tutti i punti del viaggio
Tokyo non è una città, è un arcipelago di quartieri con identità nette. Asakusa custodisce il Sensoji del 628 d.C. e la pagoda a cinque piani sotto lo sguardo dello Skytree; a venti minuti di metro Akihabara pulsa di anime, manga ed elettronica; il parco di Ueno intreccia templi, un lago di loti e uno dei musei nazionali più ricchi del Giappone. Un fatto dice tutto: a Kanda Myojin, santuario shintoista del 730 d.C., oggi si benedicono anche i computer.
Fine giugno è caldo e umido, 25-30°C, con qualche scroscio breve di pioggia: la città è attrezzata, aria condizionata ovunque, konbini aperti 24 ore, treni puntuali al minuto. Tre giornate per cominciare a leggerla, più una quarta a Kamakura poco lontano.
Atterrate a Haneda alle 07:15 del mattino: è il momento migliore per arrivare, avete davanti l'intera giornata. Ho scelto di iniziare subito con le cose belle di Tokyo, invece di lasciarvi vagare in hotel ad aspettare il check-in: quando si arriva al mattino, la stanchezza del volo si combatte meglio restando fuori e lasciandosi portare dai primi luoghi, con tempi rilassati. Ricordatevi di compilare il Visit Japan Web prima di sbarcare (il link e la procedura li trovate nel documento trasporti finale): velocizza il passaggio all'immigrazione. Acqua, caffè e qualche onigiri al konbini in stazione vi tengono in piedi fino a pranzo.
Atterraggio a Tokyo Haneda. Fra sbarco, immigrazione (a fine giugno le code sono mediamente contenute) e ritiro bagagli calcolate un'ora abbondante.
Trasferimento in treno da Haneda all'hotel, circa 45-55 minuti. Orari precisi, modalità di acquisto e cambi li trovate nel documento trasporti.
Arrivo al remm Akihabara. Il check-in vero è dalle 15:00, ma alla reception potete lasciare i bagagli in deposito senza problemi: è prassi in ogni hotel giapponese. Approfittatene per passare in bagno, rinfrescarvi, riempire la bottiglia d'acqua al konbini qui sotto (il Lawson all'angolo è aperto 24h). Poi via, si parte per Ueno.
A Tokyo la colazione non è inclusa in hotel: nei giorni successivi potete fare colazione al konbini o in una caffetteria vicino all'hotel, come vi ho segnato in mappa. Oggi, giorno dell'arrivo, il tema non si pone: avete mangiato sul volo e un caffè + onigiri al Lawson di fianco vi portano direttamente al pranzo di Ueno.
Da Akihabara al Parco di Ueno sono pochi minuti in metro. Calcolate 2-3 ore nel parco per vedere con calma il santuario Toshogu dei Tokugawa, il tempio di Benten sull'isola in mezzo al lago dei loti, e una passeggiata fra gli alberi. È anche la giornata giusta per conoscere uno dei simboli di Tokyo: Ueno Park è stato nel 1873 il primo parco pubblico del Giappone.
Dall'hotel al Parco di Ueno, circa 10 min in metro.
Il più vasto parco pubblico del centro di Tokyo: 53 ettari con oltre 8.000 alberi, un lago dove in estate fioriscono i loti, un bosco di ciliegi che conta più di 1.000 alberi, e una concentrazione unica di musei e templi. Nel 1873, quando il governo Meiji decise di aprire al pubblico quest'area che era appartenuta al grande tempio Kan'ei-ji dei Tokugawa, fu il primo parco pubblico del Giappone.
Per voi la mattinata è dedicata al cuore storico del parco: il tempio di Bentendo sull'isola del lago Shinobazu e il santuario dorato Toshogu. Entrando dall'uscita della stazione di Ueno, prendetevi dieci minuti per il viale principale (potrete vedere le ortensie lungo i bordi: a fine giugno sono in piena fioritura, blu e viola) e la grande statua di Saigo Takamori, il "ultimo samurai" della storia giapponese.
Ingresso libero al parco, quindi entrate e uscite quando volete.
Il Parco di Ueno fu istituito nel 1873, a soli cinque anni dalla Restaurazione Meiji che aprì il Giappone al mondo. Fu il primo parco pubblico della storia giapponese, creato seguendo il modello dei grandi parchi urbani occidentali (in particolare Hyde Park a Londra e Central Park a New York). L'imperatore Meiji lo donò formalmente alla città di Tokyo nel 1924 in occasione del matrimonio del futuro Hirohito.
Il terreno aveva un passato turbolento: fino al 1868 era il complesso del tempio Kan'ei-ji, eretto nel 1625 come tempio tutelare del clan Tokugawa sul modello dell'Enryaku-ji di Kyoto. Durante la Battaglia di Ueno del 4 luglio 1868, le forze fedeli allo shogun si asserragliarono qui nell'ultima resistenza contro l'esercito imperiale: la maggior parte del complesso fu distrutta dai cannoni. Oggi restano solo alcuni edifici scampati, fra cui il Toshogu.
Piccolo tempio a pianta ottagonale, tetto verde e colonne rosso vermiglio, costruito su un'isola artificiale al centro del lago Shinobazu. Si raggiunge a piedi attraversando un ponte, camminando letteralmente fra i loti: in questo periodo sono in boccio, si apriranno in fiore fra poche settimane. A fine giugno l'acqua è verde di foglie larghe, con i primi fiori bianchi e rosa che iniziano a sbocciare.
Il tempio è dedicato a Benzaiten, una delle sette divinità della fortuna nella tradizione giapponese (l'unica femminile): la statua al suo interno la raffigura con otto braccia, che stringono armi e tesori. Benzaiten è la protettrice della musica, della saggezza, dell'acqua e di tutto ciò che scorre, incluso il denaro: per questo i commercianti di Tokyo vengono ancora qui a pregare per gli affari.
Calcolate 20-30 minuti, tempo di camminare sul ponte, entrare nel tempio, fare un giro attorno al piccolo cortile.
Il laghetto Shinobazu e il suo tempio furono progettati nel Seicento dal monaco Tenkai, consigliere dei primi shogun Tokugawa e architetto del sistema di templi che doveva proteggere spiritualmente la nuova capitale Edo. Tenkai modellò l'intera zona di Ueno sul lago Biwa di Kyoto: il Shinobazu è il "Biwa di Edo" in miniatura, e l'isoletta artificiale al centro con il tempio è a sua volta modellata sull'isola Chikubushima del lago Biwa, sede storica del culto di Benzaiten.
All'interno del tempio è custodita una statua di Benzaiten a otto braccia, rara iconografia della dea (le sue rappresentazioni più comuni la mostrano a due braccia con il liuto biwa). Le otto braccia la mostrano come protettrice guerriera. L'edificio attuale fu ricostruito nel 1958: l'originale andò distrutto nei bombardamenti del marzo 1945.
Fondato nel 1627 e ricostruito nel 1651 dal terzo shogun Tokugawa Iemitsu in memoria del nonno Tokugawa Ieyasu, il fondatore della dinastia che unificò il Giappone dopo un secolo di guerre civili. Si entra attraversando un lungo viale fiancheggiato da oltre cinquanta lanterne in pietra e rame, offerte dai signori feudali di tutto il Giappone quando il santuario fu ricostruito: un omaggio fisico al potere dei Tokugawa.
La facciata è interamente ricoperta di lamine di foglia d'oro applicate a mano, con intagli in legno che raffigurano peonie, falchi, fenici e due draghi (uno ascendente, uno discendente) sulle colonne del portale Karamon, opera attribuita allo scultore Hidari Jingoro, lo stesso a cui si attribuisce il "gatto addormentato" di Nikko. Il vero miracolo è che questo edificio è sopravvissuto a tutto: la Battaglia di Ueno del 1868 (quando il parco fu teatro di uno scontro fra i samurai dello shogun e le forze imperiali), il Grande terremoto del Kanto del 1923, i bombardamenti americani del 1945. Si dice che durante i bombardamenti una bomba incendiaria cadde fra il muro del santuario e la sala principale senza esplodere.
Si accede gratuitamente all'esterno (viale, lanterne, facciata); con 500 yen si entra nel recinto interno per vedere da vicino le decorazioni in foglia d'oro. Calcolate 30-40 minuti.
Il Toshogu di Ueno fu costruito nel 1627, cinque anni dopo la morte di Tokugawa Ieyasu, fondatore dello shogunato che governò il Giappone per oltre 250 anni. Fu fatto erigere dal signore feudale Todo Takatora insieme al monaco Tenkai come luogo dove pregare per il riposo dello spirito deificato del primo shogun. Il nome "Toshogu" significa "santuario della divinità luminosa dell'est", titolo postumo conferito a Ieyasu.
La facciata è ricoperta da lamine di foglia d'oro applicate a mano sui pannelli in legno intarsiato. I rilievi scolpiti (draghi, fenici, animali e piante, oltre 200 specie in totale) sono attribuiti a Hidari Jingoro, lo scultore leggendario del periodo Edo a cui è attribuito anche il "gatto addormentato" di Nikko. L'edificio è uno dei pochi santuari originali sopravvissuti in piedi nella Tokyo di oggi: è sopravvissuto alla Battaglia di Ueno del 1868, al Grande Terremoto del Kanto del 1923 e ai bombardamenti americani del 1945. Letteralmente, stiamo guardando il Giappone che era prima dell'epoca moderna.
Dal Parco di Ueno ad Ameyoko sono 5 minuti a piedi. Ameyoko è un mercato di strada storico di Tokyo: un pezzo degli anni '50 sopravvissuto intatto, circa 400 bancarelle e piccoli locali fra cui pranziamo.
Il mercato di strada più famoso di Tokyo, lungo 500 metri sotto i binari della linea Yamanote. Il nome significa "vicolo dei dolci all'americana" e deriva dal dopoguerra, quando qui si rivendevano prodotti del mercato nero americano. Oggi è una delle ultime zone di Tokyo dove si contratta il prezzo: pesce fresco, frutta a cassette, spezie, borse, scarpe, sneaker, cibo di strada. L'atmosfera è quella del dopoguerra, chiassosa, colorata, assolutamente tipica del "shitamachi" (la "città bassa", la Tokyo popolare).
Per voi è la zona del pranzo: qua sotto vi indico due piccoli ristoranti seduti, giusti per fermarsi fuori dal caos dei banchi. Se vi attira qualche spuntino dai banchi (melone in fette, spiedini di pesce, yakitori), fate pure, ne vale la pena.
1Tonkatsu Yamabe è una piccola tonkatsu-ya storica appena fuori dai binari di Ameyoko: si ordina al bancone, si vede la cotoletta friggere davanti agli occhi, il set pork loin (cotoletta + riso + cavolo crudo julienne + miso + sottaceti) costa sotto gli ¥1.000 anche nella versione abbondante. Locale piccolo, atmosfera famigliare, turnover rapido.
2Chin Chin Ken è invece un cinese-giapponese iconico di Ameyoko, sotto i binari: tavolini all'aperto, sempre pieno di salaryman in pausa pranzo. La specialità è il chahan (riso saltato) e i gyoza fatti in casa, con rumore di treni sopra la testa e cinghie delle griglie che sbattono. Bolla ¥1.200-1.500. Entrambi walk-in, fila al massimo di 10-15 minuti in ora di punta.
Da Ameyoko ad Akihabara sono pochi minuti in treno. Il vostro hotel è proprio in zona, quindi qui giocate in casa: 2-3 ore abbondanti fra Radio Kaikan e Animate, tutto raggiungibile a piedi, con Kanda Myojin come chiusura "spirituale" della giornata a dieci minuti dal cuore elettronico del quartiere.
Da Ameyoko ad Akihabara, circa 2 min in treno oppure 8 min a piedi.
L'edificio giallo-arancione di fronte all'uscita Electric Town della stazione: è il simbolo di Akihabara da oltre 60 anni. Dieci piani dedicati interamente al mondo otaku, ognuno con negozi specializzati diversi.
Qui dentro ci sono K-Books (figure rare e doujinshi), Kaiyodo (figure da collezione di alta fattura), Volks (modellini e dolfie), Kotobukiya (modellini in scala), il Pokemon Center Store Satellite, e una decina di altre insegne. Non è un centro commerciale normale: è un intero edificio dedicato a nicchie specifiche della cultura otaku, dove ogni piano vale una sosta diversa. Suggerimento: iniziate dal piano più alto e scendete. Tax-free con passaporto sopra i ¥5.000 di spesa per scontrino.
Il Radio Kaikan originale fu costruito nel 1962, in piena epoca del boom economico giapponese del dopoguerra, per ospitare i negozi di componenti radio ed elettronica che stavano trasformando Akihabara nel "quartiere dei radiofonici". Il nome stesso, Radio Kaikan, significa letteralmente "Sala della Radio".
Negli anni Ottanta, con l'esplosione dei personal computer e poi degli anime, gli inquilini dell'edificio cambiarono pelle: da componenti elettronici a software, da software a modellini, da modellini a figure da collezione. Nel 2011 l'edificio originale fu demolito per motivi antisismici e ricostruito nel 2014 come nuova struttura di 10 piani + sotterraneo. I negozi storici sono tornati: alcuni sono gestiti ancora dalle stesse famiglie da oltre quarant'anni.
Il flagship store della catena Animate, la più grande rete di negozi dedicati ad anime e manga del Giappone. Fra dicembre 2022 e aprile 2023 la sede di Akihabara è stata completamente ristrutturata e rilocata: ora due edifici affiancati, 15 piani in totale interamente dedicati alla cultura pop giapponese.
L'edificio principale (8 piani + seminterrato) è strutturato per "universi": al piano 2 trovate i gadget delle opere Jump (ONE PIECE, My Hero Academia, Haikyu!!, Jujutsu Kaisen, Demon Slayer), al piano 5 gli universi di VTuber, Genshin Impact, Honkai Star Rail, Love Live, Idolmaster, Uma Musume, al seminterrato l'area audio-visual con DVD/Blu-ray e colonne sonore, al settimo piano uno spazio eventi dove ogni settimana ci sono firmacopie e talk con i doppiatori. Il secondo edificio è dedicato a libri, manga e art book: tutte le raccolte di case editrici come Shueisha (Jump) e Square Enix, volumi cartonati, guidebook.
Si entra gratis, si gira quanto si vuole. Tax-free con passaporto sopra ¥5.000 per scontrino. Calcolate minimo 45 minuti se vi interessa anche solo uno o due titoli, 1-2 ore se siete anche solo un po' curiosi.
A 10 minuti a piedi dal cuore di Akihabara, il santuario shintoista guardiano di Kanda, e oggi santuario ufficiale di Akihabara. L'unico posto al mondo dove i monaci benedicono i device elettronici: computer, smartphone, schede madri. Vende anche omamori (amuleti) disegnati come schede elettroniche (verdi come i microchip, con stampe di circuiti) per la protezione dei dispositivi digitali. È il ponte culturale tra la tradizione shintoista millenaria e l'anima tecnologica di Akihabara.
Kanda Myojin è uno dei più antichi santuari di Tokyo: fondato nel 730 d.C., quasi 1.300 anni fa. Nel 1616 fu spostato nella posizione attuale sotto gli ordini dello shogun Tokugawa, diventando il guardiano ufficiale di Kanda e di 108 distretti circostanti (tra cui il futuro Akihabara). Negli anni Duemila, con l'esplosione di Akihabara come capitale mondiale dell'elettronica, il santuario ha assunto un ruolo inaspettato: i negozianti del quartiere iniziarono a portare computer rotti e smartphone da benedire, e i monaci accettarono la richiesta. Oggi è l'unico santuario al mondo dove si celebrano rituali shintoisti per dispositivi elettronici. Nel negozio del santuario trovate gli omamori tecnologici: amuleti verdi con circuiti stampati, famosi fra programmatori e pellegrini otaku. Il santuario è anche il luogo dove si celebrano cerimonie shinto per lanciare nuovi videogiochi e anime.
Sulla strada di rientro verso l'hotel, cena veloce in zona Akihabara/Kanda. La prima giornata stanca, è normale: meglio chiudere in scioltezza e tornare a dormire in camera.
1Karashibi Miso Ramen Kikanbo è un ramen-ya storico di Kanda, uno dei più noti di Tokyo per il karashibi: un ramen miso ricco dove potete scegliere indipendentemente il livello di kara (piccante al peperoncino, scala 0-5) e shibi (intorpidente al pepe sansho, scala 0-5). Il brodo di miso viene finito in wok a fiamma viva al momento, chashu di maiale abbondante, germogli di soia, tutto dentro una sala a tema oni (i demoni della mitologia giapponese, il nome Kikanbo significa "clava di ferro dell'oni"). Se è la prima volta, iniziate con kara 2, shibi 1: sapore pieno senza mettervi in difficoltà. Bolla ¥1.200-1.500.
2Kyushu Jangara è una delle ramen-ya più storiche di Akihabara, dal 1984: ramen tonkotsu stile Hakata (brodo di maiale ricco, noodles sottili), menu illustrato, distributore automatico per l'ordine, banconi e qualche tavolino, rotazione veloce. Bolla ¥1.100-1.400. Entrambe walk-in, fila al massimo di 10-15 minuti in ora di punta. Sotto l'hotel c'è anche il 7-Eleven 24h se per stasera preferite prendere qualcosa e salire in camera: giornata lunga, nessuno vi giudica.
Dopo cena, rientro in hotel per il check-in completo e la prima notte. A domani 🌸
Colazione al konbini sotto l'hotel oppure alla caffetteria che vi ho segnato in mappa vicino al remm Akihabara. In Giappone i konbini (7-Eleven, Family Mart, Lawson) servono colazioni sorprendenti: onigiri freschi ai quattro salmoni, tamago sando (tramezzini all'uovo, quasi iconici), kara-age caldo, caffè buono a ¥100-200. È la prassi dei salaryman giapponesi ed è la soluzione più rapida per partire presto.
Da Akihabara ad Asakusa sono circa 10 min in metro. Calcolate 2-3 ore nella zona tra Sensoji, Nakamise-dori e il panorama dall'alto dell'Asakusa Information Center. Ritmo tranquillo, si cammina dentro un quartiere che è rimasto la Tokyo popolare di cento anni fa.
Dall'hotel ad Asakusa, circa 10 min in metro.
Il tempio più antico di Tokyo, fondato nel 628 d.C., dedicato alla dea buddhista Kannon. Si entra attraversando il Kaminarimon (la "Porta del Tuono") con la sua enorme lanterna rossa di tre metri e mezzo, si percorre la via Nakamise-dori fra negozi di dolci tradizionali, ventagli, omamori, poi si passa sotto il secondo portale Hozomon fino al cortile principale con la pagoda a cinque piani e la sala centrale.
La Nakamise-dori è una delle strade commerciali più antiche del Giappone, attiva da oltre 300 anni: alcuni negozi sono gestiti dalle stesse famiglie dal periodo Edo. I dolci tipici che si vendono qui (come i ningyo-yaki, piccoli pancakes ripieni di anko, o i kibi-dango) sono ricette in alcuni casi di 200+ anni di tradizione.
Nel cortile principale c'è il grande braciere d'incenso: la tradizione dice di passarsene il fumo sulle parti del corpo che vorreste guarire. Cinque minuti al mini-santuario shintoista Asakusa Jinja proprio dietro al tempio principale valgono la pena: è uno dei pochi edifici sopravvissuti ai bombardamenti del 1945.
La leggenda narra che nel 628 d.C. due pescatori fratelli, Hinokuma Hamanari e Hinokuma Takenari, trovarono nelle acque del fiume Sumida una piccola statua d'oro della dea Kannon. Il capo del loro villaggio capì che si trattava di un oggetto sacro e trasformò la propria casa in un piccolo tempio: è il nucleo originario del Senso-ji. Questo rende il tempio antecedente di oltre 900 anni alla fondazione stessa di Tokyo.
Il tempio fu ampliato nei secoli successivi sotto il patronato degli shogun Tokugawa, che nel Seicento trasformarono Asakusa in uno dei principali centri religiosi e di intrattenimento di Edo (l'antico nome di Tokyo). Il complesso attuale fu completamente distrutto dai bombardamenti americani del marzo 1945 e ricostruito fedelmente dopo la guerra con il supporto di una grande raccolta fondi popolare. Il grande albero di ginkgo accanto alla sala principale è sopravvissuto ai bombardamenti: è il testimone vivo di tutta la storia del luogo.
Di fronte al Kaminarimon, dall'altra parte della strada, c'è l'Asakusa Culture Tourist Information Center: un edificio moderno di otto piani progettato da Kengo Kuma (lo stesso architetto del Nuovo Stadio Olimpico di Tokyo). All'ultimo piano una terrazza panoramica gratuita, aperta a tutti, con vista dall'alto sul Sensoji da un lato e sul Tokyo Skytree dall'altro.
Molti turisti lo ignorano pensando sia solo un info point. In realtà è uno degli osservatori gratuiti più belli della città, proprio in verticale sul tempio che avete appena visitato. Bastano dieci-venti minuti lassù per una foto panoramica e un respiro con l'aria condizionata.
Restate in Asakusa per pranzo: a pochi minuti dal tempio trovate due locali storici con cucina tipica giapponese, entrambi walk-in e con prezzi onesti. Dopo pranzo, due dolcetti da prendere come merenda da passeggio.
1Sometaro è una casa di legno del 1937, nascosta in una stradina laterale a dieci minuti dal Sensoji. Ci si tolgono le scarpe, ci si siede sul tatami davanti a una teppan (piastra calda) incassata nel tavolo e si cucina da soli il proprio okonomiyaki (la "frittatona" giapponese con cavolo, uova, maiale, calamari, a scelta) e il monjayaki (la variante di Tokyo, più liquida). La specialità della casa è l'Osomeyaki, l'okonomiyaki con sopra yakisoba. Menu in inglese, staff paziente che spiega come si cuoce, prezzo ¥1.000-1.500 a testa anche con un piatto e una birra, walk-in (a pranzo quasi sempre si entra subito). Attenzione: l'edificio è originale del '37, quindi non c'è aria condizionata e d'estate fa molto caldo dentro: meglio pranzo che cena se la giornata è afosa.
2Owariya Honten è invece una soba-ya storica di Tawaramachi, oltre 150 anni di attività: soba fatti a mano, brodo al bonito con un tocco di yuzu, tempura di gambero enorme che esce dal piatto. Set tempura-soba ¥1.500-2.000, rotazione rapida.
1Asakusa Kagetsudo è la panetteria del jumbo melon pan più famoso di Tokyo: una palla di pane dolce, grande come un pompelmo, con una crosta sottile di pasta biscotto che si rompe sotto i denti e un interno morbido e caldo appena sfornato. Sfornano tremila melon pan al giorno e di solito finiscono entro sera. Costa ¥300 ciascuno, si compra e si mangia camminando. Se volete osare, la versione con gelato al matcha dentro (¥700) è il signature: gelato freddo dentro il pane caldo, contrasto perfetto per la giornata.
2Daifuku Ginkado Asakusa è il punto di riferimento per il daifuku, il mochi ripieno più classico del Giappone: una pallina di pasta di riso glutinoso (mochi) morbida e leggermente elastica, ripiena di qualcosa di dolce. Dritto sulla Nakamise-dori prima del tempio, Ginkado ha sia la versione classica con anko (pasta di fagioli rossi azuki) sia le versioni moderne diventate virali: daifuku alla fragola bianca (un'intera fragola dentro, mochi bianco candido), al matcha, con crema custard e al cioccolato. Piccoli, ¥350-500 l'uno, si prendono e si mangiano camminando verso il tempio.
Da Asakusa attraversate il fiume Sumida verso lo Skytree: la passeggiata è parte dell'esperienza. Il Sumida Park corre per un chilometro su entrambe le sponde, collegato da tre ponti storici, e in questo periodo dell'anno (fine giugno) i cespugli di ortensie (ajisai) sono in piena fioritura: blu, rosa e viola lungo i sentieri. Calcolate un'ora-un'ora e mezza camminando con calma verso lo Skytree.
Parco lineare che costeggia entrambe le sponde del fiume Sumida fra i ponti Azumabashi e Sakurabashi, con oltre 1.000 ciliegi (motivo per cui è uno dei luoghi simbolo della fioritura dei sakura di Tokyo in primavera) e, in estate, grandi fioriture di ortensie e di loti nei piccoli stagni laterali.
Per voi è la passeggiata-ponte fra Asakusa e lo Skytree, ma anche un'oasi tranquilla dopo il caos della Nakamise. Dal lato Sumida del parco si trova un piccolo giardino giapponese tradizionale costruito sulle rovine della residenza della famiglia Tokugawa di Mito (uno dei tre rami principali della dinastia shogunale), con un laghetto con carpe koi e una piccola casa da tè. Lungo la strada troverete anche il Sumida River Walk, una passerella pedonale costruita a fianco della ferrovia della Tobu Line: 160 metri di camminata sul fiume con vista spettacolare sullo Skytree e sull'Asahi Beer Hall con la fiamma dorata sul tetto.
Alle 18:00 entrata prenotata al Tokyo Skytree. La scelta dell'orario non è casuale: è il momento in cui il cielo di Tokyo cambia colore, dal blu al rosa, all'arancio, al nero con milioni di luci accese. Una volta su, prendetevi il tempo per il tramonto completo dal Tembo Deck a 350 metri, poi salite al Tembo Galleria a 450 per la vista da vertigine. Calcolate 1-1,5 ore complessive sulla torre.
Alta 634 metri, è oggi la torre radio-televisiva più alta del mondo e la terza struttura più alta del pianeta (dopo il Burj Khalifa di Dubai e il Merdeka 118 di Kuala Lumpur, completato nel 2023). Inaugurata nel 2012 dopo quattro anni di lavori, ha sostituito la vecchia Tokyo Tower come emittente principale dei canali TV della capitale. Il numero 634 non è casuale: in giapponese si può leggere "Musashi", che era il nome dell'antica regione in cui Tokyo sorge.
Ci sono due ponti di osservazione. Il Tembo Deck a 350 metri è quello su cui arrivate per primo: tre livelli (340m-345m-350m) con vetrate altissime (oltre 5 metri) a 360°, una zona con pavimento di vetro dove si vede letteralmente sotto di voi la città, un caffè e alcune aree dove ci si può fermare a contemplare il tramonto. Da qui si vede il Monte Fuji a ovest nelle giornate terse.
Salendo con un secondo ascensore si arriva al Tembo Galleria, un corridoio di vetro a spirale che sale dai 445 ai 450 metri: è il "skywalk più alto del mondo". La differenza di vista rispetto al Tembo Deck è modesta, ma il percorso (rampa in salita dentro un tubo di vetro sulla città) è un'esperienza a sé: molto impressionante da fare insieme.
Al rientro, l'uscita vi porta direttamente al Tokyo Solamachi (il grande complesso commerciale ai piedi della torre), dove cenate.
Lo Skytree fu inaugurato nel maggio 2012, dopo 3 anni e 8 mesi di costruzione, per sostituire la vecchia Tokyo Tower come trasmettitore dei segnali digitali terrestri della televisione giapponese: i grattacieli di Shinjuku e Roppongi costruiti dopo il 2000 avevano finito per schermare il segnale della Tokyo Tower, alta "solo" 333 metri.
La scelta del numero 634 metri non è casuale: in giapponese si legge Mu-Sa-Shi, che è il nome dell'antica regione in cui sorgeva Edo (oggi Tokyo) durante il periodo feudale. La torre è progettata per resistere a terremoti di magnitudo 9 grazie a un pilastro centrale in cemento armato che oscilla in controfase rispetto alla struttura esterna in acciaio: la stessa tecnica usata nelle pagode giapponesi tradizionali a cinque piani, che hanno un palo centrale (shinbashira) staccato dalla struttura circostante e che fa da contrappeso.
Per l'ingresso alle 18:00 del 25 giugno dovete prenotare online dal sito ufficiale: global-official-ticket.tokyo-skytree.jp. Segnatevi in calendario lunedì 25 maggio 2026: quel giorno apre la vendita dei biglietti per il 25 giugno (esattamente 30 giorni prima, è la regola del sistema). Prendete il biglietto combinato Tembo Deck + Tembo Galleria, "Date and Time Specified" fascia 18:00: costa un po' di più del biglietto on-the-day ma vi garantisce l'ingresso all'ora giusta per vedere il tramonto senza fare file.
All'uscita dello Skytree vi ritrovate dentro al Tokyo Solamachi: oltre 300 negozi e ristoranti su dieci piani, costruiti ai piedi della torre. Dopo le vetrate del Skytree fa un certo effetto. Per la cena vi indico due opzioni nella zona ristoranti principale ai piani 6-7.
Complesso commerciale di oltre 300 negozi distribuiti su dieci piani + due livelli panoramici a 150 metri con ristoranti-vista sullo Skytree. Al piano terra la Solamachi Shopping Street, 120 metri coperti con negozi di dolci, accessori, artigianato. Ai piani 2-5 fashion, souvenir, giocattoli, personaggi (MARVEL, Mobile Suit Gundam, Studio Ghibli, Pokemon Center, Rilakkuma). Al 7° piano anche l'acquario Sumida e il planetarium Konica Minolta, se vi avanza voglia. Ai piani 6-7 la zona ristoranti "Solamachi Dining", un mix di cucina giapponese regionale.
Per voi la sera è per cenare e, se vi avanza energia, per fare un giro nella Shopping Street al piano terra: le insegne delle bottegucce sono fatte in Edo kiriko (vetro inciso tradizionale), soffitti a capanna, l'atmosfera è di una vecchia strada commerciale di Edo in versione moderna. Molto bello soprattutto di sera.
1Soratoraya è una ramen-ya del 6° piano specializzata in chuka soba (ramen cinese-stile Tokyo, brodo limpido a base di salsa di soia, noodles sottili, chashu di maiale, menma e uova marinate) e gyoza fatti in casa. Bolla ¥1.200-1.500, walk-in, rotazione rapida.
2Mitchan Sohonten è invece una okonomiyaki-ya storica di Hiroshima (fondata nel 1950), seconda sede del brand originale che a Hiroshima è un'istituzione. La specialità è l'okonomiyaki stile Hiroshima, completamente diverso da quello di Osaka e di Asakusa: si stratifica dal basso verso l'alto (crêpe sottile, poi cavolo, poi maiale, poi noodles yakisoba, poi uovo) e lo cuoce il cuoco alla teppan davanti a voi. Set con birra o analcolico ¥1.500-2.000.
Dopo cena, rientro in hotel. Dallo Skytree alla stazione di Akihabara sono circa 25 minuti in metro con un cambio: la vostra base è a dieci minuti a piedi dall'uscita.
A circa un'ora di treno da Tokyo, sulla costa della baia di Sagami, Kamakura è una delle città più importanti della storia giapponese: dal 1185 al 1333 fu sede dello Shogunato Kamakura, il primo governo militare del Giappone, e di fatto la capitale politica del paese per quasi un secolo e mezzo. È qui che nacquero la classe samurai, il codice del bushido, lo stile architettonico zen, e diverse delle scuole buddhiste più importanti del paese.
Oggi Kamakura è una cittadina di circa 170.000 abitanti, incastonata fra mare e montagne, con oltre 65 templi buddhisti e 19 santuari shintoisti sparsi nelle valli. La città vive di pesca, turismo culturale e surf: le spiagge sono il punto di ritrovo dei tokyoiti nei weekend, e nelle giornate limpide d'inverno si vede il Monte Fuji dall'altra parte della baia. Il simbolo è il Grande Buddha del Kotoku-in, una statua di bronzo del 1252 alta 11,4 metri all'aperto, sopravvissuta a tsunami e terremoti.
Una giornata a Kamakura è una passeggiata fra templi nascosti nei boschi di acero, sale da tè in case di legno antico, sentieri panoramici che attraversano i monti, e una piacevole sosta vista mare prima di rientrare a Tokyo.
Colazione rapida al konbini sotto l'hotel o alla caffetteria in zona. Oggi conviene partire presto: Kamakura è a un'ora di treno e si visita meglio la mattina, quando i templi sono meno affollati.
Trasferimento da Tokyo a Kamakura in treno, circa un'ora di viaggio. Orari precisi, binario e modalità di acquisto dei biglietti li trovate nel documento trasporti.
Circa 3-4 ore per la mattina: la strada commerciale storica in pieno centro Kamakura, poi breve spostamento in treno locale per raggiungere il Grande Buddha.
Dalla stazione di Kamakura all'imbocco di Via Komachi, 2 minuti a piedi.
La strada commerciale più famosa di Kamakura: circa 600 metri pedonali che dalla stazione portano al santuario Tsurugaoka Hachimangu. Botteghe d'artigianato, caffetterie, negozi di matcha, di senbei (cracker di riso) appena fatti, bancarelle di shirasu (la specialità locale: un tipo di bianchetto fresco del mare vicino). Una passeggiata lenta fermandovi dove vi attira.
La via prende il nome dal santuario a cui conduce: il Tsurugaoka Hachimangu, fondato nel 1063 e ricostruito nella posizione attuale nel 1191 da Minamoto no Yoritomo, il primo shogun del Giappone. Kamakura fu la sede del primo governo militare (shogunato) dal 1185 al 1333, prima che il potere si spostasse a Kyoto e poi a Edo (Tokyo).
Dal centro di Kamakura al Kotoku-in, circa 7 min in treno locale + 8 min a piedi.
Il Daibutsu di Kamakura: statua di bronzo del Buddha Amida alta 13,35 metri, fusa nel 1252. Quello che la rende unica è che è all'aperto: il tempio in legno che la conteneva fu distrutto da uno tsunami nel XV secolo e non è mai stato ricostruito.
Girateci attorno, guardatela da diverse angolazioni. Si entra anche dentro la statua per altri 50 yen. Calcolate circa un'ora.
Il Grande Buddha di Kamakura fu commissionato nel 1252 dal sacerdote Joko e finanziato dalla nobildonna Inada no Tsubone. Originariamente era ricoperto di foglia d'oro e custodito all'interno di un grande tempio in legno. Nel corso dei secoli, una serie di tifoni e maremoti distrusse ripetutamente il tempio. Dopo lo tsunami del 1498, che spazzò via definitivamente la struttura, si decise di non ricostruirla. Da allora il Buddha siede all'aperto, esposto alle intemperie, e questa condizione è diventata il suo tratto distintivo.
La statua è alta 13,35 metri e pesa circa 121 tonnellate. È cava all'interno: potete entrarci e vedere le giunture delle lastre di bronzo, unite con una tecnica di fusione che nel XIII secolo era fra le più avanzate al mondo.
Kamakura è una città dove si pranza presto: molti ristoranti chiudono entro le 14:30, alcuni già alle 15:00. Organizzatevi per entrare entro le 13:30 e mangiare con calma.
1Miyoshi è a pochi passi dal Daibutsu, sulla strada per l'Hasedera: scelta rilassata con udon caldi e set semplici a prezzo basso, walk-in, senza pretese.
2Matsubara-an è invece a Yuigahama, una breve deviazione in treno locale: vale la piccola deviazione per chi vuole mangiare soba fatti a mano con vista su un giardino curato, in una vecchia casa giapponese di legno con tatami e vista zen. Prezzo ¥1.500-2.000 per un set completo.
Circa 3 ore fra il tempio Hasedera con il suo giardino a cascata, una sosta dolce, e il promontorio sulla costa. Un pomeriggio più lento, fra natura e mare.
Dal Daibutsu all'Hasedera, circa 10 min a piedi in discesa.
Complesso templare costruito sul fianco di una collina. Al centro c'è la statua lignea di Kannon, dea della misericordia, alta oltre nove metri, dorata. È considerata la statua di Kannon in legno più alta del Giappone.
Salendo si attraversano giardini curatissimi, stagni con carpe koi, una grotta con piccole statue nella roccia. Dalla terrazza in alto, vista aperta sulla baia di Kamakura. Il tempio è anche uno degli ajisai-dera più famosi del Giappone: fine giugno è proprio il periodo in cui le ortensie sono in piena fioritura, con un sentiero dedicato (ajisai michi) che sale lungo la collina fra cespugli blu, viola e rosa. Calcolate un'ora e mezza.
La leggenda racconta che nel 721 il monaco Tokudo Shonin trovò un enorme albero di canfora nelle foreste di Nara. Il tronco era così grande che ne fece ricavare due statue della dea Kannon: la prima fu custodita nel tempio Hasedera di Nara, la seconda fu gettata in mare con la preghiera di riapparire dove ce ne fosse più bisogno.
Dopo quindici anni alla deriva, protetta secondo la tradizione da gusci di ostriche che si attaccarono alla superficie, la statua riapparve sulle coste vicino a Kamakura nel 736. Fu portata sulla collina e il tempio fu costruito per custodirla. La statua, alta 9,18 metri, è una delle più grandi sculture in legno del Giappone. La copertura in foglia d'oro che vedete oggi fu aggiunta nel XIV secolo.
Lungo il sentiero noterete file di piccole statue in pietra chiamate Jizo: sono il guardiano dei bambini nella tradizione buddhista. Molte sono offerte votive lasciate da famiglie in memoria di bambini perduti. È un luogo di raccoglimento.
1Sabo Kirara è una piccola sala da tè tradizionale sulla strada fra il Daibutsu e l'Hasedera: matcha servito con wagashi del giorno, warabi mochi (mochi di amido di felce, traslucidi, immersi in farina di kinako), piccoli dolci di stagione. Perfetto come stop di mezz'ora.
2Farm Sweets è invece un laboratorio-gelateria con prodotti della zona Shonan: gelato artigianale alla frutta locale, crostate con verdure di stagione, smoothie. Più fresco e veloce, si prende e si mangia camminando verso la costa.
Dal Kotoku-in/Hasedera a Inamuragasaki, circa 6 min in treno locale + pochi minuti a piedi.
Promontorio sulla costa con vista aperta sull'oceano. Nelle giornate limpide si vedono l'isola di Enoshima e il Monte Fuji in lontananza. Sotto, spiaggia rocciosa con surfisti. Salite per il sentierino, restate venti minuti, respirate. È anche il posto dove, se il pomeriggio vi è restato del tempo, potete sedervi sulla spiaggia di ciottoli e ascoltare il mare.
Questo promontorio fu il teatro di uno degli episodi più famosi della storia militare giapponese. Nel 1333, il generale Nitta Yoshisada doveva aggirare le difese di Kamakura via mare, ma la marea era alta. Secondo la leggenda, offrì la sua spada al dio del mare e le acque si ritirarono, permettendo al suo esercito di passare e conquistare Kamakura, ponendo fine allo shogunato Kamakura. Una stele commemorativa ricorda l'evento.
Dopo Inamuragasaki tornate verso il centro di Kamakura e cenate in città prima di prendere il treno per Tokyo. Due opzioni walk-in, entrambe con specialità locali di mare.
1Kamakura Minemoto è una soba-ya storica in pieno Komachi-dori con un'ala dedicata all'izakaya serale: la sera propongono un menu che unisce la soba tradizionale (tempura soba, anatra, shiso) a piccoli piatti da condividere in stile izakaya (tofu freddo, tamagoyaki, sashimi, kakiage di shirasu), con sake locale del Kanagawa. Ambiente in legno chiaro con stanze semi-private a stile giapponese. Bolla ¥2.000-3.000 a testa con un paio di piatti e una birra.
2Wasai Yakura è invece uno dei locali storici di Kamakura per il shirasu-don, il piatto simbolo della città: ciotola di riso ricoperta di shirasu (bianchetti pescati all'alba nelle acque di Koshigoe, a pochi chilometri). La specialità della casa è il "Yakura Gozen": set con shirasu-don, sashimi di pesce di Misaki, tempura di verdure locali di Kamakura, chawanmushi e miso. Bolla ¥3.000-4.000 per il set completo con sake locale. La sera si trasforma in izakaya, last order intorno alle 20:00.
Dopo cena, treno di rientro da Kamakura a Tokyo, circa un'ora di viaggio. Dalla stazione di arrivo in centro, pochi minuti in metro per essere in zona hotel. Domani si parte per Kanazawa: preparate con calma la valigia prima di andare a dormire.
Kanazawa significa letteralmente "palude dell'oro": il nome nasce da una leggenda secondo cui il contadino Imohori Togoro trovò pagliuzze d'oro lavando le patate in un ruscello a monte della città. La città è da quattro secoli il centro giapponese della produzione di foglia d'oro: ancora oggi qui si batte il 99% di tutto il kinpaku del paese. Fu la capitale del dominio di Kaga, governato dal clan Maeda, il secondo più ricco del Giappone feudale dopo i Tokugawa stessi.
Risparmiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, Kanazawa ha ancora i quartieri interi com'erano nel Settecento: il distretto delle geisha di Higashi Chaya, quello dei samurai di Nagamachi, il Kenroku-en che è considerato uno dei tre giardini più belli del Giappone. È una città di 460.000 abitanti a dimensione umana, a due passi dal Mar del Giappone, da percorrere a piedi.
Mattinata dedicata allo spostamento verso la nuova città. Lo Shinkansen Hokuriku è uno dei più panoramici del Giappone: attraversa le Alpi giapponesi, la neve (perenne su alcune cime), e arriva sul Mar del Giappone.
Colazione ultima a Tokyo al konbini o alla caffetteria vicino all'hotel. Check-out dal remm Akihabara, bagagli pronti, si parte.
Dall'hotel alla stazione di partenza dello Shinkansen siete a pochi minuti di treno, ma la stazione è enorme: dovrete trovare l'area Shinkansen, il vostro binario e la carrozza. Con i bagagli e la ressa del sabato mattina conviene avere margine. Una tradizione piacevole del viaggio in Shinkansen è l'ekiben, il bento di stazione, che trovate in decine di varianti nei chioschi e che potete mangiare seduti in carrozza durante il viaggio, guardando le montagne passare dal finestrino. Il documento trasporti contiene orario preciso, binario e link di prenotazione dei posti.
Partenza in Shinkansen Hokuriku Kagayaki direzione Kanazawa. Circa 2 ore e 30 minuti di viaggio.
Arrivo a Kanazawa Station. La stazione stessa è una piccola meraviglia: sotto il grande Tsuzumi-mon, una porta monumentale in legno alta 13 metri ispirata ai tamburi tradizionali del teatro Noh, che è diventata un simbolo della città. Prima di uscire, dateci un'occhiata: di giorno è impressionante, di sera è illuminata.
Dall'arrivo all'Hotel Kanazawa, circa 3 minuti a piedi.
Arrivo all'Hotel Kanazawa. Il check-in è dalle 15:00, ma alla reception potete lasciare i bagagli in deposito. Un bagno, una ricaricata d'acqua, e si riparte per pranzo.
Kanazawa è famosa per il pesce del Mar del Giappone e per due specialità di cucina veloce che sono nate qui: il curry Kanazawa-style (scuro, denso, servito su piatto di metallo con cavolo e posata forchetta-cucchiaio) e i ramen dell'Hokuriku. Due opzioni subito dentro o accanto alla stazione per un primo contatto con la cucina locale senza perdere tempo.
1Maimon Sushi è la sushiya di riferimento dentro la stazione di Kanazawa, piccola ed elegante, dove gli ingredienti arrivano ogni mattina dal mercato di Kanazawa. Il sushi è stagionale: a fine giugno trovate l'amaebi (gamberetto dolce cristallino, specialità assoluta dell'Hokuriku), uni, nodoguro (pesce locale molto ricercato) e la mozuku (alga marinata con aceto, tipica della zona). Set di 7 pezzi attorno ai ¥2.000-2.800, con miso, sottaceti e tè verde. Walk-in ma con possibile fila di 10-15 minuti in fascia centrale.
2Go Go Curry è la catena di curry nata proprio a Kanazawa nel 2003 e diventata un'istituzione cittadina: il Kanazawa-style curry ha una salsa densa e scurissima (quasi cioccolato), un retrogusto dolce-piccante, si serve su un piatto di metallo con sopra riso bianco, cavolo julienne e una cotoletta di maiale panata, e si mangia con una posata metà forchetta e metà cucchiaio. Prezzo ¥800-1.200, walk-in e rapidissimo.
Dalla stazione al Castello di Kanazawa sono circa 25 minuti a piedi o 10 minuti in bus. Castello, museo della foglia d'oro e antico quartiere delle geisha: un pomeriggio pieno ma a misura di camminata, tutto nel centro storico.
Residenza del potente clan Maeda durante il periodo Edo. Vasto parco con mura bianche e tetti in piombo restaurati, torrette ricostruite fedelmente su documenti originali. Si attraversa il ponte Ishikawa-mon, uno dei due portali principali del castello, con tetto in piombo (scelta molto insolita nel Giappone dell'epoca: fatto pensando che in caso d'assedio si potesse fondere il piombo per farne pallottole).
Si visita il parco gratuitamente, gli interni del padiglione centrale sono a pagamento. Calcolate un'ora-un'ora e mezza se vi limitate al parco, di più se entrate anche negli interni ricostruiti (comunque interessanti per vedere le tecniche di carpenteria samurai senza chiodi).
Museo dedicato interamente alla foglia d'oro, fondato nel 1974 dal maestro artigiano Yasue Takaaki, uno dei più grandi battitori d'oro del Novecento giapponese, che donò la sua collezione privata alla città di Kanazawa nel 1985. Il museo fu spostato nell'attuale sede nel 2010, in una zona che è da oltre due secoli il cuore della produzione di foglia d'oro della città.
All'interno trovate oltre 300 opere in foglia d'oro: paraventi antichi del periodo Edo, lacche maki-e con decorazioni in polvere d'oro, ceramiche Kutani dipinte in oro, tessuti, vestiti da teatro Noh. La sezione più interessante è quella sulla produzione: video e strumenti originali dimostrano come una barra d'oro mista a un pizzico d'argento e rame venga prima battuta a spessore di 1/20 mm, poi ridotta a 1/10.000 di mm (cioè un micron), usando una carta artigianale chiamata uchigami che separa ogni lastra dalla successiva durante la battitura. È una tecnica chiamata entsuke, sviluppata a Kanazawa quattro secoli fa e tuttora praticata da solo una decina di artigiani in tutto il Giappone. La foglia d'oro di Kanazawa è stata usata per restaurare il Kinkaku-ji (il Padiglione d'Oro di Kyoto).
Piccolo ma denso, si visita in 45 minuti-un'ora.
Il museo fu fondato nel 1974 come istituzione privata dal maestro artigiano Yasue Takaaki (1898-1997), uno dei più grandi battitori d'oro del Novecento giapponese, che vi espose la propria collezione personale. Nel 1985 Yasue donò il museo e la collezione alla città di Kanazawa. Nel 2010 la sede fu trasferita nell'attuale edificio a pochi passi da Higashi Chaya, dove ospita oltre 300 opere.
Kanazawa produce oggi il 99% di tutta la foglia d'oro giapponese (kinpaku), tradizione che risale a oltre 400 anni fa, quando il clan Maeda incoraggiò l'artigianato d'oro per il Castello di Kanazawa. La tecnica dell'entsuke prevede di battere una lega d'oro (con piccole percentuali d'argento e rame) per ridurla a spessori di 1/10.000 di millimetro, separando ogni foglia con una carta artigianale speciale chiamata uchigami, fatta anch'essa a mano e tramandata come segreto di famiglia. Solo una decina di artigiani in Giappone praticano ancora questa tecnica. La foglia d'oro di Kanazawa è stata usata per restaurare il Kinkaku-ji (Padiglione d'Oro) di Kyoto.
L'antico quartiere delle case da tè (chaya) di Kanazawa, risalente all'inizio dell'Ottocento, a due passi dal Yasue Gold Leaf Museum. Strade acciottolate e facciate in legno scuro con le caratteristiche grate di legno sottile alle finestre, dietro le quali un tempo le geisha intrattenevano i clienti.
Oggi alcune case da tè sono ancora attive (la Kaikaro, ad esempio, ha una scalinata interamente in lacca rossa ed è ancora un vero chaya), altre sono state trasformate in negozi di foglia d'oro (si può anche provare il kinpaku soft-cream, un gelato alla vaniglia con sopra una foglia d'oro intera, commestibile), botteghe di artigianato e piccole caffetterie. Atmosfera raccolta, soprattutto al tramonto. Calcolate un'ora.
Il quartiere fu costruito nel 1820 come luogo di intrattenimento per mercanti e nobili. Le case a due piani erano un'eccezione: a Kanazawa gli edifici a due piani non erano normalmente consentiti, ma le chaya avevano un permesso speciale. Al piano superiore le geisha suonavano lo shamisen (strumento a tre corde), danzavano e intrattenevano gli ospiti.
Due case da tè sono ancora visitabili: la Shima (museo, dove si vedono gli strumenti e le stanze originali) e la Kaikaro (ancora attiva, con una scalinata interamente in lacca rossa). Tradizionalmente, per entrare in una chaya attiva serviva la presentazione di un cliente abituale.
Dopo il pomeriggio a Higashi Chaya, rientrate verso l'hotel e il centro. Due opzioni walk-in, entrambe casuali e rapide per una prima sera a Kanazawa senza impegno.
1Marugame è una catena giapponese di udon freschi fatti al momento: entrate, prendete un vassoio, scegliete la ciotola di udon (semplice in brodo, col curry, con gambero tempura, ecc.), aggiungete se volete un tempura dalla vetrina, pagate alla cassa e vi sedete. Rotazione velocissima, ¥500-1.000 a testa, onesto e buono.
2Higashiyama Choukichi è un piccolo izakaya nel quartiere di Higashi Chaya: atmosfera in legno scuro, tatami, la cucina del Kanazawa servita con un tocco raffinato. Menu di piccoli piatti da condividere: sashimi del Mar del Giappone (in giugno amaebi, nodoguro, iwagaki), tempura leggera, jibu-ni (stufato tradizionale di Kanazawa con anatra e verdure), verdure kaga locali. Bolla ¥3.000-4.500 a testa con un paio di birre o sake locale. Walk-in, ma in weekend può esserci attesa di 20 minuti; se volete essere sicuri, prenotate tramite il loro Instagram o chiedete all'hotel di telefonare la mattina. Entrambi walk-in, rotazione veloce a Marugame, un filo più rilassata da Higashiyama Choukichi.
Dopo cena, ritorno in hotel e passaggio al check-in completo (è passata abbondantemente l'ora). A domani per la seconda giornata a Kanazawa 🌸
Colazione al konbini vicino all'hotel o alla caffetteria che vi ho segnato in mappa. Si parte presto: il Kenroku-en aprendo alle 07:00 e nelle prime ore ha pochissimi visitatori, con la luce del mattino che fa brillare gli stagni. È il modo migliore per viverlo.
Circa 2 ore nel giardino Kenroku-en, con calma. È uno dei tre giardini più celebri del Giappone: fate il percorso completo fermandovi nelle case da tè lungo il percorso.
Dall'hotel al Kenroku-en, circa 15 min in bus oppure 25 min a piedi.
Uno dei tre giardini più celebri del Giappone (insieme al Korakuen di Okayama e al Kairakuen di Mito). Si estende su 11,4 ettari ed è stato sviluppato dalla famiglia Maeda nel corso di più generazioni a partire dal Seicento. Il nome Kenroku-en significa "giardino delle sei qualità": ampiezza, tranquillità, artificio, antichità, abbondanza d'acqua e panorama. Secondo la teoria classica cinese dei giardini, un giardino perfetto deve possedere sei attributi, normalmente in contrasto fra loro (un giardino ampio non è raccolto, uno antico non è artificioso): il Kenroku-en li ha tutti e sei.
Stagni, ponti, lanterne in pietra, case da tè, alberi centenari e corsi d'acqua si alternano in un percorso che cambia completamente aspetto a ogni stagione. A fine giugno trovate le ortensie in fiore lungo il sentiero est e gli iris sul grande stagno. La lanterna Kotoji-toro a due gambe sul lago Kasumigaike è uno dei simboli di Kanazawa.
Calcolate un'ora e mezza-due di passeggiata, facendo fermate nelle case da tè lungo il percorso.
Il nome Kenroku-en significa "giardino delle sei qualità" e si riferisce a una teoria cinese del paesaggio secondo cui un giardino perfetto deve possedere sei attributi: ampiezza e raccoglimento, artificio e antichità, abbondanza d'acqua e panorama. Normalmente un giardino può averne solo alcuni (un giardino ampio non è raccolto, uno antico non è artificioso): il Kenroku-en li ha tutti e sei.
Fu sviluppato a partire dal Seicento come giardino esterno del Castello di Kanazawa dalla famiglia Maeda, che governava il dominio di Kaga, il secondo più ricco del Giappone feudale. Lo stagno centrale (Kasumigaike) rappresenta il mare, e l'isola al suo centro (Horai) un'isola sacra abitata da un eremita immortale. Il giardino fu aperto al pubblico nel 1874.
Dal Kenroku-en al mercato Omicho sono circa 15 minuti a piedi. È il mercato del pesce più famoso di Kanazawa, attivo da oltre 300 anni, ed è il posto in città per un pranzo al bancone direttamente fra i banchi dei pescatori. Calcolate un'ora-un'ora e mezza fra visita e pranzo.
Il mercato principale di Kanazawa, attivo dal 1721 (oltre 300 anni) e conosciuto come "la cucina dei cittadini di Kanazawa" (Kanazawa no daidokoro). Circa 170 bancarelle sotto un grande tetto coperto, con pesce fresco dal Mar del Giappone, frutti di mare, frutta, verdura, sottaceti locali e piccoli ristoranti dove pranzare al bancone.
È il posto migliore della città per assaggiare il kaisen-don (ciotola di riso con pesce crudo fresco tagliato al momento): uni, amaebi, ikura, nodoguro, tonno, granchio bianco delle nevi (in stagione). Girate fra i banchi, scegliete un ristorantino dentro al mercato stesso, sedetevi al bancone.
Il Tsukiji Outer Market è aperto e animato: la maggior parte dei banchi e dei ristorantini al bancone funzionano regolarmente, e fino al primo pomeriggio c'è sempre movimento. Nessun problema per il pranzo.
Il mercato Omicho esiste dal 1721, quando fu fondato come mercato del pesce della città di Kanazawa. Il Mar del Giappone, che bagna la costa a pochi chilometri, fornisce pesce e crostacei di qualità eccezionale: granchio delle nevi in inverno, gamberi dolci (amaebi), riccioli di mare, anguilla. I banchi sono gestiti in molti casi dalle stesse famiglie da generazioni.
Da Omicho al quartiere Nagamachi sono circa 10 minuti a piedi. Nagamachi è l'antico quartiere dei samurai di Kanazawa, rimasto quasi intatto dal Settecento. Calcolate 2-3 ore: una passeggiata lenta fra i vicoli e la visita della residenza Nomura-ke, una delle case samurai più preziose d'intero Giappone.
Il quartiere dei samurai di Kanazawa, ai piedi del castello. Qui vivevano gli hatamoto, gli ufficiali di medio-alto rango al servizio diretto del clan Maeda. Mentre nella maggior parte del Giappone i quartieri samurai sono andati distrutti nelle guerre del periodo Meiji o nei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, a Kanazawa Nagamachi è rimasto quasi intatto dal Settecento.
Si cammina lungo vicoli stretti con i caratteristici muri di terra cruda coperti nella parte alta da tegole di protezione contro la pioggia (e in inverno, quando scende molta neve, avvolti in stuoie di paglia per proteggerli dal gelo: uno spettacolo chiamato komo-kake). Al centro del quartiere scorre il canale Onosho, costruito nel Seicento dai samurai per irrigare i giardini e portare l'acqua della casa, ancora attivo. Le residenze sono quasi tutte private e abitate, ma alcune hanno aperto al pubblico come museo. Si cammina con la sensazione di stare dentro una cartolina del periodo Edo.
Il modo migliore di visitare Nagamachi è senza una mappa: perdetevi nei vicoli, fermatevi a guardare i canali, entrate in qualche piccolo atelier d'artigianato (ce ne sono diversi che producono lacche, ceramiche Kutani o seta Kaga-yuzen).
Nagamachi era il quartiere riservato agli hatamoto, la classe media-alta dei samurai al servizio diretto del clan Maeda. A differenza dei quartieri samurai di altre città giapponesi (spesso andati distrutti nelle guerre Boshin del 1868-69, nei grandi incendi del periodo Meiji o nei bombardamenti del 1945), Kanazawa fu risparmiata da tutti e tre: la città non aveva obiettivi militari rilevanti durante la Seconda Guerra Mondiale e non fu bombardata. Per questo Nagamachi è uno dei pochissimi quartieri samurai rimasti autenticamente intatti nel Giappone contemporaneo.
I caratteristici muri di terra cruda (dozo-bei) che costeggiano i vicoli sono fatti in strati di argilla pressata, riso e paglia, impermeabilizzati nella parte alta da piccole tegole. In inverno, quando Kanazawa riceve oltre tre metri di neve, i muri vengono avvolti in stuoie di paglia per proteggerli dal gelo. Lo spettacolo di questi muri "vestiti" si chiama komo-kake ed è uno dei riti che segnano l'inizio dell'inverno in città. Il canale Onosho che scorre fra i vicoli fu scavato nel Seicento dai samurai per irrigare i giardini delle proprie residenze e portare acqua potabile: è ancora funzionante dopo 400 anni.
Residenza della famiglia Nomura, che per generazioni ricoprì ruoli di comando sotto il clan Maeda. Interni con soffitto a cassettoni interamente in cipresso giapponese e dipinti su porte scorrevoli realizzati dal pittore ufficiale del clan.
Il giardino, piccolo ma curatissimo, ha un mirto cerifero giapponese di 400 anni, un ruscello, lanterne in pietra e un ponte in granito. È stato classificato fra i tre migliori giardini del Giappone dal Journal of Japanese Gardening, in una classifica che ogni anno valuta tutti i giardini privati storici del paese. Calcolate 40 minuti, di più se vi fermate per il matcha nella sala da tè al piano superiore (300 yen).
La famiglia Nomura serviva il clan Maeda, signori del dominio di Kaga, il secondo più ricco del Giappone feudale. Il capofamiglia forniva scorta a cavallo al signore feudale, un ruolo considerato di alto rango nella gerarchia samurai.
L'interno della residenza è in stile shoin-zukuri, la tipica architettura delle dimore samurai: stanze con tatami, porte scorrevoli dipinte (fusuma) e nicchie decorative (tokonoma). I dipinti sulle porte furono realizzati dal pittore ufficiale del clan Maeda. Al piano superiore, la sala da tè offre una vista dall'alto sul giardino e una brezza fresca sui tetti del quartiere.
Rientro verso l'hotel dopo il pomeriggio a Nagamachi. Due opzioni walk-in, casuali, di fronte a una zona della città che si svuota lentamente la sera (Kanazawa è una città di 460.000 abitanti, non ha la vita notturna di Tokyo).
1Hachiban Ramen è una catena di ramen nata proprio in Ishikawa (regione di Kanazawa) negli anni Sessanta e rimasta molto locale: la specialità è il yasai ramen, un ramen a base di brodo di soia con sopra una montagna di verdure saltate in wok (germogli, carote, cavolo, mais), stile casual ma buono, menù illustrato. Bolla ¥750-1.100.
2Ippudo è una delle catene di tonkotsu ramen più celebri del Giappone: brodo di ossa di maiale cotto per 18 ore, cremoso e profondo, con chashu di maiale marinato, uovo marinato, cipollotto verde e aglio nero (opzionale). Il signature è lo Shiromaru Motoaji (tonkotsu classico), il più richiesto lo Akamaru Shinaji (con olio aromatico speziato). Bolla ¥1.100-1.500. Entrambe walk-in, rotazione velocissima, qualità onesta.
Dopo cena, rientro in hotel.
Per oltre mille anni, dal 794 al 1868, Kyoto è stata la capitale imperiale del Giappone. Mentre Edo (Tokyo) era ancora un villaggio di pescatori, qui fiorivano la corte, le arti, la cerimonia del tè, la poesia, le geisha, i giardini Zen. Nel 1945 Kyoto fu volutamente esclusa dalla lista dei bersagli atomici grazie all'insistenza del Segretario alla Guerra americano Henry Stimson, che l'aveva visitata in luna di miele decenni prima e ne conosceva il valore culturale: per questo è arrivata fino a noi quasi intatta, con oltre 1.600 templi buddhisti, 400 santuari shintoisti e diciassette siti dichiarati Patrimonio UNESCO.
Mattinata di viaggio: si lascia il Mar del Giappone per entrare nel cuore antico del Giappone. Circa 2 ore complessive fra Shinkansen e treno, con un cambio a Tsuruga.
Colazione ultima a Kanazawa al konbini sotto l'hotel o alla caffetteria in zona. Check-out, bagagli pronti, trasferimento a piedi (pochi minuti) alla stazione.
Dall'hotel alla stazione di Kanazawa siete a pochi minuti a piedi, ma la stazione è grande e bisogna trovare l'area Shinkansen e la carrozza. Conviene avere un buon margine. Una tradizione piacevole del viaggio in Shinkansen è l'ekiben, il bento di stazione: trovate decine di varianti nei chioschi del piano binari e potete mangiarlo seduti in carrozza durante il viaggio. Nel documento trasporti finale trovate orario preciso, binario e link di prenotazione dei posti.
Partenza in Shinkansen da Kanazawa direzione Tsuruga. Circa 45 minuti di viaggio.
Arrivo a Tsuruga, cambio per il treno fino a Kyoto. La stazione di Tsuruga si attraversa rapidamente, indicazioni chiare per il binario di coincidenza.
Arrivo alla stazione di Kyoto. Il vostro hotel, il Via Inn Prime Kyoto Station Hachijo Exit, è a 5 minuti a piedi dall'uscita Hachijo (lato sud) della stazione: posizione perfetta, perché la stazione di Kyoto è l'hub centrale di tutti gli spostamenti di queste giornate, comprese le due gite di un giorno a Himeji e Nara.
Il check-in vero è dalle 15:00, ma alla reception potete lasciare i bagagli in deposito: passate dieci minuti in bagno per rinfrescarvi, poi via verso il centro.
Da Kyoto Station al Nishiki Market sono circa 15 minuti fra metropolitana e cammino. Calcolate 1 ora e mezza-2 ore per pranzare al banco di una bancarella e perdervi fra le vetrine: il Nishiki è insieme mercato e galleria di cibo di strada.
Da Kyoto Station al Nishiki Market, circa 15 min fra metro e cammino.
"La cucina di Kyoto" (Kyoto no daidokoro): una galleria coperta lunga circa 390 metri e larga appena 4, con oltre 130 botteghe di alimentari, banconi di cibo di strada e piccoli ristoranti, attiva da oltre 400 anni. Si entra da Teramachi (lato est) o Takakura (lato ovest) e ci si lascia portare dalla folla, fra vetrine di sottaceti colorati, pesci appena pescati grigliati al momento, dolci di soia, gnocchetti di riso, yuba (la pellicola sottile del latte di soia), tè verde di Uji.
Il pranzo si fa "a tappe": ci si ferma a uno spiedino qui, una ciotola lì, una fetta di tamagoyaki (la frittata dolce arrotolata) più avanti. Conviene prendere poco e tanti tipi diversi, e mangiare seduti dentro la bancarella scelta o ai pochi sgabelli ai banconi. Importante: a Kyoto è scortese mangiare camminando, soprattutto al Nishiki dove il passaggio è stretto. Fermatevi accanto al banco dove avete acquistato.
Al volo, fra i banchi a non perdere: la coltelleria Aritsugu, attiva dal 1560 (originariamente forgiavano spade per la corte imperiale, oggi i loro coltelli sono fra i più richiesti del Giappone), e il santuario Nishiki Tenmangu all'estremità est, piccolissimo e nascosto fra le vetrine.
Il Nishiki nasce nel periodo Heian (794-1185) come mercato del pesce, in una zona scelta perché ricca di acqua di falda freschissima e a temperatura costante (15-18°C tutto l'anno) chiamata Nishiki no mizu (acqua di Nishiki): le bancarelle scavavano pozzi privati sotto i loro banchi, che funzionavano come frigoriferi naturali per conservare il pesce. Lo shogunato Tokugawa lo riconobbe ufficialmente nel 1615 come mercato del pesce della città. Nel corso dei secoli si è allargato a verdura, sottaceti, tè, dolci, utensili da cucina.
Le bancarelle sono in larga maggioranza gestite da famiglie da generazioni: Aritsugu (1560), il negozio di tè Yamaiko (1851), la pasticceria Mochitsukiya (oltre 200 anni).
Dal Nishiki a Higashiyama sono circa 15-20 minuti fra metro e cammino. si sale lentamente lungo Sannenzaka fra case di legno, sale da tè e botteghe, fino al Kiyomizu-dera che si affaccia sulla città dall'alto della collina. Il quartiere è uno dei più belli del Giappone, ma è anche fra i più frequentati: meglio prendervi tempo e godervelo senza fretta.
Dal Nishiki a Sannenzaka, circa 15-20 min fra metro/bus e cammino in salita.
La via che sale verso il Kiyomizu-dera, e una delle strade più belle di Kyoto: stradina acciottolata in salita fra case in legno tradizionali (machiya) di due piani con le grate sottili davanti alle finestre, sale da tè, pasticcerie di wagashi (i dolci tradizionali), botteghe di ceramiche di kiyomizu-yaki (la ceramica locale), negozietti di kimono e ventagli. Insieme alla parallela Ninenzaka, è classificata come Distretto di Conservazione delle Strutture Tradizionali: nessun cavo elettrico aereo, nessuna insegna moderna, persino le macchinette delle bibite sono camuffate in legno.
Si percorre lentamente, fermandosi nelle botteghe e magari per un matcha con warabi-mochi in una sala da tè. Tre dettagli che non si vedono altrove: i fiori di carta appesi in alcune entrate (sono i talismani di Yasaka Koshindo, il piccolo tempio colorato a metà strada), i cartelli in ferro dei nomi delle case più antiche, i tetti curvi di tegole grigie tutti alla stessa altezza. Calcolate un'ora di passeggiata su e giù.
Il nome Sannenzaka significa letteralmente "la salita dei tre anni", ma su questa origine ci sono due tradizioni. La prima dice che la via fu costruita nel terzo anno dell'era Daido (cioè nell'808) per facilitare l'accesso al Kiyomizu-dera, e da lì il nome. La seconda è più popolare e divertente: chi cade lungo la salita di Sannenzaka (san-nen, "tre anni") avrà tre anni di sfortuna; chi cade su Ninenzaka (ni-nen, "due anni") due anni. Per scongiurare la sfortuna, si dice di comprare e portare con sé una statuetta-talismano hyotan (zucca) in una delle botteghe della via: quelle botteghe esistono ancora oggi.
Il quartiere fu protetto da una legge speciale del 1976 che vieta nuove costruzioni e impone restauri solo in stile Edo. Negli anni Ottanta, durante la bolla immobiliare, gli speculatori volevano abbatterlo per costruire condomini. La cittadinanza si oppose e oggi la zona è uno dei pochi luoghi del Giappone urbano dove si cammina in un paesaggio davvero ottocentesco. Le case sono ancora in larga parte abitate o trasformate in piccole botteghe a conduzione familiare.
Uno dei templi più amati del Giappone, fondato nel 778 dal monaco Enchin sul fianco della collina Otowa, dove sgorga la cascata da cui prende il nome (Kiyomizu = "acqua pura"). La sala principale (hondo) fu ricostruita nel 1633 dallo shogun Tokugawa Iemitsu nella forma che si vede oggi: un'enorme veranda di legno sospesa sul vuoto, sostenuta da 168 pilastri di cipresso giapponese alti fino a 13 metri, montati a incastro senza un solo chiodo. Dal palco si gode una delle viste panoramiche più famose della città, soprattutto al tramonto, quando il legno e i tetti di Kyoto si tingono d'arancione.
Dentro al complesso si visitano l'Otowa-no-taki, la cascata sacra divisa in tre rivoli (si raccoglie l'acqua con un mestolo a manico lungo: ciascun rivolo concede un dono diverso — salute, longevità, successo negli studi, ma berne da tutti e tre è considerato avido), il Jishu Jinja dietro la sala principale (santuario dell'amore con due "pietre dell'amore" a 18 metri di distanza: chi le percorre a occhi chiusi senza sbagliare troverà il vero amore), e la pagoda Koyasu che si vede in lontananza fra gli alberi, dedicata ai parti facili.
Calcolate un'ora e mezza-due ore per il giro completo. È il luogo iconico di Kyoto e c'è folla quasi sempre, ma il complesso è abbastanza grande da assorbirla.
Il tempio fu fondato in obbedienza a un sogno: il monaco Enchin, in cerca della "fonte d'oro", seguì il corso del fiume Otowa fino a una cascata sulla collina, dove un eremita di nome Gyoei viveva da duecento anni venerando una statua della dea Kannon (la divinità della misericordia). Gyoei affidò la statua a Enchin e svanì lasciandogli un pezzo di legno sacro. Enchin lo intagliò nella statua principale del tempio, una Kannon a undici facce e mille braccia, ancora venerata oggi (è esposta al pubblico solo ogni 33 anni, come da tradizione: l'ultima volta nel 2000, la prossima nel 2033).
Il tempio appartiene alla scuola Kita-Hosso, fondata qui stessa: una corrente del buddhismo Mahayana indipendente dalle grandi sette giapponesi, particolare per essere uno dei pochi templi ad avere mantenuto questa autonomia attraverso i secoli. Il sito è Patrimonio UNESCO dal 1994 nell'ambito dei "Monumenti Storici dell'Antica Kyoto".
Esiste in giapponese l'espressione "buttarsi dalla veranda di Kiyomizu" (Kiyomizu no butai kara tobioriru) per dire "prendere una decisione coraggiosa". Nasce da una pratica davvero esistita nel periodo Edo: si credeva che chi sopravvivesse al salto di 13 metri vedesse esaudito il proprio desiderio. Gli archivi del tempio registrano 234 salti fra il 1694 e il 1864, con un tasso di sopravvivenza dell'85% circa (la fitta vegetazione sotto la veranda attutiva la caduta). La pratica fu vietata dal governo Meiji nel 1872 e oggi la veranda è chiusa da una balaustra.
Dal Kiyomizu si scende verso il fiume Kamo, asse longitudinale di Kyoto.
Da Higashiyama al Kamogawa, circa 15-20 min a piedi in discesa attraverso Gion.
Il fiume che attraversa Kyoto da nord a sud, e il punto di ritrovo della città. Le sue rive larghe e basse, prato e ciottoli, sono uno dei pochi spazi pubblici aperti del centro: la sera, soprattutto in estate, vi si siedono famiglie, studenti, coppie. Una curiosità che noterete: le coppie si dispongono a distanze regolari lungo l'argine, equidistanti l'una dall'altra. È una consuetudine di Kyoto chiamata in gergo "kamogawa equidistance": tutti si rispettano lo spazio reciproco senza una regola scritta. È una piccola lezione di urbanistica giapponese.
D'estate (da maggio a settembre) i ristoranti del lato ovest del fiume (zona Pontocho) montano le tradizionali terrazze su palafitte che si protendono sull'acqua, chiamate kawadoko (o yuka): si cena affacciati sul Kamo con il fresco della corrente, è una tradizione di oltre 400 anni. Lungo le rive si attraversa il fiume non solo sui ponti, ma anche su una serie di cubi di pietra a forma di tartaruga e uccello (kameishi e chidoriishi) appena affioranti dall'acqua, soprattutto nel tratto di Sanjo: piccolo gioco di equilibrio molto fotografato.
Camminate sull'argine venti minuti, fermatevi a sedere, godetevi il tramonto sulle colline di Higashiyama. Poi salite verso Pontocho, il vicolo parallelo lungo la riva ovest: 500 metri di strada acciottolata strettissima, fra lanterne rosse, case da tè storiche e ristoranti.
Il Kamogawa scorre da nord a sud da quando l'imperatore Kammu nell'794 scelse questo sito per la nuova capitale (Heian-kyo, "capitale della pace e della tranquillità", l'antico nome di Kyoto). La città fu progettata seguendo i principi della cosmologia cinese: il monte Funaoka a nord come "tartaruga nera", il fiume Kamo a est come "drago azzurro", la grande strada Nishioji a ovest come "tigre bianca", e a sud lo stagno Ogura come "fenice rossa". Il fiume non è solo un confine ma uno dei quattro guardiani spirituali della città.
Le terrazze kawadoko di Pontocho risalgono al periodo Edo (1603-1868): nacquero come tavoli pieghevoli che i mercanti aprivano sul greto in estate per servire pasti freschi. Furono codificate come istituzione nel 1670 dallo shogunato. Oggi sono una tradizione viva: circa 90 ristoranti a Pontocho e Kiyamachi montano i loro kawadoko ogni anno fra il 1° maggio e il 30 settembre, un'autorizzazione che il Comune rilascia annualmente perché le strutture devono essere completamente smontabili (la portata del Kamo aumenta in tifone).
Pontocho fu fondato nel 1670 come quartiere di intrattenimento riservato. Insieme a Gion (sull'altra riva), è ancora oggi uno dei due distretti delle geiko (le geisha di Kyoto) e maiko (le apprendiste): se camminate lungo il vicolo all'ora del crepuscolo, potreste vedere una geisha attraversare a passo svelto fra una sala da tè e l'altra.
1Den è un piccolo locale familiare nel cuore di Pontocho, perfetto per provare l'okonomiyaki, la "frittata salata" giapponese a base di pasta di farina, cavolo e ingredienti a scelta cotta sulla piastra teppan incassata nel tavolo. Atmosfera casual, prezzi onesti (okonomiyaki da 630 yen, birra da 550), pagamento solo in contanti. Senza prenotazione.
2Ristorante izakaya è una storica osteria di Pontocho aperta da oltre 50 anni: oltre 100 piatti diversi a 500 yen ognuno da comporre come si vuole (yuba, tofu morbido, oden, sashimi, verdure di stagione). È la formula "tante cose piccole" tipica della cucina di Kyoto, perfetta da condividere in coppia. Senza prenotazione.
Dopo cena, rientro in hotel. Dalla zona di Pontocho/Kawaramachi alla stazione di Kyoto sono circa 10-15 minuti in metro.
Colazione al konbini sotto l'hotel o alla caffetteria della stazione di Kyoto. Si parte presto per il Kinkakuji: nelle prime ore del mattino il giardino è meno affollato e la luce sull'oro del padiglione è la più bella della giornata.
Il Padiglione d'Oro è in posizione isolata, a nord-ovest del centro di Kyoto: dalla stazione sono circa 40-50 minuti fra metro e bus. Calcolate 1 ora-1 ora e mezza in loco fra l'arrivo, la passeggiata nel giardino e l'uscita.
Da Kyoto Station al Kinkakuji, circa 40-50 min fra metro e bus.
Il Padiglione d'Oro, ufficialmente Rokuon-ji ("Tempio del giardino dei cervi"), è una delle immagini più riconoscibili del Giappone: un padiglione di tre piani interamente ricoperto di foglia d'oro ai due piani superiori, che si specchia su un grande lago artificiale chiamato Kyoko-chi ("Stagno-specchio"). Costruito nel 1397 come villa-ritiro dello shogun Ashikaga Yoshimitsu, divenne tempio Zen della scuola Rinzai dopo la sua morte nel 1408.
Ciascuno dei tre piani è in uno stile architettonico diverso: il primo nello stile shinden-zukuri dei palazzi imperiali del periodo Heian, il secondo in buke-zukuri delle residenze samurai del periodo Kamakura, il terzo in stile karayo dei templi Zen cinesi. Sulla cima, una fenice di bronzo dorato sembra pronta a spiccare il volo: simbolo di rinascita, è anche un omaggio alla potenza dello shogun. Il complesso non è visitabile all'interno, si gode dall'esterno seguendo il sentiero del giardino che gira attorno al lago, attraversa una piccola sala da tè (Sekkatei) e termina a un piccolo padiglione di Fudo Myoo.
L'edificio attuale è una ricostruzione del 1955: nel 1950 un giovane monaco-novizio di nome Hayashi Yoken, mentalmente disturbato e ossessionato dalla bellezza del padiglione, vi diede fuoco. Lo scrittore Yukio Mishima ne trasse uno dei suoi romanzi più celebri, Il Padiglione d'Oro (1956), che esplora la psicologia dell'incendiario. La ricostruzione attuale è fedele all'originale, e nel 1987 la foglia d'oro è stata totalmente rinnovata e ispessita per resistere alle stagioni di Kyoto. Patrimonio UNESCO dal 1994.
Yoshimitsu fu il terzo shogun della dinastia Ashikaga e il personaggio politico più potente del suo tempo: nel 1392 unificò le due corti rivali (Nord e Sud) ponendo fine a oltre cinquant'anni di guerra civile, riprese i rapporti commerciali con la Cina dei Ming e fondò la scuola di teatro Noh sotto la guida del giovane Zeami, l'attore-drammaturgo che protesse personalmente per tutta la vita. Il padiglione era il cuore della sua villa di ritiro Kitayama-dono, un complesso di edifici che fu il centro della cosiddetta cultura Kitayama, una stagione di fioritura artistica ispirata alla Cina dei Ming.
I tre stili architettonici sovrapposti raccontano un'idea precisa: il primo piano è il mondo della corte imperiale (potere antico e raffinato), il secondo quello dei samurai (potere militare), il terzo lo Zen (potere spirituale). Yoshimitsu li volle tutti sotto un solo tetto perché in vita fu lui stesso tutte e tre le cose: cortigiano, guerriero, monaco (prese i voti zen poco prima di morire).
L'incendio del 2 luglio 1950 fu uno shock nazionale: il padiglione era sopravvissuto a sei secoli di guerre, terremoti e incendi, e cadde per mano di un singolo monaco-novizio di 22 anni, Hayashi Yoken. Hayashi tentò di suicidarsi subito dopo, sopravvisse, fu condannato a sette anni e morì di tubercolosi nel 1956 poco dopo il rilascio. Mishima studiò gli atti del processo per scrivere il romanzo, considerato oggi uno dei capolavori della letteratura giapponese del Novecento.
Da Kinkakuji ad Arashiyama sono circa 40 minuti in bus o in treno via Randen. Calcolate 4-5 ore nel quartiere: pranzo a base di yudofu o cucina kaiseki vegetariana, il giardino del Tenryu-ji, la foresta di bambù di Sagano, la villa di Okochi Sanso e una sosta alla stazione del Randen con la "foresta di kimono". È il quartiere di Kyoto che si vive a piedi e con calma.
Da Kinkakuji ad Arashiyama, circa 40 min in bus o treno locale (Randen).
1Arashiyama Yoshimura è il ristorante di soba più famoso della zona, ai piedi del ponte Togetsukyo, in una vecchia residenza Meiji con grandi finestre sul fiume Katsura. Soba fatta a mano ogni mattina, piatto della casa il Tenzaru Zen (soba fredda + tempura mista + riso aromatico) intorno a 1.800-2.380 yen. Senza prenotazione, possibile fila a pranzo: meglio 11:30 o 14:00.
2Arashiyama Udon Ozuru è l'alternativa più casual: piccolo udon-ya con grandi lanterne di carta, udon fatto in casa con brodo di sgombro, aringa e bonito. Menù Yuba Tama Udon con tofu, riso e sottaceti a circa 1.690 yen. Senza prenotazione, turnover veloce.
Tempio Zen della scuola Rinzai, il principale del quartiere di Arashiyama, fondato nel 1339 dallo shogun Ashikaga Takauji in memoria dell'imperatore Go-Daigo. Lo classifica per primo fra i "Cinque Monti" di Kyoto (i cinque grandi templi Zen della città), una posizione che mantiene ancora oggi. Il nome "Tempio del Drago Celeste" deriva da un sogno fatto dal fratello dello shogun, in cui un drago d'oro si alzava verso il cielo dal fiume Hozu, qui sotto: l'omen fu interpretato come segno divino e il tempio fu costruito esattamente in quel punto.
Il cuore del complesso è il Sogenchi, il giardino di passeggiata progettato dal monaco-paesaggista Muso Soseki nel XIV secolo: il primo giardino in Giappone a ottenere la classificazione governativa di "Sito Storico Speciale e Luogo di Bellezza Scenica". Al centro c'è uno stagno (Sogen-chi, "fonte zen") attorno al quale gira il sentiero, con rocce disposte secondo precisi principi taoisti, una piccola cascata di pietra e lo sfondo delle montagne di Arashiyama "prese in prestito" (la tecnica si chiama shakkei, "scenario preso in prestito": il giardino non finisce alla recinzione, prosegue visivamente nelle montagne dietro, integrandole nel disegno). Nei giorni senza vento, le montagne si specchiano sull'acqua dello stagno come in un dipinto.
Da non perdere, sul soffitto del Hatto (sala delle conferenze), il grande "Drago di Nuvola", dipinto nel 1997 dal pittore nihonga Kayama Matazo in occasione delle celebrazioni del 650° anniversario del tempio: il drago segue chi cammina con lo sguardo da qualunque punto della sala (è dipinto in proiezione "a otto direzioni"). Calcolate un'ora-un'ora e mezza per il giro completo.
La storia di fondazione del Tenryu-ji è una delle più interessanti del periodo Muromachi. Lo shogun Ashikaga Takauji e l'imperatore Go-Daigo erano stati alleati nella restaurazione Kemmu (1333), che aveva rovesciato lo shogunato Kamakura. Ma Go-Daigo voleva instaurare una dittatura imperiale modello cinese ed escludere i samurai dal potere: Takauji si ribellò, lo sconfisse in battaglia nel 1336, e Go-Daigo morì in esilio nelle montagne di Yoshino tre anni dopo. Tormentato dal senso di colpa per aver tradito il suo ex amico-imperatore, Takauji decise di costruire un grande tempio per placarne lo spirito, evitare il tatari (vendetta soprannaturale tipica della tradizione giapponese) e salvare politicamente la propria immagine.
I fondi per costruirlo furono raccolti in modo originale: lo shogunato organizzò due spedizioni commerciali in Cina (le cosiddette "navi del Tenryu-ji", 1342) per vendervi spade, sciabole, ventagli e pergamene in cambio di seta e monete di rame. I profitti finanziarono interamente la costruzione. Il tempio aprì ufficialmente nel 1345, e fu il primo edificio del Giappone interamente costruito grazie a un'operazione commerciale internazionale: un precedente che cambiò la storia economica del paese.
Nel corso dei secoli il tempio è bruciato otto volte (1358, 1367, 1373, 1380, 1447, 1468, 1815, 1864). I principali edifici attuali risalgono al periodo Meiji (fine Ottocento). Il giardino, però, è uno dei pochi in Giappone che ha attraversato i secoli conservando il disegno originale del XIV secolo. Patrimonio UNESCO dal 1994.
Il sentiero più fotografato del Giappone: circa 500 metri di camminata fra steli di bambù moso (la specie gigante asiatica) alti fino a 20 metri, con il sole filtrato che taglia la foresta in fasci verdi. La densità del bambù produce un suono particolare quando il vento muove gli steli, un fruscio profondo simile a un'onda lontana, riconosciuto ufficialmente nel 1996 dal Ministero dell'Ambiente giapponese fra i "100 paesaggi sonori del Giappone" da preservare.
Si entra dal cancello nord del Tenryu-ji (uscita diretta dal giardino) e si cammina verso nord. Il sentiero è pubblico, gratuito, sempre aperto. La foresta è viva: i bambù vengono curati e raccolti regolarmente, perché in Giappone il bambù è materiale tradizionale per ceste, mestoli, frustini per la cerimonia del tè, sostegni per piante. Lungo il percorso passerete di fronte all'ingresso di Okochi Sanso e a Nonomiya Jinja, un piccolo santuario shintoista della letteratura classica (è citato nel Genji Monogatari, il romanzo di Murasaki Shikibu del 1010).
Installazione artistica del 2013 realizzata dal designer giapponese Yasumichi Morita, allestita lungo le pensiline e i binari della stazione di Randen Arashiyama. Circa 600 colonne di plexiglass alte due metri, ognuna avvolta da un tessuto di kimono originale di Kyoto realizzato dalla manifattura tessile Kameda Tomi, illuminate dall'interno: di sera diventano lampade colorate che trasformano la piattaforma in una piccola foresta di tessuti.
Si attraversa in cammino sulla via di rientro verso Kyoto centro: la stazione Randen è il capolinea per Arashiyama, da qui in 25 minuti si arriva al centro di Kyoto. Calcolate 10-15 minuti di sosta per camminarla con calma, fotografare le tessiture (ogni colonna ha un pattern diverso, dalle geometrie astratte ai motivi floreali della tradizione kyotoita) e attraversare i piccoli giardini interni della stazione.
L'effetto è particolarmente suggestivo al crepuscolo, quando le luci interne cominciano ad accendersi e i tessuti dei kimono si stagliano colorati contro il buio. Anche di giorno è bella, ma il momento ideale è quello del rientro a fine pomeriggio.
L'installazione fu inaugurata nel luglio 2013 dopo una ristrutturazione complessiva della stazione di Randen Arashiyama curata da Yasumichi Morita (nato a Osaka nel 1967), uno dei più noti designer di interni giapponesi contemporanei, con un curriculum che include il design di ristoranti Nobu in giro per il mondo. L'idea era trasformare uno spazio funzionale e impersonale come una stazione ferroviaria periferica in un'esperienza estetica totale, immergendo il viaggiatore in un linguaggio visivo profondamente kyotoita.
I tessuti utilizzati provengono dalla manifattura tessile Kameda Tomi (oggi nota anche come Pagong), fondata a Kyoto, che produce il kyo-yuzen: una tecnica di tintura del kimono sviluppata nel tardo XVII secolo dal pittore di ventagli pieghevoli Miyazaki Yuzensai. Il kyo-yuzen è una pittura su seta a mano libera, con pennelli di varie dimensioni e colori molto vividi: motivi floreali, geometrie astratte, scene naturali. I pannelli della Kimono Forest seguono 32 design diversi, scelti personalmente da Morita, con alcune variazioni di colore: ogni piccola sezione del percorso ha pattern diversi, da scoprire camminando.
All'interno della stazione si trovano anche un piccolo stagno chiamato Ryu-no-atago ("Stagno del Drago"), con una sfera di pietra nera lucida con un drago d'oro inciso al centro (riferimento al vicino tempio Tenryu-ji, "Tempio del Drago Celeste"), e un foot-bath gratuito sulla piattaforma centrale, dove ci si siede a togliere la stanchezza dopo una giornata in cammino fra i templi e i bambù.
Da Arashiyama alla stazione di Kyoto sono circa 25-30 min di treno. Cena alla stazione, che è una destinazione gastronomica a sé.
Da Arashiyama alla Stazione di Kyoto, circa 25-30 min in treno.
1Kyoto Ramen Koji è un "vicolo del ramen" al 10° piano della stazione: 8 ristoranti affiancati che rappresentano 8 regioni diverse del Giappone (Sapporo, Hakata, Kitakata e altri). Si sceglie dalla vetrina con i piatti di plastica, ordine al distributore automatico, banco. Bolla 1.000-1.500 yen, rotazione velocissima.
2Katsukura nel centro commerciale Porta è una catena kyotoita specializzata in tonkatsu, la cotoletta di maiale panata. Set con cotoletta + riso + cavolo + miso + sottaceti intorno ai 1.500-2.000 yen, con il rituale del piccolo mortaio di sesamo da macinare al tavolo prima di versarci la salsa. Senza prenotazione.
Dopo cena, l'hotel è a 5 minuti a piedi dalla stazione (uscita Hachijo).
Colazione leggera al konbini sotto l'hotel o alla caffetteria della stazione.
Vasara è a pochi minuti a piedi dall'hotel, e Higashi Honganji è a sua volta a 10 minuti dalla stazione. Calcolate 3-4 ore per la zona, vestizione inclusa: 1 ora-1 ora e mezza per il kimono, poi una passeggiata in costume tradizionale fino al grande tempio.
Vasara Kimono va prenotato il 15 giugno sul sito ufficiale: en.vasara-h.co.jp/reserve. Scegliete lo slot del mattino (intorno alle 09:30-10:00) per avere tutto il giorno con il kimono indosso.
Catena di noleggio kimono fra le più grandi e organizzate del Giappone, presente in tutte le città principali. La sede di Kyoto (vicino alla stazione) ha una vasta selezione di kimono e yukata (la versione estiva, più leggera, in cotone fresco): a luglio con il caldo umido, lo yukata è la scelta giusta per camminare a lungo senza soffrire.
Il pacchetto base include: kimono o yukata + obi (la fascia in vita) + sandali tradizionali (geta) + borsa coordinata + acconciatura semplice e vestizione assistita da una professionista (l'obi richiede una persona esperta per essere annodato, è un pezzo di tessuto di 4 metri). Il costume si tiene per tutta la giornata e si restituisce a fine giornata (entro le 17:30-18:00). Pacchetto base 4.000-5.000 yen, pacchetti premium con tessuti pregiati e acconciatura elaborata fino a 8.000-10.000 yen.
L'esperienza di camminare per Kyoto in kimono è sorprendente: i passi diventano più lenti, la postura cambia, le persone vi sorridono e fanno fotografie. È un piccolo viaggio nel tempo che dura un giorno.
Da Vasara a Higashi Honganji, circa 5-10 min a piedi.
Il più grande complesso templare in legno di Kyoto, e uno dei più grandi del mondo, fondato nel 1602. Il Goei-do (Sala del Fondatore), la sala principale, è alto 38 metri, lungo 76 e largo 58: ospita 927 stuoie tatami e si dice possa accogliere oltre 3.000 fedeli in preghiera contemporaneamente. È dedicato a Shinran (1173-1263), il monaco fondatore della scuola Jodo Shinshu, una delle correnti più popolari del buddhismo giapponese, basata sulla semplice ripetizione del mantra namu amida butsu ("Lode al Buddha Amida"). Accanto si trova l'Amida-do, la sala dedicata al Buddha Amida.
Lungo il corridoio coperto che collega le due sale, in una vetrina, è esposto il pezzo più sorprendente del tempio: una corda gigante fatta di capelli umani. Lunga oltre 70 metri, pesante 375 kg, fu intrecciata con canapa e capelli donati da migliaia di donne credenti di tutto il Giappone durante la ricostruzione del tempio nel 1895: le corde di canapa normali si spezzavano sotto il peso delle travi giganti, e fu chiesto alle fedeli di donare i propri capelli. La risposta arrivò da tutta la nazione. Una storia che da sola merita la visita.
Ingresso libero. Calcolate un'ora per il giro completo, scarpe da togliere all'ingresso delle sale (tatami).
Higashi Honganji ("Tempio orientale del Voto Originario") nacque per volontà politica dello shogun Tokugawa Ieyasu. La scuola Jodo Shinshu, all'inizio del Seicento, era diventata una potenza religiosa, militare e finanziaria con il quartier generale al Nishi Honganji (a ovest, "Tempio occidentale"): possedeva eserciti di monaci-guerrieri (ikko-ikki) capaci di tenere testa ai signori feudali. Per indebolirla, nel 1602 Ieyasu offrì un terreno a Kyonyo, il figlio maggiore del precedente abate del Nishi Honganji (escluso dalla successione a favore del fratello minore), per costruire un tempio "rivale": questo divise la scuola in due rami che ancora oggi coesistono separati ma cordiali a poche centinaia di metri di distanza.
Il tempio è bruciato quattro volte nel periodo Edo (1788, 1823, 1858, 1864) e l'attuale è la ricostruzione del 1895: oltre due decenni di lavori, finanziati con donazioni dei fedeli di tutto il Giappone. La leggenda della corda di capelli è documentata: si calcola che oltre 30 corde furono prodotte all'epoca, e di queste alcune sono ancora conservate al tempio. Quella esposta nel corridoio è la più lunga e meglio conservata.
Una curiosità: a differenza di tantissimi templi di Kyoto, Higashi Honganji non è Patrimonio UNESCO. Il motivo? Le strutture attuali sono "troppo recenti" (1895) e l'UNESCO predilige edifici di età maggiore. Il Nishi Honganji, suo gemello a ovest, è invece UNESCO grazie a strutture più antiche.
1Shoku to Mori è proprio sul lato ovest di Higashi Honganji, in una machiya (casa di legno) di epoca Taisho. Cucina kyotoita salutare basata sulle obanzai, le verdure di stagione: piatto principale il Tofu Hamburger e Tempura Obanzai Plate a 1.500 yen, con riso, miso e diversi piattini. Atmosfera tranquilla, perfetta col kimono.
2Kushikatsu Narinari, a 5 minuti dalla stazione, è specializzato in kushikatsu (spiedini fritti panati). Il piatto del pranzo è il Yayaju, un bento a due piani con 6 kushikatsu freschi del giorno, riso tricolore e 4 piattini di accompagnamento. Senza prenotazione, prezzi sui 1.500 yen, sedute al tavolo comode col kimono.
Da Kyoto Station a Fushimi Inari sono 5 minuti in treno. Calcolate 3-4 ore nella zona: il santuario si esplora a piedi, con un anello a salita progressiva sulla montagna sacra, e potete decidere voi quanto salire (giro breve di 30-45 min o anello completo fino in cima, 2-3 ore).
Dalla stazione di Kyoto a Fushimi Inari, circa 5 min in treno + 1 min a piedi.
Il santuario shintoista più visitato del Giappone, dedicato a Inari, divinità del riso, dell'agricoltura, della prosperità e degli affari. Fondato nel 711 (prima ancora che Kyoto diventasse capitale), è la sede principale di una rete di oltre 30.000 santuari Inari sparsi per tutto il Giappone. La sua immagine più riconoscibile sono i circa 10.000 torii rossi vermiglio che formano tunnel lungo il sentiero che sale sulla montagna sacra Inariyama (233 metri).
Ogni torii è stato donato da una persona o un'azienda in segno di gratitudine per un voto esaudito o in richiesta di prosperità: sul retro di ognuno trovate il nome del donatore e la data inscritti in nero. I prezzi vanno da 175.000 yen per i torii più piccoli a 1,3 milioni di yen per i grandi. Il primo gruppo di torii più fotografato è il Senbon Torii (i "mille torii", anche se in realtà sono molti di meno) all'ingresso del sentiero principale.
Lungo il sentiero incontrerete decine di statue di volpi (kitsune), in pietra o in ceramica bianca, alcune con una chiave dorata in bocca, altre con un fascio di spighe, altre con una pergamena: sono i messaggeri di Inari, secondo la tradizione shintoista. Si dice che la dea preferisca offerte di aburaage (tofu fritto): per questo motivo i ristoranti vicini al santuario servono kitsune udon ("udon della volpe", con tofu fritto) e inari-zushi (sushi avvolto nel tofu fritto).
Per il giro completo dalla base alla cima e ritorno calcolate 2 ore-2 ore e mezza in salita continua. Il giro breve arriva al Yotsutsuji, l'incrocio panoramico a metà montagna (45-60 min andata e ritorno), e regala già una bella vista su Kyoto. Il santuario è aperto 24 ore, l'ingresso è libero. Le ore meno affollate sono la prima mattinata (prima delle 09:00) e la sera tardi (anche illuminato dalle lampade).
Le origini di Fushimi Inari sono mitologiche: secondo il Yamashiro no Kuni Fudoki (cronaca dell'VIII secolo), un nobile chiamato Hata no Irogu fece una sfida con i suoi servitori scoccando una freccia su un mochi (tortino di riso). Il mochi si trasformò in cigno e volò sulla cima della montagna Inari, dove si posò e fece crescere riso. Il nobile, segno divino, edificò il primo santuario sul punto. Era l'anno 711: lo stesso anno in cui fu compilato il Kojiki, il più antico libro di mitologia giapponese.
Inari è una delle divinità più complesse dello shintoismo: androgina, può manifestarsi come uomo, donna o anche entità non binaria; protegge il riso, il sake, i fabbri, gli attori, i tessitori e gli affari. Le volpi (kitsune) sono i suoi messaggeri spirituali (non incarnazioni di Inari, distinzione importante nella tradizione): si dice che siano invisibili agli umani comuni, ma visibili a chi ha "occhi puri". Le statue di volpe del santuario sono offerte votive: ogni statua ha un piedistallo con il nome di chi l'ha donata.
L'usanza di donare un torii nasce nel periodo Edo (1603-1868): i mercanti, arricchitisi grazie a Inari, iniziarono a offrire torii in legno verniciato di rosso vermiglio (il vermiglio era ed è considerato il colore che scaccia gli spiriti maligni) come ringraziamento. La tradizione si è gonfiata nei secoli, soprattutto dopo il boom economico giapponese degli anni Sessanta, quando le aziende iniziarono a donare in massa. Il colore del rosso del vermiglio deriva da un pigmento di cinabro mescolato a olio di tung: si dice che protegga il legno dagli insetti e dall'umidità, ed è lo stesso pigmento usato per i santuari shintoisti più antichi.
Da Fushimi Inari alla stazione di Kyoto sono 5 minuti in treno. Restituzione del kimono entro la chiusura di Vasara, poi cena.
Rientro alla stazione di Kyoto in treno (5 minuti). Restituzione del kimono a Vasara entro le 17:30-18:00 (controllate l'orario al momento della prenotazione: alcuni pacchetti permettono restituzione in serata, altri prevedono ritiro al giorno successivo). Poi cena in zona stazione.
1Sushi no Musashi è uno kaiten-zushi (sushi sul nastro trasportatore) dentro lo Asty della stazione, dietro i tornelli JR Kyoto: piatti da 150 yen in su, qualità onesta, banco con il nastro che gira e cuochi al centro. Bolla 1.000-2.000 yen a testa, senza prenotazione.
2Tsukumo Udon è una piccola udon-ya casual a pochi minuti dalla stazione, specializzata in udon fatto in casa al momento con brodo dashi al bonito. Set con tempura, kakiage o tofu fritto a 800-1.200 yen, walk-in, rotazione veloce. Cena leggera perfetta dopo Fushimi Inari.
Una città di provincia nella prefettura di Hyogo, a 130 km a ovest di Kyoto, dominata da un castello bianco accecante che si vede già dal treno mentre si entra in stazione. Himeji è una delle più antiche città castello del Giappone: il borgo si è sviluppato ai piedi del castello a partire dal XIV secolo come centro militare e politico della regione di Banshu, e oggi conta circa 520.000 abitanti.
Il castello, costruito in legno e bianco di gesso brillante, è soprannominato Shirasagi-jo, il "Castello dell'Airone Bianco", per l'eleganza con cui le sue ali si stagliano contro il cielo. È il più grande, il più imponente e il meglio conservato dei dodici castelli originali del Giappone (cioè non ricostruiti in cemento dopo la guerra), unico per essere sopravvissuto a 400 anni di terremoti, incendi, guerre civili e bombardamenti dell'ultima guerra. Primo sito giapponese iscritto al Patrimonio UNESCO nel 1993, lo stesso anno di Hiroshima e Horyuji.
Il giardino Koko-en, allestito di fianco al castello nel 1992 per il 100° anniversario della città, raccoglie nove giardini tradizionali in stile Edo. Il pranzo è a base di wagyu di Hyogo: la prefettura è infatti la patria del manzo di Kobe, e a Himeji si trovano alcune delle macellerie e ristoranti specializzati più economici della regione.
Colazione al konbini sotto l'hotel o alla caffetteria della stazione. Qualcuno preferisce comprare un ekiben (il bento di stazione) e mangiarlo sul treno: è una piccola tradizione del viaggio in Giappone. Conviene partire presto: il castello è bellissimo nelle prime ore del mattino, prima dell'arrivo dei pullman.
Trasferimento in treno dalla stazione di Kyoto alla stazione di Himeji, circa 2 ore di viaggio. La linea è frequente, non serve prenotazione anticipata: si sale e si parte. L'idea è di partire dall'hotel verso le 07:30-08:00, così arrivate a Himeji verso le 10:00 ed entrate al castello con il pubblico ancora non ai massimi. Tornerete a Kyoto in tardo pomeriggio, in tempo per la cena.
Calcolate 3 ore-3 ore e mezza al castello, fra l'arrivo, l'ingresso, la salita al tenshu (la torre principale a sei piani), il giro fra i bastioni e la discesa.
Da Kyoto a Himeji, circa 2 ore in treno.
Arrivo alla stazione di Himeji. Il castello si vede già dalla stazione, in fondo al grande viale Otemae che parte dall'uscita nord. Ci si arriva a piedi in 15-20 minuti lungo il viale (è una passeggiata pulita, fiancheggiata da statue moderne) o in 5 minuti con il bus Loop.
Il castello giapponese più grande, più bello e meglio conservato del paese. Costruito nella forma attuale dal daimyo Ikeda Terumasa tra il 1601 e il 1609 sopra fondazioni precedenti del 1333, è uno dei 12 castelli "originali" del Giappone (cioè con la torre principale ancora autentica e mai distrutta da guerre, terremoti o incendi). Fu il primo sito iscritto Patrimonio UNESCO del Giappone, nel 1993, insieme al tempio Horyu-ji di Nara.
Il soprannome "Castello dell'Airone Bianco" (Shirasagi-jo o Hakuro-jo) deriva dalle pareti esterne intonacate di un bianco abbagliante: l'intonaco è una mistura di calce, polvere di gusci d'ostrica e fibre vegetali (chiamato shiro shikkui), spalmato anche sui giunti delle tegole grigie del tetto, che da lontano sembrano bianchi. La forma slanciata del complesso, con i tetti che salgono a piani decrescenti, ricorda davvero un airone con le ali spiegate.
Il castello è un complesso labirintico di 83 edifici progettati per disorientare gli aggressori: il sentiero che dall'ingresso principale (Otemon) porta alla torre principale (tenshu) compie numerose curve a U, attraversa porte multiple, sale e scende: era pensato perché un eventuale attaccante restasse esposto al fuoco dei difensori per il maggior tempo possibile. Una volta arrivati alla torre principale, si entra al piano terra e si sale a piedi i sei piani in legno (con scalinate ripide), fino al sesto piano dove c'è un piccolo santuario shintoista e da cui si gode una vista a 360° su Himeji e sulle montagne circostanti.
Calcolate 2 ore-2 ore e mezza per il giro completo: si tolgono le scarpe per salire alla torre (vi danno una busta di plastica per portarle con voi), e ci sono diverse scalinate ripide. Indossate scarpe comode da togliere/rimettere. Il giorno della vostra visita è giovedì: dovrebbe essere meno affollato del weekend.
Le origini del sito risalgono al 1333, quando il signore feudale Akamatsu Norimura costruì un primo forte sulla collina Himeyama. Suo figlio Sadanori lo trasformò in castello vero e proprio nel 1346. Nel 1581 Toyotomi Hideyoshi, il grande unificatore del Giappone, lo ampliò aggiungendovi un tenshu a tre piani. Ma fu Ikeda Terumasa, genero di Tokugawa Ieyasu e suo alleato nella decisiva battaglia di Sekigahara (1600), a riceverlo in dono e a ricostruirlo da zero nel complesso attuale: lavori dal 1601 al 1609 con un costo enorme per l'epoca, stimato in 2,5 milioni di giornate-uomo di lavoro.
Il castello è sopravvissuto a tutto: alla guerra Boshin del 1868 (passò in mano al governo Meiji senza combattere), all'asta di smantellamento del 1871 (fu venduto a un cittadino di Himeji per 23 yen, ma il costo di smantellarlo era così alto che restò in piedi), al terremoto del 1995 (epicentro a Kobe, 50 km), e ai bombardamenti americani del giugno 1945: una bomba incendiaria cadde sull'ultimo piano del tenshu e non esplose. Per gli abitanti di Himeji è considerato un miracolo: secondo alcuni resoconti, durante i bombardamenti il castello fu coperto con tessuti scuri per camuffarlo dall'alto.
Tra il 2009 e il 2015 il castello ha subito un grande restauro Heisei, durato sei anni: la struttura è stata avvolta in un'enorme impalcatura coperta, l'intonaco è stato rinnovato, le tegole rivestite e l'80% delle tegole originali è stato recuperato e riutilizzato. Dal 2015 il castello è tornato visibile in tutta la sua bianchezza originale: il bianco è così intenso che ha sorpreso anche gli abitanti, abituati al colore più scuro causato dai decenni di intemperie.
1Kushiyaki Kobebeef è direttamente di fronte all'ingresso del castello: piccolissimo locale familiare, ordinazione al banco. Il wagyu rice bowl a 1.300 yen è la scelta giusta per assaggiare il manzo locale a prezzo onesto, il Kobe rice bowl a 2.400 yen sale al vero Kobe certificato. Posti pochi, rotazione veloce.
2Yakiniku Senzankaku, a 5 minuti dalla stazione di Himeji (sulla strada del rientro), serve yakiniku di Hyogo wagyu a prezzi ragionevoli con griglia al tavolo. Tagli come jo-rosu (controfiletto pregiato) o jo-tan (lingua selezionata), bolla 2.500-4.000 yen. Senza prenotazione, più adatto se il pranzo è dopo Koko-en.
Il giardino Koko-en è a fianco del castello, ingresso a un minuto a piedi. 1 ora-1 ora e mezza per il giro completo dei nove giardini.
Dal castello al giardino Koko-en, 2 minuti a piedi.
Giardino tradizionale costruito nel 1992 per il centesimo anniversario della città di Himeji, sul sito delle antiche residenze samurai del castello. Anche se è "recente", segue rigorosamente i canoni dei giardini del periodo Edo: si compone di nove giardini distinti, ognuno con un'atmosfera diversa, separati da muri di terra cruda e collegati da sentieri.
I nove giardini comprendono il Giardino del Padrone (con stagno centrale, isole di pietra, una piccola cascata e carpe koi), il Giardino del Rifugio (in stile roji, l'orto del tè), il Giardino del Tetto Estivo (con padiglione coperto in paglia), il Giardino dei Pini, il Giardino dei Bambù, il Giardino dei Fiori e altri. Al centro c'è la sala da tè Soju-an dove si può ordinare un matcha con dolce wagashi (~600 yen): è una pausa che vale la pena prendere, soprattutto dopo la salita al castello.
Calcolate un'ora circa per il giro completo. Il giardino è quasi sempre meno affollato del castello: dopo la folla del tenshu è una boccata d'aria.
Il sito di Koko-en era stato fino al periodo Meiji (fine Ottocento) il quartiere delle residenze degli alti samurai al servizio dei daimyo del castello: case con grandi giardini privati, separate da muri di terra cruda. Quando il governo Meiji abolì il sistema feudale (1871), i samurai persero il loro status e le residenze furono progressivamente abbandonate. Nel corso del Novecento il sito fu trasformato in caserma, poi in scuola.
Per il centenario della città di Himeji nel 1992, l'amministrazione decise di riportare il sito allo splendore originale ricostruendo i giardini delle vecchie residenze samurai. Furono coinvolti maestri giardinieri di Kyoto e l'opera fu completata in tre anni. Da allora il Koko-en è diventato anche un menù cinematografico molto richiesto: vi sono state girate scene di numerosi jidaigeki (drammi storici), e fa da cornice ogni anno a cerimonie del tè e festival floreali. Insieme al castello, è uno dei luoghi più amati dai cittadini di Himeji per il hanami (fioritura dei ciliegi) ad aprile e per il momiji (foliage rosso) di novembre.
Da Himeji a Kyoto circa 2 ore in treno. Arrivati a Kyoto, una sosta allo Skyway della Stazione (la passerella sospesa sopra la hall dell'edificio) e cena. Sera tranquilla in vista della giornata di domani a Nara.
Da Himeji a Kyoto, circa 2 ore in treno.
Passerella in vetro e acciaio lunga 147 metri, sospesa a 45 metri d'altezza sopra la hall della stazione, all'undicesimo piano. Gratuita, aperta fino alle 22:00. Di sera l'atmosfera è spettacolare: LED light show ogni 30 minuti, vista panoramica nord verso la Kyoto Tower illuminata, e sotto di voi l'immensa scalinata della stazione che cambia colore. Si raggiunge salendo la Grand Staircase.
La Stazione di Kyoto fu inaugurata nel 1997, dopo anni di polemiche: il progetto dell'architetto Hiroshi Hara fu scelto in un concorso internazionale fra 7 proposte (inclusa una di Tadao Ando) e divise la città fra chi lo riteneva un sacrilegio per Kyoto storica e chi lo considerava un gesto audace di modernità. A distanza di quasi 30 anni, è diventata una delle stazioni più ammirate del Giappone.
L'edificio è lungo 470 metri e alto 60, con una hall centrale a 11 piani completamente aperta, coperta da una rete di travi d'acciaio e vetro che i giapponesi chiamano affettuosamente "the Matrix". Lo Skyway corre lungo il lato nord della hall e serve sia da camminamento sia da balcone panoramico. Di giorno si vede la città, di notte si vede Kyoto Tower a distanza ravvicinata. Entrata libera: è uno dei rari spazi monumentali al mondo che si possono attraversare senza biglietto.
1Sake to Sakana è un izakaya casual a pochi minuti dalla stazione, perfetto dopo la giornata Himeji: cucina giapponese di accompagnamento al sake, piatti piccoli da condividere (sashimi, tempura, oden, edamame, yakitori), atmosfera rilassata. Bolla 1.500-2.500 yen a testa con un paio di piatti e una birra. Senza prenotazione.
2Wako JR Kyoto Isetan è il ristorante della catena Wako dentro il grande magazzino Isetan della stazione, specializzato in tonkatsu di alta qualità: cotoletta di maiale Kurobuta panata e fritta al momento, servita con riso, cavolo julienne e miso. Bolla 1.500-2.000 yen, sedute comode, senza prenotazione.
Rientro in hotel, 5 minuti a piedi.
A 40 minuti di treno da Kyoto, Nara è la prima capitale stabile del Giappone: fondata nel 710 d.C. con il nome di Heijo-kyo, fu sede del trono imperiale per 74 anni, fino al trasferimento a Kyoto nel 794. Sembrano pochi, ma in quel periodo straordinariamente intenso nacquero la lingua scritta giapponese (i primi testi della letteratura, il Kojiki e il Nihon Shoki, furono compilati qui), l'arte buddhista classica, le prime monete, la struttura amministrativa imperiale che sarebbe sopravvissuta per oltre mille anni.
Colazione al konbini sotto l'hotel o alla caffetteria della stazione. Conviene partire al mattino non troppo tardi: i cervi del parco sono più tranquilli prima del picco di visitatori, e la luce sul Todaiji è più bella.
Trasferimento in treno dalla stazione di Kyoto alla stazione di Nara, circa 40 minuti di viaggio. La linea è frequente, non serve prenotazione: si sale e si parte.
Calcolate 3-4 ore al mattino fra l'arrivo, la passeggiata nel parco fra i cervi e la visita al Todaiji con il Grande Buddha.
Da Kyoto a Nara, circa 40 min in treno.
Arrivo alla stazione di Nara. Dal terminal si raggiunge il Parco di Nara in 5-10 minuti a piedi: vedrete i primi cervi già lungo la strada, fra le pasticcerie e i negozi di souvenir.
Vasto parco pubblico di oltre 500 ettari ai piedi del monte Wakakusa, abitato da circa 1.300 cervi sika in libertà, considerati messaggeri sacri degli dei dalla tradizione shintoista locale e tutelati come Monumento Naturale Nazionale dal 1957. I cervi camminano fra i visitatori, si avvicinano cercando cibo, attraversano i parcheggi: è normale incontrarne uno seduto sul marciapiede o appoggiato a un albero.
Lungo i sentieri ci sono bancarelle di shika senbei, biscotti per cervi a base di crusca di riso e farina (200 yen per un pacchetto da 10): se ne tenete uno in mano, i cervi vi seguiranno e in molti casi vi faranno l'inchino, una piccola coreografia che hanno imparato perché chi gli dà più senbei è chi viene salutato. Tenete il pacchetto pulito di tasche e zaini, sennò i cervi cercheranno di rubarlo: sono curiosi e a volte mordono lievemente per attirare l'attenzione (innocuo).
Il parco non è solo cervi: ospita anche il Todaiji, il Kasuga Taisha, il Kofuku-ji (con la sua pagoda a cinque piani, in restauro fino al 2031), il Museo Nazionale di Nara, e diversi altri templi minori. Si attraversa tutto a piedi.
La sacralità dei cervi di Nara nasce da una leggenda dell'VIII secolo. Quando la nuova capitale Heijo-kyo (l'antica Nara) fu fondata nel 710, il clan dominante Fujiwara volle fondare il santuario tutelare della città: il dio Takemikazuchi della scuola guerriera fu invitato a trasferirsi a Nara dal santuario Kashima, nel lontano nord-est. Secondo la tradizione, il dio arrivò volando sopra il monte Mikasa cavalcando un cervo bianco. Da quel giorno i cervi furono considerati discendenti di quel cervo divino, e la caccia fu severamente vietata nell'intera area. La proibizione restò in vigore per oltre 1100 anni: chi uccideva un cervo era passibile di pena di morte fino al periodo Meiji.
Quando lo shogunato cadde nel 1868 e la legge di tutela fu abolita, la popolazione dei cervi crollò vicino all'estinzione: scese a circa 80 capi nel 1945, anche per i bombardamenti americani. Nel 1957 i cervi furono dichiarati Monumento Naturale Nazionale e oggi la popolazione si è stabilizzata intorno ai 1.300 capi, gestita dalla Nara Deer Welfare Association che si occupa anche delle cure veterinarie e della raccolta delle corna a inizio ottobre durante una cerimonia tradizionale (shika no tsunokiri) attiva dal 1672.
Uno dei templi più importanti del Giappone, fondato nel 752 dall'imperatore Shomu come tempio principale di tutto il sistema dei templi imperiali del paese. Si entra dal grande portale Nandaimon, le cui due imponenti statue lignee dei Nio (i guardiani del Buddha, alti circa 8 metri) sono state scolpite nel 1203 dai maestri Unkei e Kaikei in soli 69 giorni: sono fra i capolavori massimi della scultura giapponese e Tesoro Nazionale.
La grande sala principale, il Daibutsuden, è il più grande edificio di legno del mondo: 57 metri di lunghezza, 50 di profondità, 48 di altezza. La struttura attuale risale al 1709 ed è stata ridotta a due terzi dell'originale del 752 (per insufficienza di fondi nella ricostruzione dopo gli incendi del 1180 e del 1567): l'originale era ancora più grande, alto 100 metri, fiancheggiato da due pagode di sette piani.
Dentro al Daibutsuden si trova il Daibutsu, il "Grande Buddha": una statua di bronzo del Buddha Vairocana (l'illuminatore cosmico) seduto sul fior di loto, alta 15 metri, pesante oltre 250 tonnellate. È fra le più grandi statue di Buddha in bronzo del mondo. Solo la mano aperta è alta quanto una persona. Al fondo della sala c'è una colonna con un buco (delle stesse dimensioni della narice del Buddha): si dice che chi riesce a passarci attraverso otterrà l'illuminazione nella prossima vita. Funziona soprattutto per bambini, ma anche adulti agili ce la fanno.
Calcolate 1 ora-1 ora e mezza per il giro completo, considerando il viale d'ingresso, il Nandaimon, il Daibutsuden e una breve sosta di silenzio davanti al Grande Buddha.
La storia della costruzione del Daibutsu è epica. Nel 743, l'imperatore Shomu emanò l'editto di costruzione: dopo decenni di pestilenze (l'epidemia di vaiolo del 735-737 aveva ucciso oltre un terzo della popolazione del Giappone, compresi quattro membri della famiglia regnante Fujiwara) e instabilità politica, Shomu credeva che solo un Grande Buddha avrebbe protetto il paese. Mobilitò l'intera popolazione: secondo i registri del tempio, 2,6 milioni di persone contribuirono con denaro, tempo o materiali (su una popolazione totale stimata in 6 milioni: praticamente metà del paese).
Il monaco itinerante Gyoki, allora considerato un'autorità popolare, viaggiò di villaggio in villaggio per raccogliere le donazioni. La fusione richiese otto stampi sovrapposti e tre anni di lavoro: in quel periodo il Giappone esaurì tutto il rame disponibile sul territorio. La cerimonia di "apertura degli occhi" del Buddha avvenne nel 752: un monaco indiano di nome Bodhisena, arrivato in Giappone per quella sola cerimonia, dipinse i due occhi della statua con un pennello legato a un cordone di seta lungo decine di metri, l'altro capo del quale era tenuto in mano dall'imperatore stesso e dai dignitari presenti, in modo che tutti partecipassero spiritualmente al gesto. Fu il più grande evento internazionale dell'Asia Orientale dell'epoca.
La statua attuale è solo in parte l'originale: è bruciata due volte nelle guerre civili (1180 e 1567), ed è stata ricostruita ogni volta. Il petto e la base sono le parti più antiche (Nara, VIII secolo); il busto è del periodo Sengoku (XVI sec.); la testa è del periodo Edo (XVII sec.). Se osservate da vicino, vedrete che il colore del bronzo varia: il volto è più chiaro, il busto più scuro. Patrimonio UNESCO dal 1998.
1Hiraso Naramachi è il posto migliore in città per il kakinoha-zushi, la specialità di Nara: pesce (sgombro, salmone o trota) conservato in foglie di cachi, una tecnica antica delle prefetture interne. Menù con 3 tipi di pesce + sottaceti + chagayu + dolce intorno ai 1.500-2.000 yen. Senza prenotazione, anche da asporto in scatoletta di legno per un picnic al parco.
2Todaiji Emado Chaya è dentro il complesso del Todaiji, perfetto se preferite mangiare durante o subito dopo la visita: caffè tradizionale in stile chaya con vista sul Nigatsudo (UNESCO). Menù casual con oyakodon, soba fredda con tempura, udon, dolci tradizionali. Prezzi onesti, atmosfera serena, senza prenotazione.
Dal Todaiji al Kasuga Taisha si cammina fra i cervi nel parco, circa 15-20 minuti a piedi, lungo il celebre sando (il viale d'accesso) fiancheggiato da centinaia di lanterne in pietra muschiate. Calcolate 1 ora e mezza-2 ore per il giro.
Dal Todaiji al Kasuga Taisha, circa 15-20 min a piedi nel parco.
Il santuario shintoista più importante di Nara, fondato nel 768 dal clan Fujiwara come santuario tutelare della famiglia, e luogo di culto della divinità Takemikazuchi (lo stesso dio che, secondo la leggenda, arrivò a Nara cavalcando un cervo). Patrimonio UNESCO dal 1998. La via d'accesso (sando) è uno dei viali più suggestivi del Giappone: una strada acciottolata di un chilometro fiancheggiata da circa 2.000 lanterne in pietra ricoperte di muschio, donate dai fedeli nei secoli, immerse in un bosco di cedri e cervi che vagano fra le statue.
All'arrivo al santuario principale, le pareti vermiglie contrastano con il verde profondo della foresta. Sotto il colonnato del recinto interno sono appese oltre 1.000 lanterne in bronzo dorato, donate da nobili, samurai e mercanti dal Medioevo in poi. Le lanterne (sia di pietra che di bronzo) vengono accese tutte insieme solo due volte all'anno: il Setsubun Mantoro (3 febbraio) e il Chugen Mantoro (14-15 agosto). Entrare al recinto interno (tokubetsu sanpai, "visita speciale") costa 500 yen e permette di vedere da vicino le lanterne di bronzo.
Il santuario è uno dei pochi insieme a Ise Jingu a praticare ancora il rito dello Shikinen Zotai: ogni 20 anni, da oltre 1.200 anni, il santuario viene smantellato e ricostruito identico sopra le stesse fondamenta. L'ultima ricostruzione è stata la 60ª, nel 2016; la prossima sarà nel 2036. Calcolate un'ora e mezza per la passeggiata sul sando e la visita al santuario.
Kasuga Taisha è il santuario tutelare del clan Fujiwara, la famiglia politica più potente del Giappone fra il VII e il XII secolo: imparentati con la famiglia imperiale per matrimoni ripetuti, di fatto governarono il paese come reggenti per oltre 400 anni. Le quattro divinità del santuario furono trasferite qui dai santuari ancestrali del clan: Takemikazuchi dal santuario Kashima (Ibaraki), Futsunushi dal santuario Katori (Chiba), e la coppia divina Amenokoyane e Himegami dal santuario Hiraoka (Osaka).
Il bosco dietro al santuario, il Kasugayama Primeval Forest, è una foresta vergine di 250 ettari che dall'841 d.C., per ordine imperiale, è stata vietata alla caccia e al taglio del legname: per oltre 1.180 anni nessuno ha potuto toccare gli alberi. Il risultato è una foresta autenticamente intatta nel cuore di una regione antropizzata, oggi Patrimonio UNESCO. Vi crescono 175 specie di alberi, vivono 60 specie di uccelli e oltre 1.180 specie di insetti.
Curiosità sulle lanterne: oltre il 70% di tutte le lanterne in pietra sopravvissute in Giappone anteriori al periodo Muromachi (1338-1568) si trova qui al Kasuga. Le più antiche risalgono al periodo Heian (XII secolo). Ogni lanterna è stata donata da una persona o una famiglia nei secoli, con il nome inciso, e per molte famiglie giapponesi è ancora oggi una tradizione visitare la lanterna del proprio antenato durante le festività.
Da Nara a Kyoto 40 minuti in treno. Cena alla stazione e ultima sera a Kyoto.
Da Nara a Kyoto, circa 40 min in treno.
1Yoshinoya è la catena giapponese del gyudon (ciotola di riso ricoperta di manzo brasato in salsa dolce con cipolle), nata nel 1899 e diventata un'istituzione: ordine al distributore automatico, gyudon caldissimo che arriva in 2 minuti, una formula iconica del Giappone quotidiano. Bolla 500-800 yen, rotazione velocissima.
2Donburi and Noodle Restaurant è una tavola calda casual dentro la stazione: ciotole di riso (donburi) con sopra carne, pesce, tempura o uova, oppure ciotole di noodles (udon, soba, ramen) con accompagnamento a scelta. Bolla 800-1.500 yen, ideale per chiudere il viaggio in modo veloce e onesto. Senza prenotazione.
Rientro in hotel.
A un'ora e mezza da Tokyo, Hakone è il cuore del Parco Nazionale di Fuji-Hakone-Izu: una caldera vulcanica che tremila anni fa esplose, e che non ha smesso di respirare. La valle di Ōwakudani è ancora una bocca attiva — fuma, ribolle, profuma di zolfo. Il lago Ashi, silenzioso e scuro, si è formato dallo sbarramento di una colata lavica, e nelle giornate limpide riflette la sagoma del Monte Fuji con una precisione quasi irreale.
Hakone è anche la città degli onsen: l'acqua termale sgorga da decine di sorgenti naturali, ognuna con composizione e colore diversi. Dormire qui in un ryokan tradizionale, con la cena kaiseki e il bagno privato in acqua termale, è una delle esperienze più complete che il Giappone possa offrire. Una notte sola, difficile da dimenticare.
Mattinata di viaggio. Lo Shinkansen delle 08:33 copre la distanza in poco più di due ore attraversando la pianura di Shizuoka, e nelle giornate limpide la sagoma del Monte Fuji compare sul lato destro del treno, innevata anche in luglio.
Colazione al konbini o alla caffetteria della stazione di Kyoto. Check-out, bagagli pronti, si parte.
La stazione di Kyoto è a cinque minuti dall'hotel: vale avere margine per trovare binario e carrozza con i bagagli. Una tradizione del viaggio: comprate un ekiben (il bento di stazione) ai chioschi dei binari e mangiatelo guardando scorrere il paesaggio. Se il cielo è limpido, il Fuji compare sul lato destro verso Shizuoka, inconfondibile per la forma. Orari precisi, binario e link di prenotazione sono nel documento trasporti finale.
Partenza in Shinkansen da Kyoto direzione Odawara. Circa 2 ore di viaggio.
Arrivo alla stazione di Odawara. Da qui si prende il bus per Hakone-Yumoto, circa 20 minuti, e da lì un breve trasferimento locale fino al ryokan.
Da Odawara al ryokan, circa 20 min in bus fino a Hakone-Yumoto + breve trasferimento locale.
Arrivo all'Hakone Suimeisou. Check-in ufficiale nel pomeriggio, ma potete depositare i bagagli e ripartire con le mani libere.
Nella zona di Gora, che attraverserete sulla via di Ōwakudani, trovate due buone opzioni per un pranzo rapido prima del pomeriggio vulcanico.
1Gyoza Center è un'istituzione di Hakone, famosa per i suoi gyoza fatti in casa in otto varietà diverse (carne classica, verdure, aglio, piccanti, al formaggio). Set gyoza + riso + zuppa ¥1.200-1.800. Locale piccolo ma con turnover veloce, si entra e si mangia.
2Tamura Ginkatsu-tei è un ristorante storico di Hakone specializzato in tofu-katsu: una cotoletta fatta non con maiale ma con un blocco spesso di tofu del posto, passato nel panko e fritto, servito con dashi caldo sopra. Gusto delicato, molto "di montagna", e piatti di contorno con verdure locali. Bolla ¥1.500-2.200. Locale tradizionale con tatami e tavolo occidentale.
Il cuore della giornata: circa 4-5 ore fra Ōwakudani, funivia sul lago Ashi e Santuario di Hakone. Si cammina poco ma ci si muove molto. Portate una giacca leggera: in quota fa più fresco.
Da Hakone-Yumoto a Ōwakudani, circa 1 ora fra treno e funivia.
Tremila anni fa il Monte Hakone esplose e lasciò questo cratere: oggi è una valle che ribolle. Il suolo respira zolfo da decine di fumarole, le rocce sono tinte di ocra e di giallo, le sorgenti gorgogliano a 80°C, e su tutto aleggia un odore intenso di uova marce, che è il vapore sulfureo, innocuo per una visita breve. Il nome significa "grande valle bollente"; i locali la chiamano ancora Jigokudani, la "valle dell'inferno".
Dall'arrivo si apre una piccola area pedonale con belvedere e botteghe, e un sentiero che sale fino al punto in cui le uova vengono calate nelle pozze bollenti. La funivia sospesa che attraversa la valle è parte dell'esperienza del luogo: le cabine volano sopra le fumarole con il vapore che sale da sotto, e nelle giornate limpide il Monte Fuji compare in verticale all'orizzonte, innevato sulla cima anche d'estate. È uno dei pochissimi punti del Giappone dove si guarda il Fuji con un primo piano di paesaggio vulcanico.
La specialità del posto sono le kuro-tamago, le "uova nere": uova di gallina comuni bollite nelle sorgenti sulfuree a 80°C per circa un'ora, poi cotte al vapore a 100°C. Il guscio diventa nero come il carbone (il bianco e il tuorlo restano normali) per una reazione chimica fra il ferro del guscio e lo zolfo dell'acqua, che forma solfuro di ferro. Si comprano in piccole confezioni a poche centinaia di yen e si mangiano lì, ancora calde. Secondo la tradizione, ogni uovo nero allunga la vita di sette anni, anche se la stessa leggenda avverte di non superarne due.
Sbucciare un guscio nero stando in piedi su una bocca vulcanica attiva: è questo, più del sapore (quello di un comune uovo sodo, con un fondo minerale), il motivo per cui ci si ferma a Ōwakudani.
La valle si chiamava in origine Jigokudani, "valle dell'inferno": un nome che in Giappone è comune per le aree vulcaniche attive. Fu ribattezzata Ōwakudani nel 1876, in occasione di una visita dell'imperatore Meiji: si ritenne che "inferno" fosse poco adatto a un luogo onorato dalla presenza del sovrano.
Le uova nere nacquero come cibo degli operai che lavoravano nella valle, che scoprirono come immergendo le uova nelle sorgenti calde il guscio si annerisse. La chimica è semplice: l'idrogeno solforato dell'acqua reagisce con il ferro del guscio e forma solfuro di ferro, nero. Ma attorno al fenomeno è cresciuta una leggenda. Secondo la tradizione, presso le sorgenti si trova una statua del bodhisattva Jizō, protettore e guaritore, ed è da questa che le uova hanno preso fama di portafortuna per la longevità. Il numero sette non è casuale: richiama le Sette Divinità della Fortuna della tradizione giapponese.
La funivia di Hakone che sorvola la valle fu aperta nel 1959. Lunga circa quattro chilometri, trasporta oltre due milioni di passeggeri l'anno e detiene un Guinness World Record come funivia più frequentata al mondo. Nel tratto sopra il cratere le cabine passano a circa 130 metri dal fondo della valle. Quando l'attività vulcanica aumenta e i gas solforati superano le soglie di sicurezza, la funivia viene chiusa e sostituita da autobus: è una misura di prudenza rara ma documentata, successa in modo prolungato fra il 2015 e il 2016. Ōwakudani resta un vulcano vivo, e va trattato come tale.
Da Ōwakudani a Tōgendai, sul bordo del lago Ashi, circa 25 min in funivia.
Da Tōgendai, battello Hakone Sightseeing Cruise fino a Motohakone, circa 30 min sul lago Ashi.
Le imbarcazioni della Hakone Sightseeing Cruise attraversano il lago Ashi lungo la riva est. Il lago si è formato dallo sbarramento di una colata lavica ed è profondo fino a 43 metri. Durante la traversata si ha la vista migliore sul torii rosso del Santuario di Hakone che emerge dall'acqua, e nelle giornate limpide il Monte Fuji fa da sfondo. Biglietti acquistabili al pontile di Tōgendai.
Un grande portale torii rosso che sorge dritto dentro l'acqua di un lago, con il Monte Fuji sullo sfondo nelle giornate limpide: il Heiwa no Torii, il "torii della pace", è una delle immagini più riconoscibili del Giappone. È la porta sull'acqua del Santuario di Hakone, uno dei santuari più antichi della regione del Kantō.
Il santuario fu fondato, secondo la tradizione, nel 757 d.C.: oltre milleduecento anni di storia. Il percorso d'ingresso è una delle salite più belle del Giappone: una lunga scalinata di pietra fra cedri giganti, sotto tre portali rossi scaglionati. In cima il cortile è raccolto, con la sala principale in legno laccato di rosso e di nero. Il torii sull'acqua sta invece più in basso, sulla riva del lago Ashi, a pochi minuti dal cortile.
Il santuario è dedicato alle tre divinità Hakone-Ōkami, protettrici di chi viaggia (un tempo il valico di Hakone era il passo di montagna più temuto del Giappone) e patrone di fortuna, protezione e legami sentimentali.
Cedri millenari da una parte, un portale che galleggia sull'acqua dall'altra: il Santuario di Hakone tiene insieme la montagna e il lago, e li rende sacri entrambi.
Secondo la tradizione il santuario fu fondato nel 757 d.C., in periodo Nara, dal monaco Mangan Shōnin. La leggenda che lo accompagna è quella di Kuzuryū, il drago a nove teste che viveva nel fondo del lago Ashi: provocava tempeste e pretendeva sacrifici umani dai villaggi della riva. Mangan, recitando i sutra, ne placò la furia; il drago si trasformò in divinità protettrice delle acque, e il sacrificio umano fu sostituito da un'offerta di riso e fagioli al vapore, un rito che al santuario si pratica ancora. Il drago ha tuttora un proprio piccolo santuario dedicato, sulla riva.
Il santuario originario non sorgeva qui, ma in alto, sulla vetta del monte Komagatake; fu poi spostato sulle rive del lago, e la sua forma attuale risale al 1667.
La figura storica più legata a Hakone è Minamoto no Yoritomo, futuro primo shogun del Giappone. Nel 1180, dopo aver perso la battaglia di Ishibashiyama, Yoritomo si rifugiò nelle foreste attorno al santuario, nascosto da forze molto più grandi delle sue. Sopravvisse, ribaltò la guerra e fondò lo shogunato di Kamakura: attribuì la propria salvezza alle divinità di Hakone, e da allora il santuario divenne un luogo di culto dei guerrieri. Nel 1590 fu bruciato dalle truppe di Toyotomi Hideyoshi durante l'assedio di Odawara, e fu poi ricostruito da Tokugawa Ieyasu; la sala principale che si vede oggi è una ricostruzione del 1936, dopo un incendio.
Il celebre Heiwa no Torii, il portale nell'acqua, è invece recente: fu eretto nel 1952 per commemorare il Trattato di San Francisco, che l'anno prima aveva restituito al Giappone la piena sovranità dopo l'occupazione seguita alla Seconda guerra mondiale. Heiwa significa "pace", ed è proprio quel passaggio storico a dare il nome al torii; una targa con la parola "pace" fu aggiunta nel 1964, per il dodicesimo centenario del santuario.
Dal Santuario di Hakone al ryokan, circa 30-40 min in bus locale.
La sera al ryokan è il cuore della giornata di Hakone: niente spostamenti, niente orari. Cena kaiseki inclusa, yukata fornito in camera, onsen privato a disposizione.
Rientro all'Hakone Suimeisou. La sera è il momento della cena kaiseki, inclusa nel prezzo della camera: una sequenza di piccole portate stagionali servite in sala, indossando lo yukata fornito dal ryokan.
Il kaiseki è la più alta espressione della cucina tradizionale giapponese. Nasce nel periodo Muromachi (XV-XVI secolo) come pasto leggero servito durante la cerimonia del tè: il termine stesso deriva dalle "pietre calde" (kaiseki) che i monaci zen tenevano contro il ventre per ingannare la fame durante i lunghi digiuni. Nel periodo Edo la pratica esce dai templi, entra nei ryokan di lusso e diventa un'arte codificata: una sequenza di 8-14 piccole portate, ognuna con un nome e un ruolo precisi.
L'ordine non è casuale. Si apre con un sakizuke (stuzzichino d'apertura), poi la zuppa chiara suimono, il sashimi, un piatto alla griglia, uno cotto a vapore o brasato, e si chiude con riso, zuppa di miso e sottaceti, prima del dolce. Ogni portata cambia tecnica di cottura: la regola classica vuole che in uno stesso menu non si ripetano né il metodo di cottura né l'ingrediente principale.
Il cuore filosofico è il shun: ogni ingrediente compare nel piatto solo nelle poche settimane in cui dà il meglio di sé. Il vasellame, le foglie, i fiori decorativi cambiano con il calendario. Per questo nessuna cena kaiseki è mai identica a un'altra: è un ritratto commestibile del momento dell'anno in cui vi trovate.
Avete un onsen privato in camera: l'acqua è la stessa sorgente termale del ryokan, che sgorga naturalmente dal sottosuolo ricca di minerali, riscaldata dall'attività vulcanica del Giappone. Non è acqua scaldata in caldaia: viene dalla terra. Lì siete a casa vostra, e lo vivete come preferite. Vale però la pena conoscere come la tradizione vorrebbe che si facesse, perché seguirla, almeno la prima volta, fa parte dell'esperienza. Di norma ci si immerge nudi; ci si siede prima sullo sgabello per una doccia accurata, così si entra in acqua già puliti; il piccolo asciugamano non si immerge nella vasca; e ci si gode il bagno con calma, lasciando che il caldo faccia il suo lavoro. È il modo in cui i giapponesi vivono il bagno termale da secoli, e provarlo così, una volta, regala il senso pieno del gesto. Poi, nella vostra vasca privata, il ritmo è solo vostro.
Il Giappone galleggia su una delle zone vulcaniche più attive del pianeta, all'incrocio di quattro placche tettoniche, e conta migliaia di sorgenti termali. L'acqua piovana filtra nel sottosuolo, incontra le rocce calde di origine magmatica, si scalda e risale in superficie carica dei minerali che ha attraversato. La legge giapponese (la Hot Spring Law, Onsen Ho, del 1948) stabilisce che possa chiamarsi onsen solo l'acqua che, al punto in cui sgorga dalla sorgente, raggiunge almeno 25°C oppure contiene una certa concentrazione di minerali riconosciuti. Molte sorgenti emergono molto più calde, in certi casi vicine ai 100°C, e vengono raffreddate prima di riempire la vasca. Ogni sorgente è classificata per composizione — solforosa, ferrosa, bicarbonata, salina — ciascuna con proprietà diverse.
La nudità ha una radice culturale profonda. In giapponese esiste l'espressione hadaka no tsukiai, "il rapporto da nudi": l'idea che, spogliati di vestiti, status e ruoli sociali, le persone si incontrino da pari. Il bagno è stato per secoli un grande livellatore sociale. Il piccolo asciugamano che non tocca l'acqua è una norma igienica diventata gesto: tenerlo sulla testa è il modo pratico per non lasciarlo a mollo. Conoscere il perché rende tutto naturale: dopo il primo bagno, queste regole smettono di essere regole.
Dopo cena, una passeggiata leggera nel ryokan, l'ultimo bagno onsen, e a letto sul futon. 🌸
La colazione è inclusa nella tariffa e viene servita in sala: una serie di piccoli piatti tradizionali giapponesi (riso bianco, zuppa di miso, tofu morbido, pesce alla griglia, tsukemono, uovo in brodo). È abbondante e vi porta facilmente fino a pranzo. Prendetevi il tempo di gustarla: è l'ultimo pasto al ryokan.
Rientro verso la capitale. Da Odawara a Shimbashi il treno JR percorre la tratta in circa 1 ora e 20 minuti, costeggiando la baia di Sagami prima di entrare nella pianura di Tokyo.
Dal ryokan a Tokyo: in treno fino a Odawara, poi treno JR fino a Shimbashi, circa 2 ore complessive.
Arrivo a Shimbashi. Il Tokyu Stay Shimbashi è a pochi minuti a piedi dalla stazione. Deposito bagagli in reception, rinfrescata veloce, e si riparte per Harajuku.
Da Shimbashi a Harajuku sono circa 20 minuti in metro. Calcolate 1 ora e mezza per la strada e il pranzo: non serve affrettarsi.
Da Shimbashi a Harajuku, circa 20 min in metro.
Quattrocento metri di pedonale stretto, una scarpata in discesa che parte dall'uscita Takeshita della stazione di Harajuku e finisce nel quartiere di Omotesando. La via in cui è nata la moda di strada giapponese: ragazze in lolita Victoriane, ragazzi punk con creste blu, decora kei coperti di accessori plasticosi, gothic, visual kei. Un'esplosione kawaii senza permesso, che dagli anni '80 in poi è diventata un punto di riferimento mondiale per la cultura giovanile.
Sui due lati: boutique indipendenti, negozi di seconda mano, marchi internazionali, accessoristi di nicchia, parlour Purikura (cabine fotografiche dove ti truccano digitalmente), pop-up store di anime e Sanrio. E le crepe. Le crepe di Harajuku, vendute in cono con panna, frutta, gelato, persino fette intere di cheesecake, sono nate proprio qui nel 1976 con il negozio Marion Crepes, e da allora sono il dolce di strada simbolo di questa via.
Harajuku, fino agli anni '60, era una zona residenziale tranquilla. La svolta arriva dopo le Olimpiadi di Tokyo del 1964: il vicino Yoyogi Park diventa il punto di ritrovo dei takenoko-zoku ("la tribù dei germogli di bambù"), gruppi di adolescenti che la domenica si vestivano con tute pastello e ballavano in cerchio sulle musiche occidentali. Era il primo segnale di una cultura giovanile autonoma, distinta dal mondo degli adulti, in un paese che fino ad allora aveva molto poca tolleranza per l'eccentricità.
Negli anni '80 i takenoko-zoku evolvono: nascono i primi negozi indipendenti su Takeshita-dori, e arrivano nuove tribù. La lolita (ispirata alla moda Vittoriana e Rococò, gonne a balze, calzini al ginocchio, parasole), la decora kei (sovrapposizione massiccia di accessori colorati, peluche cuciti ai vestiti, capelli arcobaleno), il visual kei (estetica drag-rock dei gruppi musicali giapponesi), la gyaru (pelle abbronzata e capelli decolorati). Negli anni '90 esce FRUiTS, una rivista fotografica che documenta la moda di Takeshita-dori scattando foto agli adolescenti che vi passeggiavano: diventa fenomeno globale, e Harajuku è il primo quartiere giapponese a influenzare la moda occidentale invece del contrario. Lady Gaga, Gwen Stefani, Nicki Minaj costruiranno parte della loro estetica su quei ragazzini di Takeshita.
Una nota: la stazione di Harajuku, davanti all'imbocco di Takeshita, era fino al 2020 la stazione ferroviaria più antica di Tokyo: un piccolo edificio di legno del 1924, sopravvissuto a terremoto e bombardamenti. Fu demolita per ragioni di sicurezza antincendio e sostituita da un edificio cubico moderno. Una piccola parte della vecchia struttura è stata conservata come monumento accanto alla nuova stazione.
Takeshita Street è una via di cibo di strada: le crepe di Marion Crepes (¥500-800), i taiyaki caldi, gli spiedini dolci, i cotton candy colorati. Il modo autentico di pranzare qui è fare come i locali: girare e assaggiare, con una crepe abbondante come piatto principale. Se preferite sedervi, a pochi passi trovate Sakuratei, la più grande okonomiyaki restaurant di Harajuku: 220 posti, aperta tutti i giorni, pranzo a la carte da ¥1.000-1.500.
1Sakuratei è una casa indipendente a 8 minuti a piedi dall'uscita Takeshita, immersa nel quartiere artistico di Ura-Harajuku, con le pareti interamente coperte di graffiti e dipinti di artisti locali. Si siedono davanti a una teppan (piastra calda) incassata nel tavolo e si cuoce da soli il proprio okonomiyaki, scegliendo base e ingredienti a piacere. 210 posti, menu in inglese e staff abituato ai visitatori stranieri. A la carte: okonomiyaki singolo da ¥1.000-1.500. Bolla tipica ¥1.200-1.500 a persona per un pranzo casual.
Da Harajuku a Shibuya sono 15 minuti a piedi o una fermata in metro. Calcolate 1 ora e mezza-2 ore fra Crossing e Hikarie.
Da Harajuku a Shibuya, 15 min a piedi verso sud o 2 min in metro.
L'incrocio pedonale più famoso del mondo: fino a 3.000 persone attraversano contemporaneamente da cinque direzioni a ogni cambio di semaforo. Le insegne luminose, i grandi schermi sui palazzi, il rumore della folla che si dissolve a comando: è la Tokyo che si vede nei film, da Lost in Translation a Fast & Furious: Tokyo Drift.
Lo si vive attraversandolo a piedi insieme agli altri, lasciandosi andare al ritmo: ogni due minuti circa il semaforo cambia, le luci pulsano sulle insegne, il flusso umano si scompone e si ricompone nell'incrocio. Bastano un paio di passaggi nei due sensi per coglierne l'energia. Da fermi, sui bordi, ci si rende conto del meccanismo collettivo che funziona da sé, in silenzio, senza che nessuno si scontri.
Lo "scramble crossing" non è un'invenzione giapponese. Il sistema fu sperimentato per la prima volta negli Stati Uniti, a Kansas City e Vancouver alla fine degli anni '40, e portato all'attenzione del mondo nei primi anni '60 dal famoso ingegnere del traffico di New York Henry Barnes (da cui il soprannome popolare "Barnes Dance", coniato da un giornalista che scrisse "Barnes ha reso le persone così felici che ballano per strada"). In gran parte delle città americane il sistema però fallì: gli automobilisti odiavano i tempi d'attesa più lunghi, le congestioni aumentavano, e nei decenni successivi venne progressivamente abbandonato. A New York oggi è rimasto un solo "Barnes Dance" attivo in tutta la città.
A Shibuya il sistema fu introdotto nel 1973 per gestire il flusso pedonale crescente davanti alla stazione, e ha trovato il contesto culturale perfetto: una società dove il flusso pedonale è coreografato dall'educazione collettiva, dove migliaia di persone possono attraversare contemporaneamente in tutte le direzioni senza scontrarsi quasi mai. Tutti i semafori per le auto diventano rossi insieme; i pedoni hanno via libera in ogni direzione, comprese le diagonali. Il ciclo dura circa due minuti.
I numeri sono impressionanti: nei momenti di punta (sera del weekend), fino a 3.000 persone attraversano in un singolo ciclo di verde. In una giornata media si stimano oltre 250.000 attraversamenti, che diventano oltre 500.000 nei weekend più affollati. Nonostante questi volumi, le collisioni sono rarissime: il flusso pedonale giapponese segue un'etichetta non scritta che funziona da sé.
Le insegne luminose più famose appartengono a due edifici che fanno da quinte naturali all'incrocio: il Q-Front con il grande schermo curvo, e lo Shibuya 109, la torre cilindrica simbolo della moda femminile giapponese. La pubblicità su questi schermi è fra le più costose del Giappone: alcuni spot di pochi secondi possono costare diverse decine di milioni di yen.
Il Crossing è diventato un simbolo internazionale di Tokyo: nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Rio 2016, il sindaco di Tokyo Yuriko Koike apparve in una sequenza che si chiudeva proprio sull'incrocio, per promuovere i Giochi di Tokyo 2020. Nei film e nelle serie è apparso in centinaia di produzioni: Lost in Translation (2003), The Fast and the Furious: Tokyo Drift (2006), Resident Evil: Afterlife (2010), e innumerevoli anime e drama giapponesi.
Negli anni il Crossing è anche stato teatro di celebrazioni di massa spontanee, soprattutto dopo le vittorie della nazionale di calcio durante i Mondiali. Per gestire questi assembramenti, dal 2019 il governo cittadino dispone di "DJ-poliziotti" con megafoni che, con tono allegro e cortese, gestiscono il flusso umano: una soluzione tipicamente giapponese a un problema di ordine pubblico.
Un grattacielo di 34 piani e 183 metri di altezza, inaugurato nell'aprile 2012 come centro commerciale, teatro, centro espositivo e sede uffici. La cosa che lo rende interessante per chi visita Shibuya è una sola: l'11° piano "Sky Lobby", una galleria gratuita con grandi vetrate panoramiche da cui si vede dall'alto, in linea quasi perfetta, il cuore di Shibuya con il movimento delle sue strade pedonali e la folla che pulsa sotto.
Sotto la Sky Lobby, otto piani di centro commerciale curato (moda giapponese contemporanea, design, gastronomia di qualità ai piani 6 e 7) e un teatro da 2.000 posti dedicato a opera e musical. È uno degli edifici simbolo della Tokyo "rinnovata" del XXI secolo, l'inizio della grande trasformazione urbanistica di Shibuya.
L'apertura di Hikarie nel aprile 2012 fu un evento che segnò un punto di svolta per Shibuya. Per decenni, dagli anni '70 in poi, il quartiere era stato il cuore della cultura giovanile giapponese, ma anche un posto disordinato di edifici tirati su negli anni '60-'70: marciapiedi stretti, cavi elettrici aerei, costruzioni invecchiate. Quando il colosso ferroviario Tokyu Corporation demolì il vecchio Tokyu Bunka Kaikan (un complesso di teatri e cinema del 1956, simbolo dell'intrattenimento del dopoguerra) per costruire al suo posto Hikarie, fu un dichiarato atto di rinascita: il primo grattacielo "moderno" del nuovo Shibuya, e l'innesco di un grande programma di riqualificazione urbana che continua tuttora.
Il nome Hikarie viene dal verbo giapponese hikaru, che significa "splendere", e dalla forma esclamativa "ie!", qualcosa come "casa che splende". Il design dell'edificio gioca proprio con la luce: la facciata è rivestita di pannelli di vetro con tagli irregolari che riflettono e diffondono la luce in modo cangiante a seconda dell'ora del giorno.
Il teatro Tokyu Theatre Orb, che occupa i piani dall'11° al 16°, è uno dei più grandi teatri musicali del Giappone e il più alto al mondo per quota di pavimento (la platea è a oltre 50 metri da terra). Ospita musical di Broadway in versione giapponese e produzioni originali del settore 2.5-jigen, i musical tratti da anime e manga, un genere unico in Giappone e seguito da un pubblico fortissimo.
L'8° piano, infine, ospita il d47 Museum, una galleria gratuita che presenta a rotazione l'artigianato e i prodotti regionali delle 47 prefetture del Giappone: una scoperta per chi vuole vedere il Giappone "dei territori" senza viaggiare per il paese.
Da Shibuya a Shinjuku sono circa 10 minuti in metro. La serata si divide in tre momenti: osservatorio gratuito al Palazzo del Governo, spettacolo di proiezioni sulla facciata, cena a Omoide Yokocho. Calcolate 3 ore.
Da Shibuya a Shinjuku, circa 10 min in metro.
Un grattacielo gemello a forma di cattedrale, alto 243 metri, progettato dall'architetto giapponese più importante del Novecento, Kenzō Tange, e inaugurato nel 1991. È il quartier generale del governo della Prefettura di Tokyo, e ospita 13.000 dipendenti pubblici. Soprannominato dai tokyoiti "Tochō".
Il motivo per cui i turisti ci vengono è uno solo: due terrazze panoramiche al 45° piano, a 202 metri di altezza, completamente gratuite. È la migliore vista d'insieme su Tokyo che si possa avere senza spendere un centesimo: 360 gradi sui grattacieli di Shinjuku, sulla baia, sul Tokyo Skytree, sulla Tokyo Tower, e nelle giornate limpide d'inverno (specialmente al tramonto, dopo una pioggia) sul Monte Fuji a 100 chilometri di distanza.
Salite nel tardo pomeriggio per la luce del tramonto dalla terrazza, poi scendete: sulla piazza est del palazzo, dalle 19:30, inizia lo spettacolo Tokyo Night & Light descritto nel box qui sotto.
Kenzō Tange (1913-2005) è il primo architetto giapponese ad avere influenza globale. Sopravvissuto a Hiroshima (era studente quando la bomba esplose, ma si trovava fuori città), dopo la guerra disegnò il Memoriale della Pace di Hiroshima, lo Stadio Nazionale Yoyogi per le Olimpiadi del 1964 (ancora oggi capolavoro modernista), la Cattedrale di Santa Maria a Tokyo. Vinse il Pritzker Prize nel 1987. Il Tokyo Metropolitan Government Building fu il suo progetto urbano più ambizioso, e anche il più costoso: 157 miliardi di yen, l'equivalente di circa un miliardo di dollari, all'epoca uno dei grattacieli più cari mai costruiti al mondo.
Il design è dichiaratamente postmoderno e cita l'architettura europea: la facciata divisa in mille piccoli quadrati di granito grigio e bianco, vista da lontano, ricorda le cattedrali gotiche (a Tange piaceva dire che si era ispirato a Notre-Dame). Le due torri si separano al 33° piano e culminano in due grandi vuoti quadrati, riferimento al circuito stampato di un microchip. È architettura che vuole essere allegoria: la Tokyo del 1991 era al culmine della bolla economica, era il momento in cui il Giappone sembrava sul punto di superare gli Stati Uniti, e Tange voleva un edificio che fosse un manifesto di quella forza. Ironia: l'edificio fu inaugurato il 1° aprile 1991, esattamente nei mesi in cui la bolla scoppiava e il paese entrava nei "decenni perduti" della stagnazione economica.
Le terrazze panoramiche sono state aperte al pubblico fin dall'inaugurazione perché Tokyo è una città in cui i punti di osservazione gratuiti sono pochi: era un gesto deliberato di apertura democratica. La torre Nord apre fino a sera (22:00), la Sud chiude alle 17:00 ed è chiusa di lunedì. Per chi viene a Tokyo per la prima volta, è quasi sempre il primo posto da cui ottenere il senso geografico della città.
Scendete dall'osservatorio e spostatevi sulla Citizens' Plaza, la piazza est del palazzo. Ogni sera, tutto l'anno, il governo metropolitano di Tokyo proietta sulla facciata una serie di show di projection mapping certificati dal Guinness World Record come la più grande installazione permanente di questo tipo al mondo. La superficie illuminata misura quasi 14.000 m². Quaranta proiettori Panasonic, completamente gratuito.
Ogni show dura 15 minuti e parte ogni 30 minuti. A luglio il programma va dalle 19:30 alle 21:30. Trovate un posto in piazza — ci sono panchine, aree erbose e guardie di sicurezza durante le proiezioni. Non serve niente: si arriva e si guarda.
Il 5 luglio è domenica: lo show del weekend è il Godzilla Attack on Tokyo. Il mostro iconico del cinema giapponese — in versione alta 100 metri — "attacca" la facciata del palazzo con luci, suoni e fumo. Completamente diverso dagli show infrasettimanali (Pac-Man, arte tradizionale Edo, musica elettronica). Uno degli spettacoli gratuiti più spettacolari di tutta Tokyo.
Il Tokyo Night & Light fu inaugurato il 25 febbraio 2024 come parte della strategia del governo metropolitano per valorizzare il turismo notturno della capitale. Nei primi sette mesi dall'apertura ha attirato oltre 330.000 visitatori. Il record Guinness per la più grande installazione permanente di projection mapping al mondo è stato certificato nell'estate 2024.
Gli show cambiano a rotazione. In settimana si alternano titoli come Pac-Man Eats Tokyo, Lunar Cycle, Synergy, Ukiyo (ispirato all'arte del periodo Edo) e uno show con strumenti tradizionali giapponesi abbinati a musica elettronica. Il weekend torna il Godzilla Attack on Tokyo, che celebra il 70° anniversario del mostro cinematografico — nato nel 1954 come allegoria della paura atomica dopo Hiroshima. I contenuti vengono aggiornati periodicamente. Per la programmazione aggiornata: tokyoprojectionmappingproject.jp
Dal Palazzo del Governo a Omoide Yokocho, circa 10 min a piedi verso l'uscita ovest di Shinjuku.
Due vicoli stretti e incrociati, fitti come canyon, accanto al lato ovest della stazione di Shinjuku. Una sessantina di micro-locali di yakitori e ramen, in cui gli avventori siedono su sgabelli di plastica davanti al banco mentre il cuoco gira gli spiedini sulla brace, il fumo invade tutto, le insegne di carta dipinte a mano illuminano i muri scrostati. Si chiama Omoide Yokocho, "il vicolo dei ricordi", ed è il pezzo di Tokyo del dopoguerra meglio conservato del centro città.
Il soprannome popolare è meno romantico: Shonben Yokocho, "il vicolo della pisciata". Negli anni '50, quando i locali non avevano ancora bagni propri, gli avventori andavano a fare i propri bisogni sui binari adiacenti.
Omoide Yokocho nasce nel 1946, l'anno dopo la guerra. Shinjuku, che era stata ai margini di Tokyo durante il periodo Edo, era diventata una stazione di passaggio centrale, e nelle baracche attorno alla stazione si formò spontaneamente un grande mercato nero che vendeva di tutto: cibo, alcool, sigarette americane, beni di prima necessità a prezzi di favore. Pian piano alcuni di questi banchi si specializzarono in yakitori, gli spiedini di pollo grigliato, perché era un cibo economico, veloce, e si poteva preparare con frattaglie e parti meno nobili che le grandi cucine scartavano. Negli anni '50 il mercato fu legalizzato, e Omoide Yokocho prese forma definitiva: due vicoli ortogonali fra il marciapiede della stazione e una strada secondaria, con i micro-locali addossati uno all'altro.
Negli anni '90 il quartiere fu vicino alla demolizione: i terreni di Shinjuku raggiunsero prezzi astronomici durante la bolla economica, e i developer volevano sostituire i vicoli con grattacieli. Nel 1999 un grande incendio distrusse circa metà dei locali, alimentando il sospetto di sgombero forzato (mai chiarito). I gestori dei locali, però, ricostruirono insieme, mantenendo le stesse misure dei vicoli e l'aspetto originale. Da allora il quartiere è formalmente protetto come patrimonio culturale di Shinjuku.
Funziona come Golden Gai (anche quello sopravvivenza del dopoguerra): pochi posti per locale, atmosfera intima, molti gestori sono famiglie da generazioni. La differenza è che Omoide Yokocho è specializzato nel cibo (yakitori, motsu-nikomi, ramen), mentre Golden Gai è specializzato nel bere. Si vede prevalentemente di sera, dalle 17 in poi.
Dopo cena, rientro all'hotel. Da Shinjuku a Shimbashi sono circa 15 minuti in metro.
Colazione al bar o caffetteria vicino all'hotel: Shimbashi ha piccole caffetterie aperte dal mattino presto con toast, uova e caffè. In alternativa, onigiri e caffè al konbini sotto l'hotel. Le ore di quest'ultima giornata valgono doppie: si parte presto.
I Giardini Hamarikyu sono a 10-15 minuti a piedi dall'hotel verso la baia. Calcolate 1 ora-1 ora e mezza, con eventuale sosta alla casa da tè. Uscendo dal giardino, Tsukiji è a 15 minuti a piedi: i due luoghi si visitano naturalmente in sequenza.
Dall'hotel ai Giardini Hamarikyu, circa 10-15 min a piedi verso sud.
Un giardino di marea nel cuore di Tokyo: lo stagno centrale, lo Shioiri-no-ike, è collegato alla baia da una chiusa, e l'acqua che lo riempie è acqua di mare. Sale e scende con le maree, due volte al giorno, e con essa cambia il disegno delle rive. È l'ultimo stagno di marea rimasto a Tokyo dai tempi dei Tokugawa, e ci nuotano pesci di mare, cefali e spigole.
Venticinque ettari di prati, boschetti e canali, racchiusi da un fossato d'acqua salata. Al centro dello stagno, su un'isola, sta una casa da tè di legno, la Nakajima no Ochaya, raggiunta da lunghi ponti di legno sospesi sull'acqua. Vicino all'ingresso principale c'è un pino nero di trecento anni, fra i più grandi di Tokyo, i rami puntellati e distesi su intelaiature. E poi i campi fioriti, che cambiano con le stagioni: i pruni di fine inverno, i ciliegi e la colza gialla in primavera, le peonie, i glicini e gli iris, il loto sullo stagno d'estate, gli aceri e i ginkgo in autunno. Verso il fondo del giardino restano due riserve di caccia alle anatre, con gli appostamenti di terra da cui gli shōgun cacciavano.
Tutt'intorno, oltre il fossato, si alzano i grattacieli del quartiere di Shiodome, e si specchiano nell'acqua salata accanto ai pini. È un giardino di tre secoli e mezzo fa, lasciato lì, in mezzo alla città che gli è cresciuta addosso.
Dove oggi c'è il giardino, a metà del Seicento c'erano soltanto canneti e bassifondi melmosi a marea, sulla riva della baia di Edo. Nel 1654 Matsudaira Tsunashige, signore del dominio di Kōfu e figlio dello shōgun Tokugawa Iemitsu, ottenne il permesso di bonificare quelle paludi e vi costruì una villa con giardino. Suo figlio Ienobu divenne il sesto shōgun Tokugawa, e la proprietà passò alla famiglia che governava il Giappone. Per generazioni gli shōgun la usarono come residenza secondaria e come riserva di caccia: lo stagno alimentato dalla marea era una peschiera e un richiamo per le anatre selvatiche, e la caccia col falco era uno dei passatempi del signore. Si dice che il grande pino nero presso l'ingresso sia stato piantato proprio quando Ienobu fece risistemare il giardino. Nel 1729 vi fu tenuto, per dodici anni, persino un elefante, arrivato come dono dall'Asia sud-orientale.
Con la caduta dello shogunato, nel 1868, il giardino passò alla casa imperiale, che lo battezzò Hama-rikyū, il "palazzo distaccato sulla spiaggia". Nell'estate del 1879 vi alloggiò Ulysses S. Grant, eroe della guerra civile americana e diciottesimo presidente degli Stati Uniti. Il 10 agosto 1879, nella casa da tè sull'isola dello stagno, Grant ebbe un colloquio di due ore con il giovane imperatore Meiji: parlarono del futuro del Giappone e della disputa con la Cina per le isole Ryūkyū, e l'americano consigliò la via della trattativa. Fu uno dei rari momenti in cui un imperatore giapponese discuteva da pari a pari con uno statista straniero.
Il giardino venne devastato due volte, dal grande terremoto del Kantō del 1923 e dai bombardamenti del 1945, e ogni volta ricostruito. Nel 1946 la famiglia imperiale lo cedette alla città e Hama-rikyū aprì al pubblico; pochi anni dopo fu dichiarato Luogo di Speciale Bellezza Paesaggistica e Sito Storico Speciale. La casa da tè di oggi è una ricostruzione fedele: la prima fu costruita nel 1707, e per tre secoli è rimasto lo stesso gesto, una ciotola di matcha bevuta di fronte all'acqua.
Da Hamarikyu a Tsukiji sono 15 minuti a piedi verso nord. Arrivate entro le 11:30: molti banchi chiudono entro le 13:00-14:00, quindi conviene non arrivare troppo tardi.
Da Hamarikyu a Tsukiji Outer Market, circa 15 min a piedi verso nord.
Un dedalo di vicoli di quattro isolati, fra le stazioni della metropolitana di Tsukiji e Ginza-itchome, riempito di oltre 400 banchi di pesce, frutta, verdura, coltelli, tè verde, pentole giapponesi, alghe nori, sashimi da asporto, brodi di pesce. È quel che è rimasto del leggendario mercato del pesce di Tokyo dopo che il "mercato interno" all'ingrosso (il famoso tuna auction dell'alba) si è trasferito a Toyosu nel 2018. Quel che è rimasto qui, a Tsukiji, è la parte più viva: il "Outer Market", dove i pescatori, i venditori al dettaglio e i piccoli ristoranti continuano a lavorare come prima.
È uno dei posti migliori al mondo per mangiare pesce crudo a colazione: alle nove del mattino i banchi vendono già sushi, sashimi, donburi di tonno e ricci di mare, gyoza ripieni di gamberetti, frittelle di polpo. Si va in piedi, si mangia in piedi, si prosegue. Tutto in scala umana, con maestri che hanno passato la vita a tagliare il pesce nello stesso modo, in cui ti tagliano davanti agli occhi.
Il vecchio mercato del pesce di Tokyo era a Nihonbashi, fondato durante il periodo Edo. Fu il Grande Terremoto del Kanto del 1° settembre 1923, che uccise 105.000 persone, a distruggerlo. Per ricostruirlo serviva un'area enorme, vicina al mare, accessibile ai treni e ai camion. Il governo scelse Tsukiji ("isola colmata"), un'area artificiale guadagnata al mare nel periodo Edo. Il nuovo mercato all'ingrosso aprì nel 1935 e divenne in pochi decenni il più grande mercato del pesce del mondo: oltre 480 specie diverse vendute ogni giorno, traffico di 700.000 tonnellate l'anno, 2.500 tonnellate al giorno solo di pesce, oltre 60.000 lavoratori. La famosa asta del tonno dell'alba era l'evento.
Per anni Tsukiji fu meta di turisti che si svegliavano alle 4:30 per assistere all'asta. Ma il mercato era ormai logoro, sovraffollato, e fu deciso di trasferirlo. Il governo metropolitano di Tokyo voleva farlo prima delle Olimpiadi 2020, e dopo molte controversie politiche il 11 ottobre 2018 il mercato all'ingrosso traslocò all'isola di Toyosu, in un edificio nuovo di nove piani con sistemi di refrigerazione moderni.
Tsukiji Outer Market non si è trasferito. Sono i negozi al dettaglio, le piccole rivendite, i ristoranti familiari che hanno servito i lavoratori del mercato per generazioni. Quando il mercato all'ingrosso ha lasciato, l'Outer Market ha continuato a esistere, riadattandosi a un pubblico diverso. È diventato il modo migliore per provare l'atmosfera di "vecchio Tsukiji" senza alzarsi all'alba.
Tsukiji è un mercato pieno di cibo: il pranzo migliore è quello che si trova camminando. Sushi al bancone tagliato davanti agli occhi, kaisen-don (ciotola di riso con pesce misto crudo), spiedini di capesante grigliate, tamagoyaki caldo. Si gira, si annusa, si entra dove si vede che lavorano. Se volete sedervi a un bancone con il menu, le due opzioni qui sotto non richiedono prenotazione e hanno prezzi bassi.
1Sushizanmai Tsukiji Honten è la sede principale della catena del "Re del Tonno", aperta 24 ore su 24 tutti i giorni, all'ingresso del mercato. Sushi con pesce fresco del mattino, menu in inglese con foto, bancone e tavoli. Set 8-10 pezzi da ¥1.200-1.500, kaisen-don da ¥1.500. La scelta sicura per un pranzo veloce: nessuna coda, turnover rapido.
2Tsukiji Kanno è un bancone piccolo, frequentato da anziani del posto e salaryman del mercato: il classico locale che i turisti non trovano perché non è sulla strada principale. Il piatto forte è il maguro salmon don, ciotola di riso con tonno e salmone crudi e tamagoyaki, a soli ¥700. Include zuppa di miso. Si entra, si siede al bancone, si ordina indicando. Nessuna fila.
Da Tsukiji al Tempio Zojoji sono circa 15 minuti in metro o bus. Calcolate un'ora per il tempio, poi pomeriggio libero per gli ultimi acquisti prima della partenza.
Da Tsukiji al Tempio Zojoji, circa 15 min in metro o bus.
Il tempio buddhista più importante della scuola Jōdo ("Pura Terra") nel Giappone orientale, fondato nel 1393, e per due secoli e mezzo il tempio di famiglia degli shogun Tokugawa: i sovrani militari che governarono il Giappone dal 1603 al 1868. Sei dei quindici shogun Tokugawa sono sepolti qui, nel Mausoleo Taitoku-in dietro la sala principale.
L'inquadratura più celebre: il tetto curvo del Daiden, il padiglione principale, sotto la sagoma rosso-bianca della Tokyo Tower, che svetta a poche centinaia di metri di distanza. Tradizione e modernità in un'unica fotografia, un cliché diventato iconico ma sempre suggestivo dal vivo. Il Sangedatsumon, la grande porta principale del 1622, è invece il più antico edificio in legno di tutta Tokyo: ha attraversato indenne incendi, terremoti e bombardamenti.
Lo Shiba Park, parte del medesimo complesso, è invece una delle prime aree verdi pubbliche del Giappone, istituita nel 1873. Famoso per il giardino delle statue Jizō, file di piccoli Buddha in pietra con cappellini rossi e ventagliuzzi: ognuno è dedicato a un bambino mai nato, e i genitori in lutto vi lasciano giocattoli e vestitini.
Lo Zojo-ji fu fondato nel 1393 dal monaco Shōsō come centro del Buddismo Jōdo, una scuola che predica la salvezza attraverso la sola recitazione del nome del Buddha Amida. La svolta arriva nel 1598, quando Tokugawa Ieyasu, allora signore della guerra in ascesa e futuro fondatore dello shogunato che governerà il Giappone fino al 1868, sceglie lo Zojo-ji come tempio di famiglia. Lo fa anche per ragioni geomantiche: il tempio si trova nella direzione "ki-mon" (porta dei demoni) rispetto al castello di Edo, e doveva proteggere il governo dagli spiriti maligni che, secondo la tradizione, arrivavano dal nord-est.
Sotto i Tokugawa lo Zojo-ji raggiunse dimensioni colossali: 48 sotto-templi, oltre 120 strutture, fino a 3.000 monaci in residenza, un'area di 83 ettari (oggi è ridotta a una frazione). I sei shogun sepolti qui sono Hidetada (il secondo shogun), Ienobu (sesto), Ietsugu (settimo), Ieshige (nono), Ieyoshi (dodicesimo) e Iemochi (quattordicesimo, marito della principessa imperiale Kazu-no-Miya). I mausolei originali erano fra le più grandi opere di architettura del periodo Edo. Furono completamente distrutti nei bombardamenti del 1945. Le tombe attuali sono restaurate nel dopoguerra, molto più sobrie.
Una nota poetica: la porta Sangedatsumon del 1622, sopravvissuta a tutto, prende il nome dai "tre cancelli della liberazione" buddhista (dal desiderio, dall'effetto karmico, dalla illusione). La calligrafia originale del nome sopra la porta è di mano dello stesso Tokugawa Ieyasu.
Ultimi acquisti nella zona di Minato: negozi di souvenir vicino alla Tokyo Tower, la food hall degli Azabudai Hills a pochi minuti (design store, gastronomia, prodotti locali di qualità), i grandi magazzini della zona per chi cerca elettronica o moda. Rientrate all'hotel con anticipo per finire di fare i bagagli con calma.
Volo alle 22:45 da Haneda. Dovete essere in aeroporto entro le 20:30 per il check-in e i controlli di sicurezza. Il treno delle 19:00 da Shimbashi arriva in circa 40 minuti, con margine abbondante.
Il treno diretto da Shimbashi Station per Haneda parte alle 19:00 e arriva in circa 40 minuti. Partite dall'hotel intorno alle 18:45 con i bagagli già pronti. Il volo è alle 22:45: avrete tempo per check-in, bagagli e controlli senza correre. Ultimo konbini in stazione o in aeroporto se volete qualcosa per il volo.
Partenza in treno da Shimbashi Station verso l'aeroporto di Haneda.
Arrivo a Tokyo Haneda Airport. Check-in bagagli, controlli di sicurezza, gate. Il viaggio finisce qui — ma è già nella memoria. Buon viaggio di ritorno 🌸
Il Giappone
non si lascia.
Si porta.
🌸 Fine del viaggio 🌸
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