Come leggere il vostro itinerario

Prima di tutto, grazie per la fiducia 🌸 Questo documento è stato pensato e cucito apposta per voi, tenendo conto di quello che mi avete raccontato sul vostro modo di viaggiare. Prima di iniziare, vi chiedo un minuto per leggere queste poche note: vi serviranno a vivere al meglio il viaggio e a sfruttare appieno quello che ho preparato.

Gli orari sono indicazioni, non vincoli

All'interno dell'itinerario trovate diversi orari. Non prendeteli come orari fissi o precisissimi, perché non possono esserlo: il viaggio è fatto di imprevisti belli (un vicolo che vi incuriosisce, un locale che volete provare, un tempio che vi rapisce più del previsto) e di imprevisti meno belli (una coda, un treno perso, la stanchezza). Se trattate gli orari come scadenze, vi stressate inutilmente.

Il mio consiglio è prendeteli come linee guida: vi aiutano a capire quando è il momento di avanzare alla tappa successiva, se volete restare nei tempi della giornata. Se una tappa vi piace particolarmente e volete fermarvi più a lungo, fatelo senza pensieri. Molti dei luoghi che ho inserito sono aree immense (il Santuario Meiji è un bosco di 70 ettari, il Kenroku-en 11 ettari) e farsi trasportare è normale e giusto.

Gli unici orari che vanno rispettati davvero sono quelli dei treni e dei bus fra le città, e quelli di eventuali prenotazioni. Li trovate sempre evidenziati in un box "Da ricordare".

Ho aggiunto attività extra facoltative

In molte giornate troverete una sezione gialla con attività extra in zona. Sono posti in più, scelti fra quelli che secondo me possono piacervi, tutti raggiungibili nei dintorni delle tappe principali. Servono a darvi flessibilità: se in un posto volete andare un po' più veloci, avete subito un'alternativa pronta. Se le saltate, non avete perso nulla, il programma regge benissimo anche senza.

L'approfondimento storico è direttamente qui

Come vi avevo anticipato, avevo pensato di prepararvi un documento PDF culturale a parte con storia e curiosità di ogni luogo. Alla fine ho deciso di fare meglio: ho implementato gli approfondimenti direttamente qui dentro, dove serve. Per ogni luogo significativo trovate un piccolo tasto 📖 Approfondisci: un click e si apre il contesto storico-culturale. In questo modo non dovete aprire un secondo documento e avete tutto sottomano al momento giusto, mentre siete sul posto.

Due cose pratiche da sapere

🏨 Sul check-in negli hotel

In Giappone gli orari di check-in sono generalmente dalle 15:00 in poi. Se arrivate prima (e capita, soprattutto il primo giorno e nei trasferimenti fra città in mattinata) potete lasciare i bagagli alla reception senza problemi. Nelle giornate in cui è logisticamente comodo, troverete nelle note dell'itinerario un piccolo promemoria per rientrare a rinfrescarvi quando il check-in si apre. Ma solo dove ha senso, non voglio farvi tornare in hotel attraversando mezza città.

☀️ Sul caldo di agosto

Ad agosto in Giappone fa caldo e c'è umidità, soprattutto nelle città di pianura. Niente di drammatico, ma qualche piccolo accorgimento aiuta. Nel documento trasporti finale vi darò alcune dritte pratiche (come vestirsi, cosa portare con sé, dove rinfrescarsi). Sono cose semplici che fanno la differenza.

In sintesi

Tenete questo documento sul telefono e consultatelo mentre siete in giro. È il vostro compagno di viaggio, non un foglio di lavoro da seguire a bacchetta. Buon viaggio 🌸


📍 Mappa con tutti i punti del viaggio

Giorno 1 (20 Agosto) - Tokyo

Tokyo
Il primo giorno è volutamente leggero: arrivo, check-in, pomeriggio al Santuario Meiji immerso nella foresta, sera fra le luci di Shibuya e i vicoli di Shinjuku.
Arrivo
👕 Un consiglio pratico sul volo

Arrivando a Tokyo non avrete tempo di passare in hotel per cambiarvi: dopo aver lasciato i bagagli vi aspetta subito il pomeriggio di visite. Vestitevi in aereo con qualcosa di comodo e adatto anche a camminare: una volta atterrati sarete già operativi.

10:25

Atterraggio a Tokyo Haneda. Fra sbarco, immigrazione (ad agosto è alta stagione, le code si allungano) e ritiro bagagli calcolate un'ora e mezza abbondante. Ricordatevi di compilare il Visit Japan Web prima di sbarcare per velocizzare il passaggio all'immigration (vi indicherò come farlo nel documento trasporti).

Trasferimento in treno dall'aeroporto fino a Shibuya, circa 40 min.

~12:30

Arrivo all'Hotel Shibuya Tokyu REI. Lasciate i bagagli in deposito (il check-in vero è dalle 15:00). Pranzo veloce al konbini vicino all'hotel: in Giappone ce ne sono oltre 50.000, li trovate praticamente a ogni angolo mentre camminate. In alternativa, poco più avanti trovate un paio di ristoranti consigliati in zona. Per le 13:00 circa siete pronti a partire.

Trasferimento al Santuario Meiji, circa 20 min a piedi oppure 7 min circa in treno.

Pomeriggio · Meiji + Harajuku
~14:00
Santuario Meiji Jingu

Una foresta di 100.000 alberi piantata nel cuore di Tokyo nel 1920, donati uno per uno da ogni regione del Giappone. Settanta ettari di bosco a venti minuti da Shibuya, dedicati all'imperatore Meiji, l'uomo che traghettò il paese dall'epoca dei samurai al Novecento moderno.

Si entra dal grande torii in legno alto dodici metri e si cammina su un viale ampio di ghiaia, in silenzio. Lungo il percorso, una parete di botti di sake donate da ogni distilleria del paese; di fronte, una fila di botti di vino di Borgogna, omaggio dei viticoltori francesi all'imperatore che aprì il Giappone all'Occidente. Si arriva al temizuya per la purificazione delle mani, alle ema dei desideri, al cortile principale dove si suona la campana e si fa il proprio voto.

La passeggiata di accesso, mezz'ora di bosco vero, è già il motivo per cui si viene qui.

Approfondisci

Quando Meiji nacque, nel 1852, il Giappone era un mondo a sé. Da oltre 220 anni il paese era chiuso al mondo per legge: dal 1633 in poi nessun giapponese poteva uscire e nessuno straniero poteva entrare, pena la morte. Le uniche eccezioni erano un piccolo gruppo di mercanti olandesi e cinesi, confinati su un'isola artificiale a Nagasaki. Il paese era retto dallo shogunato Tokugawa, una dittatura militare ereditaria che dal 1603 governava al posto dell'imperatore (relegato a Kyoto come figura puramente simbolica), in una società rigidamente feudale di samurai, contadini, artigiani e mercanti.

Tutto cambiò nel 1853, quando le "navi nere" della flotta americana del Commodoro Matthew Perry comparvero nella baia di Edo (l'attuale Tokyo) e forzarono il Giappone all'apertura. La crisi politica che seguì sgretolò lo shogunato in quindici anni. Il 3 gennaio 1868, un colpo di stato di giovani samurai riformisti restituì il potere al giovanissimo imperatore Meiji (aveva quindici anni) e si chiuse l'epoca degli shogun. È la Restaurazione Meiji: lo spartiacque fra il Giappone tradizionale e il Giappone moderno.

Quello che successe dopo è uno dei processi di trasformazione più rapidi nella storia. In meno di una generazione, il governo Meiji abolì il sistema feudale, abolì la classe samurai (i samurai persero stipendio e diritto di portare la spada nel 1876, dopo otto secoli di dominio sulla società giapponese), introdusse la scuola pubblica obbligatoria, l'esercito di leva universale, una costituzione scritta (1889), un sistema bancario, ferrovie, telegrafi, fabbriche. Il Giappone passò dai sandali di paglia ai treni a vapore in pochi decenni.

Il punto di non ritorno arrivò nel 1905. Il Giappone vinse la guerra contro l'Impero Russo, una potenza europea: era la prima volta in epoca moderna che una nazione asiatica sconfiggeva una potenza occidentale in guerra aperta. Il mondo capì che il piano di Meiji aveva funzionato.

Quando l'imperatore morì nel 1912, milioni di giapponesi vollero un monumento all'altezza dell'uomo che li aveva traghettati nel mondo moderno. Il progetto del santuario fu colossale: 120.000 alberi di 365 specie diverse furono donati da ogni regione del paese e piantati da circa 110.000 volontari. Il botanico Honda Seiroku, considerato il padre dei parchi giapponesi, progettò la foresta perché si autoproducesse nel giro di un secolo, senza più bisogno di intervento umano. Oggi, a più di cento anni dalla piantumazione, la foresta è esattamente quello: un ecosistema che si rigenera da solo, con quasi 3.000 specie viventi catalogate al suo interno.

Il santuario originale fu distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nell'aprile del 1945 e ricostruito nel 1958 grazie a una raccolta fondi pubblica che coinvolse milioni di giapponesi. La struttura attuale è in cipresso giapponese (hinoki) proveniente dalla foresta di Kiso, una delle qualità di legno più pregiate del Giappone, tradizionalmente riservata ai santuari shintoisti più importanti.

Le botti di vino di Borgogna lungo il viale d'accesso sono un omaggio alla curiosità di Meiji per l'Occidente: fu il primo imperatore ad adottare abiti europei e a tagliare il chonmage, il caratteristico nodo di capelli che da secoli era il marchio dei samurai. Sul lato opposto, le oltre 200 botti di sake sono offerte annuali dei principali produttori giapponesi: ogni botte porta il nome della distilleria.

Nei primi tre giorni dell'anno, oltre 3 milioni di persone vengono qui per il primo voto dell'anno (hatsumode): è il santuario più visitato del Giappone in quel periodo.

Aperto dall'alba al tramonto · Ingresso gratuito

Se avete tempo extra in zona

Parco Yoyogi
Confina con il Meiji ma è il suo opposto: parco urbano vivissimo, prato libero, gente che balla, suona, fa picnic. Trenta minuti per vedere come Tokyo vive il tempo libero.
Aperto sempre · Gratis
Takeshita Street
La via pedonale di Harajuku, circa 350 metri di moda alternativa, kawaii, crepes giganti, gadget anime. Venti minuti di passaggio per il contrasto con il silenzio del Meiji.
Negozi 11:00 - 20:00
Opzioni pranzo · zona Harajuku
Sakura-tei
11:00 - 23:00
Harajuku Gyozaro
11:30 - 21:30

Consiglio pratico: il konbini vicino all'hotel è la scelta rapida se volete partire subito per il Meiji senza perdere tempo. Sakura-tei e Harajuku Gyozaro sono le alternative se preferite sedervi con calma: in questo caso conviene pranzare qui dopo il Meiji, visto che sono entrambi a pochi minuti dal santuario. Sakura-tei per provare l'okonomiyaki cuocendovelo da soli sulla piastra al tavolo, Harajuku Gyozaro per gyoza fritti o al vapore a prezzo onesto.

Da Harajuku a Shibuya, circa 15 min a piedi oppure pochi minuti in treno.

🏨 Check-in aperto

Da questo momento il check-in in hotel è aperto. Se dopo il Meiji avete voglia di rientrare cinque minuti per rinfrescarvi e cambiarvi prima di proseguire con Shibuya, siete a una fermata di distanza: vale la pena. Se invece siete in ritmo, proseguite pure senza pensieri, potete passare anche più tardi.

~16:30
Shibuya Parco

Centro commerciale di 10 piani + 1 sotterraneo, riaperto il 22 novembre 2019 dopo tre anni di ricostruzione totale. Quasi 200 negozi distribuiti su un edificio di vetro tagliato a sfaccettature irregolari, terrazza panoramica gratuita sul tetto. Il piano che lo rende famoso nel mondo è il 6° piano, ufficialmente chiamato Cyberspace Shibuya: un'intera area dedicata al gaming e alla cultura pop giapponese.

Qui si trova il primo store ufficiale Nintendo del mondo, aperto solo nel 2019 (Nintendo non aveva mai avuto negozi propri prima); il Pokemon Center Shibuya, riconoscibile dal Mewtwo a grandezza naturale sospeso in una vasca all'ingresso; il Capcom Store Tokyo, con la statua di Ryu di Street Fighter che lancia un Hadōken; il Jump Shop, con Luffy di One Piece e Goku di Dragon Ball alle porte. Per i fan è un pellegrinaggio. Per chi non lo è, è semplicemente uno dei posti più curiosi di Tokyo.

Approfondisci

Il Parco originale aprì a Shibuya nel 1973, e quell'apertura cambiò il quartiere per sempre. Prima del Parco, Shibuya era una zona di second'ordine: una stazione ferroviaria, qualche edificio amministrativo, niente di particolare. Il colosso retail Seiji Tsutsumi, presidente di Saison Group, decise di puntare sul quartiere costruendo un grande magazzino dedicato alla moda giovanile e alla cultura emergente, molto più audace dei grandi magazzini tradizionali di Ginza o Nihombashi. Funzionò: nei dieci anni successivi, Shibuya divenne il centro nevralgico della cultura giovanile giapponese, e il Parco fu il motore di quella trasformazione.

Il vecchio edificio chiuse nel 2016 per essere completamente demolito e ricostruito. Il progetto del nuovo Parco fu affidato all'architetto Manabu Naya: una facciata di pannelli triangolari che riflettono la luce in modo cangiante e una struttura interna concepita come una passeggiata in salita, con un percorso a spirale che invita a salire piano per piano. La filosofia era esplicita: trasformare gli acquisti in esperienza, non in transazione.

Il piano sotterraneo (B1F "CHAOS KITCHEN") fu disegnato dall'architetto Sosuke Fujimoto a imitazione dei vicoli disordinati di Shibuya: si gira ogni angolo e si trova un ristorante diverso, dal sushi al ramen all'izakaya, in uno spazio volutamente labirintico. È diventato uno dei simboli del nuovo edificio.

L'apertura del piano gaming (Cyberspace Shibuya) il 22 novembre 2019 fu un evento mediatico: in particolare il Nintendo Tokyo, primo flagship store ufficiale Nintendo al mondo (la seconda apertura, Nintendo Osaka, sarebbe arrivata solo nel novembre 2022). Per i primi mesi servirono biglietti d'ingresso a tempo per gestire le code: Nintendo è stata per quasi 130 anni un'azienda che vendeva esclusivamente attraverso terzi, e l'apertura di un negozio proprio è stata, per i fan, un evento di portata storica.

Il 4° piano ospita il Parco Museum Tokyo, una galleria a pagamento dedicata ad artisti contemporanei e mostre temporanee di anime e manga. Negli anni ha ospitato mostre dedicate a Akira di Katsuhiro Otomo (un grande murale di Tetsuo è ancora visibile sulla facciata esterna del palazzo), Studio Ghibli, e numerosi artisti grafici giapponesi.

11:00 - 21:00 · Ingresso gratuito

Se avete tempo extra in zona

Statua di Hachiko
La famosa statua del cane Akita all'uscita Hachiko della stazione di Shibuya. Cinque minuti di sosta foto, impossibile saltarla se passate di lì.
Approfondisci

Hachiko nacque nel 1923 a Odate, nella prefettura di Akita. Il suo padrone, il professor Hidesaburo Ueno dell'Università di Tokyo, lo portava ogni mattina alla stazione di Shibuya e ogni sera il cane lo aspettava al ritorno. Nel maggio 1925, Ueno morì improvvisamente all'università. Hachiko continuò ad andare alla stazione ogni sera per quasi dieci anni, fino alla propria morte l'8 marzo 1935.

La prima statua fu inaugurata nell'aprile 1934, con Hachiko stesso presente alla cerimonia. Fu fusa per uso bellico durante la Seconda Guerra Mondiale. Quella che vedete oggi fu realizzata nel 1948 dal figlio dello scultore originale. Nel 2015, una seconda statua è stata eretta all'Università di Tokyo: mostra Hachiko che finalmente ritrova il suo padrone.

Sempre · Gratis
MEGA Don Quijote
Discount giapponese su più piani: snack, cosmetici, KitKat al matcha, gadget kawaii. Il posto dei souvenir non-da-turisti. Aperto 24 ore, potete anche tornarci di notte.
Aperto 24h
Sera · Shibuya Crossing + Shinjuku

Dallo Shibuya Parco al Crossing, circa 5 min a piedi lungo Center-Gai.

~18:00
Shibuya Crossing

L'incrocio pedonale più famoso del mondo: fino a 3.000 persone attraversano contemporaneamente da cinque direzioni a ogni cambio di semaforo. Le insegne luminose, i grandi schermi sui palazzi, il rumore della folla che si dissolve a comando: è la Tokyo che si vede nei film, da Lost in Translation a Fast & Furious: Tokyo Drift.

Lo si vive attraversandolo a piedi insieme agli altri, lasciandosi andare al ritmo: ogni due minuti circa il semaforo cambia, le luci pulsano sulle insegne, il flusso umano si scompone e si ricompone nell'incrocio. Bastano un paio di passaggi nei due sensi per coglierne l'energia. Da fermi, sui bordi, ci si rende conto del meccanismo collettivo che funziona da sé, in silenzio, senza che nessuno si scontri. Per la vista dall'alto e gratuita si sale all'undicesimo piano dello Shibuya Hikarie o alla terrazza dello Shibuya Parco.

Approfondisci

Lo "scramble crossing" non è un'invenzione giapponese. Il sistema fu sperimentato per la prima volta negli Stati Uniti, a Kansas City e Vancouver alla fine degli anni '40, e portato all'attenzione del mondo nei primi anni '60 dal famoso ingegnere del traffico di New York Henry Barnes (da cui il soprannome popolare "Barnes Dance", coniato da un giornalista che scrisse "Barnes ha reso le persone così felici che ballano per strada"). In gran parte delle città americane il sistema però fallì: gli automobilisti odiavano i tempi d'attesa più lunghi, le congestioni aumentavano, e nei decenni successivi venne progressivamente abbandonato. A New York oggi è rimasto un solo "Barnes Dance" attivo in tutta la città.

A Shibuya il sistema fu introdotto nel 1973 per gestire il flusso pedonale crescente davanti alla stazione, e ha trovato il contesto culturale perfetto: una società dove il flusso pedonale è coreografato dall'educazione collettiva, dove migliaia di persone possono attraversare contemporaneamente in tutte le direzioni senza scontrarsi quasi mai. Tutti i semafori per le auto diventano rossi insieme; i pedoni hanno via libera in ogni direzione, comprese le diagonali. Il ciclo dura circa due minuti.

I numeri sono impressionanti: nei momenti di punta (sera del fine settimana), fino a 3.000 persone attraversano in un singolo ciclo di verde. In una giornata media si stimano oltre 250.000 attraversamenti, che diventano oltre 500.000 nei fine settimana più affollati. Nonostante questi volumi, le collisioni sono rarissime: il flusso pedonale giapponese segue un'etichetta non scritta che funziona da sé.

Le insegne luminose più famose appartengono a due edifici che fanno da quinte naturali all'incrocio: il Q-Front con il grande schermo curvo, e lo Shibuya 109, la torre cilindrica simbolo della moda femminile giapponese. La pubblicità su questi schermi è fra le più costose del Giappone: alcune pubblicità di pochi secondi possono costare diverse decine di milioni di yen.

Il Crossing è diventato un simbolo internazionale di Tokyo: nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Rio 2016, il sindaco di Tokyo Yuriko Koike apparve in una sequenza che si chiudeva proprio sull'incrocio, per promuovere i Giochi di Tokyo 2020. Nei film e nelle serie è apparso in centinaia di produzioni: Lost in Translation (2003), The Fast and the Furious: Tokyo Drift (2006), Resident Evil: Afterlife (2010), e innumerevoli anime e drama giapponesi.

Negli anni il Crossing è anche stato teatro di celebrazioni di massa spontanee, soprattutto dopo le vittorie della nazionale di calcio durante i Mondiali. Per gestire questi assembramenti, dal 2019 il governo cittadino dispone di "DJ-poliziotti" con megafoni che, con tono allegro e cortese, gestiscono il flusso umano: una soluzione tipicamente giapponese a un problema di ordine pubblico.

Da Shibuya a Shinjuku, circa 15 min in metro.

~19:15
Omoide Yokocho

Due vicoli stretti e incrociati, fitti come canyon, accanto al lato ovest della stazione di Shinjuku. Una sessantina di micro-locali di yakitori e ramen, in cui gli avventori siedono su sgabelli di plastica davanti al banco mentre il cuoco gira gli spiedini sulla brace, il fumo invade tutto, le insegne di carta dipinte a mano illuminano i muri scrostati. Si chiama Omoide Yokocho, "il vicolo dei ricordi", ed è il pezzo di Tokyo del dopoguerra meglio conservato del centro città.

Il soprannome popolare è meno romantico: Shonben Yokocho, "il vicolo della pisciata". Negli anni '50, quando i locali non avevano ancora bagni propri, gli avventori andavano a fare i propri bisogni sui binari adiacenti.

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Omoide Yokocho nasce nel 1946, l'anno dopo la guerra. Shinjuku, che era stata ai margini di Tokyo durante il periodo Edo, era diventata una stazione di passaggio centrale, e nelle baracche attorno alla stazione si formò spontaneamente un grande mercato nero che vendeva di tutto: cibo, alcool, sigarette americane, beni di prima necessità a prezzi di favore. Pian piano alcuni di questi banchi si specializzarono in yakitori, gli spiedini di pollo grigliato, perché era un cibo economico, veloce, e si poteva preparare con frattaglie e parti meno nobili che le grandi cucine scartavano. Negli anni '50 il mercato fu legalizzato, e Omoide Yokocho prese forma definitiva: due vicoli ortogonali fra il marciapiede della stazione e una strada secondaria, con i micro-locali addossati uno all'altro.

Negli anni '90 il quartiere fu vicino alla demolizione: i terreni di Shinjuku raggiunsero prezzi astronomici durante la bolla economica, e i developer volevano sostituire i vicoli con grattacieli. Nel 1999 un grande incendio distrusse circa metà dei locali, alimentando il sospetto di sgombero forzato (mai chiarito). I gestori dei locali, però, ricostruirono insieme, mantenendo le stesse misure dei vicoli e l'aspetto originale. Da allora il quartiere è formalmente protetto come patrimonio culturale di Shinjuku.

Funziona come Golden Gai (anche quello sopravvivenza del dopoguerra): pochi posti per locale, atmosfera intima, molti gestori sono famiglie da generazioni. La differenza è che Omoide Yokocho è specializzato nel cibo (yakitori, motsu-nikomi, ramen), mentre Golden Gai è specializzato nel bere. Si vede prevalentemente di sera, dalle 17 in poi.

Se avete tempo extra in zona

Golden Gai
Sei vicoli con oltre 200 mini-bar, ognuno con pochi posti e la propria identità (jazz, punk, manga). Cercate quelli con il cartello "Tourist welcome".
Approfondisci

Il Golden Gai risale al dopoguerra, come Omoide Yokocho. Negli anni Cinquanta e Sessanta era un luogo di ritrovo per scrittori, registi, musicisti e intellettuali della scena underground di Tokyo. Alcuni bar sono gestiti dalla stessa persona da decenni. Negli anni Ottanta, durante la bolla immobiliare, il quartiere rischiò la demolizione: gli speculatori volevano radere tutto al suolo per costruire grattacieli. I proprietari dei bar resistettero e una serie di incendi sospetti non bastò a cacciarli. Oggi il Golden Gai è protetto come zona storica.

19:00 - tarda notte · Cover 500-1.500 yen circa
Tokyo Metropolitan Government Building
Osservatori panoramici al 45esimo piano, completamente gratuiti. Nelle giornate limpide si può vedere il Monte Fuji. Torre nord aperta fino alle 22:00.
09:30 - 22:00 · Gratis
~20:00
Opzioni cena
Yakiniku Kobeya
17:00 - 23:00
Sushiro Shinjuku
11:00 - 23:00 (weekend 10:30 - 23:00)

Consiglio pratico: Yakiniku Kobeya è la scelta della serata speciale, carne wagyu da grigliare al tavolo, ma va prenotato (vedi sotto). Sushiro Shinjuku è la scelta spontanea: kaiten sushi, piattini dal nastro a prezzo onesto. Entrambi a pochi minuti da Omoide Yokocho.

Da ricordare ✏️

Se volete cenare da Yakiniku Kobeya, dovete prenotare a metà luglio su Tabelog per le 20:30. Senza prenotazione rischiate di non entrare.

~22:00

Rientro in hotel, circa 15 minuti in metro. A casa entro le 23:00 circa.

・ ・ ・

Giorno 2 (21 Agosto) - Kamakura

Kamakura
Antica capitale del Giappone nel XII secolo, Kamakura è una città a un'ora di treno da Tokyo, fra colline verdi e il Pacifico. Templi scavati nella roccia, il Grande Buddha all'aperto, una costa dove nelle giornate limpide si vede il Fuji.
Mattina · Kamakura
07:30

Colazione al konbini o al caffè vicino all'hotel.

08:19

Partenza in treno dalla stazione di Shibuya, diretta fino a Kamakura. Circa un'ora di viaggio.

Dalla stazione di Kamakura a Via Komachi sono circa 2 minuti a piedi.

~09:30
Via Komachi a Kamakura

La strada commerciale più famosa di Kamakura: circa 600 metri pedonali che dalla stazione portano al santuario Tsurugaoka Hachimangu. Botteghe d'artigianato, caffetterie, negozi di matcha, di senbei (cracker di riso) appena fatti. Una passeggiata lenta fermandovi dove vi attira.

Approfondisci

La via prende il nome dal santuario a cui conduce: il Tsurugaoka Hachimangu, fondato nel 1063 e ricostruito nella posizione attuale nel 1191 da Minamoto no Yoritomo, il primo shogun del Giappone. Kamakura fu la sede del primo governo militare (shogunato) dal 1185 al 1333, prima che il potere si spostasse a Kyoto e poi a Edo (Tokyo).

Negozi circa 09:00 - 17:00

Trasferimento al Daibutsu, circa 15 min in bus o treno locale (Enoden) + pochi minuti a piedi.

~11:00
Grande Buddha di Kamakura

Il Daibutsu di Kamakura: statua di bronzo del Buddha Amida alta 13,35 metri, fusa nel 1252. Quello che la rende unica è che è all'aperto: il tempio in legno che la conteneva fu distrutto da uno tsunami nel XV secolo e non è mai stato ricostruito.

Girateci attorno, guardatela da diverse angolazioni. Si entra anche dentro la statua per altri 50 yen. Calcolate circa un'ora.

Approfondisci

Il Grande Buddha di Kamakura fu commissionato nel 1252 dal sacerdote Joko e finanziato dalla nobildonna Inada no Tsubone. Originariamente era ricoperto di foglia d'oro e custodito all'interno di un grande tempio in legno. Nel corso dei secoli, una serie di tifoni e maremoti distrusse ripetutamente il tempio. Dopo lo tsunami del 1498, che spazzò via definitivamente la struttura, si decise di non ricostruirla. Da allora il Buddha siede all'aperto, esposto alle intemperie, e questa condizione è diventata il suo tratto distintivo.

La statua è alta 13,35 metri e pesa circa 121 tonnellate. È cava all'interno: potete entrarci e vedere le giunture delle lastre di bronzo, unite con una tecnica di fusione che nel XIII secolo era fra le più avanzate al mondo.

08:00 - 17:30 (Apr-Set) · 300 yen (+50 per entrare dentro)
~12:00
Opzioni pranzo · fra il Daibutsu e l'Hasedera
Matsubara-an
11:00 - 21:30
Miyoshi
10:00 - 17:30

Consiglio pratico: Miyoshi è a pochi passi dal Daibutsu, sulla strada per l'Hasedera: scelta rilassata con udon caldi e set semplici a prezzo basso. Matsubara-an è invece a Yuigahama, una fermata di Enoden più avanti: vale la piccola deviazione per chi vuole mangiare soba fatto a mano con vista su un giardino curato, in una vecchia casa giapponese.

Dal Daibutsu al Tempio Hasedera, circa 10 min a piedi.

Pomeriggio · Hasedera + Costa
~13:00
Hasedera

Complesso templare costruito sul fianco di una collina. Al centro c'è la statua lignea di Kannon, dea della misericordia, alta oltre nove metri, dorata. È considerata la statua di Kannon in legno più alta del Giappone.

Salendo si attraversano giardini curatissimi, stagni con carpe koi, una grotta con piccole statue nella roccia. Dalla terrazza in alto, vista aperta sulla baia di Kamakura. Calcolate un'ora e mezza.

Approfondisci

La leggenda racconta che nel 721 il monaco Tokudo Shonin trovò un enorme albero di canfora nelle foreste di Nara. Il tronco era così grande che ne fece ricavare due statue della dea Kannon: la prima fu custodita nel tempio Hasedera di Nara, la seconda fu gettata in mare con la preghiera di riapparire dove ce ne fosse più bisogno.

Dopo quindici anni alla deriva, protetta secondo la tradizione da gusci di ostriche che si attaccarono alla superficie, la statua riapparve sulle coste vicino a Kamakura nel 736. Fu portata sulla collina e il tempio fu costruito per custodirla. La statua, alta 9,18 metri, è una delle più grandi sculture in legno del Giappone. La copertura in foglia d'oro che vedete oggi fu aggiunta nel XIV secolo.

Lungo il sentiero noterete file di piccole statue in pietra chiamate Jizo: sono il guardiano dei bambini nella tradizione buddhista. Molte sono offerte votive lasciate da famiglie in memoria di bambini perduti. È un luogo di raccoglimento.

08:00 - 17:00 · 400 yen

Se avete tempo extra in zona

Sabo Kirara
Sala da tè tradizionale sulla strada fra il Daibutsu e l'Hasedera. Dolci con anko, matcha e mochi. Perfetto per una pausa quando fa caldo.
10:00 - 17:00
Farm Sweets
Gelati artigianali e dolci con frutta locale. La scelta giusta se volete qualcosa di fresco e veloce.
10:30 - 18:30

Da Hase a Inamuragasaki, circa 6 min in treno locale (Enoden) + pochi minuti a piedi.

~15:00
Inamuragasaki

Promontorio sulla costa con vista aperta sull'oceano. Nelle giornate limpide si vedono l'isola di Enoshima e il Monte Fuji in lontananza. Sotto, spiaggia rocciosa con surfisti. Salite per il sentierino, restate venti minuti, respirate.

Approfondisci

Questo promontorio fu il teatro di uno degli episodi più famosi della storia militare giapponese. Nel 1333, il generale Nitta Yoshisada doveva aggirare le difese di Kamakura via mare, ma la marea era alta. Secondo la leggenda, offrì la sua spada al dio del mare e le acque si ritirarono, permettendo al suo esercito di passare e conquistare Kamakura, ponendo fine allo shogunato Kamakura. Una stele commemorativa ricorda l'evento.

Sera · Rientro a Tokyo + Tokyo Tower

Rientro in treno a Tokyo con un treno verso le 16:30 dalla stazione di Kamakura: arrivate nella zona di Hamamatsucho verso le 18:00. Il Giorno 1 avete già conosciuto Shibuya e Shinjuku, stasera vi sposto in un angolo diverso di Tokyo: passeggiata ai piedi della Tokyo Tower con il tramonto, cena in zona, e chiusura con un cocktail su un rooftop con vista frontale sulla Torre illuminata.

~18:00
Shiba Park con Tokyo Tower

Il tempio buddhista più importante della scuola Jōdo ("Pura Terra") nel Giappone orientale, fondato nel 1393, e per due secoli e mezzo il tempio di famiglia degli shogun Tokugawa: i sovrani militari che governarono il Giappone dal 1603 al 1868. Sei dei quindici shogun Tokugawa sono sepolti qui, nel Mausoleo Taitoku-in dietro la sala principale.

L'inquadratura più celebre: il tetto curvo del Daiden, il padiglione principale, sotto la sagoma rosso-bianca della Tokyo Tower, che svetta a poche centinaia di metri di distanza. Tradizione e modernità in un'unica fotografia, un cliché diventato iconico ma sempre suggestivo dal vivo. Il Sangedatsumon, la grande porta principale del 1622, è invece il più antico edificio in legno di tutta Tokyo: ha attraversato indenne incendi, terremoti e bombardamenti.

Lo Shiba Park, parte del medesimo complesso, è invece una delle prime aree verdi pubbliche del Giappone, istituita nel 1873. Famoso per il giardino delle statue Jizō, file di piccoli Buddha in pietra con cappellini rossi e ventagliuzzi: ognuno è dedicato a un bambino mai nato, e i genitori in lutto vi lasciano giocattoli e vestitini.

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Lo Zojo-ji fu fondato nel 1393 dal monaco Shōsō come centro del Buddismo Jōdo, una scuola che predica la salvezza attraverso la sola recitazione del nome del Buddha Amida. La svolta arriva nel 1598, quando Tokugawa Ieyasu, allora signore della guerra in ascesa e futuro fondatore dello shogunato che governerà il Giappone fino al 1868, sceglie lo Zojo-ji come tempio di famiglia. Lo fa anche per ragioni geomantiche: il tempio si trova nella direzione "ki-mon" (porta dei demoni) rispetto al castello di Edo, e doveva proteggere il governo dagli spiriti maligni che, secondo la tradizione, arrivavano dal nord-est.

Sotto i Tokugawa lo Zojo-ji raggiunse dimensioni colossali: 48 sotto-templi, oltre 120 strutture, fino a 3.000 monaci in residenza, un'area di 83 ettari (oggi è ridotta a una frazione). I sei shogun sepolti qui sono Hidetada (il secondo shogun), Ienobu (sesto), Ietsugu (settimo), Ieshige (nono), Ieyoshi (dodicesimo) e Iemochi (quattordicesimo, marito della principessa imperiale Kazu-no-Miya). Ieyasu, il fondatore, è invece sepolto nel grande santuario di Nikkō.

I mausolei originali erano fra le più grandi opere di architettura del periodo Edo, ricoperti di lacche e foglia d'oro. Furono completamente distrutti nei bombardamenti del 1945. Le tombe attuali, restaurate negli anni del dopoguerra, sono molto più sobrie. Una nota poetica: la porta Sangedatsumon del 1622, sopravvissuta a tutto, prende il nome dai "tre cancelli della liberazione" buddhista (dal desiderio, dall'effetto karmico, dall'illusione). La calligrafia originale del nome sopra la porta è di mano dello stesso Tokugawa Ieyasu.

~19:00
Opzioni cena in zona
Yakiniku LIKE
11:00 - 23:00
Tokyo Ramen Tower
11:00 - 15:00 / 17:00 - 22:00

Consiglio pratico: Yakiniku LIKE è una catena di yakiniku per una persona, con griglietta personale al banco e set di carne a prezzo onesto: divertente e veloce. Tokyo Ramen Tower è una piccola ramen-ya famigliare a pochi minuti dalla Tokyo Tower, con brodo ricco e chashu tenero: ordinazione al distributore, staff molto accogliente. Niente prenotazione per entrambi.

~21:00
Tokyo Confidential

Rooftop bar nel quartiere di Azabu-Juban con vista frontale sulla Tokyo Tower illuminata, a distanza ravvicinata. Ambiente intimo, divani comodi, cocktail creativi e una buona scelta di analcolici curati. Andateci verso le 21:00, prendete due cocktail, restate un'ora. È il modo giusto di chiudere la serata.

Sera - tarda notte · Cocktail ~1.500-2.000 yen
~22:30

Rientro in hotel, circa 20 minuti in metro.

⏵ Alternativa · Serata lenta a Kamakura

Se preferite restare a Kamakura fino a tardi invece di rientrare a Tokyo per la Tokyo Tower, ecco un percorso alternativo che parte dopo l'Hasedera. Una serata più contemplativa: due templi minori, il tramonto sulla costa, cena in zona e rientro in hotel verso le 22:00.

Pomeriggio · Due templi minori

Dall'Hasedera a Goryo Shrine, circa 5 min a piedi.

~14:30
Goryo Shrine

Un piccolo santuario shintoista nella zona di Hase, fondato nel tardo XI secolo. La sua particolarità è subito visibile: il torii d'ingresso si trova a poco più di un metro dal binario della Enoden, la storica linea ferroviaria a vagoni vintage che corre lungo la costa di Kamakura. Quando passa il treno, lo sguardo dal santuario verso la strada inquadra in un'unica scena il portale rosso, le rotaie e il convoglio verde che sfila a passo d'uomo. È uno degli scatti più amati dai fotografi giapponesi e una location ricorrente in dorama e film.

Il santuario è dedicato a Kamakura Gongoro Kagemasa (1069-?), un samurai del clan Taira la cui storia personale è una delle più celebri della tradizione guerriera giapponese. Sulle insegne, sui ventagli e sulle tegole del tetto compare l'emblema del santuario: una coppia stilizzata di impennaggi di freccia, riferimento diretto all'episodio che lo rese leggendario. I locali lo chiamano affettuosamente "Gongoro-sama".

Nel cortile si vedono il Meoto Ginkgo (i "ginkgo coniugali", due alberi gemelli simbolo di armonia di coppia), il Tamoto-ishi (105 chili) e il Tedama-ishi (60 chili), due grosse pietre che secondo la tradizione popolare Kagemasa sollevava come fossero giocattoli, e un tabu di 350 anni registrato fra i "100 Alberi Famosi del Kanagawa". Il santuario è anche venerato come protettore della vista (per ovvio collegamento con la storia del fondatore). All'ingresso si paga 100 yen per accedere al piccolo museo interno, dove sono custodite le maschere antiche usate nel festival annuale.

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La storia di Kamakura Gongoro Kagemasa è uno di quei racconti samurai così perfettamente costruiti che sembrano inventati, ma sono attestati negli archivi medievali. Aveva sedici anni e combatteva nella Guerra Gosannen (1083-1087), un conflitto fra i clan del nord-est del Giappone in cui i Taira erano schierati a fianco dei Minamoto. Nel 1085, durante l'assedio della fortezza di Kanezawa, una freccia nemica gli trapassò la visiera dell'elmo e gli si conficcò in un occhio. Kagemasa, anziché crollare, spezzò l'asta della freccia con l'occhio ancora trafitto, prese il proprio arco, mirò alla postazione nemica e uccise l'arciere che gli aveva sparato con un solo tiro. Continuò a combattere fino alla fine della battaglia, quel giorno, senza mai rimuovere la freccia.

L'episodio che rese la storia memorabile avvenne dopo, al campo. Tornato fra i suoi, Kagemasa si stese a riposare con la freccia ancora dentro l'occhio. Un compagno samurai, Miura no Tametsugu, si avvicinò per estrarla, ma la freccia era talmente conficcata che dovette appoggiare un piede sulla fronte di Kagemasa per fare leva. Nel codice samurai dell'XI secolo, toccare con il piede il viso di un guerriero era un'offesa mortale: il volto è la sede dell'onore. Kagemasa scattò in piedi con la freccia ancora nell'occhio, mise mano alla spada e lo accusò di rudezza inaccettabile. Tametsugu si scusò profondamente e chiese il permesso di estrarre la freccia in modo più rispettoso. Kagemasa accettò, si sedette di nuovo, e si fece togliere la freccia senza emettere un suono. Sopravvisse, ma perse l'occhio per sempre. La storia entrò nei manuali di etica samurai per nove secoli successivi: dignità sopra tutto, anche sopra il dolore.

Kagemasa divenne così popolare che è il protagonista di uno dei più famosi spettacoli di kabuki, intitolato Shibaraku ("Un momento!"), creato all'inizio del Settecento e ancora oggi uno dei pezzi più rappresentativi del repertorio. In scena entra un guerriero gigantesco con il viso dipinto a strisce rosse e bianche (il kumadori, il trucco simbolico del kabuki, in cui le linee rosse rappresentano sangue e furia eroica), enormi maniche quadrate del costume, e l'ingresso al rallentatore con il grido "Shibaraku!" è uno dei momenti più riconoscibili della cultura tradizionale giapponese. Il personaggio è da sempre associato alla famiglia di attori Ichikawa Danjūrō, la dinastia kabuki più antica e prestigiosa del Giappone.

Ogni 18 settembre il santuario celebra il giorno della morte di Kagemasa con la Menkake Gyoretsu, la "parata dei volti mascherati", classificata Bene Culturale Immateriale della Prefettura di Kanagawa. Dieci uomini in kimono indossano maschere di legno antiche del periodo Edo (custodite nel museo del santuario per il resto dell'anno) raffiguranti volti grotteschi, divinità, demoni, anziani e una donna incinta. La parata sfila per il quartiere di Hase con un mikoshi, accompagnata da musica sacra (Kamakura Kagura) e tamburi. Il legame fra la parata mascherata e la figura di Kagemasa è uno dei piccoli misteri irrisolti del folklore di Kamakura: nessuno sa con certezza perché si svolga proprio in suo onore.

Una nota sul nome: il santuario originariamente non era dedicato a Kagemasa ma agli spiriti ancestrali delle cinque famiglie Bando Heishi (i clan Taira della regione del Kanto): i go-ryo ("cinque spiriti"), da cui il nome. Solo nei secoli successivi, con la crescita del culto popolare di Kagemasa, la sua figura divenne la divinità principale del santuario. La Enoden, costruita nel 1902 come tramvia elettrica per collegare Kamakura a Enoshima, passò quasi accidentalmente a meno di due metri dal torii: una collisione fortunata fra storia medievale e modernità Meiji che oggi è una delle immagini più riconoscibili della Kamakura turistica.

Aperto dall'alba al tramonto · Ingresso gratuito

Da Goryo Shrine al Kosoku-ji, circa 10 min a piedi.

~15:30
Tempio Kosoku-ji

Un piccolo tempio buddhista della scuola Nichiren, nascosto in una valletta di Hase, conosciuto a Kamakura come "il tempio dei fiori" (hana no tera). Su un cortile raccolto, davanti alla sala principale, sono allineate oltre 200 varietà di yama-ajisai, le ortensie selvatiche giapponesi, ciascuna in un proprio vaso e con la propria etichetta di identificazione: la collezione viene curata da generazioni di monaci ed è una delle più complete del Giappone. Fioriscono fra metà maggio e metà giugno, con un picco a inizio giugno.

Ma le ortensie sono solo l'ultimo strato. Nel cortile crescono anche un kaido (melo da fiore giapponese, Malus halliana) di circa 200 anni, alto 7 metri, che fiorisce a inizio aprile insieme ai ciliegi; pruni rossi e bianchi del periodo Edo (gennaio-febbraio); il rarissimo "Omoinomama", un pruno giapponese che porta sullo stesso ramo fiori bianchi, rosa e screziati; iris d'acqua attorno a un piccolo stagno; aceri rossi in autunno. La Sala Principale (Hondo) in legno scuro risale al 1650, in stile Edo. L'ingresso è a offerta libera (100 yen, sistema dell'onore).

Sul retro, una scalinata di pietra coperta di muschio sale alla collina dietro al tempio, dove una cella scavata nella roccia ricorda l'episodio fondativo del luogo, che è una delle storie più drammatiche del buddhismo giapponese.

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Il Kosoku-ji nacque da un incarcerimento. Per capire come, bisogna fare un passo indietro al 1260, quando il monaco rivoluzionario Nichiren (1222-1282), fondatore della scuola buddhista che porta il suo nome, scrisse il Risshō Ankoku-ron ("Trattato sulla diffusione della retta dottrina per la pace della nazione"). In quel testo Nichiren denunciava le altre scuole buddhiste come "false dottrine" e prevedeva, se lo shogunato non si fosse convertito al Sutra del Loto, una serie di catastrofi: rivolte interne e invasioni straniere. Lo storico paradosso è che ebbe ragione: nove anni dopo arrivarono gli emissari mongoli di Kublai Khan, e nel 1274 e 1281 si scatenarono le due tentate invasioni mongole del Giappone.

Per consegnare il trattato al reggente Hōjō Tokiyori (1227-1263), il quinto reggente Hōjō dello shogunato di Kamakura, Nichiren si rivolse a Yadoya Mitsunori (date sconosciute), un funzionario laico devoto e amico personale del monaco. Mitsunori abitava proprio in questo punto di Hase, e fu lui a portare il testo a corte. Ma Tokiyori, che era un fervente seguace del buddhismo Zen della scuola Rinzai, prese la denuncia come un attacco personale. Negli anni seguenti Nichiren fu più volte arrestato, esiliato (sull'isola di Sado, dal 1271 al 1274), graziato, riarrestato. La sua scuola era considerata pericolosa per la stabilità religiosa dello shogunato.

Nel 1271, durante la persecuzione più dura, lo shogunato ordinò a Mitsunori, suo vassallo fidato, di prendere in custodia uno dei sei principali discepoli di Nichiren: il giovane monaco Nichirō (1245-1320), allora ventiseienne. Mitsunori dovette costruire una cella sotterranea nella sua proprietà, scavata nella collina dietro casa, e rinchiudervi Nichirō. Per tre anni il monaco prigioniero fu tenuto in quella grotta-cella di pietra. Il rapporto fra prigioniero e guardiano si trasformò nel tempo: secondo le cronache del tempio, Mitsunori (che era pur sempre un buddhista laico) iniziò a portare a Nichirō più cibo del dovuto, a parlargli, a leggere con lui i sutra. Quando i discepoli di Nichiren furono finalmente liberati nel 1274, Mitsunori si era convertito alla scuola di Nichiren.

L'ex-carceriere chiese a Nichirō di diventare il primo abate di un tempio. Mitsunori donò la propria casa, la trasformò in luogo di culto, e Nichirō accettò: il tempio fu fondato ufficialmente nel 1274. Il nome Kōsoku-ji (光則寺) è la lettura in stile cinese dei caratteri di "Mitsunori": il fondatore decise di intitolare il tempio al suo carceriere convertito. Il nome ufficiale della montagna del tempio, Gyōji-san (行時山), è la lettura cinese del nome di Yukitoki, il padre di Mitsunori. È raro, in Giappone, un tempio che porti il nome di chi lo ha donato e non del suo fondatore religioso: Nichirō volle ringraziarlo in eterno.

La cella di pietra di Nichirō è ancora visitabile. Si raggiunge salendo i gradini muschiosi sul retro del tempio. Dentro c'è una piccola statua del monaco. Le pareti sono di roccia naturale levigata dal tempo. Si avverte il freddo umido tipico delle grotte di Kamakura, scavate nella stessa pietra arenaria delle yagura, le tombe rupestri samurai sparse per le colline della città. Lo stesso Mitsunori, dopo la conversione, riservò la grotta come spazio di meditazione personale: ci passò gli ultimi anni della vita.

La sala principale, Hondo, fu ricostruita nel 1650 in stile Edo e contiene una statua di Nichiren. Sopra il portone interno è appesa una tavoletta calligrafica che riporta le parole "Shikō Daiichi" (師孝第一), "Devozione al maestro al primo posto": è una frase che Nichiren scrisse personalmente per il discepolo Nichirō, e che riassume la filosofia del tempio. Nonostante la sua posizione nel cuore della zona di Hase, una delle più frequentate di Kamakura, il Kosoku-ji rimane quasi sempre quasi vuoto: una rarità in città. Chi sale nel cortile delle ortensie a inizio giugno trova spesso solo i monaci e qualche fotografo locale.

07:30 - 17:00 · 100 yen
Tramonto sulla costa

Da Kosoku-ji a Inamuragasaki Park, circa 15 min a piedi (o pochi minuti in treno locale).

~16:30
Inamuragasaki Park

Un grande prato a terrazze sospeso sul mare, con scalinate panoramiche disposte come una platea naturale rivolta a sud-ovest. Da qui, nei giorni limpidi, si inquadra in un'unica visuale la silhouette dell'isola di Enoshima a destra e la sagoma del Monte Fuji all'orizzonte, che spunta esattamente al di là del mare (a circa 70 km in linea d'aria). È classificato fra i "50 paesaggi del Kanagawa" e fra i "100 punti panoramici del Monte Fuji nel Kanto".

Il parco è un Sito Storico Nazionale, riconoscimento ufficiale dato a luoghi di importanza decisiva nella storia del Giappone: qui, nel luglio 1333, il samurai Nitta Yoshisada rovesciò lo shogunato di Kamakura, ponendo fine a oltre un secolo e mezzo di dominio del clan Hōjō. La leggenda dietro a quell'evento è una delle più famose dei racconti samurai medievali, narrata nel Taiheiki.

In due punti del parco si trovano monumenti commemorativi. Uno, in pietra, ricorda la battaglia del 1333. L'altro, più piccolo e nascosto, ricorda una tragedia del 1910 che commosse l'intero Giappone, e da cui nacque una delle canzoni scolastiche più cantate del Novecento giapponese. Diamond Fuji: due volte all'anno, agli equinozi di primavera e autunno, il sole tramonta esattamente sulla cima del Fuji, formando un punto luminoso "a diamante". È uno dei pochi luoghi del Giappone con questa allineazione perfetta.

Approfondisci

L'assedio di Kamakura del 1333 fu uno dei capitoli più drammatici della storia medievale giapponese. Lo shogunato Kamakura, fondato da Minamoto no Yoritomo nel 1192, era da decenni guidato come reggenza dal clan Hōjō, indebolito dallo sforzo finanziario di respingere le due invasioni mongole (1274 e 1281) e dallo scontento dei samurai delle province che non avevano ricevuto ricompense adeguate. L'imperatore Go-Daigo (1288-1339), in esilio per aver tentato di rovesciare lo shogunato, riuscì a fuggire e a chiamare a raccolta i clan ribelli. Uno dei suoi più fedeli alleati fu Nitta Yoshisada (1301-1338), un signore di provincia di rango medio che aveva un conto antico con i Hōjō.

Il 30 giugno 1333, dopo dieci giorni di marcia forzata attraverso il Giappone centrale, Nitta arrivò ai margini di Kamakura. La città era una fortezza naturale: chiusa su tre lati da colline ripide, aperta solo verso il mare. Le colline avevano sette passi ("le sette bocche"), tutti fortificati e presidiati. Sul fronte mare, la baia era pattugliata da centinaia di navi Hōjō. Nitta divise il suo esercito in tre tronconi e attaccò simultaneamente i passi del Gokuraku, del Nagoe e del Kewaizaka. Per giorni non riuscì ad avanzare di un metro.

La svolta arrivò con un'idea che, secondo la cronaca Taiheiki (XIV secolo), nacque da una preghiera. Nella notte del 3 luglio 1333, Nitta sali su una collina e osservò la baia: notò che il promontorio davanti a lui si protendeva nel mare, e che a bassa marea forse la spiaggia ai suoi piedi sarebbe stata sufficiente per fare passare un esercito aggirando le difese. Era un piano disperato. La marea avrebbe dovuto ritirarsi più del solito, e le navi nemiche non avrebbero dovuto vederli. Nitta si avvicinò alla riva, sfilò la spada d'oro che aveva ricevuto in dono dall'imperatore, e la scagliò nelle onde come offerta a Ryūjin, il dio drago del mare nella tradizione shintoista, pregandolo di fargli passare l'esercito.

Secondo il Taiheiki, Ryūjin esaudì la preghiera: la marea si ritirò molto più del normale, le navi Hōjō furono spinte al largo da una corrente improvvisa, e Nitta fece passare il suo esercito sulla spiaggia esposta, aggirando il promontorio. La spiegazione storica è probabilmente più prosaica (un'eccezionale bassa marea sigiziale, calcolata con cura), ma poco cambia: i samurai di Nitta entrarono a Kamakura dal lato indifeso della costa, e la città cadde nel giro di poche ore. Il reggente Hōjō Takatoki e oltre 800 uomini del suo clan si suicidarono ritualmente nel tempio Tōshō-ji (poi raso al suolo) per non cadere in mano nemica. Si stima che circa 6.000 persone morirono in quei giorni a Kamakura, e nel 1953 furono ritrovati 556 scheletri durante scavi archeologici sulla spiaggia di Yuigahama: erano civili e samurai morti di morte violenta in quel luglio del 1333, sepolti in fretta dopo il massacro.

Una stele eretta nel 1917 a Sode no Ura (la piccola baia ai piedi del promontorio) recita: "666 anni fa, il 21 maggio 1333 [calendario lunare], Nitta Yoshisada, giudicando un'invasione via terra impossibile, decise di tentare di aggirare questo capo. È qui che, secondo la tradizione, gettò la sua spada d'oro fra le onde, pregando il dio del mare di ritirarsi e farlo passare". Il sito è stato dichiarato Sito Storico Nazionale dal governo giapponese.

Sei secoli dopo, lo stesso luogo sarebbe stato il teatro di un'altra tragedia. Il 23 gennaio 1910, dodici studenti del liceo Zushi Kaisei (oltre uno studente più giovane che li accompagnava, per un totale di 13 vittime) uscirono in barca a remi dal porto di Zushi diretti all'isola di Enoshima per un'esercitazione del club di canottaggio. Il mare era apparentemente calmo, ma all'altezza di Shichirigahama, lungo la costa di Inamuragasaki, si trovarono in un improvviso cambio di vento e onde. La barca si capovolse. Nessuno tornò a riva.

La tragedia commosse l'intero Giappone Meiji. Una giovane insegnante della scuola femminile di Kamakura, Misumi Suzuko, scrisse una poesia, poi musicata, intitolata "Mashiroki Fuji no Ne" ("Le pure radici bianche del Monte Fuji"), che divenne una delle canzoni scolastiche più cantate del Novecento giapponese: ogni 23 gennaio, in molte scuole del paese, i ragazzi la cantano ancora oggi in memoria delle vittime. Il monumento nel parco è un piccolo blocco di pietra con i nomi dei tredici studenti. Da decenni vi si fermano in silenzio le famiglie giapponesi, soprattutto chi ha figli adolescenti.

Il fenomeno del Diamond Fuji è una coincidenza astronomica calcolata con precisione: due volte all'anno, attorno agli equinozi di primavera (20-21 marzo) e autunno (22-23 settembre), il sole tramonta esattamente dietro la cima del Monte Fuji, viste da Inamuragasaki. Per pochi minuti il disco solare si appoggia sulla vetta, formando una luce intensissima a forma di "diamante". È uno dei pochissimi punti del Giappone con questa allineazione naturale fra costa pacifica e Fuji: i fotografi giapponesi arrivano da centinaia di chilometri di distanza per i pochi minuti in cui il fenomeno è visibile.

Aperto dall'alba al tramonto · Ingresso gratuito

Dal parco al Cape, pochi minuti a piedi sul promontorio.

~18:00
Cape Inamuragasaki

Un promontorio di roccia scura che si protende per diverse centinaia di metri nel mare di Sagami, all'estremità ovest della spiaggia di Yuigahama. Il nome significa "Capo del covone di riso" (ina-mura): visto dalla costa, il profilo del promontorio ricorda effettivamente il fagotto di paglia che si lasciava nei campi dopo il raccolto del riso, prima dell'invenzione della trebbia. Il Man'yōshū e l'Azuma Kagami, due delle più antiche cronache della letteratura giapponese, lo nominano con un nome arcaico: Mikoshi-no-saki, "Capo del trono imperiale", per la sua forma simile a un palanchino sacro.

La punta estrema scende fino a una grande roccia piatta che si protende sull'acqua: a marea bassa si può raggiungere a piedi e camminarci sopra, a marea alta è circondata dalle onde che si infrangono contro le scogliere. È il punto più basso del promontorio, e quello dove si vede il mare in faccia. Da qui le onde della baia di Sagami si rovesciano sulle rocce, e all'orizzonte la sagoma di Enoshima si stacca contro la silhouette del Monte Fuji nei giorni limpidi d'inverno (un fenomeno che i locali chiamano Akafuji, "Fuji cremisi", quando la cima innevata viene tinta di rosa-rosso dalla luce radente).

Il capo è uno degli spot di surf più frequentati dello Shōnan, l'area costiera fra Kamakura e Ōiso che è la culla della cultura del surf moderno in Giappone. Le onde sono di rocce e fondale corallino, ideali per surfisti esperti. La spiaggia è di sabbia nera vulcanica, scura e ricca di magnetite, segno geologico dell'origine vulcanica della costa giapponese.

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Geologicamente, le scogliere di Inamuragasaki sono un campione manuale di tettonica giapponese. Le rocce sono parte del Gruppo Miura, un complesso di sedimenti marini depositatisi fra 3 e 1 milione di anni fa sul fondale dell'allora paleoceano Pacifico. Quando la placca filippina iniziò a scontrarsi e a infilarsi sotto la placca eurasiatica, questi strati furono sollevati, piegati, fratturati. Lungo le pareti del capo si vedono a occhio nudo pieghe sinclinali, faglie inverse, strati di tufi e arenarie che testimoniano la convulsione tettonica del bordo continentale: è uno dei pochi punti dell'arcipelago dove un non-geologo può "leggere" la storia di un milione di anni di compressione tettonica camminando lungo un sentiero costiero.

La sabbia nera della spiaggia ai piedi è uno degli effetti laterali più visibili del fenomeno. È sabbia vulcanica ricca di magnetite (un minerale di ferro): se si avvicina una calamita alla sabbia bagnata, le particelle metalliche aderiscono come fossero limatura. Viene dai vulcani della catena del Hakone e del Fuji, trasportata fino al mare dai fiumi e poi distribuita lungo la costa dalle correnti. È la stessa sabbia che usavano i fabbri samurai medievali per produrre l'acciaio dei katana con la tecnica del tatara: scaldando in una fornace di argilla, fondevano la sabbia ferrosa con il carbone di legna e ottenevano lingotti di acciaio fra i più puri al mondo.

L'area di Shōnan (la fascia costiera che va dalla foce del Sagami fino a Ōiso, con Inamuragasaki nel cuore geografico) è considerata la culla del surf giapponese moderno. La diffusione della pratica come sport iniziò attorno al 1960, quando i militari americani della base navale di Yokosuka (a sud di Yokohama, una mezz'ora dal capo) cominciarono a portare le loro tavole in fibra di vetro lungo la costa, dove c'erano onde regolari. I primi surfisti giapponesi imparavano guardandoli, poi iniziarono a costruirsi tavole di legno o di compensato. Nei decenni successivi nacque qui lo "Shōnan style": lo stile di vita dei salaryman di Tokyo che lavorano in città durante la settimana e nel weekend prendono il treno per surfare a Inamuragasaki o Shichirigahama. Esiste oggi una vera "tribù" di surfisti locali; il capo ospita ogni qualche anno l'Inamura Surfing Classic Invitational, una competizione internazionale di surf, organizzata però solo quando le onde sono abbastanza grandi da giustificarla.

Una nota più antica, sempre marina: nel Man'yōshū (la più antica antologia poetica giapponese, raccolta nel VIII secolo) il capo viene già nominato. Una poesia anonima del periodo Nara recita: "Sopra il capo che si chiama Mikoshi, vola un airone, e dal mare si alza la nebbia". Mille e duecento anni dopo, gli aironi e i cormorani sono ancora lì, immobili sulle rocce piatte all'estremità del capo: una continuità rara, in un paesaggio che altrove in Giappone è completamente trasformato dall'urbanizzazione.

Il tramonto a Inamuragasaki è uno dei più celebrati del Kanto. Si vede direttamente sull'orizzonte marino (cosa rara sulla costa pacifica del Giappone, dove di solito il sole tramonta sulle montagne) perché il capo è orientato verso sud-ovest. Per metà dell'anno il disco solare cala vicino al profilo di Enoshima e, nei giorni limpidi d'inverno, scompare dietro al Monte Fuji. È il motivo per cui da decenni il punto è ritrovo di coppie, fotografi e pittori. La canzone "You Are the Star" dei Southern All Stars, una delle band rock più amate del Giappone (attivi dal 1978), descrive proprio i tramonti del capo, e il gruppo viene da Chigasaki, sulla stessa costa Shōnan.

Il capo è anche il punto in cui un evento geografico decise il destino politico del Giappone medievale, nel luglio del 1333: ma quella è una lunga storia, che chi è curioso può approfondire fra i monumenti del parco panoramico in cima al promontorio.

Aperto dall'alba al tramonto · Ingresso gratuito
Cena e rientro
~18:40
Opzioni cena · zona stazione di Kamakura
Sometaro Okonomiyaki
11:30 - 21:00
Hannari Inari Kamakura
10:00 - 19:00

Consiglio pratico: Sometaro è una vecchia casa in legno al secondo piano di un edificio davanti al cancello dell'Hasedera, specializzata in okonomiyaki e monjayaki classici. Si cucina sulla piastra calda davanti a voi, l'oste vi guida i primi minuti. Atmosfera nostalgica, walk-in, prezzi sotto i ¥1.500. Hannari Inari è invece a 4 min dall'uscita est della stazione di Kamakura, sulla via verso casa: cucina veloce dell'ex chef di sushi locale, signature inari sushi arrotolati con riso al sesamo nero. Sotto i ¥1.000 a testa, walk-in, perfetto se siete stanchi e volete cenare in fretta prima del treno.

~20:30

Treno dalla stazione di Kamakura verso Tokyo. Arrivo in hotel verso le 22:00.

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Giorno 3 (22 Agosto) - Kanazawa

Kanazawa
Situata sulla costa del Mar del Giappone, Kanazawa è famosa per i suoi giardini, i quartieri storici dei samurai e delle geisha, la lavorazione della foglia d'oro e la cucina raffinata. È una città elegante e raccolta.
Mattina · Trasferimento
06:30

Colazione al konbini vicino all'hotel.

07:52

Partenza in Shinkansen Hakutaka dalla stazione di Tokyo fino a Kanazawa. Circa 3 ore di viaggio.

~11:00

Arrivo a Kanazawa. Lasciate i bagagli in hotel (il check-in vero è dalle 15:00).

Dall'hotel al mercato Omicho, circa 15 min a piedi.

Pomeriggio · Omicho + Samurai + Kenroku-en
~12:00
Mercato Omicho

Il mercato principale di Kanazawa, attivo da oltre 300 anni e conosciuto come "la cucina dei cittadini di Kanazawa". Circa 170 bancarelle di pesce fresco dal Mar del Giappone, frutti di mare, frutta, verdura e piccoli ristoranti dove pranzare al bancone.

È il posto migliore della città per assaggiare il kaisen-don (ciotola di riso con pesce crudo fresco). Pranzate qui, direttamente al mercato.

Approfondisci

Il mercato Omicho esiste dal 1721, quando fu fondato come mercato del pesce della città di Kanazawa. Il Mar del Giappone, che bagna la costa a pochi chilometri, fornisce pesce e crostacei di qualità eccezionale: granchio delle nevi in inverno, gamberi dolci (amaebi), riccioli di mare, anguilla. I banchi sono gestiti in molti casi dalle stesse famiglie da generazioni.

09:00 - 17:00 circa (varia per bancarella)

Dal mercato alla Residenza Nomura, circa 15 min a piedi.

~14:00
Residenza Nomura-ke

Residenza della famiglia Nomura, che per generazioni ricoprì ruoli di comando sotto il clan Maeda. Interni con soffitto a cassettoni interamente in cipresso giapponese e dipinti su porte scorrevoli realizzati dal pittore ufficiale del clan.

Il giardino, piccolo ma curatissimo, ha un mirto cerifero giapponese di 400 anni, un ruscello, lanterne in pietra e un ponte in granito. È stato classificato fra i tre migliori giardini del Giappone dal Journal of Japanese Gardening. Calcolate quaranta minuti, di più se vi fermate per il matcha nella sala da tè al piano superiore (300 yen).

Approfondisci

La famiglia Nomura serviva il clan Maeda, signori del dominio di Kaga, il secondo più ricco del Giappone feudale. Il capofamiglia forniva scorta a cavallo al signore feudale, un ruolo considerato di alto rango nella gerarchia samurai.

L'interno della residenza è in stile shoin-zukuri, la tipica architettura delle dimore samurai: stanze con tatami, porte scorrevoli dipinte (fusuma) e nicchie decorative (tokonoma). I dipinti sulle porte furono realizzati dal pittore ufficiale del clan Maeda. Al piano superiore, la sala da tè offre una vista dall'alto sul giardino e una brezza fresca sui tetti del quartiere.

08:30 - 17:30 · 550 yen

Se avete tempo extra in zona

Castello di Kanazawa
Residenza del potente clan Maeda durante il periodo Edo. Vasto parco con mura bianche e tetti in piombo restaurati. Si visita il parco gratuitamente, gli interni sono a pagamento.
07:00 - 18:00 · Parco gratis, interni 320 yen

Dalla Residenza Nomura al Kenroku-en, circa 10 min a piedi.

~15:00
Giardino Kenroku-en

Uno dei tre giardini più celebri del Giappone (insieme al Korakuen di Okayama e al Kairakuen di Mito). Si estende su 11,4 ettari ed è stato sviluppato dalla famiglia Maeda nel corso di più generazioni a partire dal Seicento. Il nome Kenroku-en significa "giardino delle sei qualità": ampiezza, tranquillità, artificio, antichità, abbondanza d'acqua e panorama.

Stagni, ponti, lanterne in pietra, case da tè, alberi centenari e corsi d'acqua si alternano in un percorso che cambia completamente aspetto a ogni stagione. Calcolate un'ora e mezza di passeggiata.

Approfondisci

Il nome Kenroku-en significa "giardino delle sei qualità" e si riferisce a una teoria cinese del paesaggio secondo cui un giardino perfetto deve possedere sei attributi: ampiezza e raccoglimento, artificio e antichità, abbondanza d'acqua e panorama. Normalmente un giardino può averne solo alcuni (un giardino ampio non è raccolto, uno antico non è artificioso): il Kenroku-en li ha tutti e sei.

Fu sviluppato a partire dal Seicento come giardino esterno del Castello di Kanazawa dalla famiglia Maeda, che governava il dominio di Kaga, il secondo più ricco del Giappone feudale. Lo stagno centrale (Kasumigaike) rappresenta il mare, e l'isola al suo centro (Horai) un'isola sacra abitata da un eremita immortale. Il giardino fu aperto al pubblico nel 1874.

07:00 - 18:00 · 320 yen

Dal Kenroku-en a Higashi Chaya, circa 15 min a piedi.

Tardo pomeriggio · Higashi Chaya
~17:00
Higashi Chaya

L'antico quartiere delle case da tè (chaya) di Kanazawa, risalente all'inizio dell'Ottocento. Strade acciottolate e facciate in legno scuro con le caratteristiche grate di legno sottile alle finestre, dietro le quali un tempo le geisha intrattenevano i clienti.

Oggi alcune case da tè sono ancora attive, altre sono state trasformate in negozi di foglia d'oro (Kanazawa produce il 99% della foglia d'oro del Giappone), botteghe di artigianato e piccole caffetterie. Atmosfera raccolta, soprattutto al tramonto. Calcolate un'ora.

Approfondisci

Il quartiere fu costruito nel 1820 come luogo di intrattenimento per mercanti e nobili. Le case a due piani erano un'eccezione: a Kanazawa gli edifici a due piani non erano normalmente consentiti, ma le chaya avevano un permesso speciale. Al piano superiore le geisha suonavano lo shamisen (strumento a tre corde), danzavano e intrattenevano gli ospiti.

Due case da tè sono ancora visitabili: la Shima (museo, dove si vedono gli strumenti e le stanze originali) e la Kaikaro (ancora attiva, con una scalinata interamente in lacca rossa). Tradizionalmente, per entrare in una chaya attiva serviva la presentazione di un cliente abituale.

La foglia d'oro di Kanazawa viene battuta fino a raggiungere uno spessore di un decimillesimo di millimetro. La tecnica, chiamata entsuke, è stata riconosciuta dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale nel 2020. La foglia d'oro di Kanazawa è stata usata per restaurare il Kinkaku-ji (il Padiglione d'Oro) di Kyoto.

~19:00
Opzioni cena
Marugame
10:30 - 22:00
Fuwari
17:00 - 23:00

Consiglio pratico: Marugame è una catena di udon freschi fatti al momento, rapido e onesto. Fuwari è un izakaya di qualità ospitato in una vecchia casa giapponese, specializzato in pesce fresco e carne alla griglia a carbonella, con piatti da condividere. Atmosfera informale ma livello culinario alto, esperienza speciale. Va prenotato.

Da ricordare ✏️

Se volete provare Fuwari, dovete prenotare i primi di luglio su toretaasia per le 20:00.

Sera · Dopo cena
~21:00

Dopo cena, se avete ancora energia, tornate a fare due passi nel quartiere Higashi Chaya. Di sera le case da tè si illuminano dall'interno e lungo le stradine si sentono, a tratti, i suoni degli shamisen (gli strumenti a corde tradizionali). Dieci-quindici minuti di passaggio bastano per vedere un'atmosfera diversa da quella del pomeriggio.

~22:00

Rientro in hotel.

・ ・ ・

Giorno 4 (23 Agosto) - Shirakawa-go e Takayama

Shirakawa-go
Si parte da Kanazawa in bus attraverso le montagne. Prima tappa: il villaggio patrimonio UNESCO di Shirakawa-go con le case dai tetti di paglia. Poi si prosegue verso Takayama, città storica nel cuore delle Alpi giapponesi.
Mattina · Shirakawa-go
07:00

Colazione in hotel e preparazione per la partenza.

08:10

Partenza in bus da Kanazawa fino a Shirakawa-go. Circa 1 ora e 15 minuti di viaggio attraverso le montagne.

Da ricordare ✏️

Il bus Kanazawa - Shirakawa-go richiede prenotazione obbligatoria. Trovate tutti i dettagli nel documento trasporti.

~09:25
Shirakawa-go

Villaggio montano patrimonio UNESCO nelle Alpi giapponesi, famoso per le tradizionali case in stile gassho-zukuri ("mani giunte in preghiera"): tetti di paglia inclinati a circa 60 gradi, progettati per far scivolare la neve che in inverno supera i due metri. All'interno le case arrivano a quattro-cinque piani, usati per la sericoltura e lo stoccaggio.

Il villaggio si esplora solo a piedi, in circa tre-quattro ore, fermandovi nelle case visitabili, nei negozietti e nei piccoli ristoranti lungo il percorso.

Approfondisci

Lo stile gassho-zukuri significa "mani giunte in preghiera" e descrive la forma dei tetti, che ricorda due mani premute l'una contro l'altra. L'inclinazione estrema (circa 60 gradi) serve a far scivolare la neve, che in inverno può superare i due metri di altezza. I tetti sono interamente in paglia di riso e vengono rinnovati ogni 30-40 anni in eventi comunitari chiamati yui, dove l'intero villaggio partecipa ai lavori.

All'interno le case arrivano a quattro-cinque piani. I piani superiori erano usati per la sericoltura (l'allevamento dei bachi da seta) e, in segreto, per la produzione di salnitro, un ingrediente della polvere da sparo che veniva venduto ai clan feudali. L'isolamento geografico di Shirakawa-go permetteva questa produzione clandestina. Il villaggio è stato dichiarato patrimonio UNESCO nel 1995.

~10:00
Casa Wada

La più grande e importante casa gassho-zukuri di Shirakawa-go, costruita nel tardo periodo Edo e designata proprietà culturale importante dal governo giapponese. La famiglia Wada fu per secoli la più influente del villaggio: capi villaggio, ufficiali di controllo e commercianti di salnitro (un ingrediente della polvere da sparo).

I primi due piani sono aperti al pubblico: al piano terra le stanze con l'irori (il focolare a pavimento), al secondo piano gli attrezzi per la sericoltura. La casa è ancora abitata dai proprietari. Calcolate trenta-quaranta minuti.

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Il capofamiglia dei Wada portava il nome ereditario Yoemon dal 1573. La famiglia controllava il commercio più redditizio del villaggio: la produzione di salnitro (nitrato di potassio), ingrediente essenziale della polvere da sparo, che veniva venduto segretamente ai clan feudali. L'isolamento geografico di Shirakawa-go nelle montagne rendeva possibile questa produzione clandestina.

La struttura gassho-zukuri è interamente assemblata senza chiodi né viti: le travi sono legate con corde di paglia e rampicanti. Il fumo dell'irori al piano terra sale attraverso i pavimenti a graticcio e protegge il legno e la paglia dall'umidità e dagli insetti. In luglio e agosto, nella casa vengono ancora allevati bachi da seta per mostrare ai visitatori la tecnica tradizionale.

09:00 - 17:00 · 400 yen
~11:00
Punto panoramico Ogimachi

La vista classica di Shirakawa-go: dall'alto si vedono tutti i tetti di paglia del villaggio con le montagne dietro. Si raggiunge in circa 15-20 minuti a piedi dal villaggio, in salita. Vale assolutamente la fatica.

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Il punto panoramico si trova sul sito dell'antico Castello Ogimachi (Ogimachi-jo), una fortificazione medievale di cui oggi restano solo i terrapieni. Da qui si coglie la logica urbanistica del villaggio: tutte le case sono orientate nello stesso senso (nord-sud) per ridurre la superficie esposta al vento dominante. I tetti a paglia seguono questa direzione per far scivolare la neve in modo uniforme.

~12:00
Pranzo a Shirakawa-go
Hakusuien
11:30 - 14:20
Tenshukaku
10:00 - 16:00

Consiglio pratico: entrambi nel villaggio. Cucina locale con ingredienti della zona.

~13:00

Da qui in poi avete tempo libero fino alla partenza del bus delle 15:15. Vi sembrerà forse un margine ampio, ed è una scelta voluta: Shirakawa-go merita più delle due ore che le dedica la maggior parte dei gruppi in gita. È un villaggio UNESCO ancora abitato, con ritmi lenti e dettagli che si scoprono solo fermandosi. Qui sotto trovate diverse attività extra che potete agganciare al pomeriggio secondo quello che vi ispira: altre case visitabili, un museo all'aperto, un tempio in stile gassho-zukuri, il santuario del villaggio. Oppure semplicemente sedetevi lungo il fiume Shokawa con un gelato al sake in mano: anche quello è Shirakawa-go.

Attività extra da agganciare al pomeriggio

Minka-en
Un museo all'aperto separato dal villaggio, situato dall'altra parte del fiume Shokawa: si raggiunge attraversando il ponte pedonale Deai (107 metri). Qui trovate 25 case gassho-zukuri originali, trasportate da villaggi vicini per salvarle dalla demolizione. Si entra dentro le case, si vedono gli interni con tatami, i focolari, gli attrezzi per la sericoltura. Alcune ospitano botteghe di artigianato attive. Ambiente verde e silenzioso, molto meno affollato del villaggio principale. Calcolate un'ora e mezza.
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La storia del Minka-en è la storia di un salvataggio. Nel 1961 fu completata la diga di Miboro sul fiume Shokawa, a monte di Shirakawa-go: un'opera idroelettrica che sommerse interi villaggi, portandosi via decine di case gassho-zukuri secolari. Negli stessi anni, la depopolazione post-bellica svuotava i villaggi: case abbandonate, tetti di paglia che marcivano senza manutenzione.

Nel 1968-69, gli abitanti del vicino villaggio di Kazura presero una decisione radicale: vendere le loro case originali con l'opzione di farle trasferire altrove, pur di non vederle demolite. Le prime case furono smontate pezzo per pezzo e ricostruite in un terreno vicino a Ogimachi. Nel 1972 il museo all'aperto aprì ufficialmente.

Oggi conta 25 edifici, di cui 9 designati Important Cultural Properties della prefettura di Gifu. La casa più antica è la Former Yamashita Yoro, del periodo Horeki (circa 1750), oltre 260 anni di vita. Visitare il Minka-en significa vedere quello che la diga non è riuscita a cancellare.

08:40 - 17:00 · 600 yen
Myozenji
L'unico tempio buddhista al mondo con tetto in stile gassho-zukuri: una rarità assoluta. Al suo interno, la residenza del monaco è diventata un piccolo museo con oggetti di vita quotidiana del villaggio. Trenta-quaranta minuti.
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Myozenji fu fondato nel 1748 ed è da allora il principale luogo di culto buddhista del villaggio di Ogimachi. Appartiene alla scuola Jodo Shinshu (Vera Pura Terra), la forma di buddhismo dominante in questa regione del Giappone.

La caratteristica che lo rende unico al mondo è il tetto: mentre tutti gli altri templi buddhisti giapponesi hanno tetti di tegole, qui la sala principale (del 1827) ha lo stesso tetto di paglia delle case gassho-zukuri del villaggio. Accanto si trova il kuri (residenza del monaco), costruito nel 1817: una delle più grandi strutture gassho di tutto Shirakawa-go, con un piano terra di 330 mq.

Come le case del villaggio, anche il Myozenji è stato costruito interamente senza chiodi né viti, con pilastri di cipresso e zelkova selezionati uno per uno per affidabilità. Il focolare interno è sempre acceso: entrandoci si sente ancora l'odore del fumo di legna.

08:30 - 17:00 · 300 yen
Santuario Hachiman
Il santuario del villaggio, immerso in un boschetto di cedri secolari designati monumento naturale. Luogo raccolto e silenzioso, ideale per una pausa lontana dai gruppi turistici. Venti-trenta minuti.
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Questo è il santuario più importante di Ogimachi, circondato da alberi di cedro centenari che sono stati dichiarati monumento naturale del villaggio. Ma la vera particolarità sta in quello che succede qui ogni anno fra il 14 e il 19 ottobre: il festival Doburoku.

Il doburoku è un sake non filtrato, bianco, denso e dolce, la forma più antica di sake giapponese. In Giappone, la produzione casalinga di alcol è vietata ovunque per legge, con un'eccezione unica: i santuari che hanno un permesso speciale del governo per produrne in quantità limitate, come offerta rituale agli dei. Shirakawa Hachiman è uno di questi.

Durante il festival, il sake viene offerto agli dei della montagna in ringraziamento per il raccolto e poi distribuito agli abitanti e ai visitatori. Una tradizione che sopravvive qui da secoli e che ha contribuito a fare di Shirakawa-go uno dei posti più culturalmente vivi del Giappone rurale.

Sempre aperto · Gratis
Casa Kanda
Un'altra casa gassho-zukuri visitabile, più piccola e raccolta della Wada. Meno turisti, atmosfera familiare.
09:00 - 17:00 · 400 yen
Pomeriggio · Trasferimento a Takayama
15:15

Partenza in bus da Shirakawa-go fino a Takayama. Circa 1 ora di viaggio.

~16:15

Arrivo a Takayama. Check-in all'Hotel and Spa Gift Takayama. Siamo dopo le 15:00, quindi potete sistemarvi subito in camera.

Tardo pomeriggio · Centro storico Takayama
~17:30
Sanmachi Suji

Il cuore storico di Takayama: tre strade parallele fiancheggiate da case di mercanti in legno scuro risalenti a oltre 400 anni fa, conservate nello stile originale del periodo Edo. Si riconoscono le sake brewery dalle sugidama, sfere di rami di cedro appese sopra l'ingresso: un segnale tradizionale che indica che il sake nuovo è pronto.

Botteghe di artigianato, negozi di lacche, ristoranti di Hida beef e street food (spiedini di wagyu, dango al miso, gelato al sake). L'atmosfera è quella di una città del Giappone rurale, lontana dal ritmo di Tokyo. Passeggiata libera di un'ora, fermandovi dove vi attira.

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Takayama era storicamente un quartier generale dei carpentieri imperiali (Hida no takumi), artigiani così abili che venivano chiamati a Nara e Kyoto per costruire templi e palazzi. La città era sotto il controllo diretto dello shogunato Tokugawa, non di un signore feudale locale, a causa della ricchezza delle sue foreste di legname.

La tradizione del sake a Takayama risale a circa 330 anni fa, quando si contavano fino a 56 produttori nella sola città. L'acqua pura delle Alpi giapponesi e il clima freddo creano condizioni ideali per la fermentazione. Le sugidama (sfere di rami di cedro) appese all'ingresso delle brewery segnalano che il sake nuovo è pronto: quando la sfera è verde, il sake è appena fatto; quando diventa marrone, è invecchiato.

Se avete tempo extra in zona

Funasaka Sake Brewery
Sake brewery storica nella Sanmachi Suji. All'interno trovate distributori automatici di sake: si comprano gettoni (circa 200 yen a tazza) e si provano le diverse varietà. Un modo divertente e accessibile per assaggiare il sake locale.
08:30 - 17:00
~19:00
Opzioni cena
Suzuya
11:00 - 14:30 / 17:00 - 21:00
Kitchen Akigami
17:00 - 20:30

Consiglio pratico: entrambi nel centro storico. Provate il Hida beef, la carne wagyu locale di Takayama: è il piatto tipico della zona.

Sera · Passeggiata serale
~20:30

Dopo cena, tornate nella Sanmachi Suji per una passeggiata serale. Con i negozi chiusi e i turisti rientrati, le strade si svuotano e le facciate in legno scuro si illuminano con le lanterne. È un'atmosfera completamente diversa rispetto al pomeriggio: silenziosa, raccolta, con la luce calda delle lampade che si riflette sul legno antico. Venti minuti di camminata lenta lungo le tre vie parallele.

~21:00

Rientro in hotel.

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Giorno 5 (24 Agosto) - Takayama e trasferimento a Kyoto

Takayama
Mattinata dedicata ai mercatini e al santuario di Takayama. Nel primo pomeriggio si parte per Kyoto, con arrivo in serata.
Mattina · Mercatini + Santuario
~07:00

Colazione in hotel.

Dall'hotel ai mercatini lungo il fiume, pochi minuti a piedi.

~08:00
Mercatini di fronte al fiume Miyagawa

Uno dei due mercati mattutini storici di Takayama (l'altro è davanti al Takayama Jinya), attivo tutti i giorni lungo il fiume Miyagawa. Bancarelle gestite da agricoltori locali: frutta, verdure, sottaceti fatti in casa (i tsukemono di Takayama sono famosi), artigianato in legno, tessuti.

L'atmosfera è tranquilla e autenticamente rurale, lontana dai mercati turistici delle grandi città. Calcolate quarantacinque minuti, un'ora.

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I mercatini mattutini (asaichi) di Takayama sono una tradizione che risale a oltre 200 anni fa. Ce ne sono due: quello lungo il fiume Miyagawa e quello davanti al Takayama Jinya. A differenza di molti mercati turistici in Giappone, qui i banchi sono gestiti da agricoltori locali che vendono direttamente i propri prodotti. I sottaceti di Takayama (tsukemono) sono particolarmente famosi in tutto il Giappone.

~07:00 - 12:00

Dal mercato al santuario, circa 10 min a piedi.

~09:15
Santuario Sakurayama Hachimangu

Santuario shintoista dedicato al dio protettore di Takayama, in posizione sopraelevata rispetto alla città. Accanto al santuario si trova la sala espositiva Yatai Kaikan, dove sono custoditi quattro degli undici carri cerimoniali del festival di Takayama (uno dei tre festival più famosi del Giappone). I carri sono alti diversi metri e decorati con sculture in legno, lacche dorate e meccanismi mobili di una precisione straordinaria.

Calcolate un'ora fra santuario e sala espositiva.

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Per capire la Kyoto Tower bisogna capire Mamoru Yamada (1894-1966), uno dei padri del modernismo architettonico giapponese. Nel 1920, appena laureato all'Università Imperiale di Tokyo, fondò con cinque compagni il Bunriha Kenchikukai ("Gruppo dell'Architettura Secessionista"), il primo movimento di architettura moderna del Giappone, ispirato alla Secessione Viennese e dichiaratamente anti-tradizionalista. Aveva ventisei anni. Nel decennio successivo Yamada divenne uno degli architetti più importanti della ricostruzione di Tokyo dopo il Grande Terremoto del Kanto del 1923: il suo Eitai Bridge sul fiume Sumida, ancora in piedi, è considerato un capolavoro dell'ingegneria della rinascita.

Il 1964 fu per Yamada l'anno della consacrazione, e di una doppia controversia speculare. A Tokyo costruì il Nippon Budokan per le competizioni di judo delle Olimpiadi: la critica lo accusò di essere troppo tradizionale, "una nostalgia in cemento". Lo stesso anno, a Kyoto, Yamada inaugurò la torre il 28 dicembre 1964. La critica lo accusò di essere troppo moderno, "uno schiaffo al patrimonio millenario di Heian-kyo". Lo stesso architetto, due edifici simbolo dello stesso anno, due controversie diametralmente opposte.

Costruire una torre moderna nella città più tradizionale del paese fu uno dei progetti più contestati della storia urbanistica giapponese. Un'ordinanza municipale limitava gli edifici di Kyoto a 31 metri per preservare lo skyline storico. Yamada e l'ingegnere strutturale Makoto Tanahashi dell'Università di Kyoto trovarono un'astuzia legale: costruire un edificio commerciale di nove piani esattamente a 31 metri, e definire la torre sopra come "struttura sul tetto" (okujō kōzōbutsu), tecnicamente non parte dell'edificio. Funzionò. Le proteste cittadine furono comunque violente, ma la giunta comunale spinse per la realizzazione vedendola come simbolo del Giappone in modernizzazione: il 1964 fu un anno di triplice consacrazione per il paese, le Olimpiadi di Tokyo, il Tokaido Shinkansen (la prima linea dell'alta velocità ferroviaria), e la Kyoto Tower.

Il design della torre è ispirato alla forma di una candela tradizionale giapponese (wa-rosoku), non a un faro come spesso si dice: bianca, affusolata, con la parte alta che simula una fiamma. Yamada immaginò la torre come una "candela che illumina le onde dei tetti delle machiya", le case di legno che ancora dominavano lo skyline di Kyoto del 1964. Il riferimento alla candela buddhista era una concessione simbolica alla tradizione: nei templi le candele wa-rosoku sono simbolo della preghiera che sale verso il cielo. La torre voleva essere quindi una preghiera laica per la città modernizzata, non un faro tecnologico.

La particolarità tecnica è notevole: la torre è costruita interamente senza scheletro d'acciaio interno, caso quasi unico al mondo per una struttura di questa altezza. La struttura portante è una monoscocca: anelli d'acciaio cilindrici impilati e saldati, ricoperti da lamiere d'acciaio leggero spesse 12-22 millimetri saldate fra loro. La pelle stessa sostiene il peso, esattamente come nelle navi e negli aerei (da cui Tanahashi prese ispirazione). La torre completa pesa 800 tonnellate e resiste a terremoti di grado massimo e a tifoni con venti fino a 200 km/h grazie alla flessibilità del guscio: l'intero edificio oscilla in modo controllato durante le scosse, dissipando energia.

Negli anni la torre è entrata nel paesaggio mentale della città. I kyotoiti la chiamano scherzosamente "la candela". Il pubblico in arrivo dallo Shinkansen la usa come prima ancora visiva: appare appena si esce dalla stazione, e segna l'inizio di Kyoto. Nei sondaggi cittadini di oggi, dopo sessant'anni di odio-amore, viene apprezzata dalla maggioranza: il tempo l'ha trasformata da intrusa a simbolo. Mamoru Yamada, morto nel 1966 a 72 anni, fece in tempo a vedere solo la prima fase di questa trasformazione: aveva detto, in un'intervista del 1965, "se la torre sopravvivrà cent'anni, allora avrà vinto".

Santuario sempre aperto · Yatai Kaikan 09:00 - 17:00, 1.000 yen

Se avete tempo extra in zona

Takayama Jinya
L'unico ufficio governativo del periodo Edo rimasto intatto in Giappone. Sale con tatami, sale per le udienze, un giardino interno e un grande magazzino di riso fra i più capienti del paese. Circa quaranta minuti.
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Takayama era così importante per le risorse forestali delle sue montagne che lo shogunato Tokugawa la tolse al signore feudale locale e la mise sotto controllo diretto del governo centrale nel 1692. Il Jinya era la sede dell'amministratore inviato da Edo (Tokyo). All'interno si vedono le sale per le udienze, le stanze per gli interrogatori (con gli strumenti di tortura esposti) e un vasto magazzino di riso con una delle maggiori capacità di stoccaggio del paese. È l'unico edificio di questo tipo sopravvissuto in tutto il Giappone.

08:45 - 17:00 · 440 yen
Tempio Hida Kokubun-ji
Il tempio più antico di Takayama con una pagoda a tre piani e un ginkgo centenario nel cortile. Dieci minuti.
Sempre · Gratis
~11:30
Opzioni pranzo
Wagyu Shogun
11:00 - 20:00
Mikado
11:30 - 13:30 / 17:30 - 20:30

Consiglio pratico: Wagyu Shogun è la scelta diretta per un ultimo Hida beef alla griglia stile yakiniku. Mikado è invece la scelta tradizionale: piccolo locale famigliare del centro storico dove si cuoce da soli lo Hida beef sulla griglietta al tavolo, con hoba miso (la foglia di magnolia imburrata di miso, piatto tipico di Takayama). Walk-in per entrambi.

Pomeriggio · Trasferimento a Kyoto
~13:30

Rientro in hotel per preparare i bagagli e prepararsi alla partenza per Kyoto.

14:46

Partenza in treno Limited Express Hida da Takayama fino a Nagoya, poi Shinkansen fino a Kyoto. Circa 3 ore e 15 minuti di viaggio complessivi, con un cambio a Nagoya. Trovate tutti i dettagli nel documento trasporti.

~18:30

Arrivo a Kyoto. Check-in all'Hotel Sakura Terrace The Gallery, a soli 2-5 minuti a piedi dalla stazione, lato sud (uscita Hachijo). Sistemate i bagagli e riprendete fiato.

~19:30
Opzioni cena · alla Stazione di Kyoto
Kyoto Ramen Koji
11:00 - 22:00
Katsukura Kyoto Porta
11:00 - 22:00

Consiglio pratico: entrambi dentro la Stazione di Kyoto, 5 minuti dall'hotel. Kyoto Ramen Koji (10° piano) è un "vicolo del ramen" con 8 ristoranti che rappresentano 8 regioni diverse del Giappone (Sapporo, Hakata, Kitakata...): si sceglie quello che si preferisce dalla vetrina, si ordina al distributore automatico, e si mangia al bancone. Katsukura è nel centro commerciale Porta, al piano sotterraneo della stazione: catena kyotoita specializzata in tonkatsu, la cotoletta di maiale panata in stile giapponese. Servizio caratteristico: al tavolo vi portano un piccolo mortaio con semi di sesamo da macinare voi stessi per preparare la salsa. Meglio il ramen koji per l'esperienza più tipica, Katsukura se cercate un piatto caldo e sostanzioso.

Sera · Primo assaggio di Kyoto
~20:45

Dopo cena, se avete ancora energie, la Stazione di Kyoto stessa è un'attrazione. Non fatevi ingannare dal nome: l'edificio progettato da Hiroshi Hara nel 1997 è considerato uno dei capolavori dell'architettura moderna giapponese, con soffitti di vetro e acciaio, scalinate monumentali illuminate da LED e una passerella sospesa aperta al pubblico. Sotto trovate due opzioni per chiudere la serata a pochi passi, scegliete voi in base alla stanchezza.

Se avete ancora energie

Skyway Stazione Kyoto
Passerella in vetro e acciaio lunga 147 metri, sospesa a 45 metri d'altezza sopra la hall della stazione, al 11° piano. Gratuita, aperta fino alle 22:00. Di notte l'atmosfera è spettacolare: LED light show ogni 30 minuti, vista panoramica nord verso la Kyoto Tower illuminata, e sotto di voi l'immensa scalinata della stazione che cambia colore. Si raggiunge salendo la Grand Staircase. Venti minuti bastano.
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La Stazione di Kyoto fu inaugurata nel 1997, dopo anni di polemiche: il progetto dell'architetto Hiroshi Hara fu scelto in un concorso internazionale fra 7 proposte (inclusa una di Tadao Ando) e divise la città fra chi lo riteneva un sacrilegio per Kyoto storica e chi lo considerava un gesto audace di modernità. A distanza di quasi 30 anni, è diventata una delle stazioni più ammirate del Giappone.

L'edificio è lungo 470 metri e alto 60, con una hall centrale a 11 piani completamente aperta, coperta da una rete di travi d'acciaio e vetro che i giapponesi chiamano affettuosamente "the Matrix". Lo Skyway corre lungo il lato nord della hall e serve sia da camminamento sia da balcone panoramico. Di giorno si vede la città, di notte si vede Kyoto Tower a distanza ravvicinata. Entrata libera: è uno dei rari spazi monumentali al mondo che si possono attraversare senza biglietto.

10:00 - 22:00 · Gratis
Kyoto Tower
Davanti alla stazione (lato nord, 3 minuti a piedi). Torre di 131 metri, osservatorio a 100 metri con vista 360° su Kyoto. Il "Padiglione d'Oro" non si vede, ma si colgono benissimo le colline che circondano la città e il reticolo antico delle strade. Ultimo ingresso alle 20:30, quindi se volete salire partite subito dopo cena.
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La Kyoto Tower fu inaugurata nel 1964, poco prima delle Olimpiadi di Tokyo. All'epoca fu un progetto controverso: una torre moderna nella città più tradizionale del Giappone. Il designer Mamoru Yamada volle disegnarla come un faro, ispirandosi ai fari marini, con una forma bianca e snella che doveva "illuminare" una Kyoto senza mare.

La particolarità tecnica: la torre è costruita interamente senza scheletro di acciaio interno, caso quasi unico al mondo per una struttura di questa altezza. Le pareti esterne in lamiera d'acciaio saldata sopportano tutto il peso. Resiste ai terremoti grazie a questa struttura "a guscio".

10:00 - 21:00 (ultimo ingresso 20:30) · 900 yen
~22:00

Rientro in hotel. A letto presto: i prossimi giorni vi aspetta Kyoto sul serio.

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Giorno 6 · 25 agosto · Kyoto

Kyoto
Kyoto è stata la capitale del Giappone per oltre mille anni e conserva il senso più profondo della cultura tradizionale: templi antichi, giardini zen, geisha e il rituale della cerimonia del tè. Oggi la attraversate da nord a ovest a est, dal silenzio dorato del Kinkakuji al verde della foresta di bambù di Arashiyama, fino alle stradine in pietra di Sannenzaka al tramonto.
Da ricordare ✏️

La cerimonia del tè con vestizione del kimono al Maikoya Nishiki va prenotata in anticipo. Potete farlo già da ora su mai-ko.com per le 09:00 del 25 agosto.

Mattina · Cerimonia del tè + Nishiki
~08:00

Colazione in hotel.

~09:00
Maikoya Nishiki Tea Ceremony Kyoto

Una cerimonia del tè autentica vestiti di kimono, in una machiya di Kyoto registrata come Bene Culturale. Maikoya Nishiki occupa una casa in legno tradizionale del centro storico (Nakagyo-ku), riconosciuta dal governo locale come Tangible Cultural Property: cortile interno con giardino zen, vasca di pietra, sala con tatami, teiera che bolle accanto al maestro.

L'esperienza dura circa un'ora e mezza e si svolge in inglese. Si arriva, si sceglie il kimono da una collezione completa per donne e uomini (il personale aiuta a vestirsi, e per le donne fa l'acconciatura), poi si entra nella sala da tè dove un maestro spiega la storia del chadō ("via del tè"), la simbologia dei gesti, l'etichetta. La parte centrale è hands-on: si prepara la propria ciotola di matcha con il chasen (frustino di bambù), si beve, si assaggia il wagashi (dolce stagionale) preparato secondo la stagione corrente.

Una volta terminata la cerimonia il kimono si può tenere fino alle 18:00 per girare la città vestiti tradizionalmente: Nishiki Market è a 200 metri, le sale di Maikoya hanno un piccolo museo del tè con utensili autentici del 1600 visitabili gratuitamente, e all'uscita il personale fa volentieri foto ricordo. Va prenotato in anticipo, soprattutto in alta stagione.

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La cerimonia del tè giapponese (chadō, "via del tè", o sadō) non è semplicemente bere tè: è una filosofia codificata nel XVI secolo, considerata una delle massime espressioni dell'estetica giapponese. La forma attuale fu fissata da Sen no Rikyū (1522-1591), maestro di tè di due dei più potenti signori della guerra della storia giapponese, Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi. Rikyū sintetizzò la cerimonia in quattro principi fondamentali, wa-kei-sei-jaku: armonia con gli ospiti e l'ambiente, rispetto reciproco, purezza di mente e di luogo, tranquillità interiore. Ogni gesto della cerimonia, la rotazione della ciotola, il modo di piegare il fukusa (il drappo per pulire gli utensili), l'angolo dell'inchino, è codificato e ha un significato.

Rikyū concluse la sua vita in modo drammatico: nel 1591, dopo anni di servizio, Hideyoshi gli ordinò di compiere seppuku (suicidio rituale) per ragioni mai del tutto chiarite (forse il rifiuto di concedere la propria figlia come concubina, o un disaccordo politico). Rikyū obbedì con la stessa precisione formale con cui avrebbe officiato una cerimonia: organizzò un'ultima riunione del tè per i suoi discepoli più stretti, regalò a ciascuno un utensile, scrisse un poema d'addio, e si tolse la vita. La sua morte cristallizzò la cerimonia del tè come pratica di disciplina assoluta: si trasmette ancora oggi attraverso le tre scuole fondate dai suoi nipoti, Omotesenke, Urasenke, Mushakōjisenke, ininterrottamente da quattro secoli.

Il concetto cuore della cerimonia è ichigo ichie ("un tempo, un incontro"): ogni cerimonia è unica e irripetibile, perché le persone, la stagione, la luce, persino il vapore della teiera non si combineranno mai più nello stesso modo. L'ospite e il maestro condividono qualcosa che esiste solo in quell'istante. È il motivo per cui in Giappone si vede ancora gente che impara per vent'anni a servire tè con la giusta inclinazione del polso: il valore non è il tè in sé, è lo spazio mentale che si crea attorno.

Slot dalle 09:00 alle 16:00 · ~8.000 yen a persona (kimono + cerimonia)

Pranzo: il Nishiki Market è il pranzo. È un mercato coperto lungo 400 metri con bancarelle che vendono cibo pronto, da provare camminando: tako tamago (polpo con uovo di quaglia), tamagoyaki, soba, tempura, mochi, sashimi, dolci di stagione. Calcolate ¥1.500-2.000 a testa per assaggiare diverse cose, atmosfera vivace, niente fila se entrate verso le 11:30 prima dei picchi.

Dalla Maikoya al Nishiki Market, pochi minuti a piedi.

~11:30
Nishiki Market Kyoto

Una galleria coperta lunga circa 390 metri e larga appena 4, con oltre 130 botteghe di alimentari, banconi di cibo di strada e piccoli ristoranti, attiva da oltre 400 anni: i kyotoiti la chiamano "la cucina di Kyoto" (Kyoto no daidokoro). Si entra da Teramachi (lato est) o Takakura (lato ovest) e ci si lascia portare dalla folla, fra vetrine di sottaceti colorati, pesci appena pescati grigliati al momento, dolci di soia, gnocchetti di riso, yuba (la pellicola sottile del latte di soia), tè verde di Uji.

Si gira fra le bancarelle assaggiando piccole cose: uno spiedino qui, una ciotola lì, una fetta di tamagoyaki (la frittata dolce arrotolata) più avanti. Conviene prendere poco e tanti tipi diversi, e mangiare seduti dentro la bancarella scelta o ai pochi sgabelli ai banconi. Importante: a Kyoto è scortese mangiare camminando, soprattutto al Nishiki dove il passaggio è stretto. Fermatevi accanto al banco dove avete acquistato.

Fra i banchi storici a non perdere: la coltelleria Aritsugu, attiva dal 1560 (originariamente forgiavano spade per la corte imperiale, oggi i loro coltelli sono fra i più richiesti del Giappone), e il santuario Nishiki Tenmangu all'estremità est, piccolissimo e nascosto fra le vetrine.

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La storia del Nishiki Market è la storia stessa di Kyoto. Già nell'VIII secolo, prima ancora che la città diventasse capitale, in questa zona si vendeva pesce. Il motivo era pratico: sotto la strada scorre una falda d'acqua chiamata Nishiki no mizu ("acqua di Nishiki") che si mantiene a temperatura costante di 15-18 gradi tutto l'anno, anche d'estate. I pescivendoli scavavano pozzi privati sotto i loro banchi e li usavano come frigoriferi naturali. Quando l'imperatore Kammu spostò la capitale qui nel 794 fondando Heian-kyo, il mercato divenne il fornitore ufficiale del Palazzo Imperiale, distante meno di un chilometro a nord.

Lo shogunato Tokugawa lo riconobbe ufficialmente nel 1615 come mercato del pesce concessionato della città. Nel periodo Edo (1603-1868) Nishiki era il fulcro della vita gastronomica di Kyoto: i grandi cuochi delle case nobili e dei templi venivano qui ogni mattina, e i prezzi erano dettati dalla qualità. Una storia documentata: nel 1856 lo shogun Tokugawa Iesada in visita a Kyoto chiese specificamente di mangiare un pesce comprato al Nishiki "perché solo lì la freschezza è all'altezza della corte".

I tre toponimi che ancora oggi si leggono sulle insegne lungo la via, Higashiuoya-cho, Nakauoya-cho, Nishiuoya-cho (rispettivamente "quartiere dei pescivendoli est, centro, ovest"), tutti contengono la parola uoya ("venditore di pesce") e sono la testimonianza scritta di mille anni di tradizione ittica. Persino oggi che la maggior parte dei banchi vende dolci o ricordi turistici, le mappe ufficiali della città di Kyoto continuano a usare quei nomi millenari.

Il banco più famoso è Aritsugu, la coltelleria fondata nel 1560 da Fujiwara Aritsugu, all'epoca uno dei spadai ufficiali della corte imperiale. Le sue spade equipaggiarono i samurai di alto rango per oltre due secoli. Quando lo shogunato Meiji nel 1876 emise l'haitōrei, il decreto che vietò ai samurai di portare spade in pubblico, la famiglia Aritsugu rischiò la rovina come centinaia di spadai in tutto il Giappone. La salvezza arrivò da una scelta tecnica geniale: convertirono la stessa metallurgia delle spade nella produzione di coltelli da cucina. Oggi i coltelli Aritsugu, forgiati a strati di acciaio differenti come i katana, sono usati dai migliori chef del mondo. La famiglia è alla diciottesima generazione: il maestro attuale ha imparato dal padre, che aveva imparato dal nonno, e così via fino al fondatore quattrocentosessantacinque anni fa.

Negozi circa 09:00 - 18:00 · Ingresso gratuito
Pomeriggio · Kinkakuji + Arashiyama

Dal mercato al Kinkakuji, circa 30-45 min in autobus.

~13:15
Kinkakuji Padiglione Oro Kyoto

Il Padiglione d'Oro, ufficialmente Rokuon-ji ("Tempio del giardino dei cervi"), è una delle immagini più riconoscibili del Giappone: un padiglione di tre piani interamente ricoperto di foglia d'oro ai due piani superiori, che si specchia su un grande lago artificiale chiamato Kyoko-chi ("Stagno-specchio"). Costruito nel 1397 come villa-ritiro dello shogun Ashikaga Yoshimitsu, divenne tempio Zen della scuola Rinzai dopo la sua morte nel 1408.

Ciascuno dei tre piani è in uno stile architettonico diverso: il primo nello stile shinden-zukuri dei palazzi imperiali del periodo Heian, il secondo in buke-zukuri delle residenze samurai del periodo Kamakura, il terzo in stile karayo dei templi Zen cinesi. Sulla cima, una fenice di bronzo sembra pronta a spiccare il volo: simbolo di rinascita, è anche un omaggio alla potenza dello shogun. Il complesso non è visitabile all'interno, si gode dall'esterno seguendo il sentiero del giardino che gira attorno al lago, attraversa una piccola sala da tè (Sekkatei) e termina a un piccolo padiglione di Fudo Myoo.

L'edificio attuale è una ricostruzione del 1955: nel 1950 un giovane monaco-novizio di nome Hayashi Yoken, mentalmente disturbato e ossessionato dalla bellezza del padiglione, vi diede fuoco. Lo scrittore Yukio Mishima ne trasse uno dei suoi romanzi più celebri, Il Padiglione d'Oro (1956), che esplora la psicologia dell'incendiario. Nel 1987 la foglia d'oro è stata totalmente rinnovata e ispessita per resistere alle stagioni di Kyoto. Patrimonio UNESCO dal 1994.

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Per capire il Padiglione d'Oro bisogna capire Ashikaga Yoshimitsu (1358-1408). Terzo shogun della dinastia Ashikaga, salì al potere a undici anni e divenne uno dei personaggi più potenti della storia giapponese. Nel 1392 mise fine alla "Guerra delle due corti" (Nanboku-cho), un conflitto dinastico durato 56 anni in cui il Giappone aveva avuto contemporaneamente due imperatori rivali; nel 1394 si "ritirò" formalmente dal titolo di shogun a 36 anni, ma in realtà continuò a governare in modo informale fino alla morte. Adottò abiti e protocolli della corte imperiale cinese dei Ming, riprese i rapporti commerciali con la Cina (interrotti da due secoli) e si fece chiamare dall'imperatore Ming "Re del Giappone", cosa per cui i tradizionalisti lo accusarono di alto tradimento perché in Giappone esisteva già un imperatore. Yoshimitsu fu anche il protettore di Zeami (1363-1443), l'attore-drammaturgo che codificò il teatro Noh: lo conobbe quando Zeami era bambino e lo introdusse a corte, sostenendolo per tutta la vita. Senza Yoshimitsu il Noh come lo conosciamo non esisterebbe.

Il padiglione fu costruito nel 1397 come centro della sua villa di ritiro Kitayama-dono, un enorme complesso di tredici edifici sul fianco delle colline a nord-ovest. Fu il cuore della cultura Kitayama, una stagione di fioritura artistica ispirata alla Cina dei Ming: pittura a inchiostro, cerimonia del tè proto-formale, teatro Noh, cucina kaiseki, giardini Zen. I tre stili architettonici sovrapposti del padiglione raccontano un programma simbolico esplicito: il primo piano è in stile palazzo imperiale Heian (il potere aristocratico antico), il secondo in stile residenza samurai Kamakura (il potere militare), il terzo in stile sala Zen cinese (il potere spirituale). Yoshimitsu in vita fu tutte e tre le cose: cortigiano alla corte imperiale, guerriero come shogun, monaco (prese i voti zen poco prima di morire). Il padiglione è il suo autoritratto in tre piani.

Una curiosità: nel padiglione originale solo il terzo piano era ricoperto di foglia d'oro. Yoshimitsu aveva pianificato di dorare anche il secondo, ma morì prima che il progetto fosse completato. La ricostruzione del 1955 applicò la doratura anche al secondo piano, "completando" la volontà originale dello shogun. Il primo piano è rimasto in legno naturale per scelta estetica: il contrasto rende l'oro ancora più impressionante. La foglia d'oro attuale, sostituita nel 1987, è cinque volte più spessa di quella applicata da Yoshimitsu: ogni lamella è di 0,1 micrometri, e ne sono state applicate oltre 200.000 su una superficie totale di 1.300 metri quadri. Il costo del solo oro fu di 740 milioni di yen di allora.

Il padiglione era il solo edificio originale del complesso di Kitayama-dono sopravvissuto a sei secoli di guerre, terremoti e incendi, fino al 2 luglio 1950. Quel giorno un giovane monaco-novizio di 22 anni, Hayashi Yoken, vi appiccò fuoco e tentò di suicidarsi sulla collina retrostante con un coltello e dei sonniferi. Sopravvisse: fu trovato dai pompieri ferito ma vivo. Il suo movente, raccolto nei diari, era misto: balbettava da bambino e si sentiva inadeguato, era ossessionato dalla bellezza del padiglione che considerava "insopportabile", e voleva "distruggere ciò che era assolutamente bello per liberarsi della propria bruttezza". Il processo a Kyoto fu uno degli eventi mediatici dell'anno.

Quello che rese la storia ancora più tragica fu cosa accadde alla madre. Quando la polizia la convocò per l'interrogatorio, sopraffatta dalla vergogna familiare in un Giappone postbellico ancora rigidamente confuciano, la madre di Hayashi Yoken si suicidò gettandosi da un treno della linea San'in mentre tornava verso casa. Il monaco fu condannato a sette anni di prigione: si pentì amaramente, e morì di tubercolosi nel 1956, pochi mesi dopo essere stato rilasciato. Aveva 28 anni.

Lo scrittore Yukio Mishima (1925-1970) studiò gli atti del processo, intervistò testimoni e visitò il padiglione ricostruito per scrivere Kinkaku-ji (1956), uno dei capolavori della letteratura giapponese del Novecento. Il romanzo entra nella mente di un giovane balbuziente ossessionato dall'idea che la perfezione estetica sia un'oppressione esistenziale. Mishima trasformò Hayashi in un personaggio filosofico, e il padiglione in un simbolo della tirannia del bello. Esattamente quattordici anni dopo aver finito il libro, il 25 novembre 1970, Mishima stesso si suicidò ritualmente con il seppuku nel quartier generale delle Forze di Autodifesa di Tokyo, dopo aver tentato di guidare un colpo di stato monarchico. Aveva 45 anni. Le linee fra letteratura e biografia si erano dissolte.

L'edificio attuale è la ricostruzione esatta del 1955, fatta sulla base di disegni e fotografie del padiglione originale. È Patrimonio UNESCO dal 1994 nei "Monumenti Storici dell'Antica Kyoto". Riceve oggi oltre 4 milioni di visitatori l'anno: il giardino è disegnato in modo che dal sentiero principale il padiglione si possa fotografare da molte angolazioni diverse, ognuna pianificata da Yoshimitsu sei secoli fa.

09:00 - 17:00 · 500 yen ingresso
Facoltativa in zona · Se avete tempo
Ryoan-ji giardino zen Kyoto

Quindici pietre disposte su un letto di ghiaia bianca rastrellata in un rettangolo di 248 metri quadrati. Da qualunque punto della veranda si guardi, se ne vedono solo quattordici. Una pietra è sempre nascosta dietro un'altra. È il giardino zen più famoso del mondo, e probabilmente il più rigoroso esercizio di estetica buddhista mai realizzato.

Si visita sedendosi sulla veranda di legno della Hojo (residenza dell'abate, ricostruita nel 1499), in silenzio, lasciando che lo sguardo scorra sulle pietre raggruppate in cinque gruppi (5-2-3-2-3). Il muro di argilla bollita in olio che chiude il giardino su tre lati ha sviluppato col tempo macchie irregolari, espressione del concetto estetico wabi-sabi: la bellezza dell'imperfezione e del passare del tempo. La ghiaia viene rastrellata ogni mattina dai monaci.

Il complesso include anche il grande stagno Kyoyochi, costruito già nel XII secolo, che si attraversa lungo il sentiero d'ingresso: ninfee, aironi, isolette, alberi di ciliegio. Vicino al giardino di rocce c'è anche il celebre tsukubai, la vasca di pietra circolare con un'apertura quadrata al centro, attorno a cui sono incisi quattro caratteri che, letti combinandoli con il quadrato, recitano "ware tada taru wo shiru" ("io conosco solo la sufficienza", o "ho già tutto quello che mi serve"). UNESCO dal 1994.

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Il sito appartenne alla famiglia Fujiwara nel periodo Heian, poi nel 1450 fu acquisito dal signore della guerra Hosokawa Katsumoto (1430-1473), vice-shogun degli Ashikaga, che lo trasformò in tempio Zen della scuola Rinzai. Pochi anni dopo, ironia della storia, il tempio fu raso al suolo durante la Guerra Onin (1467-1477): una guerra civile che Hosokawa stesso aveva contribuito a scatenare, e che distrusse mezza Kyoto. Suo figlio Hosokawa Masamoto lo ricostruì nel 1488, e la Hojo attuale fu completata nel 1499.

L'identità del creatore del giardino di rocce è ignota, ed è uno dei misteri più discussi della storia dell'arte giapponese. Le ipotesi storiche sono tre: il monaco-pittore Sōami (1455-1525), Hosokawa Katsumoto stesso, o due giardinieri professionisti di nome Kotaro e Hikojiro (incisi sul retro di una delle pietre): erano kawaramono, "uomini delle rive del fiume", la classe sociale più bassa del Giappone medievale, considerati impuri perché lavoravano con cadaveri e pelli. Se l'attribuzione è corretta, è uno dei rari casi documentati di un'opera d'arte giapponese di livello mondiale firmata da membri di una casta paria.

Il giardino acquistò fama internazionale nel 1975, quando la regina Elisabetta II lo visitò durante il suo viaggio ufficiale in Giappone e ne lodò pubblicamente la bellezza in un'intervista alla BBC. Negli anni successivi divenne soggetto di articoli accademici, libri di filosofia, opere musicali (il compositore americano John Cage ne fece il fulcro di varie composizioni). Studi geometrici hanno dimostrato che la disposizione delle pietre rispetta principi della sezione aurea e crea linee di prospettiva nascoste che convergono in punti precisi: una struttura matematicamente sofisticata, sotto un'apparenza di disordine naturale. Il messaggio buddhista è netto: ciò che sembra casuale è meticolosamente costruito, e la verità completa (la quindicesima pietra) si raggiunge solo quando si abbandona il punto di vista personale.

08:00 - 17:00 · 600 yen ingresso

Da Kinkakuji ad Arashiyama, circa 40 min.

~15:15
Foresta bambù Arashiyama

Un sentiero di circa 400 metri fra steli di bambù moso (la specie gigante asiatica) alti fino a 25 metri, con il sole filtrato che taglia la foresta in fasci verdi: probabilmente la passeggiata più fotografata del Giappone. Il movimento del vento fra gli steli produce un suono particolare, un fruscio profondo e legnoso simile a un'onda lontana, riconosciuto ufficialmente nel 1996 dal Ministero dell'Ambiente giapponese fra i "100 paesaggi sonori del Giappone" da preservare (su 738 candidature da tutto il paese, ne furono scelti solo 100).

Il sentiero è pubblico, gratuito, sempre aperto. La foresta è viva: i bambù vengono curati e raccolti regolarmente, perché in Giappone il bambù è materiale tradizionale per ceste, mestoli, frustini per la cerimonia del tè, sostegni per piante. Lungo il percorso si passa di fronte a un piccolo santuario shintoista, Nonomiya Jinja, citato nel Genji Monogatari di Murasaki Shikibu (inizio XI secolo, considerato il primo romanzo della storia mondiale): qui le principesse della corte imperiale si purificavano per un anno prima di essere mandate al grande santuario di Ise.

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Il bambù moso (Phyllostachys edulis), la specie gigante che domina ad Arashiyama, non è autoctono giapponese. Fu importato dalla Cina nel 1736 dal clan Satsuma a Kagoshima (Kyushu meridionale), e si è poi naturalizzato in tutto il sud-ovest dell'arcipelago. È una delle piante a crescita più rapida al mondo: in primavera i nuovi germogli (takenoko, "bambino del bambù") possono crescere fino a un metro al giorno e raggiungono la loro altezza massima di 20-25 metri in solo otto settimane. Una volta cresciuti, gli steli non aumentano più di dimensione: cambia solo la struttura interna, che si lignifica gradualmente. La pianta vive da 80 a 100 anni, fiorisce una sola volta nella vita (un evento rarissimo che capita ogni 60-130 anni e di solito coinvolge tutti gli individui geneticamente connessi simultaneamente), produce semi e poi muore.

Il bambù occupa nella cultura giapponese un posto sacro. È uno dei shochikubai, "i tre amici dell'inverno" (pino, bambù, susino), simboli confuciani della perseveranza: il pino non perde le foglie, il susino fiorisce nel gelo, il bambù si piega sotto la neve ma non si spezza. È ammirato dai monaci Zen come emblema della flessibilità saggia. Si trova nei dipinti, nei kimono, nelle decorazioni di Capodanno (kadomatsu), nei ventagli, nei flauti (shakuhachi), nelle frustine per la cerimonia del tè (chasen), nei mestoli per i pozzi sacri.

Le radici del bambù formano una rete sotterranea fittissima, intrecciata in profondità: una credenza popolare giapponese antichissima diceva che durante un terremoto bisognava correre in un boschetto di bambù, perché la rete delle radici stabilizzava il terreno e impediva i crolli. La conoscenza non era solo folklore: studi sismologici moderni hanno confermato che il suolo sotto i boschetti di bambù maturo è effettivamente più stabile del suolo aperto, perché le radici creano una griglia continua. È probabilmente una delle più antiche conoscenze antisismiche tramandate del paese, registrata in testi del periodo Heian.

Lungo il sentiero si passa di fronte al Nonomiya Jinja, un piccolo santuario shintoista che è uno dei luoghi più antichi e venerabili del Giappone. È nominato esplicitamente nel Genji Monogatari di Murasaki Shikibu (inizio dell'XI secolo, intorno al 1008), considerato il primo romanzo della storia mondiale. Nel romanzo, il principe Genji visita Lady Rokujo, sua amante, mentre lei si purifica al Nonomiya prima di seguire la figlia (una principessa imperiale) al santuario di Ise. La scena è una delle più malinconiche di tutta la letteratura giapponese: il principe e la donna che amava si separano sotto gli alberi, sapendo che non si rivedranno mai più.

La funzione storica del Nonomiya è infatti questa: dal periodo Heian fino al 1336, una giovane principessa imperiale era nominata saio, "principessa-sacerdotessa", e mandata al santuario di Ise (a 250 km di distanza) come rappresentante dell'imperatore presso la dea sole Amaterasu. Prima del viaggio, la principessa doveva passare un anno intero in isolamento al Nonomiya, a Kyoto, in un rigoroso processo di purificazione: niente uomini, niente musica, niente colori brillanti, solo riti, digiuni, abluzioni. Fra il 668 e il 1336, oltre sessanta principesse passarono qui un anno della loro giovinezza prima di partire per Ise. Il sistema fu abolito durante le guerre del XIV secolo. Nel boschetto di bambù si pensa che le principesse passeggiassero durante l'anno di reclusione: il sentiero che si percorre oggi è probabilmente lo stesso.

La foresta è entrata nell'immaginario internazionale grazie al film Memoirs of a Geisha di Rob Marshall (2005, basato sul romanzo di Arthur Golden): nella scena celeberrima, l'ormai matura Sayuri (Zhang Ziyi) attraversa la foresta in macchina con il Chairman (Ken Watanabe), con la luce del sole che filtra fra i bambù in lunghi fasci. La scena è considerata uno dei più bei momenti di cinematografia degli anni Duemila e fece esplodere la popolarità di Arashiyama nel turismo internazionale: nel decennio successivo i visitatori si triplicarono.

Il sentiero che si percorre oggi era originariamente un tracciato di servizio usato dai contadini e dai monaci del Tenryu-ji per il taglio stagionale del bambù: la foresta era ed è in larga parte proprietà privata dei templi e di famiglie locali. La designazione governativa di area protetta arrivò solo nel 1967, e il sentiero fu aperto ufficialmente al pubblico solo dopo. Ogni proprietario provvede alla manutenzione della sua porzione: i bambù vengono ancora oggi raccolti regolarmente per le manifatture artigianali kyotoita di mestoli, ceste, ventagli, e per i sostegni dei pini bonsai dei templi. Quando si cammina nel bosco, si è in una foresta lavorata, non un parco naturale.

Sempre aperta · Ingresso gratuito
~16:00
Okochi Sanso Garden Arashiyama

La villa-museo dell'attore Okochi Denjiro (1898-1962), una delle stelle del cinema giapponese degli anni Venti e Trenta, famoso per i ruoli di samurai. Costruita lungo trent'anni di vita (dagli anni Trenta agli anni Cinquanta) sulla collina di Ogura, la proprietà è uno dei giardini di passeggiata privati più belli di Kyoto: 20.000 metri quadri di sentieri, padiglioni, una sala da tè, un boschetto di ciliegi, una piccola pagoda buddhista, una pineta e un punto panoramico con vista aperta sul fiume Hozu, sulle montagne di Arashiyama e sui tetti di Kyoto in lontananza.

Il biglietto (1.000 yen) include matcha e dolce wagashi serviti in una piccola sala da tè a metà del percorso, una pausa concreta dopo la salita. La proprietà è gestita ancora oggi dagli eredi di Okochi e mantenuta esattamente come fu lasciata. Atmosfera raccolta, decisamente meno frequentata delle attrazioni vicine: vale la deviazione.

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Per capire questa villa bisogna capire il personaggio. Okochi Denjiro (1898-1962), nato Obe Masuo a Saga (Kyushu), arrivò a Kyoto nel 1925 per lavorare come comparsa al Nikkatsu, allora il principale studio cinematografico giapponese. Aveva 27 anni e un viso che le cineprese amavano. La svolta arrivò nel 1928, quando il regista Daisuke Ito (1898-1981) lo scelse per il ruolo di un ronin guercio e monco: il film si chiamava Chuji Tabi-nikki ("Il diario di viaggio di Chuji"), e il personaggio era Tange Sazen, un samurai sciatto, ubriacone, brutale e geniale. Il successo fu immediato. Negli anni Trenta Okochi interpretò oltre 200 film, di cui una trentina come Tange Sazen: il personaggio entrò nella memoria popolare giapponese come James Bond e Zorro lo sono nella nostra, e Okochi divenne una delle star più pagate del Giappone insieme a Mifune Toshiro (di una generazione successiva).

Aveva due passioni: il buddhismo zen, che praticava intensamente fra un set e l'altro, e il giardinaggio. Nel 1932, a 34 anni, comprò un primo terreno sulla collina di Ogura, sopra Arashiyama, dove aveva girato decine di film in costume. Voleva costruirsi un ritiro dove meditare. Quello che doveva essere un piccolo cottage divenne un'ossessione di trent'anni: ogni volta che riceveva un compenso importante per un film, Okochi comprava un altro pezzo di terra adiacente. Quando morì, nel 1962, la proprietà aveva raggiunto i 20.000 metri quadri: due ettari di sentieri, padiglioni, sale da tè, boschetti di ciliegi, una pineta secolare, un giardino di muschio, e un punto panoramico con vista a 270 gradi sul fiume Hozu, le montagne di Arashiyama e i tetti di Kyoto in lontananza.

Per realizzarlo, Okochi si affidò a due maestri. Il giardiniere paesaggista Rihei Hirose, allora considerato uno dei migliori del Kansai, disegnò il sistema di sentieri sfruttando come shakkei ("paesaggio in prestito", una tecnica giapponese di integrazione del paesaggio circostante) il monte Hiei a est (47 km di distanza, ma visibile nei giorni limpidi), l'Hozukyo gorge a ovest e Arashiyama in primo piano. L'architetto in stile sukiya Kaichiro Usui costruì gli edifici principali: la grande sala Daijokaku (in fusione di stili shinden, shoin e sukiya), la sala da tè Tekisuian, il padiglione panoramico Gekkotei ("Padiglione della luce lunare", il punto più alto del giardino), e l'oratorio buddhista Jibutsudo dove Okochi praticava lo zazen ogni mattina. Tutti gli edifici sono oggi Beni Culturali Tangibili Registrati dello Stato giapponese.

La villa fu un piccolo salotto culturale. Okochi vi ospitò regolarmente i suoi colleghi attori: Hideko Takamine (1924-2010, una delle più grandi attrici giapponesi del Novecento), Chiezo Kataoka (1903-1983, la più famosa star di film di samurai), Isuzu Yamada (1917-2012, l'attrice di Throne of Blood di Kurosawa), e Machiko Kyo (1924-2019, protagonista di Rashomon, 1950). Il regista Daisuke Ito vi passò interi mesi in convalescenza dopo un grave incidente sul set. Le foto in bianco e nero esposte nel piccolo museo della villa mostrano questo cenacolo del cinema giapponese degli anni Trenta-Cinquanta in kimono, sul prato del giardino, davanti alla vista delle montagne.

Una caratteristica di Okochi che colpiva i contemporanei: nonostante la fama e gli ingaggi astronomici, non si arricchì mai davvero. Tutti i suoi compensi venivano spesi in terra, alberi, pietre, e nei salari di una squadra di una decina di giardinieri permanenti. Quando morì, la villa era praticamente l'unico patrimonio della famiglia: niente azioni, niente conti in banca, niente proprietà a Tokyo. Lasciò scritto nel testamento che la proprietà non doveva essere venduta né trasformata: doveva essere aperta al pubblico con un biglietto modesto, "perché chi vi entra possa godere della stessa pace che ho cercato qui". La famiglia ha mantenuto la promessa per oltre sessant'anni: la villa è gestita ancora oggi dagli eredi di Okochi.

Lo staff di giardinieri attuale è in larga parte discendente diretto di chi lavorava con Okochi: il capo-giardiniere odierno è il nipote di un giardiniere che era arrivato qui dalla provincia di Mie negli anni Quaranta. Le tecniche di potatura dei pini, di manutenzione del muschio, di rinnovo del bambù sono tramandate oralmente: non esistono manuali scritti, e ogni dettaglio è insegnato dal padre al figlio.

Il punto culminante della visita è la sala da tè inclusa nel biglietto: a metà del percorso, dopo la salita più ripida, c'è un padiglione dove gli ospiti vengono fatti sedere e serviti con una ciotola di matcha caldo e un piccolo dolce monaka con il sigillo di "Okochi Sanso" stampato. La tazza viene servita rivolta in modo che il disegno principale sia di fronte all'ospite: si gira due volte in senso orario, si beve in tre sorsi (di cui l'ultimo rumoroso, in segno di apprezzamento), si guarda di nuovo il disegno, si appoggia. La Guida Verde Michelin ha attribuito una stella alla "vista dal Gekkotei di Okochi Sanso": una rarità per un giardino privato, e una piccola ironia per un luogo che voleva restare segreto.

09:00 - 17:00 · 1.000 yen
Sera · Sannenzaka + Kamo

Da Arashiyama a Sannenzaka, circa un'ora.

~18:30
Sannenzaka Ninenzaka Higashiyama

Una delle strade più belle di Kyoto: una salita acciottolata sul fianco della collina di Higashiyama, fra case in legno tradizionali (machiya) di due piani con le grate sottili davanti alle finestre, sale da tè, pasticcerie di wagashi (i dolci tradizionali), botteghe di ceramiche di kiyomizu-yaki (la ceramica locale), negozietti di kimono e ventagli. Insieme alla parallela Ninenzaka, è classificata come Distretto di Conservazione delle Strutture Tradizionali: nessun cavo elettrico aereo, nessuna insegna moderna, persino le macchinette delle bibite sono camuffate in legno.

Si percorre lentamente, fermandosi nelle botteghe e magari per un matcha con warabi-mochi in una sala da tè. Tre dettagli che non si vedono altrove: i fiori di carta appesi in alcune entrate (sono talismani tradizionali della zona), i cartelli in ferro battuto con i nomi delle case più antiche, i tetti curvi di tegole grigie tutti alla stessa altezza per un patto edilizio antico di secoli.

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Sannenzaka e Ninenzaka sono fra le strade più antiche di Kyoto. Ninenzaka fu lastricata nell'807, Sannenzaka l'anno dopo, nell'808: erano i sentieri di pellegrinaggio verso il vicino tempio sulla collina, fondato pochi anni prima. Sull'origine dei nomi convivono diverse tradizioni: la più semplice li fa derivare dagli anni in cui furono costruite (terzo anno dell'era Daido, secondo anno della stessa era). Una seconda teoria li lega ai rituali di pellegrinaggio per le donne incinte che salivano queste vie pregando per parto sicuro: in giapponese antico san-nen poteva significare "parto sereno". Una terza, più poetica, attribuisce i nomi a Nene, moglie di Toyotomi Hideyoshi: dopo la morte del marito, Nene si ritirò nella zona e saliva regolarmente queste vie per pregare; una di esse sarebbe stata chiamata Nene-zaka ("la salita di Nene") e da lì sarebbe derivato per assonanza il "Ninenzaka" attuale.

La leggenda più popolare però è oscura: si dice che chi cade su Sannenzaka morirà entro tre anni, chi cade su Ninenzaka entro due. La superstizione risale al periodo Edo e nasce probabilmente come monito per i pellegrini ad andare cauti su una salita ripida e scivolosa quando piove. Ma il rimedio esiste: per scongiurare la maledizione, si comprava (e si compra ancora) una zucca-talismano hyotan in una delle botteghe ai piedi della via. Quelle botteghe specializzate in hyotan esistono ancora oggi, e vendono zucche essiccate scolpite e dipinte: era una tradizione legata anche al fatto che Toyotomi Hideyoshi aveva la zucca come stemma personale, vista come simbolo di buona fortuna nel periodo Momoyama.

Sotto i lastricati delle vie c'è una storia ancora più antica: questa zona, chiamata anticamente Toribeno, era uno dei tre principali luoghi di sepoltura di Kyoto. Dal periodo Heian fino al Medioevo, i corpi dei morti che le famiglie non potevano cremare venivano portati qui e abbandonati ai piedi della collina di Higashiyama: rimangono nei toponimi locali tracce di questo passato. Alcuni storici sostengono che la leggenda della "morte in tre anni" sia il riflesso popolare di questa antica funzione funeraria, sopravvissuta come superstizione molto dopo che la zona era diventata residenziale.

Nel 1917 il famoso pittore-poeta Yumeji Takehisa (1884-1934), considerato il padre dell'illustrazione giapponese moderna in stile Taisho roman, si trasferì qui con la sua amante e visse a Ninenzaka per due anni. Il piccolo monumento di pietra accanto a uno dei lampioni ricorda la sua presenza: le case di legno scuro, le donne con il kimono e le acconciature elaborate del primo Novecento, che lui dipinse e che oggi sono diventate icona del periodo Taisho, sono le stesse che si vedono camminando qui.

Negli anni Settanta, durante la prima fase di industrializzazione di Kyoto, le vie erano minacciate dalla demolizione: il piano regolatore prevedeva di abbattere le machiya per costruire condomini. La cittadinanza si oppose con un movimento popolare durato anni, finché nel 1976 la giunta cittadina dichiarò Sannenzaka e Ninenzaka "Distretto di Conservazione delle Strutture Tradizionali", vietando nuove costruzioni e imponendo restauri solo in stile Edo. Fu la prima area di Kyoto a ricevere quella tutela, e fu il modello per tutte le altre. Negli anni Ottanta, durante la bolla immobiliare giapponese, gli speculatori tornarono all'attacco con offerte miliardarie ai proprietari delle case più centrali. Quasi nessuno cedette: le famiglie, alcune residenti qui da quattro o cinque generazioni, considerarono le offerte un insulto.

Una curiosità contemporanea: Starbucks ha aperto qui nel 2017 un caffè dentro una machiya autentica del periodo Taisho (1912-1926), vietando per regolamento di esporre la sirena verde all'esterno. È l'unico Starbucks al mondo dove si beve il caffè seduti su tatami in una sala da tè, e dove il logo non si vede dall'esterno.

Sempre accessibile (negozi 09:00 - 18:00) · Ingresso gratuito
~19:30
Opzioni cena
Sushiro
11:00 - 23:00
Suba Soba Kyoto
11:00 - 21:00 circa

Consiglio pratico: Sushiro è la catena di kaiten zushi (sushi a nastro) più diffusa del Giappone: piatti da 120 yen circa, qualità onesta, atmosfera vivace e veloce, perfetta per una cena economica e divertente dopo una giornata intensa. Si paga in base ai piattini presi dal nastro, conto totale tipico sui 1.500-2.000 yen a testa. Suba è invece l'opposto: un soba shop contemporaneo nascosto in una vecchia casa giapponese (kominka) senza insegne né luci, l'interno sembra una galleria d'arte con tavoli scolpiti dal ceramista Tomonari Hashimoto. Si ordina al banco, ciotole di soba semplici con un topping a scelta, sotto i 1.500 yen. Atmosfera silenziosa e raccolta.

Dopo cena, dal centro al fiume Kamogawa pochi minuti a piedi.

~20:40
Fiume Kamogawa Noryo-Yuka Kyoto

Il fiume che attraversa Kyoto da nord a sud, e il punto di ritrovo della città. Le sue rive larghe e basse, fra prato e ciottoli, sono uno dei pochi spazi pubblici aperti del centro: vi si siedono famiglie, studenti, coppie, lavoratori in pausa pranzo. Una curiosità che noterete: le coppie si dispongono a distanze regolari lungo l'argine, equidistanti l'una dall'altra. È una consuetudine di Kyoto soprannominata "kamogawa equidistance": tutti si rispettano lo spazio reciproco senza una regola scritta, una piccola lezione di urbanistica giapponese.

D'estate (da maggio a settembre) i ristoranti del lato ovest del fiume montano le tradizionali terrazze su palafitte che si protendono sull'acqua, chiamate kawadoko (o yuka): si cena affacciati sul Kamo con il fresco della corrente, una tradizione di oltre 400 anni. Lungo le rive si attraversa il fiume non solo sui ponti, ma anche su una serie di cubi di pietra a forma di tartaruga e uccello (kameishi e chidoriishi) appena affioranti dall'acqua: piccolo gioco di equilibrio molto fotografato, soprattutto nel tratto di Sanjo.

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La fondazione di Kyoto sull'argine del Kamogawa fu una scelta cosmologica precisa. Nel 794 l'imperatore Kammu abbandonò la precedente capitale Nara, considerata "spiritualmente esaurita" per le troppe lotte di potere fra fazioni buddhiste, e cercò un sito che rispettasse i quattro principi della cosmologia cinese del feng shui. La città ideale doveva essere protetta dai "quattro guardiani celesti": una tartaruga nera (montagna a nord, qui il monte Funaoka), un drago azzurro (fiume a est, il Kamo), una tigre bianca (grande strada a ovest, l'attuale Nishioji) e una fenice rossa (specchio d'acqua a sud, lo stagno di Ogura). Heian-kyo, "capitale della pace e della tranquillità", era il nome ufficiale, e fu progettata su un reticolo geometrico ispirato a Chang'an, allora capitale dell'Impero Tang cinese. Il Kamogawa non era un fiume qualsiasi: era il drago a guardia della città, e attraversarlo aveva valore rituale.

Per oltre dodici secoli il fiume è stato il termometro emotivo della città. Nel periodo Heian (794-1185) era luogo di purificazione rituale: gli aristocratici scendevano nelle sue acque per liberarsi delle impurità prima delle cerimonie. Nel periodo Kamakura divenne scena di duelli di samurai: il piano alluvionale era abbastanza ampio da ospitare gli scontri senza danni alle case. Nel periodo Edo (1603-1868) le rive furono usate per le esecuzioni capitali pubbliche: le teste dei condannati venivano esposte su pali sull'argine come monito. La via di Sanjo, oggi piena di caffetterie alla moda, era nel Seicento il principale luogo di esposizione.

Le piene del Kamogawa, prima dell'arginatura del Novecento, erano leggendarie. C'è una frase celebre attribuita all'imperatore in pensione Shirakawa (1053-1129) che recita: "Tre cose nel mondo non posso controllare: i monaci-guerrieri del monte Hiei, i giocatori di backgammon e le acque del fiume Kamo". Lo Shirakawa era considerato il sovrano più potente del Giappone Heian, ma nemmeno lui poteva fermare le esondazioni del fiume, che ogni due o tre anni distruggevano case e ponti del centro. La frase entrò nel proverbio popolare. Oggi il fiume è arginato in cemento ma le rive sono mantenute basse e accessibili, una delle migliori urbanistiche d'acqua delle città moderne.

Le terrazze su palafitte (kawadoko o yuka) che si vedono in estate sul lato ovest sono una tradizione documentata dal 1670: i ristoranti dell'allora nuovo quartiere di Pontocho ottennero il permesso dallo shogunato di costruire piattaforme sopraelevate sul fiume durante i mesi caldi. Il sistema era ed è ingegnoso: le kawadoko sono completamente smontabili, sono fatte di legno di cedro e cipresso senza un solo chiodo, vengono assemblate il primo maggio e smontate il 30 settembre, ogni anno. Sono vietate dopo le piogge intense: se il fiume sale, vanno smontate in fretta, anche di notte. Cenare su una kawadoko in una sera di luglio, con il fresco che sale dall'acqua mentre la temperatura ambiente in città supera i 35 gradi, è una delle esperienze gastronomiche-paesaggistiche più peculiari del mondo.

Il fenomeno dei "cubi di pietra a forma di tartaruga e uccello" (kameishi e chidoriishi) è un piccolo capolavoro di urbanistica anti-romantica: nel 1980 il comune di Kyoto installò questi blocchi di pietra a intervalli regolari come "ponte alternativo" per fare attraversare il fiume. La forma di tartaruga e uccello è un omaggio agli antichi chidori che davano il nome al ponte di Sanjo nei racconti del periodo Heian.

Una stranezza sociologica osservata e fotografata: le coppie sedute lungo l'argine mantengono spontaneamente distanze regolari, equidistanti, senza nessuno che lo dica. È un fenomeno chiamato "kamogawa equidistance" che è stato studiato anche da urbanisti e antropologi. Si pensa derivi dal valore giapponese del ma (lo spazio fra le persone, considerato sacro): nessuno vuole essere troppo vicino a una coppia che condivide un momento intimo, e tutti si autoregolano. Risultato: file di coppie distanti dieci metri l'una dall'altra, lungo chilometri di argine, in pieno sole estivo, senza nessuna segnaletica.

Il 10 dicembre 1867, in una locanda chiamata Omiya a 200 metri dalle sponde del Kamogawa, due samurai pro-imperialisti, Sakamoto Ryoma e Nakaoka Shintaro, vennero assassinati da agenti dello shogunato. Sakamoto era stato l'architetto della grande alleanza fra i clan di Satsuma e Choshu che stava per rovesciare i Tokugawa. Aveva 31 anni, era nato il 15 novembre 1835, e fu ucciso esattamente nel giorno del suo compleanno (calendario lunare). Un mese dopo la sua morte, la Restaurazione Meiji realizzò la modernizzazione del Giappone che lui aveva sognato. Il monumento dell'omicidio è una semplice colonna di pietra fra Kawaramachi e Pontocho, davanti a un convenience store moderno: una delle ironie del Kyoto contemporaneo.

Sempre accessibile · Ingresso gratuito
Facoltativa in zona · Se avete tempo
Santuario Yasaka Gion Kyoto

Il portale vermiglio a due piani all'incrocio fra Gion e Higashiyama è una delle immagini più riconoscibili di Kyoto. È il Nishi-romon dello Yasaka Jinja, fondato nel 656 d.C.: un secolo prima ancora che Kyoto diventasse capitale. Per i kyotoiti è semplicemente "Gion-san", il santuario tutelare del quartiere.

Si attraversa il portale, ed è sera: il padiglione delle danze (maidono) al centro del cortile è illuminato da centinaia di lanterne di carta bianche, ognuna con il nome di un'azienda o di una famiglia donatrice. La sala principale (honden), dichiarata Tesoro Nazionale nel 2020, sta dietro il padiglione: tetto piatto unico nel suo genere, costruito in modo che la sala di culto e quella per le offerte siano sotto un solo tetto continuo, una tipologia chiamata gion-zukuri che esiste solo qui.

Il santuario è gratuito e aperto 24 ore: di giorno è un passaggio fra i quartieri storici, di sera diventa magico con le lanterne accese fino alle 22:00. All'interno del recinto ci sono 29 strutture minori classificate come Beni Culturali Importanti, fra cui il piccolo santuario Utsukushi-gozen-sha dedicato alla bellezza, dove le geiko di Gion vengono a pregare e davanti al quale c'è una "fonte della bellezza" da cui le donne raccolgono qualche goccia da applicarsi sul viso. Direttamente connesso al recinto si apre il parco Maruyama, con i suoi 680 ciliegi, fra i luoghi simbolo della hanami primaverile.

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La storia di Yasaka Jinja è la storia della relazione fra epidemie e potere divino nell'antico Giappone. La divinità principale è Susanoo-no-Mikoto, fratello tempestoso della dea del sole Amaterasu, considerato protettore contro le pestilenze. Secondo i registri del santuario, la fondazione risale al 656, quando un emissario chiamato Irishi arrivato dalla Corea portò qui lo spirito sacro di Susanoo. Per oltre mille anni, ogni grande epidemia di Kyoto ha avuto come risposta una preghiera ufficiale a Yasaka.

Nell'869, durante un'epidemia particolarmente devastante, l'imperatore decretò un rituale straordinario: 66 lance ornate, una per ognuna delle 66 province del Giappone dell'epoca, furono trasportate in processione per i quartieri di Kyoto insieme ai mikoshi (santuari portatili) di Yasaka. La cerimonia fu chiamata Gion Goryo-e. Funzionò, o almeno l'epidemia finì poco dopo. Da allora, ogni volta che la pestilenza tornava, si replicava il rituale. Nel 970 divenne evento annuale, e quelle 66 lance, gradualmente decorate sempre più riccamente, si trasformarono nei famosi yamaboko: i carri-pagoda di legno alti dieci-venticinque metri che ancora oggi sfilano per Kyoto durante il Gion Matsuri, considerato uno dei tre festival più importanti del Giappone, in scena ininterrottamente da oltre 1.150 anni.

Yasaka Jinja è il santuario madre di una rete di circa 3.000 santuari Yasaka e Gion sparsi per tutto il Giappone: ogni volta che vedete uno Yasaka Jinja in un'altra città, la sua autorità spirituale arriva da qui. Per le geiko e le maiko di Gion il santuario è particolarmente importante: ogni gennaio, all'inizio dell'anno, fanno una visita formale in kimono completi per ricevere benedizioni; e durante il Gion Matsuri partecipano a varie cerimonie sul maidono. Il santuario fu anche l'unica istituzione religiosa di Kyoto ad avere il permesso imperiale di vendere amuleti dorati contro le malattie nell'era Heian, e l'amuleto chimaki (rotolo di paglia decorato) che oggi si appende all'ingresso delle case kyotoita per scacciare epidemie viene ancora distribuito qui ogni luglio.

Sempre aperto · Ingresso gratuito
~22:00

Rientro in hotel.

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Giorno 7 · 26 agosto · Nara + Fushimi Inari

Nara
Nara è stata la prima vera capitale del Giappone, nel 710 d.C., prima ancora di Kyoto. Le sue strade conservano il senso più antico della spiritualità giapponese: templi giganti in legno, statue di Buddha alte come case, e i daini liberi del parco, considerati messaggeri sacri delle divinità. Il rientro vi porta al Fushimi Inari di Kyoto, il santuario dei mille torii rossi che salgono lungo il monte al tramonto.
Mattina · Nara
~07:00

Colazione in hotel.

~08:00

Partenza in treno dalla stazione di Kyoto fino a Kintetsu Nara. Circa 35-50 minuti di viaggio. Trovate tutti i dettagli nel documento trasporti.

Dalla stazione di Kintetsu Nara al Kofukuji, circa 5 min a piedi.

~09:00
Tempio Kofukuji Nara

Una pagoda a cinque piani alta 50,1 metri, la seconda più alta del Giappone in legno. Svetta sopra il parco di Nara come simbolo della città. Quando il governo trasferì la capitale qui nel 710, il Kofukuji venne fisicamente smontato dalla vecchia capitale di Asuka, trasportato pezzo per pezzo e rimontato a Nara: era il tempio personale dei Fujiwara, il clan più potente del Giappone per quattro secoli, e dovevano averlo accanto a sé.

Il complesso, una volta esteso su oltre 150 edifici, è stato rimpicciolito da incendi e guerre. Ne restano comunque quattro Tesori Nazionali: la pagoda a cinque piani, una più piccola a tre piani, l'Hokuendo (Sala Ottagonale Nord, considerata "la più bella sala ottagonale del Giappone") e la Tokondo (Sala d'Oro Orientale, che custodisce statue antichissime fra cui la celebre Ashura, una scultura di 1.300 anni con tre volti e sei braccia diventata icona dell'arte buddhista nara). Il Chukondo, la Sala d'Oro Centrale, è stato ricostruito nel 2018 dopo 18 anni di lavori, riportandolo alla grandezza dell'VIII secolo.

L'ingresso al recinto è gratuito e si attraversa naturalmente arrivando dal parco di Nara. Sono a pagamento il museo dei Tesori Nazionali (Kokuhokan, dove si vede la statua dell'Ashura) e la Sala Orientale; biglietti combinati disponibili. UNESCO dal 1998.

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La fondazione del Kofukuji nasce da un atto d'amore. Nel 669, la nobildonna Kagami no Okimi fece costruire una piccola cappella buddhista vicino all'attuale Kyoto per pregare la guarigione dal mal di stomaco del marito malato. Il marito era Fujiwara no Kamatari (614-669), il fondatore del clan Fujiwara, l'uomo che aveva architettato il colpo di stato del 645 ribaltando la dittatura del clan Soga e gettando le basi dello stato giapponese moderno. Il marito morì lo stesso anno, ma la cappella restò: divenne il tempio della famiglia. Quando nel 710 il figlio di Kamatari, Fujiwara no Fuhito, trasferì la capitale a Nara, portò il tempio con sé e gli diede il nome attuale, Kofukuji ("Tempio che genera benedizioni").

Per quattro secoli il Kofukuji fu il centro del potere politico Fujiwara, e con esso uno dei templi più ricchi e influenti del Giappone. A un certo punto disponeva di un esercito privato di monaci-guerrieri così potente che, secondo le cronache, nel 1113 mandò 20.000 soldati contro il rivale tempio Enryakuji a Kyoto per una disputa amministrativa. Quando i Fujiwara persero il potere, il tempio ne pagò il prezzo: nel 1180, durante la guerra Genpei, l'esercito del clan Taira (allora dominante) distrusse l'intero complesso, considerandolo simbolo del nemico. La ricostruzione fu enorme e durò decenni, ma il Kofukuji non tornò mai alla grandezza dell'VIII secolo.

La pagoda a cinque piani ha bruciato cinque volte (nel 1017, 1060, 1180, 1356 e 1411) ed è stata ricostruita ogni volta. La struttura attuale risale al 1426: nel suo interno custodisce, lungo l'asse nord-sud, statue dei Quattro Buddha delle Quattro Direzioni, ognuno fiancheggiato da due Bodhisattva, in una rappresentazione cosmologica del tempo (asse nord-sud) e dello spazio (asse est-ovest). Il pilastro centrale (shinbashira) che attraversa la pagoda dall'alto al basso non poggia sul pavimento ma è sospeso: in caso di terremoto oscilla autonomamente in controfase rispetto al resto della struttura, neutralizzando le scosse. È una tecnica antisismica giapponese di mille anni fa, oggi studiata dagli ingegneri come modello per i grattacieli moderni.

La statua dell'Ashura, custodita nel museo dei Tesori Nazionali, è una delle sculture più amate del Giappone. Risale al 734 d.C.: rappresenta un demone-divinità di origine indiana convertito al buddhismo, con tre volti e sei braccia. Il volto centrale ha un'espressione difficile da leggere: non è né un sorriso né un broncio, ma qualcosa che sembra contenere entrambi, dolore, dolcezza, distacco. Quando fu esposta a Tokyo nel 2009, in una sola mostra fu vista da oltre un milione di persone, record assoluto per un'esposizione di arte buddhista nel paese.

Cortile esterno sempre aperto, ingresso gratuito · Sale interne (museo, padiglione est, padiglione centrale) 09:00 - 17:00 · 1.600 yen biglietto cumulativo

Dal Kofukuji al parco, pochi minuti a piedi (sono adiacenti).

~09:45
Parco di Nara con daini

Mille trecento cervi sika in libertà in un parco di circa 660 ettari, considerati messaggeri sacri degli dei dalla tradizione shintoista locale e tutelati come Monumento Naturale Nazionale dal 1957. Camminano fra i visitatori, attraversano i sentieri, si avvicinano a chi tiene in mano un biscotto. È normale incontrarne uno seduto sul marciapiede o appoggiato a un albero.

Lungo i sentieri ci sono bancarelle di shika senbei, biscotti per cervi a base di crusca di riso e farina (200 yen per un pacchetto da 10): chi ne tiene uno in mano viene seguito, e in molti casi i cervi vi faranno l'inchino. È una piccola coreografia che hanno imparato da soli, nel tempo: chi distribuisce più senbei è chi viene salutato con una flessione della testa. Tenete il pacchetto al riparo da tasche e zaini, sennò i cervi cercano di prenderlo da soli: sono curiosi e a volte mordono lievemente per attirare l'attenzione (innocuo, ma sorprendente).

Il cuore del parco è uno dei pochi posti al mondo dove la fauna selvatica vive a contatto totale con la città, senza recinzioni e senza rituali turistici costruiti: i cervi semplicemente sono lì, da sempre.

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Per oltre mille e cento anni, uccidere un cervo a Nara era reato punibile con la pena di morte. La protezione nasce da una leggenda dell'VIII secolo: quando la nuova capitale Heijo-kyo (l'antica Nara) fu fondata nel 710, il potente clan Fujiwara volle stabilire il santuario tutelare della città, e invitò il dio guerriero Takemikazuchi a trasferirsi a Nara da un santuario lontano. Secondo la tradizione, il dio arrivò volando sopra il monte Mikasa cavalcando un cervo bianco. Da quel giorno tutti i cervi che vivevano in quella valle furono considerati discendenti di quel cervo divino, e la caccia fu severamente vietata, con pene durissime. La proibizione resse fino al periodo Meiji (1868).

Quando lo shogunato cadde e la legge di tutela fu abolita, la popolazione dei cervi crollò vicino all'estinzione. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, ne erano rimasti 79. La causa fu la fame: le carestie e l'instabilità del dopoguerra spinsero molti a infrangere la tradizione. Nel 1957 i cervi furono dichiarati Monumento Naturale Nazionale, ed è grazie a questa protezione che oggi la popolazione è risalita a circa 1.300 capi, gestita dalla Nara Deer Welfare Association.

Una tradizione attiva dal 1672: ogni inizio ottobre, durante una cerimonia chiamata shika no tsunokiri, sacerdoti shintoisti tagliano cerimonialmente le corna ai cervi maschi adulti, per evitare che si feriscano fra loro durante la stagione degli amori. È un evento pubblico che si tiene da oltre tre secoli e mezzo nello stesso luogo, con lo stesso protocollo.

Sempre aperto · Ingresso gratuito
Pomeriggio · Templi di Nara
~12:00
Opzioni pranzo · fra Naramachi e il Todaiji
Hiraso Naramachi
11:30 - 20:00 · chiuso lunedì
Todaiji Emado Chaya
11:00 - 15:00

Consiglio pratico: Hiraso Naramachi è il posto migliore in città per provare il kakinoha-zushi, la specialità di Nara: pesce (sgombro, salmone o trota) conservato dentro foglie di cachi che danno aroma e mantengono freschezza, una tecnica antica delle prefetture interne lontane dal mare. Menù con 3 tipi di pesce + sottaceti + chagayu (porridge di tè verde) + dolce intorno ai ¥1.500-2.000, atmosfera tranquilla, walk-in. Todaiji Emado Chaya è invece dentro il complesso del Todaiji, in stile chaya tradizionale con vista verso il Nigatsudo: menù casual con oyakodon, soba fredda con tempura, udon, dolci tradizionali. Prezzi onesti per essere in zona turistica (¥1.000-1.500), atmosfera serena, comoda se preferite mangiare appena prima di entrare al Todaiji.

Dal parco al Todaiji, circa 10 min a piedi.

~13:15
Todaiji Daibutsuden Nara

Il più grande edificio di legno del mondo, costruito per ospitare una delle più grandi statue di Buddha in bronzo del mondo. E quello che si vede oggi è solo due terzi della costruzione originale del 752: l'edificio di un tempo era ancora più grande, fiancheggiato da due pagode alte circa 100 metri, record dell'epoca, secondi soltanto alle piramidi d'Egitto.

Si entra dal portale Nandaimon, sotto due statue lignee dei Nio, i guardiani del Buddha: alti 8,4 metri, scolpiti nel 1203 dai maestri Unkei e Kaikei con la loro bottega in 69 giorni. Sono fra i capolavori massimi della scultura giapponese e Tesoro Nazionale. Il Nio con la bocca aperta si chiama Agyo (rappresenta il primo suono che la bocca umana può produrre, "ah"), quello con la bocca chiusa Ungyo ("un", l'ultimo suono): insieme, dall'inizio alla fine.

La grande sala principale, il Daibutsuden, misura 57 metri di larghezza, 50 di profondità, 49 di altezza. La struttura attuale risale al 1709, ricostruita dopo che gli incendi delle guerre civili avevano distrutto due volte l'edificio. All'interno, il Daibutsu: una statua di bronzo del Buddha Vairocana (l'illuminatore cosmico) seduto sul fior di loto, alta 15 metri, pesante 500 tonnellate. Solo la mano aperta è alta quanto una persona. Al fondo della sala, una colonna ha un buco delle stesse dimensioni della narice del Buddha: si dice che chi riesce a passarci attraverso otterrà l'illuminazione nella prossima vita. Funziona soprattutto per bambini, ma anche adulti agili ce la fanno.

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Tra il 735 e il 737, una epidemia di vaiolo uccise oltre un terzo della popolazione del Giappone. Quattro fratelli del clan Fujiwara (i quattro figli del fondatore Fuhito, che reggevano il governo del paese) morirono nel giro di pochi mesi. Secondo la cronaca Shoku Nihongi dell'VIII secolo, l'imperatore Shomu credeva che la pestilenza fosse conseguenza del suo comportamento personale. Per espiare e proteggere il paese da future calamità, nel 743 emanò l'editto di costruzione del Grande Buddha.

Mobilitò l'intera popolazione. Secondo i registri del tempio, 2,6 milioni di persone contribuirono con denaro, tempo o materiali: su una popolazione totale stimata in 5-6 milioni, praticamente metà del paese. Il monaco itinerante Gyoki, considerato un'autorità popolare, viaggiò di villaggio in villaggio raccogliendo le donazioni. La fusione richiese otto stampi sovrapposti e tre anni di lavoro: in quel periodo il Giappone esaurì tutto il rame disponibile sul territorio.

La cerimonia di "apertura degli occhi" del Buddha avvenne nel 752, alla presenza di 10.000 persone: l'imperatore Shomu (ormai ritirato), l'imperatrice regnante Koken, monaci da tutto il Giappone, ambasciatori di Cina, Corea, India e Persia. Per officiare il rito fu chiamato Bodhisena, un monaco indiano arrivato in Giappone nel 736 apposta per quella cerimonia. Bodhisena dipinse i due occhi della statua con un pennello legato a un cordone di seta lungo decine di metri: l'altro capo del cordone era tenuto in mano dall'imperatore stesso e dai dignitari presenti, in modo che tutti partecipassero spiritualmente al gesto. Fu il più grande evento internazionale dell'Asia Orientale dell'epoca.

Il Buddha che si vede oggi è solo in parte l'originale: è bruciato due volte nelle guerre civili (1180 durante la guerra Genpei contro il clan Taira, 1567 nel periodo Sengoku) ed è stato ricostruito ogni volta. Le gambe e la base di loto sono originali dell'VIII secolo; il busto è del XVI secolo; la testa è del XVII. Osservando da vicino, il colore del bronzo varia: la testa è più scura, la base più antica ha una patina diversa. Patrimonio UNESCO dal 1998.

07:30 - 17:30 · 800 yen ingresso al Daibutsuden (sala del Grande Buddha)

Dal Todaiji al Kasuga Taisha, circa 15 min a piedi nel bosco sacro.

~14:45
Kasuga Taisha lanterne Nara

Tremila lanterne. Duemila in pietra ricoperte di muschio lungo il viale d'accesso, mille in bronzo dorato sotto i colonnati del santuario. Vengono accese tutte insieme solo due volte all'anno: durante il Setsubun Mantoro (3 febbraio) e il Chugen Mantoro (14-15 agosto).

Il santuario shintoista più importante di Nara, fondato nel 768 dal clan Fujiwara, dedicato fra gli altri alla divinità Takemikazuchi (lo stesso dio che, secondo la leggenda, arrivò a Nara cavalcando un cervo bianco). Patrimonio UNESCO dal 1998. La via d'accesso (sando) è uno dei viali più suggestivi del Giappone: una strada acciottolata di circa un chilometro fiancheggiata dalle lanterne in pietra, immersa in un bosco di cedri secolari. I cervi vagano fra le statue.

All'arrivo al santuario principale, le pareti vermiglie contrastano con il verde profondo della foresta. Sotto il colonnato del recinto interno sono appese le mille lanterne in bronzo, donate da nobili, samurai e mercanti dal Medioevo in poi. Entrare al recinto interno (tokubetsu sanpai, "visita speciale") costa 500 yen e permette di vederle da vicino.

Il santuario è uno dei pochi a praticare ancora il rito dello Shikinen Zotai: ogni 20 anni, da oltre 1.200 anni, viene smantellato e ricostruito identico sopra le stesse fondamenta. L'ultima ricostruzione è stata la 60ª, nel 2016; la prossima sarà nel 2036.

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Kasuga Taisha è il santuario tutelare del clan Fujiwara, la famiglia politica più potente del Giappone fra il VII e il XII secolo: imparentati con la famiglia imperiale per matrimoni ripetuti, di fatto governarono il paese come reggenti per oltre 400 anni. Le quattro divinità del santuario furono trasferite qui dai santuari ancestrali del clan: Takemikazuchi (dio del tuono e della guerra) da nord-est, Futsunushi (dio della spada) da est, e la coppia divina Amenokoyane e Himegami (gli antenati mitici della famiglia Fujiwara) da ovest.

Kasuga Taisha ha inventato una tradizione che oggi è ovunque in Giappone: la fila di lanterne in pietra lungo il viale di accesso ai santuari. La pratica nacque qui nel periodo Kamakura (XII-XIV sec.), quando i fedeli iniziarono a donare lanterne per illuminare il cammino degli dei. Solo a partire dal periodo Edo (1603-1868) gli altri santuari del Giappone seguirono l'esempio. Ancora oggi, oltre il 70% di tutte le lanterne in pietra anteriori al periodo Muromachi (1338-1568) sopravvissute in Giappone si trova qui, al Kasuga.

Ogni lanterna è stata donata da una famiglia o da una persona, con il nome inciso nella pietra. Per molte famiglie giapponesi è ancora oggi una tradizione visitare la lanterna del proprio antenato durante le festività: qualcuno torna a pulire il muschio, qualcuno semplicemente si ferma a leggere il nome.

Dietro al santuario si estende il Kasugayama Primeval Forest, una foresta vergine di circa 250 ettari che dall'841 d.C., per ordine imperiale, è vietata alla caccia e al taglio del legname: per oltre 1.180 anni nessuno ha potuto toccare gli alberi. Il risultato è un ecosistema autenticamente intatto nel cuore di una regione fortemente antropizzata, oggi anch'esso Patrimonio UNESCO.

Aperto dall'alba al tramonto · Ingresso gratuito al cortile esterno · 500 yen per il santuario interno
Facoltativa in zona · Se avete tempo
Nigatsu-do Todai-ji

Un balcone di legno aggrappato al fianco della collina, con vista aperta sui tetti del Todaiji, sul parco di Nara e sulla pianura. Il Nigatsu-do ("Sala del Secondo Mese") è uno dei sotto-templi del Todaiji: si raggiunge con una salita di pochi minuti su una scalinata in pietra fiancheggiata da antiche lanterne, partendo da dietro il Daibutsuden. Pochi visitatori arrivano fin qui, e l'atmosfera cambia: silenzio, pietra, legno, vento.

Lungo la balconata si appendono centinaia di lanterne in metallo donate dai fedeli, alcune secolari. Al tramonto, quando le lanterne si accendono e Nara si stende sotto la veranda con la luce arancione che scivola sui tetti, è considerato uno dei più bei panorami di tutta la regione del Kansai.

L'edificio attuale risale al 1669: il precedente bruciò per disgrazia durante una delle stesse cerimonie di fuoco del tempio nel 1667. La sala custodisce una statua segreta di Kannon a undici teste (Juichimen Kannon) che nessun monaco e nessun visitatore ha mai visto: è un hibutsu ("buddha nascosto"), conservato in un sacello chiuso da oltre 1.270 anni.

Approfondisci

Il Nigatsu-do prende il nome dal "secondo mese" del calendario lunare, perché qui si svolge la cerimonia più antica e ininterrotta del buddhismo giapponese: lo Shuni-e, comunemente chiamato Omizutori ("estrazione dell'acqua"). Si tiene ogni anno dal 1° al 14 marzo dal 752 d.C., senza una sola interruzione in più di 1.270 anni: nemmeno le guerre civili, gli incendi, le epidemie o la Seconda Guerra Mondiale l'hanno fermata.

La cerimonia fu fondata dal monaco Jitchu, allievo del fondatore del Todaiji, come rito di pentimento collettivo davanti alla Kannon a undici teste: i monaci pregano per espiare le colpe dell'umanità intera, in cicli di sei "veglie" giornaliere che si ripetono per due settimane consecutive. Ogni notte alle 19:00 (alle 19:30 il 12 marzo, alle 18:30 il 14), giovani monaci salgono lungo i corridoi del tempio portando torce di pino lunghe sei-otto metri e pesanti fino a 70 kg. Una volta sulla balconata, fanno roteare le torce sopra la folla sottostante, mentre scintille di pino infuocate piovono sulla gente: sono considerate auspiciose, e si crede che chi ne riceve una sul corpo verrà protetto dalle malattie per tutto l'anno.

Il rituale culminante è nella notte fra il 12 e il 13 marzo, intorno all'1:30 del mattino: i monaci scendono al pozzo Wakasai, sotto il pavimento del tempio, ed estraggono l'acqua sacra da offrire a Kannon. Secondo la leggenda, l'acqua sgorga dal pozzo solo una volta all'anno: il dio Onyu Myojin, in ritardo a una cerimonia del 752 perché era andato a pescare, promise come penitenza di fornire acqua sacra al Nigatsu-do per sempre, e il pozzo si aprì miracolosamente sul punto in cui pose il piede.

L'evento ha un significato profondamente sentito a Nara: si dice che solo dopo l'Omizutori arrivi davvero la primavera. L'ammissione è gratuita, ma la notte del 12 marzo il piazzale sotto il balcone si riempie di decine di migliaia di persone, e la polizia gestisce il flusso. Si possono raccogliere a fine cerimonia i frammenti carbonizzati delle torce, da avvolgere in carta di calligrafia e mizuhiki (cordini decorativi) e appendere all'ingresso di casa: è un amuleto contro la sfortuna.

Sempre aperto · Ingresso gratuito
Sera · Fushimi Inari
~16:30

Partenza in treno da Kintetsu Nara fino a Fushimi Inari. Circa un'ora di viaggio complessivo.

~17:30
Fushimi Inari Taisha torii rossi

Il santuario shintoista più visitato del Giappone, dedicato a Inari, divinità del riso, dell'agricoltura, della prosperità e degli affari. Fondato nel 711 dalla famiglia Hata (un clan di immigrati continentali), prima ancora che Kyoto diventasse capitale, è la sede principale di una rete di oltre 30.000 santuari Inari sparsi per tutto il Giappone. La sua immagine più riconoscibile sono i circa 10.000 torii rossi vermiglio che formano tunnel lungo il sentiero che sale sulla montagna sacra Inariyama (233 metri).

L'ingresso principale al complesso passa sotto il Romon, la grande porta rossa a due piani donata da Toyotomi Hideyoshi nel 1589, secondo la tradizione come ringraziamento dopo che la madre era guarita da una malattia. Oltre la porta, il santuario principale (honden); poi inizia la salita coperta dai torii. I primi due tunnel più fotografati sono il Senbon Torii (i "mille torii", anche se in realtà sono molti di meno) all'inizio del sentiero principale.

Ogni torii è stato donato da una persona o un'azienda in segno di gratitudine per un voto esaudito o in richiesta di prosperità: sul retro di ognuno si trovano nome del donatore e data inscritti in nero. I prezzi vanno da circa 400.000 yen per i torii più piccoli a oltre 1 milione di yen per i grandi. La verniciatura, in pigmento di cinabro misto a olio di tung, va rinnovata circa ogni cinque anni: capita di trovare cartelli "wet paint" durante la salita.

Lungo il sentiero si incontrano decine di statue di volpi (kitsune) in pietra o in ceramica bianca, alcune con una chiave dorata in bocca, altre con un fascio di spighe, altre con una pergamena: sono i messaggeri di Inari secondo la tradizione shintoista. Si dice che la dea preferisca offerte di aburaage (tofu fritto): per questo motivo i ristoranti vicini al santuario servono kitsune udon ("udon della volpe", con tofu fritto) e inari-zushi (sushi avvolto nel tofu fritto).

Per il giro completo dalla base alla cima e ritorno calcolate 2-3 ore in salita continua. Il giro breve arriva al Yotsutsuji, l'incrocio panoramico a metà montagna (30-45 min andata e ritorno), e regala già una bella vista sulla città.

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Le origini di Fushimi Inari precedono Kyoto stessa. Secondo il Yamashiro no Kuni Fudoki, una cronaca dell'VIII secolo, nel 711 (oltre 80 anni prima che Kyoto diventasse capitale), un nobile della famiglia Hata, di nome Hata no Irogu, fece una scommessa con i suoi servitori durante una battuta di tiro con l'arco: usò un mochi (tortino di riso) come bersaglio. Quando scoccò la freccia, accadde un prodigio: il mochi si trasformò in un cigno bianco e volò via, atterrando sulla cima della montagna Inari, dove iniziò a fare crescere riso miracolosamente. Hata no Irogu, riconoscendo il segno divino, costruì sul punto il primo santuario. La famiglia Hata, di origine continentale (probabilmente coreana o cinese), era arrivata in Giappone nel V secolo portando con sé tecniche di sericoltura e di irrigazione del riso: il loro mecenatismo religioso plasmò la zona di Fushimi e spiega perché Inari, divinità del riso, fu venerata proprio qui.

Inari è una delle divinità più complesse dello shintoismo. Androgina, può manifestarsi come un vecchio con la barba che porta riso, come una giovane donna che cavalca una volpe, come una sacerdotessa, come un dio bambino. Protegge il riso, il sake, i fabbri, gli attori, i tessitori e gli affari. Nel periodo Heian era venerata principalmente da contadini e fabbri (per il legame fra riso e fertilità della terra, e fra fuoco delle fucine e fertilità del fuoco); nel periodo Edo divenne la divinità preferita dei mercanti; oggi è la patrona delle multinazionali. Toyota, Panasonic, Mitsui, Mitsubishi, Sumitomo hanno tutti torii inscritti con il loro nome a Fushimi Inari, donati come ringraziamento per la prosperità.

Il Romon, la grande porta rossa a due piani all'ingresso del complesso, fu donato da Toyotomi Hideyoshi nel 1589, all'apice del suo potere. Secondo la tradizione, fu un voto: la madre di Hideyoshi era gravemente malata, e Hideyoshi promise alla dea Inari un grande torii se l'avesse guarita. Lei guarì, e Hideyoshi commissionò una porta degna di un sovrano. Il Romon è oggi Bene Culturale Importante e una delle più antiche porte shintoiste sopravvissute del periodo Momoyama.

Le volpi (kitsune) sono i messaggeri spirituali di Inari, non sue incarnazioni: distinzione importante nella tradizione. Si dice che siano invisibili agli umani comuni, ma visibili a chi ha "occhi puri". Sono divise in due categorie: byakko (volpi bianche, spiriti benevolenti che servono Inari) e nogitsune (volpi selvatiche, ingannatrici, che possono possedere gli umani secondo la tradizione popolare). Le statue al santuario sono tutte byakko: alcune tengono in bocca una chiave dorata (la chiave del granaio del riso, simbolo di prosperità), altre un fascio di spighe (il riso stesso), altre una pergamena (saggezza), altre una palla di gioiello (tama, l'anima della divinità). Le coppie di volpi all'ingresso del santuario hanno una con la bocca aperta (a) e una con la bocca chiusa (un), che insieme formano il suono aum: l'inizio e la fine di tutte le cose.

Si dice che Inari preferisca offerte di aburaage (tofu fritto, il "cibo preferito delle volpi" secondo il folklore): per questo motivo i ristoranti attorno al santuario servono kitsune udon ("udon della volpe", con tofu fritto adagiato sopra) e inari-zushi (sushi avvolto nel tofu fritto: la palla di riso pressata dentro un sacchetto dorato, considerato un piatto fortunato per gli affari). Le statue delle volpi vengono spesso vestite con bavaglini rossi (yodare-kake) dalle famiglie che chiedono protezione per i loro figli: dopo molti decenni alcune statue sono completamente avvolte in strati di tessuto rosso decolorato.

L'usanza di donare un torii nasce nel periodo Edo (1603-1868): i mercanti, arricchitisi grazie alla benedizione di Inari, iniziarono a offrire torii in legno verniciato di rosso vermiglio come ringraziamento. La tradizione si gonfiò esponenzialmente dopo il boom economico giapponese degli anni Sessanta, quando le aziende iniziarono a donare in massa. Oggi i torii sono circa 10.000, con un costo che va da 400.000 yen per i piccoli (alti circa 5 metri) a oltre 1 milione per i grandi. Il colore vermiglio viene da un pigmento di cinabro (solfuro di mercurio) mescolato a olio di tung: si dice che protegga il legno dagli insetti e dall'umidità (è effettivamente velenoso per i tarli), ed è lo stesso pigmento usato per i santuari shintoisti più antichi. Nel pensiero shintoista il rosso scaccia gli spiriti maligni: per questo motivo lo si trova non solo nei torii ma anche nei ponti dei templi, nei pilastri delle sale principali, e nei tratti di chiusura degli amuleti.

La verniciatura va rinnovata circa ogni cinque anni: capita spesso di trovare cartelli "wet paint" durante la salita, e operai con la maschera che applicano il pigmento con pennelli larghi. Il santuario impiega permanentemente una squadra di artigiani che si occupa solo della verniciatura: lavorano con sequenze stagionali precise, perché il cinabro si applica solo in certi periodi dell'anno (primavera e autunno, mai in estate per via del caldo).

Fushimi Inari è entrato nell'immaginario internazionale grazie al film Memoirs of a Geisha (2005): nella scena celebre, la giovane Chiyo, dopo aver incontrato per la prima volta il Chairman che le ha regalato un dolce e un fazzoletto con dentro delle monete, corre felice attraverso il tunnel dei torii, salendo verso il santuario per ringraziare la dea. La scena, accompagnata dalla colonna sonora di John Williams, è uno dei momenti più memorabili del cinema americano sui giapponesi degli anni Duemila. Dopo l'uscita del film il numero di visitatori internazionali raddoppiò.

Una stagione speciale: nei primi tre giorni dell'anno, durante l'hatsumode (la "prima visita" tradizionale al santuario), oltre 2,5 milioni di persone salgono a Fushimi Inari per il primo voto dell'anno. È il terzo santuario più visitato del Giappone per hatsumode, dopo Meiji a Tokyo e Naritasan a Chiba: una folla che si stratifica sui sentieri illuminati dai lampioni di carta accesi tutta la notte.

Sempre aperto · Ingresso gratuito
~19:30
Opzioni cena · vicino al santuario Fushimi Inari
Unatoto Udon Kiraku Fushimi Inari
11:00 - 21:00 circa
Gyukatsu Fushimi Inari
11:00 - 22:00

Consiglio pratico: Unatoto & Udon Kiraku è un'insegna doppia a pochi passi dal santuario, specializzata da un lato nell'unagi (anguilla glassata su riso, l'una-don classico), dall'altro negli udon dal brodo chiaro tipico del Kansai. Ottimo rapporto qualità-prezzo per provare l'unagi senza spendere cifre da ristoranti specializzati: una ciotola sotto i 1.500-1.800 yen. Atmosfera casual, walk-in. Gyukatsu Kyoto Katsugyu è invece la filiale Fushimi della catena specializzata in gyukatsu: cotoletta di manzo impanata leggermente, scottata fuori e ancora rosa dentro, da finire di cuocere a tavola sulla piastra di pietra calda. Set con riso, miso e contorno intorno ai 1.500-2.000 yen. Anche qui walk-in, atmosfera in stile kappo moderno.

~20:30

Rientro in treno locale dalla stazione di Inari fino a Kyoto Station. Circa 5-10 minuti di viaggio. Arrivo in hotel verso le 21:00.

Facoltativa · Se avete tempo ed energie
Shirakawa Canal Gion Kyoto

Salici piangenti curvati sull'acqua, ponticelli di pietra, machiya in legno scuro che si specchiano nel canale. Lo Shirakawa è il piccolo corso d'acqua che attraversa Gion parallelamente alla via principale: due-trecento metri di lastricato in pietra dove la Kyoto delle cartoline è ancora intatta, senza cavi elettrici aerei né insegne moderne, e di solito molto meno affollata delle vie turistiche del quartiere.

Si percorre lentamente lungo la stradina Shirakawa Minami-dori: da un lato il canale, dall'altro le facciate in legno delle case da tè (ochaya) e dei ristoranti tradizionali, molti dei quali hanno sale interne che si affacciano direttamente sull'acqua. Al centro del percorso c'è il piccolo ponte Tatsumi in pietra, accanto al quale sorge il Tatsumi Daimyojin, un santuario minuscolo dove le geiko vengono a pregare prima di un'esibizione importante.

L'atmosfera cambia radicalmente fra giorno e sera. Di giorno è una passeggiata silenziosa fra il rumore dell'acqua e il fruscio delle foglie di salice. Di sera, dopo il tramonto, le lanterne di carta sopra le porte delle case da tè si accendono una per una, e la striscia di canale diventa una delle scene più fotografate di Kyoto. È anche uno dei punti dove con un po' di fortuna si può intravedere una maiko in kimono in transito verso un appuntamento.

Approfondisci

Lo Shirakawa ("fiume bianco", chiamato così per la sabbia chiara del suo letto) è un piccolo affluente del Kamogawa. Per secoli è stato la spina dorsale economica del quartiere di Gion: l'acqua serviva ai bagni delle case da tè, alle cucine dei ristoranti, alle abluzioni dei santuari. La forma attuale del lungofiume risale al periodo Edo (1603-1868), quando Gion divenne ufficialmente hanamachi ("quartiere dei fiori") e i mercanti più ricchi costruirono qui le proprie residenze e case da tè.

I salici non sono casuali. Nella tradizione giapponese, il salice (yanagi) è l'albero femminile per eccellenza, simbolo di flessibilità, eleganza, sensualità malinconica. Pianatare salici lungo i corsi d'acqua dei hanamachi era una pratica codificata fin dall'epoca medievale: dovevano richiamare l'estetica della tradizionale donna giapponese, snella e curvata. Le geiko fanno ancora oggi riferimento al salice nei propri nomi d'arte e nelle pose di danza.

Il ponte Tatsumi è diventato celebre a livello internazionale per essere apparso in alcune scene del film Memoirs of a Geisha (2005). Ma la sua importanza locale è molto più antica: il Tatsumi Daimyojin, il piccolo santuario dietro il ponte, è dedicato alla protezione del quartiere ed è frequentato dalle geiko e dalle maiko di Gion da secoli. La leggenda dice che l'animale messaggero del santuario sia il tanuki (il cane procione, tipo volpoide del folclore giapponese), per via di un episodio in cui un tanuki avrebbe protetto il ponte dalle inondazioni: si dice che le maiko, prima di un'esibizione importante, lascino qui un piccolo dolce come offerta al tanuki perché la serata vada bene.

Sempre accessibile · Ingresso gratuito
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Giorno 8 · 27 agosto · Osaka

Osaka
Se Kyoto è il Giappone della tradizione, Osaka è il Giappone vivo della strada. Famosa come "cucina del Giappone" (tenka no daidokoro), è la città dove la gente mangia camminando, parla forte, e l'humor sostituisce la cerimonia. Oggi la attraversate dal castello samurai al quartiere giovane di Amerikamura, dai templi antichi a Dotonbori illuminata di neon, chiudendo il viaggio con una cena wagyu nello storico vicolo di Hozenji.
Da ricordare ✏️

La cena wagyu della sera va prenotata il 27 luglio per le 20:00 del 27 agosto su questo link. Senza prenotazione rischiate di non entrare.

Mattina · Castello + American Village
~07:00

Colazione in hotel.

~08:00

Partenza in treno dalla stazione di Kyoto fino a Osaka Station, circa 30 minuti di viaggio. Da lì cambio su un altro treno fino a Osakajo-koen, altri 10 minuti. Trovate tutti i dettagli nel documento trasporti.

Dalla stazione di Osakajo-koen al castello, circa 10 min a piedi nel parco.

~09:00
Castello di Osaka

Una torre principale a otto piani con tetti verdi e tigri d'oro, alta circa 55 metri, che si erge su una collina artificiale nel cuore di un parco di 60.000 metri quadrati. Le mura di pietra che la circondano contengono alcuni dei massi più grandi mai utilizzati nell'architettura giapponese: il più grande, all'ingresso Sakura-mon, pesa 108 tonnellate e fu trasportato qui dalle isole Inland Sea su zattere appositamente costruite.

Il castello fu costruito a partire dal 1583 da Toyotomi Hideyoshi, l'uomo che unificò il Giappone partendo da origini contadine, come simbolo del suo potere. Tutto quello che si vede sopra le fondamenta non è originale: la torre attuale è una ricostruzione del 1931 in cemento armato, finanziata da donazioni dei cittadini di Osaka. All'interno la torre ospita un museo moderno su otto piani dedicato alla vita di Hideyoshi e all'assedio di Osaka del 1614-1615, allestito al momento della ricostruzione.

Intorno al castello si estende il parco Osaka-jo, gratuito, con oltre 3.000 ciliegi nella zona di Nishinomaru e un boschetto di ume (susini in fiore) che esplode di colori in febbraio. Il parco è sempre aperto, la torre richiede biglietto. Per le mura esterne e i fossati vale la pena fare il giro completo, anche solo per rendersi conto della scala monumentale del progetto originale.

Approfondisci

La storia del castello è la storia stessa dell'unificazione del Giappone. Toyotomi Hideyoshi (1537-1598), nato in una famiglia di contadini, riuscì a salire fino al rango più alto del paese sotto Oda Nobunaga, e dopo l'assassinio di Nobunaga nel 1582 ne ereditò il potere. Per consolidare la propria autorità scelse di costruire un castello-residenza a Osaka, sul sito dell'Ishiyama Honganji, la fortezza-tempio della setta buddhista Jodo Shinshu che Nobunaga aveva impiegato dieci anni a sottomettere fra 1570 e 1580. Era una scelta politica esplicita: costruire il proprio castello sulle rovine del nemico più ostinato dell'epoca.

I lavori partirono nel 1583 e durarono in pratica fino alla morte di Hideyoshi nel 1598. Al suo apice il complesso fu il più grande castello del Giappone: la torre originale aveva sette piani (di cui uno seminterrato) ricoperti di lacca nera con dettagli in oro puro, doveva essere "il più impressionante edificio del paese". Hideyoshi morì lasciando come erede un figlio di cinque anni, Hideyori, sotto la reggenza di un consiglio di cinque daimyo. Uno di loro era Tokugawa Ieyasu.

Ieyasu aspettò. Sconfisse i lealisti Toyotomi nella battaglia di Sekigahara nel 1600, ottenne il titolo di shogun nel 1603 e divenne padrone effettivo del paese. Ma a Osaka, intoccato, c'era ancora il giovane Hideyori, ormai adulto, simbolo vivente della dinastia rivale. Nel 1614-1615 Ieyasu organizzò due campagne militari (la "Campagna d'inverno" e la "Campagna d'estate") con oltre 200.000 uomini per finirla. Il castello cadde nell'estate del 1615: Hideyori si suicidò con la madre e il figlio di otto anni dentro la torre in fiamme. La dinastia Toyotomi si estinse in poche ore.

Il castello fu ricostruito dai Tokugawa negli anni 1620 in dimensioni ancora maggiori, con mura ciclopiche fatte da pietre trasportate da decine di domini vassalli (ognuno doveva contribuire, e firmava le proprie pietre con il sigillo del clan: si vedono ancora oggi, scolpiti sulle facce dei massi). Ma nel 1665 un fulmine colpì la torre principale e la ridusse in cenere. Per quasi tre secoli il castello restò senza torre. Nel 1931, un movimento di donazioni cittadine raccolse 1,5 milioni di yen dell'epoca per ricostruire la torre, in cemento armato, basandosi sui dipinti su paravento del XVII secolo. È una rara ricostruzione di pre-guerra che è riuscita a sopravvivere ai bombardamenti.

Il 14 agosto 1945, esattamente il giorno prima della resa del Giappone, l'area di Osaka-jo subì uno dei più pesanti bombardamenti aerei americani della guerra: nei dintorni del castello si trovavano l'arsenale dell'esercito giapponese e diverse caserme. Decine di edifici militari furono distrutti, il parco fu cosparso di crateri, ma la torre del castello, costruita nel 1931 in cemento armato, sopravvisse intatta. Restaurata profondamente nel 1995-1997 per riportarla alla colorazione originale (bianca con dettagli verdi e oro), oggi è il simbolo della resilienza di Osaka, una città che è stata distrutta e ricostruita più volte e ogni volta ne è uscita più viva.

Parco e mura sempre accessibili · Ingresso gratuito

Consiglio pratico: non vale la pena entrare nel museo all'interno del castello: l'interno è una ricostruzione moderna in cemento e l'allestimento non giustifica il biglietto. Vi basta vedere il castello da fuori, facendo il giro delle mura e dei fossati e godendovi la vista della torre dall'esterno.

Dal Castello di Osaka all'American Village, circa 25 min in metro.

~11:15
American Village Amerikamura Osaka

Quattro isolati di vicoli stretti, murali colorati, vintage shops, record stores, paninoteche, club. È "Amemura" per gli osakiti: una sorta di Harajuku in versione Kansai, il quartiere di moda urbana e cultura giovanile di Osaka da oltre cinquant'anni. La media dell'età è bassa (15-25), il dress code va dal vintage americano anni '70 al Lolita giapponese, dallo skater al goth.

Il cuore pulsante è il Sankaku Koen ("Triangle Park"), una piazzetta triangolare di cemento dove gli skater locali si esercitano, dove i giovani comici di Osaka provano i loro manzai (sketch comici a coppia) prima di andare in TV, dove si raduna chiunque voglia farsi vedere o vedere. È sempre pieno, di giorno e di notte. Sulle pareti tutto attorno c'è il "Peace on Earth", un murale del 1983 dell'artista Seitaro Kuroda con una colomba enorme: l'icona visiva del quartiere.

Si gira a piedi senza meta, entrando nei negozi che catturano l'occhio. I posti memorabili: Big Step (centro commerciale di sette piani con boutique di streetwear, sale concerti underground e una parete intera di gachapon, le macchinette per le sorprese a capsula), le strade laterali con i jeans Levi's vintage anni '70 (a 15.000-30.000 yen al pezzo), le bancarelle di kushi pancake (pancake su spiedino, una "trovata virale" osakita degli anni 2010), e Kogaryu, una bancarella di takoyaki così buona da essere stata segnalata nella Guida Michelin di Osaka.

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Prima del 1969, l'attuale Amerikamura era una zona triste della città: capannoni industriali, parcheggi vuoti, qualche residenza popolare. Si chiamava Sumiya-cho ("quartiere dei carbonai") perché nel periodo Edo qui si stoccava il carbone trasportato dalla baia di Osaka. La trasformazione cominciò con un caffè chiamato LOOP, aperto nel 1969 da un gruppo di giovani designer e creativi davanti al Triangle Park. Il caffè divenne il punto di ritrovo della scena artistica indipendente di Osaka, e attorno a esso cominciarono ad aprirsi negozi che vendevano dischi rock americani, abbigliamento usato comprato sulla West Coast degli Stati Uniti, jeans, surfboards.

Il nome "Amerika-mura" arrivò nel 1971 dopo un evento promozionale del grande magazzino Sogo intitolato "America-mura Summer Battle". I giornali locali iniziarono a usarlo, e il quartiere se lo prese. Per un decennio fu zona alternativa, vagamente illegale, frequentata da giovani musicisti, fotografi, surfisti, fashionisti. Nel 1983 il pittore Seitaro Kuroda (nato a Osaka nel 1939) dipinse il celebre murale "Peace on Earth" su una facciata del Triangle Park: una colomba con motivi tribali colorati, esplicitamente ispirata all'estetica della controcultura americana. È rimasto lì da oltre quarant'anni, restaurato due volte, ed è il simbolo del quartiere.

Negli anni Novanta arrivarono i marchi maggiori (Big Step, OPA, club, multisala) e Amemura si commercializzò. Oggi conta oltre 2.500 negozi in pochi isolati, e nei weekend riceve fino a 200.000 visitatori al giorno. È uno dei pochi quartieri di Osaka dove la vita della strada continua dopo mezzanotte: i club rimangono aperti fino all'alba, gli izakaya sono pieni, e Triangle Park resta animato anche alle tre del mattino. È vero che molto dell'autenticità degli anni '70 si è persa (i prezzi sono saliti, i marchi grandi hanno colonizzato), ma per chi è interessato alla cultura giovanile giapponese contemporanea qui si vede dal vivo.

Sempre accessibile · Ingresso gratuito (negozi con orari propri)
Pomeriggio · Kuromon + templi

Dall'American Village al mercato Kuromon, circa 10-15 min a piedi.

~12:30
Mercato Kuromon Osaka

Una galleria coperta lunga 580 metri con circa 150 bancarelle di alimentari, pesce fresco, cibo di strada e ristorantini. Per gli osakiti è semplicemente "la cucina di Osaka" (Osaka no daidokoro): il mercato dove i grandi chef della città vengono a comprare gli ingredienti del giorno, e dove i visitatori possono mangiare in piedi davanti al banco.

Le specialità che dominano i banchi sono il fugu (pesce palla, oltre il 10% delle bancarelle ittiche se ne occupa), il granchio re del Giappone servito grigliato in mezzo guscio, l'uni (riccio di mare) crudo, lo spiedo di tonno grezzo, il kobe beef in versione "ciotola di riso al manzo", l'anguilla grigliata, i takoyaki appena fatti. Una bancarella su due ti mette un coltello in mano e ti fa scegliere il pezzo. I prezzi sono onesti per la qualità, ma a partire da 500-1.500 yen a portata.

L'idea giusta è girare tutto il mercato un volta intero senza comprare niente, vedere cosa c'è, poi tornare alla bancarella che vi ha colpito. La maggior parte dei banchi ha sgabelli alti per mangiare in piedi accanto al bancone. Importante: a Kuromon non si butta a terra: la spazzatura va riportata al banco dove si è acquistato, è una regola di rispetto verso i mercanti.

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Le origini del Kuromon risalgono al tardo periodo Edo, quando un mercato del pesce informale cominciò spontaneamente a formarsi attorno a un tempio chiamato Enmyoji, che aveva una grande porta nera (kuro-mon) all'ingresso. I pescatori scaricavano le ceste nel cortile del tempio, e la gente del quartiere veniva a comprare. Nel 1902 il mercato fu ufficialmente registrato dalle autorità con il nome Enmyoji Ichiba, ma il soprannome popolare "Kuromon Ichiba" prevalse. Il tempio bruciò in un incendio del 1912, ma il nome del mercato rimase. Oggi è uno dei pochi nomi commerciali di Osaka che fanno riferimento a un edificio scomparso un secolo fa.

Per quasi tutto il Novecento il Kuromon è stato un mercato di servizio per ristoratori professionisti: chef e proprietari di ristoranti di tutto il Kansai venivano qui all'alba, le contrattazioni erano in dialetto osakita stretto, i prezzi non erano mai esposti. Il pesce arrivava in cassette dal porto e veniva smerciato nel giro di poche ore. La trasformazione in mercato turistico è successa nel decennio 2010-2020: il flusso crescente di visitatori internazionali ha spinto molti banchi a riconvertirsi in formato "street food", con cibo cotto sul momento e mangiato in piedi.

Una bancarella iconica da non perdere è il banco del fugu: il pesce palla è una specialità mortale se preparata male (contiene la tetrodotossina, una neurotossina 1.200 volte più potente del cianuro), e in Giappone solo i cuochi con licenza speciale possono servirlo. A Osaka il fugu è una tradizione: la città consuma circa il 70% di tutto il fugu del Giappone. Lo si trova come sashimi ultra-sottile (fugu sashi, tagliato così sottile che si vede attraverso il piatto), come tempura, in zuppa, e crudo. Nessun caso letale registrato a Kuromon: i cuochi sono qualificati, ma è una piccola scarica di adrenalina ordinarne il primo boccone.

Il cambiamento più visibile degli ultimi anni è il flusso di visitatori internazionali: il consorzio dei mercanti registra ufficialmente più di 20.000 persone al giorno nei periodi di alta stagione. Alcuni anziani osakiti rimpiangono i tempi in cui Kuromon era loro: i prezzi sono saliti, alcuni banchi tradizionali hanno chiuso. Ma il nucleo storico (le pescherie all'ingrosso, i fornitori di chef, le coltellerie professionali) resiste. Vale la pena anche entrare in alcuni dei vicoli laterali, dove sopravvivono banchi piccoli e poco frequentati.

Negozi circa 09:00 - 18:00 · Ingresso gratuito

Pranzo: il Kuromon Market è il pranzo. Detto "lo stomaco di Osaka", è un mercato coperto di 600 metri specializzato in pesce: bancarelle che grigliano capesante, ostriche, ricci di mare, granchi al momento. Trovate anche sushi take-away, yakitori, manzo wagyu in spiedini, okonomiyaki piccoli. Calcolate ¥2.000 a testa per provare 3-4 cose, walk-around senza fila se arrivate verso le 12:30.

Dal Kuromon al Namba Yasaka, circa 10 min a piedi.

~13:30
Namba Yasaka Jinja testa di leone

Una gigantesca testa di leone alta 12 metri, larga 11, profonda 10, con bocca spalancata, denti aguzzi e occhi dorati che fissano dritti chi entra. È lo Shishi-den, il palco rituale a forma di leone del santuario Namba Yasaka, e da solo vale la deviazione dal frastuono di Namba.

La struttura è in legno e cemento, costruita nel 1974 come palco per le danze tradizionali del santuario. Nella tradizione shintoista il leone (shishi) è un guardiano spirituale che divora gli spiriti maligni: passare davanti alla testa significa farsi "ingoiare il male" e uscirne purificati. La fauci aperte sono coperte da ema, le tavolette votive di legno con preghiere e desideri scritti dai fedeli.

Il santuario in sé è piccolo (un honden, alcune cappelle minori, un chozuya per le abluzioni rituali), ma è dedicato a Susanoo-no-Mikoto, divinità del mare e delle tempeste, lo stesso kami del santuario madre Yasaka di Kyoto. Le origini sarebbero molto antiche (alcune fonti citano il IV secolo d.C., durante un'epidemia), anche se gli edifici originali bruciarono nei bombardamenti del 1945 e il complesso attuale è interamente postbellico. È a circa dieci minuti a piedi da Namba Station, gratuito, sempre aperto.

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La leggenda fondativa del Namba Yasaka è stata tramandata oralmente per secoli, e i registri originali sono andati persi. Secondo la tradizione popolare, il santuario fu fondato durante il regno dell'imperatore Nintoku (IV secolo d.C.), quando un'epidemia colpì la zona di Naniwa (l'antica Osaka). I cittadini pregarono il dio Gozu Tenno ("Re dalla testa di toro", forma sincretica buddhista-shinto associata a Susanoo), l'epidemia cessò, e fu costruito un piccolo santuario per ringraziarlo. Il sito assunse importanza nei secoli successivi, fino a diventare uno dei santuari guardiani della zona di Namba.

La Restaurazione Meiji del 1868 separò ufficialmente il buddhismo dallo shintoismo. Gozu Tenno, divinità sincretica, fu trasformato in Susanoo (forma puramente shintoista), e il santuario fu ridimensionato: gran parte degli edifici buddhisti annessi furono demoliti. Quello che restava fu poi completamente distrutto durante i bombardamenti aerei del 1945, come la maggior parte dei santuari di Osaka. La ricostruzione avvenne nei decenni successivi, in stile sobrio e moderno.

La gigantesca testa di leone che oggi è la principale attrazione del santuario è in realtà una struttura recente: fu costruita nel 1974 per ospitare le danze rituali del leone (shishimai) durante le feste annuali. La sua presenza ha trasformato un santuario di quartiere quasi sconosciuto in una delle attrazioni più fotografate di Osaka. La forma del leone deriva dai shishi dei santuari shintoisti, ma le proporzioni titaniche sono un'invenzione del progettista (un anonimo artigiano locale): non esiste nessun'altra testa di leone di queste dimensioni in Giappone, e la struttura è stata classificata come "scultura monumentale" piuttosto che come edificio rituale.

Le due processioni annuali che si svolgono qui sono ancora vive. La terza domenica di gennaio si tiene la festa di Susanoo, durante la quale i membri della comunità del quartiere fanno una grande gara di tiro alla fune nel piazzale: la corda è lunga venti metri e pesa una tonnellata, e il rituale rievoca il mito di Susanoo che uccise il serpente a otto teste Yamata-no-Orochi. A metà dicembre si svolge invece il festival Naniwa-Gion, con processioni di mikoshi (santuari portatili) e danze del leone all'interno della testa gigante. Per chi capita in queste giornate, il santuario passa da curiosità fotografica a esperienza viva.

Aperto dall'alba al tramonto · Ingresso gratuito

Dal Namba Yasaka allo Shitennoji, circa 10 min in metro.

~14:30
Tempio Shitennoji Osaka

Il primo tempio buddhista mai costruito in Giappone, fondato nel 593 d.C. Più antico ancora del celebre Horyuji di Nara: ed è anche il primo tempio finanziato direttamente dallo stato nella storia del paese, eretto dal principe Shotoku Taishi (574-622) come segno di gratitudine per una vittoria militare e come affermazione politica della nuova religione importata dalla Corea.

Il complesso, ricostruito molte volte (gli edifici attuali sono postbellici, fedeli al disegno originale del VI secolo), conserva il layout monastico originale chiamato Shitennoji-shichido-garan: pagoda a cinque piani in linea con la sala principale (Kondo), il tutto allineato lungo un asse nord-sud. È un modello architettonico che fu poi copiato in tutto il Giappone, ed è considerato il punto di partenza dell'architettura templare buddhista del paese.

Il recinto esterno è gratuito e si gira liberamente. Le tre aree a pagamento sono il recinto interno con la pagoda visitabile, il giardino Gokuraku-jodo ("Giardino del Paradiso", uno stagno con tartarughe, ponti di pietra, ciliegi), e il museo dei Tesori. Il 21 e 22 di ogni mese il piazzale del tempio si trasforma in un grande mercato delle pulci con oltre 300 bancarelle: antiquariato, ceramiche, kimono di seconda mano, anticaglie. Una delle esperienze più autentiche di Osaka.

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La fondazione del Shitennoji è uno dei momenti centrali della storia giapponese: è il momento in cui il buddhismo si afferma ufficialmente come religione di stato. Nel 538 il regno coreano di Baekje aveva inviato in Giappone un'ambasciata religiosa con statue del Buddha e sutre. Si scatenò una guerra civile fra due fazioni: i Soga, favorevoli all'adozione del buddhismo, e i Mononobe, custodi della tradizione shintoista, che vedevano la nuova religione come sacrilegio.

Lo scontro decisivo fu nel 587. Il giovane principe Shotoku Taishi, ancora adolescente (aveva 14 anni), combatté dalla parte dei Soga. Secondo la cronaca Nihon Shoki, durante la battaglia decisiva il principe scolpì in fretta quattro piccole statue dei Quattro Re Celesti (Shitenno), divinità protettrici del buddhismo, le legò ai capelli e pregò: "Se vinciamo questa battaglia, costruirò un grande tempio in vostro onore". I Soga vinsero, i Mononobe furono sterminati, e il buddhismo divenne ufficialmente religione di corte. Sei anni dopo, nel 593, il principe mantenne la promessa fondando il Shitennoji ("Tempio dei Quattro Re Celesti").

Shotoku Taishi (574-622) è una delle figure fondamentali della storia giapponese, paragonabile a Costantino per il cristianesimo romano. Da reggente per la zia, l'imperatrice Suiko, redasse la Costituzione dei Diciassette Articoli (604), il primo codice politico giapponese, che integrava etica buddhista, principi confuciani e riti shintoisti in una sintesi destinata a definire l'identità del paese per i successivi mille anni. Mandò ambasciate diplomatiche in Cina (le prime missioni "Kentoshi" nel 600 e 607), e nello Shitennoji fondò un ospedale, una farmacia e una scuola di medicina già nel 593, considerati le prime istituzioni sociali pubbliche del Giappone. Quegli edifici originari sono andati perduti, ma il tempio mantiene oggi un piccolo ospedale e un asilo a continuazione di quella tradizione di assistenza, ininterrotta da 1.430 anni.

Il tempio ha bruciato e si è ricostruito almeno otto volte: incendi accidentali, fulmini, conflitti militari, e infine i bombardamenti del 1945 che lo rasero quasi completamente al suolo. Le strutture attuali sono ricostruzioni in cemento armato del 1963, fedeli al disegno originale. Pochi templi al mondo possono vantare una continuità storica simile: la fede è la stessa del 593, la pianta è la stessa, le celebrazioni si svolgono nelle stesse date. Il 22 di ogni mese si tiene la festa Taishi-e dedicata a Shotoku Taishi: i monaci recitano i sutra e il piazzale si riempie di fedeli che vengono da tutto il Kansai.

Cortile esterno aperto dall'alba al tramonto, ingresso gratuito · Recinto interno + giardino + sala dei tesori 08:30 - 16:30 · 300 yen ciascuno

Dallo Shitennoji all'Harukas 300 (Tennoji), circa 5-10 min a piedi.

~15:40
Harukas 300 osservatorio Osaka

L'osservatorio sulla cima del grattacielo Abeno Harukas, alto 300 metri esatti. Quando fu inaugurato nel marzo 2014 era il grattacielo più alto del Giappone, primato che ha tenuto fino al 2023 (oggi superato dalla Mori JP Tower nel complesso Azabudai Hills di Tokyo, alta 325 metri). La piattaforma panoramica si distribuisce sui piani 58, 59, 60, e il piano principale è quasi interamente vetrato dal pavimento al soffitto: vista a 360 gradi su tutta Osaka.

Si vede tutto: il Castello di Osaka in lontananza con i suoi tetti verdi, la torre Tsutenkaku nel quartiere di Shinsekai a due isolati di distanza, le luci di Dotonbori, la baia di Osaka con i porti commerciali, e nei giorni limpidi il Monte Rokko a Kobe, il ponte di Akashi (che collega Honshu a Awaji), e l'isola di Awaji all'orizzonte. Al tramonto la città si tinge d'arancione e poi si accende di luci: è considerato uno dei migliori panorami urbani notturni del Giappone.

Sul piano 58 c'è uno "Sky Garden" all'aperto al centro del grattacielo, con un piccolo café e la possibilità di sedersi a fianco delle vetrate. Per gli amanti del brivido c'è anche "Edge The Harukas": un breve percorso esterno sull'eliporto del tetto (300 metri di altezza, con imbragatura di sicurezza, 1.000 yen extra) per chi vuole il vento in faccia. Il complesso include sotto i piani inferiori un grande magazzino, un museo d'arte, un hotel, ristoranti: si arriva con la stazione ferroviaria Tennoji direttamente sotto l'edificio.

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L'Abeno Harukas fu progettato dall'architetto americano César Pelli (1926-2019), già famoso per le Petronas Towers di Kuala Lumpur (le torri gemelle malesi alte 452 metri, simbolo della modernizzazione del Sud-Est asiatico), e completato nel marzo 2014. Il progetto fu fortemente sostenuto dalla società ferroviaria Kintetsu, proprietaria della stazione di Tennoji-Abenobashi che si trova alla base dell'edificio: l'idea era trasformare uno snodo ferroviario semi-trascurato del sud di Osaka in un nuovo polo urbano in grado di competere con il distretto di Umeda al nord.

Il nome "Harukas" viene dal verbo classico giapponese harukasu (晴るかす), che significa "illuminare, rasserenare, schiarire". È un nome poetico che riflette la funzione dell'edificio: dare alla città una vista chiara e aperta. La cifra "300" si riferisce all'altezza in metri esatti, ma è anche un numero scelto per sfidare implicitamente la Tokyo Skytree (alta 634 metri ma tecnicamente una torre di trasmissione, non un grattacielo abitato).

Il dominio dell'altezza durò poco. Nel 2023 Tokyo riprese il primato con la Mori JP Tower di Azabudai Hills (325 metri, completata da un team Pelli/Clarke/Pelli), e Osaka tornò seconda. Il dato è interessante per la geografia simbolica del Giappone: per gli osakiti perdere il primato è un piccolo dispiacere, ma è anche tipico della rivalità storica fra le due città. Tokyo è "la capitale ufficiale", Osaka è "la cucina del Giappone": ognuna ha il suo orgoglio.

Una particolarità tecnica: il piano 60, l'osservatorio principale, è progettato come uno spazio quasi minimalista. Pavimento di legno chiaro, mobili scuri, vetrate dal pavimento al soffitto su tutti e quattro i lati. Niente schermi LED, niente pubblicità, nessun elemento di disturbo. È una scelta estetica precisa: a 300 metri dal suolo, il vero spettacolo è quello che c'è fuori dal vetro, non dentro l'osservatorio. La Sky Garden al piano 58, semi-aperta, è il punto preferito dai locali: meno turisti, atmosfera più rilassata, e il café offre piatti leggeri da mangiare guardando la città. Il tramonto su Osaka da qui è considerato uno dei migliori dei grattacieli del Giappone, perché la baia di Osaka è a ovest e il sole tramonta esattamente sull'oceano.

09:00 - 22:00 · 2.000 yen ingresso alla terrazza panoramica
Facoltative in zona · Se avete tempo
Shinsekai Tsutenkaku Tower

Letteralmente "Mondo Nuovo". Quando aprì nel 1912 era il quartiere più moderno del Giappone, ispirato a Coney Island di New York e ai Boulevard di Parigi: una torre, una funivia, un parco divertimenti, ristoranti chic, illuminazione elettrica. Più di un secolo dopo, Shinsekai è esattamente l'opposto: un quartiere retrò, decadente, gloriosamente kitsch, con insegne anni '60 mai aggiornate, bancarelle di kushikatsu, tigri dorate sui muri, e la statua del Billiken che sorride da ogni angolo.

Al centro del quartiere svetta la Tsutenkaku Tower (la "Torre che raggiunge il cielo"), alta 103 metri, ricostruita nel 1956: sulla cima c'è un osservatorio popolare, con la statua di Billiken (il "dio della felicità" americano del 1908 importato a Osaka per ispirazione e mai più tolto): si dice che strofinando le piante dei suoi piedi si avveri un desiderio. Sotto la torre, un "Tower Slider" del 2022 fa scendere chi vuole con uno scivolo a spirale di 60 metri (a pagamento extra).

Tutto il quartiere si gira a piedi, gratuitamente. Le strade radiali partendo dalla torre sono un mosaico di insegne, lanterne, statue di pesce palla giganti (il fugu), kushikatsu shops a buon prezzo, piccoli teatri di manzai (cabaret) e rakugo (raconto comico tradizionale). È la "Osaka kote-kote", l'Osaka caotica, energica, sopra le righe, concentrata in pochi isolati.

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Shinsekai aprì il 4 luglio 1912 come quartiere modello dell'epoca Meiji, costruito sulla zona dell'Esposizione Industriale Nazionale del 1903. Il piano urbanistico era esplicitamente diviso in due metà: la parte nord ispirata a Parigi, con boulevard radiali che convergevano sulla nuova torre; la parte sud ispirata a Coney Island, con il Luna Park, parco divertimenti dotato di giostre meccaniche, sala spettacoli, terme e una piccola funivia che collegava il parco alla cima della torre. Per qualche anno fu davvero il quartiere più moderno e cosmopolita del paese: l'élite di Osaka veniva qui per la sera.

Il Luna Park chiuse nel 1923 dopo solo 11 anni di attività (problemi finanziari aggravati dal grande terremoto del Kanto del settembre dello stesso anno, che cambiò la geografia turistica del paese). La prima Tsutenkaku, alta 64 metri (la prima torre con ascensore in tutta l'Asia, ispirata alla Tour Eiffel di Parigi sopra all'Arco di Trionfo), fu danneggiata da un incendio nel 1943 e smantellata dal governo per recuperare il ferro per lo sforzo bellico. Shinsekai entrò in un periodo di lungo declino. Nel dopoguerra divenne un quartiere povero, abitato da lavoratori, con una reputazione losca: per decenni i tassisti di Osaka rifiutavano corse fino a Shinsekai.

La seconda Tsutenkaku fu ricostruita nel 1956 grazie a una raccolta di fondi cittadini, dall'architetto Naito Tachu ("padre dei grattacieli giapponesi"). Alta 103 metri, in acciaio, divenne il simbolo del rinascimento di Osaka, e oggi è classificata come Bene Culturale Tangibile Registrato dello Stato giapponese. Sulla cima è ospitata la statua dorata di Billiken: una piccola figura ridicola con la testa appuntita e il sorriso largo, "il dio delle cose come dovrebbero essere", inventata nel 1908 dall'artista americana Florence Pretz, che ne ebbe l'idea in sogno. La statuina divenne molto popolare a inizio Novecento, tanto che fu importata anche in Giappone, e nel 1912 ne fu installata una nel parco Luna. Quando il parco chiuse, la statua venne trasferita alla torre, dove è rimasta. Generazioni di osakiti l'hanno strofinata sotto i piedi per buona fortuna: per nessun motivo razionale, è diventata uno dei simboli più amati di Osaka.

La specialità di Shinsekai è il kushikatsu, inventato proprio qui nel 1929 nel vicolo principale del quartiere, Janjan Yokocho. Il piatto è economico, sostanzioso, semplice da mangiare in piedi: era pensato per i lavoratori del quartiere, e oggi è la prima cosa che gli osakiti consigliano a chi visita la città per la prima volta. La regola del "no double-dipping nella salsa" nasce qui ed è sacra: chi intinge due volte uno spiedino dopo averlo morso si attira lo sguardo riprovevole di tutto il banco.

Sempre accessibile · Ingresso gratuito (negozi con orari propri)
Sera · Dotonbori + cena wagyu

Dall'Harukas a Dotonbori, circa 15 min in metro.

~17:00
Dotonbori Glico Man Osaka

Un canale lungo poco più di 2,5 km nel cuore di Osaka, con un argine pedonale fittamente costellato di ristoranti, izakaya e bar che si specchiano nell'acqua. Le insegne sopra le facciate sono leggendarie: il Glico Running Man alto otto metri, in pose di vittoria atletica dal 1935; il granchio meccanico gigante di Kani Doraku con le chele in movimento dal 1962; un drago, una tigre, un fugu (pesce palla), un cuoco-clown chiamato Kuidaore Taro. Di sera l'argine si trasforma in un mosaico di luci colorate riflesse nel canale.

Osaka è soprannominata "la cucina del Giappone" (tenka no daidokoro) dal periodo Edo, e Dotonbori ne è il cuore pulsante. C'è un detto popolare che recita: "Kyo no kidaore, Osaka no kuidaore", ovvero "A Kyoto ti rovini con i kimono, a Osaka ti rovini col cibo". La parola kuidaore letteralmente significa "mangiare fino a cadere", o "mangiare fino al fallimento": tutta l'identità della città è in questa espressione. Sulle bancarelle e nei ristorantini si mangia takoyaki (palline di pasta con polpo), okonomiyaki (frittelle salate), kushikatsu (spiedini fritti), fugu.

Il punto cruciale è il ponte Ebisu-bashi (chiamato anche Hikkake-bashi, "il ponte per rimorchiare"), il punto più fotografato di tutto il Giappone occidentale: da qui si vede il Glico Man, da qui si scattano i selfie obbligatori, e da qui dopo le vittorie sportive importanti dei tifosi si tuffano nel canale (tradizione antica e ufficiosamente disapprovata). Tutta la zona è pedonale, sempre accessibile, gratuita.

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Dotonbori prende il nome da un uomo che non lo vide mai finito. Nel 1612, durante l'ultimo periodo di tregua prima delle guerre Tokugawa, un imprenditore chiamato Yasui Doton investì la propria fortuna personale per ampliare un piccolo corso d'acqua locale e creare un canale navigabile che collegasse il fiume Yokobori al porto di Osaka. Doton fu ucciso nell'assedio di Osaka del 1615, combattendo dalla parte sbagliata (era leale ai Toyotomi). Suo cugino completò l'opera lo stesso anno e la ribattezzò "Doton-bori" ("il canale di Doton") in onore del defunto. Da subito il canale divenne il polmone economico della città.

Per tutto il periodo Edo, Dotonbori fu il quartiere dei teatri di Osaka: case di kabuki, sale di bunraku (teatro tradizionale dei pupazzi), sale da tè, ristoranti dei mercanti più ricchi del Giappone. Quando il governo Meiji aprì il paese al mondo nell'Ottocento, Dotonbori fu il primo a montare insegne luminose elettriche; nel Novecento divenne il laboratorio dell'estetica della pubblicità giapponese. Lo Shochiku-za, teatro storico di kabuki ancora in attività, fu costruito qui nel 1923 ed è uno dei pochi edifici prebellici sopravvissuti.

Il Glico Running Man è il simbolo più riconoscibile di Osaka. Fu installato per la prima volta nel 1935 da Riichi Ezaki, fondatore della società dolciaria Ezaki Glico. Il primo prodotto della Glico, lanciato nel 1922, era una caramella al glicogeno (estratto dalle ostriche) commercializzata con lo slogan "Hitotsubu sanbyaku metoru", ovvero "Una caramella, 300 metri": ovvero, mangiandone una avresti energia per correre 300 metri. Ezaki scelse la figura di un atleta in posa di vittoria ispirandosi alle pose del corridore filippino Fortunato Catalon, all'epoca chiamato "l'uomo più veloce dell'Asia". L'insegna è stata sostituita sei volte: nel 2014 è passata definitivamente dal neon ai LED, ma il design è rimasto sostanzialmente identico al 1935.

Il granchio gigante di Kani Doraku è del 1962. La leggenda metropolitana di Osaka dice che le sue chele meccaniche sono mosse da un dipendente part-time che pedala una bicicletta dietro l'insegna: non è vero, ma è un mito che la città racconta volentieri. Negli anni l'insegna ha avuto talmente successo che diverse aziende imitatrici hanno tentato granchi simili sui propri tetti, e Kani Doraku le ha denunciate vincendo le cause. Il Kuidaore Taro, il cuoco-clown che batte il tamburo, fu installato nel 1950 dal proprietario del ristorante Kuidaore: il viso meccanico è ispirato ai personaggi del bunraku, e il proprietario provò vari prototipi prima di scegliere quello che più gli somigliava. Il ristorante chiuse nel 2008 ma il pupazzo è rimasto: oggi è davanti a un complesso commerciale, ancora a battere il tamburo.

Il fenomeno dei tuffi nel canale dopo le vittorie sportive è una tradizione moderna della città. Quando gli Hanshin Tigers, la squadra di baseball di Osaka, vincono un titolo importante, centinaia di tifosi si tuffano dal ponte Ebisu nel canale. Avviene anche a Halloween e a Capodanno. Il tuffo più memorabile della storia è del 1985, quando dopo la vittoria del titolo nazionale alcuni tifosi si tuffarono lanciando in acqua una statua di plastica del colonnello Sanders (il fondatore del KFC), che gli somigliava un po' nei tratti del giocatore americano Randy Bass: la statua fu ripescata solo nel 2009, ed è stato ribattezzato dai tifosi "la maledizione del colonnello", incolpata dei vent'anni senza vittorie della squadra.

Sempre accessibile · Ingresso gratuito

Dal Dotonbori al ristorante, pochi minuti a piedi (è in zona).

~20:00
Cena · prenotata
Yakiniku Wagyu Hozenji Yokocho
cena dalle 17:00 · prenotazione obbligatoria

Consiglio pratico: ristorante di yakiniku wagyu nel cuore di Hozenji Yokocho, il vicolo lastricato di pietra a due passi da Dotonbori che ha conservato l'atmosfera della Osaka del dopoguerra. Wagyu da grigliare al tavolo, tagli pregiati e contorni stagionali. È la cena di chiusura del viaggio, prenotata in anticipo: arrivate rilassati, godetevi il pasto e poi una passeggiata nel vicolo prima di rientrare in stazione.

Facoltative in zona · Se avete tempo
Don Quijote Dotonbori ruota

Una ruota panoramica di forma ovale alta 77,4 metri incorporata nella facciata di un grande magazzino: è l'Ebisu Tower, l'unica ruota panoramica al mondo con questa geometria, e una delle insegne fotografate più assurde di Dotonbori. Sotto di essa c'è il celebre Don Quijote di Dotonbori, una catena di grandi magazzini "discount" (in realtà di ogni cosa) tipicamente giapponese, aperto fino a tarda notte e gloriosamente caotico.

La ruota fu inaugurata nel 2005, sospesa per problemi tecnici nel 2008, e riaperta nel gennaio 2018 dopo dieci anni di restauro. Le 32 cabine sono progettate con un meccanismo unico al mondo: i sedili interni ruotano di 180 gradi orizzontalmente mentre la ruota gira, mantenendo i passeggeri sempre rivolti verso la stessa direzione (la vista panoramica esterna). Un giro dura 15 minuti e costa 600 yen. Dalla cima si vede tutto Dotonbori dall'alto, il Glico Man al di là del canale, e nei giorni limpidi anche l'Abeno Harukas e la baia di Osaka.

Il Don Quijote sotto la ruota è un'esperienza a sé. Sette piani di tutto e niente: snack giapponesi, cosmetici, costumi di Halloween, elettronica, sake, kit kat di gusti improbabili (matcha, fragola, sake, wasabi), souvenir kitsch, abbigliamento, gadget anime, prodotti per la casa. È sempre aperto fino alle 04:00 del mattino, e la mascotte è un pinguino chiamato Donpen che si vede ovunque. È diventato negli anni una sorta di stereotipo di Osaka by night.

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La catena Don Quijote ("Donki" per i giapponesi) fu fondata nel 1989 da Takao Yasuda a Tokyo, e divenne in tre decenni una delle catene di vendita al dettaglio più peculiari del Giappone. Il concetto è "compression display": ammassare il maggior numero possibile di prodotti in ogni metro quadrato, in modo che il cliente debba scavare e scoprire affari. Le insegne illuminate, la musica martellante in loop, il jingle di Donpen ("Don-don-doooon, Don-Ki-hoo-te!") creano un'esperienza più simile a un parco divertimenti che a un negozio. Oggi la catena ha oltre 700 punti vendita in tutto il Giappone.

Il Don Quijote di Dotonbori aprì nel 2004 ed è subito diventato l'iconico flagship della catena. La ruota panoramica esterna, l'Ebisu Tower, fu un'idea promozionale: trasformare il negozio in attrazione turistica, attirando clienti che venivano per la giostra e poi entravano a comprare. Il design ovale (anziché circolare) fu commissionato per ragioni strutturali: la facciata del Don Quijote non era abbastanza profonda per ospitare una ruota tradizionale, così l'ingegnere giapponese progettò un meccanismo in cui le cabine seguono un percorso ovale rotando in modo che i passeggeri restino sempre verticali. È una soluzione tecnica brevettata, unica al mondo.

Il problema di metallurgia che fermò la ruota nel 2008 (microcrepe rilevate nelle giunzioni delle cabine) fu sistemato con un investimento ingente; durante i dieci anni di sospensione, l'Ebisu Tower restò ferma ma accesa, ed era una delle insegne notturne di Dotonbori. La riapertura nel gennaio 2018 fu un piccolo evento mediatico per la città: i locali consideravano la ruota un simbolo del quartiere, e la sua reintegrazione fu salutata con cerimonie ufficiali e sconti speciali.

Il Donpen, la mascotte-pinguino della catena, è uno dei personaggi commerciali più riconoscibili del Giappone contemporaneo. Esiste in centinaia di varianti (Donpen-pirata, Donpen-Babbo Natale, Donpen-Ebisu, Donpen-samurai), e le edizioni limitate sono oggetto da collezione. Negli anni Donki è diventato un fenomeno culturale anche all'estero: ha aperto store a Hong Kong, Singapore, Bangkok, e perfino in Hawaii, dove i giapponesi vanno appositamente a comprare prodotti. Il flagship di Dotonbori resta il punto di riferimento.

Negozio aperto 24h, ingresso gratuito · Ruota panoramica 11:00 - 23:00, 600 yen
Tempio Hozenji Osaka

Una statua di pietra completamente verde: un manto di muschio così denso da nascondere completamente i lineamenti. È il Mizukake Fudo, e i fedeli che lo pregano gli versano addosso un mestolo d'acqua a ogni preghiera. Il muschio cresce così, generazione dopo generazione, da quasi cento anni. La statua nuda sotto è del XVII secolo, ma il muschio è la sua vera pelle.

Hozenji è un piccolo tempio buddhista nascosto in un vicolo di Dotonbori, fondato nel 1637. Si raggiunge da una stradina cieca lastricata che si apre fra due ristoranti tradizionali, ed è subito un'altra città: silenzio, lampade di pietra, il rumore dell'acqua versata sulla statua, l'odore del legno bagnato. Un piccolo cortile, due o tre cappelle minori, e davanti a tutto la statua del Fudo Myoo ("Re della Conoscenza Immobile", il guardiano buddhista contro il male) ricoperta di muschio.

Il rituale è semplice e ancora vivo: si prende un mestolo di legno, si attinge dall'acqua del bacino accanto, si versa sulla statua mentre si formula il proprio desiderio. Lavoratori di Dotonbori, cuochi dei ristoranti vicini, gente del quartiere passano qui ogni giorno per il loro voto. Accanto al tempio si apre lo Hozenji Yokocho, un vicolo lastricato in pietra che è uno dei luoghi più intimi e atmosferici di Osaka, con una decina di ristoranti tradizionali e bar in case di legno conservate.

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Il tempio Hozenji fu fondato nel 1637 dal monaco Kinun Hoshi, originariamente in un villaggio chiamato Kitayama nella provincia di Yamashiro (oggi Uji, vicino a Kyoto). Il suo successore, basandosi su una visione spirituale chiamata Kinpira Tenno Kenden, decise di trasferire il tempio a Namba (Osaka) nello stesso anno. La zona attorno al tempio prende ancora oggi il nome di "Sennichimae" ("davanti ai Mille Giorni") perché il fondatore vi praticò un memoriale buddhista chiamato sennichi nenbutsu, "preghiere di mille giorni": recitare il nome del Buddha Amida ininterrottamente per 1.000 giorni consecutivi. La pratica è documentata nei registri del tempio.

La statua del Mizukake Fudo ("Fudo dell'acqua versata") rappresenta il Fudo Myoo, una divinità wrathful del buddhismo esoterico: il "Re della Conoscenza Immobile" che con la sua spada distrugge l'ignoranza e con la sua corda intrappola i demoni. Iconograficamente è terrificante, con il viso contratto, i denti scoperti e un terzo occhio sulla fronte. Tutto questo, oggi, è invisibile: il muschio lo ricopre completamente. Solo la spada (a destra) e la corda (a sinistra) sono ancora vagamente riconoscibili sotto lo strato di vegetazione.

L'origine della tradizione del versamento dell'acqua è folklorica e ben documentata. Negli anni Venti del Novecento, una donna del quartiere venne al tempio per pregare la guarigione di un parente malato, e nel suo voto versò spontaneamente acqua sulla statua, gesto che combinava due rituali buddhisti separati (l'offerta di acqua e l'inchino al Fudo). Il familiare guarì. La donna tornò più volte, e altri seguirono il suo esempio. Decennio dopo decennio, la statua, costantemente bagnata, si coprì di muschio. Quando i bombardamenti aerei del 1945 distrussero la maggior parte degli edifici del tempio, la statua sopravvisse miracolosamente intatta, e la tradizione si rafforzò: oggi è considerata una delle "power spot" più amate di Osaka, frequentata sia da chi cerca guarigione sia da chi prega per il successo negli affari (i mercanti del quartiere sono i suoi devoti più assidui).

Il vicolo lastricato accanto al tempio, lo Hozenji Yokocho, è uno dei pochi roji ("vicoli") tradizionali sopravvissuti al boom immobiliare giapponese degli anni '80. Pochi metri di larghezza, lampade di pietra, le case di legno con le insegne a tendaggio (noren): è un set fotografico vivo. Diversi ristoranti del vicolo hanno servito celebrità giapponesi del cinema e della letteratura: lo scrittore Sakunosuke Oda (1913-1947), considerato il maggior cronista letterario di Osaka del Novecento, frequentava la zona e ne ha scritto in molti racconti, contribuendo a fissarne l'immagine come "cuore vero" della città.

Sempre aperto · Ingresso gratuito
~21:00 - 21:30

Rientro verso Kyoto. Dalla zona Dotonbori prendete la metro fino a Osaka Station, poi treno fino a Kyoto Station. Circa 50 minuti di viaggio complessivo. Arrivo in hotel verso le 22:30.

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Giorno 9 · 28 agosto · Hakone

Hakone, torii sul lago Ashi
Si lascia Kyoto e si sale fra le montagne di Hakone, la regione termale ai piedi del Monte Fuji. Una giornata che è tutta movimento e paesaggio: la valle vulcanica di Ōwakudani vista dalla funivia, il lago Ashi attraversato in battello, il torii rosso del Santuario di Hakone che galleggia sull'acqua. E la sera, la ricompensa: una cena kaiseki e l'onsen privato del ryokan.
Mattina · Da Kyoto a Hakone
~07:00

Colazione in hotel a Kyoto. Oggi si parte presto: è una giornata di trasferimento e poi di montagna, conviene avere tempo davanti.

~08:33

Si prende lo shinkansen dalla stazione di Kyoto fino a Odawara, e da lì il treno di montagna fino alla stazione di Hakone-Yumoto, a pochi passi dal vostro ryokan, il Hakone Suimeisou. Tutti gli orari e i cambi precisi del trasferimento sono nel documento trasporti. Arrivo previsto verso le 11:00.

🏨 Bagagli al ryokan

Arrivate prima dell'orario di check-in: lasciate i bagagli alla reception del ryokan e ripartite leggeri per la giornata. Stasera rientrate qui per la cena e l'onsen. In alternativa, nel documento finale vi indico come usufruire del servizio di trasporto bagagli.

Pranzo · Hakone-Yumoto
~12:00
Pranzo · a scelta
Chikuzen
pranzo · senza prenotazione
Senri
pranzo · senza prenotazione

Due opzioni a pochi passi dalla stazione di Hakone-Yumoto. Chikuzen è una piccola udon-ya nascosta in una stradina laterale: noodles fatti in casa con una lavorazione lunga ore, brodo dashi curato, e tempura molto buona. Si riconosce dalla fila fuori, segno che la cucina è quella giusta. Senri è un ristorante giapponese tradizionale della zona, comodo per un pranzo tranquillo prima di iniziare la salita. Pranzo leggero in ogni caso: nel pomeriggio si cammina e si sale in quota.

Pomeriggio · Ōwakudani e il lago Ashi

Verso le 13:00, in bus fino alla stazione di Sōunzan, poi la funivia fino a Ōwakudani: circa 50 min in tutto, con la valle vulcanica che scorre sotto le cabine.

~13:50
Ōwakudani, valle vulcanica di Hakone con fumarole e uova nere

Tremila anni fa il Monte Hakone esplose e lasciò questo cratere: oggi è una valle che ribolle. Il suolo respira zolfo da decine di fumarole, le rocce sono tinte di ocra e di giallo, le sorgenti gorgogliano a 80°C, e su tutto aleggia un odore intenso di uova marce, che è il vapore sulfureo, innocuo per una visita breve. Il nome significa "grande valle bollente"; i locali la chiamano ancora Jigokudani, la "valle dell'inferno".

La funivia sospesa che attraversa la valle è parte dell'esperienza: le cabine volano sopra le fumarole con il vapore che sale da sotto, e nelle giornate limpide il Monte Fuji compare in verticale all'orizzonte, innevato sulla cima anche d'estate. È uno dei pochissimi punti del Giappone dove si guarda il Fuji con un primo piano di paesaggio vulcanico.

La specialità del posto sono le kuro-tamago, le "uova nere": uova di gallina comuni bollite nelle sorgenti sulfuree a 80°C per circa un'ora. Il guscio diventa nero come il carbone (il bianco e il tuorlo restano normali) per una reazione fra il ferro del guscio e lo zolfo dell'acqua. Si comprano in piccole confezioni a poche centinaia di yen e si mangiano lì, ancora calde. Secondo la tradizione, ogni uovo nero allunga la vita di sette anni, anche se la stessa leggenda avverte di non superarne due.

Approfondisci

La valle si chiamava in origine Jigokudani, "valle dell'inferno": un nome comune in Giappone per le aree vulcaniche attive. Fu ribattezzata Ōwakudani nel 1876, in occasione di una visita dell'imperatore Meiji: si ritenne che "inferno" fosse poco adatto a un luogo onorato dalla presenza del sovrano.

Le uova nere nacquero come cibo degli operai che lavoravano nella valle, che scoprirono come immergendo le uova nelle sorgenti calde il guscio si annerisse. La chimica è semplice: l'idrogeno solforato dell'acqua reagisce con il ferro del guscio e forma solfuro di ferro, nero. Attorno al fenomeno è cresciuta una leggenda: presso le sorgenti si trova una statua del bodhisattva Jizō, protettore e guaritore, ed è da questa che le uova hanno preso fama di portafortuna. Il numero sette richiama le Sette Divinità della Fortuna.

La funivia di Hakone che sorvola la valle fu aperta nel 1959. Lunga circa quattro chilometri, trasporta oltre due milioni di passeggeri l'anno e detiene un Guinness World Record come funivia più frequentata al mondo. Nel tratto sopra il cratere le cabine passano a circa 130 metri dal fondo della valle. Quando l'attività vulcanica aumenta e i gas superano le soglie di sicurezza, la funivia viene chiusa e sostituita da autobus: una misura di prudenza rara ma documentata. Ōwakudani resta un vulcano vivo.

09:00 - 17:00 (da febbraio a novembre) · Ingresso gratuito · uova nere ~¥500 a confezione

Visita fino alle 16:30 circa, poi si riprende la funivia da Ōwakudani fino alla stazione di Tōgendai, sulla riva del lago Ashi.

~17:00

Da Tōgendai si prende il battello che attraversa il lago Ashi fino a Motohakone: circa 30 minuti di navigazione, con il Monte Fuji a chiudere l'orizzonte nelle giornate limpide. Da Motohakone, in pochi minuti a piedi lungo la riva, si arriva al torii rosso del santuario.

~17:30
Santuario di Hakone, il torii rosso Heiwa no Torii sul lago Ashi

Un grande portale torii rosso che sorge dritto dentro l'acqua del lago, con il Monte Fuji sullo sfondo nelle giornate limpide: il Heiwa no Torii, il "torii della pace", è una delle immagini più riconoscibili del Giappone. È la porta sull'acqua del Santuario di Hakone, uno dei santuari più antichi della regione del Kantō.

Il santuario fu fondato, secondo la tradizione, nel 757 d.C.: oltre milleduecento anni di storia. Il percorso d'ingresso è una delle salite più belle del Giappone: una lunga scalinata di pietra fra cedri giganti, sotto tre portali rossi scaglionati. In cima il cortile è raccolto, con la sala principale in legno laccato di rosso e di nero. Il torii sull'acqua sta invece più in basso, sulla riva del lago Ashi, a pochi minuti dal cortile.

Il santuario è dedicato alle tre divinità Hakone-Ōkami, protettrici di chi viaggia (un tempo il valico di Hakone era il passo di montagna più temuto del Giappone) e patrone di fortuna, protezione e legami sentimentali. Cedri millenari da una parte, un portale che galleggia sull'acqua dall'altra.

Approfondisci

Secondo la tradizione il santuario fu fondato nel 757 d.C., in periodo Nara, dal monaco Mangan Shōnin. La leggenda che lo accompagna è quella di Kuzuryū, il drago a nove teste che viveva nel fondo del lago Ashi: provocava tempeste e pretendeva sacrifici umani dai villaggi della riva. Mangan, recitando i sutra, ne placò la furia; il drago si trasformò in divinità protettrice delle acque, e il sacrificio umano fu sostituito da un'offerta di riso e fagioli al vapore, un rito che al santuario si pratica ancora.

La figura storica più legata a Hakone è Minamoto no Yoritomo, futuro primo shogun del Giappone. Nel 1180, dopo aver perso la battaglia di Ishibashiyama, Yoritomo si rifugiò nelle foreste attorno al santuario. Sopravvisse, ribaltò la guerra e fondò lo shogunato di Kamakura: attribuì la propria salvezza alle divinità di Hakone, e da allora il santuario divenne un luogo di culto dei guerrieri.

Il celebre Heiwa no Torii, il portale nell'acqua, è invece recente: fu eretto nel 1952 per commemorare il Trattato di San Francisco, che l'anno prima aveva restituito al Giappone la piena sovranità dopo l'occupazione seguita alla Seconda guerra mondiale. Heiwa significa "pace", ed è proprio quel passaggio storico a dare il nome al torii.

Cortile e torii sul lago sempre accessibili · edifici principali fino alle 17:00 · Ingresso gratuito
Sera · Ritorno al ryokan

Dal Santuario di Hakone al ryokan, circa 40 min in bus. Visita fino alle 18:30 circa, poi rientro.

~19:30

Rientro al ryokan Hakone Suimeisou per la cena tradizionale kaiseki: la sequenza di piccoli piatti stagionali servita in camera o in sala, il cuore dell'ospitalità giapponese. Poi la parte migliore della giornata, il bagno nell'onsen privato: acqua termale calda dopo una giornata in montagna. Stasera non c'è altro programma, ed è giusto così.

Facoltativa in zona · Se avete tempo
Hakone Gora Park, giardino in stile francese con fontana centrale

Aiuole simmetriche, siepi geometriche e una fontana al centro: il vocabolario del giardino formale francese, posato sul fianco di una montagna. Aperto nel 1914, è il primo giardino in stile francese del Giappone, e la sua stranezza è tutta qui: il rigore di Versailles si percorre in salita, con le montagne di Hakone tutt'intorno. Lungo i vialetti, 1.000 rose, due serre, una casa da tè dove si beve matcha. Si trova a Gōra, esattamente lungo il percorso verso Sōunzan: comodo da agganciare nel pomeriggio se avanza tempo.

Approfondisci

Il parco aprì nel 1914, in pieno periodo Taishō: un'epoca in cui il Giappone, già padrone dei propri giardini tradizionali, volle dimostrare di saper maneggiare anche il lessico del giardino europeo. Lo costruì la compagnia ferroviaria che di lì a poco avrebbe portato la ferrovia di montagna fino a Gōra, su disegno del paesaggista Shichigorō Isshiki: fontana al centro dell'asse, aiuole speculari, siepi tagliate alla francese.

All'apertura il parco affiancava al giardino francese una parte a giardino giapponese, poi separata. Quello che resta è l'unico parco in stile europeo del periodo Taishō sopravvissuto integralmente in Giappone. E non era affatto pubblico: era riservato all'aristocrazia e all'alta borghesia che in quegli anni faceva costruire a Gōra le proprie ville estive, per sfuggire al caldo della pianura.

09:00 - 17:00 · 550 yen (gratis con l'Hakone Freepass)
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Giorno 10 · 29 agosto · Tokyo · Asakusa

Asakusa, Tempio Senso-ji
Si scende da Hakone e si torna a Tokyo, ad Asakusa, la Tokyo antica e di legno. Giornata fra il tempio più antico della città, il Senso-ji, e una coincidenza fortunata: il 29 agosto è il giorno dell'Asakusa Samba Carnival, la più grande sfilata di samba del Giappone, proprio nelle strade del quartiere. Si chiude con il Tokyo Skytree al tramonto e una passeggiata lungo il fiume Sumida.
Da ricordare ✏️

Il Tokyo Skytree va prenotato sul sito ufficiale con biglietto a data e ora, per la fascia delle 18:30 del 29 agosto. Conviene farlo già dal 30 luglio: il 29 agosto è un sabato e le fasce serali al tramonto si esauriscono in anticipo.

Mattina · Da Hakone a Tokyo
~07:30

Colazione tradizionale in ryokan. Poi si saluta Hakone.

~08:30

Si scende in bus fino a Odawara, da lì il treno fino alla stazione di Ueno, e infine un breve tratto fino all'hotel Keihan Asakusa. Arrivo in hotel previsto verso le 10:30: lasciate i bagagli e si parte alla scoperta di Asakusa.

Mezzogiorno · Asakusa e il Senso-ji
~11:30
Pranzo · a scelta ad Asakusa
Sometaro Okonomiyaki
12:00 - 22:30 · solo contanti
Owariya Honten
11:30 - 20:30

Due classici di Asakusa. Sometaro è una casa di legno del 1937: ci si toglie le scarpe, si siede sul tatami davanti a una piastra calda incassata nel tavolo e si cucina da soli il proprio okonomiyaki (la "frittatona" giapponese con cavolo, uova, maiale o calamari). Atmosfera unica, ma essendo un edificio originale del '37 non c'è aria condizionata e d'estate dentro fa caldo. Owariya Honten è invece una soba-ya storica con oltre 150 anni di attività: soba fatti a mano, brodo al bonito, tempura di gambero enorme. Entrambi senza prenotazione, attorno a ¥1.500-2.000.

~12:30
Tempio Senso-ji con la pagoda a cinque piani

Il tempio buddhista più antico di Tokyo, fondato nel 628 quando due pescatori del villaggio di Asakusa ripescarono nel fiume Sumida una piccola statua dorata di Kannon, la dea della misericordia. La gettarono di nuovo in acqua, e la statua tornò nelle reti. Provarono ancora, tornò ancora. Da quella casa di pescatori del 7° secolo nacque, nei secoli, il complesso religioso più visitato del Giappone, oggi con 30 milioni di pellegrini l'anno.

Il percorso è sempre lo stesso da quattordici secoli. Si entra dal Kaminarimon, la "Porta del Tuono", riconoscibile dalla grande lanterna rossa di carta e bambù che pesa 700 kg. Si imbocca Nakamise-dori: 250 metri di strada commerciale, una delle più antiche del Giappone, con file di banchetti che vendono ningyo-yaki (dolcetti caldi a forma di pagoda), senbei (cracker di riso tostati al momento), ventagli, kimono. Si arriva al Hozomon, la seconda porta, e a sinistra svetta la pagoda a cinque piani. Davanti, il Hondo dove brucia incenso davanti all'altare di Kannon.

La statua originale ripescata nel 628 non è mai stata mostrata in 1.400 anni: è considerata troppo sacra per gli occhi umani.

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La data della fondazione, secondo la tradizione, è il 18 marzo 628 d.C. I due fratelli pescatori si chiamavano Hinokuma Hamanari e Hinokuma Takenari; il capo del villaggio che riconobbe la statua come sacra trasformò la propria casa in tempio. La statua originale viene custodita come hibutsu, "buddha nascosto": mai mostrata, neppure agli stessi monaci.

Il Kaminarimon attuale non è l'originale. La porta fu costruita per la prima volta intorno al 942 d.C. e distrutta da incendi più volte. La struttura attuale è del 1960: fu rifatta grazie alla donazione di Konosuke Matsushita, il fondatore di Panasonic, che in pellegrinaggio aveva pregato Kannon per la guarigione da una grave malattia.

Nel 1590, Tokugawa Ieyasu designò il Senso-ji come tempio tutelare del clan Tokugawa. Per tutto il periodo Edo il tempio fu il centro spirituale e culturale della capitale, e Asakusa fiorì attorno a esso come quartiere del divertimento popolare. Poi venne la notte fra il 9 e il 10 marzo 1945: il bombardamento incendiario su Tokyo, il più letale della storia, in cui morirono oltre 100.000 persone in una sola notte. Il Senso-ji bruciò interamente. Fu ricostruito nel 1958, identico nello stile ma in cemento armato, finanziato da donazioni di tutto il Giappone come simbolo di rinascita. Nel 2010 il tetto del Hondo è stato ricoperto di tegole in titanio.

Sala principale 06:00 - 17:00 · recinto, Nakamise e pagoda sempre accessibili · Ingresso gratuito
Dolcetti da provare · sulla Nakamise
Kagetsudo Melon Pan
09:00 - fino a esaurimento · ~¥300
Daifuku Ginkado Asakusa
09:30 - 18:00 circa · ~¥350-500

Da assaggiare camminando. Il melon pan gigante di Kagetsudo è il più famoso di Tokyo: una palla di pane dolce con una crosta sottile di pasta biscotto che si rompe sotto i denti, morbida e calda appena sfornata (la versione con gelato al matcha dentro è la specialità). Da Daifuku Ginkado, sulla Nakamise, i daifuku: palline di mochi morbido ripiene, dalla classica con pasta di fagioli rossi alla virale fragola intera nel mochi bianco.

~15:00
Asakusa Culture Tourist Information Center di Kengo Kuma

Otto piccole case di legno con il tetto spiovente, impilate una sull'altra a formare una torre. L'edificio è di Kengo Kuma, l'architetto giapponese più importante della sua generazione (autore del nuovo Stadio Nazionale delle Olimpiadi di Tokyo 2020). Aperto nel 2012, sorge esattamente di fronte al Kaminarimon.

Dentro c'è un ufficio turistico con mappe e personale multilingua, ma il vero motivo per entrare è la terrazza panoramica all'ottavo piano, gratuita, con la migliore vista esistente sul Senso-ji dall'alto: si vedono il Kaminarimon, Nakamise-dori che taglia il quartiere, la pagoda a cinque piani e, in lontananza, il Tokyo Skytree e il fiume Sumida. È uno dei punti panoramici più sottovalutati di Tokyo: gratis, senza fila, con un caffè al piano. Comodo anche per orientarsi sulle strade dove tra poco sfilerà il carnevale.

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Il concept di Kuma nasce da un'idea precisa di Asakusa. Prima della modernizzazione, la Tokyo di Edo era fatta di nagaya, "case lunghe": schiere di abitazioni a un piano in legno e carta per le famiglie operaie. Per Kuma erano "il vero motore della cultura di Edo", il luogo da cui nacquero il teatro kabuki, l'ukiyo-e, la cucina di strada. Per il centro turistico ha preso quell'idea e l'ha impilata in verticale: ogni piano è una "casa" con il proprio tetto inclinato e una propria altezza.

Il materiale è cedro giapponese trattato per essere ignifugo (Tokyo ha bruciato troppe volte nella sua storia per permettersi legno non protetto). I vuoti triangolari fra un tetto e l'altro nascondono gli impianti tecnici. Il sesto piano, sfruttando l'inclinazione, ha sedute a gradini ed è usato come saletta; il settimo è uno spazio espositivo sulla storia di Asakusa; l'ottavo è la terrazza panoramica con il caffè.

Terrazza panoramica 8° piano · 09:00 - 20:00 · Gratis
Pomeriggio · Asakusa Samba Carnival
15:30 - 17:30
Asakusa Samba Carnival, sfilata di ballerini

La più grande sfilata di samba del Giappone, e una delle più grandi al di fuori del Brasile: ogni anno, l'ultimo sabato di agosto, le strade di Asakusa si riempiono di costumi piumati, carri, tamburi e migliaia di ballerini. Quest'anno cade proprio oggi, 29 agosto. È una gara vera fra scuole di samba (le escolas) arrivate da tutto il paese: circa 5.000 ballerini divisi in squadre, valutati da una giuria, davanti a una folla che può superare il mezzo milione di persone.

La sfilata percorre Umamichi-dori e prosegue lungo Kaminarimon-dori, le strade intorno al tempio: il contrasto fra le piume tropicali e i tetti di legno del Senso-ji è esattamente il tipo di cortocircuito che rende Tokyo Tokyo. La parata si svolge indicativamente dal primo pomeriggio fino a sera; la fascia centrale, intorno alle 15:30-17:30, è la più viva. Si guarda dalla strada, in piedi: arrivate per tempo per prendere un buon punto lungo il percorso.

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Il carnevale nacque alla fine degli anni Settanta da un problema concreto: Asakusa, un tempo il cuore del divertimento popolare di Tokyo, stava perdendo pubblico a favore dei quartieri più moderni. Il sindaco del distretto di Taito, Eiichi Uchiyama, cercò una soluzione e si rivolse al comico Sansaburō Ban, che propose la samba. Nel 1980 una delegazione andò in Brasile a studiare il carnevale di Rio, e il 29 agosto 1981 si tenne la prima edizione. La scelta non era casuale: in Brasile vive una delle più grandi comunità di origine giapponese al mondo, e il legame fra i due paesi è profondo.

Da piccola parata locale, l'evento è cresciuto fino a diventare una competizione nazionale: le scuole di samba (le escolas) sono divise in due leghe, e nella prestigiosa Lega S1 sfilano le squadre più forti, con i carri e i costumi più elaborati, fatti arrivare dal Brasile. Le scuole preparano coreografie e costumi per mesi. Si tiene ogni anno dal 1981 (saltò solo nel 2011, per il grande terremoto del Tōhoku), ed è il modo in cui Tokyo saluta la fine dell'estate.

29 agosto · sfilata circa 13:00 - 18:00 · si guarda dalla strada · gratuito
Facoltativa in zona · Se avete tempo
Matsuchiyama Shoden, tempio sulla collina

Un piccolo tempio su una collinetta che domina il fiume Sumida, fondato secondo la tradizione nel 595: il più antico di Asakusa, ancora più del Senso-ji, di cui è sotto-tempio. È dedicato a Kangiten, divinità della prosperità e dell'armonia di coppia, e il suo simbolo curioso è il ravanello daikon: i fedeli ne offrono uno pregando per la salute e per un buon matrimonio, e davanti all'altare se ne accumulano a mucchi. Ha persino una piccola monorotaia che sale la collinetta per chi non vuole fare le scale. È pochi minuti a nord del Senso-ji, tranquillo e fuori dai circuiti turistici.

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Il tempio è dedicato a Kangiten (chiamato anche Shōden), una divinità del buddhismo esoterico raffigurata come una coppia abbracciata dalla testa di elefante: simbolo di unione, armonia e prosperità. Per questo è meta soprattutto di chi prega per l'amore, il matrimonio e il buon andamento degli affari.

I due simboli del tempio raccontano la stessa cosa. Il daikon (il ravanello bianco), offerto dai fedeli, rappresenta la salute del corpo e l'armonia di coppia; il kinchaku (il sacchetto-borsello tradizionale) rappresenta la fortuna negli affari. Si vedono scolpiti un po' ovunque nel tempio. La monorotaia che sale la collina fu aggiunta negli anni Novanta, pensata per i fedeli anziani.

Aperto di giorno (circa 06:00 - 16:30) · Ingresso gratuito
Sera · Skytree e Sumida

Da Asakusa al Tokyo Skytree, una ventina di minuti: a piedi attraversando il ponte sul Sumida, oppure una fermata di metro.

~18:30
Tokyo Skytree

634 metri. Non un numero a caso: in giapponese si legge Mu-Sa-Shi, l'antico nome della provincia in cui sorge Tokyo. È la torre autoportante più alta del mondo e la terza struttura più alta sulla Terra. Ospita due osservatori: il Tembo Deck a 350 metri, con vetrate panoramiche e un pavimento di vetro che dà le vertigini, e il Tembo Galleria a 450 metri, un tubo di vetro a spirale che sale fino a 451,2 metri. Gli ascensori percorrono i primi 350 metri in 50 secondi.

Salire al tramonto è il momento giusto: si vede Tokyo passare dalla luce del giorno al mare di luci della sera, con il Monte Fuji all'orizzonte nelle giornate limpide. Di notte la torre stessa si illumina alternando temi di colore visibili da tutta la città.

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La Skytree nasce per un problema tecnico: i nuovi grattacieli costruiti dopo il 2000 schermavano il segnale televisivo della vecchia Tokyo Tower, alta "solo" 333 metri. Serviva un'antenna più alta. L'altezza fu poi alzata a 634 per il gioco di parole con Musashi e per il record mondiale di torre autoportante.

Il vero capolavoro è ingegneristico. Tokyo è uno dei luoghi più sismici al mondo, e gli ingegneri hanno guardato a un sistema antico: la shimbashira, il pilastro centrale delle pagode buddhiste a cinque piani, che da oltre mille anni resistono ai terremoti perché il pilastro centrale dondola controfase rispetto alla struttura esterna. Lo stesso principio, replicato in scala monumentale, riduce le vibrazioni del 40%.

La prova arrivò prima che la torre fosse finita. L'11 marzo 2011, il grande terremoto del Tohoku (magnitudo 9,1) colpì il Giappone mentre la Skytree era a 511 metri, ancora in costruzione: nessun danno strutturale. Una settimana dopo raggiungeva i 634 metri. Il colore, ufficialmente "Skytree White", è una versione di un bianco tradizionale giapponese tendente all'azzurro polvere, l'aijiro, usato fin dall'antichità nei kimono.

10:00 - 22:00 (ultimo ingresso 21:00) · Tembo Deck da ¥2.100, +Galleria 450 m da ¥3.100
Facoltativa lungo il fiume · Se avete tempo
Santuario Ushijima e la statua della mucca nadeushi

Un santuario raccolto fra gli alberi accanto al fiume Sumida, fondato nel 860. Il nome significa "isola delle mucche": un tempo qui pascolavano i buoi sulle rive del fiume. Al posto dei soliti cani-leone a guardia dell'ingresso ci sono statue di mucche, e accanto alla sala principale si trova la nadeushi, la "mucca da accarezzare": secondo la tradizione, accarezzare la parte del corpo della statua che corrisponde a un proprio dolore aiuta a guarirlo. Si trova tra il Sumida Park e lo Skytree, una sosta breve e silenziosa lungo la passeggiata serale.

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Secondo la tradizione il santuario fu fondato nell'860 dal monaco Ennin (Jikaku Daishi): mentre camminava lungo il fiume, un vecchio gli apparve e gli disse di erigere un santuario per proteggere chi viveva sulla riva orientale del Sumida, poi si rivelò essere Susanoo, il dio shintoista delle tempeste. La zona si chiamava "isola delle mucche" perché un tempo vi si allevavano buoi sulle piane del fiume.

La nadeushi, la "mucca da accarezzare", fu donata in bronzo nel 1824: prima era una pietra naturale a forma di bue. La credenza popolare vuole che, accarezzando sulla statua la parte del corpo dove si ha un dolore e poi la stessa parte su di sé, il male si plachi. Ogni cinque anni il santuario celebra una grande festa con una processione e un carro in stile imperiale trainato da due buoi neri.

Sempre accessibile · Ingresso gratuito
~19:30
Tokyo Solamachi alla base dello Skytree

Il grande complesso costruito alla base dello Skytree, inaugurato lo stesso giorno della torre, il 22 maggio 2012. 312 negozi, ristoranti, un acquario e un planetario. Il nome Solamachi significa "città del cielo". Per la cena è comodo e c'è di tutto: il quinto piano ospita una zona ristoranti con vetrate dirette sulla Skytree dal basso, una delle migliori inquadrature ravvicinate sulla torre illuminata. Il sesto piano è dedicato ai souvenir tradizionali giapponesi, ideale per gli ultimi regali.

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Solamachi è un esempio di un'idea molto giapponese: acquisti e attrazione turistica in un unico spazio progettato come esperienza completa, lo stesso modello applicato da decenni alle grandi stazioni di Tokyo. Una particolarità: il Sumida Aquarium al suo interno è uno dei pochi acquari al mondo a usare acqua marina artificiale, prodotta sul posto miscelando sali ad acqua potabile, perché Tokyo è lontana dal mare aperto. Ospita anche la più grande colonia di pinguini di Magellano in cattività del Giappone.

Negozi 10:00 - 21:00 · Ristoranti 11:00 - 23:00 · Ingresso gratuito

Per cenare: al 6° e 7° piano del Solamachi ci sono opzioni semplici e affidabili. Tra le più comode, Soratoraya (ramen chuka soba di Tokyo e gyoza fatti in casa, ¥1.200-1.500), Mitchan Sohonten (okonomiyaki in stile Hiroshima cucinato alla piastra davanti agli avventori, ¥1.500-2.000) e Daruma (monjayaki, la "frittata liquida" tipica di Tokyo da cuocere al tavolo). Tutti senza prenotazione.

Dal Solamachi al Sumida Park, una decina di minuti a piedi verso il fiume.

~21:00
Sumida Park lungo il fiume

Un parco lungo l'argine del fiume Sumida, con 600 ciliegi piantati in fila: in primavera diventa un tunnel rosa, ma in qualsiasi stagione è una bella passeggiata serale sull'acqua. I primi ciliegi furono piantati qui nel Settecento dall'ottavo shogun Tokugawa Yoshimune, perché anche la gente comune di Edo potesse radunarsi in primavera a fare hanami. Di sera, dall'argine, lo Skytree illuminato si specchia nel fiume: chiusura perfetta e tranquilla di una giornata piena.

Approfondisci

L'ottavo shogun Tokugawa Yoshimune (1716-1745) fece piantare i ciliegi del Sumida come parte di una politica di apertura: portare la cultura aristocratica, fino ad allora di corte, nelle strade della gente comune. Lo stesso shogun, nel 1721, fece installare davanti al castello una cassetta delle petizioni in cui qualunque cittadino poteva infilare una protesta o un suggerimento.

I fuochi d'artificio del Sumida nacquero invece da una tragedia: dopo la carestia e l'epidemia del 1732, nel 1733 Yoshimune ordinò una cerimonia sulle rive del fiume per onorare le vittime. I fuochi non erano intrattenimento ma, secondo la tradizione, servivano a guidare le anime dei morti e a scacciare gli spiriti della pestilenza. La cerimonia si ripete da quasi 300 anni e oggi richiama oltre 900.000 spettatori in una sola serata.

Sempre accessibile · Ingresso gratuito
~21:30

Rientro in hotel a piedi: siete in zona Asakusa, è tutto vicino.

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Giorno 11 · 30 agosto · Ueno, Akihabara e partenza

Parco di Ueno e stagno Shinobazu
L'ultimo giorno. Mattinata nel verde del Parco di Ueno, fra templi e santuari nascosti; pranzo nel mercato chiassoso di Ameyoko; pomeriggio ad Akihabara, la capitale mondiale di anime, videogiochi ed elettronica. Poi il rientro in hotel per i bagagli e lo Skyliner verso l'aeroporto di Narita, per il volo della sera.
Da ricordare ✏️

Il volo parte alle 21:15 da Tokyo Narita. Per arrivare con margine, si prende lo Skyliner dalla stazione di Ueno verso le 17:00 (arrivo a Narita verso le 18:10). Tenete d'occhio l'orologio nel pomeriggio: è l'unico vincolo rigido della giornata. Dettagli e biglietti dello Skyliner nel documento trasporti.

Mattina · Parco di Ueno
~07:30

Colazione in hotel, inclusa anche stamattina (30 agosto). Ultimo giorno: con calma, ma senza perdere la mattinata.

Verso le 08:30, dall'hotel al Parco di Ueno: circa 20 min in metro o 25 a piedi.

~09:00
Parco di Ueno e stagno Shinobazu

Il primo parco pubblico aperto al popolo nella storia del Giappone, per decreto imperiale del gennaio 1873. Cinquantatre ettari di prati, viali alberati, templi sopravvissuti, statue, musei e uno stagno coperto di fiori di loto in estate (a fine agosto siete proprio nel periodo giusto). Dentro il parco si trovano quattro fra i musei più importanti del Giappone e il primo zoo del paese, oltre al santuario Toshogu e al tempio Bentendo sull'isola dello stagno Shinobazu.

All'ingresso sud, su un piedistallo di pietra, c'è la statua di Saigō Takamori, in kimono semplice mentre tiene al guinzaglio il suo cane: la statua più famosa di Tokyo. Stamattina il parco si attraversa con calma, fermandosi al tempio sull'acqua e al santuario dorato.

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Il terreno apparteneva al tempio Kan'ei-ji, fondato nel 1625 come tempio di famiglia degli shogun Tokugawa, collocato a nord-est del castello di Edo per proteggerlo dagli spiriti maligni secondo la geomanzia. Tutto cambiò nel 1868: sotto la collina si combatté la Battaglia di Ueno fra le forze dell'imperatore e gli ultimi lealisti dello shogunato. Lo scontro durò un solo giorno e l'incendio che ne seguì cancellò quasi interamente il tempio. Il governo Meiji prese il terreno e, su suggerimento del medico olandese Anthonius Bauduin, lo trasformò in parco pubblico sull'esempio dei grandi parchi di Londra e Parigi.

La statua di Saigō Takamori, del 1898, è uno dei simboli più ambigui del Giappone moderno. Saigō era stato uno degli architetti della Restaurazione Meiji, ma pochi anni dopo guidò una rivolta contro lo stesso governo che aveva creato, la Ribellione di Satsuma del 1877: l'ultima resistenza dei samurai alla modernizzazione. È considerato l'"ultimo vero samurai" e ha ispirato il film hollywoodiano del 2003.

Parco 05:00 - 23:00 · gratis · musei e zoo a pagamento (chiusi il lunedì, oggi aperti)
~09:15
Tempio Shinobazu Bentendo sull'isola dello stagno

Una piccola pagoda ottagonale di legno, con il tetto di tegole verdi, costruita su un'isola artificiale in mezzo a uno stagno coperto di fiori di loto. È il Bentendo, dedicato a Benten (Benzaiten), l'unica divinità femminile fra i Sette Dèi della Fortuna giapponesi, dea dell'acqua, della musica, della conoscenza e dell'eloquenza.

Nel pieno dell'estate, lo stagno Shinobazu si copre interamente di fiori di loto rosa, e si percorrono le sponde su un sentiero in mezzo a fiori alti come una persona: a fine agosto è ancora nel suo periodo. È uno degli scenari più surreali di Tokyo, in totale contrasto con la modernità che lo circonda.

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Lo stagno Shinobazu fu pensato nel XVII secolo come copia in miniatura del Lago Biwa, il più grande lago del Giappone, vicino a Kyoto. L'idea era del monaco Tenkai (1536-1643), consigliere spirituale dei primi tre shogun Tokugawa, convinto che la nuova capitale dovesse riproporre simbolicamente i luoghi sacri di Kyoto. Sull'isola di Chikubu, in mezzo al lago Biwa, c'è un tempio dedicato a Benten: Tenkai ricostruì lo stesso schema qui, con il Bentendo sull'isola al centro dello stagno.

Il Bentendo originale del 1639 fu distrutto nel bombardamento del marzo 1945. La pagoda ottagonale attuale è una ricostruzione del 1958. All'interno, una statua di Benten con otto braccia, ognuna delle quali tiene un attributo diverso: una rappresentazione raramente vista altrove.

Sempre accessibile (sala ~09:00 - 17:00) · Ingresso gratuito

Dal Bentendo al Toshogu, pochi minuti a piedi dentro il parco.

~10:30
Santuario Toshogu di Ueno con foglia d'oro

Un santuario shintoista del 1627, ricoperto di foglia d'oro vera dal pavimento al soffitto, dedicato a Tokugawa Ieyasu, lo shogun che unificò il Giappone. È uno degli unici edifici di Tokyo sopravvissuti completamente intatti al Grande Terremoto del Kanto del 1923 e ai bombardamenti della guerra: quello che si vede oggi è esattamente ciò che videro gli ambasciatori del XVII secolo.

Il viale d'accesso è bordato da oltre 250 lanterne in pietra e 50 lanterne in bronzo dorato, donate ognuna da un signore feudale come tributo agli shogun. Lo stile è il gongen-zukuri, lo stesso del grande Toshogu di Nikkō: porta laccata di nero e oro, intagli dorati di animali e fiori, l'edificio principale tutto rivestito in foglia d'oro.

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Quando Tokugawa Ieyasu morì nel 1616 dopo aver unificato il Giappone, la corte lo deificò come Tōshō Daigongen, "Grande Avatar che Brilla a Oriente". I templi del suo culto si chiamano "Toshogu", e il principale è a Nikkō. Quello di Ueno fu costruito nel 1627 perché i signori feudali del Kantō potessero rendere omaggio al fondatore senza viaggiare fino a Nikkō.

Il santuario odierno è il risultato di una grande ricostruzione del 1651, voluta dal terzo shogun Tokugawa Iemitsu, che coprì la struttura di lacca, foglia d'oro e intagli policromi. Il fatto straordinario è che da allora l'edificio non è mai stato distrutto: uno dei pochissimi esempi di architettura del primo periodo Edo ancora visibili a Tokyo. Dal 2014 ha riaperto dopo un restauro di sei anni che ha riportato alla luce la doratura originale.

Recinto sempre accessibile di giorno · santuario interno 09:00 - 16:30, ¥500
Facoltativa nel parco · Se avete tempo
Tunnel di torii rossi di Hanazono Inari, Ueno

Due santuari affiancati, in un angolo silenzioso e fotogenico del parco. Il Gojo Ten è dedicato alla divinità della medicina e della salute, con un'energia calma e raccolta. L'Hanazono Inari, accanto, è dedicato a Inari, la divinità-volpe della prosperità: un piccolo tunnel di torii rossi in fila, come una versione in miniatura e intima del Fushimi Inari di Kyoto. Si dice che porti fortuna in amore. Pochi turisti, atmosfera intensa: una deviazione di pochi minuti dal cuore del parco.

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Il Gojo Ten sarebbe stato fondato, secondo la tradizione, intorno al 110 d.C., ed è dedicato alle divinità della medicina: per questo è meta di chi prega per la salute. Fu spostato nella posizione attuale, accanto all'Hanazono Inari, nel 1928.

L'Hanazono Inari nacque invece come il giardino fiorito del tempio Kan'ei-ji, il grande tempio Tokugawa che un tempo occupava tutta la collina di Ueno. È dedicato a Inari, la divinità-volpe della prosperità e della fertilità, e il suo piccolo tunnel di torii rossi in fila è una versione raccolta e intima del celebre Fushimi Inari di Kyoto.

Sempre accessibile · Ingresso gratuito
Pranzo · Ameyoko
~11:30
Ameyoko Market sotto la ferrovia di Ueno

Anguille vive nei bidoni, frutta esotica, pesce fresco, dolci tradizionali, spezie, scarpe, kimono di seconda mano, marchi americani a metà prezzo. Tutto insieme, sotto i binari della ferrovia che passa sopra la testa, con i venditori che urlano i prezzi, cosa che a Tokyo non si sente quasi più da nessun'altra parte. È l'Ameyoko: circa 500 metri di mercato all'aperto fra le stazioni di Ueno e Okachimachi, con quasi 400 negozi ammassati uno contro l'altro. Una delle ultime sopravvivenze visibili della Tokyo del dopoguerra.

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L'Ameyoko nasce dalle macerie. Tokyo, agosto 1945: attorno alla stazione di Ueno si sviluppò spontaneamente un grande mercato nero, il yamiichi, dove contadini, ex soldati e profughi vendevano riso, sigarette e cioccolato americani. Il nome Ameyoko ha due spiegazioni: contrazione di "vicolo dei dolci" (ame significa "caramella", e qui dopo la guerra si trovavano dolci di importazione introvabili), oppure abbreviazione di "America", per le merci dell'esercito americano vendute nelle baracche. Probabilmente entrambe.

Negli anni '60 il mercato fu legalizzato, ma mantenne il nome, le baracche e il carattere. Oggi i venditori sono in gran parte gli eredi di quelle prime famiglie, che si tramandano i banchi da tre o quattro generazioni: uno dei pochi luoghi di Tokyo rimasti fedeli a sé stessi attraverso settant'anni di trasformazioni.

Bancarelle e negozi ~10:00 - 19:00 · Ingresso gratuito
Opzioni seduti · ad Ameyoko
Tonkatsu Yamabe
11:30 - 15:00 / 17:00 - 22:00
Chin Chin Ken
11:00 - 22:00 circa

Per sedersi a pranzo tra le bancarelle. Tonkatsu Yamabe è una piccola tonkatsu-ya storica: la cotoletta di maiale fritta davanti agli occhi, set completo (cotoletta, riso, cavolo, miso) sotto gli ¥1.000. Chin Chin Ken è un cinese-giapponese iconico sotto i binari, sempre pieno: la specialità è il chahan (riso saltato) e i gyoza fatti in casa, con il rumore dei treni sopra la testa (¥1.200-1.500). Entrambi senza prenotazione.

Pomeriggio · Akihabara

Da Ueno/Ameyoko ad Akihabara, pochi minuti: una o due fermate di treno, oppure 15 min a piedi verso sud.

~12:30
Akihabara Electric Town con insegne luminose

Una manciata di isolati attorno alla stazione di Akihabara, ricoperti dal pavimento al cielo da insegne di anime, manga, videogiochi e gruppi idol, con grandi magazzini di nove piani di elettronica, sale giochi a ogni angolo, ragazzi in cosplay (travestiti dai loro personaggi) e ragazze vestite da cameriera che distribuiscono i volantini delle maid café. Settant'anni fa qui si vendevano valvole radio al mercato nero; oggi è la capitale globale della cultura otaku (i grandi appassionati di manga, anime e videogiochi).

Lungo Chuo-dori, la via principale, si trovano i grandi magazzini iconici e le mecche otaku. Oggi è domenica pomeriggio, e in questa fascia oraria Chuo-dori viene chiusa al traffico e diventa una grande zona pedonale: è il momento migliore per viverla.

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Il nome Akihabara nasce da un incendio. Nel 1869 un grande rogo distrusse la zona; il governo Meiji rase al suolo l'area come fascia tagliafuoco e vi costruì un piccolo santuario dedicato ad Akiba, divinità invocata contro gli incendi. Il popolo chiamò la zona Akiha-ga-hara, "campo del dio Akiha", poi abbreviato in Akihabara.

La trasformazione in quartiere dell'elettronica è figlia del 1945: attorno alla stazione si formò un mercato nero, e gli studenti della vicina università elettrotecnica assemblavano radio fatte in casa con valvole di recupero e le vendevano sotto la sopraelevata. Negli anni '80 arrivano i primi personal computer; negli anni '90 la trasformazione finale in capitale otaku, con anime, manga, videogiochi e cosplay. Oggi Akihabara è meta di pellegrinaggio mondiale, con oltre 50 milioni di visitatori l'anno.

Sempre accessibile · negozi con orari propri · gratuito
~13:00
Akihabara Radio Kaikan

Un edificio di 10 piani, davanti all'uscita Electric Town della stazione, riempito di negozi specializzati di action figure, modellini, carte Pokémon, gunpla (modellini di Gundam), fumetti rari, idol merchandise. Non è il più grande, ma è il più storico di Akihabara: aprì nel 1962 come uno dei primi grattacieli all'ingrosso di apparecchiature radio, e da allora ha seguito tutte le mode tecnologiche giapponesi. Oggi è una "torre" verticale dove ogni piano è dedicato a un tipo di prodotto e ogni negozio occupa pochi metri quadri con un'iperspecializzazione massima.

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Il Radio Kaikan fu inaugurato nell'agosto 1962 come il primo grande edificio multipiano di Akihabara: prima i negozi del quartiere erano tutti baracche basse sotto la ferrovia. Negli anni '70 vendeva componenti per radioamatori, negli '80 i primi computer (qui si trovavano i mitici NEC PC-98), negli anni '90 cambiò di nuovo, seguendo la trasformazione del quartiere in capitale otaku.

L'edificio originale del 1962 fu demolito nel 2011 per ragioni di sicurezza antisismica e ricostruito nel 2014 nello stesso luogo. Per i collezionisti resta il primo posto da visitare ad Akihabara: ha una delle maggiori concentrazioni di negozi specializzati per metro quadro del Giappone.

10:00 - 20:00 · Ingresso gratuito
~14:00
Animate Akihabara, scaffali di anime e manga

Il flagship store della catena Animate, la più grande catena di anime e manga del Giappone. Sette piani, oltre 200.000 articoli, tutti prodotti ufficiali nuovi: manga, dvd e blu-ray, action figure, gunpla, colonne sonore su CD, magliette, accessori cosplay, carte collezionabili, character goods di Disney, Sanrio e Studio Ghibli. È il negozio dove i collezionisti vanno per le uscite del giorno. Il primo Animate aprì a Ikebukuro nel 1983: oggi sono oltre 130 negozi in tutto il Giappone.

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Animate fu fondata da Hideo Sasawa nel 1983 a Ikebukuro, quando il termine otaku non esisteva ancora come categoria culturale e i fan adulti di anime e manga erano guardati con sospetto. Sasawa ne intuì il potenziale e aprì il primo negozio specializzato esclusivamente in merchandise di anime e manga: un successo immediato.

Una curiosità: a differenza di Akihabara in generale, storicamente più maschile, il pubblico dei negozi Animate è prevalentemente femminile. Ikebukuro, dove si trova il negozio originale, è considerato il "lato femminile" della cultura otaku.

10:00 - 21:00 · Ingresso gratuito
~14:30
Trader, negozio second-hand di Akihabara

Una catena di negozi di seconda mano specializzata in videogiochi, console retro, manga, action figure, dvd e CD. La filiale di Akihabara è uno dei posti più affidabili di Tokyo per cercare videogiochi giapponesi vintage: Famicom, Super Famicom, PlayStation 1, GameCube, Saturn, Dreamcast, Game Boy. Tutto verificato dallo staff, classificato per condizione, ordinato sugli scaffali. I prezzi sono mediamente più bassi rispetto ai negozi per collezionisti puri: è il posto dei cacciatori di occasioni. Tre piani: videogiochi, dvd e musica, action figure.

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Trader è meno conosciuta in Occidente di Mandarake o Bookoff, ma molto rispettata fra i giapponesi. Fondata negli anni '90 come piccola attività familiare, è cresciuta fino a diventare una delle tre principali catene di second-hand di prodotti pop del paese, con una specializzazione netta sui videogiochi. Per chi cerca vecchi titoli giapponesi mai usciti in Europa o America (gli RPG per Famicom degli anni '80, le esclusive Saturn e Dreamcast) è uno dei posti più seri: merce autentica, condizioni dichiarate fedelmente, staff competente.

11:00 - 20:00 · Ingresso gratuito
Sera · Verso l'aeroporto
~15:30

Rientro in hotel per recuperare i bagagli: da Akihabara sono circa 11 minuti in treno. Poi ci si sposta alla stazione di Ueno (Keisei-Ueno) per lo Skyliner.

~17:00

Si prende lo Skyliner dalla stazione di Ueno fino all'aeroporto di Narita: il treno espresso più veloce per l'aeroporto, circa 45 minuti di viaggio. Arrivo a Narita previsto verso le 18:10, con tutto il margine per il check-in, i controlli e gli ultimi acquisti in aeroporto.

21:15

Volo in partenza da Tokyo Narita. Fine del viaggio. 🌸

E qui il viaggio si chiude.
Buon proseguimento 🌸