Ciao Paride 🌸 Grazie per aver scelto di affidarti a me per costruire questo viaggio insieme a tuo figlio. Ho letto con attenzione le tue risposte al GiappoTest prima di mettermi al lavoro su questo documento. Sapere che sarà la prima volta in Giappone per entrambi, che cercate panorami iconici, parchi, anime, manga, videogiochi ed elettronica, mi ha permesso di costruire un itinerario cucito su di voi.
Prima di iniziare a leggere Tokyo, vi chiedo un minuto per queste poche note: vi serviranno a vivere al meglio il viaggio e a capire come ho costruito ogni giornata.
Ogni giornata è divisa in zone: mattina, pomeriggio, sera. Ogni zona è un piccolo territorio che vi consiglio di vivere insieme, a piedi, al vostro ritmo. Per ogni zona trovate un tempo indicativo di permanenza (tipo "3-4 ore"): è il tempo che di solito serve per viverla bene, muovendovi con calma fra le tappe principali, fermandovi per una pausa, mangiando qualcosa, lasciandovi sorprendere dai dettagli che non si possono programmare.
All'interno di ogni zona trovate le ancore principali: i luoghi che secondo me vale davvero la pena non perdere, con foto, orari di apertura e una breve descrizione. Le ho disposte nell'ordine in cui conviene viverle, dalla prima all'ultima. Seguite quell'ordine e vi muoverete in modo naturale dentro la zona, senza fare avanti e indietro inutili.
Siete in due, padre e figlio, quindi le giornate hanno un ritmo dinamico ma non frenetico: due o tre zone per giornata, con pause e tempo per le scoperte casuali. Fine agosto a Tokyo è ancora caldo umido estivo: la città è attrezzata, aria condizionata ovunque, minimarket (konbini) aperti 24 ore e gallerie dei mercati coperte. Nel mezzo delle giornate, a voi la scelta: se il caldo pesa, potete rallentare. Se siete vicini all'hotel, potete anche rientrare in camera. Il ritmo è il vostro.
Non troverete scritto "alle 10:00 al Santuario, alle 11:30 al ristorante". È una scelta precisa, non una dimenticanza. Mettere orari minuto-per-minuto trasformerebbe il viaggio in un timbrare il cartellino, e non è quello che voglio per voi. Le zone che ho scelto sono territori da esplorare, non tappe da spuntare. Se una tappa vi cattura più del previsto, fermatevi; se vi basta meno, proseguite. Le ore che vi ho indicato per zona tengono conto di tutto questo, camminate e soste incluse.
Sotto ogni attività trovate comunque l'orario di apertura e chiusura del luogo: è un riferimento pratico per quando siete in giro, così sapete sempre fino a che ora potete entrare.
Stesso discorso vale per i pranzi e le cene: ogni zona ha due ristoranti che vi consiglio nelle vicinanze, senza orario fisso. Andate quando vi viene fame, mangiate con calma e poi riprendete il giro da dove avete lasciato.
Le prenotazioni da fare, come lo Skytree al tramonto, le trovate sempre evidenziate in un box sotto ogni attività con scritto "Da ricordare" in arancione, così non vi sfuggono.
Per muovervi all'interno delle città giapponesi (Tokyo, poi Kyoto più avanti) il mio consiglio è affidarvi a Google Maps: è aggiornato in tempo reale, vi dice quale treno o metro prendere dalla vostra posizione, arriva persino a indicarvi binario e carrozza. Le indicazioni pratiche che trovate nell'itinerario (tipo "circa 15 min in metro") sono pensate come riferimento per capire l'ordine di grandezza del tragitto, non come istruzioni rigide: Google vi darà sempre il percorso più veloce del momento. Per i trasferimenti interurbani (Shinkansen, treni, eccetera) trovate tutto nel documento trasporti finale, che vi consegnerò una volta concluso l'itinerario, con orari precisi e link di prenotazione.
Dentro ogni zona trovate due opzioni di ristorante che vi ho selezionato: andateci quando vi viene fame, non c'è orario fisso. E se lungo la strada trovate un locale che vi attira (una bancarella di yakitori, un piccolo ramen-ya con il cuoco al bancone, una pasticceria da cui esce un profumo di wagashi), cogliete l'attimo. In Giappone si mangia bene quasi ovunque, e le scoperte casuali sono parte del viaggio.
Fine agosto a Tokyo è ancora pieno caldo estivo (29-33°C, umidità alta). Tenete con voi un ombrello pieghevole (si trovano nei konbini a 600-800 yen), una bottiglia d'acqua (100-150 yen nei distributori automatici ovunque) e un fazzoletto di cotone utile per asciugarsi (in giapponese tenugui, i giapponesi lo usano sempre). Ad Hakone, in montagna, il clima è più fresco e la sera può scendere anche sotto i 22°C: una felpa leggera può servire.
Tenete questo documento sul telefono e consultatelo mentre siete in giro. È il vostro compagno di viaggio, non un foglio di lavoro da seguire a bacchetta. Buon viaggio 🌸
📍 Mappa con tutti i punti del viaggio
Tokyo non è una città, è un arcipelago di quartieri con identità nette. Asakusa custodisce il Sensoji del 628 d.C. e la pagoda a cinque piani sotto lo sguardo dello Skytree; il parco di Ueno intreccia templi dorati dei Tokugawa, un lago di loti e mercati di strada del dopoguerra; Akihabara è la capitale mondiale di anime, manga ed elettronica con palazzi pieni di videogiochi e fumetti dal pavimento al soffitto; Shibuya con il suo incrocio più famoso del mondo e Shinjuku con i grattacieli e i vicoli di yakitori del dopoguerra completano il quadro.
Atterrate a Haneda alle 20:00: dopo sbarco, immigrazione e ritiro bagagli calcolate un'ora abbondante, poi trasferimento in treno fino ad Asakusabashi. Ricordatevi di compilare il Visit Japan Web prima dell'atterraggio (il link e la procedura li trovate nel documento trasporti finale): velocizza il passaggio all'immigrazione. La giornata di arrivo è volutamente leggera: hotel, cena rapida nei dintorni, riposo. Si comincia davvero domani.
Atterraggio a Tokyo Haneda. Fra sbarco, immigrazione e ritiro bagagli calcolate un'ora abbondante.
Trasferimento in treno da Haneda all'hotel ad Asakusabashi, circa 45-60 min. Orari precisi, modalità di acquisto dei biglietti e cambi li trovate nel documento trasporti.
Arrivo all'Henn na Hotel Tokyo Asakusabashi. Henn na in giapponese vuol dire "strano", e questo è uno dei celebri hotel-robot del Giappone: alla reception non c'è staff umano ma due dinosauri animatronici che gestiscono il check-in tramite tablet. Una piccola esperienza pop-tech che vale di per sé. Se servisse aiuto, c'è sempre uno staff umano in zona reception.
Niente di impegnativo: prima cena giapponese rapida a due passi dall'hotel, e a letto presto. Il jet lag (Italia-Giappone +7 ore) arriva sempre dopo qualche ora, meglio non tirare la corda.
Somen Asakusabashi è un piccolo locale specializzato in somen, sottilissimi noodles di grano serviti freddi con salsa tsuyu al dashi e bonito: piatto leggero e tipicamente estivo, perfetto come prima cena dopo il volo. Bolla ¥800-1.300, walk-in. Yoshinoya è la catena di gyudon più famosa del Giappone, sempre aperta: ciotola di riso con manzo stufato in salsa di soia e zucchero, ¥500. Spartano ma tipico. In alternativa il konbini (Family Mart o 7-Eleven) sotto l'hotel, con onigiri, bento caldi e ramen istantanei se volete solo crollare in camera.
Colazione alla caffetteria o al konbini che vi ho segnato in mappa vicino all'hotel. In Giappone i konbini (7-Eleven, Family Mart, Lawson) servono colazioni sorprendenti: onigiri freschi, tamago sando (tramezzini all'uovo, quasi iconici), kara-age caldo, caffè buono a ¥100-200. È la prassi dei giapponesi e funziona benissimo per ripartire dopo il jet lag.
Da Asakusabashi al Kaminarimon sono pochi minuti di metro o 15 a piedi lungo il fiume Sumida. Calcolate 2-3 ore con calma fra il complesso del Senso-ji, la Nakamise-dori, i dolci tipici e il vicino centro turistico con la vista panoramica.
Dall'hotel al Kaminarimon, circa 5 min in metro o 15 min a piedi lungo il fiume Sumida.
Il tempio più antico di Tokyo, fondato nel 628 d.C., dedicato alla dea buddhista Kannon. Si entra attraversando il Kaminarimon (la "Porta del Tuono") con la sua enorme lanterna rossa di tre metri e mezzo, si percorre la via Nakamise-dori fra negozi di dolci tradizionali, ventagli, omamori, poi si passa sotto il secondo portale Hozomon fino al cortile principale con la pagoda a cinque piani e la sala centrale.
La Nakamise-dori è una delle strade commerciali più antiche del Giappone, attiva da oltre 300 anni: alcuni negozi sono gestiti dalle stesse famiglie dal periodo Edo. I dolci tipici che si vendono qui (come i ningyo-yaki, piccoli pancakes ripieni di anko, o i kibi-dango) sono ricette in alcuni casi di 200+ anni di tradizione.
Nel cortile principale c'è il grande braciere d'incenso: la tradizione dice di passarsene il fumo sulle parti del corpo che vorreste guarire. Cinque minuti al mini-santuario shintoista Asakusa Jinja proprio dietro al tempio principale valgono la pena: è uno dei pochi edifici sopravvissuti ai bombardamenti del 1945.
La leggenda narra che nel 628 d.C. due pescatori fratelli, Hinokuma Hamanari e Hinokuma Takenari, trovarono nelle acque del fiume Sumida una piccola statua d'oro della dea Kannon. Il capo del loro villaggio capì che si trattava di un oggetto sacro e trasformò la propria casa in un piccolo tempio: è il nucleo originario del Senso-ji. Questo rende il tempio antecedente di oltre 900 anni alla fondazione stessa di Tokyo.
Il tempio fu ampliato nei secoli successivi sotto il patronato degli shogun Tokugawa, che nel Seicento trasformarono Asakusa in uno dei principali centri religiosi e di intrattenimento di Edo (l'antico nome di Tokyo). Il complesso attuale fu completamente distrutto dai bombardamenti americani del marzo 1945 e ricostruito fedelmente dopo la guerra con il supporto di una grande raccolta fondi popolare. Il grande albero di ginkgo accanto alla sala principale è sopravvissuto ai bombardamenti: è il testimone vivo di tutta la storia del luogo.
Asakusa Kagetsudo è la panetteria del jumbo melon pan più famoso di Tokyo: una palla di pane dolce, grande come un pompelmo, con una crosta sottile di pasta biscotto che si rompe sotto i denti e un interno morbido e caldo appena sfornato. Sfornano tremila melon pan al giorno e di solito finiscono entro sera. Costa ¥300 ciascuno, si compra e si mangia camminando. Se volete osare, la versione con gelato al matcha dentro (¥700) è il signature: gelato freddo dentro il pane caldo, contrasto perfetto. Daifuku Ginkado Asakusa è il punto di riferimento per il daifuku, il mochi ripieno più classico del Giappone: una pallina di pasta di riso glutinoso morbida e leggermente elastica, ripiena di qualcosa di dolce. Dritto sulla Nakamise-dori prima del tempio, Ginkado ha sia la versione classica con anko (pasta di fagioli rossi azuki) sia le versioni moderne diventate virali: daifuku alla fragola bianca (un'intera fragola dentro, mochi bianco candido), al matcha, con crema custard e al cioccolato. Piccoli, ¥350-500 l'uno.
Esattamente di fronte al Kaminarimon, dall'altra parte della strada, c'è un edificio inconfondibile di otto piani in legno e vetro che sembra una pila di casette antiche giapponesi sovrapposte: è il Centro Turistico di Asakusa progettato da Kengo Kuma, uno degli architetti contemporanei più importanti del Giappone (è lo stesso che ha disegnato lo Stadio Olimpico Nazionale per Tokyo 2020). Inaugurato nel 2012, ha vinto il Good Design Award dello stesso anno.
Per voi è una sosta gratuita di 20-30 minuti: salite con l'ascensore fino all'ottavo piano, dove c'è una terrazza panoramica gratuita con vista privilegiata sul Senso-ji, sulla Nakamise-dori vista dall'alto come un fiume di tetti rossi, e in fondo lo Skytree e il famoso edificio dorato dell'Asahi Beer Hall (quello con la grande "fiamma" dorata sopra, una scultura di Philippe Starck). Nelle giornate limpide si vede anche il Monte Fuji all'orizzonte.
All'ottavo piano c'è anche un piccolo café (Café Rion) dove fermarsi per un caffè o un tè con la vista. Al piano terra trovate l'info point con staff multilingue (anche in inglese), un cambio valuta e wi-fi gratuito.
Asakusa è piena di piccoli ristoranti e street food. Due opzioni walk-in vicino al tempio, ma sentitevi liberi di farvi tentare anche da una bancarella di yakitori o da un piccolo locale che vi ispira lungo la strada.
Sometaro è una casa di legno del 1937, nascosta in una stradina laterale a dieci minuti dal Sensoji. Ci si tolgono le scarpe, ci si siede sul tatami davanti a una teppan (piastra calda) incassata nel tavolo e si cucina da soli il proprio okonomiyaki (la "frittatona" giapponese con cavolo, uova, maiale, calamari, a scelta). Menu in inglese, staff paziente che spiega come si cuoce, bolla ¥1.500-2.500 a testa. Esperienza divertente, soprattutto con un quattordicenne. Owariya Honten è una soba-ya storica di Tawaramachi, oltre 150 anni di attività: soba fatti a mano, brodo al bonito con un tocco di yuzu, tempura di gambero enorme. Set tempura-soba ¥1.500-2.000.
Da Asakusa allo Skytree sono 5 minuti di metro o 15 minuti a piedi attraversando il fiume Sumida. Allo Skytree non si sale subito (la salita è prenotata per le 18:00 al tramonto): prima ci si infila nel grande complesso commerciale ai piedi della torre, il Tokyo Solamachi, dove fra i 300 negozi vale la pena fermarsi al Jump Shop, lo store ufficiale del settimanale Shonen Jump.
Da Asakusa al Tokyo Solamachi, circa 5 min in metro o 15 min a piedi lungo il fiume.
Il grande complesso commerciale ai piedi del Tokyo Skytree: oltre 300 negozi e ristoranti su dieci piani, costruito insieme alla torre nel 2012. È un mondo a sé: ristoranti regionali da tutto il Giappone, brand di moda, una grande sezione dedicata ai character goods (Pokemon Center, Disney Store, Kirby Café, Studio Ghibli "Donguri Kyowakoku") e, soprattutto per voi, il Jump Shop al 4° piano.
Il Jump Shop è il negozio ufficiale del leggendario Weekly Shonen Jump, la rivista settimanale di manga giapponese (uscita dal 1968) che ha pubblicato Dragon Ball, One Piece, Naruto, Bleach, My Hero Academia, Demon Slayer, Jujutsu Kaisen, Chainsaw Man e praticamente tutti i grandi manga d'azione che hanno definito generazioni di lettori. Lo store vende esclusiva Jump: gadget ufficiali, action figure, plush, t-shirt, cancelleria, biglietti d'auguri, snack a tema, il tutto firmato dai personaggi delle serie attualmente in pubblicazione. Per un quattordicenne appassionato di manga è un piccolo paradiso. Calcolate 30-45 minuti dentro lo store.
Dopo il Jump Shop, se avanza tempo, fate un giro per il complesso: al 4° piano c'è anche il Pokemon Center Skytree Town (uno dei più grandi di Tokyo), e ai piani 6-7 ci sono le zone ristoranti dove cenerete più tardi.
Alle 18:00 entrata prenotata al Tokyo Skytree. Dal Solamachi alla biglietteria della torre sono dieci passi: i due edifici sono direttamente collegati. Un'ora sulla torre è sufficiente: gli osservatori non sono enormi, il vero valore è la vista e qualche foto.
La torre più alta del Giappone: 634 metri (la struttura artificiale più alta del paese, terza nel mondo dopo il Burj Khalifa e la Merdeka 118). Inaugurata nel 2012, ufficialmente è una torre per le trasmissioni TV digitali: il numero 634 si legge "Mu-sa-shi", il nome storico della regione di Tokyo prima dell'epoca Meiji.
Ci sono due ponti panoramici: il Tembo Deck a 350 metri (tre piani con vetrate a 360°, un piccolo bar e una zona con il pavimento di vetro su cui si può camminare guardando giù in verticale, ad alto effetto cinematografico) e la Tembo Galleria a 450 metri, una rampa a spirale che sale fino a un punto panoramico ancora più alto.
Alle 18:00 di fine agosto il sole sta calando: salite con la città che si illumina progressivamente davanti agli occhi, uno dei momenti più scenografici dalla cima della torre. Al rientro, l'uscita vi porta direttamente al Tokyo Solamachi dove cenate.
Il Tokyo Skytree fu progettato dall'architetto Tadao Ando e dallo studio Nikken Sekkei, e completato il 29 febbraio 2012 dopo quattro anni di lavori. La sua forma è ispirata al pilastro centrale ("shinbashira") delle pagode tradizionali giapponesi: una struttura rigida al centro che oscilla in caso di terremoto, ammortizzando il movimento dell'edificio. Lo Skytree ha resistito senza danni al grande terremoto del Tohoku del marzo 2011, mentre era ancora in costruzione.
L'altezza di 634 metri non è casuale: in giapponese "634" si pronuncia "mu-sa-shi", che era il nome storico dell'area di Tokyo durante il periodo Edo (la "Provincia di Musashi"). È il record di altezza per una torre auto-portante non sostenuta da cavi.
Per l'ingresso alle 18:00 del 27 agosto devi prenotare online dal sito ufficiale: global-official-ticket.tokyo-skytree.jp. Segnati in calendario lunedì 27 luglio 2026: quel giorno apre la vendita dei biglietti per il 27 agosto (esattamente 30 giorni prima, è la regola del sistema). Prendi il biglietto combinato Tembo Deck + Tembo Galleria per due persone, "Date and Time Specified" fascia 18:00.
All'uscita dello Skytree vi ritrovate dentro al Tokyo Solamachi: zone ristoranti ampie, menu variegati, tantissime opzioni per ogni budget e ogni gusto.
Soratoraya è una ramen-ya del 6° piano specializzata in chuka soba (ramen cinese-stile Tokyo, brodo limpido a base di salsa di soia, noodles sottili, chashu di maiale, menma e uova marinate) e gyoza fatti in casa. Semplice, confortevole, ottimo come primo ramen in Giappone. Bolla ¥1.200-1.500, walk-in. Daruma Monjayaki Skytree è una monjayaki-ya al Solamachi: il monjayaki è la specialità di Tokyo, una sorta di "frittata di pastella liquida" con cavolo, maiale, frutti di mare o formaggio, cucinata davanti a voi sulla teppan incassata nel tavolo. Diverso dall'okonomiyaki perché più liquido e si mangia direttamente dalla piastra con piccole spatoline. Bolla ¥1.500-2.500.
Dopo cena, rientro in hotel. Da Solamachi all'Asakusabashi sono pochi minuti in metro. Domani si riparte con Meiji, Shibuya e Shinjuku.
Colazione alla caffetteria o al konbini in mappa vicino all'hotel. Si parte in mattinata: Meiji Jingu di mattina è più fresco e silenzioso.
Dall'hotel al Meiji Jingu circa 30-35 minuti fra metro e cambi. Calcolate 1,5-2 ore nel complesso: la passeggiata d'ingresso nel bosco vale da sola mezz'ora.
Dall'hotel al Meiji Jingu, circa 30-35 min fra treno e metro.
Santuario shintoista dedicato all'imperatore Meiji e all'imperatrice Shoken, costruito nel 1920 e circondato da una foresta di oltre 100.000 alberi di 365 specie donati da ogni regione del Giappone, oggi un bosco di 70 ettari nel cuore di Tokyo.
Si entra dal grande torii in legno (alto dodici metri, uno dei più grandi del Giappone) e si cammina su un viale di ghiaia, in silenzio. Lungo il percorso incontrerete una parete di botti di sake votive e, di fronte, botti di vino di Borgogna: un omaggio alla curiosità dell'imperatore Meiji per la cultura europea.
Il complesso comprende la fontana per la purificazione, le ema (le tavolette dei desideri che potete acquistare e lasciare come voto), il cortile principale. Di fronte al tempio principale, i Meoto Gusu: due grandi alberi di canfora abbracciati, simbolo di armonia.
L'imperatore Meiji (1852-1912) è la figura che ha trasformato il Giappone da stato feudale a potenza moderna. Quando la nazione volle onorarlo dopo la sua morte, scelse di costruire un santuario shintoista in un campo spoglio nel cuore di Tokyo. Il progetto fu colossale: 120.000 alberi di 365 specie diverse furono donati da ogni regione del Giappone e piantati da circa 110.000 volontari. Il botanico Honda Seiroku, considerato il padre dei parchi giapponesi, progettò la foresta perché diventasse autosufficiente nel giro di un secolo, senza bisogno di manutenzione umana. Oggi, a più di cento anni dalla piantumazione, la foresta è esattamente quello: un ecosistema che si rigenera da solo.
Il santuario originale fu distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e ricostruito nel 1958 grazie a una raccolta fondi pubblica. Il complesso è diventato il santuario shintoista più visitato del Giappone: a Capodanno (Hatsumode), nei primi tre giorni dell'anno, attira oltre 3 milioni di fedeli.
Le botti di vino di Borgogna che vedrete lungo il viale sono un omaggio alla curiosità dell'imperatore per la cultura europea: Meiji fu il primo imperatore ad adottare abiti occidentali e ad aprire il Giappone al mondo esterno dopo oltre due secoli di isolamento.
Appena fuori dall'uscita del Meiji ci si infila direttamente nel cuore della Harajuku teen: i due mondi sono separati solo dalla stazione. Calcolate 1,5-2 ore per Takeshita-dori (la strada principale) con pranzo a base di street food e crepes, più qualche giro nei negozi di moda kawaii.
Dal Meiji Jingu a Takeshita-dori, circa 5 min a piedi.
Una strada pedonale di 400 metri che parte di fronte alla stazione di Harajuku e termina su Meiji-dori, ed è l'epicentro della cultura giovanile e della moda kawaii di Tokyo dagli anni '70 a oggi. Negli anni '80 da qui sono nati i celebri "Takenoko-zoku", gruppi di adolescenti vestiti con costumi sgargianti che ballavano nei weekend; oggi è il regno di Lolita, Decora, Visual Kei, Y2K e di tutte le sotto-culture giovanili che il Giappone esporta nel mondo.
Camminate lentamente, lasciatevi sorprendere: negozi di character goods (tutto ciò che è anime, kawaii, peluche, accessori), vintage giapponese, fast-fashion teen (SoLaDo, Harajuku Alta), botteghe di accessori, animal café (gatti, gufi, ricci, mini-pig), e una concentrazione assurda di Purikura, le iconiche cabine fotografiche giapponesi che fanno foto con effetti, sticker, occhi giganti e sfondi assurdi.
Da provare assolutamente: una crêpe alla giapponese in uno dei chioschetti storici (Marion Crepes, dal 1976, è il primo del Giappone): pancake sottile arrotolato a cono pieno di panna montata, frutta fresca, gelato, cioccolato. ¥500-700, mangiata camminando. E la cotton candy gigante e arcobaleno della Totti Candy Factory: una nuvola colorata grande quanto la testa, ¥900, perfetta per la foto. Per pranzo "vero" non c'è bisogno di prenotare nulla: è tutto walk-in, dai locali di ramen ai fast-food giapponesi, dai food stand coreani agli onigiri shop. Bolla complessiva ¥1.500-2.500.
Da Harajuku a Shibuya pochi minuti di treno. Lo Scramble Crossing va guardato in due tempi: prima dall'alto, da una postazione gratuita, poi attraversato a piedi.
Da Harajuku a Shibuya, circa 5 min in treno.
L'incrocio più famoso del mondo, con fino a 3.000 persone che lo attraversano in contemporanea a ogni cambio di semaforo. Per gustarlo bene, prima salite all'Hikarie: un grattacielo-centro commerciale di 34 piani collegato direttamente alla stazione di Shibuya. All'undicesimo piano, accanto all'ingresso del teatro Tokyu Theatre Orb, c'è la Sky Lobby: una balconata chiusa da vetrate dal pavimento al soffitto, accessibile gratuitamente a chiunque.
Da qui si vede in verticale lo Scramble Crossing: i pedoni che si incontrano e si sciolgono in un pattern geometrico ogni due minuti. Si vede anche il Shibuya 109, il grande magazzino simbolo della moda teenager, e lo skyline circostante. È gratuito, senza prenotazione, mai affollato. Un modo decisamente migliore di "fare" Shibuya rispetto alla fila al ben più caro Shibuya Sky.
Dopo la foto dall'alto, scendete e attraversate l'incrocio a piedi: è un gran divertimento. La statua di Hachiko, il cane Akita più famoso del Giappone, è a pochi metri all'uscita omonima della stazione, dieci minuti di sosta foto e poi via.
Hachiko nacque nel 1923 a Odate. Il suo padrone, il professor Hidesaburo Ueno dell'Università di Tokyo, lo portava ogni mattina alla stazione di Shibuya. Ogni sera il cane lo aspettava al ritorno. Nel maggio 1925 Ueno morì improvvisamente all'università. Hachiko continuò ad andare alla stazione ogni sera per quasi dieci anni, fino alla propria morte l'8 marzo 1935.
La prima statua fu inaugurata nell'aprile 1934, con Hachiko stesso presente alla cerimonia. Fu fusa per uso bellico durante la Seconda Guerra Mondiale. Quella attuale è del 1948, realizzata dal figlio dello scultore originale.
Da Shibuya a Shinjuku circa 15 minuti in treno. La sera la costruisco in due tempi: prima la testa di Godzilla che esce dall'ottavo piano del grattacielo di Kabukicho, poi i vicoli di yakitori del dopoguerra di Omoide Yokocho dove cenate.
Da Shibuya a Shinjuku, circa 15 min in treno.
Una delle viste più iconiche e divertenti di Shinjuku: una gigantesca testa di Godzilla alta 12 metri spunta dal terrazzo dell'ottavo piano del Shinjuku Toho Building, il grattacielo che ospita anche l'Hotel Gracery e il TOHO Cinemas. Inaugurata nel 2015 per celebrare i 60 anni della saga Godzilla (1954-2014), è una replica fedele del mostro più famoso del Giappone, lì a guardare Kabukicho dall'alto.
Da terra, la posizione migliore per la foto è sulla piazza pedonale di fronte al Toho Building: alzate gli occhi e Godzilla è lì, esce letteralmente dal grattacielo. Ogni ora, dalle 12:00 alle 20:00, c'è una breve "performance" di luci ed effetti sonori: ruggito, fumo, occhi che si illuminano. Vale la pena programmarla per sentire il vero "roar" originale.
Se volete avvicinarvi alla testa, salite al Cafe Bonjour dell'ottavo piano: caffè con vista sulla terrazza Godzilla (¥1.500 a persona, dovete consumare qualcosa). In alternativa, dalla strada è già un grande colpo d'occhio.
Il "Vicolo dei Ricordi", uno dei luoghi più fotografati di Tokyo, a due passi dall'uscita ovest della stazione di Shinjuku. Un intrico di vicoli strettissimi pieni di piccoli yakitori-ya con le lanterne rosse accese, il fumo delle grigliate al carbone, sgabelli di legno dove siedono al massimo 6-7 clienti per locale.
Nato nel dopoguerra come mercato nero, è rimasto quasi intatto per settant'anni: passarci è come tornare nella Tokyo anni Cinquanta. Per voi è il posto perfetto per cenare: yakitori (spiedini di pollo grigliato al carbone), shio-yaki (pesce grigliato al sale), gyoza, ramen, motsu-nikomi (stufato di interiora), accompagnati da una birra Asahi o un highball ghiacciato. Gli sgabelli sono pochi ma il ricambio è veloce.
Come funziona: girate i vicoli, trovate un locale con un posto libero, entrate. Niente menu in inglese in molti posti, ma le foto fuori e dentro vi orientano.
Dopo cena, rientro in hotel. Da Shinjuku ad Asakusabashi sono circa 25-30 minuti fra metro e cambio. Domani giornata "tema arte digitale, anime e tecnologia": la mattina dentro l'arte immersiva di teamLab Planets e la baia di Odaiba, poi pomeriggio e sera ad Akihabara.
Colazione alla caffetteria o al konbini in mappa vicino all'hotel. Si parte presto: l'ingresso a teamLab Planets è prenotato alle 10:30 e conviene arrivare a Toyosu senza corse dell'ultimo minuto.
Dopo colazione ci si sposta verso la baia, a Toyosu, per l'ingresso prenotato delle 10:30 a teamLab Planets. Calcolate circa 1,5 - 2 ore dentro: è un percorso a senso unico, immersivo, da vivere con calma.
L'ingresso a teamLab Planets è solo su prenotazione con orario fisso. Va prenotato appena possibile per lo slot delle 10:30-11:00 del 29 agosto, sul sito ufficiale: teamlabplanets.dmm.com.
Dall'hotel a teamLab Planets (Toyosu), circa 30 min fra metro e linea sopraelevata.
Un museo di arte digitale immersiva creato dal collettivo giapponese teamLab, dove non si guardano le opere da fuori: ci si entra dentro. È un percorso a piedi nudi attraverso sale in cui acqua, luce, proiezioni e suoni reagiscono alla vostra presenza. Si cammina nell'acqua fino al ginocchio in una sala dove nuotano carpe koi luminose che si trasformano in fiori quando le sfiorate, si attraversano stanze di specchi infiniti, una collina di palloni-pianeta sospesi, un giardino di orchidee che salgono e scendono dal soffitto.
L'idea di teamLab è abolire il confine fra opera e spettatore: l'arte cambia in tempo reale a seconda di come e dove vi muovete, e nessuna visita è uguale a un'altra. È un'esperienza che colpisce a qualsiasi età, ma per un quattordicenne è pura magia. Si cammina scalzi e in alcune sale si entra in acqua: portate pantaloni che si arrotolano facilmente sopra il ginocchio (vengono forniti pantaloncini in prestito se serve).
Da Toyosu si prosegue lungo la baia fino a Odaiba, l'isola artificiale del divertimento di Tokyo: pranzo alla food court del grande centro DiverCity, con sosta al Gundam Base, e poi due passi sul lungomare affacciato sulla baia prima di rientrare verso il centro.
Da teamLab Planets a Odaiba (DiverCity), circa 15-20 min sulla linea sopraelevata della baia.
Un grande centro commerciale e di intrattenimento sul fronte mare di Odaiba, su più piani: moda, gadget, sale giochi, negozi a tema anime e videogiochi. Per un appassionato c'è anche il Gundam Base, il più grande negozio di modellini Gunpla del Giappone, dove si trovano kit di ogni serie e dimensione. Si gira fra i piani con calma, fermandosi dove cattura l'occhio.
Ai piani alti c'è una grande food court e tanti ristoranti: ramen, sushi a nastro, tonkatsu, hamburger giapponese, gyoza. Ognuno sceglie quello che vuole e ci si siede insieme. Pranzo pratico e divertente, bolla ¥1.200-2.000 a testa.
Dopo pranzo, una breve passeggiata fino al fronte mare di Odaiba: una terrazza e una spiaggia artificiale affacciate sulla baia di Tokyo, con una delle viste più scenografiche della città. Davanti a voi si apre il Rainbow Bridge che attraversa la baia, lo skyline dei grattacieli di Tokyo che si specchia sull'acqua e, in primo piano, una replica della Statua della Libertà (un dono della Francia, simbolo di Odaiba).
È il posto giusto per una pausa in tranquillità prima di ripartire verso il centro: ci si siede, si guarda la baia, si fanno due foto. L'atmosfera è rilassata, lontana dalla frenesia della città.
Da Odaiba ad Akihabara sono circa 30-40 minuti fra la linea sopraelevata della baia e il treno. Akihabara è la zona in cui finalmente vi sentirete a casa: la capitale mondiale della cultura otaku (anime, manga, videogiochi) e dell'elettronica. Calcolate 4-6 ore per girare Chuo-dori e i palazzi principali, con pause frequenti dentro ai negozi (sono attrazioni a sé). Cena qui dentro, da Sushiro o nella food court di Yodobashi Akiba al 8° piano.
Da Odaiba ad Akihabara, circa 30-40 min fra linea sopraelevata e treno.
Akihabara, "Akiba" per i locali, è il quartiere più famoso al mondo per elettronica, videogiochi, anime, manga e tutto il merchandising otaku. La storia ha tre fasi: nato nel dopoguerra come mercato nero di componenti radio e elettronici, divenne negli anni '80 il regno dell'elettronica di consumo (è qui che il Giappone esportava i Walkman, le videocamere, gli stereo che hanno fatto storia), e dagli anni '90-2000 ha mutato pelle in un'altra direzione: la capitale globale della cultura anime, manga e videogioco.
L'asse principale è Chuo-dori, la grande strada che parte dall'uscita "Electric Town" della stazione di Akihabara e prosegue verso nord. La domenica pomeriggio diventa hokosha tengoku (paradiso pedonale): chiusa al traffico, è l'occasione perfetta per camminare in mezzo alla strada (purtroppo il 29 agosto è sabato e quindi non vale; sarebbe stato la domenica).
Per voi è una giornata-festa: girate, entrate, fotografate, comprate. Sotto vi indico i punti che a mio parere meritano davvero. Tempo a disposizione: dal pomeriggio fino a sera.
Akihabara prende il nome dal Akiba Jinja, un piccolo santuario dedicato al dio del fuoco che si trovava qui durante l'epoca Edo. Quando un grande incendio devastò la zona nel 1869, il santuario fu spostato altrove ma il nome restò. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'area divenne un mercato nero di componenti radio riadattati dalle apparecchiature militari dismesse. Da lì, negli anni '50-'60, si sviluppò il celebre "Electric Town", il distretto dell'elettronica di consumo, e per due decenni Akihabara fu il volto dell'innovazione tecnologica giapponese che conquistava il mondo (Sony, Panasonic, JVC, Casio, Sega, Nintendo).
La trasformazione in "capitale otaku" è stata graduale e parallela al boom di anime e videogiochi. Negli anni '90, con l'esplosione globale di franchise come Dragon Ball, Sailor Moon, Pokemon, Neon Genesis Evangelion, le aziende del settore hanno iniziato ad aprire negozi specializzati nei piani superiori dei vecchi palazzi dell'elettronica. Oggi Akihabara ha più di 200 negozi di anime/manga/figure/videogiochi, oltre 30 maid café, decine di sale giochi multipiano, e arrivato con un movimento che il Giappone esporta in tutto il mondo.
Il più grande mega-store di elettronica del Giappone, nove piani di fronte alla stazione di Akihabara. Se cercate qualcosa di elettronico (fotocamere, cuffie, console, periferiche gaming, accessori Nintendo/Sony, gadget audio, droni, orologi, piccoli elettrodomestici, rasoi, tutto), qui c'è. Prezzi competitivi e tax-free facile con passaporto.
Il piano terra è dedicato a smartphone, SIM, fotografia. I piani intermedi a PC, videogiochi, audio, elettrodomestici, modellismo, hobby. L'ottavo piano è una food court con ramen, curry, sushi, yakiniku e izakaya, comoda se vi prende fame durante lo shopping. Calcolate un'ora-un'ora e mezza per girarlo senza perdersi: è grande come un piccolo aeroporto.
L'edificio giallo-arancione di fronte all'uscita Electric Town della stazione: è il simbolo di Akihabara da oltre 60 anni. Dieci piani dedicati interamente al mondo otaku, ognuno con negozi specializzati diversi.
Qui dentro ci sono K-Books (figure rare e doujinshi), Kaiyodo (figure da collezione di alta fattura), Volks (modellini e dolfie), Kotobukiya (modellini in scala), il Pokemon Center Store Satellite, e una decina di altre insegne. Non è un centro commerciale normale: è un intero edificio dedicato a nicchie specifiche della cultura otaku, dove ogni piano vale una sosta diversa. Suggerimento: iniziate dal piano più alto e scendete. Tax-free con passaporto sopra i ¥5.000 di spesa per scontrino.
Il Radio Kaikan originale fu costruito nel 1962, in piena epoca del boom economico giapponese del dopoguerra, per ospitare i negozi di componenti radio ed elettronica che stavano trasformando Akihabara nel "quartiere dei radiofonici". Il nome stesso, Radio Kaikan, significa letteralmente "Sala della Radio". Negli anni Ottanta, con l'esplosione dei personal computer e poi degli anime, gli inquilini dell'edificio cambiarono pelle: da componenti elettronici a software, da software a modellini, da modellini a figure da collezione.
Nel 2011 l'edificio originale fu demolito per motivi antisismici e ricostruito nel 2014 come nuova struttura di 10 piani + sotterraneo. I negozi storici sono tornati: alcuni sono gli stessi di quarant'anni fa, gestiti ancora dalle stesse famiglie.
Trader è una catena giapponese di negozi specializzati in videogiochi, console, manga, anime, figure e collectibles usati e nuovi: una specie di mercato dell'usato a tutto tondo per la cultura otaku. La filiale di Akihabara è distribuita su più piani con sezioni dedicate a software, hardware, gadget retrò e contemporanei.
È uno dei posti dove i collezionisti veri di Akihabara vanno a caccia: prezzi spesso più bassi rispetto ai grandi marchi del quartiere, sezione retrogaming molto fornita, action figure rare. Per un quattordicenne appassionato di videogiochi, è la sosta da non perdere insieme al Radio Kaikan.
Cenare in Akihabara è facile: ramen-ya storiche, food court, ristoranti tematici. Due opzioni iconiche, walk-in.
Sushiro è la più grande catena di kaiten-zushi (sushi a nastro) del Giappone: piatti che girano sul tappeto e ognuno prende quello che vuole, oppure si ordina via tablet al tavolo e arriva su corsie veloci. Sushi di qualità onesta a ¥120-300 a piatto, menu con foto, tantissime varietà incluso sashimi e dessert. Walk-in, divertente per il quattordicenne. Yodobashi Akiba 8° piano ha una food court con una decina di ristoranti diversi (ramen, soba, eel, curry, hamburger giapponese, sushi a nastro). Pratica perché ognuno sceglie il proprio gusto e si siede insieme. Bolla ¥1.200-2.000 a testa.
Dopo cena, rientro in hotel. Da Akihabara ad Asakusabashi sono 5 minuti in metro. Domani mattina si lascia Tokyo, direzione Hakone 🌸
Hakone non è una città, è una valle vulcanica fra le montagne a circa 80 chilometri a sud-ovest di Tokyo, dentro il Parco Nazionale Fuji-Hakone-Izu. Un cratere formato da un'eruzione di tremila anni fa ha lasciato un paesaggio unico in Giappone: il lago Ashi nato dalle acque del vulcano, le sorgenti termali (onsen) che bollono ovunque fra le rocce, la valle solforosa di Owakudani dove le fumarole ancora fumano, e nelle giornate limpide il Monte Fuji che si riflette sul lago come in una stampa di Hokusai.
Durante il periodo Edo Hakone era una delle tappe più importanti della Tokaido, la grande strada che collegava Edo (Tokyo) a Kyoto: qui si trovava il posto di blocco dove i samurai controllavano chiunque entrasse o uscisse dalla capitale dello shogun. Oggi è una delle destinazioni onsen più amate del Giappone, a un paio d'ore scarse da Tokyo. Una notte per staccare dalla metropoli e respirare la montagna, prima di ripartire verso Kyoto.
Colazione veloce al konbini o alla caffetteria vicino all'hotel. Check-out dall'Henn na Hotel, bagagli pronti, si parte verso Hakone. Calcolate circa 2-3 ore fra treni e cambi per arrivare a Miyanoshita.
Da Asakusabashi a Miyanoshita il percorso prevede un paio di cambi, fra metro/treno espresso e la piccola ferrovia a cremagliera che sale dentro Hakone. Orari precisi, biglietti, prenotazione dei posti e indicazioni sui cambi li trovate tutti nel documento trasporti finale. L'idea è di partire dall'hotel intorno alle 09:00-09:30 per arrivare a Miyanoshita verso mezzogiorno, lasciare i bagagli al ryokan, e avere tutto il pomeriggio libero per Owakudani e il Santuario di Hakone.
Da Tokyo a Miyanoshita, circa 2-3 ore fra treni e cambi.
Arrivo a Miyanoshita, una delle più antiche località onsen di Hakone (550m di quota). Il ryokan Musashino Bekkan è a 5 minuti dalla stazione di Miyanoshita. Il ryokan offre un servizio gratuito di navetta dalla stazione: per attivarla è sufficiente chiamare il numero +81-460-82-4341 quando arrivate (o chiedere al personale del treno di chiamare per voi).
Il check-in vero e proprio è dalle 15:00, ma potete lasciare i bagagli alla reception appena arrivati e ripartire subito per Owakudani. Tornerete al ryokan in serata.
Due opzioni walk-in, casual: una al volo prima di salire (la storica Watanabe Bakery del paese), l'altra panoramica una volta arrivati in cima a Owakudani.
Owakudani Station Restaurant è il ristorante panoramico alla stazione terminale della funivia in cima alla valle vulcanica: vetrate sulle fumarole e, nelle giornate limpide, sul Monte Fuji. Menu semplice di curry, ramen, soba, set pranzo ¥1.500-2.000. Niente di gourmet, ma la vista è il piatto forte: pranzare a 1.000 metri sopra la valle solforosa non è cosa di ogni giorno. Watanabe Bakery è la panetteria storica del paese (1891), famosa per il onsen-tamago bun, un panino farcito con uovo bollito alla sorgente. Veloce, pratico, ¥500-800 vi mangiate qualcosa di sostanzioso. In alternativa il konbini della stazione è sempre aperto e vi salva la giornata.
Da Miyanoshita riprendete la ferrovia a cremagliera fino a Gora, poi una breve funicolare fino a Sounzan dove inizia la Hakone Ropeway: la funivia sospesa che attraversa la valle vulcanica. Si scende a Owakudani per la passeggiata e le uova nere, poi si risale e si prosegue fino a Togendai, sul lago Ashi. Da lì battello panoramico attraverso il lago fino a Motohakone, da cui si raggiunge il Santuario di Hakone. Calcolate 4-5 ore per tutto il giro: è il classico "loop di Hakone" ed è una delle giornate più scenografiche di tutto il Giappone.
Da Miyanoshita a Owakudani, circa 30-40 min fra ferrovia e funivia.
"La grande valle bollente": è il cratere formatosi circa 3.000 anni fa dall'ultima grande eruzione del Monte Hakone. Un paesaggio lunare di fumarole bianche di zolfo, rocce gialle, sorgenti bollenti a 80°C e un odore intenso di uova marce (è il vapore dello zolfo, innocuo per visite brevi).
La funivia (Hakone Ropeway) è una delle esperienze: cabine sospese sopra la valle, vi trovate letteralmente a volare sulle fumarole con il vapore che sale, e nelle giornate limpide il Monte Fuji compare all'orizzonte in verticale, innevato anche in estate sulla cima.
Una volta arrivati alla stazione di Owakudani, c'è una piccola area pedonale con belvedere, negozi, un paio di ristoranti e la famosa bottega che cuoce le kuro-tamago (uova nere): uova normali bollite nelle sorgenti sulfuree a 80°C per 60 minuti, che diventano completamente nere per la reazione chimica fra il ferro del guscio e lo zolfo dell'acqua. La leggenda locale dice che ogni uovo nero aggiunge sette anni di vita: si comprano in confezioni da cinque (¥600-700) e si mangiano lì, ancora calde, sbucciate.
Calcolate 45 minuti - un'ora per la passeggiata e gli assaggi, poi si risale sulla funivia per proseguire fino a Togendai sul lago Ashi.
La valle di Owakudani fu chiamata originariamente Jigokudani ("la valle dell'inferno") per via dei fumi sulfurei e del paesaggio desolato: un nome comune in Giappone per le aree vulcaniche attive. Fu ribattezzata Owakudani ("grande valle bollente") nel 1876 in occasione di una visita dell'imperatore Meiji, che scese dal Tokaido per vedere il luogo: si ritenne che il vecchio nome fosse poco adatto a un luogo visitato da Sua Maestà.
Le uova nere (kuro-tamago) nacquero come cibo degli operai che lavoravano nella valle all'inizio del Novecento: scoprirono che immergendo le uova nelle sorgenti sulfuree calde a 80°C per 60 minuti, il guscio si anneriva a causa della reazione fra il solfuro di idrogeno dell'acqua e il ferro contenuto nel guscio stesso (si forma solfuro di ferro, nero). Le uova sono poi cotte al vapore per altri 15 minuti a 100°C: il bianco e il tuorlo restano normali, è solo il guscio a cambiare colore. Il sapore è quello di un uovo sodo classico, con un retrogusto leggermente minerale.
La funivia sospesa (Hakone Ropeway), lunga circa 4 chilometri, fu inaugurata nel 1960: è una delle più lunghe del Giappone e trasporta ogni anno oltre 2 milioni di passeggeri.
Da Owakudani a Togendai (sul lago Ashi), circa 25 min in funivia.
Da Togendai a Motohakone, circa 30-40 min in battello sul lago Ashi.
A Togendai si scende dalla funivia direttamente al pontile dei battelli del Lago Ashi. Sono navi pirata in stile galeone, che attraversano il lago da Togendai a Motohakone in circa 35 minuti. Vi sedete sui ponti aperti, davanti a voi si apre lo specchio del lago Ashi con le montagne attorno e nelle giornate limpide il Monte Fuji all'orizzonte. È una delle traversate panoramiche più belle del Giappone.
A Motohakone si scende, si cammina cinque minuti lungo il lago, e si arriva al Santuario di Hakone.
Uno dei santuari più antichi del Kanto, fondato nel 757 d.C. (periodo Nara), quindi oltre 1.260 anni di storia. Originariamente si trovava più in alto sul monte Komagatake; nel 1667, durante il periodo Edo, fu riposizionato sulle rive del lago Ashi, dove si trova oggi.
Il percorso d'ingresso è una delle passeggiate più belle del Giappone: si sale una lunga scalinata in pietra fra cedri giganti millenari, passando sotto tre portali torii rossi scaglionati. All'arrivo il cortile è raccolto, con la sala principale in legno verniciato di rosso vermiglio e nero.
Il vero simbolo del santuario è però un altro: il Heiwa no Torii ("torii della pace"), un grande portale rosso che sorge direttamente nelle acque del lago Ashi, con il Monte Fuji che si riflette sullo sfondo nelle giornate limpide. Si raggiunge scendendo una piccola stradina dal cortile del santuario, circa 5 minuti a piedi.
Il santuario è dedicato alle tre divinità Hakone-Okami, protettrici dei viaggiatori sulla Tokaido (quando la strada era il più pericoloso passo di montagna del Giappone) e patroni di matchmaking, fortuna e protezione.
Il santuario di Hakone fu fondato nel 757 d.C., durante il periodo Nara, dal monaco buddhista Mangan Shonin come luogo di venerazione degli spiriti della montagna. Per quasi mille anni fu un luogo sacro molto frequentato dai viaggiatori della Tokaido, la grande strada che collegava Edo (Tokyo) a Kyoto: il passaggio di Hakone era il più temuto dell'intera via (1.000 metri di quota, nebbia, briganti, orsi) e chi lo affrontava si fermava a pregare qui prima e dopo per ringraziare di averlo superato in salute.
Una delle figure storiche più legate al santuario è Minamoto no Yoritomo, il primo shogun del Giappone (fondatore dello shogunato di Kamakura nel 1192). Dopo aver perso la Battaglia di Ishibashiyama del 1180, Yoritomo si rifugiò proprio nelle foreste intorno al santuario di Hakone, nascondendosi per giorni da forze molto più grandi della sua. Sopravvissuto, tornò al potere, vinse la guerra e rifondò il potere centrale giapponese: attribuì il proprio successo alla protezione delle divinità di Hakone, e questo portò il santuario a diventare una delle più importanti sedi religiose sotto il nascente shogunato.
Il celebre Heiwa no Torii (il torii nell'acqua) è invece moderno: fu costruito nel 1952 per commemorare il Trattato di San Francisco che, l'anno precedente, aveva restituito al Giappone la piena sovranità dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il nome Heiwa ("pace") ricorda proprio quel passaggio storico. È diventato nei decenni uno dei simboli visivi più iconici del Giappone.
Da Motohakone si rientra al Musashino Bekkan in autobus locale (Hakone Tozan Bus), circa 30-40 min, oppure (più comodo) chiamando un taxi: il ryokan può chiamarne uno per voi se telefonate.
Da Motohakone al Musashino Bekkan, circa 30-40 min in bus o taxi.
Rientro al Musashino Bekkan. La sera è il momento della cena kaiseki al ryokan, inclusa nel prezzo della camera: una sequenza di piccole portate stagionali servite in sala, indossando lo yukata fornito dal ryokan. Esperienza unica per chiudere la giornata.
Il kaiseki è la più alta espressione della cucina tradizionale giapponese: nasce nel periodo Muromachi (XV-XVI secolo) come pasto leggero servito durante la cerimonia del tè, poi nel periodo Edo evolve nei ryokan e nelle case da tè di lusso fino a diventare un'arte gastronomica codificata. Una cena kaiseki è una sequenza di 8-12 piccole portate, ognuna con il suo ruolo preciso e servita seguendo un ordine rituale.
L'idea filosofica è il rispetto della stagionalità (shun): ogni ingrediente compare nel menu solo nelle settimane in cui è al suo apice.
L'onsen ha alcune regole non scritte di etichetta che è bene conoscere prima: (1) ci si entra completamente nudi (no costume); (2) si fa la doccia accurata seduti negli appositi sgabelli e specchi prima di entrare nella vasca, sapone e shampoo sono forniti; (3) il piccolo asciugamano fornito non si tuffa nella vasca (lo si appoggia accanto, o lo si arrotola in testa); (4) si parla a bassa voce, è un luogo di rilassamento. Per chi ha tatuaggi visibili, alcuni onsen pubblici hanno restrizioni: nel vostro questionario hai detto che né tu né tuo figlio avete tatuaggi, quindi non ci sono problemi.
Dopo cena, una passeggiata leggera nel ryokan, l'ultimo bagno onsen, e a letto sul futon. Domani mattina, dopo la colazione tradizionale al ryokan, si parte per Kyoto 🌸
Se Tokyo è il futuro, Kyoto è la memoria. Per oltre mille anni (dal 794 al 1868) fu la capitale imperiale del Giappone, e in quei mille anni accumulò qualcosa come 1.600 templi buddhisti, 400 santuari shintoisti, 17 siti Patrimonio UNESCO, interi quartieri di case di legno, sale da tè, giardini Zen. Risparmiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è oggi il luogo dove il Giappone antico è rimasto intatto: il Padiglione d'Oro che si specchia sul lago, i diecimila torii rossi di Fushimi Inari, la veranda di legno sospesa del Kiyomizu, la foresta di bambù di Arashiyama, le geisha che attraversano i vicoli di Gion al crepuscolo.
Userete Kyoto come base per tre notti, con una gita di una giornata a Nara, l'antichissima prima capitale con i cervi sacri in libertà. Il ritmo qui rallenta: a Kyoto si cammina, si entra nei templi, ci si siede sull'argine del fiume. Tre giorni per respirare il cuore spirituale del Paese, prima del rientro finale verso Tokyo.
Colazione al ryokan: anche questa è una piccola esperienza in sé. Una colazione giapponese tradizionale comprende pesce alla griglia (di solito sgombro o salmone), riso bianco al vapore, miso shiru, tamagoyaki (la frittata dolce arrotolata), nori, verdure in salamoia (tsukemono), tè verde. Diversa dal "continental breakfast" europeo, ma una volta provata vi entra dentro.
Dopo colazione, check-out dal Musashino Bekkan e discesa in bus fino alla stazione di Odawara, da cui parte lo Shinkansen per Kyoto.
Dal ryokan si scende in bus fino alla stazione di Odawara, dove prendete lo Shinkansen delle 10:11 diretto a Kyoto, con arrivo previsto alle 12:12. Treno, binario, riferimento del biglietto e procedura di prenotazione: tutto nel documento trasporti finale. Calcolate i tempi del bus con un po' di margine per non perdere il treno.
Da Hakone alla stazione di Odawara in bus, poi Shinkansen delle 10:11 fino a Kyoto (arrivo 12:12).
Arrivo a Kyoto. L'hotel, il Miyako City Kintetsu Kyoto Station (1-9 Higashishiokoji Kamadonocho, Shimogyo Ward), è a pochi passi dalla stazione di Kyoto: comodissimo, perché la stazione è il grande hub da cui partono i treni per Arashiyama, Nara e Fushimi nei prossimi giorni. Lasciate i bagagli in hotel (o al deposito se la camera non è ancora pronta) e uscite leggeri: il pomeriggio è dedicato al primo assaggio della città vecchia.
Dalla stazione si raggiunge in pochi minuti il centro per il mercato Nishiki; da lì ci si sposta verso la collina di Higashiyama, il quartiere storico per eccellenza, dove salgono Ninenzaka e Sannenzaka fino al Kiyomizu-dera. Calcolate mezza giornata abbondante con calma, fra il mercato, le salite acciottolate, il tempio e una pausa per un matcha.
Dall'hotel al mercato Nishiki, circa 10 min fra treno e camminata.
"La cucina di Kyoto": una galleria coperta lunga circa 400 metri, larga appena tre o quattro, con oltre 100 banchi e botteghe attivi da generazioni. Qui si vende e si assaggia tutto ciò che la cucina kyotoita ha di tipico: tofu fresco e yuba (la pellicola di soia), verdure in salamoia (tsukemono), tamagoyaki caldo arrotolato sul momento, polpo glassato con un uovo di quaglia in testa, sashimi, mochi, sottaceti, tè verde, coltelli forgiati a mano.
Si gira fra le bancarelle assaggiando piccole cose: uno spiedino qui, una ciotola lì, una fetta di tamagoyaki più avanti. Conviene prendere poco e tanti tipi diversi, e mangiare seduti dentro la bancarella scelta o ai pochi sgabelli ai banconi. Importante: a Kyoto è scortese mangiare camminando, soprattutto al Nishiki dove il passaggio è stretto. Fermatevi accanto al banco dove avete acquistato.
Fra i banchi storici a non perdere: la coltelleria Aritsugu, attiva dal 1560 (originariamente forgiavano spade per la corte imperiale, oggi i loro coltelli sono fra i più richiesti del Giappone), e il santuario Nishiki Tenmangu all'estremità est, piccolissimo e nascosto fra le vetrine.
La storia del Nishiki Market è la storia stessa di Kyoto. Già nell'VIII secolo, prima ancora che la città diventasse capitale, in questa zona si vendeva pesce. Il motivo era pratico: sotto la strada scorre una falda d'acqua chiamata Nishiki no mizu ("acqua di Nishiki") che si mantiene a temperatura costante di 15-18 gradi tutto l'anno, anche d'estate. I pescivendoli scavavano pozzi privati sotto i loro banchi e li usavano come frigoriferi naturali. Quando l'imperatore Kammu spostò la capitale qui nel 794 fondando Heian-kyo, il mercato divenne il fornitore ufficiale del Palazzo Imperiale, distante meno di un chilometro a nord.
Lo shogunato Tokugawa lo riconobbe ufficialmente nel 1615 come mercato del pesce concessionato della città. Nel periodo Edo (1603-1868) Nishiki era il fulcro della vita gastronomica di Kyoto: i grandi cuochi delle case nobili e dei templi venivano qui ogni mattina, e i prezzi erano dettati dalla qualità.
Il banco più famoso è Aritsugu, la coltelleria fondata nel 1560 da Fujiwara Aritsugu, all'epoca uno degli spadai ufficiali della corte imperiale. Quando lo shogunato Meiji nel 1876 vietò ai samurai di portare spade in pubblico, la famiglia rischiò la rovina: la salvezza arrivò da una scelta geniale, convertire la stessa metallurgia delle spade nella produzione di coltelli da cucina. Oggi i coltelli Aritsugu, forgiati a strati di acciaio differenti come i katana, sono usati dai migliori chef del mondo. La famiglia è alla diciottesima generazione.
Dal Nishiki alla zona di Higashiyama (Sannenzaka), circa 10-15 min in bus o treno.
Una delle strade più belle di Kyoto: una salita acciottolata sul fianco della collina di Higashiyama, fra case in legno tradizionali (machiya) di due piani con le grate sottili davanti alle finestre, sale da tè, pasticcerie di wagashi (i dolci tradizionali), botteghe di ceramiche, negozietti di kimono e ventagli. Insieme alla parallela Ninenzaka, è classificata come Distretto di Conservazione delle Strutture Tradizionali: nessun cavo elettrico aereo, nessuna insegna moderna, persino le macchinette delle bibite sono camuffate in legno.
Si percorre lentamente, fermandosi nelle botteghe e magari per un matcha con warabi-mochi in una sala da tè. Tre dettagli che non si vedono altrove: i fiori di carta appesi in alcune entrate (sono talismani tradizionali della zona), i cartelli in ferro battuto con i nomi delle case più antiche, i tetti curvi di tegole grigie tutti alla stessa altezza per un patto edilizio antico di secoli.
Sannenzaka e Ninenzaka sono fra le strade più antiche di Kyoto. Ninenzaka fu lastricata nell'807, Sannenzaka l'anno dopo, nell'808: erano i sentieri di pellegrinaggio verso il vicino tempio sulla collina. La leggenda più popolare è oscura: si dice che chi cade su Sannenzaka morirà entro tre anni, chi cade su Ninenzaka entro due. La superstizione risale al periodo Edo e nasce probabilmente come monito ad andare cauti su una salita ripida e scivolosa quando piove. Il rimedio esiste: per scongiurare la maledizione si comprava (e si compra ancora) una zucca-talismano hyotan in una delle botteghe ai piedi della via.
Una curiosità contemporanea: Starbucks ha aperto qui nel 2017 un caffè dentro una machiya autentica del periodo Taisho, vietando per regolamento di esporre la sirena verde all'esterno. È l'unico Starbucks al mondo dove si beve il caffè seduti su tatami in una sala da tè, e dove il logo non si vede dall'esterno.
Una veranda di legno sospesa nel vuoto sul fianco della collina Otowa, sostenuta da pilastri di zelkova di oltre 400 anni di età, alcuni alti fino a 13 metri, montati a incastro senza un solo chiodo. È il palco panoramico del Kiyomizu-dera, uno dei templi più amati del Giappone, fondato nel 778 dal monaco Enchin nel punto in cui sgorga la cascata sacra da cui prende il nome (Kiyomizu = "acqua pura"). La sala principale attuale è la ricostruzione del 1633 ordinata dallo shogun Tokugawa Iemitsu.
Dentro al complesso si visitano l'Otowa-no-taki, la cascata sacra divisa in tre rivoli (si raccoglie l'acqua con un mestolo a manico lungo: ciascun rivolo concede un dono diverso, salute, longevità e successo negli studi, ma berne da tutti e tre è considerato avido), e il Jishu Jinja dietro la sala principale, il santuario dell'amore con due "pietre dell'amore" a 18 metri di distanza (chi le percorre a occhi chiusi senza sbagliare troverà il vero amore).
Dal palco si gode una delle viste panoramiche più famose della città: il legno antico in primo piano, i tetti di Kyoto in basso, le colline boscose all'orizzonte. È il luogo iconico di Kyoto: c'è folla quasi sempre, ma il complesso è abbastanza grande da assorbirla, e al tramonto la luce sul legno è bellissima.
Esiste in giapponese l'espressione "buttarsi dalla veranda di Kiyomizu" per dire "prendere una decisione coraggiosa". Non è una metafora: nel periodo Edo si credeva che chi sopravvivesse al salto di 13 metri dalla veranda vedesse esaudito il proprio desiderio. Gli archivi del tempio documentano 234 salti fra il 1694 e il 1864, con un tasso di sopravvivenza dell'85%, grazie alla vegetazione fittissima sotto la veranda che attutiva la caduta. La pratica fu vietata nel 1872 e oggi la veranda è chiusa da una balaustra.
La cascata sacra di Otowa ai piedi della veranda è il cuore mistico del tempio: l'acqua, considerata "acqua di lunga vita", è divisa in tre rivoli, ognuno con un dono diverso (longevità, successo accademico, fortuna in amore). C'è un punto importante: bere da tutti e tre è considerato avido e annulla qualsiasi benedizione. È la lezione zen incorporata nel rituale: chi vuole tutto non ottiene niente.
Si scende da Higashiyama verso il fiume: il Kamogawa al tramonto è il punto di ritrovo della città, e proprio dietro l'argine ovest c'è Pontocho, il vicolo storico delle osterie. Cena con calma qui, affacciati sul fiume.
Da Kiyomizu al fiume Kamo, circa 15-20 min a piedi in discesa, oppure pochi minuti in bus.
Il fiume che attraversa Kyoto da nord a sud, e il punto di ritrovo della città. Le sue rive larghe e basse, fra prato e ciottoli, sono uno dei pochi spazi pubblici aperti del centro: vi si siedono famiglie, studenti, coppie, lavoratori in pausa. Una curiosità che noterete: le coppie si dispongono a distanze regolari lungo l'argine, equidistanti l'una dall'altra. È una consuetudine soprannominata "kamogawa equidistance": tutti si rispettano lo spazio reciproco senza una regola scritta, una piccola lezione di urbanistica giapponese.
D'estate (da maggio a settembre) i ristoranti del lato ovest del fiume montano le tradizionali terrazze su palafitte che si protendono sull'acqua, chiamate kawadoko: si cena affacciati sul Kamo con il fresco della corrente, una tradizione di oltre 400 anni. Lungo le rive si attraversa il fiume anche su una serie di cubi di pietra a forma di tartaruga e uccello appena affioranti dall'acqua: piccolo gioco di equilibrio molto fotografato.
La fondazione di Kyoto sull'argine del Kamogawa fu una scelta cosmologica precisa. Nel 794 l'imperatore Kammu cercò un sito che rispettasse i quattro principi del feng shui cinese: la città ideale doveva essere protetta dai "quattro guardiani celesti", fra cui un drago azzurro rappresentato dal fiume a est, il Kamo. Attraversarlo aveva valore rituale.
C'è una frase celebre attribuita all'imperatore in pensione Shirakawa (1053-1129): "Tre cose nel mondo non posso controllare: i monaci-guerrieri del monte Hiei, i giocatori di dadi e le acque del fiume Kamo". Era considerato il sovrano più potente del Giappone Heian, ma nemmeno lui poteva fermare le esondazioni del fiume, che ogni due o tre anni distruggevano case e ponti del centro.
Yasube è il posto giusto per un okonomiyaki, la "frittata salata" giapponese di pasta, cavolo e ingredienti a scelta (carne, gamberi, formaggio, verdure): il tavolo ha la sua piastra teppan calda incassata, l'okonomiyaki viene cucinato lì davanti e resta caldo durante tutto il pasto. Atmosfera casual, prezzi onesti (okonomiyaki da ¥630), solo contanti. Yamatomi è una storica cucina kyotoita aperta da oltre 50 anni nel cuore di Pontocho: oltre 100 piatti diversi a ¥500 l'uno, si compone il pasto come si vuole (yuba, tofu morbido, oden, sashimi, verdure di stagione, spiedini fritti). È la formula "tante cose piccole" tipica di Kyoto, perfetta da condividere fra padre e figlio. Walk-in.
Dopo cena, rientro in hotel. Da Pontocho alla stazione di Kyoto sono pochi minuti in treno o un breve tragitto in taxi. Domani: il Padiglione d'Oro e tutta Arashiyama 🌸
Colazione al konbini o alla caffetteria vicino all'hotel: la stazione di Kyoto è piena di bar, panetterie e caffetterie aperti presto. Si parte in mattinata, perché il Padiglione d'Oro la mattina presto ha la luce migliore e meno folla.
Il Kinkakuji è a nord-ovest della città. Calcolate 1 - 1,5 ore per il giro del giardino attorno al lago: il padiglione si gode solo dall'esterno seguendo il sentiero, non è visitabile internamente.
Dall'hotel al Kinkakuji, circa 40-50 min fra treno e bus.
Il Padiglione d'Oro, ufficialmente Rokuon-ji, è una delle immagini più riconoscibili del Giappone: un padiglione di tre piani interamente ricoperto di foglia d'oro ai due piani superiori, che si specchia su un grande lago artificiale chiamato Kyoko-chi ("Stagno-specchio"). Costruito nel 1397 come villa-ritiro dello shogun Ashikaga Yoshimitsu, divenne tempio Zen dopo la sua morte nel 1408.
Ciascuno dei tre piani è in uno stile architettonico diverso: il primo nello stile dei palazzi imperiali Heian, il secondo nello stile delle residenze samurai Kamakura, il terzo in stile dei templi Zen cinesi. Sulla cima, una fenice di bronzo sembra pronta a spiccare il volo. Il complesso non è visitabile all'interno, si gode dall'esterno seguendo il sentiero del giardino che gira attorno al lago.
L'edificio attuale è una ricostruzione del 1955: nel 1950 un giovane monaco-novizio, ossessionato dalla bellezza del padiglione, vi diede fuoco. Lo scrittore Yukio Mishima ne trasse uno dei suoi romanzi più celebri, Il Padiglione d'Oro (1956). Nel 1987 la foglia d'oro è stata totalmente rinnovata e ispessita. Patrimonio UNESCO dal 1994.
Per capire il Padiglione d'Oro bisogna capire Ashikaga Yoshimitsu (1358-1408), terzo shogun della dinastia Ashikaga. Nel 1392 mise fine alla "Guerra delle due corti", durata 56 anni; adottò abiti e protocolli della corte imperiale cinese dei Ming e si fece chiamare "Re del Giappone". Fu anche il protettore di Zeami, l'attore-drammaturgo che codificò il teatro Noh: senza Yoshimitsu il Noh come lo conosciamo non esisterebbe.
I tre stili architettonici sovrapposti del padiglione raccontano un programma simbolico esplicito: il primo piano è in stile palazzo imperiale (il potere aristocratico antico), il secondo in stile residenza samurai (il potere militare), il terzo in stile sala Zen cinese (il potere spirituale). Yoshimitsu in vita fu tutte e tre le cose: cortigiano, guerriero come shogun, monaco. Il padiglione è il suo autoritratto in tre piani.
Dal Kinkakuji ci si sposta verso ovest, ad Arashiyama, il quartiere ai piedi delle montagne sul fiume Katsura: qui ci sono le scimmie di Iwatayama, il giardino zen del Tenryu-ji, la foresta di bambù e la Kimono Forest. Calcolate il resto della giornata: è una zona da percorrere a piedi con calma. Iniziate dal pranzo e dalle scimmie, poi i templi e i bambù nel pomeriggio.
Dal Kinkakuji ad Arashiyama, circa 30-40 min fra bus e treno.
Arashiyama Yoshimura è il ristorante di soba più famoso della zona, ai piedi del ponte Togetsukyo, in una vecchia residenza dell'epoca Meiji con grandi finestre sul fiume Katsura: la soba è fatta a mano ogni mattina con grano macinato a pietra. Il piatto della casa è il Tenzaru Zen (soba fredda + tempura mista + riso al sesamo + sottaceti), ¥1.800-2.380. Walk-in, ma a pranzo può fare un po' di fila. Arashiyama Udon Ozuru è un piccolo udon-ya con grandi lanterne di carta a nord del ponte: udon fatto in casa con brodo di sgombro e bonito, ingredienti kyotoiti come yuba e fu (glutine di grano). Menù Yuba Tama Udon con tofu, riso e sottaceti circa ¥1.690. Turnover veloce, 5-10 minuti d'attesa anche all'ora di punta.
Un parco un po' diverso dal solito: sulla cima del monte Arashiyama vive una colonia di circa 120 macachi giapponesi selvatici (i nihonzaru, le famose "scimmie delle nevi" dalla faccia rossa), liberi di muoversi sul versante. Per arrivarci si fa una salita a piedi di circa 20 minuti nel bosco, ripida ma alla portata di tutti: in cima si apre uno spiazzo con una vista panoramica spettacolare su tutta Kyoto, una delle più belle della città.
Le scimmie girano libere intorno ai visitatori. C'è una piccola casetta dove la situazione si ribalta in modo divertente: sono le persone a stare dentro la gabbia, e le scimmie fuori, alle finestre, da cui si possono dare loro arachidi e pezzetti di mela attraverso la rete. Per un quattordicenne è un'esperienza che resta. Poche regole d'oro: non fissare le scimmie negli occhi (per loro è una sfida), non toccarle, e tenere cibo e oggetti dentro lo zaino mentre si sale.
Tempio Zen della scuola Rinzai, il principale di Arashiyama, fondato nel 1339 dallo shogun Ashikaga Takauji in memoria dell'imperatore Go-Daigo. È classificato per primo fra i "Cinque Monti" di Kyoto (i cinque grandi templi Zen della città). Il nome "Tempio del Drago Celeste" deriva da un sogno in cui un drago d'oro si alzava verso il cielo dal fiume qui sotto.
Il cuore del complesso è il Sogenchi, il giardino di passeggiata progettato dal monaco-paesaggista Muso Soseki nel XIV secolo: il primo giardino in Giappone a ottenere la classificazione di "Sito Storico Speciale e Luogo di Bellezza Scenica". Al centro c'è uno stagno attorno al quale gira il sentiero, con le montagne di Arashiyama "prese in prestito" come sfondo (la tecnica si chiama shakkei: il giardino non finisce alla recinzione, prosegue visivamente nelle montagne dietro). Nei giorni senza vento, le montagne si specchiano sullo stagno come in un dipinto.
La fondazione del Tenryu-ji è una storia di tradimento. Lo shogun Ashikaga Takauji e l'imperatore Go-Daigo erano stati alleati nella restaurazione del 1333; ma Go-Daigo voleva una dittatura imperiale assoluta ed escludere i samurai, e Takauji si ribellò, lo sconfisse e lo costrinse all'esilio. Quando Go-Daigo morì in esilio nel 1339, si diffuse la voce che il suo spirito tormentasse il paese: Takauji, per placarlo, fondò questo tempio in sua memoria. Per finanziarlo organizzò una nave commerciale verso la Cina dei Yuan (la "nave del Tenryu-ji"), uno dei primi grandi scambi commerciali ufficiali del periodo.
Un sentiero di circa 400 metri fra steli di bambù gigante alti fino a 25 metri, con il sole filtrato che taglia la foresta in fasci verdi: probabilmente la passeggiata più fotografata del Giappone. Il movimento del vento fra gli steli produce un suono particolare, un fruscio profondo e legnoso simile a un'onda lontana, riconosciuto ufficialmente nel 1996 dal Ministero dell'Ambiente fra i "100 paesaggi sonori del Giappone" da preservare.
Il sentiero è pubblico, gratuito, sempre aperto. La foresta è viva e curata: il bambù viene raccolto regolarmente per ceste, mestoli e frustini per la cerimonia del tè. Lungo il percorso si passa di fronte a un piccolo santuario, Nonomiya Jinja, citato nel Genji Monogatari (inizio XI secolo, considerato il primo romanzo della storia mondiale): qui le principesse della corte imperiale si purificavano per un anno prima di essere mandate al grande santuario di Ise.
Il bambù moso, la specie gigante che domina qui, è una delle piante a crescita più rapida al mondo: in primavera i nuovi germogli possono crescere fino a un metro al giorno e raggiungono i 20-25 metri in sole otto settimane. Le radici formano una rete sotterranea fittissima: una credenza popolare antichissima diceva che durante un terremoto bisognava correre in un boschetto di bambù, perché la rete delle radici stabilizzava il terreno — e studi sismologici moderni hanno effettivamente confermato che il suolo sotto i boschetti maturi è più stabile.
La foresta è entrata nell'immaginario internazionale grazie al film Memoirs of a Geisha (2005): la scena in cui i protagonisti l'attraversano con la luce che filtra fra i bambù fece triplicare i visitatori di Arashiyama nel decennio successivo.
Installazione artistica del 2013 realizzata dal designer Yasumichi Morita, allestita lungo le pensiline della stazione di Randen Arashiyama. Circa 600 colonne di plexiglass alte due metri, ognuna avvolta da un tessuto di kimono originale di Kyoto e illuminata dall'interno: di sera diventano lampade colorate che trasformano la piattaforma in una piccola foresta di tessuti.
Si attraversa camminando: ogni colonna ha un pattern diverso, dalle geometrie astratte ai motivi floreali della tradizione kyotoita. Dieci-quindici minuti per camminarla con calma e fotografare le tessiture. All'interno della stazione si trovano anche un piccolo stagno con un drago d'oro inciso e un foot-bath gratuito dove ci si siede a togliere la stanchezza dopo una giornata in cammino. È la sosta perfetta a fine giornata, soprattutto al crepuscolo quando i LED si accendono.
Si rientra verso la stazione di Kyoto, dove c'è il vostro hotel: la stazione è un enorme complesso con decine di ristoranti su più piani, comodissimo per cenare senza pensieri prima di crollare a letto. Due opzioni a colpo sicuro.
Da Arashiyama alla Stazione di Kyoto, circa 15-20 min in treno.
Kyoto Ramen Koji è un "vicolo del ramen" al 10° piano della stazione: otto ristoranti di ramen affiancati che rappresentano otto regioni diverse del Giappone (Sapporo al nord, Hakata al sud, e altri). Si sceglie dalla vetrina con i piatti di plastica, si ordina al distributore automatico (menù in inglese) e si mangia al bancone. Bolla ¥1.000-1.500, rotazione veloce. Katsukura, nel centro commerciale Porta al piano sotterraneo, è una catena kyotoita specializzata in tonkatsu, la cotoletta di maiale panata: cotoletta + riso + cavolo + miso + sottaceti intorno ai ¥1.500-2.000. Il rituale tipico è il piccolo mortaio di sesamo da macinare al tavolo prima di versarci la salsa. Walk-in.
Dopo cena, l'hotel è a due passi. Domani: gita a Nara con i cervi sacri, e al rientro i diecimila torii di Fushimi Inari al tramonto 🦌
Colazione veloce al konbini o alla caffetteria vicino all'hotel, poi si parte presto per Nara, una gita di giornata. Tutte le attrazioni principali (parco, Todaiji, Kasuga Taisha) sono concentrate nello stesso grande parco e si percorrono comodamente a piedi.
Da Kyoto a Nara il treno impiega circa 45 minuti. Nel tardo pomeriggio, sulla via del rientro verso Kyoto, ci si ferma a Fushimi Inari (che è proprio sulla linea fra le due città). Orari, biglietti e indicazioni pratiche per questi spostamenti li trovate nel documento trasporti finale; per i tragitti del momento, fidatevi di Google Maps.
Da Kyoto a Nara, circa 45 min in treno.
Mille trecento cervi sika in libertà in un parco di circa 660 ettari, considerati messaggeri sacri degli dei dalla tradizione shintoista locale e tutelati come Monumento Naturale Nazionale dal 1957. Camminano fra i visitatori, attraversano i sentieri, si avvicinano a chi tiene in mano un biscotto. È normale incontrarne uno seduto sul marciapiede o appoggiato a un albero.
Lungo i sentieri ci sono bancarelle di shika senbei, biscotti per cervi (200 yen al pacchetto): chi ne tiene uno in mano viene seguito, e in molti casi i cervi vi faranno l'inchino. È una piccola coreografia che hanno imparato da soli, nel tempo. Tenete il pacchetto al riparo da tasche e zaini, sennò i cervi cercano di prenderlo da soli: sono curiosi e a volte mordono lievemente per attirare l'attenzione (innocuo, ma sorprendente). Per un ragazzo è una delle giornate più memorabili del viaggio.
Per oltre mille e cento anni, uccidere un cervo a Nara era reato punibile con la pena di morte. La protezione nasce da una leggenda dell'VIII secolo: quando la nuova capitale fu fondata nel 710, il clan Fujiwara invitò il dio guerriero Takemikazuchi a trasferirsi a Nara, e secondo la tradizione il dio arrivò cavalcando un cervo bianco. Da quel giorno tutti i cervi della valle furono considerati discendenti di quel cervo divino.
Quando lo shogunato cadde e la legge di tutela fu abolita, la popolazione crollò: alla fine della Seconda Guerra Mondiale ne erano rimasti 79. Nel 1957 i cervi furono dichiarati Monumento Naturale Nazionale, ed è grazie a questa protezione che oggi sono di nuovo circa 1.300.
Il più grande edificio di legno del mondo, costruito per ospitare una delle più grandi statue di Buddha in bronzo del mondo. E quello che si vede oggi è solo due terzi della costruzione originale del 752: l'edificio di un tempo era ancora più grande, fiancheggiato da due pagode alte circa 100 metri.
Si entra dal portale Nandaimon, sotto due statue lignee dei Nio, i guardiani del Buddha: alti 8,4 metri, scolpiti nel 1203 dai maestri Unkei e Kaikei con la loro bottega in soli 69 giorni, fra i capolavori massimi della scultura giapponese. La grande sala principale, il Daibutsuden, custodisce il Daibutsu: una statua di bronzo del Buddha Vairocana seduto sul fiore di loto, alta 15 metri e pesante 500 tonnellate. Solo la mano aperta è alta quanto una persona.
Al fondo della sala, una colonna ha un buco delle stesse dimensioni della narice del Buddha: si dice che chi riesce a passarci attraverso otterrà l'illuminazione nella prossima vita. Funziona soprattutto per i bambini e i ragazzi magri, ma anche adulti agili ce la fanno: un piccolo gioco perfetto da provare insieme.
Tra il 735 e il 737 una epidemia di vaiolo uccise oltre un terzo della popolazione del Giappone. L'imperatore Shomu, credendo che la pestilenza fosse conseguenza del suo comportamento, nel 743 emanò l'editto di costruzione del Grande Buddha per proteggere il paese. Mobilitò l'intera popolazione: secondo i registri del tempio, 2,6 milioni di persone (quasi metà del paese) contribuirono con denaro, tempo o materiali, e la fusione esaurì tutto il rame disponibile sul territorio.
Il Buddha che si vede oggi è solo in parte l'originale: è bruciato due volte nelle guerre civili (1180 e 1567) ed è stato ricostruito ogni volta. Le gambe e la base di loto sono originali dell'VIII secolo, il busto è del XVI secolo, la testa è del XVII. Osservando da vicino, il colore del bronzo varia. Patrimonio UNESCO dal 1998.
Due opzioni casual, una nel quartiere antico di Naramachi e una proprio dentro il complesso del Todaiji, per non perdere tempo e restare nella zona.
Hiraso Naramachi è il posto migliore in città per il kakinoha-zushi, la specialità di Nara: pesce (sgombro, salmone o trota) conservato dentro foglie di cachi che danno aroma e mantengono la freschezza, una tecnica antica di conservazione tipica delle prefetture interne lontane dal mare. Menù con tre tipi di pesce + sottaceti + chagayu (porridge di tè verde) + dolce, ¥1.500-2.000. Anche da asporto in una bella scatoletta di legno, utile per un picnic al parco fra i cervi. Todaiji Emado Chaya è dentro il complesso del Todaiji, in stile chaya tradizionale con vista verso il Nigatsudo: menù casual con oyakodon, soba fredda con tempura, udon e dolci tradizionali. Prezzi onesti per la zona, ¥1.000-1.500, atmosfera serena. Walk-in.
Dal Todaiji al Kasuga Taisha si cammina dentro lo stesso parco, circa 15-20 minuti fra gli alberi e i cervi.
Tremila lanterne. Duemila in pietra ricoperte di muschio lungo il viale d'accesso, mille in bronzo dorato sotto i colonnati del santuario. Vengono accese tutte insieme solo due volte all'anno. Il santuario shintoista più importante di Nara, fondato nel 768 dal clan Fujiwara, Patrimonio UNESCO dal 1998.
La via d'accesso è uno dei viali più suggestivi del Giappone: una strada acciottolata di circa un chilometro fiancheggiata dalle lanterne in pietra, immersa in un bosco di cedri secolari, con i cervi che vagano fra le statue. All'arrivo, le pareti vermiglie del santuario contrastano con il verde profondo della foresta. Entrare al recinto interno (500 yen) permette di vedere da vicino le mille lanterne in bronzo, donate da nobili, samurai e mercanti dal Medioevo in poi.
Kasuga Taisha ha inventato una tradizione che oggi è ovunque in Giappone: la fila di lanterne in pietra lungo il viale di accesso ai santuari. La pratica nacque qui nel periodo Kamakura, quando i fedeli iniziarono a donare lanterne per illuminare il cammino degli dei. Ancora oggi, oltre il 70% di tutte le lanterne in pietra più antiche sopravvissute in Giappone si trova qui.
Il santuario pratica ancora il rito dello Shikinen Zotai: ogni 20 anni, da oltre 1.200 anni, viene smantellato e ricostruito identico sopra le stesse fondamenta. Dietro al santuario si estende inoltre una foresta vergine che dall'841 d.C., per ordine imperiale, è vietata alla caccia e al taglio del legname: per oltre 1.180 anni nessuno ha potuto toccare gli alberi.
Verso le 16:30 ci si rimette in viaggio dalla zona di Nara verso Fushimi Inari, sulla via del rientro a Kyoto. Arrivare nel tardo pomeriggio è una scelta precisa: la luce calda sui torii è bellissima, la folla del giorno si dirada, e il santuario rimane aperto e illuminato anche di notte, quindi non c'è fretta.
Da Nara a Fushimi Inari, circa 35-45 min in treno (sulla via del rientro a Kyoto).
Il santuario shintoista più visitato del Giappone, dedicato a Inari, divinità del riso, dell'agricoltura, della prosperità e degli affari. Fondato nel 711, prima ancora che Kyoto diventasse capitale, è la sede principale di una rete di oltre 30.000 santuari Inari sparsi per tutto il Giappone. La sua immagine più riconoscibile sono i circa 10.000 torii rossi vermiglio che formano tunnel lungo il sentiero che sale sulla montagna sacra Inariyama (233 metri).
Ogni torii è stato donato da una persona o un'azienda in segno di gratitudine per un voto esaudito: sul retro di ognuno si trovano nome del donatore e data inscritti in nero. I prezzi vanno da circa 400.000 yen per i più piccoli a oltre 1 milione per i grandi. I primi due tunnel più fotografati formano il Senbon Torii, i "mille torii", all'inizio del sentiero principale.
Lungo il percorso si incontrano decine di statue di volpi (kitsune), i messaggeri di Inari, alcune con una chiave dorata in bocca, altre con un fascio di spighe. Per il giro breve si arriva al Yotsutsuji, l'incrocio panoramico a metà montagna (45-60 min andata e ritorno) che regala già una bella vista sulla città al tramonto. Il giro completo fino in cima richiede 2-2,5 ore.
Inari è una delle divinità più complesse dello shintoismo: androgina, protegge il riso, il sake, i fabbri, gli attori e gli affari. Nel periodo Edo divenne la divinità preferita dei mercanti; oggi è la patrona delle multinazionali. Toyota, Panasonic, Mitsubishi hanno tutti torii inscritti con il loro nome qui, donati come ringraziamento per la prosperità. Il colore vermiglio viene da un pigmento di cinabro mescolato a olio di tung, e nel pensiero shintoista il rosso scaccia gli spiriti maligni.
Si dice che Inari preferisca offerte di aburaage (tofu fritto, il "cibo preferito delle volpi"): per questo i ristoranti vicini al santuario servono kitsune udon ("udon della volpe", con tofu fritto sopra) e inari-zushi (sushi avvolto nel tofu fritto, considerato un piatto fortunato per gli affari). Fushimi Inari è anche la location della celebre scena di Memoirs of a Geisha (2005), in cui la giovane Chiyo corre attraverso il tunnel dei torii.
Lungo la via d'accesso al santuario ci sono i locali tipici che servono le specialità legate a Inari: kitsune udon e inari-zushi. Tenete presente che molti chiudono presto, intorno al tramonto: se scendete tardi, l'alternativa è cenare rientrando verso la Stazione di Kyoto (a pochi minuti di treno), dove avete tutta la scelta del giorno prima.
Consiglio pratico: Unatoto & Udon Kiraku è un'insegna doppia a pochi passi dal santuario, specializzata da un lato nell'unagi (anguilla glassata su riso, l'una-don classico), dall'altro negli udon dal brodo chiaro tipico del Kansai. Ottimo rapporto qualità-prezzo per provare l'unagi senza spendere cifre da ristoranti specializzati: una ciotola sotto i 1.500-1.800 yen. Atmosfera casual, walk-in. Gyukatsu Kyoto Katsugyu è invece la filiale Fushimi della catena specializzata in gyukatsu: cotoletta di manzo impanata leggermente, scottata fuori e ancora rosa dentro, da finire di cuocere a tavola sulla piastra di pietra calda. Set con riso, miso e contorno intorno ai 1.500-2.000 yen. Anche qui walk-in, atmosfera in stile kappo moderno.
Rientro in hotel. Domani si lascia Kyoto: ultima mattinata con lo Shinkansen verso Tokyo, pranzo al mercato di Tsukiji e pomeriggio fra il Parco di Ueno e il mercato di Ameyoko 🌸
Colazione veloce al konbini o alla caffetteria vicino all'hotel, check-out e Shinkansen per Tokyo. Il nuovo alloggio, il Sotetsu Fresa Inn Daimon, è a pochi passi da Hamamatsuchō: comodissimo, perché è anche il punto di partenza per la monorotaia che domani vi porterà all'aeroporto.
In mattinata, Shinkansen delle 08:54 dalla stazione di Kyoto fino a Shinagawa, da cui un breve tragitto in treno vi porta a Hamamatsuchō, a due passi dall'hotel. Treno, binario, riferimento del biglietto e procedura di prenotazione: tutto nel documento trasporti finale. Lasciate i bagagli all'hotel (o al deposito) e uscite leggeri: il pomeriggio è pieno.
Da Kyoto a Tokyo, Shinkansen delle 08:54 fino a Shinagawa, poi treno fino a Hamamatsuchō.
Arrivo all'Sotetsu Fresa Inn Daimon, nella zona di Shibadaimon. Deposito bagagli e via verso Tsukiji per pranzo: il mercato chiude all'ora di pranzo, quindi conviene andarci appena arrivati.
Il Tsukiji Outer Market è a pochi minuti dall'hotel. È uno dei posti migliori al mondo per un pranzo di pesce: si mangia di banco in banco, in piedi, prendendo un po' di tutto. Attenzione all'orario: la maggior parte dei banchi chiude fra le 13:00 e le 14:00, quindi è la prima tappa appena scesi dal treno.
Dall'hotel al mercato di Tsukiji, circa 10-15 min fra metro e camminata.
Un dedalo di vicoli riempito di oltre 400 banchi di pesce, frutta, verdura, coltelli, tè verde, alghe nori, sashimi da asporto. È quel che è rimasto del leggendario mercato del pesce di Tokyo dopo che il "mercato interno" all'ingrosso (la famosa asta del tonno dell'alba) si è trasferito a Toyosu nel 2018. Quel che resta qui, l'Outer Market, è la parte più viva: pescatori, venditori al dettaglio e piccoli ristoranti che continuano a lavorare come sempre.
È uno dei posti migliori al mondo per mangiare pesce crudo a pranzo: i banchi vendono sushi, sashimi, donburi di tonno e ricci di mare, gyoza di gamberetti, frittelle di polpo, uova di tamagoyaki dolce su uno stecco. Si va in piedi, si mangia in piedi, si prosegue. Tutto in scala umana, con maestri che tagliano il pesce davanti agli occhi. Prendete poco da tanti banchi diversi: è il modo migliore di viverlo.
Il vecchio mercato del pesce di Tokyo era a Nihonbashi, fondato nel periodo Edo. Fu il Grande Terremoto del Kanto del 1923 a distruggerlo: per ricostruirlo si scelse Tsukiji ("isola colmata"), un'area artificiale guadagnata al mare. Il nuovo mercato all'ingrosso aprì nel 1935 e divenne in pochi decenni il più grande mercato del pesce del mondo: oltre 480 specie vendute ogni giorno, 2.500 tonnellate di pesce al giorno, 60.000 lavoratori. L'11 ottobre 2018 il mercato all'ingrosso traslocò a Toyosu, ma l'Outer Market non si è mosso: sono i negozi al dettaglio e i ristoranti familiari che hanno servito i lavoratori per generazioni.
Da Tsukiji al Parco di Ueno sono circa 20 minuti in metro, con la linea Hibiya diretta. Calcolate 2-3 ore nel parco per vedere con calma il santuario Toshogu dei Tokugawa, il tempio di Benten sull'isola in mezzo al lago dei loti, e una passeggiata fra gli alberi. Ueno Park è stato nel 1873 il primo parco pubblico del Giappone. Conviene arrivare al parco entro le 14:30-15:00: Bentendo e Toshogu chiudono alle 17:00.
Da Tsukiji al Parco di Ueno, circa 20 min in metro (linea Hibiya diretta).
Il più vasto parco pubblico del centro di Tokyo: 53 ettari con oltre 8.000 alberi, un lago dove in estate fioriscono i loti, un bosco di ciliegi che conta più di 1.000 alberi, e una concentrazione unica di musei e templi. Nel 1873, quando il governo Meiji decise di aprire al pubblico quest'area che era appartenuta al grande tempio Kan'ei-ji dei Tokugawa, fu il primo parco pubblico del Giappone.
Per voi il pomeriggio è dedicato al cuore storico del parco: il tempio di Bentendo sull'isola del lago Shinobazu e il santuario dorato Toshogu. Entrando dall'uscita della stazione di Ueno, prendetevi dieci minuti per il viale principale e la grande statua di Saigo Takamori, il "ultimo samurai" della storia giapponese. A fine agosto i loti del lago Shinobazu sono in piena fioritura: un'immensa distesa di foglie verdi e fiori bianchi e rosa, uno degli spettacoli più iconici di Tokyo in estate.
Ingresso libero al parco, quindi entrate e uscite quando volete.
Il Parco di Ueno fu istituito nel 1873, a soli cinque anni dalla Restaurazione Meiji che aprì il Giappone al mondo. Fu il primo parco pubblico della storia giapponese, creato seguendo il modello dei grandi parchi urbani occidentali (in particolare Hyde Park a Londra e Central Park a New York). L'imperatore Meiji lo donò formalmente alla città di Tokyo nel 1924 in occasione del matrimonio del futuro Hirohito.
Il terreno aveva un passato turbolento: fino al 1868 era il complesso del tempio Kan'ei-ji, eretto nel 1625 come tempio tutelare del clan Tokugawa sul modello dell'Enryaku-ji di Kyoto. Durante la Battaglia di Ueno del 4 luglio 1868, le forze fedeli allo shogun si asserragliarono qui nell'ultima resistenza contro l'esercito imperiale: la maggior parte del complesso fu distrutta dai cannoni. Oggi restano solo alcuni edifici scampati, fra cui il Toshogu.
Piccolo tempio a pianta ottagonale, tetto verde e colonne rosso vermiglio, costruito su un'isola artificiale al centro del lago Shinobazu. Si raggiunge a piedi attraversando un ponte, camminando letteralmente fra i loti.
Il tempio è dedicato a Benzaiten, una delle sette divinità della fortuna nella tradizione giapponese (l'unica femminile): la statua al suo interno la raffigura con otto braccia, che stringono armi e tesori. Benzaiten è la protettrice della musica, della saggezza, dell'acqua e di tutto ciò che scorre, incluso il denaro: per questo i commercianti di Tokyo vengono ancora qui a pregare per gli affari.
Calcolate 20-30 minuti, tempo di camminare sul ponte, entrare nel tempio, fare un giro attorno al piccolo cortile. L'aria sopra il lago è più fresca delle strade intorno.
Il laghetto Shinobazu e il suo tempio furono progettati nel Seicento dal monaco Tenkai, consigliere dei primi shogun Tokugawa e architetto del sistema di templi che doveva proteggere spiritualmente la nuova capitale Edo. Tenkai modellò l'intera zona di Ueno sul lago Biwa di Kyoto: il Shinobazu è il "Biwa di Edo" in miniatura, e l'isoletta artificiale al centro con il tempio è a sua volta modellata sull'isola Chikubushima del lago Biwa, sede storica del culto di Benzaiten.
All'interno del tempio è custodita una statua di Benzaiten a otto braccia, rara iconografia della dea (le sue rappresentazioni più comuni la mostrano a due braccia con il liuto biwa). L'edificio attuale fu ricostruito nel 1958: l'originale andò distrutto nei bombardamenti del marzo 1945.
Fondato nel 1627 e ricostruito nel 1651 dal terzo shogun Tokugawa Iemitsu in memoria del nonno Tokugawa Ieyasu, il fondatore della dinastia che unificò il Giappone dopo un secolo di guerre civili. Si entra attraversando un lungo viale fiancheggiato da oltre cinquanta lanterne in pietra e rame, offerte dai signori feudali di tutto il Giappone quando il santuario fu ricostruito: un omaggio fisico al potere dei Tokugawa.
La facciata è interamente ricoperta di lamine di foglia d'oro applicate a mano, con intagli in legno che raffigurano peonie, falchi, fenici e due draghi (uno ascendente, uno discendente) sulle colonne del portale Karamon, opera attribuita allo scultore Hidari Jingoro, lo stesso a cui si attribuisce il "gatto addormentato" di Nikko. Il vero miracolo è che questo edificio è sopravvissuto a tutto: la Battaglia di Ueno del 1868, il Grande terremoto del Kanto del 1923, i bombardamenti americani del 1945. Si dice che durante i bombardamenti una bomba incendiaria cadde fra il muro del santuario e la sala principale senza esplodere.
Si accede gratuitamente all'esterno (viale, lanterne, facciata); con 500 yen si entra nel recinto interno per vedere da vicino le decorazioni in foglia d'oro. Calcolate 30-40 minuti.
Il Toshogu di Ueno fu costruito nel 1627, cinque anni dopo la morte di Tokugawa Ieyasu, fondatore dello shogunato che governò il Giappone per oltre 250 anni. Fu fatto erigere dal signore feudale Todo Takatora insieme al monaco Tenkai come luogo dove pregare per il riposo dello spirito deificato del primo shogun. Il nome "Toshogu" significa "santuario della divinità luminosa dell'est", titolo postumo conferito a Ieyasu.
La facciata è ricoperta da lamine di foglia d'oro applicate a mano sui pannelli in legno intarsiato. I rilievi scolpiti (draghi, fenici, animali e piante, oltre 200 specie in totale) sono attribuiti a Hidari Jingoro, lo scultore leggendario del periodo Edo a cui è attribuito anche il "gatto addormentato" di Nikko. L'edificio è uno dei pochi santuari originali sopravvissuti in piedi nella Tokyo di oggi.
Dal Parco di Ueno ad Ameyoko sono 5 minuti a piedi. Ameyoko è un mercato di strada storico: un pezzo degli anni '50 sopravvissuto intatto, circa 400 bancarelle e piccoli locali. Il bello di Ameyoko è proprio mangiare di strada: spiedini di yakitori, takoyaki, gyoza grigliati, fette di frutta tropicale, ognuno prende quello che vuole dai banchi. Attenzione all'orario: i banchi chiudono verso le 19:00, quindi arrivateci con un po' di margine. Per cena, se preferite sedervi con calma, restano le due opzioni qui sotto.
Il mercato di strada più famoso di Tokyo, lungo 500 metri sotto i binari della linea Yamanote. Il nome significa "vicolo dei dolci all'americana" e deriva dal dopoguerra, quando qui si rivendevano prodotti del mercato nero americano. Oggi è una delle ultime zone di Tokyo dove si contratta il prezzo: pesce fresco, frutta a cassette, spezie, borse, scarpe, sneaker, cibo di strada. L'atmosfera è quella del dopoguerra, chiassosa, colorata, assolutamente tipica del "shitamachi" (la "città bassa", la Tokyo popolare).
Budget ¥1.500-2.500 a testa per una cena abbondante assaggiando varie cose dai banchi. In alternativa, due opzioni seduti di nicchia qui sotto.
Tonkatsu Yamabe è una piccola tonkatsu-ya storica appena fuori dai binari di Ameyoko: cotoletta di maiale impanata e fritta davanti agli occhi, il set pork loin (cotoletta + riso + cavolo crudo julienne + miso + sottaceti) costa sotto gli ¥1.000 anche nella versione abbondante. Locale piccolo, atmosfera familiare. Chin Chin Ken è un cinese-giapponese iconico di Ameyoko, sotto i binari: tavolini all'aperto, sempre pieno di salaryman. La specialità è il chahan (riso saltato) e i gyoza fatti in casa, con rumore di treni sopra la testa.
Rientro in hotel: da Okachimachi (o da Ueno) a Hamamatsuchō sono circa 15-20 minuti diretti con la JR. Domani è il giorno della partenza: meglio preparare i bagagli stasera, perché la sveglia sarà molto presto. 🌸
Il volo parte alle 08:30 da Tokyo Haneda. Il consiglio è prendere la Tokyo Monorail dalla stazione di Hamamatsuchō intorno alle 05:00, diretta all'aeroporto: il viaggio dura circa mezz'ora. Arrivando in aeroporto verso le 05:30-05:45 avete tutto il tempo per check-in, consegna bagagli e controlli con calma prima dell'imbarco. Orari precisi e dettagli operativi nel documento trasporti finale.
Sveglia all'alba e check-out dall'hotel. La stazione di Hamamatsuchō, da cui parte la monorotaia per Haneda, è a pochi passi.
Da Hamamatsuchō all'aeroporto di Haneda in monorotaia, circa 30 min.
Volo da Tokyo Haneda.
Dieci giorni fra grattacieli e templi, robot e cervi sacri, ramen al banco e cene kaiseki, l'incrocio più affollato del mondo e il silenzio di un sentiero di bambù. Un viaggio fra padre e figlio che resterà. Buon rientro, e arrivederci Giappone 🌸
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