Questo documento è una raccolta di suggerimenti di viaggio elaborati a titolo personale e non costituisce in alcun modo un servizio di agenzia viaggi, né un'offerta commerciale. Tutte le informazioni (prezzi, orari, disponibilità, indirizzi) sono indicative e soggette a variazioni: si raccomanda di verificarle autonomamente presso le fonti ufficiali prima di procedere con qualsiasi prenotazione. I link e i riferimenti citati sono puramente informativi; non esistono accordi commerciali, sponsorizzazioni o affiliazioni di alcun tipo con i soggetti menzionati. L'autrice declina ogni responsabilità per eventuali imprecisioni, modifiche sopravvenute o decisioni prese sulla base di questo materiale.
Avete scritto che questo è "un viaggio di coppia per imparare a invecchiare insieme", e che vorreste "che vi entrasse sottopelle". Quelle due frasi sono il filo conduttore di tutto quello che leggerete in questo documento.
Ho costruito il GiappoPlan partendo da lì, scelta dopo scelta. Non un itinerario di superficie, ma un viaggio fatto di gesti lenti e di luoghi scelti per essere abitati, non spuntati. Il ryokan a Hakone con il suo onsen e la sua cena kaiseki. Il kimono indossato insieme nei vicoli di Higashiyama. La cerimonia del tè a Kyoto. Una lezione di cucina a Osaka per portarsi a casa, letteralmente, qualcosa che si è imparato insieme. E in mezzo i giardini, i parchi, i mercati, lo street food: tutto quello che avete messo al massimo nel questionario.
Il tracciato è qui. L'80–90% del viaggio è già definito: dove andare, quando, come spostarvi, cosa vivere. Il resto lo scoprirete camminando, ed è quello il bello.
Il percorso si muove da est verso ovest in modo lineare: arrivate a Tokyo, scendete sulla costa per la pausa termale di Hakone, raggiungete il cuore culturale del paese a Kyoto, chiudete con l'energia gastronomica di Osaka. Nessun ritorno indietro, nessuno zig-zag, nessun giorno sprecato sui treni.
| Città | Date | Notti | Focus |
|---|---|---|---|
| Tokyo | 8–11 ago | 3 | Parchi imperiali, mercati, primo Giappone |
| Hakone | 11–13 ago | 2 | Ryokan, onsen, natura vulcanica |
| Kyoto | 13–16 ago | 3 | Templi, kimono, cerimonia del tè, Nara |
| Osaka | 16–18 ago | 2 | Street food, mercati, cooking class |
La sequenza è pulita: si scende da Tokyo a Hakone, si risale sul Tokaido Shinkansen verso Kyoto, si chiude scendendo a Osaka da cui si parte per il volo di ritorno. Nessuna città vista due volte, nessun viaggio inutile per tornare al punto di partenza.
Regola d'oro che vale per sempre: in Giappone la zona conta più del nome dell'hotel. Due hotel con le stesse stelle, uno in zona giusta e uno in zona sbagliata, sono due esperienze completamente diverse. Per prenotare usate sempre Booking.com: cercate il nome della zona che vi indico, filtrate per voto 8 o superiore, e scegliete tra quello che trovate disponibile. Se avete dubbi su un alloggio specifico, scrivetemi su WhatsApp con il link diretto e vi do un parere al volo.
Un appunto sull'anticipo: state prenotando a circa tre mesi dalla partenza, in piena alta stagione (agosto è il mese più trafficato dell'anno in Giappone insieme a inizio aprile). I prezzi che indico tengono già conto di una maggiorazione del 10% rispetto al listino base. Più aspettate, più i prezzi salgono e meno disponibilità trovate: dopo aver letto questo documento, gli alloggi sono la prima cosa da chiudere.
Dopo bagagli e immigrazione (calcolate un'ora abbondante), prendete il Tokyo Monorail dal Terminal 3 di Haneda fino a Hamamatsucho, e da lì la metro fino a Shinjuku Station. Sono in tutto quaranta minuti scarsi. Il vostro primo Giappone è quello del finestrino: la baia, i grattacieli, l'ordine assoluto. Una volta arrivati, appoggiate le valigie all'hotel e basta. Niente attrazioni, niente programma fitto: il primo giorno è solo per atterrare davvero.
Nel tardo pomeriggio, a cinque minuti a piedi dall'hotel, c'è il Giardino Nazionale di Shinjuku Gyoen: sessanta ettari di verde nel mezzo della metropoli, viali larghi, panchine ovunque, padiglioni del tè che galleggiano sui laghetti. È il posto perfetto per riprendere fiato dopo il volo. Si cammina lenti, si guarda. Chiude poco prima del tramonto, ingresso circa €3 a testa.
La sera, una cosa che dovete fare: Omoide Yokocho, a due passi dalla stazione di Shinjuku. È un labirinto di vicoli stretti pieno di micro-izakaya da otto coperti, fumo che esce dalle griglie, lanterne appese, anziani salaryman che bevono al banco. Questo è il primo street food vero del viaggio. Una birra, qualche spiedino di yakitori, ramen leggero. Poi a letto presto: il jet lag perdona poco.
La giornata inizia presto, anche per battere il caldo: agosto a Tokyo è caldo umido, le ore migliori sono prima delle dieci e dopo le sedici. Aprite con il Santuario Meiji Jingu, immerso in una foresta di centosettantamila alberi piantati a mano cento anni fa nel mezzo della città. È il santuario più importante di Tokyo e uno dei luoghi più silenziosi che incontrerete: si entra dal grande torii di legno e per qualche minuto la metropoli sparisce. Calcolate un'ora e mezza con calma.
Da lì siete già a Harajuku: la via Takeshita con le sue boutique kawaii, le crêpe colorate, i negozi giovani. Una passeggiata curiosa, anche solo per guardare. Poi scendete su Omotesando, la "Champs-Élysées" di Tokyo, fiancheggiata da architetture firmate e da insegne dei grandi marchi. Il contrasto fra Takeshita e Omotesando in cinque minuti racconta meglio di qualsiasi guida cosa è Tokyo.
Pausa pomeridiana in hotel nelle ore più calde. Nel tardo pomeriggio scendete su Shibuya: il famoso incrocio, la statua di Hachiko, i grattacieli che si illuminano. Salite sull'osservatorio Shibuya Sky al tramonto se trovate il biglietto: la vista a 360 gradi su Tokyo dall'alto, con il Monte Fuji all'orizzonte se la giornata è limpida, è uno dei colpi d'occhio più belli del paese.
La sera cenate a Shibuya: una zona piena di izakaya autentiche poco oltre la confusione del crossing. Lasciatevi guidare dalle insegne in giapponese e dalla folla locale.
Sveglia presto e diretti ad Asakusa, il quartiere più antico di Tokyo. Arrivare presto al Tempio Senso-ji è la chiave: tra le sette e le nove la luce è bellissima, le bancarelle stanno aprendo, e la grande lanterna rossa del Kaminarimon è ancora libera dalle folle. Dedicateci un'ora abbondante: il viale Nakamise con i suoi banchi di street food (manju ripieni di anko, senbei alla griglia, gelato al matcha), il tempio principale, il giardino sul retro. Calcolate un assaggio in giro per i banchi: sono buoni e costano pochi yen.
Spostatevi poi su Ueno, due fermate di metro: il parco è enorme, con stagni di loto e piccoli santuari, e il mercato di Ameyoko sotto i binari del treno è uno dei più popolari della città. Tutti i mercati di Tokyo si concentrano qui, dal pesce essiccato ai dolci, dalle spezie alla frutta esotica. Si fanno altri assaggi.
Nelle ore centrali del pomeriggio, le più calde, vi mando al TeamLab: arte digitale immersiva, stanze enormi dove le proiezioni si muovono sui muri, pavimenti, soffitti. È completamente al chiuso e climatizzato: un perfetto rifugio dal caldo. La sede di Toyosu (TeamLab Planets) e quella di Azabudai Hills (TeamLab Borderless) sono entrambe straordinarie: scegliete quella più comoda per voi. Calcolate due ore e mezza buone.
La sera potete restare nella zona della baia o tornare verso Shibuya/Shinjuku per cenare.
La mattina è leggera: ultima passeggiata nel quartiere dell'hotel, una colazione tranquilla in un kissaten (caffetteria tradizionale giapponese: si beve un caffè drip lento, si guarda fuori dalla vetrina, si parte). Poi check-out e treno.
Da Tokyo a Hakone si va con il Romance Car di Odakyu: parte da Shinjuku Station (sezione Odakyu, separata da quella JR, seguite i cartelli) e arriva a Hakone-Yumoto Station in circa un'ora e mezza, senza cambi, con posti riservati. È un treno panoramico storico: alcune carrozze hanno enormi finestre verso il davanti, vedete il paesaggio aprirsi mentre uscite dalla città e salite verso le montagne. Si compra il biglietto sul sito Odakyu o agli sportelli alla stazione di Shinjuku.
Arrivate a Hakone-Yumoto verso le quattordici. Il ryokan è lì ad aspettarvi.
Il primo gesto, appena messi i bagagli, è togliere le scarpe e indossare la yukata, il kimono leggero da casa. Da lì la giornata diventa lenta. Il ryokan è una piccola casa intera: si cammina sui tatami senza scarpe, le porte sono di carta scorrevole, dalle finestre si vede il giardino. Un primo giro all'onsen: l'acqua sulfurea calda di sorgente vi rilassa profondamente. Nuda, in silenzio, separati uomini e donne nei bagni comuni: è il rituale che dovete imparare e che entrerà davvero sotto pelle. Si lava il corpo con grande cura prima di entrare nella vasca, poi ci si immerge fino al collo. Niente fretta.
La sera è l'apice: cena kaiseki servita in stanza o in sala privata, otto–dieci portate piccole, ognuna presentata come un'opera. Tofu di montagna, verdure di stagione, pesce di fiume, riso. È la cucina tradizionale giapponese al suo livello più alto, e nel ryokan è inclusa nel prezzo della notte. Si mangia lenti, in silenzio o quasi.
Dopo cena, secondo onsen e poi futon. Dormite bene.
Colazione tradizionale del ryokan (riso, miso, pesce grigliato, sottaceti, tofu): è parte dell'esperienza tanto quanto la cena. Poi si esce per il giro classico di Hakone, che si fa interamente con un solo pass.
Il giro standard è un anello che vale la pena fare per intero. Si parte con la Hakone Tozan Railway, un trenino che sale nella montagna a zig-zag: nelle curve più strette si ferma, cambia direzione e riparte. Si scende a Gora e si prosegue con la funicolare fino a Sounzan, da dove parte la funivia. È il pezzo più bello: il cavo passa sopra Owakudani, la valle vulcanica ancora attiva, dove fumarole bianche escono dalla terra e l'aria sa di zolfo. Se la giornata è limpida, da qui si vede il Monte Fuji in lontananza. Scendete al primo posto: si compra una delle famose uova nere bollite nelle pozze sulfuree, che secondo la tradizione locale aggiungono sette anni di vita a chi le mangia.
La funivia continua fino a Togendai, sulle rive del Lago Ashi. Da qui si imbarca sul battello a forma di galeone (è kitsch ma buffo) che attraversa il lago fino a Hakone-machi o Moto-Hakone. Sulla riva, scendendo dal battello, c'è il famoso torii rosso del santuario di Hakone che spunta dall'acqua: è una delle foto simbolo del Giappone. Camminate cinque minuti fino al Santuario di Hakone, immerso nel bosco, salite la scalinata di pietra fra alberi monumentali, fermate il tempo per qualche minuto.
Sulla via del ritorno, se avete energia, fermatevi all'Hakone Open-Air Museum: un parco di sculture all'aperto con opere di Henry Moore, Picasso, Miró. Si cammina fra prati e installazioni artistiche, è l'opposto della fatica del giro precedente.
La sera, ultimo onsen e ultima cena kaiseki nel ryokan. Vi alzate dal tatami probabilmente più rilassati di quanto siate stati negli ultimi mesi.
Colazione lenta in ryokan, poi check-out con calma. Si scende con la Hakone Tozan Railway da Hakone-Yumoto fino a Odawara Station (quindici minuti), che è il principale snodo Shinkansen della zona. Da Odawara prendete il Tokaido Shinkansen Hikari direzione Kyoto: due ore esatte di treno, finestrini grandi, paesaggio che cambia rapidamente. Sulla destra, in alcuni tratti, riappare il Monte Fuji. Compratevi un ekiben (bento da viaggio) prima di salire: ce ne sono decine in stazione, sono pensati apposta per essere mangiati sul treno e cambiano per regione.
Arrivate a Kyoto Station nel primo pomeriggio. La stazione di Kyoto è già un'attrazione: una cattedrale d'acciaio e vetro alta dieci piani, con tetto panoramico raggiungibile a piedi tramite una scalinata interna. Vale dieci minuti di sguardo prima di uscire.
Check-in in hotel a Kawaramachi e prima passeggiata nel cuore della città. Andate verso il Nishiki Market, "la cucina di Kyoto": cinque isolati di mercato coperto, banchi di pesce essiccato, sottaceti, dolci tradizionali, tè matcha, oggetti per la casa. Si cammina lenti, ci si ferma ovunque per un assaggio. Costa pochissimo e racconta moltissimo.
La sera, Pontocho: un vicolo lungo trecento metri parallelo al fiume Kamo, fiancheggiato da ristoranti di pesce, izakaya storiche, salette private. Le lanterne rosse si accendono al tramonto, la luce filtra dalle porte di legno, qualcuno suona uno shamisen. È una delle scene di Kyoto che non si dimenticano. Cenate qui senza fretta.
Questa è una delle giornate centrali del viaggio. Inizia molto presto: alle sei del mattino siete già al Santuario di Fushimi Inari, dieci minuti in treno da Kyoto. Fushimi all'alba, quando i pullman turistici non sono ancora arrivati, è uno dei luoghi più mistici del Giappone: migliaia di torii rossi uno dietro l'altro che salgono per la montagna sacra, vicoli vuoti, fitti boschi di bambù, piccole edicole con offerte di riso e sake. Camminate per un'ora circa, salendo fino al primo belvedere (non serve andare in cima al monte, sono altre due ore di salita): vi basta per capire perché questo è il santuario più fotografato del Giappone, e perché va vissuto a quest'ora e non alle dieci di mattina.
Tornate in centro per fare colazione e una pausa. Verso metà mattina vi aspetta l'esperienza che molte coppie italiane in viaggio in Giappone si raccontano per anni: il kimono.
Andate in uno degli atelier di noleggio di Higashiyama (la zona più tradizionale di Kyoto). Si entra, si sceglie il colore e il motivo, ci si fa vestire dalle signore esperte (per voi è anche il momento di indossare l'obi, la fascia, e i sandali geta), si esce trasformati. Mezza giornata in kimono nei vicoli di pietra di Sannenzaka e Ninenzaka, le due salite acciottolate più belle del Giappone, è un'esperienza che cambia il modo di guardare. Si cammina più lenti perché il kimono lo richiede. Si entra nei templi, ci si siede su un tatami, ci si fotografa l'uno con l'altra in una cornice che è già vecchia di secoli.
Salendo per le stradine arrivate al Tempio Kiyomizu-dera, una piattaforma di legno che sporge sulla città: la vista è enorme, soprattutto al tramonto. Scendendo, il quartiere di Gion: il distretto delle geisha, lampioni che si accendono, qualche maiko che cammina veloce per andare a un appuntamento serale. Cenate in un ristorante tradizionale di Gion (anche solo udon o soba di qualità: non serve un kaiseki costoso per vivere il quartiere).
La mattina, prendete il treno a Kyoto Station e in quarantacinque minuti siete a Nara Station. Nara è la prima capitale storica del Giappone, e camminandoci si sente: tutto qui è più piccolo, più antico, più rallentato di Kyoto. Dalla stazione raggiungete a piedi (venti minuti) il Parco di Nara: dodici chilometri quadrati di verde dove vivono liberi più di mille cervi sika. Sono considerati messaggeri sacri degli dei, nessuno li tocca, sono parte del paesaggio. Si comprano le shika senbei (cracker per cervi) dalle nonnine ai banchi: i cervi vi seguono, fanno persino l'inchino prima di mangiare (lo fanno davvero, è surreale).
Dentro il parco c'è il Tempio Todai-ji, una delle più grandi strutture di legno del mondo, che custodisce un Grande Buddha in bronzo alto quindici metri. La proporzione fra l'edificio e la statua è da fermarsi a guardare per qualche minuto in silenzio. Da lì sentiero nel bosco fino al Santuario di Kasuga Taisha, una foresta sacra punteggiata da migliaia di lanterne di pietra coperte di muschio: un luogo che sembra uscito da un film di Miyazaki.
Tornate a Kyoto verso le quindici, riposate un'ora in hotel, poi andate ad Arashiyama, nella zona ovest della città (treno locale, venti minuti). Il Bamboo Grove, la foresta di bambù, è famoso ma è meno affollato nel tardo pomeriggio: la luce che filtra fra i fusti verdi alti venti metri è bellissima. Subito accanto c'è il Tempio Tenryu-ji, con uno dei giardini zen più belli del Giappone (sito UNESCO). Fermatevi, sedete sul bordo del laghetto, guardate. Non c'è altro da fare che quello, ed è esattamente il punto.
Sul ritorno, attraversate il Ponte Togetsukyo (il "ponte della luna che attraversa") sul fiume Hozu. Cena tranquilla nei ristoranti del quartiere prima di rientrare a Kawaramachi.
L'ultima mattina a Kyoto è dedicata al nord. Prendete un bus o un taxi (sono dieci–quindici minuti) fino al Tempio Kinkaku-ji, il "Padiglione d'Oro": un piccolo edificio interamente rivestito di foglia d'oro che si specchia in uno stagno circondato da pini. È la cartolina del Giappone, e nonostante sia famosissimo è davvero così bello come nelle foto. Mezz'ora bastano: si cammina attorno allo stagno seguendo un sentiero, lo si guarda da diverse angolazioni, si esce.
A cinque minuti di taxi c'è il Tempio Ryoan-ji, l'opposto: un giardino zen di sole quindici pietre disposte sulla ghiaia, in completo silenzio. Vi sedete sulla veranda di legno e guardate. Non c'è nulla da capire, c'è solo da stare. È il giardino zen più famoso del Giappone, e nove volte su dieci capirete cosa intendono i giapponesi quando parlano di ma, lo spazio vuoto come elemento attivo.
Tornate in centro e seguite la cerimonia del tè in una casa storica del quartiere di Gion o nei pressi: un'ora circa in cui un maestro vi prepara il tè matcha rispettando il rituale del chanoyu, gesti calibrati al millimetro che si sono fissati nei secoli. Si beve in silenzio, si guarda, ci si scambia poche parole. Ed è una delle cose più giapponesi che esistano. Il maestro vi spiega ogni passaggio in inglese.
Nel primo pomeriggio si va a Osaka. Il transfer è veloce: dalla stazione Kyoto-Kawaramachi (linea Hankyu, non JR) prendete il treno fino a Osaka-Umeda, quarantacinque minuti, costo cinque euro a testa. Se il vostro giorno di trasferimento cade in un weekend o in un festivo, sale in servizio il Kyo Train Garaku: vagoni Hankyu in stile tradizionale (tatami all'interno, motivi stagionali, niente prenotazione, si paga la stessa tariffa Hankyu ordinaria). Se invece capita di feriale, prendete un treno Hankyu Limited Express ordinario sulla stessa tratta: stesso prezzo, stessa durata, vagone normale. Da Osaka-Umeda raggiungete Namba in metro in dieci minuti.
Check-in in hotel a Namba, e qui inizia un'altra città: dopo la lentezza spirituale di Kyoto, Osaka vi accoglie con i suoi neon, le sue insegne enormi che si muovono, l'odore di brodo di tonkotsu e takoyaki. La sera è già una serata di Dotonbori: insegne luminose, ponti pieni di gente, il famoso Glico Man, le bancarelle di street food. Cena fatta camminando: takoyaki (polpettine di polpo) da una bancarella, kushikatsu (spiedini fritti) in una piccola taverna di vicolo, una birra Asahi per chiudere.
Mattina presto al Kuromon Market, "la cucina di Osaka": un mercato coperto di seicento metri pieno di banchi di pesce vivo (tonno tagliato al momento, ricci di mare aperti davanti a voi), wagyu alla griglia da assaggiare allo spiedino, frutta enorme e perfetta, dolci giapponesi. Si va a digiuno e si mangia camminando. Sono due ore facili, e probabilmente il momento migliore della mattinata di un appassionato di street food.
Verso metà mattina vi sposterete al Castello di Osaka, raggiungibile in metro in venti minuti. Il parco del castello è enorme, verde, con fossati e ciliegi: una passeggiata lenta nel verde dopo la densità del mercato. Salire dentro il castello (è un museo) lo ritengo evitabile per il vostro profilo: vi conviene godere del parco, fare qualche foto al castello da fuori, e tornare verso il centro.
Pomeriggio: cooking class. Una scuola del centro di Osaka vi accoglie in un piccolo locale, vi mette un grembiule, e in due ore e mezza vi insegna a fare i piatti simbolo della città: okonomiyaki (la "frittata" giapponese ripiena), takoyaki (le polpettine di polpo nel piastrone semisferico), magari qualche gyoza. Si cucina insieme, si mangia quello che si è fatto, si ride. Tornate a casa con la ricetta scritta in italiano e con la capacità di rifare tutto. È una di quelle esperienze che entrano davvero sotto pelle: due, tre anni dopo il viaggio vi trovate ancora a fare gli okonomiyaki la domenica e a ricordarvi di Osaka.
La sera è un'ultima passeggiata nei vicoli neon di Dotonbori: il ponte Ebisu, il Glico Man fotografato un'ultima volta, le insegne giganti del granchio e del polpo che si muovono. Cena finale a base di street food selezionato: una pinta di sake locale e qualche yakitori per chiudere il viaggio in modo giusto.
L'ultima mattinata è una passeggiata leggera per gli ultimi acquisti a Shinsaibashi-suji, la grande galleria commerciale coperta a due passi da Namba: souvenir, pasticcerie, prodotti tipici. Lasciate le valigie in hotel mentre comprate, recuperatele prima di partire.
Per andare in aeroporto, prendete il Nankai Rapi:t dalla Nankai Namba Station direttamente fino alla Kansai Airport Station: trentaquattro minuti diretti, posti riservati, treno comodo con grandi finestre rotonde (è un treno premiato per il suo design retro-futurista). Arrivate in aeroporto tre ore prima del volo: tempo per il check-in al banco, i bagagli, eventuali ultimi acquisti tax-free.
Sayonara.
Tutti gli spostamenti intercity di questo viaggio si fanno con biglietti singoli: per il vostro itinerario specifico è la scelta più conveniente. Nella tabella qui sotto trovate ogni tratta con le stazioni esatte di partenza e di arrivo, il mezzo, la durata e il costo a persona.
Il JR Pass è un abbonamento settimanale che copre tutti i treni JR inclusi gli Shinkansen. Il vantaggio è la semplicità: un solo acquisto, poi salite su qualsiasi treno JR senza pensare ai biglietti. Lo svantaggio è che non include il treno più veloce sulla tratta Tokyo–Osaka, il Nozomi: con il JR Pass dovete prendere lo Hikari, che impiega circa tre ore contro le due e un quarto del Nozomi. Per questo viaggio specifico il JR Pass non conviene: il pass settimanale costa circa €280 a persona, mentre i vostri biglietti singoli (Romance Car Odakyu per Hakone, Hakone Tozan + Shinkansen per Kyoto, treno locale per Nara, treno Hankyu per Osaka, Nankai Rapi:t per l'aeroporto) sommati restano sotto i €100 a persona. Inoltre il Romance Car Odakyu, il Nankai Rapi:t e il treno Hankyu non sono coperti dal JR Pass perché sono compagnie private. I biglietti singoli vi fanno risparmiare circa €185 a persona.
| Tratta | Mezzo | Durata | Costo a persona |
|---|---|---|---|
| Haneda → Shinjuku Haneda Airport Terminal 3 → Shinjuku Station |
Tokyo Monorail + metro JR/Toei | 40 min | €5 |
| Tokyo → Hakone Shinjuku Station (sezione Odakyu) → Hakone-Yumoto Station |
Romance Car (Odakyu Limited Express) | 1h 30min | €16 |
| Hakone → Kyoto Hakone-Yumoto Station → Odawara Station (cambio) → Kyoto Station |
Hakone Tozan Railway + Tokaido Shinkansen Hikari | 2h 30min | €85 |
| Kyoto → Nara (a/r) Kyoto Station → Nara Station (e ritorno) |
JR Nara Line (treno locale) | 45 min cad. | €10 |
| Kyoto → Osaka Kyoto-Kawaramachi Station (Hankyu) → Osaka-Umeda Station (Hankyu) |
Kyo Train Garaku (Hankyu, weekend/festivi) oppure treno Hankyu Limited Express ordinario | 45 min | €5 |
| Osaka → Kansai Airport Nankai Namba Station → Kansai Airport Station |
Nankai Rapi:t (Limited Express) | 34 min | €10 |
La Welcome Suica è una tessera prepagata che si appoggia ai tornelli della metro, dei treni locali e dei bus. Il sistema scala automaticamente il prezzo giusto. Funziona anche nei kombini e nei distributori automatici per pagare. Non richiede deposito, è valida 28 giorni, e il saldo residuo non è rimborsabile (quindi caricatela in piccole quantità verso fine viaggio).
A Haneda (Terminal 3): dopo i controlli e il ritiro bagagli, seguite le indicazioni per il Tokyo Monorail (zona arrivi del Terminal 3). Le macchinette Welcome Suica sono alla sinistra dei tornelli. Sono il metodo più veloce: selezionate la lingua inglese, scegliete l'importo (consiglio 2.000 yen per iniziare), pagate in contanti o con carta, la tessera esce. Se le macchinette hanno coda o problemi, andate al banco JR East dell'aeroporto e mostrate il passaporto.
A Narita (per riferimento, qualora il volo cambiasse aeroporto): le macchinette Welcome Suica sono davanti ai tornelli JR sia al Terminal 1 che al Terminal 2·3. In alternativa al banco JR East Travel Service Center.
Opzione iPhone (da casa, prima di partire): se avete un iPhone 8 o successivo e una carta di credito (Mastercard, American Express, o Visa) collegata ad Apple Pay, potete creare una Suica digitale direttamente dal telefono senza comprare la tessera fisica. Aprite l'app Wallet → toccate il pulsante "+" in alto a destra → selezionate "Carta trasporti" → scegliete "Suica" → scegliete un importo iniziale → confermate il pagamento con Apple Pay. Fatto: la Suica è nel telefono. Si appoggia il telefono ai tornelli esattamente come fareste con la tessera fisica. La ricarica si fa direttamente da Wallet con Apple Pay. Funziona anche senza internet e con il telefono in standby. Se avete un Apple Watch, si può trasferire la Suica anche lì.
Quanto caricare: partite con 2.000–3.000 yen e ricaricate quando scendete sotto i 1.000 yen. Si ricarica alle macchinette in qualsiasi stazione, agli ATM dei 7-Eleven, oppure (se avete la Suica su iPhone) direttamente da Wallet.
Opzione consigliata: prenotate in anticipo su Klook. Per i trasporti intercity di questo viaggio (Romance Car Odakyu, Shinkansen Hakone–Kyoto, Nankai Rapi:t da Osaka all'aeroporto), consiglio di prenotare i biglietti su Klook prima di partire. Avete tutto pronto sul telefono, sapete già su quale treno salite, non dovete pensarci sul momento. Il costo è leggermente superiore rispetto all'acquisto diretto, ma la comodità di avere tutto prenotato in anticipo vale la differenza, soprattutto in agosto che è alta stagione assoluta. Le tratte locali Kyoto–Nara e Kyoto–Osaka non richiedono prenotazione: si appoggia la Suica e si sale.
Opzione alternativa: acquisto in stazione sul momento. Se preferite maggiore flessibilità, potete comprare i biglietti direttamente in stazione. Andate agli sportelli (JR per gli Shinkansen, Odakyu per il Romance Car a Shinjuku, Nankai per il Rapi:t a Namba), mostrate la destinazione e la data, vi stampano il biglietto. Funziona perfettamente. L'unico rischio è che in alta stagione il treno all'ora che preferivate potrebbe essere pieno e dovreste prendere quello successivo. Se scegliete questa strada, la frase da mostrare allo sportello è nella sezione "Frasi di emergenza" più avanti.
Il budget che avete indicato è di circa €5.300 a persona escluso il volo. Quello che segue è il preventivo per il viaggio di base: alloggi nelle zone giuste, trasporti, cibo, attività. Tutto è calcolato a persona.
| Alloggi (10 notti) | €847 |
| Trasporti intercity + IC Card + pass Hakone | €250 |
| Cibo (11 giorni) | €410 |
| Attività ed esperienze | €240 |
| Totale stimato a persona | €1.747 |
Sugli alloggi: €847 a persona corrispondono a 10 notti distribuite fra Tokyo (3n a €198 a persona), Hakone in ryokan con cena kaiseki inclusa (2n a €374 a persona), Kyoto (3n a €165 a persona) e Osaka (2n a €110 a persona). I prezzi tengono conto del 10% di maggiorazione per la prenotazione a tre mesi dalla partenza. Ryokan a parte, restate ben sotto i €150 a camera/notte: è un budget realistico per la zona giusta in alta stagione.
Sul cibo: €40 a persona al giorno per le giornate normali, €25 nei giorni in cui pernottate in ryokan (cena inclusa nel prezzo dell'alloggio). Un budget che vi permette di mangiare bene: un ramen da kombini a colazione, un bento o un pasto in un'izakaya a pranzo, una cena calma la sera, qualche assaggio di street food a Nishiki, Kuromon e Dotonbori senza contare ogni euro. Il Giappone è uno dei pochi paesi dove "mangiare bene" non significa "spendere tanto": un piatto di ramen di altissima qualità costa €8.
Sulle esperienze: €240 includono tutto quello che è prenotabile in anticipo: TeamLab a Tokyo (€25), il pacchetto delle attività di Hakone con Open-Air Museum, ropeway, crociera (€40, in aggiunta al Hakone Free Pass dei trasporti), ingressi templi a Kyoto e Nara (€35 totali), kimono rental (€50), cerimonia del tè (€40), cooking class a Osaka (€50). Sono i punti memorabili del viaggio.
Avete margine ampio. Avete dichiarato un budget di €5.300 a persona ed escluso volo, e il preventivo del piano base si ferma a €1.747. Significa che avete circa €3.500 a persona di margine libero per ciò che vorrete: un upgrade del ryokan a Hakone (esistono strutture con onsen privato in camera fino a €600–800 a notte), una cena kaiseki davvero memorabile in un'altra serata, qualche giro in taxi nei giorni più caldi, shopping di souvenir, una serata privata con storyteller a Gion, biglietti per il Museo Ghibli se ne trovate (e ne parlo nelle prenotazioni). Il margine è coerente con un viaggio che volete vivere "sotto pelle", senza tirare il collo a niente.
Il GiappoPlan è la struttura portante del tuo viaggio: il "dove", il "quando" e il "come". Le guide incluse sono invece i tuoi condimenti: servono ad arricchire l'esperienza in base ai tuoi gusti.
Il tocco personale al tuo itinerario. Questa guida è il tuo catalogo di approfondimento zona per zona.
Il consiglio dell'esperto: usala prima della partenza. Prenditi un momento di calma a casa per sfogliarla e vedere cosa offre ogni quartiere che visiterai. Se trovi un negozio o un'esperienza che ti ispira, aggiungila al tuo GiappoPlan per "condire" la giornata con dettagli su misura.
A chi serve? A chi ama avere il massimo controllo e vuole costruire un programma densissimo di passioni personali.
Preferisci la libertà? Se ami esplorare seguendo il flusso del momento, puoi anche ignorarla. Il GiappoPlan è già completo così com'è; la guida è un extra solo per chi vuole di più.
Per non mangiare mai in un "posto per turisti". Qui hai due modi diversi per muoverti, a seconda della tua personalità:
L'Esploratore Spontaneo: apri la guida direttamente sul posto quando inizi ad avere fame. Cerca la zona in cui ti trovi e vai a colpo sicuro sui ristoranti selezionati. È il modo più veloce per evitare le trappole per turisti e mangiare dove vanno i locali.
Il Pianificatore Strategico: se non vuoi perdere neanche un minuto, usa la guida prima di partire. Segnati i ristoranti consigliati direttamente su Google Maps nelle zone previste dal tuo itinerario. Così, una volta in Giappone, saprai già esattamente verso quale insegna dirigerti.
La prima cosa da sapere è questa: la grande maggioranza delle attrazioni in Giappone non richiede prenotazione. Templi, giardini, castelli, mercati, quartieri storici: si arriva, si paga il biglietto d'ingresso sul posto e si entra. Non dovete organizzare nulla in anticipo per la maggior parte del viaggio.
Ci sono però alcune cose specifiche che vanno prenotate, e ve le indico qui sotto con esattamente dove farlo.
Per tutti gli spostamenti all'interno delle città (Tokyo, Kyoto, Osaka), il consiglio più importante di questo documento è: usate Google Maps. Non vi do i nomi delle stazioni intermedie per ogni spostamento, e c'è un motivo preciso.
Google Maps in Giappone funziona in modo straordinario. Vi dice quale treno o metro prendere, da quale stazione, a quale binario, in tempo reale. Se c'è un ritardo, un malfunzionamento, una linea chiusa, Google Maps lo sa e vi propone un'alternativa. Nessun documento scritto può fare questo. Se vi scrivessi "prendete la Yamanote Line dalla stazione X alla stazione Y" e quel giorno c'è un problema sulla linea, voi sareste bloccati con un'informazione sbagliata. Google Maps vi ricalcola il percorso in trenta secondi.
Come usarlo in pratica: sapete qual è la prossima attrazione o il prossimo posto dove dovete andare (è scritto nell'itinerario giorno per giorno). Aprite Google Maps, scrivete il nome di quel posto nella barra di ricerca, toccate "Indicazioni", e selezionate l'icona del treno/metro. Google Maps vi mostra esattamente dove andare, quale linea prendere, dove cambiare, e persino da quale uscita della stazione uscire. Seguite le indicazioni passo passo.
Preparatevi prima di partire: scaricate l'app Google Maps se non ce l'avete già. Per il Giappone le mappe offline non sono disponibili, quindi avrete bisogno di connessione internet per usarlo al meglio (un motivo in più per attivare la eSIM prima di partire). Con la eSIM attiva, Google Maps funziona ovunque senza problemi.
Il Giappone è tecnologicamente avanzatissimo ma i contanti servono ancora: templi, mercati, ristoranti piccoli, cibo di strada. Tenete sempre almeno 10.000 yen in tasca (circa €60–70). Ogni volta che passate davanti a un kombini e siete sotto i 5.000 yen, prelevate 10.000. Gli ATM che funzionano sempre con carte europee sono quelli dei kombini: 7-Eleven, FamilyMart e Lawson, tutti e tre, 24 ore su 24. Per le carte, Revolut e Wise hanno commissioni minime e cambio ottimo.
A Tokyo non ne avete bisogno: la metro copre tutto. Ma a Kyoto e Osaka i bus sono fondamentali per raggiungere i templi e i quartieri fuori dalla metro.
A Kyoto: si sale dalla porta posteriore e si prende un bigliettino numerato dalla macchinetta vicino all'entrata. Quando si scende dalla porta anteriore, si guarda il tabellone sopra l'autista che mostra la tariffa corrispondente al proprio numero, e si paga quella cifra inserendo i soldi o appoggiando la IC card. Nessun panico: c'è sempre qualcuno davanti che lo fa, basta osservarlo una volta.
A Osaka: il funzionamento è simile. In molte linee si appoggia la IC card all'entrata e all'uscita. In alcune linee si paga tariffa fissa alla salita. Se avete dubbi, appoggiate la IC card quando salite e quando scendete: il sistema fa il resto.
In entrambe le città, Google Maps vi dice esattamente quale bus prendere, da quale fermata e dove scendere. Seguitelo senza pensare.
I giapponesi sono gentilissimi con i turisti e spesso hanno un traduttore sul telefono. La strategia per non trovarvi mai bloccati è semplice: prima scrivete la frase, poi andate dall'operatore. Non andate allo sportello e poi cercate di scrivere con qualcuno che vi aspetta: prendetevi il tempo che vi serve da parte, scrivete la frase su Google Translate con calma, poi mostrate lo schermo. Nessuno si spazientisce, ma voi vi sentirete molto più sicuri.
La chiave è scrivere frasi che richiedono un'azione precisa, non domande aperte. "Come funziona la metro?" non porta da nessuna parte. "Vorrei un biglietto per andare a Kyoto" vi mette in mano il biglietto in trenta secondi.
Tre situazioni concrete che possono capitare:
Non riuscite a capire come comprare il biglietto per una destinazione: scrivete su Google Translate "Vorrei acquistare un biglietto per [nome città o stazione di destinazione]. Prossimo treno disponibile." Usate il nome della città (Kyoto, Osaka), non il nome del tempio. Mostrate il telefono allo sportello, il bigliettaio capisce, vi dice quanto pagare.
Non sapete da quale binario parte il vostro treno: scrivete "Da quale binario parte il treno per [nome città]? Ora di partenza: [ora]." Lo staff delle stazioni giapponesi è abituato a indicare con il dito: spesso ve lo mostrano senza nemmeno parlare.
La vostra IC card non funziona o avete il credito esaurito: scrivete "La mia tessera IC non funziona. Dove posso ricaricarla?" Oppure, se siete bloccati al tornello in uscita perché il credito non bastava: "Il credito non era sufficiente. Come pago la differenza?" C'è sempre una macchinetta apposita vicino ai tornelli di uscita.
Queste frasi sono il vostro paracadute. In linea generale non ne avrete bisogno: Google Maps vi guida ovunque e la Suica vi fa passare ai tornelli senza pensare. Ma se il telefono si scarica, se non avete internet, se siete in una stazione e non sapete cosa fare, queste frasi vi tirano fuori da qualsiasi situazione. Copiatele nelle note del telefono prima di partire. Quando ne avete bisogno, aprite la nota, copiate la frase, incollatela su Google Translate, traducete in giapponese, mostrate lo schermo.
Come funziona: cambiate solo le parti tra parentesi quadre [COSÌ] con le vostre informazioni specifiche. Il resto della frase resta uguale. Traducete in giapponese con Google Translate, mostrate lo schermo, e aspettate. Il personale giapponese è abituato a questo sistema e vi aiuterà con grande gentilezza.
I minimarket 7-Eleven, FamilyMart e Lawson sono ovunque, aperti 24 ore su 24, e sono una delle cose migliori del Giappone. Onigiri ripieni a circa €1,50, bento completi a €4–6, bagni pulitissimi gratuiti, ATM che funzionano sempre. Mangiare al kombini non è una soluzione di ripiego: i giapponesi lo fanno costantemente. Provate i sandwich di tamago (uovo) di FamilyMart: piccolo culto.
Il Takkyubin è un servizio di spedizione bagagli da hotel a hotel che in Giappone funziona in modo impeccabile. Invece di trascinare le valigie su treni e metro, le mandate avanti e viaggiate solo con uno zaino.
Come funziona: andate alla reception del vostro hotel la mattina (meglio entro le 10–11 per la consegna il giorno dopo), dite "Takkyubin please" e vi danno un modulo da compilare. Scrivete i vostri nomi, il nome e l'indirizzo dell'hotel di destinazione e il numero di telefono dell'hotel (potete cercarlo su Google). Scegliete la data di consegna, pagate circa €15–20 per valigia, e loro fanno tutto il resto. La valigia arriva all'hotel successivo entro il giorno indicato, di solito il giorno dopo se spedite la mattina.
Quando usarlo nel vostro viaggio: la tratta più utile è Tokyo–Kyoto (Giorno 4 verso Giorno 6): mandate avanti la valigia grande direttamente a Kyoto e a Hakone arrivate con il solo zaino. In ryokan le valigie grandi sono comunque scomode (i corridoi sono stretti, le stanze hanno tatami e poco spazio). L'altra tratta utile è Kyoto–Osaka (Giorno 9), soprattutto se prendete il Kyo Train Garaku dove l'atmosfera è da godersi senza pensare alle valigie. Non è obbligatorio, ma rende le giornate di trasferimento decisamente più leggere.
Il vostro profilo dice mercati e centri commerciali a 8/10, souvenir a 6/10. Vi indico le cose che secondo me valgono davvero la pena per il vostro viaggio.
Per il cibo (la passione che avete a 10/10): i Kit Kat in gusti che non esistono fuori dal Giappone (matcha, sakura, sake, wasabi: cambiano per stagione e città), il tè matcha sfuso dei negozi specializzati di Kyoto (Ippodo è il più storico), la salsa di soia artigianale dei piccoli produttori al Nishiki, le ceramiche da cucina al mercato Kuromon di Osaka, gli utensili da cucina a Kappabashi-dori a Tokyo (il quartiere dei coltelli).
Per i mercati e i grandi magazzini: i piani "depachika" sono i piani sotterranei dei grandi magazzini giapponesi (Isetan, Takashimaya, Daimaru), interamente dedicati al cibo: dolci raffinati, bento perfetti, oggetti regalo confezionati come gioielli. Sono un'esperienza in sé, anche solo per guardare.
Esenzione IVA: nei grandi negozi e nei department store, mostrando il passaporto alla cassa potete ottenere il rimborso dell'IVA (10%) sugli acquisti sopra i 5.000 yen. Tenete passaporto a portata e chiedete sempre.
La strategia: nei primi giorni esplorate e capite cosa vi piace. Gli acquisti seri fateli verso la fine: a Osaka avete Shinsaibashi-suji proprio l'ultima mattina, e prezzi spesso migliori di Tokyo per molte cose. Non comprate tutto il primo giorno pensando di non ritrovarlo: quasi tutto lo ritrovate.
In Giappone i farmaci da banco esistono ma le confezioni sono in giapponese, le dosi sono calibrate per corporature asiatiche e i prezzi nelle farmacie turistiche sono alti. Portate da casa quello che usate normalmente.
Il minimo utile: cerotti di varie misure, un antidolorifico (Brufen o Tachipirina), un antidiarroico, un antisettico per piccole ferite, il termometro, e tutti i medicinali specifici che usate abitualmente. Una crema per scottature solari leggera per le giornate molto calde di agosto.
L'acqua del rubinetto in Giappone è potabile ovunque, ottima qualità.
Agosto è il mese più caldo dell'anno in Giappone: temperature fra i 30 e i 38 gradi di giorno, umidità altissima (70–85%), notti tiepide attorno ai 26–28 gradi. Sono condizioni in cui il corpo italiano fatica più di quanto si pensi: pianifico apposta giornate con attività al mattino presto e dopo le sedici, e ore centrali al chiuso o in luoghi climatizzati (TeamLab, depachika, mercati coperti, treni). Portate vestiti molto leggeri, di lino o cotone, una felpa leggera per i locali iper-condizionati (a Tokyo le metro sono freddissime), un ombrello compatto (sia per pioggia improvvisa sia come parasole, lo fanno tutti i giapponesi), almeno due paia di scarpe per alternare e non avere mai i piedi sudati. Bevete molto, sempre: nelle stazioni e nei kombini i distributori automatici di acqua e tè freddo sono ovunque.
Una volta acquistati i biglietti aerei, il mio consiglio è di non fare il check-in online. Per i voli internazionali, alcune compagnie (soprattutto quelle asiatiche) hanno procedure di check-in online non semplicissime, ed è facile inserire dati sbagliati o fare errori sui documenti. Su un volo internazionale non è il massimo.
Il mio consiglio è questo: arrivate tre ore prima in aeroporto, sia in partenza dall'Italia che al ritorno dal Giappone, e andate direttamente al banco del check-in. Tanto dovete andarci comunque per caricare i bagagli (su questi voli non si può fare a meno del banco). Quindi tanto vale arrivare presto, mettersi tra i primi della fila appena aprono il banco, e fare tutto lì in una volta sola, con lo staff della compagnia davanti a voi.
Nel concreto: una volta comprati i biglietti, non dovete fare nulla online. Arrivate in aeroporto con tre ore di anticipo e andate al banco. Siete sicuri, siete tranquilli, non rischiate nulla.
Alcuni voli dall'Italia al Giappone prevedono uno scalo in Cina (Pechino, Shanghai, Guangzhou). Se è il vostro caso, niente panico: è una procedura standard.
Cosa succede allo scalo: scendete dall'aereo, dovrete passare di nuovo i controlli di sicurezza (metal detector, scanner bagagli a mano), e poi andrete al vostro gate per il secondo volo. Seguite le indicazioni "Transfer" o "Connecting Flights" all'interno dell'aeroporto: sono sempre ben segnalate, anche in inglese.
I bagagli non vi riguardano: le vostre valigie in stiva vengono trasferite automaticamente dalla compagnia aerea dal primo volo al secondo. Non dovete ritirarle allo scalo. Le ritroverete direttamente al nastro bagagli all'aeroporto di arrivo in Giappone. In oltre il 99% dei casi i bagagli arrivano senza problemi.
Prima di partire: attaccate fuori da ogni valigia un foglio ben visibile (o un cartellino rigido) con: nome e cognome, indirizzo di casa, numero di telefono, e indirizzo email. Scrivetelo grande e chiaro. Se per qualsiasi motivo la valigia si separa da voi, chi la trova ha tutti i dati per rintracciarvi.
Se il bagaglio non arriva al nastro: niente panico. Restate nella zona bagagli e andate direttamente al banco "Lost & Found" o "Baggage Service": lo trovate sempre nella stessa area del nastro bagagli, prima dell'uscita dalla zona doganale. Mostrate il baggage claim tag (l'etichetta adesiva che vi hanno dato al check-in in Italia, di solito attaccata alla carta d'imbarco o al passaporto, conservatela sempre). Il personale avvierà la ricerca e nella grande maggioranza dei casi il bagaglio viene ritrovato e consegnato al vostro hotel entro 24–48 ore.
Ambulanza e vigili del fuoco: 119. Polizia: 110. Japan Visitor Hotline in inglese 24/7: 050-3816-2787. Ambasciata italiana a Tokyo: +81-3-3453-5291.
Quando avete scritto "viaggio di coppia per imparare a invecchiare insieme" e "vorrei che mi entrasse sottopelle e a me e a mio marito", quelle frasi hanno guidato ogni scelta che avete visto in questo documento.
Avete chiesto un viaggio per imparare a invecchiare insieme. Per questo l'itinerario è costruito intorno a momenti rituali e condivisi: il ryokan a Hakone con la cena kaiseki e l'onsen, il kimono indossato insieme nei vicoli di Higashiyama, la cerimonia del tè in cui ci si guarda in silenzio mentre il maestro versa il matcha, la cooking class di Osaka in cui si torna a casa con qualcosa imparato a quattro mani. Sono i nuclei narrativi del viaggio: le cose che ricorderete, le cose di cui parlerete a tavola fra cinque anni.
Avete scritto "vorrei che mi entrasse sottopelle". Per questo non vi ho messo Tokyo–Kyoto–Osaka in modo turistico, ma ho costruito tappe lente: Hakone fra le due città grandi per spezzare il ritmo e darvi un onsen vero, Nara con i cervi e la foresta di Kasuga per un'esperienza onirica, l'alba a Fushimi Inari quando i vicoli rossi sono ancora vuoti. Le cose si vedono al meglio quando sono vissute con calma, e quando si è in due si possono permettere di andare lenti.
Avete dato 10/10 ai parchi e ai giardini. Li trovate ovunque nel viaggio, non come "tappa" ma come spina dorsale: Shinjuku Gyoen il primo pomeriggio, Yoyogi e Meiji a Tokyo, l'intero loop naturalistico di Hakone, il Parco di Nara con i cervi, Ryoan-ji con il suo giardino di pietre, il Bamboo Grove e il Tenryu-ji ad Arashiyama, il parco del Castello di Osaka. Sono almeno sette giornate punteggiate da verde sacro, ed è esattamente quello che avete chiesto.
Avete dato 10/10 al cibo di strada. Anche qui ogni giornata ne ha la sua dose: Omoide Yokocho a Tokyo la prima sera, Nakamise di Asakusa, Ameyoko di Ueno, il Nishiki Market di Kyoto a metà viaggio, lo street food dei vicoli di Higashiyama, il Kuromon Market e Dotonbori a Osaka. Avete due giornate intere dedicate ai mercati: Nishiki una mattinata di esplorazione di Kyoto, Kuromon una mattinata centrale a Osaka. La cooking class del Giorno 10 è la naturale conclusione di questa passione: imparate a fare voi quello che avete mangiato.
Avete chiesto un ryokan e un kimono. Sono entrambi dentro, e nei loro punti più giusti: Hakone è il luogo classico per il ryokan (cena kaiseki, onsen sulfureo, futon su tatami), Kyoto è il luogo classico per il kimono (vicoli storici di Higashiyama, scenografia perfetta). Non sono "esperienze turistiche": sono i due gesti più tradizionali che si possono fare in Giappone.
Avete preferito "luoghi più ricercati e meno frequentati, fuori dal comune". Per questo l'itinerario evita i percorsi più battuti dai pacchetti standard: niente Hiroshima ("a tutti i costi" non è il vostro stile), niente museo dentro al castello di Osaka (i musei li avete a 2/10), e tutte le scelte degli orari sono state pensate per evitare la folla: Fushimi all'alba, Sensoji prima delle nove, Arashiyama nel tardo pomeriggio. La sera del 16 agosto a Kyoto, se le date lo permettono, c'è una possibilità rarissima: il Daimonji, una delle esperienze più spirituali di tutto il calendario giapponese.
Avete escluso il Wagyu. Per questo non lo trovate in nessuna giornata. È sostituito da quello che invece avete amato dichiaratamente: street food, cooking class, kaiseki nel ryokan.
Questo è il vostro viaggio, Enrica e Maurizio. Il tracciato è qui. Il resto lo scoprite camminando, ed è quello il bello.
Questa lista è il vostro ultimo giro di controllo prima di chiudere la porta di casa. Stampatela o screenshottatela. Quando avete spuntato tutto, siete pronti.
C'è una cosa che consiglio sempre a chi sta per partire, e non è un'app, un gadget o una guida in più.
È un libro. Si chiama Le crepe sono fatte per l'oro e l'ho scritto io.
Non è una guida di viaggio. È un libro di storie e concetti giapponesi, quelli che cambiano il modo di guardare le cose. Il kintsugi, l'arte di riparare con l'oro ciò che si è rotto. Il wabi-sabi, la bellezza di ciò che è imperfetto. L'ikigai, il motivo per cui ci si alza la mattina.
Perché leggerlo prima di partire: quando camminerete tra i templi di Kyoto, quando vi siederete davanti al giardino zen di Ryoan-ji, quando guarderete il maestro versare il tè nella ciotola in silenzio, quelle scene avranno un significato diverso se conoscete già la filosofia che le ha create. Il viaggio inizia prima dell'aeroporto: inizia nel momento in cui entrate nella cultura con lo sguardo giusto.
Molte persone che ho aiutato a organizzare il viaggio mi hanno detto la stessa cosa al ritorno: "Non ho solo visitato il Giappone, l'ho capito." Questo libro è il motivo. E per chi sta facendo un viaggio per "imparare a invecchiare insieme", il kintsugi (la bellezza di ciò che si è rotto e si è ricomposto) è un concetto che probabilmente vi entrerà sotto pelle più di tanti altri.
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