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Avete scritto che questo viaggio è un "sogno dal 2019", che siete "appassionati della cultura giapponese antica e del cibo" e che dal Giappone volete portarvi a casa "memorie, legame, conoscenza della filosofia e cultura giapponese". Avete anche scritto una cosa che ha pesato su ogni singola giornata di questo piano: che viaggiate con un bambino di quasi quattro anni e che volete "attività tranquille e ritmi non troppo serrati".
Ho costruito questo GiappoPlan tenendo insieme queste due cose, scelta dopo scelta. Non è un itinerario generico: è pensato per una famiglia che vuole il Giappone vero, quello antico e spirituale, senza correre. Ci sono venti giorni davanti a voi e non c'è nemmeno una giornata intensa in tutto il viaggio. È una decisione precisa, non una dimenticanza.
Il tracciato è qui. L'80–90% del viaggio è già definito: dove andare, quando, come spostarsi, cosa vedere. Il resto lo scoprite camminando, ed è quello il bello.
Il percorso si muove da est verso ovest in modo lineare: arrivate a Tokyo, attraversate le Alpi giapponesi, scendete nel cuore culturale del paese, salite sulla montagna sacra del buddhismo Shingon e chiudete con l'energia di Osaka. Nessuno zig-zag: l'unico ritorno verso est è il trasferimento finale a Haneda, imposto dal volo di rientro.
| Città | Date | Notti | Alloggio prenotato |
|---|---|---|---|
| Tokyo | 8–14 mar | 6 | Hotel Via Inn Prime Akasaka |
| Kanazawa | 14–16 mar | 2 | Minshuku Ginmatsu |
| Takayama | 16–18 mar | 2 | Ryokan Oyodo Koto No Yume |
| Kyoto | 18–23 mar | 5 | Hotel Miru Kyoto Gion |
| Monte Koya | 23–24 mar | 1 | Eko-in, alloggio nel tempio |
| Osaka | 24–26 mar | 2 | Henn na Hotel Osaka Shinsaibashi |
| Haneda | 26–27 mar | 1 | The Royal Park Hotel Tokyo Haneda Airport Terminal 3 |
Gli alloggi sono già prenotati, quindi questa sezione non serve per scegliere dove dormire. Serve per capire dove siete, cosa trovate fuori dalla porta e come vi muovete da lì.
Una cosa la dico subito, perché è la cosa più importante: in Giappone la zona conta più del nome dell'hotel, e le vostre zone sono tutte azzeccate. Non c'è niente da cambiare. Ci sono però due strutture con caratteristiche particolari che è meglio conoscere prima di arrivarci, e ve le spiego qui sotto.
Dopo bagagli e immigrazione (calcolate un'ora e mezza abbondante), prendete il Keikyu Airport Line da Haneda Airport Terminal 3 Station fino a Shinagawa Station, poi la metro fino ad Akasaka. In tutto una quarantina di minuti. Il vostro primo sguardo al Giappone è quello dal finestrino, con i quartieri bassi che diventano lentamente città.
Oggi non si fa nient'altro, ed è la scelta giusta. Vostro figlio ha appena attraversato otto fusi orari e il jet lag di un bambino piccolo dura due o tre giorni: qualsiasi cosa proviate a incastrare oggi, la pagate domani.
Nel pomeriggio, a cinque minuti a piedi dall'hotel, c'è il santuario di Hie Jinja: una salita di torii rossi affiancati, come una versione in miniatura e silenziosa di Fushimi Inari, in mezzo a un quartiere di uffici. Quasi nessun turista, ingresso libero. È un primo contatto perfetto: mezz'ora, tutto a piedi, nessuna coda.
La sera, cena in una delle izakaya di Akasaka. Mangiate presto, tornate, dormite.
Seconda giornata ancora volutamente corta, quattro ore scarse. Il corpo di un bambino si riassesta al suo ritmo, non al vostro.
Andate ad Asakusa, il quartiere più antico di Tokyo. Il Tempio Senso-ji è gratuito e si visita con calma: la grande lanterna rossa del Kaminarimon, la fontana per la purificazione delle mani all'ingresso, l'incenso che si brucia davanti alla sala principale e il fumo che ci si passa addosso per stare bene. Sono gesti che si possono fare anche con un bambino in braccio, e che raccontano da soli metà di quello che siete venuti a capire.
La via Nakamise, che porta al tempio, è duecento metri di bancarelle: ningyo-yaki appena sfornati, senbei grigliati sul momento, dolci di riso, ventagli, tenugui. È il vostro primo street food giapponese, ed è anche il posto giusto per i primi souvenir artigianali.
Nel pomeriggio scendete verso il fiume Sumida. Dalla terrazza panoramica all'ultimo piano dell'Asakusa Culture Tourist Information Center, che è gratuita e quasi sempre vuota, si vede lo Skytree in tutta la sua altezza con il tempio in primo piano: è la vista che tutti pagano tredici euro per avere dall'alto, e voi ce l'avete da qui senza biglietto.
Oggi è la giornata di vostro figlio, e ha una qualità rara: si svolge tutta dentro un unico parco, quindi non prendete un mezzo pubblico dalla mattina alla sera.
Si comincia dallo Zoo di Ueno, il più antico del Giappone, che avete chiesto esplicitamente. Circa trecento specie divise tra il giardino orientale e quello occidentale, collegati da un ponte pedonale. Elefanti, tigri, gorilla, orsi polari, l'ibis becco a scarpa che sta immobile per venti minuti e poi si muove all'improvviso. E, in mezzo alle altre specie, i capibara: se per qualsiasi motivo il locale con i capibara di dopodomani non dovesse funzionare, li vedete comunque qui. L'ingresso per vostro figlio è gratuito, per voi costa poco più di tre euro a testa. Calcolate una mattinata intera.
Pranzo dentro il parco. Poi, a due passi, il Museo Nazionale di Tokyo: è il museo più importante del Giappone per l'arte antica, quella che avete detto di amare. Non fatelo tutto, sarebbe un errore con un bambino stanco. Entrate nell'edificio principale, l'Honkan, e fate solo le sale delle armature dei samurai, delle spade, delle ceramiche e dei paraventi dipinti. Un'ora e mezza scarsa e uscite con la testa piena.
La sera, Ameyoko: il mercato sotto i binari sopraelevati, un chilometro di bancarelle di pesce, frutta, spezie e cibo di strada, con le urla dei venditori. È rumoroso, vivo e per niente turistico. Si cena camminando.
Giornata di respiro, costruita su due cose che amate e che qui non costano niente: i giardini storici e gli oggetti fatti bene.
La mattina ai Giardini Higashi Gyoen, la parte orientale del Palazzo Imperiale, aperta al pubblico e a ingresso libero. Sono le mura dell'antico castello di Edo con dentro prati enormi, boschetti di susini in fiore a marzo, un giardino giapponese classico e le fondamenta in pietra del torrione da cui si vede tutto. Vostro figlio può correre: è uno dei pochi posti a Tokyo dove si può davvero.
Nel pomeriggio, dieci minuti di metro e siete a Ginza. Qui c'è la risposta alla vostra richiesta sull'orologeria: il Museo Seiko Ginza, dentro l'edificio Wako all'incrocio principale, è gratuito. Racconta la storia della misurazione del tempo dalle clessidre giapponesi ai primi orologi da polso fino al quarzo, con circa cinquecento pezzi esposti e un piano intero dedicato a Grand Seiko. Vale un'ora, forse un'ora e mezza se vi appassionate.
Il resto del pomeriggio è Ginza: le vetrine, i grandi magazzini storici, i piani sotterranei dedicati al cibo. È la zona giusta per i souvenir di qualità, quelli che valgono la pena di essere portati a casa.
La mattina al Santuario Meiji Jingu: centosettantamila alberi piantati a mano un secolo fa, un bosco vero nel mezzo di Tokyo. Si entra da un torii di cipresso alto dodici metri e si cammina su un viale di ghiaia per dieci minuti prima di arrivare al santuario. Il silenzio arriva prima del santuario stesso, ed è quella la cosa che ricorderete. Ingresso libero, tutto pianeggiante, un'ora e mezza.
All'uscita siete a Harajuku, e qui c'è l'esperienza che avete chiesto: un animal café con i capibara. Il locale sta su Takeshita-dori, a cinque minuti dal santuario, e ospita un capibara insieme a un gruppo di gatti. Si sta seduti per una quarantina di minuti, si accarezzano, si dà loro da mangiare. Per un bambino di quattro anni i gatti sono spesso l'incontro migliore: il capibara è grosso e imponente, i gatti sono alla sua altezza.
Il pomeriggio è Harajuku e Shibuya: la via Takeshita con i suoi negozi assurdi, il viale alberato di Omotesando, e poi l'incrocio di Shibuya al calare della sera, quando si accendono gli schermi. Nel palazzo Parco c'è un Pokemon Center a ingresso libero: venti minuti di sosta che fanno felice un bambino e non costano niente.
Avete chiesto mercatini vintage e antiquariato, e oggi è la giornata dedicata a questo.
La mattina a Shimokitazawa, quindici minuti di treno da Shibuya: è il quartiere del vintage di Tokyo, un reticolo di strade strette senza traffico con decine di negozi di abbigliamento usato, dischi, oggettistica d'epoca, kimono di seconda mano e ceramiche. Non dipende da un calendario, sono negozi aperti tutti i giorni, e questa è la ragione per cui l'ho scelto: i grandi mercati dell'antiquariato hanno date fisse che quest'anno non coincidono con la vostra settimana a Tokyo. Shimokitazawa invece c'è sempre, e ha bar e panetterie ogni cinquanta metri per le pause.
Nel pomeriggio spostatevi a Shinjuku. L'osservatorio del Palazzo del Governo Metropolitano è al duecentodecimo piano ed è gratuito: si sale in ascensore in cinquantacinque secondi e nelle giornate limpide di marzo si vede il Monte Fuji all'orizzonte. È il modo migliore di soddisfare i panorami senza spendere venti euro a testa altrove.
La sera Shinjuku si accende, ed è il momento in cui capite perché tutti fotografano questa città di notte. Cenate in una delle izakaya del quartiere: le insegne sono verticali e illuminate, si sale al secondo o terzo piano, e dentro si mangia benissimo.
Lasciate le camere e prendete lo Hokuriku Shinkansen da Tokyo Station a Kanazawa Station: due ore e mezza, con le pianure che diventano montagne e poi la neve sui fianchi dei monti. Comprate i bento in stazione prima di salire, è metà del piacere del viaggio.
Arrivate nel primo pomeriggio. Il vostro alloggio è dentro Higashi Chaya, il quartiere delle case da tè, ed è tutto quello che serve fare oggi: posare le valigie e camminare.
Higashi Chaya è fatto di strade lastricate e case di legno a due piani con le finestre a griglia, intatto da duecento anni. Le case da tè erano i luoghi dove le geiko si esibivano, e alcune sono ancora attive. Al tramonto si accendono le lanterne e il quartiere si svuota: siccome ci dormite dentro, questa è un'ora che quasi nessun turista vede.
Kanazawa è la capitale della foglia d'oro giapponese, e qui la mettono ovunque, compreso il gelato. È il souvenir artigianale della città.
Kanazawa è una città piccola e compatta che la maggior parte dei viaggiatori salta, ed è esattamente per questo che vale. Oggi la girate quasi tutta a piedi.
La mattina al Giardino Kenroku-en, uno dei tre grandi giardini storici del Giappone. Il nome significa "giardino dei sei elementi": spaziosità, raccoglimento, artificio, antichità, corsi d'acqua e panorami, le sei qualità che secondo la tradizione cinese non possono coesistere. Qui coesistono.
A pochi minuti c'è il Castello di Kanazawa con il suo parco, e poco più in là Nagamachi, il quartiere dove vivevano i samurai: muri di terra battuta protetti da stuoie di paglia in inverno, canali d'acqua, silenzio. L'accesso alle strade è libero.
Pranzo al Mercato di Omicho, coperto, duecentottanta anni di storia e il pesce migliore del Mar del Giappone: granchio, ricci di mare, gamberi dolci. Si mangia in piedi alle bancarelle o seduti nei piccoli ristoranti al piano di sopra. È uno dei momenti di cibo più belli del viaggio.
Anche stasera cena presto per via del coprifuoco.
Avevate scritto "gita in giornata a Shirakawa-go da organizzare". La soluzione più elegante è non fare una gita: Shirakawa-go è esattamente sulla linea del bus che collega Kanazawa a Takayama, quindi ci si ferma passando, senza perdere un giorno e senza tornare indietro.
Il bus parte da Kanazawa Station, fermata numero 2 dell'uscita est, e in un'ora e un quarto vi porta al Shirakawa-go Bus Terminal. Il paesaggio cambia mentre salite: valli strette, fiumi verdi, neve.
Shirakawa-go è un villaggio patrimonio UNESCO di case gassho-zukuri, cioè "a mani giunte in preghiera": tetti di paglia inclinati di quarantacinque gradi per far scivolare via la neve, alcuni vecchi di due secoli e ancora abitati. A metà marzo la neve è spesso ancora sui tetti, ed è la versione più bella del villaggio. Salite al belvedere di Shiroyama per la fotografia d'insieme: sono venti minuti di salita o una navetta. Calcolate tre ore in tutto, pranzo compreso.
Nel primo pomeriggio riprendete il bus per Takayama Nohi Bus Center, altri cinquanta minuti. Il vostro ryokan è lì accanto.
Takayama è la città dove il Giappone di trecento anni fa è ancora in piedi, e oggi è tutta vostra.
Si comincia presto con i mercati mattutini: quello di Miyagawa lungo il fiume e quello di Jinya-mae davanti all'antico palazzo di governo, entrambi attivi dalle sette del mattino. Verdure di montagna, sottaceti, miso, artigianato, fiori. Le famiglie che tengono le bancarelle sono le stesse da generazioni. Mezz'ora di passeggiata lenta con qualcosa di caldo in mano.
Poi Sanmachi Suji, tre vie parallele di case in legno scuro del periodo Edo, con le distillerie di sake riconoscibili dalla palla di rami di cedro appesa fuori dalla porta, le botteghe di lacche e le case dei mercanti visitabili. Non c'è niente di ricostruito, è tutto originale. Un'ora e mezza a passo lento.
Nel pomeriggio il percorso di Higashiyama, un sentiero che collega una dozzina di templi e santuari lungo la collina che sovrasta la città. È gratuito, è quasi deserto, e ci si mette poco più di un'ora. Per due persone che hanno scritto di voler capire la filosofia giapponese e non solo fotografarla, questa è probabilmente l'ora più preziosa della settimana.
La sera è la sera del manzo Hida. È wagyu di prima categoria, allevato in queste valli, e qui costa una frazione di quello che costerebbe a Kobe o a Tokyo. Potete prenderlo come yakiniku, cotto da voi sul braciere al centro del tavolo, oppure come sukiyaki. È l'esperienza che avete chiesto e questo è il posto giusto per farla.
Colazione tradizionale al ryokan, poi il viaggio più lungo del vostro Giappone, ed è anche il più bello.
Partite da Takayama Station con il Limited Express Hida fino a Nagoya Station: due ore e venti lungo la gola del fiume Hida, con il treno che segue l'acqua tra le montagne. Chiedete i posti sul lato destro nel senso di marcia. A Nagoya cambiate sul Tokaido Shinkansen e in trentacinque minuti siete a Kyoto Station.
Arrivate nel primo pomeriggio. L'hotel è dentro Gion, quindi non serve nessun mezzo: si posano le valigie e si esce.
Il primo pomeriggio a Yasaka Jinja, il santuario con le centinaia di lanterne di carta appese sotto il padiglione centrale, che sta all'estremità della via principale di Gion. Poi il parco Maruyama dietro il santuario, e la discesa lungo Hanamikoji al crepuscolo, quando si accendono le lanterne davanti alle case da tè.
Se avete fortuna vedrete una maiko attraversare la strada in fretta per andare a lavorare. Non fotografatela da vicino e non fermatela: è una regola che a Kyoto prendono molto sul serio, ed è giusto così. Guardatela e basta.
Questa è la giornata simbolo del viaggio, e ha una caratteristica che vale oro con un bambino: non si prende un solo mezzo pubblico. Tutto quello che segue è nel raggio di venti minuti a piedi dal vostro hotel.
Si comincia con il noleggio del kimono. I negozi di Gion e Higashiyama vestono anche i bambini, e il costume completo comprende obi, calzature e acconciatura. Vi vestono in un'ora circa e il kimono si riconsegna nel tardo pomeriggio.
Poi si sale verso Kiyomizu-dera, il tempio costruito su un fianco di collina con la grande terrazza in legno sostenuta da centoventi pilastri senza un solo chiodo. Dalla terrazza si vede tutta Kyoto. È uno dei luoghi più fotografati del Giappone, e in kimono la fotografia diventa un'altra cosa.
Si scende a piedi lungo Sannenzaka e Ninenzaka, due strade in pendenza lastricate con le case di legno e le botteghe di ceramica, tè e dolci. È la Kyoto che avevate in testa quando avete iniziato a sognare questo viaggio nel 2019.
Nel pomeriggio, sempre in kimono, la cerimonia del tè che avete chiesto. Non è una degustazione: è un rituale codificato in cui ogni gesto ha un significato, dal modo di piegare il panno di seta al numero di rotazioni della ciotola prima di bere. Dura circa un'ora ed è, di tutte le cose che farete, quella che risponde più direttamente al desiderio che avete espresso di capire la filosofia e non solo di guardare i luoghi.
Oggi si esce da Gion e si va a ovest, con un'unica regola: partire presto.
La foresta di bambù di Arashiyama va vista prima delle nove del mattino. Dopo è una fila. Prima è un corridoio verde di canne alte venti metri con la luce che filtra di taglio e il rumore del vento tra i fusti, che i giapponesi hanno inserito ufficialmente nell'elenco dei cento paesaggi sonori da proteggere.
A due passi c'è il Tempio Tenryu-ji e soprattutto il suo giardino, disegnato nel Trecento e mai modificato: uno stagno, pini, rocce e le montagne dietro usate come parte della composizione. Vale l'ingresso solo per il giardino. Un'ora.
Poi il ponte Togetsukyo sul fiume, le botteghe della via principale, il pranzo.
Nel primo pomeriggio prendete il bus verso nord fino al Padiglione d'Oro, Kinkaku-ji: trentacinque minuti di trasferimento che sono anche il riposo pianificato della giornata, con vostro figlio che probabilmente dorme. Il padiglione è coperto di foglia d'oro vera e si riflette nello stagno davanti. Il percorso è circolare, piano e si fa in tre quarti d'ora.
Rientro a Gion per cena.
Questa è la coincidenza più fortunata del vostro viaggio, e vale la pena capire perché.
Il ventuno di ogni mese il Tempio To-ji, patrimonio UNESCO, ospita il Kobo-ichi: quasi mille bancarelle che occupano tutto il recinto del tempio, dalle sette del mattino fino alle quattro del pomeriggio. Antiquariato vero, kimono d'epoca, ceramiche, rotoli dipinti, utensili, giocattoli antichi, e in mezzo decine di banchi di cibo di strada. Si contratta, cosa rarissima in Giappone.
Ma non è solo un mercato. È una festa religiosa mensile che commemora la morte di Kobo Daishi, cioè il monaco Kukai, fondatore del buddhismo Shingon, morto il ventunesimo giorno del terzo mese dell'anno 835. Fra le bancarelle vedrete monaci e pellegrini che pregano. È sacro e profano insieme, ed è esattamente il tipo di cosa che non si può programmare: capita che ci siate.
Tenete a mente questa data, perché tra due giorni dormirete sulla montagna che Kukai stesso ha fondato. Il filo che unisce le due cose è il cuore di questo viaggio.
Andateci presto, il mercato è enorme e camminare nella folla è lento. È anche il posto migliore del viaggio per il vintage e per i souvenir che avete chiesto.
Nel pomeriggio, quindici minuti di treno e siete a Fushimi Inari Taisha: il santuario dei torii arancioni che si susseguono per chilometri lungo il fianco della montagna. L'ingresso è libero. Con un bambino non si sale in cima, ma i primi trenta o quaranta minuti di sentiero sono la parte più bella, e nel tardo pomeriggio la luce entra di lato tra un torii e l'altro.
Quarantacinque minuti di treno da Kyoto Station a Nara Station sulla linea JR Nara, e arrivate in un posto che non assomiglia a nessun altro.
Nara Park è un parco pubblico enorme e pianeggiante dove vivono liberamente circa milleduecento cervi sika. Non sono in un recinto: camminano tra le persone, attraversano le strade, si avvicinano e aspettano i biscotti di riso che vendono le bancarelle a due euro il pacchetto. Alcuni hanno imparato a inchinarsi per chiederli. Per un bambino di quattro anni questa è probabilmente la giornata che ricorderà per tutta la vita.
Dentro il parco c'è il Tempio Todai-ji: la sala del Grande Buddha è uno degli edifici in legno più grandi del mondo e dentro c'è un Buddha di bronzo alto quindici metri, fuso nel 752. Si entra, si alza la testa e non si parla per un po'.
Poco più in là, il Santuario Kasuga Taisha, raggiungibile lungo un viale nel bosco fiancheggiato da tremila lanterne di pietra coperte di muschio. Il viale è gratuito e vale quanto il santuario stesso.
Oggi si sale su una montagna sacra, e il viaggio fa parte dell'esperienza. Sono circa quattro ore con tre cambi, quindi partite dopo colazione senza indugiare.
Il percorso è questo: Kyoto Station con il JR Special Rapid fino a Osaka Station (mezz'ora), poi la JR Osaka Loop Line fino a Shin-Imamiya Station (un quarto d'ora), dove i binari della Nankai sono collegati direttamente. Da Shin-Imamiya prendete la Nankai Koya Line fino a Gokurakubashi Station, capolinea: un'ora e mezza tra le risaie prima e le gole di montagna poi. A Gokurakubashi salite sulla funicolare del Monte Koya, cinque minuti quasi verticali, fino a Koyasan Station. Da lì l'ultimo pezzo è in autobus, dieci minuti fino al centro del paese.
Arrivate nel primo pomeriggio. L'arrivo a Eko-in è tra le tre e le cinque e la cena è servita presto, verso le cinque e mezza, quindi non fate tardi.
Prima di cena andate al Danjo Garan, il complesso di templi fondato da Kukai nell'anno 816: la grande pagoda vermiglio alta cinquanta metri è il centro simbolico di tutto il buddhismo Shingon. È il tempio che quel monaco di cui avete visto il mercato due giorni fa ha costruito con le sue mani.
La cena è shojin ryori, la cucina dei monaci: interamente vegetale, servita in camera su vassoi laccati, otto o dieci piccole portate tra cui il tofu di sesamo, che è la specialità della montagna. Nessun ingrediente animale, nessun aglio, nessuna cipolla.
E dopo cena, la cosa per cui siete saliti fin qui: Okunoin al buio. Sono due chilometri di sentiero dentro una foresta di cedri millenari, tra duecentomila tombe coperte di muschio, illuminati solo dalle lanterne di pietra. In fondo c'è il mausoleo di Kukai, dove secondo la tradizione Shingon lui non è morto ma è in meditazione eterna, e dove i monaci gli portano da mangiare due volte al giorno da milleduecento anni. Per gli ospiti dei templi la passeggiata è libera e gratuita. Se vostro figlio si stanca, i primi cinquecento metri bastano.
La giornata comincia molto presto, all'alba, con la preghiera mattutina nella sala principale del tempio e subito dopo la cerimonia del fuoco goma: il monaco brucia centinaia di tavolette di legno di cedro su cui sono scritte le preghiere, mentre il fuoco sale e i canti continuano. Si sta seduti a pochi metri. È un rito che si celebra qui ogni singola mattina da secoli e non è uno spettacolo per visitatori: è la giornata di lavoro dei monaci, a cui vi lasciano assistere.
Colazione shojin ryori, poi si scende. Funicolare, Nankai Koya Line fino a Nankai Namba Station, e verso l'ora di pranzo siete a Osaka. Il vostro hotel è a Shinsaibashi, a pochi minuti.
E qui arriva l'altra coincidenza fortunata del viaggio. L'Edion Arena Osaka, che ospita il torneo di sumo di primavera, è a cinque minuti a piedi da Namba, e il torneo del 2027 dovrebbe svolgersi proprio in questi giorni: quindici giornate da metà a fine marzo. Il vostro pomeriggio cade a torneo iniziato.
Avevate chiesto gli allenamenti di sumo. Questo è meglio: sono gli incontri veri. Il biglietto vale per l'intera giornata e si può entrare e uscire liberamente. Arrivate a metà pomeriggio, in tempo per la cerimonia d'ingresso della divisione maggiore, con i lottatori che entrano sul ring in fila indossando i grembiuli cerimoniali ricamati, e restate per gli incontri di vertice che occupano le ultime due ore. Ogni scontro dura pochi secondi e i rituali che lo precedono durano quattro minuti: il sale gettato sull'argilla, i piedi battuti a terra, gli sguardi. È al chiuso e si sta seduti, il che dopo un cambio di città con un bambino è esattamente quello che serve.
La sera, il vostro primo Dotonbori: il canale con le insegne al neon, il Glico Man, il granchio meccanico. Takoyaki fatti al momento, okonomiyaki sulla piastra. Avete messo il cibo di strada a dieci su dieci, e questa è la sua capitale mondiale.
La mattina all'Osaka Aquarium Kaiyukan, che avete chiesto. Si arriva con la metro alla stazione Osakako e dieci minuti a piedi.
È uno dei più grandi acquari del mondo, costruito come un percorso a spirale che si scende un piano alla volta seguendo la stessa vasca centrale dall'alto verso il basso: dentro ci sono due squali balena, che sono i pesci più grandi del pianeta e nuotano lentissimi a mezzo metro dal vetro. Ci sono anche le lontre, i pinguini, le foche dell'Artico e una vasca delle meduse. Calcolate tre ore piene.
Nel pomeriggio rientrate verso Namba e andate al Mercato di Kuromon: seicento metri di galleria coperta, centoquaranta anni di storia, il posto che a Osaka chiamano "la cucina della città". Sashimi tagliato davanti a voi, capesante grigliate sul momento, spiedini di gamberi, ricci di mare, frutta perfetta esposta come gioielleria. Si mangia camminando, ed è un pranzo tardo o una merenda molto seria.
Poi la galleria di Shinsaibashi, che è coperta e lunga chilometri e comincia proprio sotto il vostro hotel: è il posto giusto per gli ultimi acquisti seri, e per l'esenzione dell'IVA basta il passaporto alla cassa nei negozi più grandi.
La sera si torna a Dotonbori. Il neon sull'acqua di sera è la fotografia che chiude il viaggio.
Ultima mattina di Giappone vero, e la passate all'aria aperta: il parco del Castello di Osaka. Il parco è gratuito, enorme, con i fossati d'acqua e le mura ciclopiche di pietra, e il torrione si fotografa benissimo dall'esterno senza pagare l'ingresso. A fine marzo, se i ciliegi precoci sono aperti, questo è uno dei posti migliori della città per vederli.
Poi lasciate le camere e prendete il Tokaido Shinkansen da Shin-Osaka Station a Tokyo Station, due ore e mezza. Da Tokyo Station fate un salto sulla Yamanote fino a Hamamatsucho Station e da lì il Tokyo Monorail fino a Haneda Airport Terminal 3, venti minuti sopra la baia.
Il Royal Park è dentro il terminal. Serata tranquilla, valigie chiuse, e se avete voglia l'ultima cena giapponese nella piazza in stile Edo al quarto piano.
Colazione con calma, poi gli ultimi acquisti nei negozi del terminal, che a Haneda sono ottimi: dolci regionali confezionati, tè, artigianato, tutto quello che avete visto in giro per il Giappone e non avete comprato.
Il volo parte alle 13.20 e i banchi chiudono verso le 10.50, quindi presentatevi al check-in per le dieci e venti. Prendete l'ascensore e siete lì.
Sayonara.
I voli sono già prenotati. Per tutto il resto viaggiate con biglietti singoli, che per il vostro itinerario specifico è la scelta più conveniente. Nella tabella trovate ogni tratta con le stazioni di partenza e arrivo esatte, perché sbagliare stazione in Giappone è più facile di quanto sembri: a Kyoto, per dire, ci sono due stazioni principali che non si parlano tra loro.
| Tratta | Mezzo | Durata | Costo famiglia |
|---|---|---|---|
| Haneda → Akasaka Haneda Airport Terminal 3 Station → Shinagawa Station, poi metro |
Keikyu Airport Line + metro | 40 min | €10 |
| Tokyo → Kanazawa Tokyo Station → Kanazawa Station |
Hokuriku Shinkansen (JR) | 2h 30min | €180 |
| Kanazawa → Shirakawa-go → Takayama Kanazawa Station, fermata bus 2 uscita est → Shirakawa-go Bus Terminal → Takayama Nohi Bus Center |
Nohi Bus (due biglietti separati, prenotazione obbligatoria) | 1h 15min + 50 min | €80 |
| Takayama → Kyoto Takayama Station → Nagoya Station (cambio) → Kyoto Station |
Limited Express Hida (JR) + Tokaido Shinkansen (JR) | 3h 15min | €130 |
| Kyoto → Nara e ritorno Kyoto Station → Nara Station |
JR Nara Line (treno locale) | 45 min | €20 |
| Kyoto → Osaka Kyoto Station → Osaka Station → Shin-Imamiya Station |
JR Special Rapid + JR Osaka Loop Line | 45 min | €10 |
| Monte Koya, andata e ritorno Shin-Imamiya Station → Gokurakubashi Station → funicolare → Koyasan Station; ritorno fino a Nankai Namba Station |
Nankai Koya Line + funicolare + bus (Koyasan World Heritage Ticket) | 1h 45min per tratta | €60 |
| Osaka → Tokyo Shin-Osaka Station → Tokyo Station |
Tokaido Shinkansen (JR) | 2h 30min | €180 |
| Tokyo → Haneda Tokyo Station → Hamamatsucho Station → Haneda Airport Terminal 3 |
JR Yamanote + Tokyo Monorail | 35 min | €10 |
Il JR Pass è un abbonamento settimanale che copre tutti i treni JR inclusi gli Shinkansen. Il vantaggio è la semplicità: un solo acquisto, poi salite su qualsiasi treno JR senza pensare ai biglietti. Lo svantaggio è che non include il treno più veloce sulla tratta Tokyo-Osaka, il Nozomi: con il JR Pass dovete prendere lo Hikari, che impiega circa tre ore contro le due e un quarto del Nozomi.
Per questo viaggio specifico non conviene, e i numeri sono netti. Le vostre tratte coperte dal pass valgono circa 240 euro a persona, mentre il pass da quattordici giorni, che è quello che vi servirebbe visto che i vostri spostamenti JR si distribuiscono su tredici giorni, ne costa 445. In più tre dei vostri trasferimenti importanti non sono coperti in nessun caso: il bus per Shirakawa-go e Takayama, la linea Nankai per il Monte Koya e il Keikyu dall'aeroporto. Comprando i biglietti singoli risparmiate circa 205 euro a persona, cioè più di 400 euro a famiglia.
Se in futuro decideste di usarlo per un altro viaggio, acquistatelo su japanrailpass.net: vi arriva a casa un coupon da ritirare fisicamente al desk JR all'aeroporto appena atterrate.
La Welcome Suica è una tessera prepagata che appoggiate ai tornelli della metro, dei treni locali e dei bus. Il sistema scala automaticamente il prezzo giusto. Funziona anche nei kombini e nei distributori automatici per pagare. Non richiede deposito, è valida 28 giorni, e il saldo residuo non è rimborsabile, quindi caricatela in piccole quantità verso fine viaggio. I bambini sotto i 6 anni viaggiano gratis su tutti i treni, quindi a vostro figlio non serve nessuna tessera.
A Haneda (Terminal 3): dopo i controlli, seguite le indicazioni per il Tokyo Monorail. Le macchinette Welcome Suica sono alla sinistra dei tornelli nella zona arrivi del Terminal 3, disponibili anche in inglese. Selezionate la lingua, scegliete l'importo di ricarica (consiglio 2.000 yen per iniziare), pagate in contanti o con carta, e la tessera esce. Se le macchinette hanno coda o problemi, c'è il JR East Travel Service Center, lo sportello con personale, sullo stesso piano vicino ai tornelli.
A Narita, se in futuro doveste passare da lì: stesse macchinette davanti ai tornelli JR, sia al Terminal 1 che al Terminal 2·3.
Opzione iPhone (da casa, prima di partire): se avete un iPhone 8 o successivo e una carta di credito (Mastercard, American Express o Visa) collegata ad Apple Pay, potete creare una Suica digitale direttamente dal telefono senza comprare la tessera fisica. Aprite l'app Wallet, toccate il pulsante "+" in alto a destra, selezionate "Carta trasporti", scegliete "Suica", scegliete un importo iniziale e confermate il pagamento con Apple Pay. Fatto: la Suica è nel telefono. Appoggiate il telefono ai tornelli esattamente come fareste con la tessera fisica. La ricarica si fa direttamente da Wallet. Funziona anche senza internet e con il telefono in standby. Se avete un Apple Watch, potete trasferire la Suica anche lì.
Quanto caricare: partite con 2.000 o 3.000 yen e ricaricate quando scendete sotto i 1.000. Potete ricaricare alle macchinette in qualsiasi stazione, agli ATM dei 7-Eleven, oppure direttamente da Wallet se avete la Suica su iPhone.
Opzione consigliata: prenotate in anticipo su Klook. Per tutti i trasporti intercity della tabella qui sopra (esclusa la tratta Kyoto-Nara e i treni locali, che non richiedono prenotazione), consiglio di comprare i biglietti prima di partire. Avete tutto pronto sul telefono, sapete già su quale treno salite, e non dovete pensarci sul momento. Il costo è leggermente superiore rispetto all'acquisto diretto, ma la comodità vale la differenza, soprattutto viaggiando con un bambino.
Il bus per Takayama fa eccezione: la prenotazione è obbligatoria e si fa su Japan Bus Online. Le vendite aprono un mese prima della data di viaggio e i posti si esauriscono, quindi segnatevi il giorno in cui aprono. Ricordate che vi servono due biglietti separati, uno per Kanazawa verso Shirakawa-go e uno per Shirakawa-go verso Takayama.
Il Koyasan World Heritage Ticket si compra direttamente agli sportelli Nankai di Shin-Imamiya o Namba il giorno stesso: comprende il viaggio di andata e ritorno sulla linea Nankai, la funicolare e tutti gli autobus del Monte Koya per due giorni, oltre a qualche sconto sugli ingressi. È la soluzione più semplice e la più economica.
Opzione alternativa: acquisto in stazione. Se preferite maggiore flessibilità, potete comprare i biglietti direttamente agli sportelli JR, che trovate in tutte le stazioni principali: mostrate la destinazione e la data e vi stampano il biglietto. Funziona perfettamente. L'unico rischio è che nei periodi affollati il treno all'ora esatta che volevate potrebbe essere pieno. Se scegliete questa strada, la frase da mostrare allo sportello è nella sezione delle frasi di emergenza più avanti.
Voli e alloggi sono già pagati. Quello che segue è tutto quello che spenderete una volta atterrati, calcolato per l'intera famiglia di tre persone.
| Biglietti treni e bus intercity | €680 |
| Trasporti urbani (Suica, metro, bus) | €180 |
| Spedizione bagagli Kyoto verso Osaka | €23 |
| Cibo (20 giorni) | €1.800 |
| Attività, ingressi ed esperienze | €483 |
| Totale famiglia | €3.166 |
Rispetto a quello che avevate in mente. Avevate scritto 1.300 euro a testa escludendo voli e alloggi, e poi un totale complessivo di 3.000. Le due cifre non coincidevano, quindi ho lavorato per farle stare entrambe: ogni adulto spende circa 1.380 euro, dentro il vostro tetto, e il totale di famiglia è 3.166 perché un bambino di quattro anni costa molto meno di un adulto. Viaggia gratis sui treni, entra gratis nella maggior parte dei musei, dei templi e dello zoo, e mangia porzioni condivise.
Sul cibo. Sono 40 euro al giorno a testa per voi due e circa 15 per vostro figlio. È un budget che vi permette di mangiare bene senza contare gli euro: izakaya la sera, ristoranti locali a pranzo, street food quando vi va. Ho scalato le giornate in cui i pasti sono già inclusi, cioè le due colazioni tradizionali al ryokan di Takayama e la cena con colazione del tempio sul Monte Koya, e ho contato mezza giornata l'ultimo giorno visto che il volo parte all'ora di pranzo.
Sulle attività. Dentro ci sono il noleggio dei kimono, la cerimonia del tè, la cena di manzo Hida, il biglietto del sumo, l'acquario, lo zoo, il locale con i capibara, il Museo Nazionale di Tokyo e cinque ingressi ai templi e giardini a pagamento. Il numero è basso rispetto a quanto vedrete, e c'è una ragione precisa: questo itinerario è costruito appoggiandosi il più possibile sulle cose gratuite di altissimo valore, dal Senso-ji al Meiji Jingu, da Fushimi Inari a Okunoin, dal parco di Nara ai giardini imperiali, dal panorama di Shinjuku al mercato di Kobo-ichi. In Giappone si può spendere pochissimo e vedere tantissimo, se si sa dove guardare.
Cosa non è incluso. Lo shopping e i souvenir, che dipendono solo da voi. Il costume da kimono per vostro figlio, che sono venti euro circa. E le guide in italiano: le avevate chieste e le trovate nella sezione delle prenotazioni con i contatti, ma sono un costo aggiuntivo che il budget non regge. Una guida privata in italiano costa circa 165 euro a gruppo per mezza giornata e 250 per la giornata intera. Se decidete di prendervene una sola, prendetela per Kyoto o per Nara: sono le due giornate in cui una spiegazione cambia davvero quello che vedete.
Il GiappoPlan è la struttura portante del tuo viaggio: il "dove", il "quando" e il "come". Le guide incluse sono invece i tuoi condimenti: servono ad arricchire l'esperienza in base ai tuoi gusti.
Il tocco personale al vostro itinerario. Questa guida è il vostro catalogo di approfondimento zona per zona.
Il consiglio dell'esperto: usatela prima della partenza. Prendetevi un momento di calma a casa per sfogliarla e vedere cosa offre ogni quartiere che visiterete. Se trovate un negozio o un'esperienza che vi ispira, aggiungetela al vostro GiappoPlan per condire la giornata con dettagli su misura.
A chi serve? A chi ama avere il massimo controllo e vuole costruire un programma densissimo di passioni personali.
Preferite la libertà? Se amate esplorare seguendo il flusso del momento, potete anche ignorarla. Il GiappoPlan è già completo così com'è: la guida è un extra solo per chi vuole di più.
Per non mangiare mai in un "posto per turisti". Qui avete due modi diversi per muovervi, a seconda della vostra personalità:
L'Esploratore Spontaneo: aprite la guida direttamente sul posto quando iniziate ad avere fame. Cercate la zona in cui vi trovate e andate a colpo sicuro sui ristoranti selezionati. È il modo più veloce per evitare le trappole per turisti e mangiare dove vanno i locali.
Il Pianificatore Strategico: se non volete perdere neanche un minuto, usate la guida prima di partire. Segnatevi i ristoranti consigliati direttamente su Google Maps nelle zone previste dal vostro itinerario. Così, una volta in Giappone, saprete già esattamente verso quale insegna dirigervi.
La prima cosa da sapere è questa: la grande maggioranza delle attrazioni in Giappone non richiede prenotazione. Templi, giardini, castelli, mercati, quartieri storici: si arriva, si paga il biglietto sul posto e si entra. Ci sono però alcune cose specifiche che vanno prenotate, e ve le indico qui con esattamente dove farlo.
Per tutti gli spostamenti all'interno delle città (Tokyo, Kanazawa, Takayama, Kyoto, Osaka), il consiglio più importante di questo documento è: usate Google Maps. Non vi do i nomi delle stazioni intermedie per ogni spostamento, e c'è un motivo preciso.
Google Maps in Giappone funziona in modo straordinario. Vi dice quale treno o metro prendere, da quale stazione, a quale binario, in tempo reale. Se c'è un ritardo, un malfunzionamento, una linea chiusa, Google Maps lo sa e vi propone un'alternativa. Nessun documento scritto può fare questo: se vi scrivo di prendere una certa linea da una certa stazione e quel giorno c'è un problema, voi restate bloccati con un'informazione sbagliata, mentre Google Maps ricalcola in trenta secondi.
Come usarlo in pratica: sapete qual è la prossima attrazione o il prossimo posto dove dovete andare, perché è scritto nell'itinerario giorno per giorno. Aprite Google Maps, scrivete il nome di quel posto nella barra di ricerca, toccate "Indicazioni", e selezionate l'icona del treno. Vi mostra quale linea prendere, dove cambiare e persino da quale uscita della stazione uscire. Seguite le indicazioni passo passo.
Preparatevi prima di partire: scaricate l'app Google Maps se non ce l'avete già. Per il Giappone le mappe offline non sono disponibili, quindi avrete bisogno di connessione internet per usarlo al meglio, che è un motivo in più per attivare la eSIM prima di partire.
Il Giappone è tecnologicamente avanzatissimo ma i contanti servono ancora: templi, mercati, cibo di strada, ristoranti piccoli e, nel vostro caso, tutto il Monte Koya. Tenete sempre almeno 10.000 yen in tasca (circa €60 o €70). Ogni volta che passate davanti a un kombini e siete sotto i 5.000 yen, prelevate 10.000. Gli ATM che funzionano sempre con carte europee sono quelli dei kombini: 7-Eleven, FamilyMart e Lawson, tutti e tre, 24 ore su 24. Per le carte, Revolut e Wise hanno commissioni minime e cambio ottimo.
A Tokyo non ne avete bisogno: la metro copre tutto. Ma a Kyoto i bus sono fondamentali per raggiungere i templi fuori dalla metro, e nel vostro caso servono per il Padiglione d'Oro.
A Kyoto: si sale dalla porta posteriore e si prende un bigliettino numerato dalla macchinetta vicino all'entrata. Quando si scende dalla porta anteriore si guarda il tabellone sopra l'autista, che mostra la tariffa corrispondente al proprio numero, e si paga quella cifra inserendo i soldi o appoggiando la IC card. Niente panico: c'è sempre qualcuno davanti a voi che lo fa, basta osservarlo una volta.
A Osaka: il funzionamento è simile, e su molte linee si appoggia semplicemente la IC card alla salita e all'uscita. In caso di dubbio, appoggiate la carta quando salite e quando scendete: il sistema fa il resto.
In entrambe le città Google Maps vi dice esattamente quale bus prendere, da quale fermata e dove scendere. Seguitelo senza pensare.
La regola è semplice: prima scrivete la frase, poi andate dall'operatore. Non allo sportello sotto pressione, ma da parte, con calma, e poi mostrate lo schermo. Nessuno si spazientisce, e voi vi sentite molto più sicuri.
La chiave è scrivere frasi che richiedono un'azione precisa, non domande aperte. "Come funziona la metro?" non porta da nessuna parte. "Vorrei un biglietto per Kyoto" vi mette in mano il biglietto in trenta secondi.
Non riuscite a comprare il biglietto: scrivete su Google Translate "Vorrei acquistare un biglietto per [nome città o stazione]. Prossimo treno disponibile." Usate il nome della città, non quello del tempio.
Non sapete da quale binario parte il treno: scrivete "Da quale binario parte il treno per [nome città]? Ora di partenza: [ora]." Lo staff giapponese è abituato a indicare con il dito: spesso ve lo mostrano senza nemmeno parlare.
La IC card si blocca ai tornelli in uscita: scrivete "Il credito non era sufficiente. Come pago la differenza?" C'è sempre una macchinetta apposita vicino ai tornelli di uscita per sistemare esattamente questa situazione.
Queste frasi sono il vostro paracadute. In linea generale non ne avrete bisogno, ma se il telefono si scarica o vi trovate in una stazione senza sapere cosa fare, vi tirano fuori da qualsiasi situazione. Copiatele nelle note del telefono prima di partire. Quando ne avete bisogno, copiate la frase, incollatela su Google Translate, traducete in giapponese e mostrate lo schermo.
Cambiate solo le parti tra parentesi quadre. Traducete in giapponese con Google Translate, mostrate lo schermo, aspettate. Il personale giapponese è abituato a questo sistema e vi aiuterà con grande gentilezza.
Il Giappone è sorprendentemente pratico per i bambini piccoli. Le stazioni, i grandi magazzini e i centri commerciali hanno stanze cambio e aree allattamento segnalate con il simbolo Baby Room (赤ちゃん休憩室). I kombini hanno i fasciatoi. Il passeggino funziona quasi ovunque: nel vostro itinerario le uniche eccezioni sono le salite di Sannenzaka e Ninenzaka a Kyoto, che sono lastricate e in pendenza, i gradini della terrazza di Kiyomizu-dera e il sentiero di Okunoin sul Monte Koya, dove la ghiaia è profonda. In quei tratti conviene portarlo in braccio o in zaino.
Sui treni JR e sulle metro i bambini sotto i sei anni viaggiano gratis se non occupano un posto proprio. Sui due Shinkansen lunghi conviene comunque comprargli il posto ridotto: due ore e mezza in braccio sono lunghe per tutti.
Il ritmo di questo viaggio ha otto giornate leggere e dodici medie, e nemmeno una intensa. Non è un caso: è la risposta diretta a quello che avete chiesto. Quando vedete che vostro figlio ha bisogno di fermarsi, fermatevi. Il GiappoPlan è una guida, non un contratto.
I minimarket 7-Eleven, FamilyMart e Lawson sono ovunque, aperti 24 ore su 24, e sono una delle cose migliori del Giappone. Onigiri ripieni a circa €1,50, bento completi a €4 o €6, bagni pulitissimi gratuiti, ATM che funzionano sempre. Mangiare al kombini non è una soluzione di ripiego: i giapponesi lo fanno costantemente. Con un bambino sono anche la vostra rete di sicurezza per merende, latte, pannolini e acqua a qualsiasi ora.
Il takkyubin è un servizio di spedizione bagagli da hotel a hotel che in Giappone funziona in modo impeccabile. Invece di trascinare le valigie su treni e metro, le mandate avanti e viaggiate con uno zaino.
Come funziona: andate alla reception del vostro hotel la mattina (meglio entro le dieci o le undici), dite "Takkyubin please" e vi danno un modulo da compilare. Scrivete il vostro nome, il nome e l'indirizzo dell'hotel di destinazione e il numero di telefono dell'hotel. Scegliete la data di consegna, pagate circa €15 o €20 a valigia, e loro fanno il resto. La valigia arriva all'hotel successivo entro il giorno indicato.
Nel vostro viaggio c'è una tratta in cui non è un'opzione ma quasi una necessità: Kyoto verso Osaka il Giorno 16. Il Monte Koya si raggiunge con tre cambi, una funicolare e un autobus di montagna, e non è consentito camminare dalla stazione al paese. Spedite le valigie grandi dall'hotel di Kyoto direttamente al Henn na Hotel di Osaka la mattina del 23, e salite con un solo zaino con il cambio per una notte. Le ritroverete il giorno dopo quando arrivate a Osaka.
Se volete, potete usarlo anche per la tratta Tokyo verso Kanazawa, così l'ultima mattina a Tokyo la passate leggeri.
Con i vostri interessi, cioè antiquariato, artigianato, orologeria e cibo, il Giappone è un posto pericoloso nel senso migliore del termine.
Antiquariato e vintage: il mercato di Kobo-ichi a Kyoto il 21 marzo è di gran lunga la vostra occasione migliore, con quasi mille bancarelle e la possibilità di contrattare. Cercate i kimono e gli haori d'epoca, che costano una frazione del nuovo, le ceramiche spaiate e le scatole in lacca. A Tokyo, Shimokitazawa è la stessa cosa in versione quotidiana.
Orologeria: a Ginza trovate la boutique Grand Seiko e i grandi rivenditori. Nei negozi grandi c'è l'esenzione dell'IVA per i turisti stranieri: portate il passaporto alla cassa e risparmiate il dieci per cento.
Artigianato locale: la foglia d'oro a Kanazawa, le lacche e le ceramiche di Takayama, il tè matcha sfuso nei negozi specializzati di Kyoto, i tenugui che sono leggeri, bellissimi e costano poco. Sul Monte Koya si trova il juzu, il rosario buddhista, che è un souvenir con un senso.
La strategia: nei primi giorni esplorate e capite cosa volete. Gli acquisti seri fateli verso la fine, a Kyoto e a Osaka, dove trovate tutto e spesso a prezzi migliori. L'unica eccezione è il mercato di Kobo-ichi: lì, se una cosa vi piace, compratela subito, perché non ritorna.
In Giappone i farmaci da banco esistono ma le confezioni sono in giapponese e i prezzi nelle farmacie turistiche sono alti. Portate da casa quello che usate normalmente: con un bambino piccolo è importante avere i medicinali giusti senza doverli cercare.
Il minimo utile: cerotti di varie misure, un antidolorifico per adulti (Brufen o Tachipirina), un antidiarroico, un antisettico per le piccole ferite, il termometro e tutti i medicinali specifici che usate abitualmente. Per vostro figlio, portate quello che il pediatra vi ha già consigliato per i viaggi: antipiretico in gocce, qualcosa per le irritazioni cutanee, cerotti pediatrici.
L'acqua del rubinetto in Giappone è potabile ovunque ed è di ottima qualità.
A Tokyo, Kyoto e Osaka le temperature vanno dai 5 gradi della notte ai 14 del pomeriggio. Su Kanazawa, Takayama e il Monte Koya fa più freddo: dagli 0 ai 10 gradi, con la neve ancora presente a Shirakawa-go. Portate strati e una giacca vera per le giornate in montagna, più scarpe impermeabili.
I susini in fiore, gli ume, sono al massimo per tutto il vostro viaggio, e sono i fiori che i giapponesi amavano prima dei ciliegi. I ciliegi di Tokyo si aprono di solito verso il 22 o il 26 marzo, Kyoto qualche giorno dopo: potreste vedere i primi rami dell'ultima settimana, ma non contateci e godetevi gli ume, che nessuno fotografa e sono altrettanto belli.
Una volta acquistati i biglietti aerei, il mio consiglio è di non fare il check-in online. Per i voli internazionali, alcune compagnie (soprattutto quelle asiatiche) hanno procedure di check-in online non semplicissime, ed è facile inserire dati sbagliati.
Il mio consiglio è questo: arrivate tre ore prima in aeroporto, sia in partenza dall'Italia che al ritorno dal Giappone, e andate direttamente al banco del check-in. Tanto dovete andarci comunque per caricare i bagagli: su questi voli non si può fare a meno del banco. Quindi tanto vale arrivare presto, mettersi tra i primi della fila appena aprono il banco, e fare tutto lì in una volta sola, con lo staff della compagnia davanti a voi.
Nel concreto: una volta comprati i biglietti, non dovete fare nulla online. Arrivate in aeroporto con tre ore di anticipo e andate al banco. Siete sicuri, siete tranquilli, non rischiate nulla.
Prima di partire: attaccate fuori da ogni valigia un foglio ben visibile (o un cartellino rigido) con nome e cognome, indirizzo di casa, numero di telefono e indirizzo email. Grande e chiaro. Se per qualsiasi motivo la valigia si separa da voi, chi la trova ha tutti i dati per rintracciarvi.
Se il bagaglio non arriva al nastro: niente panico. Restate nella zona bagagli e andate al banco Lost and Found o Baggage Service, che si trova sempre nella stessa area del nastro, prima dell'uscita doganale. Mostrate il baggage claim tag, cioè l'etichetta adesiva che vi hanno dato al check-in: conservatela sempre. Il personale avvia la ricerca e nella grande maggioranza dei casi il bagaglio viene ritrovato e consegnato al vostro hotel entro 24 o 48 ore.
Ambulanza e vigili del fuoco: 119. Polizia: 110. Japan Visitor Hotline in inglese 24 ore su 24: 050-3816-2787. Ambasciata italiana a Tokyo: +81-3-3453-5291.
Quando avete scritto che questo viaggio è un "sogno dal 2019", che siete "appassionati della cultura giapponese antica e del cibo" e che dal Giappone volete portare a casa "memorie, legame, conoscenza della filosofia e cultura giapponese", quelle tre frasi hanno guidato ogni scelta che avete letto in questo documento. Ve le spiego una per una.
Avete detto che la parte hi-tech non vi interessa molto. Per questo Akihabara non c'è, i videogiochi non ci sono, e nemmeno il Ghibli, che avete messo a zero. Al loro posto trovate i giardini storici, i mercati mattutini, i quartieri di legno del periodo Edo e undici giornate su venti che toccano un tempio o un santuario. Il Giappone antico è il novanta per cento di questo viaggio, e non è un caso.
Avete messo templi, giardini, fotografia, cibo di strada, festival tradizionali e camminate tutti a dieci su dieci. Sono sei interessi al massimo, e li ho fatti coincidere ovunque possibile invece di rincorrerli uno alla volta: il mercato di Kobo-ichi è insieme un festival religioso, un mercato di antiquariato e un banchetto di cibo di strada dentro un tempio patrimonio UNESCO. Il percorso di Higashiyama a Takayama è insieme una camminata, una dozzina di templi e un panorama. Sono giornate che rendono tre volte tanto.
Avete chiesto di conoscere la filosofia giapponese. È la ragione per cui la notte al tempio sul Monte Koya è dentro questo itinerario e non è un extra. Nessuna visita guidata vi spiegherà lo Shingon come il fatto di dormire in una stanza di tatami, mangiare quello che mangiano i monaci, camminare a Okunoin di notte e alzarvi all'alba per una cerimonia del fuoco. E c'è un filo che ho costruito apposta: il 21 marzo siete al mercato che commemora la morte di Kukai, il 23 dormite sulla montagna che Kukai ha fondato. Non è una coincidenza, è la coincidenza che ho usato per costruirvi il viaggio intorno.
Avete chiesto gli allenamenti di sumo. Vi ho dato di meglio: il torneo vero, perché il torneo di primavera si tiene a Osaka a fine marzo e il vostro pomeriggio del 24 ci cade dentro. E l'arena è a cinque minuti a piedi dal vostro hotel, il che significa che potete andarci anche solo per due ore.
Avete elencato Nara, lo zoo di Ueno, l'acquario di Osaka e un locale con i capibara. Ci sono tutti e quattro, e su quest'ultimo ho fatto una verifica in più che vale la pena raccontare: il locale più famoso di Tokyo non ammette bambini sotto i sei anni. Vi avrebbero rimandati indietro. Ne ho scelto un altro senza limiti d'età, e ho messo lo Zoo di Ueno come rete di sicurezza perché ospita anche i capibara.
Avete scritto che volete ritmi non troppo serrati, specialmente i primi giorni. Per questo il primo giorno dura due ore e il secondo quattro, per questo non esiste una sola giornata intensa in tutto il viaggio, e per questo ogni cambio di città è una giornata leggera. Il ritmo è costruito per una famiglia con un bambino di quasi quattro anni, non per una coppia senza bagagli.
Una cosa non sono riuscito a darvi, e ve la dico. L'Omizutori a Nara, la cerimonia del fuoco più antica del Giappone, si tiene dal primo al quattordici marzo, e i vostri alloggi vi tengono a Tokyo fino al 14. Non c'era modo di averla senza smontare tutto. La cerimonia goma di Eko-in appartiene alla stessa tradizione e la vivrete da vicino: è la risposta migliore che potevo darvi.
Questo è il vostro viaggio, Sara. Il tracciato è qui. Il resto lo scoprite camminando, ed è quello il bello.
Questa lista è il vostro ultimo giro di controllo prima di chiudere la porta di casa. Stampatela o fatene uno screenshot. Quando avete spuntato tutto, siete pronti.
C'è una cosa che consiglio sempre a chi sta per partire, e non è un'app, un gadget o una guida in più.
È un libro. Si chiama Le crepe sono fatte per l'oro e l'ho scritto io.
Non è una guida di viaggio. È un libro di storie e concetti giapponesi, quelli che cambiano il modo di guardare le cose. Il kintsugi, l'arte di riparare con l'oro ciò che si è rotto. Il wabi-sabi, la bellezza di ciò che è imperfetto. L'ikigai, il motivo per cui ci si alza la mattina.
Perché leggerlo prima di partire: quando camminerete tra i templi di Kyoto, quando vi siederete davanti a un giardino zen, quando guarderete un artigiano lavorare in silenzio a Takayama, quelle scene avranno un significato diverso se conoscete già la filosofia che le ha create. Il viaggio inizia prima dell'aeroporto: inizia nel momento in cui entrate nella cultura con lo sguardo giusto.
Molte persone che ho aiutato a organizzare il viaggio mi hanno detto la stessa cosa al ritorno: "Non ho solo visitato il Giappone, l'ho capito." Questo libro è il motivo.
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