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Avete scritto che il Giappone è "un viaggio che ci ha sempre incuriosito, all'avventura" e che soprattutto vi piace la cultura giapponese. Poi, alla domanda su quanto sia importante che questo viaggio sia perfetto sotto ogni aspetto, avete risposto 10.
Ho preso quel 10 sul serio. Templi al massimo, festival al massimo, cibo di strada al massimo: sono i tre voti più alti del vostro questionario, e sono le tre cose attorno a cui è costruito ogni singolo giorno di questo documento. Non è un itinerario generico adattato a voi: è nato dai vostri alloggi già prenotati, dalle vostre date, dalle vostre richieste precise.
Il tracciato è qui. L'80-90% del viaggio è già definito: dove andare, quando, come spostarvi, cosa vedere. Il resto lo scoprite camminando, ed è quello il bello.
Atterrate a Haneda e scendete subito a ovest: Osaka diventa il campo base per cinque giorni, con Kyoto raggiunta tre volte, e Nara e Hiroshima una volta ciascuna, tutte in giornata. Poi la notte sull'isola di Miyajima, la risalita verso Kanazawa e la chiusura a Tokyo. Il percorso va da ovest a est senza mai tornare indietro, e ogni città con un vostro hotel prenotato è un punto fermo attorno a cui è costruito tutto il resto.
| Città | Date | Notti | Alloggio prenotato |
|---|---|---|---|
| Osaka | 8-13 nov | 5 | Comfort Hotel Shin-Osaka |
| Miyajima | 13-14 nov | 1 | Jukeiso (ryokan) |
| Osaka | 14-15 nov | 1 | Comfort Hotel Shin-Osaka |
| Kanazawa | 15-16 nov | 1 | Hotel Wing International Premium Kanazawa Ekimae |
| Tokyo | 16-21 nov | 5 | Comfort Hotel Tokyo Higashi Nihombashi |
Tredici notti in totale, che è esattamente la differenza tra il vostro giorno di arrivo e il vostro giorno di partenza. Kyoto, Nara, Hiroshima e Nikko non compaiono in tabella perché sono escursioni in giornata: ci si va la mattina e si torna a dormire nella stessa città. È il modo migliore di sfruttare alloggi già prenotati senza sprecare mezze giornate in valigie e trasferimenti.
Gli alloggi li avete già prenotati, quindi questa sezione non serve per scegliere: serve per capire dove siete, cosa trovate fuori dalla porta e come vi muovete da lì. In Giappone la zona conta più del nome dell'hotel, e la buona notizia è che avete scelto bene in tutti e quattro i casi. Qui sotto trovate anche la risposta al dubbio che mi avete posto su Tokyo.
Atterrate a Haneda. Tra sbarco, immigrazione e bagagli calcolate un'ora e mezza abbondante, poi prendete la Keikyu Airport Line fino a Shinagawa Station: quindici minuti, il primo treno giapponese della vostra vita.
Da Shinagawa Station parte il Tokaido Shinkansen fino a Shin-Osaka Station, due ore e mezza. Compratevi un bento e una birra in stazione prima di salire: mangiare sullo Shinkansen guardando il paesaggio che scorre è una delle prime cose giapponesi che farete, ed è già parte del viaggio. Se il cielo è limpido, sulla destra, poco dopo Yokohama, compare il Monte Fuji.
Arrivate al Comfort Hotel Shin-Osaka nel tardo pomeriggio. Appoggiate le valigie, uscite a piedi nel quartiere, cercate il primo ramen o il primo gyoza che vi capita. Da qui in poi è tutta questione di energie residue: se il fuso vi ha steso, fermatevi lì, tornate in camera e dormite, perché domani il fuso vi sveglierà comunque all'alba. Ma se vi sentite ancora svegli, avete un'occasione in più sotto casa.
Da Shin-Osaka Station la metro Midosuji vi porta diretti a Namba Station in quindici minuti, un biglietto da un euro e ottanta: è la stessa linea che userete tutti i giorni, quindi è anche un modo di prendere confidenza con la metro prima di doverci contare sul serio. A Namba siete a un passo da Dotonbori: il canale, le insegne al neon, il Glico Man che corre da novant'anni, il granchio meccanico che apre e chiude le chele sopra la strada. Anche di domenica sera i locali reggono bene: takoyaki fatti al momento, okonomiyaki sulla piastra, kushikatsu fritti da intingere una volta sola nella salsa comune (regola sacra: mai la seconda immersione).
Gli ultimi treni della Midosuji verso Shin-Osaka partono intorno alle 23:20, quindi rientrando entro le 23:00 siete ampiamente tranquilli. E se stasera proprio non ce la fate, non è una perdita: dormite a Osaka altre quattro notti, il 10, l'11, il 12 e il 14 novembre, e Dotonbori resta sempre a un quarto d'ora di metro da voi in qualunque di quelle sere. Nessun obbligo, solo un'opportunità che avete a portata di mano il primo giorno.
Il primo dei tre giorni a Kyoto, ed è quello più lento e più verde: niente kimono, niente serate organizzate, solo un tempio, un canale e un mercato. Da Shin-Osaka Station lo Shinkansen impiega tredici minuti fino a Kyoto Station. Uscite dal lato nord, Karasuma-guchi, e prendete l'autobus urbano linea cinque o diciassette fino alla fermata Ginkakuji-michi: quaranta minuti buoni, ma è così che ci si muove a Kyoto e vale la pena abituarcisi da subito.
Dalla fermata sono dieci minuti a piedi in leggera salita fino al Ginkaku-ji, il Padiglione d'Argento, sei euro d'ingresso, che apre alle otto e mezza: arrivateci per l'apertura, prima che i gruppi organizzati riempiano i vialetti. Nonostante il nome non c'è mai stato argento a rivestirlo, ma il giardino di sabbia rastrellata a cono davanti al padiglione e il muschio che sale sul retro della collina sono tra le cose più belle che vedrete in un tempio giapponese. La salita al piccolo belvedere in cima regala la vista su tutto il complesso e sui tetti di Kyoto in lontananza.
Da qui comincia la Passeggiata del Filosofo, due chilometri lungo un canale fiancheggiato da centinaia di aceri, verso sud in direzione di Nanzen-ji: è leggermente in discesa, e con calma, senza fretta, si cammina bene. Lungo il percorso vale una deviazione gratuita a Honen-in, un piccolo tempio con il cancello di paglia e un viale d'ingresso coperto di muschio che sembra un'illustrazione più che un luogo reale: non c'è biglietto, si entra e basta.
Il canale porta dritti al Nanzen-ji, uno dei templi zen più importanti di Kyoto: il recinto principale e l'acquedotto Suirokaku, un ponte di mattoni rossi in stile occidentale costruito nell'Ottocento che attraversa il complesso, si visitano gratis e sono da soli motivo sufficiente per la tappa. Se vi va di entrare più a fondo, potete salire sul Sanmon, l'imponente porta d'ingresso, per quattro euro, oppure visitare il giardino zen dell'Hojo, sempre quattro euro: scegliete uno dei due, non serve farli entrambi.
Pranzate in zona, senza fretta: da qui in poi la giornata cambia ritmo. A metà pomeriggio rientrate verso il centro e dedicatevi al Mercato di Nishiki, che a quell'ora si è già svuotato della calca del mezzogiorno, la galleria coperta di quattrocento metri che i giapponesi chiamano "la dispensa di Kyoto": pesce, tofu fresco, sottaceti, dolci, tè. Qui vale una regola precisa e diversa da Dotonbori: non si mangia camminando. Ci si ferma accanto alla bancarella dove si è comprato, si consuma lì, e si restituisce l'involucro al venditore prima di spostarsi.
La sera scendete a Pontocho, il vicolo stretto e lungo che corre parallelo al fiume Kamogawa, sulla sponda opposta a Gion: lanterne accese, ristoranti a più piani incastrati uno sull'altro, il fiume che scorre a pochi passi.
Per rientrare, prendete la metro Karasuma fino a Kyoto Station e da lì lo Shinkansen serale verso Shin-Osaka.
Secondo giorno a Kyoto, ed è la giornata più densa e più bella del blocco ovest, costruita interamente attorno alle due richieste che mi avete fatto. Sveglia presto: si parte da Shin-Osaka Station e in tredici minuti di Shinkansen siete a Kyoto Station.
Prima cosa, prestissimo: Fushimi Inari Taisha. Le migliaia di torii arancioni che salgono sul fianco della montagna li avete visti in mille foto, ma dal vivo la differenza la fa l'orario. Alle sette del mattino c'è silenzio e la luce entra di lato tra un torii e l'altro; alle dieci è una fila indiana. Non serve arrivare in cima: la prima ora di salita è la parte più intensa. L'ingresso è libero.
Verso metà mattina scendete nel quartiere di Higashiyama ed è il momento della cerimonia del tè in kimono da Maikoya, sede Gion Kiyomizu. Vi avevo detto che vi avrei consigliato io: la sede giusta per voi è questa, non quella di Nishiki, perché è dentro il quartiere in cui passate la giornata e quindi il kimono ve lo tenete addosso per tutto il pomeriggio invece di doverlo riportare indietro subito. Scegliete il kimono, vi vestono, vi sistemano i capelli, e poi novanta minuti seduti sul tatami con una maestra di tè che vi spiega i gesti, il senso, il matcha, i dolci di stagione.
Pomeriggio in kimono tra Kiyomizu-dera, la grande terrazza di legno sospesa sulla collina con gli aceri rossi sotto, e le due discese acciottolate di Sannenzaka e Ninenzaka, case di legno, botteghe di ceramica, negozi di dolci. Poi Gion al calare della luce, quando si accendono le lanterne su Hanamikoji.
La sera è la vostra ozashiki, l'esperienza che avete scelto: un incontro con una maiko su un palcoscenico storico del Noh, in piccolo gruppo e con una guida in lingua inglese. Danza tradizionale davanti a voi, i giochi dell'ozashiki asobi, quelli veri, quelli con cui si beve e si ride, il tempo per le fotografie insieme, e poi una cena giapponese con l'open bar incluso. La guida traduce e vi spiega cosa state guardando, quindi non è uno spettacolo muto: potete fare domande, chiedere della sua vita, del percorso di formazione, di quanto ci vuole a vestirsi. Sono centotrentacinque euro a testa, è l'esperienza più cara del viaggio ed è quella di cui parlerete di più. L'orario di ritrovo esatto lo trovate al link qui sopra: controllatelo con attenzione, perché è quello a decidere a che ora chiudete la giornata a Higashiyama.
Ultimo treno o Shinkansen serale per Shin-Osaka, e a letto.
Quaranta minuti di treno e arrivate in un posto che non somiglia a niente altro. Dalla metropolitana Midosuji scendete a Osaka-Namba Station e prendete il Kintetsu Nara Line Rapid Express fino a Kintetsu-Nara Station: è la stazione giusta, perché vi lascia a cinque minuti a piedi dal parco (quella JR è a venti).
Nara Park è un parco pubblico dove vivono liberi milleduecento cervi sika. Camminano tra le persone, si avvicinano, e se comprate i biscotti di riso alle bancarelle (shika senbei) vi inchinano la testa per chiederli, perché hanno imparato a farlo. A metà novembre il parco è rosso e giallo e i cervi ci si muovono dentro: è probabilmente il posto dove farete le fotografie migliori di tutto il viaggio.
Il Todai-ji è il più grande edificio in legno del mondo e dentro c'è un Buddha di bronzo alto quindici metri, fuso nel 752. Si entra, si alza la testa e per un po' non si dice niente. Calcolate un'ora e mezza abbondante.
Poi il sentiero che sale nel bosco verso il Kasuga Taisha, il santuario delle tremila lanterne: quelle di pietra lungo il viale, coperte di muschio, e quelle di bronzo appese sotto i porticati laccati di vermiglio. È il posto più silenzioso di Nara ed è quello che vi resta addosso.
Se vi avanza mezz'ora, il quartiere di Naramachi, le vecchie case dei mercanti a sud del parco, è una passeggiata tranquilla prima del treno. Rientro a Osaka per cena, e dopo cena avete ancora un'ultima cosa da fare: l'Umeda Sky Building resta aperto fino alle 22:30, con ultimo ingresso alle 22:00, biglietto dodici euro, e ci si arriva in dieci minuti a piedi da Osaka Station passando dal sottopasso pedonale. Due torri collegate in cima da un osservatorio circolare a cielo aperto al quarantesimo piano, con la scala mobile sospesa nel vuoto che ci sale: bastano tre quarti d'ora, e di sera la città illuminata sotto di voi è tutta un'altra cosa rispetto a un pomeriggio qualunque.
Secondo giorno a Kyoto, dall'altra parte della città rispetto al primo, e con un ritmo più lento: domani vi aspetta la giornata più lunga del viaggio.
Si arriva ad Arashiyama presto, prima delle nove, perché la foresta di bambù alle dieci diventa un corridoio di gente. Le canne sono alte venti metri, la luce filtra verde, e c'è quel rumore che fa il vento tra i bambù e che l'Agenzia dell'Ambiente giapponese ha inserito ufficialmente tra i cento paesaggi sonori da conservare. Sono trenta o quaranta minuti, brevi e intensi.
A due passi c'è il Tenryu-ji, patrimonio UNESCO, con un giardino che è rimasto uguale dal quattordicesimo secolo: lo stagno davanti, i pini, e le montagne di Arashiyama usate come sfondo del giardino stesso. A metà novembre gli aceri intorno allo specchio d'acqua sono nel loro momento migliore. Un'ora buona.
Poi il ponte Togetsukyo sul fiume Katsura, con il fianco della montagna che va dal verde al giallo al rosso a chiazze irregolari, e le botteghe della via principale.
Nel pomeriggio si attraversa la città verso nord con il tram Randen e si arriva al Kinkaku-ji, il Padiglione d'Oro: due piani ricoperti di foglia d'oro che si riflettono nello stagno. Si percorre in mezz'ora, è un giro obbligato a senso unico, ma è una di quelle immagini che vale il viaggio da sola. Se avete ancora voglia, il giardino di rocce del Ryoan-ji è a cinque minuti: quindici pietre sulla ghiaia e un silenzio che non vi aspettate.
Rientro a Osaka nel tardo pomeriggio, cena tranquilla, valigia leggera pronta per domani.
Partenza presto da Shin-Osaka Station con il Sanyo Shinkansen (Sakura) fino a Hiroshima Station: un'ora e venticinque minuti.
La mattina è per il Parco della Pace. La Cupola della Bomba Atomica è l'unico edificio rimasto in piedi sotto l'esplosione, lasciato esattamente com'era. Il museo racconta il 6 agosto 1945 attraverso oggetti e testimonianze, e non è una visita facile: è però una delle cose più importanti che si possano fare in Giappone. Calcolate due ore e mezza fra parco, cenotafio e museo, e mettete in conto che uscirete in silenzio.
Nel primo pomeriggio, da Hiroshima Station prendete la JR Sanyo Line fino a Miyajimaguchi Station (circa venticinque minuti), cinque minuti a piedi fino al molo e poi il traghetto JR fino al pontile di Miyajima, dieci minuti di traversata. Se prendete un traghetto tra le nove e le sedici, mettetevi sul lato destro: passa vicino al grande Torii.
Sull'isola vi accoglie la navetta gratuita del Jukeiso. Prima di cena avete il tempo per il Santuario di Itsukushima, costruito su palafitte sull'acqua, e per la valle di Momijidani, che a metà novembre è letteralmente la valle degli aceri rossi. Sulla via Omotesando comprate le ostriche grigliate e i momiji manju, i dolcetti a forma di foglia d'acero ripieni di crema o fagioli.
La cena kaiseki del ryokan è servita in sala, portata dopo portata, con le ostriche di Hiroshima come specialità della casa. Dopo cena, quando è partito l'ultimo traghetto e i pullman se ne sono andati, l'isola resta a voi: il Torii illuminato sull'acqua nera e nessuno intorno.
Svegliatevi presto anche se non ne avete voglia. Il grande Torii all'alba, con la marea che sale o scende e l'isola ancora vuota, è il motivo per cui vale la pena dormire a Miyajima invece di fare una gita in giornata. Un'ora di luce buona che non tornerà.
Colazione giapponese al ryokan (pesce grigliato, riso, zuppa di miso, sottaceti: fa parte dell'esperienza tanto quanto la cena), poi ancora una passeggiata tra i cervi dell'isola e i vicoli dietro il santuario prima del traghetto.
Rientro nel primo pomeriggio a Shin-Osaka Station. Il pomeriggio è di recupero, ma non sprecato: il Castello di Osaka e soprattutto il parco che lo circonda sono a mezz'ora dall'hotel e a metà novembre il parco è pieno di aceri e ginkgo gialli. Il castello lo si vede da fuori in un attimo, il parco merita una passeggiata lenta al tramonto.
Cena leggera in zona e a letto presto: domani si cambia città due volte in due giorni.
Sveglia presto, oggi si parte davvero all'alba: da Osaka Station il Limited Express Thunderbird delle sei e mezza o delle sette parte verso Tsuruga Station (posti tutti riservati, prenotazione obbligatoria), dove si cambia salendo al piano superiore per prendere lo Hokuriku Shinkansen fino a Kanazawa Station. Il cambio è breve e segnalato benissimo, si resta dentro la stessa stazione, e si arriva verso le nove. Attenzione: il Thunderbird non arriva più direttamente a Kanazawa come dicono le guide vecchie, da marzo 2024 funziona così.
Con una giornata intera davanti cominciate dal Giardino Kenrokuen, uno dei tre grandi giardini del Giappone, che chiude alle cinque: meglio toglierselo presto, quando è più tranquillo. Il nome significa "giardino dei sei attributi" (spaziosità, raccoglimento, artificio, antichità, acque, panorami) e a novembre ci sono gli yukitsuri, le impalcature di corde a forma di cono che sostengono i rami dei pini in vista della neve: è l'immagine che rende Kanazawa riconoscibile. Accanto c'è il Castello di Kanazawa con i suoi tetti di piombo bianco, che chiude alle quattro e mezza: visitatelo subito dopo, mentre siete già lì.
A mezzogiorno scendete al Mercato di Omicho, duecentottanta anni di storia sotto una tettoia, per il pranzo: granchio, ricci di mare, gamberi dolci, e soprattutto il kaisendon, la ciotola di riso coperta di sashimi tagliato al momento, che qui costa quindici euro ed è probabilmente la cosa migliore che mangerete in Giappone per quella cifra.
Nel primo pomeriggio scendete a Higashi Chaya, il quartiere delle case da tè: strade acciottolate, facciate di legno con le grate sottili alle finestre, intatto da duecento anni. Vale la sosta alla casa da tè Shima, tre euro d'ingresso, per vedere dall'interno come erano organizzate le sale per gli intrattenimenti delle geisha.
Per il resto del pomeriggio avete una scelta, ed è una scelta che conviene fare con criterio: Nagamachi, il vecchio quartiere dei samurai, con la residenza Nomura-ke visitabile per tre euro e il suo piccolo giardino con la cascata, oppure il Museo d'Arte Contemporanea del 21° Secolo, aperto dalle dieci alle diciotto, sette euro per la mostra corrente. Se scegliete il museo, sappiate che oggi è la vostra unica occasione: è chiuso il lunedì, e domani sarete già in viaggio. Per muovervi tra le tappe della giornata, il pass giornaliero del Loop Bus costa cinque euro e passa ogni quindici o venti minuti.
La sera, sushi. Kanazawa è sul Mar del Giappone e la qualità del pesce qui è superiore a quella di Tokyo, a prezzi più bassi. Ordinate quello che il banco vi consiglia.
Ultima mattina a Kanazawa, e la usate per un villaggio che sembra uscito da un'altra epoca. Il bus Hokutetsu/Nohi parte da Kanazawa Station, lato ovest (West Gate), pensilina numero quattro: partenze alle 8:40, alle 9:10 e alle 9:40, un'ora e un quarto di viaggio, diciassette euro a tratta. La prenotazione è obbligatoria, e la trovate nella sezione dedicata: senza posto garantito non salite.
Shirakawa-go è un villaggio patrimonio UNESCO di case gassho-zukuri, i tetti di paglia spioventi a forma di mani giunte, costruiti così per reggere il peso della neve. La casa Wada, la più grande e visitabile, è aperta al pubblico per circa due euro e mezzo e vale la sosta per capire come si viveva sotto quei tetti, tra il piano dedicato ai bachi da seta e il focolare centrale sempre acceso. Per la vista dall'alto salite al punto panoramico Shiroyama: c'è una navetta a pagamento, un euro e venti a tratta in contanti, che parte da davanti alla casa Wada ogni venti minuti tra le dieci e le 14:40 (con una pausa tra le dodici e le tredici), oppure si sale a piedi in venti minuti.
Tornate con il bus delle 13:50, che arriva a Kanazawa alle 15:05: è il rientro giusto, perché vi lascia il tempo di riprendere fiato prima del treno. Quello successivo, delle 15:10, arriva alle 16:35 e si può ancora fare ma senza margine per gli imprevisti; quello delle 15:55 arriva alle 17:20 ed è fuori discussione. La mattina, prima di partire per Shirakawa-go, spedite le valigie a Tokyo con il Takkyubin dalla reception dell'hotel, oppure lasciatele in deposito nei coin locker della stazione: in ogni caso al villaggio salite con il solo zaino. Al rientro prendete lo Hokuriku Shinkansen Kagayaki delle 17:31 o delle 17:57 fino a Tokyo Station, due ore e mezza di viaggio. Comprate un ekiben a Kanazawa Station prima di salire, ci sono banchi ottimi proprio sui binari, e cenate in treno guardando le montagne che diventano buie fuori dal finestrino.
Arrivate a Tokyo in serata. Sistemate le valigie all'hotel di Higashi Nihombashi e concedetevi al massimo un ultimo giro tranquillo nel quartiere, perché domani si comincia sul serio.
Oggi attraversate tutta la parte ovest della città, quella dei quartieri che si vedono nei film, e la giornata è costruita per finire in alto al tramonto.
Si comincia dal Santuario Meiji Jingu: centosettantamila alberi piantati a mano un secolo fa, un bosco vero nel mezzo di Tokyo, e il silenzio assoluto trenta metri dopo l'ingresso. Il grande torii di legno all'entrata è alto dodici metri. Un'ora e mezza, tutto pianeggiante.
All'uscita, se avete voglia di una deviazione che vale la pena, il viale di ginkgo di Icho Namiki a Gaien è a quindici minuti: centoquarantasei alberi in doppia fila che a metà novembre sono completamente gialli e coprono la strada.
Poi Harajuku e la via Takeshita, che è il concentrato più assurdo di moda adolescenziale del pianeta, e la parallela Omotesando, che è l'opposto: viale alberato, architetture d'autore, negozi eleganti.
Nel tardo pomeriggio Shibuya. Prima l'incrocio dal basso, dentro la marea, e poi Shibuya Sky: l'osservatorio all'aperto sul tetto del grattacielo, duecentotrenta metri, senza vetri davanti. Al tramonto si vede Tokyo che si accende fino all'orizzonte e nelle giornate limpide di novembre si stacca il profilo del Monte Fuji. Prenotate lo slot online, con settimane di anticipo, e sceglietelo mezz'ora prima del tramonto (in novembre il sole cala verso le sedici e mezza).
La sera, cena a Omoide Yokocho o nel Golden Gai di Shinjuku: vicoli larghi un metro e mezzo, locali da sei posti, yakitori sulla brace e fumo ovunque. È la Tokyo notturna che cercavate.
La giornata più lunga del viaggio, e l'unica escursione fuori Tokyo. Vale ogni minuto: con i templi al primo posto tra i vostri interessi, Nikko è il posto in Giappone dove l'architettura sacra tocca il livello massimo.
Partite presto da Tobu Asakusa Station (attenzione: è l'edificio della Tobu, non la stazione della metropolitana) con il treno fino a Tobu-Nikko Station, circa due ore. Comprate il NIKKO PASS World Heritage Area al Tobu Tourist Information Center dentro la stazione: copre andata e ritorno più il bus circolare che collega tutti i santuari, e costa meno dei biglietti separati.
Il Toshogu è il mausoleo di Tokugawa Ieyasu, il generale che unificò il Giappone, e non somiglia a nessun altro santuario del paese: dove il gusto giapponese di solito toglie, qui hanno aggiunto. Legno laccato, oro, cinquemila sculture intagliate, la porta Yomeimon che i giapponesi chiamano "la porta del tramonto" perché ci si perde a guardarla fino a sera. Ci sono anche le tre scimmie originali, quelle che non vedono, non sentono e non parlano, scolpite su una stalla di cavalli sacri. Calcolate due ore abbondanti.
Accanto ci sono il Rinno-ji con le sue tre statue dorate alte otto metri e il giardino Shoyoen, e il Futarasan Jinja, più antico e molto più sobrio, immerso nei cedri. Sulla strada, il ponte Shinkyo, laccato di rosso sopra il fiume verde: è la fotografia classica di Nikko.
Se il tempo e le gambe reggono, il bus sale ai tornanti di Irohazaka fino al Lago Chuzenji e alla cascata Kegon, novantasette metri di salto. È bellissimo ma aggiunge tre ore: decidetelo sul posto in base a come vi sentite. Se scegliete di no, non avete perso niente, il cuore di Nikko sono i santuari.
Se dovessi indicare il giorno per cui questo itinerario è stato costruito, è questo. Avete messo 10 su 10 ai festival tradizionali, e per pura fortuna di calendario le vostre date coincidono con una delle feste più belle e meno turistiche di Tokyo.
La giornata comincia al Senso-ji di Asakusa, il tempio più antico di Tokyo: la grande lanterna rossa della Kaminarimon, i duecento metri di bancarelle della via Nakamise, l'incenso davanti al padiglione principale che secondo la tradizione si porta addosso col gesto delle mani nel punto che si vuole curare. Poi i vicoli dietro il tempio, dove ci sono ancora i negozi di artigiani. Un paio d'ore buone, e la colazione la fate lì tra le bancarelle.
Nel pomeriggio spostatevi verso il fiume Sumida: dall'altra parte c'è la Tokyo Skytree, seicentotrentaquattro metri, e ai suoi piedi un centro commerciale enorme. Anche solo dal ponte, il contrasto tra la pagoda del Senso-ji e la torre è la fotografia che riassume Tokyo. Se vi va, il quartiere di Ueno è a due fermate e il suo parco a metà novembre è nel pieno del foliage, con il mercato di Ameyoko sotto i binari per lo street food del pomeriggio.
Poi tornate ad Asakusa e aspettate che faccia buio.
Il Tori-no-ichi si tiene al Santuario Otori, a dieci minuti a piedi dal Senso-ji, nei "giorni del Gallo" del calendario lunare: nel 2026 cadono il 7 e il 19 novembre. Il recinto del santuario si riempie di centinaia di bancarelle che vendono i kumade, rastrelli di bambù decorati con monete d'oro, maschere, spighe di riso e gatti portafortuna, che i commercianti comprano per "rastrellare" la fortuna dell'anno che viene. Ogni volta che qualcuno ne compra uno, il venditore e i clienti battono le mani a ritmo tutti insieme, forte, e il rumore si propaga da una bancarella all'altra per tutta la sera. Intorno, il cibo di strada: yakisoba, patate dolci arrostite, mele candite, amazake caldo.
Andateci dopo le sei di sera, quando accendono le lanterne. È gratis, è affollato di gente del posto e non di turisti, e va avanti fino a notte fonda. Cenate lì, tra le bancarelle.
Ultimo giorno pieno, ritmo tranquillo, e due cose da mangiare che chiudono il cerchio.
La mattina, a tredici minuti a piedi dall'hotel, c'è Ryogoku: il quartiere del sumo. Ci sono il Kokugikan, l'arena dove si tengono i tre tornei di Tokyo, il museo del sumo (ingresso libero) e le insegne delle heya, le scuderie dove i lottatori vivono e si allenano. Qui devo dirvi una cosa che riguarda una vostra richiesta, e la trovate nel riquadro qui sotto.
A pranzo, chanko nabe: il piatto unico con cui i lottatori si costruiscono il fisico, una pentola di brodo con pollo, pesce, tofu e verdure che bolle al centro del tavolo. A Ryogoku diversi locali sono gestiti da ex lottatori ritirati, e mangiare lì è il modo più diretto di entrare in quel mondo.
Detto questo, vi lascio anche una vera alternativa per la mattina, da scegliere in base a come vi svegliate: se al risveglio avete più voglia del mondo del sumo e del chanko nabe, che resta anche l'unico modo di toccare con mano quella cultura dopo la questione degli allenamenti, andate a Ryogoku come sopra. Se invece vi va più di mercato, cibo di strada e un giardino, prendete la linea Toei Asakusa da Higashi-Nihombashi, sotto l'hotel, e in sette minuti diretti, un euro, siete a Higashi-Ginza: da lì dieci minuti a piedi fino al Mercato Esterno di Tsukiji. Il mercato interno, quello delle aste all'ingrosso che avete visto nei documentari, si è trasferito a Toyosu nel 2018: qui a Tsukiji resta il mercato esterno, centinaia di banchi e ristoranti al dettaglio, al meglio tra le nove e le quattordici. Anche qui vale la regola di Nishiki: non si mangia camminando, ci si ferma a consumare nel negozio o nello spazio dedicato. Da assaggiare: il tamagoyaki su stecco a un euro, gli spiedini di gamberi a un euro e venti, e se avete ancora fame l'uni-don a dodici euro.
A cinque minuti a piedi c'è il piccolo Namiyoke Inari Jinja, gratuito, fondato nel Seicento per "respingere le onde" durante la bonifica dell'area: nel recinto trovate i monumenti eretti dalle associazioni di categoria del quartiere, uno dedicato al sushi, uno alle uova e uno ai gamberi. Da lì altri dieci minuti a piedi portano a Hama-rikyu, due euro d'ingresso, il giardino di una villa shogunale con lo stagno di marea collegato direttamente alla baia e i grattacieli di Shiodome che spuntano sullo sfondo, un contrasto che a Tokyo funziona sempre. Sull'isolotto in mezzo allo stagno c'è la casa da tè Nakajima-no-Ochaya, dove per cinque euro vi fermate per un matcha con un dolce di stagione, seduti con vista sull'acqua. E da Hama-rikyu siete a un quarto d'ora a piedi da Ginza, quindi qualunque cosa scegliate stamattina la giornata si salda perfettamente con il pomeriggio già previsto.
Il pomeriggio è per il centro: i Giardini Est del Palazzo Imperiale (ingresso libero, e a metà novembre sono nel pieno del foliage, con le mura di pietra dell'antico castello di Edo ancora in piedi), e poi Ginza per gli ultimi acquisti seri. Se volete l'elettronica, Akihabara è a un quarto d'ora a piedi dall'hotel e ci potete andare in autonomia quando volete.
La sera è l'omakase. Vi sedete al banco, non c'è menu, e lo chef vi serve un pezzo alla volta il pesce migliore che ha comprato quella mattina, deciso da lui in base a cosa c'era al mercato. Si mangia con le mani o con le bacchette, subito, appena posato: il riso deve essere ancora tiepido. Ditegli se qualcosa vi è piaciuto, perché la conversazione con lo chef fa parte del pasto. Prenotate: i banchi buoni hanno otto o dieci posti.
Ultima mattina. Lasciate la camera e, se avete tempo, gli ultimi souvenir si comprano benissimo nei sotterranei alimentari dei grandi magazzini di Ginza o direttamente al kombini sotto l'hotel, che per i dolci giapponesi è più affidabile di quanto sembri.
Poi da Higashi Nihombashi Station, sotto l'hotel, prendete il treno diretto per Haneda Airport (linea Toei Asakusa con proseguimento sulla Keikyu, nessun cambio, circa trentacinque minuti). Verificate solo che il treno sia diretto all'aeroporto, perché su quella linea non lo sono tutti. In aeroporto tre ore prima del volo.
Sayonara.
I voli sono già prenotati e le date sono fisse, quindi non c'è nulla da decidere sugli aerei. Per tutto il resto viaggiate con biglietti singoli, che per questo itinerario specifico è la scelta più conveniente. Nella tabella trovate ogni tratta con le stazioni esatte di partenza e arrivo: in Giappone due stazioni con lo stesso nome possono essere di compagnie diverse e in punti diversi della città, quindi vale la pena leggerle prima.
Una parola sul JR Pass: il JR Pass è un abbonamento settimanale che copre tutti i treni JR inclusi gli Shinkansen. Il vantaggio è la semplicità: un solo acquisto, poi salite su qualsiasi treno JR senza pensare ai biglietti. Lo svantaggio è che non include il treno più veloce sulla tratta Tokyo-Osaka, il Nozomi: con il JR Pass dovete prendere lo Hikari, che impiega circa 3h contro le 2h15 del Nozomi. Per questo viaggio specifico non conviene: le tratte coperte da JR sommano circa €384 a persona contro i €445 del pass da 14 giorni, e per di più tre dei vostri spostamenti (il treno Kintetsu per Nara, il treno Tobu per Nikko e il bus per Shirakawa-go) non sarebbero comunque coperti. Comprando i biglietti singoli risparmiate circa €61 a testa. Se in futuro decideste di usarlo, acquistatelo su japanrailpass.net: vi arriva a casa un coupon da ritirare fisicamente al desk JR all'aeroporto appena atterrate.
| Tratta | Mezzo | Durata | Costo a persona |
|---|---|---|---|
| Haneda → Shinagawa Haneda Airport Terminal 3 → Shinagawa Station |
Keikyu Airport Line | 15 min | €5 |
| Tokyo → Osaka Shinagawa Station → Shin-Osaka Station |
Tokaido Shinkansen (JR), Hikari | 2h 30min | €80 |
| Osaka ↔ Kyoto (3 giornate) Shin-Osaka Station → Kyoto Station, andata e ritorno |
Tokaido Shinkansen o treno JR | 13-30 min | €30 |
| Osaka ↔ Nara Osaka-Namba Station (Kintetsu) → Kintetsu-Nara Station, andata e ritorno |
Kintetsu Nara Line, Rapid Express | 40 min | €10 |
| Osaka → Hiroshima Shin-Osaka Station → Hiroshima Station |
Sanyo Shinkansen (JR), Sakura | 1h 25min | €60 |
| Hiroshima → Osaka Hiroshima Station → Shin-Osaka Station |
Sanyo Shinkansen (JR), Sakura | 1h 25min | €60 |
| Osaka → Kanazawa Osaka Station → Tsuruga Station (cambio) → Kanazawa Station |
Limited Express Thunderbird (JR) + Hokuriku Shinkansen (JR) | 2h 15min | €44 |
| Kanazawa ↔ Shirakawa-go Kanazawa Station uscita ovest, pensilina 4 → Shirakawa-go, andata e ritorno |
Bus Hokutetsu / Nohi (prenotazione obbligatoria) | 1h 15min a tratta | €34 |
| Kanazawa → Tokyo Kanazawa Station → Tokyo Station |
Hokuriku Shinkansen (JR) | 2h 30min | €80 |
| Tokyo ↔ Nikko Tobu Asakusa Station → Tobu-Nikko Station, andata e ritorno |
Tobu Railway, NIKKO PASS World Heritage Area | 2h a tratta | €20 |
| Tokyo → Haneda Higashi Nihombashi Station → Haneda Airport Terminal 3 |
Toei Asakusa Line con proseguimento Keikyu (diretto) | 35 min | €5 |
La Welcome Suica è una tessera prepagata che appoggiate ai tornelli della metropolitana, dei treni locali e dei bus. Il sistema scala automaticamente il prezzo giusto in base al tragitto. Funziona anche nei kombini e nei distributori automatici per pagare. Non richiede deposito, è valida 28 giorni, e il saldo residuo non è rimborsabile: quindi verso fine viaggio ricaricate in piccole quantità.
A Haneda (Terminal 3): dopo i controlli, seguite le indicazioni per il Tokyo Monorail. Le macchinette Welcome Suica sono alla sinistra dei tornelli, nella zona arrivi. Selezionate la lingua, scegliete l'importo di ricarica (consiglio 2.000 yen per iniziare), pagate in contanti o con carta, e la tessera esce.
A Narita, se mai vi capitasse: le macchinette Welcome Suica sono davanti ai tornelli JR sia al Terminal 1 che al Terminal 2·3, disponibili in inglese. In alternativa c'è il JR East Travel Service Center, uno sportello con personale sullo stesso piano: mostrate il passaporto e chiedete la Welcome Suica.
Opzione iPhone (da casa, prima di partire): se avete un iPhone 8 o successivo e una carta di credito (Mastercard, American Express o Visa) collegata ad Apple Pay, potete creare una Suica digitale direttamente dal telefono senza comprare la tessera fisica. Aprite l'app Wallet, toccate il pulsante "+" in alto a destra, selezionate "Carta trasporti", scegliete "Suica", scegliete un importo iniziale e confermate il pagamento con Apple Pay. Fatto: la Suica è nel telefono. Appoggiate il telefono ai tornelli esattamente come fareste con la tessera fisica, e la ricarica si fa da Wallet senza contanti. Funziona anche senza internet e con il telefono in standby. Se avete un Apple Watch, potete trasferirla anche lì.
Quanto caricare: partite con 2.000 o 3.000 yen e ricaricate quando scendete sotto i 1.000. Potete ricaricare alle macchinette in qualsiasi stazione, agli ATM dei 7-Eleven, oppure, se avete la Suica su iPhone, direttamente da Wallet.
Opzione consigliata: prenotate in anticipo su Klook. Per tutti i trasporti intercity della tabella qui sopra (tranne le due tratte locali Osaka-Kyoto e Osaka-Nara, dove non serve prenotare nulla e si sale appoggiando la Suica, e tranne il bus per Shirakawa-go, che non si compra su Klook ma si prenota direttamente sul sito del vettore, vedi più avanti) conviene comprare i biglietti prima di partire. Così avete tutto pronto sul telefono, sapete già su quale treno salite, e non dovete pensarci sul momento. Il costo è leggermente superiore rispetto all'acquisto diretto, ma la comodità vale la differenza. Novembre è alta stagione per il foliage e i posti riservati sugli Shinkansen si esauriscono davvero.
Opzione alternativa: acquisto in stazione sul momento. Se preferite maggiore flessibilità, potete comprare i biglietti direttamente agli sportelli JR, che trovate in tutte le stazioni principali: mostrate destinazione e data e vi stampano il biglietto. Funziona perfettamente. L'unico rischio è che nei periodi di punta il treno all'ora esatta che volevate sia pieno e dobbiate prendere il successivo. Se scegliete questa strada, la frase da mostrare allo sportello è nella sezione "Frasi di emergenza" più avanti.
Fa eccezione il NIKKO PASS World Heritage Area, che si compra su Klook oppure direttamente al Tobu Tourist Information Center dentro la stazione Tobu di Asakusa, la mattina stessa della partenza per Nikko.
Voli, alloggi e assicurazione sono già pagati fuori da questo conto. Quello che segue è quello che spenderete una volta atterrati, per persona, sui quattordici giorni.
| Biglietti treni intercity | €428 |
| Suica e trasporti urbani | €90 |
| Cibo (14 giorni) | €545 |
| Attività, ingressi ed esperienze | €417 |
| Totale a persona | €1.480 |
Sul cibo: sono €40 al giorno a testa, che in Giappone è una cifra comoda: colazione al kombini o in hotel, pranzo in un ristorante locale (un ottimo ramen sta sotto i €8), cena vera la sera, e street food quando vi va. Il giorno del ryokan a Miyajima scende a €25 perché cena e colazione sono già incluse nel prezzo dell'alloggio.
Sulle esperienze: le due voci grosse sono la serata ozashiki con la maiko (€135 a testa, cena giapponese e open bar inclusi) e l'omakase a Tokyo (circa €80). Sono le due cose che avete chiesto esplicitamente e sono anche le due che costano di più: tutto il resto sono ingressi da 2 a 25 euro. La cerimonia del tè in kimono da Maikoya sta sui €57 a persona, kimono e acconciatura compresi.
Sul margine: il vostro budget dichiarato era di €2.500 a testa incluso il volo. Tolti i circa €333 a persona che avete già speso per i biglietti aerei, restano €2.167 a testa, e questo piano ne impegna €1.480. Vi avanzano circa €687 a persona per shopping, souvenir, un upgrade dell'omakase se volete strafare, e per tutte le spese impreviste. È un margine ampio, ed è voluto: avete scritto che volete che tutto sia perfetto, e la prima condizione perché lo sia è non dover contare gli spiccioli l'ultima settimana.
Il GiappoPlan è la struttura portante del vostro viaggio: il "dove", il "quando" e il "come". Le guide incluse sono invece i vostri condimenti: servono ad arricchire l'esperienza in base ai vostri gusti.
Il tocco personale al vostro itinerario. Questa guida è il vostro catalogo di approfondimento zona per zona.
Il consiglio dell'esperto: usatela prima della partenza. Prendetevi un momento di calma a casa per sfogliarla e vedere cosa offre ogni quartiere che visiterete. Se trovate un negozio o un'esperienza che vi ispira, aggiungetela al vostro GiappoPlan per "condire" la giornata con dettagli su misura.
A chi serve? A chi ama avere il massimo controllo e vuole costruire un programma densissimo di passioni personali.
Preferite la libertà? Se amate esplorare seguendo il flusso del momento, potete anche ignorarla. Il GiappoPlan è già completo così com'è; la guida è un extra solo per chi vuole di più.
Per non mangiare mai in un "posto per turisti". Qui avete due modi diversi per muovervi, a seconda della vostra personalità:
L'Esploratore Spontaneo: aprite la guida direttamente sul posto quando iniziate ad avere fame. Cercate la zona in cui vi trovate e andate a colpo sicuro sui ristoranti selezionati. È il modo più veloce per evitare le trappole per turisti e mangiare dove vanno i locali.
Il Pianificatore Strategico: se non volete perdere neanche un minuto, usate la guida prima di partire. Segnatevi i ristoranti consigliati direttamente su Google Maps nelle zone previste dal vostro itinerario. Così, una volta in Giappone, saprete già esattamente verso quale insegna dirigervi.
Con un voto di 10 su 10 al cibo di strada, per voi la guida culinaria è probabilmente il condimento che userete di più: cercate le zone di Dotonbori, Kuromon, Nishiki e Ameyoko.
La prima cosa da sapere è questa: la grande maggioranza delle attrazioni in Giappone non richiede prenotazione. Templi, giardini, castelli, mercati, quartieri storici: si arriva, si paga il biglietto sul posto e si entra. Ci sono però alcune cose specifiche che vanno prenotate, e ve le indico qui con esattamente dove farlo.
Per tutti gli spostamenti all'interno delle città (Osaka, Kyoto, Nara, Hiroshima, Kanazawa, Tokyo), il consiglio più importante di questo documento è: usate Google Maps. Non vi do i nomi delle stazioni intermedie per ogni spostamento, e c'è un motivo preciso.
Google Maps in Giappone funziona in modo straordinario. Vi dice quale treno o metropolitana prendere, da quale stazione, a quale binario, in tempo reale. Se c'è un ritardo, un guasto, una linea chiusa, Google Maps lo sa e vi propone un'alternativa. Nessun documento scritto può fare questo.
Come usarlo in pratica: sapete qual è la prossima attrazione o il prossimo posto dove dovete andare, perché è scritto nell'itinerario giorno per giorno. Aprite Google Maps, scrivete il nome di quel posto nella barra di ricerca, toccate "Indicazioni" e selezionate l'icona del treno. Vi mostra dove andare, quale linea prendere, dove cambiare e persino da quale uscita della stazione uscire. Seguite le indicazioni passo passo.
Preparatevi prima di partire: scaricate l'app Google Maps se non ce l'avete già. Per il Giappone le mappe offline non sono disponibili, quindi avrete bisogno di connessione internet per usarlo al meglio: un motivo in più per attivare la eSIM prima di partire.
Il Giappone è tecnologicamente avanzatissimo ma i contanti servono ancora: templi, mercati, ristoranti piccoli, cibo di strada, e le bancarelle del Tori-no-ichi funzionano solo così. Tenete sempre almeno 10.000 yen in tasca (circa €60-70). Ogni volta che passate davanti a un kombini e siete sotto i 5.000 yen, prelevate 10.000. Gli ATM che funzionano sempre con carte europee sono quelli dei kombini: 7-Eleven, FamilyMart e Lawson, tutti e tre, 24 ore su 24. Per le carte, Revolut e Wise hanno commissioni minime e cambio ottimo.
A Tokyo non ne avete bisogno: la metropolitana copre tutto. Ma a Kyoto i bus sono fondamentali per raggiungere i templi fuori dalla rete della metro, e vi serviranno per esempio per arrivare al Kinkaku-ji il Giorno 5.
A Kyoto: si sale dalla porta posteriore e si prende un bigliettino numerato dalla macchinetta vicino all'entrata. Quando si scende dalla porta anteriore si guarda il tabellone sopra l'autista, che mostra la tariffa corrispondente al proprio numero, e si paga quella cifra inserendo i soldi o appoggiando la Suica. Niente panico: c'è sempre qualcuno davanti a voi che lo fa, basta osservarlo una volta.
A Osaka: il funzionamento è simile e in molte linee si appoggia la Suica alla salita e all'uscita. Se avete dubbi, appoggiatela sempre sia quando salite sia quando scendete: il sistema fa il resto.
In entrambe le città, Google Maps vi dice esattamente quale bus prendere, da quale fermata e dove scendere. Seguitelo senza pensare.
La regola è semplice: prima scrivete la frase, poi andate dall'operatore. Non sotto pressione allo sportello con qualcuno che aspetta, ma da parte, con calma, e poi mostrate lo schermo. Nessuno si spazientisce, e voi vi sentite molto più sicuri.
La chiave è scrivere frasi che richiedono un'azione precisa, non domande aperte. "Come funziona la metro?" non porta da nessuna parte. "Vorrei un biglietto per Kyoto" vi mette il biglietto in mano in trenta secondi.
Non riuscite a comprare il biglietto: scrivete su Google Translate "Vorrei acquistare un biglietto per [nome città o stazione]. Prossimo treno disponibile." Usate il nome della città, non quello del tempio.
Non sapete da quale binario parte il treno: scrivete "Da quale binario parte il treno per [nome città]? Ora di partenza: [ora]." Lo staff giapponese è abituato a indicare con il dito: spesso ve lo mostrano senza nemmeno parlare.
La Suica si blocca ai tornelli in uscita: scrivete "Il credito non era sufficiente. Come pago la differenza?" C'è sempre una macchinetta apposita vicino ai tornelli di uscita per sistemare esattamente questa situazione.
Queste frasi sono il vostro paracadute. In linea generale non ne avrete bisogno, ma se il telefono si scarica, se restate senza internet, se siete in una stazione grande e non sapete cosa fare, vi tirano fuori da qualsiasi situazione. Copiatele nelle note del telefono prima di partire. Quando vi servono, copiate la frase, incollatela su Google Translate, traducete in giapponese e mostrate lo schermo.
Come funziona: cambiate solo le parti tra parentesi quadre con le vostre informazioni specifiche. Il resto della frase resta uguale. Traducete in giapponese con Google Translate, mostrate lo schermo, e aspettate. Il personale giapponese è abituato a questo sistema e vi aiuterà con grande gentilezza.
I minimarket 7-Eleven, FamilyMart e Lawson sono ovunque, aperti 24 ore su 24, e sono una delle cose migliori del Giappone. Onigiri ripieni a circa €1,50, bento completi a €4-6, bagni pulitissimi gratuiti, ATM che funzionano sempre. Mangiare al kombini non è una soluzione di ripiego: i giapponesi lo fanno costantemente. Nelle mattine in cui partite presto per Kyoto o per Nikko, la colazione la comprate lì la sera prima.
Il Takkyubin è un servizio di spedizione bagagli da hotel a hotel che in Giappone funziona in modo impeccabile. Invece di trascinare le valigie su treni e metropolitane, le mandate avanti e viaggiate solo con uno zaino.
Come funziona: andate alla reception del vostro hotel la mattina (meglio entro le 10 o le 11), dite "Takkyubin please" e vi danno un modulo da compilare. Scrivete il vostro nome, il nome e l'indirizzo dell'hotel di destinazione e il numero di telefono dell'hotel. Scegliete la data di consegna, pagate circa €15-20 a valigia, e loro fanno il resto. La valigia arriva all'hotel successivo entro il giorno indicato.
Quando usarlo nel vostro viaggio: la tratta più utile in assoluto è Osaka verso Kanazawa (Giorno 8), perché quel giorno partite presto la mattina da Osaka e avete un cambio di treno a Tsuruga: spedendo i bagagli in anticipo viaggiate leggeri fin dalla partenza e li ritrovate in hotel a Kanazawa. La seconda utile è Kanazawa verso Tokyo (Giorno 9). Per Miyajima invece non serve: quella notte lasciate le valigie grandi in deposito al Comfort Hotel Shin-Osaka, dove la camera resta comunque prenotata, e partite con un solo zaino.
Avete dato 8 su 10 ai mercati e alle gallerie commerciali e 6 ai souvenir: siete quindi più tipi da mercato che da centro commerciale, e questo itinerario ve ne mette davanti sei o sette dei migliori del paese.
Le cose che valgono davvero: il tè matcha sfuso nei negozi specializzati di Kyoto, che costa una frazione di quello che pagate in Italia ed è di un altro livello. Le ceramiche: Kyoto per lo stile raffinato, Kanazawa per le lacche e la foglia d'oro (Kanazawa produce il 99% della foglia d'oro giapponese, e ci si trova di tutto, dai cosmetici ai dolci). I tenugui, gli asciugamani decorati in cotone, che sono leggeri, bellissimi e costano poco. E i Kit Kat nei gusti che fuori dal Giappone non esistono, che cambiano per stagione e per città.
Per l'elettronica (le avete dato 6, quindi senza esagerare): Akihabara è a un quarto d'ora a piedi dal vostro hotel di Tokyo, e Yodobashi e BIC Camera hanno tutto. Portate il passaporto alla cassa: nei negozi grandi c'è l'esenzione IVA per i turisti stranieri e risparmiate il 10% sopra i 5.000 yen di spesa.
La strategia: nei primi giorni guardate e capite cosa volete, gli acquisti seri fateli a Tokyo verso la fine. Le uniche due eccezioni sono le cose locali: la foglia d'oro e le lacche si comprano a Kanazawa perché altrove non le trovate, e il matcha buono si compra a Kyoto.
In Giappone i farmaci da banco esistono ma le confezioni sono in giapponese e i prezzi nelle farmacie turistiche sono alti. Portate da casa quello che usate normalmente.
Il minimo utile: cerotti di varie misure, un antidolorifico (Brufen o Tachipirina), un antidiarroico, un antisettico per piccole ferite, il termometro e tutti i medicinali specifici che prendete abitualmente. Aggiungo una cosa che serve sempre e a cui nessuno pensa: dei cerotti per le vesciche. In quattordici giorni con queste giornate camminerete parecchio.
L'acqua del rubinetto in Giappone è potabile ovunque, di ottima qualità.
Fra i 10 e i 18 gradi di giorno, fra i 5 e i 10 la notte, con Nikko e Kanazawa qualche grado sotto e più umide. Aria secca e cieli limpidi: è il mese con la migliore visibilità dell'anno, ed è il motivo per cui dal Monte Fuji agli osservatori panoramici si vede lontano.
Vestitevi a strati: maglietta, un maglione leggero e una giacca antivento coprono qualsiasi situazione. Buio verso le 16:45, quindi le giornate all'aperto vanno cominciate presto. E siete in pieno koyo, il foliage: metà novembre è il picco a Kyoto, Nara e Miyajima. È la ragione per cui questo periodo è considerato il momento migliore dell'anno per vedere il Giappone.
Una volta acquistati i biglietti aerei, il mio consiglio è di non fare il check-in online. Per i voli internazionali, alcune compagnie (soprattutto quelle asiatiche) hanno procedure di check-in online non semplicissime, ed è facile inserire dati sbagliati.
Il mio consiglio è questo: arrivate tre ore prima in aeroporto, sia in partenza dall'Italia che al ritorno dal Giappone, e andate direttamente al banco del check-in. Tanto dovete andarci comunque per caricare i bagagli: su questi voli non si può fare a meno del banco. Quindi tanto vale arrivare presto, mettersi tra i primi della fila appena aprono, e fare tutto lì in una volta sola, con lo staff della compagnia davanti a voi.
Nel concreto: una volta comprati i biglietti, non dovete fare nulla online. Arrivate in aeroporto con tre ore di anticipo e andate al banco. Siete sicuri, siete tranquilli, non rischiate nulla.
Se il vostro volo prevede uno scalo in Cina (Pechino, Shanghai, Guangzhou), la procedura è semplice: scendete dall'aereo, seguite le indicazioni per i voli in transito o in coincidenza ("Transfer" o "Connecting Flights", sempre segnalate anche in inglese), passate i controlli di sicurezza e raggiungete il gate del secondo volo.
Non dovete ritirare i bagagli: vengono trasferiti automaticamente dalla compagnia aerea e li ritirate solo alla destinazione finale. In oltre il 99% dei casi i bagagli arrivano senza problemi.
Prima di partire: attaccate fuori da ogni valigia un foglio ben visibile (o un cartellino rigido) con nome e cognome, indirizzo di casa, numero di telefono e indirizzo email. Grande e chiaro. Se per qualsiasi motivo la valigia si separa da voi, chi la trova ha tutti i dati per rintracciarvi.
Se il bagaglio non arriva al nastro: niente panico. Restate nella zona bagagli e andate al banco Lost & Found o Baggage Service, che si trova sempre nella stessa area del nastro, prima dell'uscita doganale. Mostrate il baggage claim tag, l'etichetta adesiva che vi hanno dato al check-in in Italia: conservatela sempre. Il personale avvia la ricerca e nella grande maggioranza dei casi il bagaglio viene ritrovato e consegnato al vostro hotel entro 24 o 48 ore.
Ambulanza e vigili del fuoco: 119. Polizia: 110. Japan Visitor Hotline in inglese 24 ore su 24: 050-3816-2787. Ambasciata italiana a Tokyo: +81-3-3453-5291.
Quando avete scritto che il Giappone è "un viaggio che ci ha sempre incuriosito, all'avventura" e che "soprattutto ci piace la cultura giapponese", e poi avete messo 10 alla domanda su quanto volevate che tutto fosse perfetto, quelle due risposte hanno guidato ogni scelta che avete visto in questo documento.
Avete dato 10 su 10 ai templi e ai santuari. È il vostro voto più alto insieme a festival e cibo di strada, e per questo il viaggio ne attraversa i quattro poli più diversi che esistano in Giappone: Kyoto con la sua eleganza, Nara con il Buddha gigante e le lanterne nel bosco, Miyajima con il santuario costruito sull'acqua, e Nikko con il Toshogu, che è l'esatto contrario di tutti gli altri, tutto oro e intagli. Nove giorni su quattordici hanno un tempio o un santuario dentro.
Avete dato 10 ai festival tradizionali, e qui siete stati fortunati. Le vostre date coincidono con il Tori-no-ichi del 19 novembre ad Asakusa, che è un matsuri vero: nessun turista, i commercianti che comprano i rastrelli portafortuna, le mani che battono a ritmo da una bancarella all'altra fino a notte. Non ci ho costruito attorno un giorno inventato: è la sera del Giorno 12, dopo il Senso-ji, ed è il momento clou del blocco Tokyo. In più il 15 novembre cade lo Shichi-Go-San, con i bambini in kimono nei santuari di Kanazawa.
Avete dato 10 al cibo di strada. Per questo la base a ovest è Osaka e non Kyoto: Dotonbori e Shinsekai sono l'idea facoltativa per la sera del Giorno 1, appena atterrati, quando siete ancora storditi dal fuso e l'unica cosa che si può fare è mangiare camminando. Poi Nishiki a Kyoto, Omotesando a Miyajima, Omicho a Kanazawa, Nakamise e Ameyoko a Tokyo, e le bancarelle del festival.
Avete chiesto la cerimonia del tè in kimono da Maikoya, e avete chiesto un mio parere. Il parere è: confermato, ma alla sede di Gion Kiyomizu invece che a quella di Nishiki. Così restate dentro il quartiere in cui passate tutto il pomeriggio e il kimono ve lo tenete addosso tra Kiyomizu-dera e le discese di Sannenzaka, che è dove nascono le fotografie che vi porterete a casa.
Avete chiesto l'ozashiki. È nella stessa giornata, la sera: la scelta è deliberata, perché passate dal vestire il kimono al vedere chi quel mondo lo abita per mestiere. È l'esperienza più costosa del viaggio, ed è l'unica su cui non ho cercato di risparmiarvi soldi.
Avete chiesto un ryokan con cena e colazione, e ne avevate già prenotato uno a Miyajima. L'ho reso il centro di gravità del viaggio invece di trattarlo come una notte di passaggio: Hiroshima al mattino, l'isola nel pomeriggio, la cena kaiseki, il Torii illuminato con l'isola vuota, e la sveglia all'alba prima che arrivino i traghetti. Sono le trenta ore migliori di questi quattordici giorni.
Avete dei tatuaggi. Per questo al Jukeiso vi ho indicato di prenotare il bagno panoramico privato a noleggio: è riservato solo a voi tre, quindi la questione non si pone, e in più ha la vista migliore della struttura. Nel resto dell'itinerario non ci sono onsen comuni, quindi non dovrete affrontare l'argomento un'altra volta.
Avete chiesto l'omakase. Ve l'ho messo l'ultima sera a Tokyo e non prima, perché un omakase è un pasto lento in cui si conversa con lo chef, e ha senso farlo quando avete già due settimane di Giappone addosso e sapete cosa state mangiando.
Avete chiesto l'allenamento di sumo, e su questo devo essere onesta con voi: nelle vostre date non è possibile. Dall'8 al 22 novembre si tiene il torneo di Fukuoka e i lottatori lasciano le scuderie di Tokyo, quindi gli allenamenti mattutini nella capitale non si tengono. Non ve l'ho lasciato nel programma sperando che funzionasse: ve l'ho sostituito con il quartiere di Ryogoku e il chanko nabe nei locali degli ex lottatori, che è quello che resta di autentico in quel periodo, ed è a tredici minuti a piedi dal vostro hotel.
Mi avete chiesto un parere sull'hotel di Tokyo. Va bene, tenetelo: Higashi Nihombashi è centrale, tranquilla la sera, con tre linee sotto casa, Asakusa e Ginza a dieci minuti, e il treno diretto per Haneda il giorno della partenza. Ho verificato la posizione prima di scriverlo.
Avete dato 9 ai parchi e 9 ai panorami, e viaggiate a metà novembre. Non è un dettaglio: è il picco del foliage in tutto il Giappone centrale e occidentale. Kenrokuen con gli yukitsuri, la valle degli aceri di Miyajima, il giardino di Tenryu-ji, Nara Park rosso e giallo con i cervi dentro, i ginkgo di Tokyo. Avete scelto la settimana migliore dell'anno senza saperlo.
Questo è il vostro viaggio, Sofia. Il tracciato è qui. Il resto lo scoprite camminando, ed è quello il bello.
Questa lista è il vostro ultimo giro di controllo prima di chiudere la porta di casa. Stampatela o fatene uno screenshot. Quando avete spuntato tutto, siete pronti.
C'è una cosa che consiglio sempre a chi sta per partire, e non è un'app, un gadget o una guida in più.
È un libro. Si chiama Le crepe sono fatte per l'oro e l'ho scritto io.
Non è una guida di viaggio. È un libro di storie e concetti giapponesi, quelli che cambiano il modo di guardare le cose. Il kintsugi, l'arte di riparare con l'oro ciò che si è rotto. Il wabi-sabi, la bellezza di ciò che è imperfetto. L'ikigai, il motivo per cui ci si alza la mattina.
Perché leggerlo prima di partire: quando camminerete tra i templi di Kyoto, quando vi siederete davanti al giardino del Tenryu-ji, quando guarderete una geiko muovere il ventaglio in una stanza di Gion, quelle scene avranno un significato diverso se conoscete già la filosofia che le ha create. Il viaggio inizia prima dell'aeroporto: inizia nel momento in cui entrate nella cultura con lo sguardo giusto.
Molte persone che ho aiutato a organizzare il viaggio mi hanno detto la stessa cosa al ritorno: "Non ho solo visitato il Giappone, l'ho capito." Questo libro è il motivo.
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